Archivi categoria: Alimentazione

Storia e Cultura al Castello Ducale

All’interno dell’incantevole cornice del castello Ducale di Monte San Giovanni Campano,  il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato una settimana di incontri, dibattiti e mostre che si terranno dal 18 al 23 aprile 2017.
Il Calendario eventi è il seguente:

1 – Convegno su Fauna e Flora dei Monti Ernici. –  18 aprile,   ore 18.00

  • Marco Sarandrea (erborista) dell’omonima liquoreria  di Collepardo presenta: Gli Ernici, i monti delle erbe: storia, tradizione e prospettive future;
  • Fausto Quattrociocchi (biologo): Il turismo ecologico, o ecoturismo, può rappresentare oggi una nuova opportunità lavorativa;
  • Bruno Petriglia (botanico): Paesaggi, vegetazione e flora dei monti Ernici attraverso immagini originali

2 – Brainstorming: intervalli artistici di Bruni Marika , Pantano Gian Maria, Rossi Enrico, Sattin Tania, Scarpetta Sara. Relatori  : Cascone Giulia e Iannuccelli Riccardo. –   21 aprile, ore: 14.00 – 17.00

3 – Dibattiti su Ambiente, Storia e Territorio:  –  21 aprile:

  • Massimiliano Mancini (editore e scrittore)  presenta i libri: “I Volsci e il loro territorio” e “L’altra faccia della Luna“.  Modera Alessio Silo –  ore: 17.00 – 17.45
  • Laura Quattrociocchi (permacultrice): Agricoltura del non fare: dalle origini agli orti sinergici per coltivazioni naturali e sostenibili  –  ore: 18.00 – 18.30
  • Arduino Fratarcangeli (sociologo): L’Economia cos’è? E perché sempre di più il sociale entra nell’economia? ;  –  ore: 18.30 – 19.00
  • Sara Leo (biologa): La dipendenza dai pesticidi  –  ore: 19.00 – 19.30

4  – Sessione formativa,  dedicata agli alunni della scuola primaria,  dal titolo “Il Tempo dei Ciociari“.  Orologio naturale: Presentazione della Gnomonica ed esposizione di progetti per la costruzione di  meridiane, curato dal dott. Nicola Severino. –  22 aprile,  dalle ore 9.30

5 – Mostra permanente dell’artista Marco Perna:  “Le Mie Radici Le Mie Ali“,  con la collaborazione straordinaria degli artisti: Rita Turriziani Colonna (scultura), Claudia Cammarata (pittura). All’apertura della mostra si terrà una commemorazione del maestro monticiano Manlio Sarra  nei racconti  dei partecipanti alla “Libera Accademia di Pittura”   e  la testimonianza di Francesco Sarra,  figlio dell’artista  scomparso.  L’esposizione delle opere si terrà dal 18 al 23 aprile.  – Vernissage: martedì  18 aprile alle ore 16.30 .

 

Annunci

Incontro con l’orto sinergico

permacultura-1Impensabile che in Veroli esistesse una realtà come quella portata avanti dai due ambientalisti Luca e Laura, protagonisti dell’incontro di questa mattina con il circolo Legambiente Lamasena di cui fanno parte. I due protagonisti infatti, sono promotori di un metodo di coltivazione basato su principi ecologici, in grado di avvicinare la realtà agricola a quella dell’ecosistema naturale, di autorinnovarsi senza ausilio di agrochimici o altri tipi di artefatti antropici, con basso impiego di energia e di tempo. Un metodo di coltivazione ideato da Bill Mollison, quando nel 1974 in Tasmania, ormai docente universitario, cosciente della distruzione ambientale portata avanti dal sistema industriale e politico, decise di mettere appunto insieme a David Holmgren suo studente, un sistema di agricoltura sostenibile, che definì “Permacoltura”, ricco di ampie varietà, una pluricoltura a favore della biodiversità e dei cicli naturali delle sostanze nutrienti e autoperpetuante. Luca e Laura hanno rivisto il metodo originario di Bill Mollison e con opportune modifiche, originato un metodo del tutto innovativo, che permette di coltivare le varietà botaniche, sempre in linea con i principi della permacultura, in modo molto più agevole e  risolutivo a piccoli inconvenienti lambiti nel metodo originale. I due ambientalisti infatti si preoccupano di rispettare i principi elargiti da tale sistema di coltivazione, che prevedono la cura della terra e delle persone e la condivisone equa delle risorse, attraverso la redistribuzione delle eccedenze.
Alcuni aspetti colturali menzionati nell’incontro di oggi su questa pratica sono stati:

  • L’esclusione dei fitofarmaci e/o concimi di sintesi e naturali;
    L’eliminazione delle lavorazioni meccaniche del terreno e la riduzione del calpestamento di esso  in quanto si genera asfissia;
  • Il mantenimento permanente della coltura nel terreno attraverso un rinnovo continuo delle specie coltivate;
  •  Il ricorso alla pacciamatura per il controllo delle erbe infestanti  in modo da evitare una traspirazione eccessiva del terreno e dunque la disidratazione nei periodi più secchi;
  • La fertilizzazione del terreno favorita con la degradazione delle componenti organiche non eduli, quelle rimanenti come scarto della raccolta, come radici, fusti o foglie.

L’adozione di queste ed altre misure, che verranno illustrate in futuro da Luca e Laura, permettono ai fattori agrari coinvolti nella buona riuscita di un raccolto, di agire in sinergia anziché in competizione, impattando minimamente sulle componenti ambientali, le  risorse, le energie e le influenze esacerbate da parte dell’uomo.

