Storia e Cultura al Castello Ducale

All’interno dell’incantevole cornice del castello Ducale di Monte San Giovanni Campano,  il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato una settimana di incontri, dibattiti e mostre che si terranno dal 18 al 23 aprile 2017.
Il Calendario eventi è il seguente:

1 – Convegno su Fauna e Flora dei Monti Ernici. –  18 aprile,   ore 18.00

  • Marco Sarandrea (erborista) dell’omonima liquoreria  di Collepardo presenta: Gli Ernici, i monti delle erbe: storia, tradizione e prospettive future;
  • Fausto Quattrociocchi (biologo): Il turismo ecologico, o ecoturismo, può rappresentare oggi una nuova opportunità lavorativa;
  • Bruno Petriglia (botanico): Paesaggi, vegetazione e flora dei monti Ernici attraverso immagini originali

2 – Brainstorming: intervalli artistici di Bruni Marika , Pantano Gian Maria, Rossi Enrico, Sattin Tania, Scarpetta Sara. Relatori  : Cascone Giulia e Iannuccelli Riccardo. –   21 aprile, ore: 14.00 – 17.00

3 – Dibattiti su Ambiente, Storia e Territorio:  –  21 aprile:

  • Massimiliano Mancini (editore e scrittore)  presenta i libri: “I Volsci e il loro territorio” e “L’altra faccia della Luna“.  Modera Alessio Silo –  ore: 17.00 – 17.45
  • Laura Quattrociocchi (permacultrice): Agricoltura del non fare: dalle origini agli orti sinergici per coltivazioni naturali e sostenibili  –  ore: 18.00 – 18.30
  • Arduino Fratarcangeli (sociologo): L’Economia cos’è? E perché sempre di più il sociale entra nell’economia? ;  –  ore: 18.30 – 19.00
  • Sara Leo (biologa): La dipendenza dai pesticidi  –  ore: 19.00 – 19.30

4  – Sessione formativa,  dedicata agli alunni della scuola primaria,  dal titolo “Il Tempo dei Ciociari“.  Orologio naturale: Presentazione della Gnomonica ed esposizione di progetti per la costruzione di  meridiane, curato dal dott. Nicola Severino. –  22 aprile,  dalle ore 9.30

5 – Mostra permanente dell’artista Marco Perna:  “Le Mie Radici Le Mie Ali“,  con la collaborazione straordinaria degli artisti: Rita Turriziani Colonna (scultura), Claudia Cammarata (pittura). All’apertura della mostra si terrà una commemorazione del maestro monticiano Manlio Sarra  nei racconti  dei partecipanti alla “Libera Accademia di Pittura”   e  la testimonianza di Francesco Sarra,  figlio dell’artista  scomparso.  L’esposizione delle opere si terrà dal 18 al 23 aprile.  – Vernissage: martedì  18 aprile alle ore 16.30 .

 

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Monte Castello , presso Santa Francesca Romana

Nel novembre 2010, una campagna di ricognizioni di superficie condotta dal dott. Achille Lamesi sul sito di Monte Castello, pochi chilometri a nord di S. Francesca frazione del Comune di Veroli (FR), portò al rinvenimento di un’ascia e una punta di freccia in bronzo attribuibili all’età del Bronzo medio (Fig. 01).

Fig. 01 – L’ascia e la punta di freccia in bronzo da Monte Castello, Veroli (FR)

Le ricognizioni, effettuate nell’ambito delle ricerche sul territorio intraprese dal Lamesi e confluite in una monografia a sua firma pubblicata nel 2011 (A. Lamesi, Veroli in agro. Pozzi, sorgenti, ricoveri agro-pastorali, boscaioli, carbonai, neviere e transumanza, Introduzione di E. M. Beranger, Veroli 2011), portarono altresì all’individuazione sul sito di Monte Castello di un probabile abitato d’altura fortificato databile orientativamente tra il Bronzo antico e medio.

L’ascia e la punta di freccia, consegnate nelle mani del sindaco di Veroli prof. Giuseppe D’Onorio e del segretario comunale dott. Lucio Pasqualitto e tuttora esposte nel Museo Archeologico Comunale di Veroli, sono state oggetto di uno studio preliminare da parte di Eugenio Maria Beranger e di Achille Lamesi pubblicato in un opuscolo di carattere locale nel 2012 (E. M. Beranger – A. Lamesi, Un’ascia di bronzo rinvenuta a Monte Castello in Veroli), che ha permesso di inquadrare i due manufatti in un orizzonte cronologico riferibile ad una fase non troppo avanzata del Bronzo medio, fornendo soprattutto per l’ascia convincenti confronti con simili rinvenimenti laziali. In particolare, l’ascia troverebbe puntuali confronti con il tipo a margini fortemente rialzati e tallone dritto caratterizzato da incavo appena annunciato con piccolo occhiello, identificato per un gruppo di sette elementi da una grotta di Canterano (Roma), poi trasferite al Museo Preistorico Luigi Pigorini di Roma, e per un secondo gruppo dall’area albana (dieci asce dal Villaggio delle Macine del Lago di Albano e due da Nemi).

Oltre che per la rarità intrinseca costituita dalla tipologia dei reperti descritti, sono le circostanze del rinvenimento che ne costituiscono il precipuo carattere di eccezionalità: a differenza della assoluta maggioranza delle altre asce provenienti da centri laziali, di cui si ignora il contesto preciso del ritrovamento, i materiali in oggetto provengono da depositi che possono costituirsi intatti o comunque a basso grado di interferenza da parte di attività antropiche recenti (Fig. 02).

