Archivi categoria: Tradizioni ed Antichi Saperi

II Appuntamento con Agricoltura Organica

Il secondo appuntamento con il docente Matteo Mancini, promotore dell’ Agricoltura Organica di Deafal ONG, è avvenuto lo scorso 21 Gennaio 2018 (https://lamasena.net/2017/12/13/lapproccio-del-circolo-lamasena-allagricoltura-organica-rigenerativa/) . Luca Pupparo e la Dott.ssa Laura Quattrociocchi gli organizzatori dell’evento, stavolta hanno scelto come luogo di incontro la sede operativa del circolo Legambiente Lamasena a Scifelli (https://lamasena.net/2018/01/31/agricoltura-organica-e-rigenerativa/). La caduta delle foglie durante la stagione autunnale appena trascorsa, la degradazione delle carcasse di animali o qualunque altra forma di materia vivente che diventa non vivente, non fa altro che contribuire alla deposizione delle Sostanza Organica (SO) nei suoli. La SO può andare incontro a processi di umificazione o mineralizzazione a seconda delle condizioni ambientali. Nel primo caso essa rilascerà alle piante che ne trarranno nutrimento, l’humus, nel secondo invece essa rilascerà componenti minerali.

Il docente Matteo Mancini ha ricordato l’importanza del processo di umificazione e la capacità di ritenzione dell’acqua dell’humus: un kilogrammo di humus infatti è in grado di trattenere circa 20 litri di acqua.  Il suolo inoltre è il secondo ambiente dopo gli oceani più ricco in carbonio, rappresenta una forma di riserva del carbonio, riserva che tende a diminuire ogni qual volta che le attività antropiche che impattano su di esso sono troppo brusche, a tal punto da provocarne un’ossidazione e una perdita sottoforma di anidride carbonica. Fino agli anni ’50, il contenuto medio della SO sui suoli italiani, si aggirava intorno al 75%. Dagli anni ’50 a oggi, si è osservato un progressivo impoverimento della fertilità, fino a raggiungere un contenuto medio si SO < 2%. Un suolo che sta bene in salute, presenta un buon grado di fertilità, mineralizzazione, drenaggio dell’acqua, possiede un’ottima capacità tampone, riesce a mantenere più o meno costante la propria temperatura rispetto a quella dell’ambiente aereo sovrastante.

IMG-20180121-WA0005

È stata eseguita un’analisi qualitativa del suolo circostante la sede operativa del circolo Lamasena, sondando il terreno con una vanga, prelevando suolo ad una profondità di circa 20-30 cm dalla superficie. Le prove andrebbero eseguite in condizioni di tempera, ovvero su suolo né troppo umido né troppo asciutto ed in primavera in quanto crescendo più piante si ha il massimo della vitalità. Lo strato di suolo immediatamente sottostante alla superficie, corrisponde a quello più ricco in humus (se presente) e nel suolo del circolo, è apparso abbastanza ricco in humus, di colore più scuro, in quanto quel terreno è da tempo non soggetto a meccanizzazione. A corroborare questa ipotesi, c’è stata la presenza dei lombrichi in questo strato, non sempre indicatori positivi. Certamente indicatori di fertilità e quindi di presenza di SO, ma a volte sono indicatori di zone di compattamento del terreno, soprattutto quando spostati più in superficie. Scendendo ancora più in profondità allo strato di humus segue uno strato di colorazione visibilmente più chiara e tendente al marrone, in cui è stato possibile osservare la presenza delle radici delle piante erbose colonizzatrici del suolo. L’osservazione delle radici permette di capire se il terreno è dotato di sufficiente morbidezza oppure viceversa tende ad essere più duro e resistente. Nel nostro caso le radici avevano una andatura diritta e non contorta, ad indicare un suolo soffice. Se il campo fosse stato soggetto a meccanizzazione ad esempio da un frangizolle che ara superficialmente a 20-25 cm di profondità, ricorda il docente, si sarebbe creata una soletta di lavorazione , sia per le radici che si sarebbero contorte, sia per l’acqua, la quale non avrebbe potuto drenare nel terreno, sarebbe ristagnata e avrebbe provocato erosione nel suolo (fenomeno superficiale), oppure se protratto nel tempo il ristagno avrebbe provocato smottamenti e frane (fenomeni profondi). L’azione delle radici nel suolo infatti è soprattutto meccanica, che protegge il suolo dal fenomeno dell’erosione, trattenendo aggregati di terreno sottoforma di particelle sferiche, che ironicamente il docente definisce “cous cous di terra”e rappresentano l’indicatore più importante della fertilità di un terreno.

Si prosegue con la diagnosi del terreno, analizzando prima la struttura e poi la tessitura. Per quanto riguarda la struttura, si analizza la presenza di piccoli sassolini nel terreno, fondamentali in quanto il 50% del terreno quando fertile, dovrebbe essere costituito da spazi, zone di aria,  che agevolano il passaggio delle radici. In caso di meccanizzazione, il peso della macchina, pressa il suolo a tal punto da compattare il 40% degli spazi di aria presenti, che vengono persi.