I due esperti, hanno affermato di aver avviato una sperimentazione per arricchire in modo alternativo, lo strato di humus sottostante un uliveto impoverito dal punto di vista dei nutrienti, attraverso la piantumazione di piante erbacee spontanee come trifoglio e veccia.

permacultura-5Inoltre hanno presentato un modello di produzione artigianale di farine integrali, ricavate attraverso una macina in miniatura, a partire da chicchi di grani antichi da loro coltivati in sinergia, di cui le varietà Solina e Senatore Cappelli, farine da cui l’abile Laura, ha elaborato sottoprodotti come pane e crostate integrali, che sono state degustate è notevolmente apprezzate durante l’incontro.

Infine le rese di un orto sinergico, sono sia qualitativamente sia quantitativamente migliorate, per cui l’attuazione di tale pratica, trascende un senso di socialità, volto alla collaborazione, allo sviluppo di una economia locale di abbondanza, di approvvigionamento di prodotti sani qualitativamente superiori a quelli esistenti in qualunque tipo di commercio attuale, ecosostenibili  in cui la condizione dì ecosostenibilità viene acquisita fin dal principio, dalla nascita di quella determinata coltura, e si trasmette oltre la coltura, sconfina nel suolo, nelle risorse e nelle persone che ne traggono nutrimento.

Si tratta di una rivoluzione culturale che non condivide la pratica delle monocolture, l’uso di agrochimici, lo spreco delle risorse, la standardizzazione degli alimenti, in sostanza disaccorda il sistema industriale che governa ormai da decenni, la produzione delle sementi, la messa a dimora di queste, la composizione dei suoli in funzione degli infestanti e dei nutrienti, la produzione in termini di resa e tipologie in funzione della domanda sul mercato globale. Una rivoluzione che tiene a cuore la salute dell’ambiente che ci circonda e degli esseri viventi che lo popolano, senza chiedere troppo, senza particolari oneri o mastodontici quantitativi di tempo, ringrazio Luca e Laura per averlo reso fruibile a noi, fino ad oggi  ignari della sua esistenza.

Sara Leo

RITORNO ALLA TERRA – ORTI DIDATTICI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA – I BIMBI HANNO MESSO A DIMORA LE PIANTINE

Nei giorni scorsi i bambini delle scuole dell’infanzia di Ceprano frequentanti i plessi “Fornaci”, “Fraschetti” e “Colletassetano”, con la sapiente direzione delle insegnanti, hanno messo a dimora i primi ortaggi, quelli invernali, nei loro orti preparati nel mese di novembre dai volontari di Legambiente Lamasena.

Con i fondamentali “p’zzuch”, realizzati a mano, i bimbi hanno posizionato nei solchi degli orti circa 40 piantine di aglio, cipolla, lattuga invernale e cicoria ed hanno provveduto alla iniziale operazione di irrigazione.

Nei prossimi giorni i volontari Legambiente effettueranno dei sopralluoghi nei plessi per verificare che tutto proceda bene.

E’ partita così la fase fondamentale di questo progetto educativo in cui i bambini, in così tenera età, impareranno facendo, sperimentando e divertendosi vedendo crescere, sotto le loro amorevoli cure, gli ortaggi.

Riccardo Viselli

Uno degli orti con le piantine

s8002790

Orti nelle scuole dell’infanzia a Ceprano: terminata la fase 1

Si è conclusa la prima fase del progetto “Orti nelle scuole dell’infanzia” nei tre plessi dell’Istituto Comprensivo di Ceprano.

Sono stati realizzati i recinti in paletti di castagno abbelliti con cordoncini di colore diverso a seconda della specie vegetale alla quale è stato dedicato ciascun orto e sono state apposte le tabelle informative.

Le operazioni di vangatura, riportando simbolicamente in vigore una antica tradizione che vedeva gli abitanti dei comuni vicini venire a Ceprano per aiutare gli agricoltori locali in questa dura attività preliminare, sono state svolte con il fondamentale aiuto degli esperti Silvano Veronesi (di Monte San Giovanni Campano, vice presidente del Circolo), Vincenzo Silo (di Monte San Giovanni Campano) e Pietro Sordilli (di Boville Ernica) che hanno operato nei plessi “Fornaci” e “Fraschetti” nella giornata di sabato 5 novembre e Daniele Di Folco (di Ceprano) e Giovanni Manna (di Pico) che hanno predisposto l’orto nel plesso “Colletassetano” nella giornata di sabato 12 novembre.

Ora verrà dato avvio alla fase 2 in cui i bambini diventeranno, sotto la guida delle insegnanti, i protagonisti del progetto. Verranno fornite ad ogni plesso 28 piantine invernali che non temono il gelo (7 per ognuno dei solchi realizzati in ogni orto): aglio, cipolla, lattuga invernale e cicoria. Verranno inoltre forniti i fondamentali p’zzuch’ ed alcuni innaffiatoi che potranno essere agevolmente utilizzati dai bambini per curare il loro orto.

I bambini provvederanno a mettere a dimora le piante e ad effettuare le prime operazioni di innaffiatura e successivamente di reinterro.

Un grazie quindi all’Istituto comprensivo di Ceprano che ha creduto ancora una volta in questo fondamentale progetto educativo, alle insegnanti, ai vangatori e soprattutto ai bambini che, siamo certi, impareranno facendo, sperimentando e divertendosi.

Riccardo Viselli

Orto rosso pomodoro “Fornaci”, giallo peperone “Fraschetti”, verde zucchino “Colletassetano”

rosso-pomodoro

giallo-peperone

verde-zucchino

Vincenzo Silo, Pietro Sordilli, Silvano Veronesi, Daniele Di Folco, Nunzio Colella

di-folco-manna

vincenzo-silo-pietro-sordilli

silvano-veronesi-vincenzo-silo-pietro-sordilli

veronesi-silo-sordilli

foto-di-gruppo-fine-lavori

fine-lavori-colletassetano

I solchi e l’uso degl’ p’zzuch’

vincenzo-sillo-illustra-uso-pzzuch

Il messaggio lasciato ai bambini

messaggio-lasciato-ai-bambini

 

 

ORTI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA

Legambiente Lamasena lancia, in collaborazione con alcuni Istituti Comprensivi del territorio, un progetto ambizioso e dall’indubbio valore educativo: “Ritorno alla terra – Orti didattici nelle scuole dell’infanzia”.

