Archivi categoria: Tradizioni ed Antichi Saperi

Monte Castello , presso Santa Francesca Romana

Nel novembre 2010, una campagna di ricognizioni di superficie condotta dal dott. Achille Lamesi sul sito di Monte Castello, pochi chilometri a nord di S. Francesca frazione del Comune di Veroli (FR), portò al rinvenimento di un’ascia e una punta di freccia in bronzo attribuibili all’età del Bronzo medio (Fig. 01).

Fig. 01 – L’ascia e la punta di freccia in bronzo da Monte Castello, Veroli (FR)

Le ricognizioni, effettuate nell’ambito delle ricerche sul territorio intraprese dal Lamesi e confluite in una monografia a sua firma pubblicata nel 2011 (A. Lamesi, Veroli in agro. Pozzi, sorgenti, ricoveri agro-pastorali, boscaioli, carbonai, neviere e transumanza, Introduzione di E. M. Beranger, Veroli 2011), portarono altresì all’individuazione sul sito di Monte Castello di un probabile abitato d’altura fortificato databile orientativamente tra il Bronzo antico e medio.

L’ascia e la punta di freccia, consegnate nelle mani del sindaco di Veroli prof. Giuseppe D’Onorio e del segretario comunale dott. Lucio Pasqualitto e tuttora esposte nel Museo Archeologico Comunale di Veroli, sono state oggetto di uno studio preliminare da parte di Eugenio Maria Beranger e di Achille Lamesi pubblicato in un opuscolo di carattere locale nel 2012 (E. M. Beranger – A. Lamesi, Un’ascia di bronzo rinvenuta a Monte Castello in Veroli), che ha permesso di inquadrare i due manufatti in un orizzonte cronologico riferibile ad una fase non troppo avanzata del Bronzo medio, fornendo soprattutto per l’ascia convincenti confronti con simili rinvenimenti laziali. In particolare, l’ascia troverebbe puntuali confronti con il tipo a margini fortemente rialzati e tallone dritto caratterizzato da incavo appena annunciato con piccolo occhiello, identificato per un gruppo di sette elementi da una grotta di Canterano (Roma), poi trasferite al Museo Preistorico Luigi Pigorini di Roma, e per un secondo gruppo dall’area albana (dieci asce dal Villaggio delle Macine del Lago di Albano e due da Nemi).

Oltre che per la rarità intrinseca costituita dalla tipologia dei reperti descritti, sono le circostanze del rinvenimento che ne costituiscono il precipuo carattere di eccezionalità: a differenza della assoluta maggioranza delle altre asce provenienti da centri laziali, di cui si ignora il contesto preciso del ritrovamento, i materiali in oggetto provengono da depositi che possono costituirsi intatti o comunque a basso grado di interferenza da parte di attività antropiche recenti (Fig. 02).

Fig. 02 – Il sito di Monte Castello, foto aerea

Il sito di Monte Castello infatti, un falsopiano di forma troncoconica che raggiunge un’altezza massima m 1018 s.l.m., non lontano dai siti dell’età del Bronzo di Veroli – Monte San Leonardo, Sora – Monte San Casto e Monte San Giovanni Campano – Monte Castellone/Monte Cornito,risulta completamente disabitato e privo di costruzioni moderne nella parte sommitale; qui il rilievo vede al proprio interno un’area rialzata in posizione centrale caratterizzata da porzioni emergenti del sostrato geologico in calcare litoide e massi non squadrati disposti in forme circolari o ovali. Queste forme, che vanno da un diametro minimo di m 2 ad un massimo di 5, sembrano corrispondere alle basi di sei costruzioni, identificabili presumibilmente in capanne lignee (Fig. 03).