Fig. 02 – Il sito di Monte Castello, foto aerea

Il sito di Monte Castello infatti, un falsopiano di forma troncoconica che raggiunge un’altezza massima m 1018 s.l.m., non lontano dai siti dell’età del Bronzo di Veroli – Monte San Leonardo, Sora – Monte San Casto e Monte San Giovanni Campano – Monte Castellone/Monte Cornito,risulta completamente disabitato e privo di costruzioni moderne nella parte sommitale; qui il rilievo vede al proprio interno un’area rialzata in posizione centrale caratterizzata da porzioni emergenti del sostrato geologico in calcare litoide e massi non squadrati disposti in forme circolari o ovali. Queste forme, che vanno da un diametro minimo di m 2 ad un massimo di 5, sembrano corrispondere alle basi di sei costruzioni, identificabili presumibilmente in capanne lignee (Fig. 03).

Fig. 03 – Area centrale, impronte circolari e ovali

La stessa area sommitale, ben difesa sui lati nord e sud da pareti a strapiombo, risulta circoscritta sui versanti est e ovest da due linee di massi in gran parte crollati, forse corrispondenti originariamente a mura in opera poligonale; presso l’angolo nordovest, invece, una depressione carsica di forma circolare (diametro circa m 14, profondità massima m 3,50) le cui pareti sembrano a tratti rinforzate da massi sovrapposti, è stata interpretata come probabile neviera (Fig. 04);

Fig. 04 – La probabile neviera

presso l’angolo nordest, infine, un rialzo del banco calcareo sembra essere stato

oggetto di operazioni di spianamento e lavorazioni che lo hanno reso atto a costituire un punto di controllo, capace di completa visibilità verso le valli del torrente Amaseno e di Capodacqua. Si segnalano altresì, rispettivamente

Fig. 05 – Il masso rialzato

presso l’angolo nordovest e la porzione centrale del falsopiano, la presenza di un masso di notevoli dimensioni e di forma parallelepipeda (peso stimato circa 12 quintali) che risulta staccato dal livello attuale del terreno di circa 20 centimetri attraverso quattro piccoli massi disposti presso gli angoli della faccia inferiore del masso stesso (Fig. 05) e una pietra calcarea di medie dimensioni (lungh. cm 45, largh. cm 25, h cm 20) con segni di lavorazione che farebbero pensare ad un utilizzo quale rudimentale macina (Fig. 06).

Fig. 06 – La pietra utensile (probabile macina a mano)

 

Le ricognizioni sul falsopiano e alla base degli strapiombi sui lati nord e sud dello stesso hanno portato al rinvenimento di un buon numero di frammenti vascolari in impasto riferibili a contenitori di uso domestico e un frammento di ossidiana di forma lanceolata con un margine tagliente, forse utilizzata come strumento di taglio (Fig. 07).

Fig. 07 – Frammenti ceramici da Monte Castello

Monte Castello dunque, alla luce dei materiali rinvenuti e delle emergenze riscontrabili al suo interno (già ben intuibili pur in assenza di attività di scavo), ed in ragione della relativa assenza di antropizzazione recente, sembra configurarsi come sito di eccezionale e rara potenzialità per la ricerca archeologica sulle dinamiche antropiche dell’età del Bronzo nel territorio laziale.

Per la relativa vicinanza alla compagine urbana di Veroli e ad aree servite da viabilità in buono stato manutentivo, la potenzialità archeologica del sito si accompagna ad una spiccata propensione alla fruibilità, incentivabile in primo luogo attraverso la costituzione di percorsi attrezzati di valore archeologico-naturalistico; l’attività di fruizione e di frequentazione guidata potrebbe infine immaginarsi sviluppata in pieno parallelismo con le attività di indagine archeologica, coniugando così in modo efficace e virtuoso ricerca scientifica, coinvolgimento attivo della popolazione e promozione turistica del territorio.

In particolare, in via del tutto preliminare, si potrebbe immaginare un piano programmato che coniughi attività di indagine topografico-archeologica e fruizione turistica:

  • Progetto di ricognizioni archeologiche e indagini archeologiche stratigrafiche sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale (di seguito SALEM), condotte attraverso apposita convenzione da stipulare tra Comune di Veroli, SALEM e Università (da definire, contatti con Sapienza Università di Roma e Università degli Studi di Cassino) e seguite da professionista archeologo o team di professionisti (archeologi stratigrafi, topografi, esperti ceramologi, specialisti per l’età del Bronzo).

  • Progetto per percorso turistico attrezzato di carattere naturalistico-archeologico, mirato alla fruizione del sito in generale ma anche alla visita (guidata) al cantiere archeologico durante le campagne di scavo. Il percorso dovrà prevedere aree sosta attrezzate e fornite di pannelli esplicativi di carattere naturalistico (geologia dei luoghi, flora e fauna locale), topografico e archeologico.

  • Progetto didattico rivolto alle scuole del territorio: visite guidate e laboratori di archeologia sperimentale (scavo stratigrafico, topografia e strumenti cartografici, ceramologia, restauro, numismatica, simulazioni pratiche su usi e vita quotidiana nell’antichità) condotti da guide turistiche e archeologi professionisti.

  • Creazione di un polo attrattivo turistico che coinvolga esercizi commerciali locali per la promozione dei prodotti locali (stand temporanei e, in prospettiva, fissi), punti di informazione turistica, punto ristoro, locali per la didattica e laboratori per archeologia sperimentale (cfr. punto precedente).