Verranno infatti realizzati piccoli orti nelle scuole dell’infanzia di Ceprano, Boville Ernica e Stangolagalli.

L’obiettivo che il circolo e le istituzioni scolastiche si pongono è di far apprezzare, da parte dei bambini, l’attività della coltivazione, uno dei gesti più antichi della civiltà umana che introdurrà i piccoli scolari alla conoscenza del loro territorio, al funzionamento delle attività che consentono di avere a tavola cibi sani, ai meccanismi della natura.

I bambini, sotto la guida delle insegnanti e dei volontari Legambiente, “impareranno facendo”, svilupperanno la manualità e prenderanno coscienza degli elementi naturali ed ambientali: saranno loro a prendersi cura dell’orto seminando le piantine, rimuovendo le erbacce, irrigando quando necessario.

Inoltre, i bambini impareranno a conoscere ciò che mangiano quotidianamente producendo da soli alcune tipologie di verdure nel rispetto delle risorse del loro giardino.

Le attività inizieranno domani, sabato 5 novembre, in tre dei quattro plessi della Scuola dell’infanzia di Ceprano (Fornaci, Fraschetti, Colletassetano) con le operazioni di vangatura a mano e realizzazione di un piccolo recinto in paletti di castagno, realizzati faticosamente e sapientemente da Nunzio Colella, che servirà a delimitare l’area e a conferirle la giusta importanza all’interno dell’area scolastica.

Gli orti saranno caratterizzati da un colore dominante, richiamato nelle tabelle illustrative e nelle strutture utilizzate per realizzare il recinto: orto rosso pomodoro alle Fornaci, giallo peperone alla Fraschetti e verde zucchino a Colletassetano.

L’operazione di vangatura verrà condotta rigorosamente a mano, riportando in auge uno strumento, la vanga, che nei tempi antichi era l’unico ausilio per i coltivatori della terra di Ciociaria: a tal proposito verrà rievocata anche una antichissima usanza che vedeva abitanti dei comuni delle colline ciociare (Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Veroli) scendere nella vallata per dare una mano nel durissimo lavoro agli amici di Ceprano.

Una importante delegazione di “vangatori”, infatti, guidata dall’instancabile vice presidente del circolo Silvano Veronesi, renderà possibile la dura ma bellissima operazione della prima preparazione dei terreni che saranno adibiti ad orti.

Nei prossimi mesi pubblicheremo ulteriori articoli con descrizione delle attività che verranno portate avanti anche negli altri comuni del territorio

Riccardo Viselli

disegni

orto

orto-gialloorto-rosso

orto-verde

I funghi : buone pratiche di raccolta, esempi di avvelenamento e aspetti nutrizionali

fungostipatoA chi non è mai capitato di passeggiare almeno una volta nel bosco in autunno e di incontrare un fungo. Se siete visitatori occasionali converrebbe lasciare l’esemplare trovato li nel suo ambiente, in quanto di difficile identificazione, mentre gli appassionati raccoglitori potrebbero, a seconda della loro esperienza, scegliere di raccogliere il fungo (se conosciuto) o meno. Anche tra i raccoglitori esperti, all’incontro con particolari esemplari che sembrano leggermente diversi dai funghi solitamente oggetto di raccolta, potrebbe sorgere qualche dubbio in relazione alla loro commestibilità. Alla presentazione di ogni incertezza o indecisione, per evitare di trasformare la piacevole passeggiata nel bosco in un ricovero ospedaliero, si possono raccogliere gli esemplari incerti e ci si può rivolgere prima del loro consumo, al più vicino servizio di prevenzione delle intossicazioni messo a disposizione dei raccoglitori, in modo del tutto gratuito, dall’Ispettorato Micologico delle ASL. Quattro le strutture a disposizione nel nostro territorio che hanno attivato questo servizio, nelle sedi di Alatri, Frosinone, Sora e Cassino:

presidisanitariGli Ispettorati Micologici istituiti dalla Legge presso ogni ASL, hanno infatti il compito di:

  • Effettuare consulenza micologica gratuita alla cittadinanza per il controllo e la cernita dei funghi raccolti, ai fini della commestibilità;
  • Rilasciare certificazioni di avvenuto controllo per i funghi freschi spontanei destinati alla vendita al dettaglio o ad altre attività commerciali;
  • Rilasciare attestazioni di idoneità alla identificazione delle specie fungine per i venditori, previa frequenza di un corso ed il superamento di un esame;
  • Collaborare con le strutture sanitarie di Pronto Soccorso per la consulenza micologica in caso di intossicazioni da funghi.

La raccolta dei funghi è regolamentata a livello nazionale e regionale a partire dal 1890 con il Regio-Decreto del 3 Agosto 1890 (R.D. 7045/1890) che regola la speciale vigilanza igienica degli alimenti, la Legge 352/1993 “Norme quadro in materia di raccolta e commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati”, il D.P.R. 376/1995 “Regolamento concernente  la disciplina della raccolta e della commercializzazione di funghi epigei freschi e conservati”, il D.M. 686/1996 “Regolamento concernente criteri e modalità per il rilascio dell’attestato di micologo”, la L.R. 32/1998 “Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei e di altri prodotti di sottobosco”. Importante l’Ordinanza Ministeriale del  20 Agosto 2002 che ordina il “Divieto di raccolta, commercializzazione e conservazione del fungo epigeo denominato Tricholoma equestre su tutto il territorio nazionale. Il Tricholoma equestre infatti prima del 2002 era considerato un fungo molto apprezzato in cucina viste la sua capacità ad evocare sapori pregevoli. Da più di un decennio tuttavia, sono stati segnalati in letteratura scientifica 12 casi di avvelenamento in Francia, seguiti da 3 decessi per rabdomiolisi, ossia per rottura delle cellule muscolari scheletriche a cui consegue danno muscolare evidente, caratterizzato da dolore e rigidità, affaticamento generale, che comporta il riversamento del contenuto cellulare tra cui enzimi miocitari e mioglobina nel sangue, in relazione al danno tanto da rendere l’urina ipercromica. Ai fini della tutela della salute pubblica di conseguenza, sono state adottate misure sanitarie cautelative idonee.

