Sambucus nigra L. – Sambuco nero

Foto: da “Flora Informatizzata del Lazio” per gentile concessione di Bruno Petriglia

 

 

 

 

 

 

DESCRIZIONE:
Pianta arbustiva legnosa e perenne, dicotiledone, molto diffusa in Italia, soprattutto negli ambienti antropizzati e ruderali. Possiede foglie decidue, e tronco contorto e ramificato fin dal basso, una chioma ampia e densamente globosa. Specie lucivaga predilige terreni freschi e fertili è poco longevo. Il legno è tenero e di poca durata motivo per cui non trova utilizzazione nella pratica. È specie di larga distribuzione e di facile colonizzazione, frequente in tutta Italia, vive sporadico in radure e ai margini di boschi e pianure e boschi montani, ma soprattutto lungo le strade, nelle siepi e tra le macerie presso gli insediamenti umani.

La corteccia è liscia e di colorazione verde in età giovanile dotata di lenticelle poi grigio-bruna solcata e verrucosa, sui rami è grigio-chiara e liscia con lunghe lenticelle brunastre.

I rami sono opposti e flessi con andamento arcuato e ricadente.

Le foglie sono decidue, opposte, pubescenti e picciolate e una lamina imparipennata con margine seghettato di colore verde brillante con nervature secondarie molto evidenti, con apice acuminato. Alla base dei piccioli sono presenti le stipole di forma tondeggiante e acute all’apice. Se stropicciate le foglie emanano un odore sgradevole data la presenza di composti velenosi.

I fiori sono ermafroditi piccoli molto profumati e riuniti in infiorescenze a corimbo dotate di peduncoli, con calice campanulato e piccolo, con ovario infero triloculare a stigma trilobato e una corolla a 5 petali di forma ovale bianchi o giallognolo-rossastri, 5 stami intercalati ai petali con antere gialle. L’impollinazione dei fiori è entomofila e tra gli insetti impollinatori vi è un forte richiamo delle api e altri pronubi.

I frutti sono bacche globose e dolci ed eduli raggruppate in infruttescenze a peduncolo rossastro e pendule. Le bacche sono provviste di 2-5 semi bruni e ovali ciascuna, inizialmente verdi poi a maturazione le bacche diventano nere-violacee. La fruttificazione avviene tra i mesi di Luglio e Agosto. La disseminazione dei frutti è ornitocora facilitata dagli uccelli che ghiotti dei frutti li ingeriscono direttamente e poi li rigettano interi in luoghi diversi.

Il legno è omogeneo con alburno e durame indistinti (durame indifferenziato), si riesce a distinguere la porzione più interna al durame: Il midollo centrale bianco e soffice.
L’apparato radicale è superficiale con spiccata attività pollonante.

UTILIZZI:

Il suo legno è poco resistente e non lavorabile, pertanto non trova utilizzazione nella pratica.
D’altra parte la pianta ha importanza officinale, infatti fin dall’antichità l’uomo si è nutrito delle sue bacche. La pianta può essere confusa con un’altra specie simile il  Sambucus ebulis, o ebbio, quest’ultima suo malgrado ha simili proprietà ma possiede dei frutti che sono tossici.

La pianta ha proprietà depurative, antinfiammatorie, diuretiche e sudorifere, ascrivibili alle sole parti eduli rappresentate da fiori e frutti (non le foglie).

I fiori sono tra i sudoriferi e depurativi più efficaci che si conoscano, indicati in tutti gli stati febbrili, catarro, raffreddore e influenza. Contengono sali minerali come il nitrato di potassio, glucosidi flavonoidi come rutina e quercetina, acidi organici ad azione antinfiammatoria e depurativa/diuretica, e mucillagini a blanda azione lassativa. Sono la parte della pianta più utilizzata in fitoterapia.

La corteccia verde del tronco, detta libro, è utilizzata fin dall’antichità per il trattamento di edemi idropisie e asciti, con una potente azione purgante e diuretica.

È una pianta particolarmente utile per le infezioni data la forte capacità depurativa e decongestionante, attraverso la promozione di una abbondante sudorazione, sottoforma di decotti e infusi, utile in caso di malattie cutanee sottoforma di impacchi.

I frutti del sambuco, contengono acidi organici, zuccheri, vitamina C e la sambunigrina, un glucoside cianogenetico che a dosi elevate provoca tossicità è per questo che si consiglia di non eccedere nell’uso di queste bacche.

PREPARAZIONE DECOTTO (uso interno): si fanno bollire 70-100 g di corteccia verde fresca in 1 litro di acqua per 10-15 minuti; se ne prendono 2 o 3 tazze al giorno.

PREPARAZIONE INFUSO (uso interno): si prendono 20-30 g di fiori essiccati e si dispongono in una tazza in un colino per infusi, si fanno bollire a parte 250 ml di acqua e al momento dell’ebollizione si spegne il fuoco e si versa l’acqua nella tazza, si copre il recipiente e si attende 5-10 minuti; terminato questo tempo si filtra il liquido passando l’infuso attraverso il colino inserito nel recipiente (in alternativa se non si è disposto il colino, si filtra dopo); bere l’infuso preparato cosi fresco in alternativa può essere conservato in frigo per massimo 12 ore; se ne prendono 3 o 5 tazze al giorno di cui 1 sempre prima di dormire.

PREPARAZIONE IMPACCO (uso esterno): impregnare una garza idrofila di cotone nell’infuso di fiori preparato con 50-60 g di fiori per litro di acqua; applicare la garza sulla pelle interessata 2-3 volte al giorno, lasciandola 5 minuti e cambiandola di volta in volta (immergerla e strizzarla nuovamente);


TRATTAMENTI FITOSANITARI. I trattamenti biologici naturali contro i parassiti della pianta sono reperibili sulla pagina TRATTAMENTI FITOSANITARI 

A cura di
Dott.ssa Sara Leo
Biologa Nutrizionista

Attenzione: si declina ogni responsabilità sull’utilizzo a scopo curativo o alimentare delle applicazioni officinali e alimurgiche le quali sono indicate a mero scopo informativo.