Dott. Sergio Del Ferro
Archeologo

Ascia di bronzo rinvenuta a Monte Castello

Siamo particolarmente felici di rendere noto un significativo ritrovamento archeologico, avvenuto a novembre del 2010 durante una ricerca di superficie condotta da Achille Lamesi sul Monte Castello (oggi più noto come La Croce), località della frazione di Santa Francesca di Veroli (FR). Si tratta di un’ascia di bronzo con margini fortemente rialzati, tallone diritto non distinto dal resto caratterizzato da un incavo appena annunciato con piccolo occhiello. Essa è alta cm 11,8, larga nel tallone cm 5, e all’occhiello cm 2, pesa gr 198 e la sua lama si caratterizza per i margini alquanto concavi. Essa è stata opportunamente consegnata, assieme ad una punta di freccia in bronzo proveniente dallo stesso sito, nelle mani del sindaco di Veroli prof. Giuseppe D’Onorio e del segretario comunale dr. Lucio Pasqualitto: I due reperti sono ora esposti nel Museo Archeologico Counale. Una citazione del ritrovamento è stata inserita nel capitolo dedicato ai ricoveri agro-pastorali del volume di Achille Lamesi, Veroli in Agro stampato nel giugno del 2011 dal Comune di Veroli, in quanto avvenuta durante lo studio del territorio per la realizzazione del volume.

Si tratta di un reperto non frequente nella Provincia di Frosinone come dimostrano i ritrovamenti, quasi tutti occasionali, finora noti. Due asce, rispettivamente del tipo ad alette e del tipo a cannone, tornarono alla luce, in un luogo imprecisato, dell’agro di Atina nel secolo XIX. Recenti studi hanno inquadrato i due esemplari al secondo-terzo quarto dell’VIII a.C. Un’ascia sempre in bronzo ma riferibile alle prime fasi del Bronzo Medio è stata restituita dalla contrada Campolarino (Monte San Giovanni Campano) ma se ne ignora il contesto di ritrovamento. Da un contesto tombale esplorato all’inizio del secolo scorso si deve il recupero dell’esemplare di Sgurgola.

Sempre da ritrovamenti casuali provengono i due esemplari di Pontecorvo: un’ascia ad occhio e una ad alette entrambe facenti parte di un piccolo deposito recuperato in località Santa Lucia all’interno di un “grande dolio contenente quindici frammenti di pani di bronzo, un lingottino di piombo”. Tale ritrovamento è riconducibile ad un ripostiglio risalente ad una fase avanzata del Bronzo finale.

Al Bronzo medio risalgono l’esemplare rinvenuto a Castro dei Volsci (località Monte Campo Lupino) ed a Pastena (Grotta del Pertuso) con datazione al Bronzo medio.

L’esemplare in questa sede presentato trova attendibili confronti con un gruppo di sette asce da Canterano (Roma), poi trasferite al Museo Preistorico Luigi Pigorini, rinvenuto in grotta e con un secondo gruppo di dieci asce proveniente dal Lago di Albano e con due asce rinvenute a Nemi ed inquadrabili in un momento non molto avanzato del Bronzo medio.

La produzione delle asce, come è noto, rappresenta un momento significativo della metallurgia protostorica, dal momento che il suo inizio segna la nascita della stessa metallurgia.

In via del tutto ipotetica si può ritenere che l’ascia in questione, dato il suo buono stato di conservazione, non sia appartenuta ad un ripostiglio di un fonditore (di solito esso è costituito da frammenti bronzei di vario tipo, generalmente alquanto usurati) ma abbia fatto parte di un accumulo di metallo predisposto dal proprietario per motivi economici. In via del tutto ipotetica non va esclusa neppure una sua formazione per motivazioni di carattere religioso. L’accantonamento del prezioso metallo ha la sua naturale spiegazione nel fatto che sui Monti Ernici non sono attestati, al momento, luoghi di approvvigionamento di rame e stagno indispensabili per ottenere il bronzo.

Mi sembra abbastanza significativo osservare come Monte Castello posto ad un’altezza di m. 1018 s.l.m., non sia molto lontano da Monte Castellone (denominazione da correggere in Monte Cornito secondo le ricerche del Lamesi) dove sono noti ritrovamenti ceramici dell’età del Bronzo medio 1-3 e dove la presenza di un ugello e di un crogiuolo sembra comprovare l’esistenza di attività artigianali legate alla lavorazione dei metalli oltre che ad attività connesse con l’agricoltura, la pastorizia e la filatura.

A Veroli è attestato un altro insediamento dell’Età del Bronzo (Monte San Leonardo) mentre frammenti vascolari riconducibili allo stesso periodo sono noti a Sora da Monte San Casto.

Prima di concludere mi sembra doveroso accennare come l’insediamento di Monte Castello fosse protetto da una difesa in opera poligonale in gran parte crollata posta nei lati ad Est ed Ovest del falsopiano e protetto a Nord e Sud da alte rocce a strapiombo. Il falsopiano ha forma troncoconica, il lato ad Est misura circa m 105, quello di Ovest circa m 55 e da est a ovest circa m 130. Al centro è presente un rialzo che corre per quasi tutta la lunghezza; su di esso un’attenta ricognizione dei massi allineati disposti circolarmente, identifica sei strutture. Una di forma circolare con un diametro interno di m 4, cinque di forma ovale di cui tre con diametro maggiore di m 5 e minore m 3, una quarta di m 4 per m 3, e la quinta di m 3 per m 2. Alcune di esse sfruttano rocce naturali che risultano incluse nel muro di base insieme a massi non squadrati. Probabilmente rappresentano le basi di antiche costruzioni, su cui si alzava la copertura lignea costituita da pali e chiusa con materiale vegetale.

In prossimità degli strapiombi della parete Nord è presente un avvallamento che nell’angolo di Nord-Ovest culmina in una grossa depressione circolare di probabile natura carsica, avente forma troncoconica, profonda m 3,50 e con diametro misurato nel piano interno di m 14. Da un’attenta osservazione si nota che le pareti, in alcuni tratti sfruttano rocce naturali e in parte sono costituite da grossi massi sovrapposti. Da ricognizioni svolte anche dopo le nevicate, si rinviene al suo interno abbondante strato di neve che persiste per lungo tempo grazie alla sua esposizione, pertanto si ipotizza che fosse usata come neviera, per far fronte alla disponibilità di acqua indispensabile per i pastori che frequentavano l’area.