Le Leggi Regionali (L.R.) emanate sono molte, ciascuna valida nel proprio ambito territoriale. Ogni L.R. stabilisce il quantitativo massimo di raccolta giornaliera per ciascuna persona, entro i 3 Kg indicati nella Legge quadro 352/1993, con l’eccezione di un solo esemplare o un cespo concresciuto, casi speciali in cui tale quantitativo può essere superato.

I funghi vanno raccolti nel rispetto dell’ambiente in cui vivono e in modo da conservare tutte le caratteristiche necessarie a consentirne la sicura determinazione delle specie; inoltre è bene pulirli sommariamente sul posto e conservarli durante il trasporto in contenitori rigidi e areati.

Tra i divieti si annoverano:

  • Il divieto di utilizzo di contenitori plastici durante la raccolta, preferire a questi, contenitori forati, rigidi, come i canestri in vimini o di altre fibre naturali vegetali, che permettono sia una buona areazione per evitare fenomeni putrefattivi, sia la diffusione delle spore, strutture riproduttive che servono alla propagazione delle specie fungine;
  • Il divieto di raccolta nelle ore notturne;
  • Il divieto di raccolta nelle riserve naturali e parchi regionali e nazionali, nelle aree tabellate, nei rimboschimenti, nelle zone di ripopolamento della selvaggina;
  • Il divieto di raccolta nei giardini, nelle pertinenze degli immobili ad uso abitativo per almeno 100 m di raggio, lungo le strade per una distanza dal margine di almeno 10 metri, nelle zone interessate o limitrofe a discariche e impianti industriali, nelle aree ex discariche;
  • Il divieto di raccolta e l’asportazione dello strato superficiale del terreno, con qualsiasi mezzo rastrellato/uncinato, dotato ad ogni modo di caratteristiche che possono danneggiare lo strato umifero del terreno, del micelio riproduttivo e dell’apparato radicale della vegetazione;
  • Il divieto di distruggere volontariamente funghi di qualunque specie anche velenose, norma opportuna vista la pratica barbaramente esercitata soprattutto nei confronti di specie non commestibili. Ogni specie nell’ambiente in cui vive di fatto svolge le sue funzioni biologiche ed ecologiche a vantaggio dell’ecosistema naturale, motivazione per cui anche le specie velenose vanno lasciate integre;
  • Il divieto di raccolta e commercializzazione dell’Amanita caesarea (ovolo buono) allo stadio di ovolo chiuso. Gli ovoli possono essere raccolti solo quando presentano una lacerazione naturale e spontanea del velo, che consente di vedere il colore del cappello e riconoscerla così dalle altre amanite velenose, che allo stadio giovanile si presentano tutte con la stessa forma.

amanita-caesareaFigura 1: Stadi di sviluppo dell’Amanita caesarea (da alimentipedia.it)

Nella Figura 1 si osservano tre stadi di sviluppo dell’Amanita caesarea. Nello stadio 1 si osservano due ovoli chiusi. Il divieto di raccolta per questa specie allo stadio immaturo (stadio 1), perviene in quanto tutte le amanite a questo stadio appaiono esternamente, morfologicamente identiche per cui è facile errare e raccogliere malauguratamente una delle tante specie di Amanita sp. non commestibili o peggio tossiche e/o letali come Amanita pantherina, Amanita muscaria, Amanita verna e Amanita phalloides. Nello stadio 2 abbiamo la manifestazione della rottura del velo, una struttura membranosa sottile che copre e protegge l’imenoforo di alcuni funghi nei primi stadi di sviluppo e che lascia come testimonianza della sua formazione, un anello supero sul gambo del fungo più o meno visibile a seconda delle specie, oppure altra traccia fugace del velo è rappresentata da residui di quest’ultimo che lacerandosi restano sul margine del cappello, o distribuiti su di esso a formare delle verruche. A questo stadio è pertanto possibile effettuare la raccolta dell’Amanita caesarea. Nello stadio 3 si osserva una volva ampia e membranosa alla base da cui si diparte un gambo o stipite in via di sviluppo che termina con un cappello convesso (piano negli stadi terminali) a margine striato e cuticola rosso-arancio, al di sotto del cappello si osservano tante lamelle di colore giallo, libere, fitte e rade lamellule, nella figura non visibili, in quanto coperte dalla sottile membrana gialla del velo che si staccherà con il progredire della maturazione e rimarrà sottoforma di un anello apicale, ampio e persistente.

fungostipatoFigura 2: Caratteristiche generali di un fungo stipitato (da Introduzione allo studio dei funghi – Circolo Carini Brescia – Vol.1)

Nella Regione Lazio, sono state stabilite le dimensioni minime del diametro del cappello per alcune specie; dunque potrebbe rivelarsi utile munirsi di calibro o di un semplice righello, e nei casi dubbi, effettuare misurazioni del diametro del cappello delle specie oggetto, prima della raccolta. Esiste infatti nella Regione Lazio il divieto di raccolta di esemplari immaturi, spesso poco riconoscibili, con diametro del cappello inferiore a:

  • 5 cm per Macrolepiota procera e Macrolepiota sp. ;
  • 4 cm per Agaricus campestris, Amanita caesarea, Boletus edulis e il suo gruppo, Infundibulicybe geotropa, Russula virescens;
  • 3 cm per tutte le altre specie.