IMG-20180121-WA0018IMG-20180121-WA0026IMG-20180121-WA0037

Il suolo del circolo ancora una volta ha dato esito semi-positivo, presentando sassolini ma non molti spazi di aria. Dal punto di vista della tessitura, si va ad analizzare la presenza di sabbia, limo e argilla. In presenza di argilla, le particelle di terreno presentano una dimensione inferiore a 0,002 mm. Qualitativamente in assenza di metodi metrici, si può provare a impastare una qualunque forma con le mani, anche geometrica e vedere se il suolo resta fissato in quella forma, se torna nello stadio iniziale senza forma, allora non ho abbastanza argilla nel suolo (inferiore al 30%), mentre se riesco a creare qualcosa, il contenuto di argilla è approssimabile al 70-80%. La forma non si è mantenuta per cui il suolo del circolo non presentava molta argilla. La presenza di limo viene testata aggiungendo poca acqua ad una poltiglia di suolo, e strofinandola con l’attrito si genera schiuma. Nel nostro caso è risultata abbondante la presenza di limo. La presenza di sabbia (in proporzione restante delle due) e quindi di silice nel terreno, diminuisce la capacità di trattenere acqua, data la sua carica negativa è capace al contrario di attrarre minerali.  L’argilla dunque trattiene l’acqua, mentre la sabbia della tessitura trattiene principalmente i minerali. L’argilla per di più offre le condizioni per il mantenimento di un’elevata fertilità chimica e biologica. Il limo ha proprietà intermedie fra quelle della sabbia e quelle dell’argilla. La diagnosi del suolo prosegue analizzando dal punto di vista dell’olfatto, come si presenta un campione di suolo. Esistono due odori “estremi”da considerare, l’odore di bosco da un lato, la condizione ideale, oppure la condizione peggiore l’odore di fogna, in mezzo a questi due una varietà di odori possibili che si allontanano/avvicinano a uno degli estremi. Dalla valutazione dell’odore si percepiscono quali reazioni biochimiche avvengono nel terreno. L’odore di bosco infatti si identifica nella produzione di un particolare metabolita, la Geosmina, la quale anche a concentrazioni molto basse, da un forte sentore di terra e di fungo al sensibile naso di noi uomini. Viene prodotta soprattutto dagli Attinomiceti, in particolare gli Streptomiceti, un genere di batteri aerobi che formano miceli vegetativi ed è lo stesso odore che assume il compost quando prodotto bene aerobicamente. Nel terreno testato l’odore non era molto gradevole, non è stata percepita la Geosmina, altresì è stato percepito un odore di fogna, e dunque il prevalere di fenomeni anaerobici, gli stessi che caratterizzano l’odore di un biodigestato. Il docente è arrivato alla supposizione che il sovrapascolamento (poi confermato) ha creato una crostina superficiale in cui il terreno si è compattato dando luogo ai fenomeni anaerobici distruttivi. Si è passati al Test del perossido di idrogeno (H2O2), con l’intento di ossidare la SO per testare la sua abbondanza. Quanto più veloce e tanto più persiste la reazione al perossido (produzione di anidride carbonica attraverso bollicine di gas), tanto più l’SO è abbondante. Nel nostro caso l’SO è abbastanza abbondante. Nel Test al carbonato di calcio (CaCO3), eseguito versando il succo di limone (acido citrico) sul terreno e osservando quanto reagisce con esso, anche in questo si osserva la liberazione dell’anidride carbonica sottoforma di bollicine di gas. Il terreno sotto analisi è risultato povero di carbonato di calcio. Il CaCO3  è importante soprattutto per il pH del terreno che va a determinare l’assimilabilità dei minerali. Inserendo un coltello in parallelo al terreno all’interno della buca creata dal sondaggio con la vanga, si è riscontrata resistenza all’inserimento, per cui si conferma che la costipazione di animali ha compattato il terreno. La presenza di buche sulla copertura del terreno ha altresì confermato il segno di sovrapascolamento, dove soprattutto in caso di pioggia, gli animali compattano e impermeabilizzano il terreno. La copertura di piante erbacee è pressochè del 60-70%. L’inerbimento naturale infatti è il risultato di una interazione tra animali e suolo, è necessario che il suolo mantenga sempre una folta copertura di erbe.

Analisi qualitativa terreno (0-30 cm)

(Sede operativa del circolo Lamasena, Scifelli)

Proprietà Presenza Assenza
Struttura Fertilità
Lombrichi
Sassolini
Radici diritte Radici contorte
Tessitura Argilla (20-30%)
Limo (40-45%)
Sabbia (25-40%)
Reazione all’acqua Scarsa permeabilità dell’acqua
Reazioni biochimiche Fenomeni anaerobici putrefattivi Geosmina, aerobiosi
Test H2O2 Poche bollicine (media SO)
Test CaCO3 Pochissime bollicine CaCO3
Test del coltello Resistenza, compattamento Areazione
Sovrapascolamento Buche, copertura 60-70% Copertura omogenea
Trattamento consigliato:  è necessaria una riossigenazione del terreno. Si potrebbe fare una semina a spaglio di piante rigenerative come Trifoglio, avena, veccia, senape in primavera.

Nella seconda parte del corso, sono stati rivisti i vantaggi dell’uso delle cover crops o colture di copertura, ampiamente utilizzate in Agricoltura Organica e l’importanza della lavorazione del loro apparato radicale a profondità diverse, soprattutto in contesti problematici di ristagno dell’acqua. Le cover crops infatti oltre a dare un’azione strutturale al terreno, e di copertura erbosa anti-erosiva, permettono con l’autoconcimazione l’aumento del numero di microrganismi chemiosintetici (nitrosobatteri), i quali aumentano i processi di organicazione dell’azoto. Più azoto organicato significa più azoto disponibile e indirettamente più carbonio disponibile alle piante. Per cui può avere inizio anche il processo di umificazione. Gli acidi fulvici, le umine e gli acidi umici che costituiscono l’humus hanno una permanenza nel terreno di centinaia di anni.

IMG-20180122-WA0007

Si è proceduto alla produzione pratica di un bioconcimante fogliare da utilizzare come supporto alle colture che si vuole seminare su un terreno rinvigorito strutturalmente e dal punto di vista della tessitura.  Per preparare un biofertilizzante naturale,è necessario un bidone in plastica da 200 lt dotato di coperchio, e praticato un foro di circa 12 mm, si inserisce una guarnizione ed un gorgoliatore. All’interno bisogna immettere:

  • 100 lt di siero di latte (raccolto la settimana precedente);
  • 4 Kg cenere (o 4 kg farina di roccia, o 3 kg farina roccia e 1 kg di cenere);
  • 2 kg zucchero (in estate anche ½ Kg);
  • ½ kg lievito di birra o pasta madre;
  • Portare a volume (30 lt circa) con acqua non clorata.