Nell’angolo di Nord-Est è presente un rialzo roccioso che rappresenta il punto più in alto del falsopiano, presenta una superficie piana, di circa m 7 di diametro, in cui si apprezza un bordo di forma semicircolare, appartenente allo stesso banco di roccia, di circa cm 40 di altezza, e dalla larghezza di circa cm 40, lungo circa m 3, con la faccia superiore spianata. Il sito offre una completa visuale sulle valli di Capodacqua e del Rio Amaseno ernico, su una parte delle mura difensive del lato nord-est e sul falsopiano.

Sugli strapiombi prossimi alla grande depressione, è collocato un grande blocco calcare; nonostante abbia qualche parte mancante nella faccia superiore dovuto alla azione di corrosione degli agenti atmosferici, si presenta con forma assimilabile a un parallelepipedo rettangolare. Il blocco dal peso stimato di circa 12 quintali, risulta staccato da terra di circa cm 20, essendo poggiato su quattro piccoli massi disposti agli angoli della faccia inferiore.

In prossimità delle prime capanne vicine alla Croce, è stata trovata una pietra calcarea del peso di 33 kg, lunga cm 45, larga cm 25 e alta cm 20, che nella faccia superiore presenta un incavo profondo cm 3 di forma circolare avente un diametro di cm 23, che occupa tutto il lato. L’incavo non è naturale e i segni al suo interno, denotano l’intervento dell’uomo; si ipotizza che l’erosione artificiale sia conseguenza dell’azione di sfregamento.

Un attenta esplorazione condotta sia sul falsopiano che alla base del dirupo meridionale e su quello del lato Nord, ha portato al ritrovamento di numerosi frammenti vascolari riferibili a contenitori per uso domestico. Nella loro superficie si evidenziano numerose fessurazioni motivo per cui si frantumano con grande facilità; nell’impasto si nota la presenza ghiaino e di piccoli frammenti lapidei.

Un interessante ritrovamento è rappresentato da un frammento di ossidiana a forma lanceolata, avente un bordo tagliente che presuppone l’uso di utensile. Era nei pressi del rialzo centrale del falsopiano nel lato prossimo alla depressione.

Per completezza di informazione, si precisa che la punta di freccia è stata rinvenuta sul blocco calcare nella metà degli strapiombi della parete a Sud, mentre l’ascia è stata ritrovata su un lastrone calcareo della parete Nord, presente tra la grande fossa e la croce.

Eugenio Maria Beranger – Achille Lamesi

Facciamo un SAL

Ogni tanto bisogna fermarsi per osservare la strada già fatta ed alzare lo sguardo al fine di  scrutare il percorso che ancora ci attende per capire se la direzione intrapresa sia ancora quella giusta.
A metà dell’anno corrente, l’associazione Lamasena ha lavorato su tanti temi che provo a riassumere:

 1) Finalmente, dopo una fruttuosa ricerca,  i soci hanno una casa in cui incontrarsi e sviluppare progetti.  Questa casa si trova nel contesto migliore possibile per gli amanti dell’ambiente. Infatti,  essa è immersa nel verde dell’area pedemontana dei Monti Ernici in località Scifelli di Veroli. Il luogo è stato oggetto di interventi di risanamento da parte dei soci che si sono adoperati per rendere la loro casa il più accogliente possibile.

2) Il circolo ha aderito al progetto del MIUR:  Alternanza Scuola Lavoro. Il progetto  vedrà protagonisti i volontari nel delicato compito di fare formazione ambientale a studenti liceali che, contestualmente, potranno  fare attività all’aria aperta cimentandosi con la realizzazione di orti sinergici,   campionare le specie botaniche dell’area pedemontana dei Monti Ernici,  curare le aree verdi affidate al circolo o sviluppare la manualità – ormai rara- nell’uso di utensili per attività artigianali.

3)  Attuazione del bando del MIUR: Ecological Tech ( vinto in collaborazione con l’ Istituto Comprensivo Giovanni Paolo II di Arce – in qualità di soggetto proponente)  che vedrà i soci Lamasena impegnati  –  assieme agli alunni dell’istituto ed a partire da settembre prossimo –  sul tema della tutela e valorizzazione del territorio.

4) Manutenzione del giardino Aromari con la creazione di un primo orto di erbe officinali e aromatiche.

5) Realizzazione della manifestazione : Eventi Al Castello Ducale che ha visto le rappresentazioni – per una settimana – dei protagonisti locali che maggiormente si spendono per la difesa e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale , artistico, faunistico, agricolo e botanico del contesto geografico dei Monti Ernici e dell’areale del torrente Amaseno.

6) Realizzazione del concorso RAEE@Lamasena che ha avuto una eco che , di molto, ha oltrepassato i confini della provincia ciociara, dopo il notevole successo riscosso con la prima edizione presso la scuola primaria di Strangolagalli.

7) Realizzazione del progetto degli orti nelle scuole che ha visto la partecipazione di tanti plessi ed istituti:  l’Angelicum di MSGC,  il plesso scolastico di San Lucio di Boville Ernica, la scuola primaria di S.Francesca di Veroli,  la scuola  primaria di Passeggiata San Giuseppe di Veroli,  le scuole dell’infanzia di Ceprano ( in quest’ultimo istituto comprensivo , il progetto è diventato permanente con il suo inserimento nel piano TPOF)

8) Organizzazione dell’importante convegno sull’evento storico La Battaglia di Bauco che ha visto la testimonianza di studiosi delle vicende belliche del delicato periodo storico dell’Unità d’Italia

9) Giornata ecologica:  SERR 2017,  nei pressi di  Monte Castellone, a cavallo dei comuni di Veroli – Sora e Monte San G. C.  Nell’occasione i volontari del circolo hanno fatto sinergia con altre associazioni territoriali per pulire e restituire la giusta visibilità a un luogo  pieno di cultura, storia ed archeologia

Il prossimo futuro riserva progetti che riguardano  la possibile realizzazione di un ecomuseo , la manutenzione del Parco Cavallaro a S.Francesca, in fase di realizzazione, e  il progetto del riassetto dell’epigrafe di Pozzo Faito.