Nei casi di violazione, accertata dai competenti organi di vigilanza, è prevista una sanzione amministrativa e in alcuni casi, la confisca totale o parziale dei funghi raccolti. La vigilanza è delegata a: Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri (NAS), Guardie venatorie Provinciali, Polizia locale urbana e rurale, Tecnici della Prevenzione delle ASL, Guardie Giurate campestri e volontarie, Micologi degli Ispettorati Micologici delle ASL.

Le amanite dapprima menzionate Amanita pantherina e Amanita muscaria, sono responsabili a seguito della loro ingestione di avvelenamenti con sindrome panterinica di tipo psicomotorio/psicotropo (detta anche sindrome mico-atropinica). Questo tipo di avvelenamento a breve incubazione , ovvero a rapida insorgenza, si manifesta rapidamente , nell’immediatezza dall’ingestione fino al massimo di qualche ora dopo. Ciononostante le intossicazioni più gravi sono quelle a lunga incubazione, in cui i veleni hanno maggior tempo per compiere la loro azione distruttiva nel nostro organismo. Queste specie non possiedono come sostanza psicoattiva l’atropina, nonostante la sindrome viene definita anche mico-atropinica, ad essere responsabili dell’intossicazione infatti, sono alcuni derivati isossazolici, tra cui l’acido ibotenico, il quale subisce una conversione nel nostro organismo a muscimolo, muscazone e a volte acido tricolomico. Queste sostanze scarsamente solubili in acqua, presenti soprattutto nella cuticola delle A. pantherina e A. muscaria, resistono alla bollitura durante il processo di cottura del fungo e resistono all’essiccamento. A seguito dell’ingestione si possono avere dolori gastrointestinali, accompagnati da vomito e/o diarrea anche 30 minuti dopo. Si hanno inoltre disturbi nervosi, psichici, accompagnati da vertigini, euforia, stati confusionali, difficoltà nel compiere movimenti volontari, difetti visivi a causa dell’alternarsi di dilatazione e restringimento della pupilla, bradicardia, stato di sopore, segni caratteristici della sindrome panterinica. Se la quantità di funghi ingerita non è eccesiva nel giro di alcune ore, gli effetti scompaiono, viceversa l’intossicazione tenderà ad aggravarsi e il sopore potrebbe trasformarsi in coma, o peggio avere esiti fatali.

È interessante notare come alcune sostanze come l’atropina contenuta nella pianta Atropa belladonna tossica e allucinogena ed estratta da questa, venga utilizzata come antidoto negli avvelenamenti con sindrome muscarinica, in quanto possiede effetti opposti a quelli del muscimolo e del muscazone, in particolare ha azione anticolinergica, contrastando il sistema nervoso parasimpatico (stimolato dall’acetilcolina e analogamente dal muscimolo) e portando ad un innalzamento della pressione arteriosa, raggirando così il rischio di arresto cardiaco dovuto all’eccessivo stato di sopore indotto nel caso di avvelenamento da funghi muscarinici. L’atropina dati i suoi effetti infatti viene utilizzata anche negli esami oculistici per indurre la dilatazione della pupilla (effetto midriatrico).amanita-muscaria Figura 3: Formula chimica di alcaloidi bioattivi in Amanita muscaria (modificato da www.funghidaspromonte.it). In basso a destra Amanita pantherina (da National Audubon Society Field Guide to N. American Mushrooms).

 Amanita phalloides e Amanita verna anch’esse precedentemente menzionate, sono invece responsabili di avvelenamenti a lunga incubazione, in particolare con sindrome falloidea di tipo citotossico. Sono sufficienti piccolissime quantità, 40-60 grammi di fungo fresco, per provocare un avvelenamento grave anche con conseguenze mortali, in funzione del peso del consumatore. Questo significa che a parità di grammi di funghi velenosi assunti, una persona con un peso di 60 Kg avrà un avvelenamento con conseguenze molto più gravi, forse anche mortale, rispetto ad una persona che ingerisce la stessa quantità di funghi, ma con un peso di 80 Kg. Questi avvelenamenti si manifestano in questo caso anche 6-8 ore successive all’ingestione, mediamente dopo 8-20 ore, ma possono manifestarsi anche fino a 48 ore dopo. Si hanno allo stesso modo disturbi gastrointestinali, con nausea e vomito, dapprima alimentare successivamente si inizia ad espellere bile, per cui il vomito diventa biliare. Seguono diarrea, dolori addominali, crampi muscolari e sete intensa, in quanto si innesca una rapida disidratazione dell’organismo, per cui si ha uno sbilancio idro-elettrolitico, quindi ipotensione che può portare ad un collasso cardiocircolatorio, con esiti anche mortali nelle prime 48 ore. Se si sopravvive alla prima fase, si può andare incontro ad una seconda fase della sindrome falloidea in cui si manifesta insufficienza epatica acuta dopo qualche giorno di stasi dei fenomeni gastroenterici. La prontezza di recarsi presso un centro antiveleni, permette l’applicazione di una appropriata terapia e diminuire così la possibilità di decesso. A volte nonostante la terapia, dopo 6-10 giorni dall’ingestione, si può andare in contro a coma epatico, coma uremico che culminano con la morte,  per via dell’attivazione di un processo a volte irreversibile di necrotizzazione dei tessuti epatici.

fig4Figura 4: A sinistra diversi stadi di maturazione di Amanita phalloides (www.eminar2013.myko.cz), a destra Amanita verna (www.micoponte.it)

È bene dunque prestare attenzione e cautela alla raccolta dei funghi, prima del loro consumo, per i meno esperti è opportuno recarsi in centri specializzati di Micologia (Ispettorati Micologici), in modo da ricevere consulenza da professionisti riguardo al riconoscimento delle caratteristiche delle diverse specie e della loro relativa commestibilità.