 

Il siero della settimana precedente infatti ha avuto il tempo sufficiente alla moltiplicazione dei microrganismi durante i 7 giorni successivi alla raccolta. È un elemento ricco di proteine ed è antioidico, ovvero protegge dall’attacco dei funghi responsabili del “mal bianco”, ad esempio l’oidio della Vite (Vitis vinifera spp.). Il siero rappresenta dunque la parte viva del biofertilizzante in quanto ricco di microrganismi. La cenere (ripulita dal carbone) serve da substrato minerale dei batteri, questi ultimi infatti degraderanno la matrice minerale presente nella cenere, nutrendosene, gli elementi calcio, fosforo, potassio, sodio e magnesio contenuti nella cenere verrano fissati nei batteri, e dopo la loro morte, rilasceranno questi elementi. Si aggiunge lo zucchero ed il lievito dopo una loro attivazione in un altro contenitore mescolando con dell’acqua (ideale a 27-28°C). Infine si porta a volume con dell’acqua non clorata (quella potabile della rete idrica comunale non va bene in quanto è clorata, a meno che non si lascia decantare), per esempio raccolta da acqua piovana o acqua di sorgente, tenendo conto di fermarsi sotto la superficie del fusto di almeno 20 cm. È necessario infatti lasciare questo “spazio di reazione” in cui tutti i gas prodotti andranno ad accumularsi. Si agita mescolando bene il contenuto prima della chiusura. Si chiude il fusto e si inserisce un tubo flessibile nel foro creato sul coperchio, dilatando leggermente la guarnizione con un accendino, attraverso il gorgogliatore il tubo continua fino a riversarlo in una bottiglia che va riempita per ¾ di acqua e appesa ad un lato del fusto, all’interno della quale si formerà il biofertilizzante. Si controlla che si sia chiuso ermeticamente il fusto soffiando dall’estremità esterna del tubo e osservando se si gonfia il tappo del fusto. I microrganismi inizieranno da subito a lavorare e produrranno gas che andranno a riversarsi nella bottiglia, generando bollicine e i nutrienti prodotti si riverseranno nella bottiglia a lungo andare, cambiando la colorazione dell’acqua.

 

IMG-20180122-WA0013

Al posto della cenere, si può utilizzare un’altra materia prima minerale, più nobile, la farina di roccia, derivata dal basalto, roccia vulcanica più ricca dal punto di vista minerale, circa 25-30 minerali diversi, tra cui il silicio importante per aumentare la capacità fotosintetica delle foglie, attraverso l’aumento della superficie di riflessione della luce, funge da specchio ed è poco disponibile nel terreno. Il boro contenuto in essa è importante per l’allegagione dei frutti. Il rame invece è fondamentale per la fotosintesi, ma non bisogna eccedere in quanto è anche un metallo pesante tossico se riversato in grandi quantità.  La farina di roccia nel biofertilizzante può essere anche miscelata alla cenere. È inoltre buona come arricchente nel compost in rapporto di 1/10 (ad es. su 500 quintali di compost necessari a 1 ettaro di terreno, si possono aggiungere 50 quintali di farina di roccia). Se il terreno è povero di ferro, è consentito (anche in Agricoltura Biologica), l’addizione di solfati di ferro e magnesio in quantità di 2,3,4 kg all’anno. Questi dosaggi vanno mantenuti anche per l’addizione di boro, rame, magnesio o zinco. Nel biofertilizzante per un terreno con piante affette da clorosi ferrica (carenza di ferro) possono essere aggiunti i solfati, separati in due fusti (uno per il ferro, l’altro per il magnesio) in questi dosaggi:

  • 100 lt siero;
  • 3 kg farina di roccia;
  • 2 kg zucchero;
  • 0,5 kg lievito;
  • 0,5 kg solfato di ferro Fe2SO4 oppure 1 kg solfato di magnesio MgSO4;

Si ribadisce però l’importanza della fertilizzazione del terreno, in quanto se quest’ultimo è fertile, la pianta riesce a proteggersi di più dall’attacco dei funghi ad es. Peronospora, e quindi non è necessario intervenire con la concimazione chimica per la protezione delle malattie.

IMG-20180122-WA0022

In olivicoltura spesso si usa il caolino, un’argilla in grado di coprire foglie e frutti schermandoli dall’irraggiamento del sole, disorientando la mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), questo può essere aggiunto al biofertilizzante di base cosi preparato, aggiungendo:

  • Per 100 lt di acqua:
  • 2 kg caolino
  • 1 kg calce spenta Ca(OH)2
  • 150-250 g solfato di rame CuSO4
  • 5 lt biofertilizzante

Questo biofertilizzante arricchito in caolino, va applicato nel mese di Luglio, prima della deposizione delle uova da parte della Bactrocera oleae. Ne va applicato in quantità rapportate alla dimensione/età della pianta di olivo ad esempio se la pianta ha 70-80 anni ne applicherò 4 litri di biofertilizzante a pianta, se queste avranno 35-40 anni, 2 litri a pianta. L’ideale  sarebbe di diluirlo al volume di acqua utilizzato per l’irrigazione; per la viticoltura in genere si usano  1000 litri di acqua/ettaro di terreno, in questo caso si possono diluire 60-70 lt di biofertilizzante in questi 1000 lt acqua/ha. Si può applicare nei primi anni quando il terreno ancora non è stato fertilizzato e non ha recuperato la struttura. Al biofertilizzante può essere aggiunto anche il letame di animali, soprattutto i poligastrici, vaccini, ovini, caprini a questi dosaggi:

  • < 10 lt siero
  • 40 kg letame
  • ½ kg zucchero
  • ½ kg lievito

Di questo biofertilizzante addizionato di letame, in 1 ettaro (ha) di uliveto/vigneto, ne uso 60-70 litri.

Si consiglia di preparare i biofertilizzanti ogni anno.