Mi sento di affermare che tutto il lavoro di volontariato ambientale , svolto dagli attivisti del circolo Lamasena, sia necessario  – se non essenziale –  per la nostra terra e per l’intera comunità.  Tuttavia,  la vita stessa dell’associazione dipende  dall’humus sociale che le gira intorno e, quindi, dal positivo o meno contesto culturale che ne è il principale ispiratore.

Remo Cinelli

Escursione alla ricerca dell’Epigrafe di Macchia Faito

Il 2 giugno scorso alcuni membri del CAI, sez. di Sora, guidati dal presidente emerito Antonio Farinelli, e dell’associazione Lamasena, condotti dal vicepresidente Silvano Veronesi, si sono recati a Macchia Faito, a m 1236  s. l. m. in territorio di Monte San Giovanni Campano,  per ricognire la zona e, soprattutto, effettuare il calco dell’iscrizione CIL X 5779 scolpita in un banco calcareo affiorante nei pressi della radura, a pochi passi dai cippi confinari n°179 e n°180 eretti nel 1847 per segnare il confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie.

L’iscrizione, risalente al 4 a. C. per la data consolare ivi incisa, commemora la costruzione di un sacello in onore di Giove Atratus e degli dei Indigetes per spesa e impegno di due sacerdoti locali. La ricognizione e il calco sono stati effettuati in vista della sistemazione dell’area che comprenderà il restauro conservativo dell’epigrafe, una tettoia a protezione della pietra e un pannello didattico, su autorizzazione della Soprintendenza archeologica del Lazio.  L’associazione Lamasena  intende vigilare per il raggiungimento dell’obiettivo che darebbe la giusta dignità a una testimonianza storica di altissimo valore.

La visita a Macchia Faito è anche meta di appassionati escursionisti per la bellezza del luogo  e per il percorso che si dipana tra i faggeti dei Monti Ernici(ndr  per una descrizione più completa del sentiero si rimanda all’articolo: http://www.montiernici.it/Faito/Pozzo_Faito.htm ).

I protagonisti della ricognizione sono stati, oltre i citati   Veronesi e Farinelli, l’archeologa Alessandra Tanzilli, Caterina Grimaldi e Emanuele Mancini .

Passeggiata ecologica a Strangolagalli

Corradino Vecchiarelli al centro con il Sindaco Giovanni Vincenzi e Silvano Veronesi a destra

 

Passeggiata Ecologica del 21.5.17 a Strangolagalli.

Ci sono delle sensazioni che vanno raccontate con le immagini che, immediatamente, forniscono tutte le suggestioni che  sono state vissute.

La bellezza dei paesaggi,  i frammenti di storia,  il tumulto delle acque,  il vociare dei bambini e  il calore delle persone  si rappresenta meglio con le immagini che parlano di una giornata  che ha visto centinaia di persone percorrere  i più bei  sentieri che circondano Strangolagalli.

Questi percorsi , sapientemente organizzati dalla locale Pro Loco – guidata dal dinamico Luigi Mancini ,    hanno permesso di rievocare storia e cultura della cittadina attraverso il mirabile mentore Corradino Vecchiarelli che ha saputo trasferire ai partecipanti i valori e i pregi di cui è permeata la  terra che si stava percorrendo.

 

SERR 2017

Mentre in Italia si diffondono nuove forme di valorizzazione territoriale che mettono in risalto la cultura, i beni naturalistici , la storia e l’archeologia dei luoghi c’è da sottolineare la controtendenza di Monte San Giovanni Campano che con fare di imperdonabile superficialità perde l’ennesimo appuntamento con lo svilluppo sostenibile del territorio.

Il territorio Comunale montano pur essendo caratterizzato da luoghi di bellezza naturalistica, da testimonianze archeologiche , da una biodiversità impareggiabile si trova in una situazione di abbandono e di degrado che sono inenarrabili che inficiano qualsiasi lodevole  iniziativa di valorizzazione.

Le Associazioni di Protezione Ambientale Fare Verde, Lamasena Circolo di Legambiente, l’ANC Nucleo di Monte San Giovanni Campano e Civilmonte Associazione di Protezione Civile hanno capito lo stato in cui versa il territorio e il giorno 6 Maggio 2017 nell’ambito della SERR 2017 Let’s Clean Up Europe – Dove passano i nuovi barbari – hanno deciso di iniziare a ripulire dai rifiuti quella terra di nessuno per sensibilizzare la popolazione ad una maggiore considerazione dei beni paesaggistici, storici, archeologici e naturalistici presenti da ottenere anche  mediante un virtuoso ciclo dei rifiuti

Purtroppo e senza alcun dubbio le Associazioni Monticiane si sono trovate al cospetto di una situazione di bruttura che al momento supera la bellezza del Confine Storico tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie; il degrado ambientale vince il paragone con l’attrazione del percorso immerso nella Natura che conduce nel sito Archeologico di Pozzo Faito dove è presente la famosa epigrafe scolpita sulla roccia e perfino le sorgenti che caratterizzano quei luoghi e che hanno dato nome alle località antropizzate vengono eclissate da tutti quei rifiuti presenti   che l’uomo scientemente è riuscito ad abbandonare.