È vero che non tutte le specie commestibili, ovvero esenti da sostanze tossiche, sono gradevoli al palato. D’altra parte ciò che stimola il cercatore di funghi a raccoglierli, se non per scopi commerciali, è il sapore coinvolgente e l’aroma caratteristico dei funghi, che rende piacevole l’assaggio e arricchisce i piatti di prelibatezza. Dal punto di vista nutrizionale infatti, i funghi sono molto poveri, oltre il 90% del fungo è costituito da acqua, del restante 10% circa, il 2-5% è costituito da proteine, l’1-2% da zuccheri  e lo 0,5-1% da grassi. Se ingeriamo 100 g di fungo fresco, apportiamo circa 20 Kcal al nostro organismo. Nonostante le piccole quantità, i funghi  sono fonte di vitamine D e B. La vitamina D permette la mineralizzazione delle nostre ossa regolando l’omeostasi del calcio, è poco distribuita negli alimenti, si trova soprattutto negli alimenti animali, nel regno vegetale è assente, mentre la si riscontra nei funghi! Se non ne introduciamo a sufficienza il nostro organismo è in grado di produrla sotto la pelle a partire da un precursore, ma solo attraverso l’esposizione ai raggi solari; infatti la via endogena di produzione sotto la pelle è la principale fonte di vitamina D, la via esogena attraverso l’intake alimentare è purtroppo insufficiente al nostro fabbisogno giornaliero. Anche i funghi proprio come noi, possiedono un precursore della vitamina D (ergosterolo) che diventa vitamina D attiva a seguito all’esposizione solare (componente UV). La maggior parte dei funghi coltivati, però, cresce al buio e quindi, contiene poca vitamina D. Meglio scegliere funghi selvatici, come i galletti (Cantharellus gallus), che ne sono più ricchi.

Sorprendentemente il fungo è abbondante di fibre, sostanze per natura poco digeribili agli esseri umani in particolare beta-glucani, i quali rallentano lo svuotamento gastrico facendoci sentire “più sazi” e nell’intestino migliorano efficacemente la peristalsi intestinale ma non solo, la presenza cospicua di fibre all’interno dell’intestino contrasta l’eccessivo assorbimento di zuccheri, si è visto anche di colesterolo e di tossine, per cui esercitano benefici anche nel controllo del peso corporeo,  della glicemia e della colesterolemia.

Per quanto riguarda le  vitamine del gruppo B, contengono la vitamina B2 o riboflavina, importante per poter convertire le calorie in energia ma essenziale anche per il metabolismo delle altre vitamine e dunque la sua carenza comporta deficit anche di altre vitamine ad essa correlate. Le vitamine del gruppo B sono idrosolubili, vengono facilmente escrete, non c’è la possibilità di immagazzinarle, per cui andrebbero assunte giornalmente. I funghi contengono questo composto ma contengono anche le vitamine B3 o niacina e B5 o acido pantotenico. La niacina è importante allo stesso modo della B2 per il metabolismo energetico, ma anche per mantenere in buono stato gli epiteli come la pelle, e il nostro sistema nervoso. La vitamina B5 è essenziale per l’accrescimento e per il metabolismo dei grassi. Introdurre i funghi nella nostra dieta occasionalmente, potrebbe rivelarsi un ulteriore vantaggio, anche se assumiamo abbondanti quantità di funghi, ci arricchiamo di fibre, proteine, piccole quantità di vitamine, non influenziamo la glicemia e la colesterolemia e  manteniamo basso l’apporto calorico, oltre a deliziare il nostro palato

A cura di
Dott.ssa Sara Leo
Biologa

Il Grano Antico Frassineto

12140863_905833819496152_4635047953312903574_oA fine Ottobre 2015  il circolo Lamasena ha iniziato un esperimento di coltivazione di un di grano antico della qualità Frassineto presso lazienda agricola La Valle di Monte San G. C. Il Frassineto è un frumento tenero,  diffuso fino all’inizio del novecento in molte regioni del centro e del nord Italia che è stato soppiantato da semi ibridi recenti che rispondono più a esigenze mercantili che di qualità.
L’associazione Lamasena ha reperito 50 Kg del seme  presso l’azienda agricola Zanellato di Cuneo che ne ha fatto dono al circolo per permettere d’iniziare, con l’aiuto dell’agriturismo La Valle, una nuova sperimentazione d’agricoltura etica, orientata alla qualità e sostenibilità dei prodotti alimentari.
Nell’occasione fu rievocato il rito contadino – ormai dimenticato – della semina del grano che troppo frettolosamente è stato soppianto dalle liturgie della quotidianità, in perenne rincorsa dei miti dell’apparire ma che ha rinunciato, in primis, alla qualità degli alimenti che arri13615102_10204773733621770_3930774262641323166_nvano sulla tavola.

Il 9 luglio 2016,  si è proceduto con mietitura del grano dopo che se ne è constatato il giusto grado di maturazione.   Nella coltivazione non sono stati utilizzati diserbanti o  concimi, si è lasciato che il grano stesso vincesse la sua sfida contro le erbi infestanti attraverso le sue caratteristiche genetiche che sono la rapida crescita e la sua altezza, quasi doppia rispetto alle qualità di grano più comuni.  Per queste sue caratteristiche  è particolarmente idoneo nelle colture totalmente biologiche.  A fronte di tali aspetti positivi, il frassineto ha altre due peculiarità che ne hanno decretato il suo abbandono commerciale. Esse sono la resa minore ( nel caso sperimentato, 50 kg di grano ne ha prodotto circa 250 Kg)  rispetto ad altre qualità e una tendenza all’allettamento in caso di prolungati periodi di maltempo.  Tuttavia, il Frassineto ha ottime caratteristiche nutrizionali per il suo bassissimo  contenuto di glutine che si traduce in una maggiore lentezza della lievitazione nella panificazione che, a sua volta, implica una maggiore digeribilità  e tollerabilità, soprattutto per chi ha problemi nell’assunzione di glutine.