Esempio: Ho 3 ha di terreno e voglio fare 5 trattamenti corroboranti nel corso della stagione, di ogni trattamento ne applico 70 litri, quindi ho bisogno di 350 lt di biofertilizzanti per ha di terreno, quindi per 3 ha di terreno ho bisogno di 1050 lt. Meglio produrli tutti insieme, quindi ad es. in un contenitore grande da 1000 lt e un fusto da 200 lt per rimanere comodi. Si distribuiscono con una pompa a spalla a motore, o con la barra o con l’atomizzatore da vigna a seconda delle disponibilità.

Per arricchire i terreni si consiglia invece l’uso delle cover crops che arricchiscono le colture. Le piante da sovescio, vengono seminate a spaglio (in autunno), si fresa leggermente per interrare i semi. Dopodichè arrivate allo stadio di bottone fiorale le piante da sovescio vengono (tarda Primavera) trinciate leggermente su se stesse, oppure ancor meglio della trincia, sfalciate oppure ancora viene passato un rullo a martelli che le alletta, incide il fusto ma non lo taglia e interra poco a poco i semi. I semi germoglieranno con la successiva stagione autunnale delle piogge, ricoprendo di nuovo il terreno. Delle piante da sovescio allettate invece, avverrà prima la degradazione della leguminosa, più appetibile ai batteri e poi quella della graminacea. Il terreno cosi facendo rimane sempre coperto, non viene eroso e no perde la SO che gradualmente accumula con la degradazione delle colture da sovescio. La copertura del suolo inoltre evita che le spore della Peronospora colonizzatrici dei vigneti ma non solo, si disperdano con la pioggia e schizzino dal terreno sulle foglie, promuovendo l’infezione. Se voglio più carbonio e fertilità permanente, scelgo sovesci di Graminaceae (Poaceae), se voglio più azoto utilizzo sovesci di Leguminose, ad es. orzo insieme a favino, oppure farro (o triticale) insieme alla veccia, oppure ancora avena e sulla. Se voglio più struttura al terreno e areazione in quanto presenta costipazione, uso specie fittonanti come il trifoglio fittonante e le Brassicaceae. Dopo 3-4 anni di semina delle colture di copertura a ciclo annuale, si può passare alle coperture con colture perenni (es. loietto perenne, festuca dei prati, erba mazzolina) indice di pascolo evoluto, e si può raggiungere la vegetazione climax che ristabilisce le condizioni ideali che permettono al terreno di mantenere protetta la SO generata negli anni addietro di lavorazione con le colture di copertura.

Ancora una volta il Prof. Matteo Mancini, ha sorpreso i partecipanti al corso, e ha dimostrato loro con i suoi dati di lavoro, i numerosi benefici legati all’uso delle colture di copertura, i cosidetti sovesci. Durante il corso infatti non a caso, una partecipante ha ricordato come proprio nel territorio di Veroli, fino a circa 30 anni fa si praticava la semina di avena e veccia in autunno, poi in primavera si seminava sul letto creato da avena e veccia, il mais che cresceva cosi rigoglioso. Nulla di nuovo dunque, basterebbe ricordare quello che facevano i  nostri avi e tornare oggi, coscienti della funzionalità di questi metodi dopo il corso di Agricoltura Organica, a piantumare le colture da sovescio come una volta.

Dott.ssa Sara Leo

 

 

 

 

Annunci

Agricoltura Organica e Rigenerativa

Domenica 21/01/2018, all’interno della sede operativa del circolo Legambiente Lamasena a Scifelli, si è tenuto un corso di Agricoltura Organica e Rigenerativa, una disciplina innovativa che si pone l’obiettivo d’individuare – con gli agricoltori e con gli allevatori – soluzioni pratiche per la produzione di alimenti sani, di qualità e a costi sostenibili.
Nel pieno spirito dell’ambientalismo scientifico di Legambiente, la disciplina combina pratiche colturali tradizionali con le moderne conoscenze tecnico-scientifiche.

Il corso è stato organizzato dalla dott.ssa Laura Quattrociocchi che, da anni, sperimenta le tecniche di coltivazione sinergica e biodinamica che, anche nelle campagne ciociare, sta – lentamente – formando una nuova consapevolezza sulle coltivazioni biologiche.

Il docente del corso è stato il prof. Matteo Mancini, dell’Università della Tuscia, che vanta un’esperienza internazionale di altissimo livello che lo ha visto coinvolto in progetti agricoli in Messico, Mozambico, Brasile e Angola.
Inoltre, insieme ai colleghi della ONG Deafal, studia e sperimenta sistemi agrosilvopastorali innovativi.

La vasta platea di partecipanti ha potuto conoscere i principi teorici e gli strumenti dell’Agricoltura Organica e Rigenerativa che si pone l’obiettivo della salvaguardia del suolo, inteso come modello di contrasto alla sua desertificazione, per garantire la massima salute delle piante.
Tra i temi del corso, sono state affrontate le tecniche di compostaggio, della preparazione del concime bocashi, i sovesci e le colture di copertura.

Il grande successo dell’iniziativa ha destato motivi di soddisfazione sia per gli organizzatori che per i partner dell’iniziativa che sono stati, oltre l’associazione Lamasena, il frantoio Pazienza di Santa Francesca di Veroli.