Alle Associazioni di Protezione Ambientale non resta altro che denunciare la grave situazione presente lungo la SP 221 all’altezza del Km 8.500 in quanto  non può essere ignorata una discarica imponente ove sono presenti rifiuti speciali pericolosi, ingombranti, pneumatici, materiale di risulta edile, RAEE e tutto quello che lo scibile umano riesce ad immaginare. La Provincia di Frosinone non può far finta di nulla visto che ci sono leggi ben precise che impongono la bonifica dei luoghi come del resto non è neppure possibile lasciare una marea di rifiuti in quell’area sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico.

Durante la giornata ecologica del 6 Maggio 2017 i volontari delle Associazioni Monticiane hanno avuto la collaborazione dell’Ufficio Tecnico Manutentivo del Comune di Monte San Giovanni Campano e della Società Sangalli che cura l’igiene urbana ma purtroppo l’impegno dei tanti volontari accorsi è riuscito a pulire in icto oculi circa il 5% di quanto è presente.

Sono stati raccolti quaranta bustoni di rifiuti indifferenziati strappati letteralmente dalla vegetazione. Recuperati dal dirupo pneumatici di camion,di auto, di biciclette ed è stata isolata una grande quantità di eternit. Sono stateaccantonate le guaine usate in edilizia, sono stati raccolti diversi televisori, frigoriferi, congelatori recuperati dal dirupo con le corde d’acciaio e constatata la presenza di tanti topi.

In buona sostanza quella che doveva essere una giornata ecologica come le tante altre fatte sul territorio si è trasformato in un intervento pericoloso per tutti ii volontari che hanno partecipato.

In quell’angolo remoto del Comune di Monte San Giovanni Campano la Natura ha perso contro il degrado: non si percepiscono più gli odori delle erbe aromatiche e delle ginestre che sono sovrastati dal puzzo orribile dei rifiuti.

Per tutti questi motivi le Associazioni Monticiane , nell’interesse collettivo, con un’azione congiunta chiederanno alla Provincia di Frosinone, alla Regione Lazio e al Comune di Monte San Giovanni Campano la caratterizzazione e la bonifica di questa nuova discarica anche perché per ironia della sorte a meno di 500 metri è presente la discarica di rifiuti interrati di Montecastellone nell’apoteosi della profanazione del nostro patrimonio paesaggistico, idrogeologico, storico e archeologico che rappresentano un valore inestimabile per l’identità dell’intera popolazione

Inciviltà di pochi

Una bellissima giornata di primavera, è tempo di asparagi e per camminare un pochino sono andato in un bellissimo posto situato lungo la strada statale che da Colli porta a Monte san Giovanni Campano, all’altezza del  Pozzillo (Gl’pzgli), giù per la scarpata.  Un sole splendente, una campagna rigogliosa, il bosco, l’acqua e tanta verde erbetta.

Ad un tratto qualcosa comincia a stonare, i resti di un elettrodomestico tutto arrugginito, buste di nylon colorate sparse sul terreno, rifiuti generici sparsi, ombrelli rotti, pneumatici per bici, il posto diventa visibilmente brutto, sono accidentalmente entrato in una mini discarica abusiva. Mi domando, può l’uomo (essere intelligente, dotato di un cervello per pensare, arrivare a commettere tale bruttura?) Ebbene si può succedere.

I rifiuti da soli non si spostano, quindi qualcuno molto diligente dopo averli caricati in macchina, arrivato sul posto si è accostato al ciglio stradale e via con il disfarsi dei rifiuti.

Ha ben pensato di disfarsene in tale brutale modo, senza minimamente pensare che già paga un dazio annuale per il ritiro dell’immondizia e che tale servizio viene regolarmente svolto, ha pulito la sua casa ma ha sporcato ciò che la circonda.

Posso pensare che colui che ha compiuto tale gesto, piaccia vivere in un’ambiente ordinato e pulito ma ha una visione molto limitata, domani potrebbe andare insieme ai suoi figli a fare una passeggiata ma troverà quel bel paesaggio che lui ha creato e cosa dirà loro.

In quel posto nessuno andrà a fare pulizia e quei rifiuti resteranno li per l’eternità, certo non bello da vedersi e da fare, vivere nell’immondizia non è piacevole.

Complimenti, l’ignoranza di pochi rovina il bello di tutti (ignoranza da ignorare, non conoscere), allora è necessario far un lavoro di conoscenza e di sensibilizzazione

Augusto Ferretti

QUALITA’ DELL’ARIA IN PROVINCIA DI FROSINONE NEL TRIMESTRE GENNAIO-MARZO 2017 (CONFRONTO CON IL TRIMESTRE GENNAIO – MARZO 2016)

Le particelle sottili – PM10

Come per i precedenti articoli, nel grafico 1 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite dei superamenti annui ammessi (35) ed in blu quelli registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme.

Nel trimestre gennaio-marzo 2017 le centraline di rilevamento gestite da Arpa Lazio hanno fatto registrare un elevato numero di superamenti nelle stazioni di:

  • Frosinone scalo = 52, 6 in marzo (già oltre il massimo annuale consentito)
  • Ceccano = 48, 6 in marzo (già oltre il massimo annuale consentito)
  • Alatri = 24, 1 in marzo
  • Cassino = 21, 1 in marzo
  • Frosinone via Mazzini = 12, 0 in marzo
  • Ferentino = 10, 0 in marzo
  • Anagni = 6, 0 in marzo

Nessun superamento nella stazione di Fontechiari.