Remo Cinelli

52^ Sagra Della Crespella

copertina-Crespella-2016Veroli, 01/05/2016.  Si è svolta, nella giornata della festa del lavoro,   la 52^  Sagra Della Crespella a Santa Francesca di Veroli.

Il circolo ritrova nella Sagra della Crespella le suggestioni e gli ideali che animano la sua esperienza associativa,  ed è   per tale motivo che il gazebo del circolo è stato sempre presente all’interno della manifestazione fin dal primo anno della costituzione del circolo stesso.

Il circolo Lamasena, partecipando all’evento, ha voluto enfatizzare i temi che le ciociari-Crespella-2016sono propri quali la conservazione della memoria delle tradizioni popolari con la  cultura e la civiltà contadina, il richiamo alle produzioni biologiche ed ecosostenibili, il messaggio etico per un maggior rispetto del suolo e dei cicli naturali, lo sviluppo di  stili di vita all’insegna dell’armonia con la natura.

I  motivi di vicinanza e simbiosi tra la Sagra della Crespella e il Circolo Lamasena sono da rievocare nel comune riconoscimento del ruolo del torrente Amaseno all’interno della civiltà contadina e nell’implicito  richiamo alla difesa  della biodiversità.

bottai-Crespella-2016Infatti, il  circolo Lamasena, all’interno dei temi etici e ambientali di cui si fa portavoce,  si pone l’obiettivo di valorizzare e proteggere l’alveo del torrente Amaseno che da Collepardo scende verso Veroli , lambisce Boville Ernica, attraversa per un lungo tratto Monte San Giovanni C. per immettersi  – nei pressi di Strangolagalli –  nel fiume Liri. L’alveo del torrente è stato per secoli il luogo d’incontro, il luogo dei mulini,  il luogo degli  scambi commerciali tra le genti dei comuni che si affacciano sul corso d’acqua. Il circolo Lamasena, consapevole di tale importanza,  promuove l’idea che lo stesso torrente possa  ancora essere l’interprete del ruolo simbolico di vicinanza e relazione tra le persone che  vivono nei cinque comuni del torrente.

All’internberanger-Crespella-2016o dell’evento il circolo ha trattato il  tema della biodiversità. E’ innegabile  che le tradizioni e le buone pratiche della civiltà contadina hanno avuto un ruolo fondamentale per la conservazione della varianza delle specie botaniche e, in particolare,  dei frumenti (quali il Frassineto, il Senatore Cappelli il Monococco)  che oggi stanno riappropriandosi del  meritato ruolo all’interno della dieta mediterranea per le qualità di elevata tollerabilità alimentare . Per meglio valorizzare tale aspetto, il  circolo ha aperto una fattiva collaborazione con l’esperienza di RES CIOCIARIA, la quale promuove un modello di agricoltura eroica per la promozione di un economia solidale e inclusiva nella quale la mediazione di Mercato, tra domanda e offerta, di beni e di servizi, si apre al valore della partecipazione, della responsabilità e dell’equo profitto per le parti

Remo Cinelli

palco-Crespella-2016

Territori, Scuola e Attori Sociali

GIULIANO20/02/2016.  Aprire strade di conoscenza sul senso dell’alimentazione, del benessere fisico e del rapporto sociale ed economico con le proprie comunità di vita. Su temi così attuali il Liceo Statale “Giovanni Sulpicio” di Veroli e LAMASENA CIRCOLO LEGAMBENTE  hanno avviato un ciclo di incontri interattivi con gli studenti, nell’intento comune di promuovere abilità innovative tra le generazioni del futuro.

Sabato 20 febbraio l’associazione Lamasena ha animato un incontro con gli studenti sul tema: SANA ALIMENTAZIONE ED ESERCIZIO FISICO, BINOMIO PERFETTO. Ci sono stati i contributi della nutrizionista Ilaria Parravano; del sociologo Arduino Fratarcangeli che ha fornito una testimonianza reale di AGRICOLTURA EROICA; ha concluso gli interventi Giuliano Patrizi con una dimostrazione sulle tecniche di camminata posturalmente corretta, quale quella denominata North Walking. I temi catalizzatori esposti sono stati: agricoltura e le opportunità professionali che essa può consentire, non soltanto dal punto di vista produttivo, ma con tutte le diverse espressioni che coniugano, marketing, reti di imprese, turismo rurale, agricoltura sociale etc. Il cibo e la sana alimentazione, la complementarietà degli alimenti ed il recupero delle tradizioni culinarie con i prodotti tipici della Ciociaria. Lo sport come pratica riabilitativa fisica ed il conseguente benessere psichico con le tecniche coordinate di movimento proposte dalla North Walking.

Il Circolo LAMASENA LEGAMBIENTE nell’areale intercomunale che si allunga intorno al torrente Amaseno, da Collepardo a Strangolagalli, si dimostra un valido ed attento “sobillatore” di coscienze assopite verso i temi dell’ecologia, dell’ambiente,dell’uso intelligente del suolo, delle coltivazioni tradizionali e dei saperi antichi. Importante anche l’apertura del Liceo Scientifico “Giovanni Sulpicio”verso temi che rappresentano i veri “beni comuni” da presidiare e valorizzare per una vita buona e attiva. Seguiranno altre iniziative tra cui la prossima sessione sarà incentrata su riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata.