Sinergia tra i Cavalieri dei Monti Ernici e il circolo Legambiente Lamasena

Domenica, 26/novembre, si è svolta una escursione a cavallo, organizzata dall’ASD Cavalieri dei Monti Ernici, che ha visto fare tappa presso la sede operativa del circolo Legambiente Lamasena a Scifelli.
La sosta presso la sede del circolo a Scifelli ha voluto dare testimonianza di un sodalizio nato tra le due associazioni che intendono mettere insieme le proprie risorse sia per monitorare il territorio al fine d’individuare più agevolmente le criticità ambientali e sia per vitalizzare la conoscenza e la riscoperta delle bellezze naturalistiche e storiche del paesaggio pedemontano dei Monti Ernici.
Quest’ultimo obiettivo potrà concretizzarsi attraverso il ripristino congiunto di antichi tratturi e sentieri che permettono di cogliere ed apprezzare quelle ricchezze ambientali di cui è ricca la Ciociaria.
Domenica scorsa più di 50 cavalieri, provenienti dai comuni di Monte S. G. C. , Veroli, Fondi, Arpino, Pofi, Ceccano, Arce, Castro dei Volsci, Avezzano, Sezze e Boville Ernica , hanno percorso i sentieri che da Casamari conducono a Scifelli , passando sotto gli archi dell’acquedotto romano dell’Abbazia prima di immettersi sul percorso del greto del torrente Amaseno che li ha guidati fino a
Scifelli. Qui sono sono stati accolti dai soci dell’associazione Lamasena con cui hanno condiviso un momento di convivialità ed incontro prima di riprendere il cammino in direzione Bagnara. Il sodalizio tra Lamasena e i Cavalieri dei Monti Ernici è stato propiziato da Silvestro Savone ed Alessandro Palmigiani dell’ASD che, nella loro veste anche di soci Lamasena , hanno avvicinato le due associazioni che trovano, così, una nuova sinergia per meglio proteggere e apprezzare l’ambiente anche dal punto di vista della sua fruibilità e godibilità.
Un ringraziamento particolare va al presidente dei Cavalieri dei Monti Ernici, Fabio Fieri , per la sua sensibilità sul progetto di coniugare il rispetto per l’ambiente e la passione per lo sport equestre.
Come si dice in questi casi.. Buona la prima!

 

Monte Castello , presso Santa Francesca Romana

Nel novembre 2010, una campagna di ricognizioni di superficie condotta dal dott. Achille Lamesi sul sito di Monte Castello, pochi chilometri a nord di S. Francesca frazione del Comune di Veroli (FR), portò al rinvenimento di un’ascia e una punta di freccia in bronzo attribuibili all’età del Bronzo medio (Fig. 01).

Fig. 01 – L’ascia e la punta di freccia in bronzo da Monte Castello, Veroli (FR)

Le ricognizioni, effettuate nell’ambito delle ricerche sul territorio intraprese dal Lamesi e confluite in una monografia a sua firma pubblicata nel 2011 (A. Lamesi, Veroli in agro. Pozzi, sorgenti, ricoveri agro-pastorali, boscaioli, carbonai, neviere e transumanza, Introduzione di E. M. Beranger, Veroli 2011), portarono altresì all’individuazione sul sito di Monte Castello di un probabile abitato d’altura fortificato databile orientativamente tra il Bronzo antico e medio.

L’ascia e la punta di freccia, consegnate nelle mani del sindaco di Veroli prof. Giuseppe D’Onorio e del segretario comunale dott. Lucio Pasqualitto e tuttora esposte nel Museo Archeologico Comunale di Veroli, sono state oggetto di uno studio preliminare da parte di Eugenio Maria Beranger e di Achille Lamesi pubblicato in un opuscolo di carattere locale nel 2012 (E. M. Beranger – A. Lamesi, Un’ascia di bronzo rinvenuta a Monte Castello in Veroli), che ha permesso di inquadrare i due manufatti in un orizzonte cronologico riferibile ad una fase non troppo avanzata del Bronzo medio, fornendo soprattutto per l’ascia convincenti confronti con simili rinvenimenti laziali. In particolare, l’ascia troverebbe puntuali confronti con il tipo a margini fortemente rialzati e tallone dritto caratterizzato da incavo appena annunciato con piccolo occhiello, identificato per un gruppo di sette elementi da una grotta di Canterano (Roma), poi trasferite al Museo Preistorico Luigi Pigorini di Roma, e per un secondo gruppo dall’area albana (dieci asce dal Villaggio delle Macine del Lago di Albano e due da Nemi).

Oltre che per la rarità intrinseca costituita dalla tipologia dei reperti descritti, sono le circostanze del rinvenimento che ne costituiscono il precipuo carattere di eccezionalità: a differenza della assoluta maggioranza delle altre asce provenienti da centri laziali, di cui si ignora il contesto preciso del ritrovamento, i materiali in oggetto provengono da depositi che possono costituirsi intatti o comunque a basso grado di interferenza da parte di attività antropiche recenti (Fig. 02).

Fig. 02 – Il sito di Monte Castello, foto aerea

Il sito di Monte Castello infatti, un falsopiano di forma troncoconica che raggiunge un’altezza massima m 1018 s.l.m., non lontano dai siti dell’età del Bronzo di Veroli – Monte San Leonardo, Sora – Monte San Casto e Monte San Giovanni Campano – Monte Castellone/Monte Cornito,risulta completamente disabitato e privo di costruzioni moderne nella parte sommitale; qui il rilievo vede al proprio interno un’area rialzata in posizione centrale caratterizzata da porzioni emergenti del sostrato geologico in calcare litoide e massi non squadrati disposti in forme circolari o ovali. Queste forme, che vanno da un diametro minimo di m 2 ad un massimo di 5, sembrano corrispondere alle basi di sei costruzioni, identificabili presumibilmente in capanne lignee (Fig. 03).

Fig. 03 – Area centrale, impronte circolari e ovali

La stessa area sommitale, ben difesa sui lati nord e sud da pareti a strapiombo, risulta circoscritta sui versanti est e ovest da due linee di massi in gran parte crollati, forse corrispondenti originariamente a mura in opera poligonale; presso l’angolo nordovest, invece, una depressione carsica di forma circolare (diametro circa m 14, profondità massima m 3,50) le cui pareti sembrano a tratti rinforzate da massi sovrapposti, è stata interpretata come probabile neviera (Fig. 04);

Fig. 04 – La probabile neviera

presso l’angolo nordest, infine, un rialzo del banco calcareo sembra essere stato

oggetto di operazioni di spianamento e lavorazioni che lo hanno reso atto a costituire un punto di controllo, capace di completa visibilità verso le valli del torrente Amaseno e di Capodacqua. Si segnalano altresì, rispettivamente

Fig. 05 – Il masso rialzato

presso l’angolo nordovest e la porzione centrale del falsopiano, la presenza di un masso di notevoli dimensioni e di forma parallelepipeda (peso stimato circa 12 quintali) che risulta staccato dal livello attuale del terreno di circa 20 centimetri attraverso quattro piccoli massi disposti presso gli angoli della faccia inferiore del masso stesso (Fig. 05) e una pietra calcarea di medie dimensioni (lungh. cm 45, largh. cm 25, h cm 20) con segni di lavorazione che farebbero pensare ad un utilizzo quale rudimentale macina (Fig. 06).