Rispetto al trimestre gennaio-marzo del 2016 risultano in peggioramento le seguenti stazioni:

  • Frosinone scalo = +17 (ulteriore peggioramento rispetto al bimestre gennaio-febbraio)
  • Ceccano = +7 (ulteriore peggioramento rispetto al bimestre gennaio-febbraio)
  • Alatri, Ferentino ed Anagni = +2

Risultano invece in miglioramento le stazioni di:

  • Frosinone via Mazzini = -5
  • Fontechiari = -2

Risulta stazionaria la stazione di Cassino

Figura 1 – Superamenti limite PM10

pm10 superamenti

Relativamente alla media dell’intero mese come per i precedenti articoli, nel grafico 2 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite annuo ammesso (40) ed in blu i valori registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme.

Il quadro appare critico, con valori oltre il consentito, nelle stazioni di:

  • Ceccano = 64 (+29 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Frosinone scalo = 62 (+22 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Cassino = 44 (+4 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

I valori sono entro i limiti consentiti nelle stazioni di:

  • Alatri = 39 (-1 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio quando era oltre il limite)
  • Frosinone via Mazzini = 32 (-8 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Ferentino = 32 (-8 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Anagni = 28 (-12 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Fontechiari = 19 (-21 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Rispetto al trimestre gennaio-marzo del 2016 risultano in peggioramento le seguenti stazioni:

  • Ceccano = +8 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Frosinone scalo = +7 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Cassino = +3 (in peggioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Alatri = +2 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Ferentino = +2
  • Anagni = +1

Risultano invece in miglioramento le stazioni di:

  • Fontechiari = -3 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Frosinone via Mazzini = -2 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Figura 2 – Concentrazione intero periodo PM10

pm10 concentrazione 

Rispetto a gennaio-febbraio la concentrazione media di periodo è diminuita in tutte le stazioni:

  • Ceccano = -15
  • Frosinone scalo = -14
  • Cassino = -6
  • Alatri = -6
  • Frosinone via Mazzini = -5
  • Ferentino = -4
  • Anagni e Fontechiari = -1

Figura 3 – Variazione concentrazione intero periodo PM10

pm10 variazione concentrazione 

Le particelle sottilissime – PM2.5

Relativamente alla media dell’intero periodo come per i precedenti articoli, nel grafico 4 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite annuo ammesso (25) ed in blu i valori registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme.

Il quadro appare critico, con valori oltre il consentito, nella stazione di:

  • Cassino = 35 (+10 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

I valori sono entro i limiti consentiti nella stazione di:

  • Frosinone via Mazzini = 24 (-1 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio quando era oltre il limite)
  • Fontechiari = 16 (-9 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Rispetto al trimestre gennaio-marzo del 2016 risulta in peggioramento:

  • Cassino = +1

In miglioramento:

  • Frosinone via Mazzini = -2 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Non è possibile confrontare il dato per la stazione di Fontechiari in quanto per il marzo del 2016 il dato non è noto.

Figura 4 – Concentrazione PM2.5

pm2.5 concentrazione 

Rispetto al bimestre gennaio-febbraio la concentrazione è diminuita in tutte le stazioni:

  • Cassino = -7
  • Frosinone via Mazzini = -4
  • Fontechiari = -1

Figura 5 – Variazione concentrazione intero periodo PM2.5

 pm2.5 variazione concentrazione

Biossido di azoto

Come per i precedenti articoli, nel grafico 6 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite dei superamenti annui ammessi (18) ed in blu quelli registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme.

Nel trimestre gennaio-marzo 2017 le centraline di rilevamento gestite da Arpa Lazio non hanno fatto registrare superamenti in nessuna stazione, situazione identica a quella del trimestre gennaio-marzo 2016.

Figura 6 – Superamenti biossido di azoto

biossidoazoto superamenti

Relativamente alla media dell’intero mese come per i precedenti articoli, nel grafico 7 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite annuo ammesso (40) ed in blu i valori registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme.

Il quadro appare critico, con valori oltre il consentito, nelle stazioni di:

  • Cassino = 45 (+5 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Alatri e Frosinone scalo = 44 (+4 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

I valori sono entro i limiti consentiti nelle stazioni di:

  • Anagni 32 (-8 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Ceccano = 33 (-7 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Frosinone via Mazzini = 31 (-9 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Ferentino = 23 (-17 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Fontechiari = 7 (-33 rispetto al consentito, in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Rispetto al trimestre gennaio-marzo del 2016 risultano in peggioramento le seguenti stazioni:

  • Alatri = +5 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Frosinone via Mazzini = +2 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Risultano invece in miglioramento le stazioni di:

  • Anagni = -12 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Cassino e Ceccano = – 4 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Frosinone scalo = -3 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Ferentino = -2 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)
  • Fontechiari = -1 (in miglioramento rispetto a gennaio-febbraio)

Figura 7 – Concentrazioni biossido di azoto

biossidoazoto concentrazione 

Rispetto al bimestre gennaio-febbraio la concentrazione è diminuita in tutte le stazioni:

  • Alatri, Anagni, Frosinone scalo = -3
  • Cassino, Ceccano, Ferentino, Frosinone via Mazzini = -2
  • Fontechiari = -1

Figura 8 – Variazione concentrazioni biossido di azoto

biossidoazoto variazione concentrazione 

Benzene

Relativamente alla media dell’intero periodo come per i precedenti articoli, nel grafico 9 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite annuo ammesso (5) ed in blu i valori registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme.

Il dato è noto per la sola stazione di Frosinone Scalo e la concentrazione media mensile è rientrata entro i limiti di legge (figura 9)

Figura 9 – Concentrazione benzene

benzene concentrazione 

Rispetto al trimestre gennaio-marzo 2016 la situazione è peggiorata (+1,0) anche se la situazione è migliorata rispetto al confronto dei primi bimestri.

Rispetto al bimestre gennaio-febbraio la concentrazione è diminuita (-1,1) ed il valore è tornato entro i limiti previsti dalla normativa.