Arduino Fratarcangeli

 

Alla Riscoperta del Cibo

Ugo Iannazzi e Sara LeoDomenica, 25 ottobre, all’interno della prima festa della consulta delle associazioni di Veroli, il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato il convegno “Alla riscoperta del cibo” .  Attraverso il convegno l’associazione ha voluto affrontare i molti temi che sono alla base dei paradossi che girano intorno all’alimentazione umana cercando di far emergere anche le energie positive di uomini e istituzioni che tentano di lavorare per salvaguardare le specie vegetali autoctone ciociare.

La Biologa Sara Leo ha parlato dei rischi legati alla perdita di biodiversità riportando dati e contesti che descrivono il profondo pericolo che l’umanità sta correndo per la perdita di migliaia di specie vegetali ed animali. Alcuni di questi dati sono dirompenti come quelli che raccontano che il 75% del fabbisogno alimentare umano è assicurato da sole 7 specie vegetali, notizia che si unisce all’evidenza che la metà di tutte le specie esistenti potrebbe estinguersi durante questo secolo. L’intervento della dott.ssa Leo è stato orientato anche a fornire  le nozioni scientifiche che sono alla base della domesticazione delle specie vegetali che hanno portato al paradosso che molti semi utilizzati in agricoltura sono ormai ibridi (sterili o F1) e sintetizzati nei laboratori di potenti industrie chimiche sementiere che hanno totalmente mercificato il cibo facendolo diventare un mero titolo finanziario.

La nutrizionista Ilaria Parravano ha aperto il suo intervento con la citazione di Ludwig Feuerbach “Siamo ciò che mangiamo” per introdurre gli aspetti quantitativi e qualitativi sulla dieta mediterranea che, tuttavia, ha perso molto delle sue suggestioni per i cambiamenti introdotti dalla globalizzazione. In primis, gli alimenti che mangiamo non provengono più dal territorio di appartenenza. Per caratterizzare tale aspetto, oggi si dice che gli alimenti incorporano migliaia di chilometri prima che essi giungano sulla nostra tavola. A ciò si aggiunge il fatto che le nuove specie di frumento hanno abbassato la qualità di vitamine, fibre ed antiossidanti rispetto alle specie coltivate in passato. Pertanto, il consiglio della dott.ssa Parravano è stato quello che i consumatori devono assumere maggiore consapevolezza per effettuare scelte alimentari in grado di rispettare pienamente il principio suggerito dalla piramide alimentare dei cibi assunti, fornendo riferimenti puntuali per orientarli verso una alimentazione più sana.

L’architetto Ugo Iannazzi, in veste di attento antropologo delle tradizioni culturali ciociare, ha riportato aneddoti e racconti della civiltà contadina che ruotava intorno alla semina e raccolta del grano. Tutte le attività connesse alla cura del grano erano, in quelle civiltà, uno straordinario aggregante culturale in cui le generazioni più anziane trasmettevano, naturalmente, conoscenze e saperi a quelle più giovani. Inoltre attraverso il rito della falciatura si rinsaldavano i rapporti sociali di vicinanza e di reciproco aiuto.

Accanto alla storia e alla cultura  legata al cibo, ci sono stati gli autorevoli interventi del prof. agronomo Lorenzo Rea, del sociologo Arduino Fratarcangeli e dell’agronomo Roberto Rea che hanno riportato esempi concreti su cosa stanno facendo piccole comunità ed enti regionali  per riportare il cibo all’interno di una dimensione etica, di sostenibilità ambientale e della conservazione di specie arboree, erbacee ed animali.

Il prof. Rea ha riportato l’esempio che si sta sviluppando all’interno dell’azienda agricola dell’Istituto Agrario di Frosinone in cui si sperimenta la coltivazione di antiche specie autoctone di uve e mele. Tale sperimentazione è, essenzialmente un impegno etico, che il prof. Rea ha reso con le sue suggestive parole: “Salvare il patrimonio genetico naturale e agrario quale impegno morale verso le future generazioni”.

Il dott. Arduino Fratarcangeli, in rappresentanza della cooperativa Res Ciociaria, ha permesso di far conoscere al pubblico presente un esempio di Agricoltura Eroica che ha riportato a produzione campi abbandonati e che ha rimesso in azione mezzi agricoli impolverati e dimenticati all’interno di vecchi capanni agricoli. Tutto ciò è stato ottenuto attraverso una straordinaria riappropriazione di fiducia tra i piccoli proprietari terrieri che hanno collettivizzato macchine e campi. Attraverso quest’esperimento di agricoltura eroica, oggi si producono e si commercializzano paste create con antichi grani che vengono macinati nell’antico mulino del 700 di Maria Donata Caldaroni, in territorio di Monte San G. C.

In conclusione, l’intervento del dott. Roberto Rea dell’ente regionale ARSIAL ha dato riferimenti sull’importante azione dell’ente per la catalogazione delle specie botaniche all’interno del Registro Volontario Regionale, ossia il repertorio in cui vengono iscritte gratuitamente le risorse genetiche sottoposte a tutela.

I dovuti ringraziamenti vanno alla cooperativa L’Airone che ha realizzato il video trasmesso durante l’intera giornata di domenica che ha raccontato, attraverso le parole di Francesca Zeppieri e le scene di Antonio Grella, la gastronomia contadina e le tradizioni ciociare. Si ringraziano: l’associazione La Vetta per l’allestimento – della galleria La Catena – con utensili e foto, Marcello Ceci che ha messo a disposizione le sue macchine in miniatura (trebbia e sgranatrice), Ercole Coccia di Civita per l’esposizione di sementi e l’amministrazione comunale di Veroli per il costante supporto e disponibilità che ha fornito per la realizzazione e l’ambientazione dell’evento. Un plauso va agli studenti del Liceo Sulpicio di Veroli che hanno raccolto l’invito a partecipare alla sessione formativa offerta dai relatori.

Remo Cinelli