Fig. 06 – La pietra utensile (probabile macina a mano)

 

Le ricognizioni sul falsopiano e alla base degli strapiombi sui lati nord e sud dello stesso hanno portato al rinvenimento di un buon numero di frammenti vascolari in impasto riferibili a contenitori di uso domestico e un frammento di ossidiana di forma lanceolata con un margine tagliente, forse utilizzata come strumento di taglio (Fig. 07).

Fig. 07 – Frammenti ceramici da Monte Castello

Monte Castello dunque, alla luce dei materiali rinvenuti e delle emergenze riscontrabili al suo interno (già ben intuibili pur in assenza di attività di scavo), ed in ragione della relativa assenza di antropizzazione recente, sembra configurarsi come sito di eccezionale e rara potenzialità per la ricerca archeologica sulle dinamiche antropiche dell’età del Bronzo nel territorio laziale.

Per la relativa vicinanza alla compagine urbana di Veroli e ad aree servite da viabilità in buono stato manutentivo, la potenzialità archeologica del sito si accompagna ad una spiccata propensione alla fruibilità, incentivabile in primo luogo attraverso la costituzione di percorsi attrezzati di valore archeologico-naturalistico; l’attività di fruizione e di frequentazione guidata potrebbe infine immaginarsi sviluppata in pieno parallelismo con le attività di indagine archeologica, coniugando così in modo efficace e virtuoso ricerca scientifica, coinvolgimento attivo della popolazione e promozione turistica del territorio.

In particolare, in via del tutto preliminare, si potrebbe immaginare un piano programmato che coniughi attività di indagine topografico-archeologica e fruizione turistica:

  • Progetto di ricognizioni archeologiche e indagini archeologiche stratigrafiche sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale (di seguito SALEM), condotte attraverso apposita convenzione da stipulare tra Comune di Veroli, SALEM e Università (da definire, contatti con Sapienza Università di Roma e Università degli Studi di Cassino) e seguite da professionista archeologo o team di professionisti (archeologi stratigrafi, topografi, esperti ceramologi, specialisti per l’età del Bronzo).

  • Progetto per percorso turistico attrezzato di carattere naturalistico-archeologico, mirato alla fruizione del sito in generale ma anche alla visita (guidata) al cantiere archeologico durante le campagne di scavo. Il percorso dovrà prevedere aree sosta attrezzate e fornite di pannelli esplicativi di carattere naturalistico (geologia dei luoghi, flora e fauna locale), topografico e archeologico.

  • Progetto didattico rivolto alle scuole del territorio: visite guidate e laboratori di archeologia sperimentale (scavo stratigrafico, topografia e strumenti cartografici, ceramologia, restauro, numismatica, simulazioni pratiche su usi e vita quotidiana nell’antichità) condotti da guide turistiche e archeologi professionisti.

  • Creazione di un polo attrattivo turistico che coinvolga esercizi commerciali locali per la promozione dei prodotti locali (stand temporanei e, in prospettiva, fissi), punti di informazione turistica, punto ristoro, locali per la didattica e laboratori per archeologia sperimentale (cfr. punto precedente).

Dott. Sergio Del Ferro
Archeologo

Facciamo un SAL

Ogni tanto bisogna fermarsi per osservare la strada già fatta ed alzare lo sguardo al fine di  scrutare il percorso che ancora ci attende per capire se la direzione intrapresa sia ancora quella giusta.
A metà dell’anno corrente, l’associazione Lamasena ha lavorato su tanti temi che provo a riassumere:

 1) Finalmente, dopo una fruttuosa ricerca,  i soci hanno una casa in cui incontrarsi e sviluppare progetti.  Questa casa si trova nel contesto migliore possibile per gli amanti dell’ambiente. Infatti,  essa è immersa nel verde dell’area pedemontana dei Monti Ernici in località Scifelli di Veroli. Il luogo è stato oggetto di interventi di risanamento da parte dei soci che si sono adoperati per rendere la loro casa il più accogliente possibile.

2) Il circolo ha aderito al progetto del MIUR:  Alternanza Scuola Lavoro. Il progetto  vedrà protagonisti i volontari nel delicato compito di fare formazione ambientale a studenti liceali che, contestualmente, potranno  fare attività all’aria aperta cimentandosi con la realizzazione di orti sinergici,   campionare le specie botaniche dell’area pedemontana dei Monti Ernici,  curare le aree verdi affidate al circolo o sviluppare la manualità – ormai rara- nell’uso di utensili per attività artigianali.

3)  Attuazione del bando del MIUR: Ecological Tech ( vinto in collaborazione con l’ Istituto Comprensivo Giovanni Paolo II di Arce – in qualità di soggetto proponente)  che vedrà i soci Lamasena impegnati  –  assieme agli alunni dell’istituto ed a partire da settembre prossimo –  sul tema della tutela e valorizzazione del territorio.

4) Manutenzione del giardino Aromari con la creazione di un primo orto di erbe officinali e aromatiche.

5) Realizzazione della manifestazione : Eventi Al Castello Ducale che ha visto le rappresentazioni – per una settimana – dei protagonisti locali che maggiormente si spendono per la difesa e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale , artistico, faunistico, agricolo e botanico del contesto geografico dei Monti Ernici e dell’areale del torrente Amaseno.