Figura 10 – Variazione concentrazione benzene

benzene variazione concentrazione 

Ossido di carbonio, biossido di zolfo, ozono

Il dato per l’ozono è noto per due stazioni (Fontechiari e Frosinone via Mazzini), quello per l’ossido di carbonio per 4 stazioni (Alatri, Ferentino, Frosinone scalo e via Mazzini) e quello per il biossido di zolfo per due stazioni (Cassino e Frosinone via Mazzini): in nessun caso sono stati registrati superamenti dei limiti normativi, analogamente a quanto rilevato nel trimestre gennaio-marzo del 2016.

 

Riccardo Viselli

RAEE@LAMASENA: parte il campionato di raccolta dei piccoli rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) nelle scuole

Il 13 marzo scorso l’amministrazione comunale di Strangolagalli, rappresentata dal delegato alla pubblica istruzione Patrizio Perciballi ed il circolo Legambiente Lamasena, rappresentato del segretario Riccardo Viselli, hanno presentato ai bambini ed ai ragazzi delle scuole primaria e secondaria di primo grado “Costanza Viselli” di Strangolagalli, il progetto RAEE@LAMASENA, che li vedrà coinvolti, da protagonisti, nel primo campionato di raccolta dei piccoli Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche di cui le nostre case sono piene e che non dovrebbero mai essere conferiti nel rifiuto indifferenziato.

I giovani scolari hanno accolto con grande entusiasmo l’avvio del campionato che li vedrà confrontarsi in una caccia al tesoro dei tesori nascosti nei piccoli Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche: hanno seguito con attenzione la descrizione del torneo e dei materiali didattici forniti ed hanno sommerso positivamente i rappresentanti del comune e del circolo con moltissime domande e curiosità. Un buon segnale che consente di sperare in una ottima riuscita dell’iniziativa che si concluderà con le vacanze pasquali.

Sabato 11 marzo, presso la Sala consiliare del Comune di Strangolagalli,  il progetto/campionato era stato presentato alla cittadinanza ci ed agli amministratori locali del territorio con l’introduzione del presidente del circolo Lamasena, Remo Cinelli, i saluti istituzionali del Sindaco Giovanni Vincenzi e del baby sindaco Antonio Paniccia, l’illustrazione delle caratteristiche educative ambientali del progetto da parte del delegato all’istruzione Patrizio Perciballi e della dirigente dell’Istituto comprensivo “Giovanni Paolo II” Nunzia Milite, la spiegazione della normativa di riferimento per la corretta gestione dei RAEE da parte del titolare della VI.ECO Stefano Villani e l’illustrazione delle modalità di svolgimento del campionato da parte del segretario del circolo Lamasena Riccardo Viselli.

In questa prima, di una auspicabile lunga serie di edizioni, si confronteranno, nella raccolta dei piccoli rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i bambini della scuola primaria “Costanza Viselli” e della scuola secondaria di primo grado “Costanza Viselli” di Strangolagalli, la cui amministrazione comunale ha aderito convintamente all’iniziativa distinguendosi ancora una volta per il notevole impegno che sta mettendo in campo sui temi della tutela dell’ambiente.

I giovani scolari potranno conferire negli appositi contenitori messi a disposizione dal comune i piccoli rifiuti elettrici che porteranno da casa (asciugacapelli, giochi elettrici, sveglie, rasoi elettrici, caricabatterie, smartphone ecc.). L’azienda VI.ECO. provvederà a svuotare i contenitori e ad effettuare la misurazione dei quantitativi raccolti dalle due scuole: alla fine del torneo verrà dichiarata vincitrice, in una cerimonia ufficiale, la scuola che avrà raccolto il maggior quantitativo procapite di rifiuti.

Il logo dell’iniziativa, che richiama alle componenti elettroniche dei rifiuti con l’utilizzo della “chiocciola”, si ispira a quello del circolo con il torrente Lamasena che alimenta una lampadina e le dà nuova vita.

L’educazione ambientale nelle scuole è un tema sul quale Legambiente Lamasena ed il comune di Strangolagalli credono tantissimo: con questo campionato i piccoli potranno essere coinvolti in un tema fondamentale per la salubrità del loro ambiente come la raccolta differenziata dei rifiuti elettrici utilizzando il sistema accattivante della sana sfida con i loro compagni.

I RAEE sono allo stesso tempo una ricchezza se raccolti in modo differenziato per le grandi quantità di materiali pregiati che contengono, ma anche un pericolo se gettati nel rifiuto indifferenziato perché quelle stesse sostanze potrebbero disperdersi nell’ambiente e causare notevoli danni. Il progetto si pone quindi l’ambizioso obiettivo di sensibilizzare circa il corretto conferimento dei RAEE, soprattutto di piccole dimensioni, nella speranza che altri comuni ed altri istituti comprensivi manifestino l’interesse ad iscriversi per partecipare alla seconda edizione del campionato.

Ai fini di una maggiore diffusione del progetto il circolo Legambiente Lamasena mette a disposizione sul proprio sito la descrizione dettagliata del progetto ed una sintesi per gli istituti scolastici. Nei documenti vengono forniti dettagli sugli obiettivi, sui soggetti da coinvolgere, sulle varie fasi del progetto ed inoltre vengono fornite pratiche schede informative per professori, amministratori comunali, insegnanti e scolari. Sempre sul sito del circolo sarà possibile scaricare le presentazioni dei relatori della conferenza stampa dello scorso 11 marzo. Vengono inoltre rese disponibili le presentazioni di Stefano Villani che ha illustrato la normativa di riferimento per la corretta gestione dei RAEE e di Riccardo Viselli che ha illustrato come si svolgerà il campionato ed i vantaggi del corretto trattamento di queste tipologie di rifiuti.

STEFANO VILLANI – VI.ECO.

RICCARDO VISELLI – LEGAMBIENTE LAMASENA