6) Realizzazione del concorso RAEE@Lamasena che ha avuto una eco che , di molto, ha oltrepassato i confini della provincia ciociara, dopo il notevole successo riscosso con la prima edizione presso la scuola primaria di Strangolagalli.

7) Realizzazione del progetto degli orti nelle scuole che ha visto la partecipazione di tanti plessi ed istituti:  l’Angelicum di MSGC,  il plesso scolastico di San Lucio di Boville Ernica, la scuola primaria di S.Francesca di Veroli,  la scuola  primaria di Passeggiata San Giuseppe di Veroli,  le scuole dell’infanzia di Ceprano ( in quest’ultimo istituto comprensivo , il progetto è diventato permanente con il suo inserimento nel piano TPOF)

8) Organizzazione dell’importante convegno sull’evento storico La Battaglia di Bauco che ha visto la testimonianza di studiosi delle vicende belliche del delicato periodo storico dell’Unità d’Italia

9) Giornata ecologica:  SERR 2017,  nei pressi di  Monte Castellone, a cavallo dei comuni di Veroli – Sora e Monte San G. C.  Nell’occasione i volontari del circolo hanno fatto sinergia con altre associazioni territoriali per pulire e restituire la giusta visibilità a un luogo  pieno di cultura, storia ed archeologia

Il prossimo futuro riserva progetti che riguardano  la possibile realizzazione di un ecomuseo , la manutenzione del Parco Cavallaro a S.Francesca, in fase di realizzazione, e  il progetto del riassetto dell’epigrafe di Pozzo Faito.

Mi sento di affermare che tutto il lavoro di volontariato ambientale , svolto dagli attivisti del circolo Lamasena, sia necessario  – se non essenziale –  per la nostra terra e per l’intera comunità.  Tuttavia,  la vita stessa dell’associazione dipende  dall’humus sociale che le gira intorno e, quindi, dal positivo o meno contesto culturale che ne è il principale ispiratore.

Remo Cinelli

Storia e Cultura al Castello Ducale

All’interno dell’incantevole cornice del castello Ducale di Monte San Giovanni Campano,  il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato una settimana di incontri, dibattiti e mostre che si terranno dal 18 al 23 aprile 2017.
Il Calendario eventi è il seguente:

1 – Convegno su Fauna e Flora dei Monti Ernici. –  18 aprile,   ore 18.00

  • Marco Sarandrea (erborista) dell’omonima liquoreria  di Collepardo presenta: Gli Ernici, i monti delle erbe: storia, tradizione e prospettive future;
  • Fausto Quattrociocchi (biologo): Il turismo ecologico, o ecoturismo, può rappresentare oggi una nuova opportunità lavorativa;
  • Bruno Petriglia (botanico): Paesaggi, vegetazione e flora dei monti Ernici attraverso immagini originali

2 – Brainstorming: intervalli artistici di Bruni Marika , Pantano Gian Maria, Rossi Enrico, Sattin Tania, Scarpetta Sara. Relatori  : Cascone Giulia e Iannuccelli Riccardo. –   21 aprile, ore: 14.00 – 17.00

3 – Dibattiti su Ambiente, Storia e Territorio:  –  21 aprile:

  • Massimiliano Mancini (editore e scrittore)  presenta i libri: “I Volsci e il loro territorio” e “L’altra faccia della Luna“.  Modera Alessio Silo –  ore: 17.00 – 17.45
  • Laura Quattrociocchi (permacultrice): Agricoltura del non fare: dalle origini agli orti sinergici per coltivazioni naturali e sostenibili  –  ore: 18.00 – 18.30
  • Arduino Fratarcangeli (sociologo): L’Economia cos’è? E perché sempre di più il sociale entra nell’economia? ;  –  ore: 18.30 – 19.00
  • Sara Leo (biologa): La dipendenza dai pesticidi  –  ore: 19.00 – 19.30

4  – Sessione formativa,  dedicata agli alunni della scuola primaria,  dal titolo “Il Tempo dei Ciociari“.  Orologio naturale: Presentazione della Gnomonica ed esposizione di progetti per la costruzione di  meridiane, curato dal dott. Nicola Severino. –  22 aprile,  dalle ore 9.30

5 – Mostra permanente dell’artista Marco Perna:  “Le Mie Radici Le Mie Ali“,  con la collaborazione straordinaria degli artisti: Rita Turriziani Colonna (scultura), Claudia Cammarata (pittura). All’apertura della mostra si terrà una commemorazione del maestro monticiano Manlio Sarra  nei racconti  dei partecipanti alla “Libera Accademia di Pittura”   e  la testimonianza di Francesco Sarra,  figlio dell’artista  scomparso.  L’esposizione delle opere si terrà dal 18 al 23 aprile.  – Vernissage: martedì  18 aprile alle ore 16.30 .

 

La battaglia di Bauco

Articolo di stampa –  pubblicato sul quotidiano  “L’Inchiesta” –   sul convegno tenutosi il 28 gennaio 2017 a Boville Ernica che ha rievocato “LA BATTAGLIA DI BAUCO“.20170128-battaglia-di-bauco

RITORNO ALLA TERRA – ORTI DIDATTICI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA – I BIMBI HANNO MESSO A DIMORA LE PIANTINE

Nei giorni scorsi i bambini delle scuole dell’infanzia di Ceprano frequentanti i plessi “Fornaci”, “Fraschetti” e “Colletassetano”, con la sapiente direzione delle insegnanti, hanno messo a dimora i primi ortaggi, quelli invernali, nei loro orti preparati nel mese di novembre dai volontari di Legambiente Lamasena.

Con i fondamentali “p’zzuch”, realizzati a mano, i bimbi hanno posizionato nei solchi degli orti circa 40 piantine di aglio, cipolla, lattuga invernale e cicoria ed hanno provveduto alla iniziale operazione di irrigazione.

Nei prossimi giorni i volontari Legambiente effettueranno dei sopralluoghi nei plessi per verificare che tutto proceda bene.

E’ partita così la fase fondamentale di questo progetto educativo in cui i bambini, in così tenera età, impareranno facendo, sperimentando e divertendosi vedendo crescere, sotto le loro amorevoli cure, gli ortaggi.

Riccardo Viselli

Uno degli orti con le piantine

s8002790

Orti nelle scuole dell’infanzia a Ceprano: terminata la fase 1

Si è conclusa la prima fase del progetto “Orti nelle scuole dell’infanzia” nei tre plessi dell’Istituto Comprensivo di Ceprano.

Sono stati realizzati i recinti in paletti di castagno abbelliti con cordoncini di colore diverso a seconda della specie vegetale alla quale è stato dedicato ciascun orto e sono state apposte le tabelle informative.

Le operazioni di vangatura, riportando simbolicamente in vigore una antica tradizione che vedeva gli abitanti dei comuni vicini venire a Ceprano per aiutare gli agricoltori locali in questa dura attività preliminare, sono state svolte con il fondamentale aiuto degli esperti Silvano Veronesi (di Monte San Giovanni Campano, vice presidente del Circolo), Vincenzo Silo (di Monte San Giovanni Campano) e Pietro Sordilli (di Boville Ernica) che hanno operato nei plessi “Fornaci” e “Fraschetti” nella giornata di sabato 5 novembre e Daniele Di Folco (di Ceprano) e Giovanni Manna (di Pico) che hanno predisposto l’orto nel plesso “Colletassetano” nella giornata di sabato 12 novembre.

Ora verrà dato avvio alla fase 2 in cui i bambini diventeranno, sotto la guida delle insegnanti, i protagonisti del progetto. Verranno fornite ad ogni plesso 28 piantine invernali che non temono il gelo (7 per ognuno dei solchi realizzati in ogni orto): aglio, cipolla, lattuga invernale e cicoria. Verranno inoltre forniti i fondamentali p’zzuch’ ed alcuni innaffiatoi che potranno essere agevolmente utilizzati dai bambini per curare il loro orto.

I bambini provvederanno a mettere a dimora le piante e ad effettuare le prime operazioni di innaffiatura e successivamente di reinterro.

Un grazie quindi all’Istituto comprensivo di Ceprano che ha creduto ancora una volta in questo fondamentale progetto educativo, alle insegnanti, ai vangatori e soprattutto ai bambini che, siamo certi, impareranno facendo, sperimentando e divertendosi.

Riccardo Viselli

Orto rosso pomodoro “Fornaci”, giallo peperone “Fraschetti”, verde zucchino “Colletassetano”

rosso-pomodoro

giallo-peperone

verde-zucchino

Vincenzo Silo, Pietro Sordilli, Silvano Veronesi, Daniele Di Folco, Nunzio Colella

di-folco-manna

vincenzo-silo-pietro-sordilli

silvano-veronesi-vincenzo-silo-pietro-sordilli

veronesi-silo-sordilli

foto-di-gruppo-fine-lavori

fine-lavori-colletassetano

I solchi e l’uso degl’ p’zzuch’

vincenzo-sillo-illustra-uso-pzzuch

Il messaggio lasciato ai bambini

messaggio-lasciato-ai-bambini

 

 

ORTI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA

Legambiente Lamasena lancia, in collaborazione con alcuni Istituti Comprensivi del territorio, un progetto ambizioso e dall’indubbio valore educativo: “Ritorno alla terra – Orti didattici nelle scuole dell’infanzia”.

Verranno infatti realizzati piccoli orti nelle scuole dell’infanzia di Ceprano, Boville Ernica e Stangolagalli.

L’obiettivo che il circolo e le istituzioni scolastiche si pongono è di far apprezzare, da parte dei bambini, l’attività della coltivazione, uno dei gesti più antichi della civiltà umana che introdurrà i piccoli scolari alla conoscenza del loro territorio, al funzionamento delle attività che consentono di avere a tavola cibi sani, ai meccanismi della natura.

I bambini, sotto la guida delle insegnanti e dei volontari Legambiente, “impareranno facendo”, svilupperanno la manualità e prenderanno coscienza degli elementi naturali ed ambientali: saranno loro a prendersi cura dell’orto seminando le piantine, rimuovendo le erbacce, irrigando quando necessario.

Inoltre, i bambini impareranno a conoscere ciò che mangiano quotidianamente producendo da soli alcune tipologie di verdure nel rispetto delle risorse del loro giardino.

Le attività inizieranno domani, sabato 5 novembre, in tre dei quattro plessi della Scuola dell’infanzia di Ceprano (Fornaci, Fraschetti, Colletassetano) con le operazioni di vangatura a mano e realizzazione di un piccolo recinto in paletti di castagno, realizzati faticosamente e sapientemente da Nunzio Colella, che servirà a delimitare l’area e a conferirle la giusta importanza all’interno dell’area scolastica.

Gli orti saranno caratterizzati da un colore dominante, richiamato nelle tabelle illustrative e nelle strutture utilizzate per realizzare il recinto: orto rosso pomodoro alle Fornaci, giallo peperone alla Fraschetti e verde zucchino a Colletassetano.

L’operazione di vangatura verrà condotta rigorosamente a mano, riportando in auge uno strumento, la vanga, che nei tempi antichi era l’unico ausilio per i coltivatori della terra di Ciociaria: a tal proposito verrà rievocata anche una antichissima usanza che vedeva abitanti dei comuni delle colline ciociare (Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Veroli) scendere nella vallata per dare una mano nel durissimo lavoro agli amici di Ceprano.

Una importante delegazione di “vangatori”, infatti, guidata dall’instancabile vice presidente del circolo Silvano Veronesi, renderà possibile la dura ma bellissima operazione della prima preparazione dei terreni che saranno adibiti ad orti.

Nei prossimi mesi pubblicheremo ulteriori articoli con descrizione delle attività che verranno portate avanti anche negli altri comuni del territorio

Riccardo Viselli

disegni

orto

orto-gialloorto-rosso

orto-verde