Fig. 03 – Area centrale, impronte circolari e ovali

La stessa area sommitale, ben difesa sui lati nord e sud da pareti a strapiombo, risulta circoscritta sui versanti est e ovest da due linee di massi in gran parte crollati, forse corrispondenti originariamente a mura in opera poligonale; presso l’angolo nordovest, invece, una depressione carsica di forma circolare (diametro circa m 14, profondità massima m 3,50) le cui pareti sembrano a tratti rinforzate da massi sovrapposti, è stata interpretata come probabile neviera (Fig. 04);

Fig. 04 – La probabile neviera

presso l’angolo nordest, infine, un rialzo del banco calcareo sembra essere stato

oggetto di operazioni di spianamento e lavorazioni che lo hanno reso atto a costituire un punto di controllo, capace di completa visibilità verso le valli del torrente Amaseno e di Capodacqua. Si segnalano altresì, rispettivamente

Fig. 05 – Il masso rialzato

presso l’angolo nordovest e la porzione centrale del falsopiano, la presenza di un masso di notevoli dimensioni e di forma parallelepipeda (peso stimato circa 12 quintali) che risulta staccato dal livello attuale del terreno di circa 20 centimetri attraverso quattro piccoli massi disposti presso gli angoli della faccia inferiore del masso stesso (Fig. 05) e una pietra calcarea di medie dimensioni (lungh. cm 45, largh. cm 25, h cm 20) con segni di lavorazione che farebbero pensare ad un utilizzo quale rudimentale macina (Fig. 06).

Fig. 06 – La pietra utensile (probabile macina a mano)

 

Le ricognizioni sul falsopiano e alla base degli strapiombi sui lati nord e sud dello stesso hanno portato al rinvenimento di un buon numero di frammenti vascolari in impasto riferibili a contenitori di uso domestico e un frammento di ossidiana di forma lanceolata con un margine tagliente, forse utilizzata come strumento di taglio (Fig. 07).

Fig. 07 – Frammenti ceramici da Monte Castello

Monte Castello dunque, alla luce dei materiali rinvenuti e delle emergenze riscontrabili al suo interno (già ben intuibili pur in assenza di attività di scavo), ed in ragione della relativa assenza di antropizzazione recente, sembra configurarsi come sito di eccezionale e rara potenzialità per la ricerca archeologica sulle dinamiche antropiche dell’età del Bronzo nel territorio laziale.

Per la relativa vicinanza alla compagine urbana di Veroli e ad aree servite da viabilità in buono stato manutentivo, la potenzialità archeologica del sito si accompagna ad una spiccata propensione alla fruibilità, incentivabile in primo luogo attraverso la costituzione di percorsi attrezzati di valore archeologico-naturalistico; l’attività di fruizione e di frequentazione guidata potrebbe infine immaginarsi sviluppata in pieno parallelismo con le attività di indagine archeologica, coniugando così in modo efficace e virtuoso ricerca scientifica, coinvolgimento attivo della popolazione e promozione turistica del territorio.

In particolare, in via del tutto preliminare, si potrebbe immaginare un piano programmato che coniughi attività di indagine topografico-archeologica e fruizione turistica:

  • Progetto di ricognizioni archeologiche e indagini archeologiche stratigrafiche sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale (di seguito SALEM), condotte attraverso apposita convenzione da stipulare tra Comune di Veroli, SALEM e Università (da definire, contatti con Sapienza Università di Roma e Università degli Studi di Cassino) e seguite da professionista archeologo o team di professionisti (archeologi stratigrafi, topografi, esperti ceramologi, specialisti per l’età del Bronzo).

  • Progetto per percorso turistico attrezzato di carattere naturalistico-archeologico, mirato alla fruizione del sito in generale ma anche alla visita (guidata) al cantiere archeologico durante le campagne di scavo. Il percorso dovrà prevedere aree sosta attrezzate e fornite di pannelli esplicativi di carattere naturalistico (geologia dei luoghi, flora e fauna locale), topografico e archeologico.

  • Progetto didattico rivolto alle scuole del territorio: visite guidate e laboratori di archeologia sperimentale (scavo stratigrafico, topografia e strumenti cartografici, ceramologia, restauro, numismatica, simulazioni pratiche su usi e vita quotidiana nell’antichità) condotti da guide turistiche e archeologi professionisti.

  • Creazione di un polo attrattivo turistico che coinvolga esercizi commerciali locali per la promozione dei prodotti locali (stand temporanei e, in prospettiva, fissi), punti di informazione turistica, punto ristoro, locali per la didattica e laboratori per archeologia sperimentale (cfr. punto precedente).

Dott. Sergio Del Ferro
Archeologo

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Facciamo un SAL

Ogni tanto bisogna fermarsi per osservare la strada già fatta ed alzare lo sguardo al fine di  scrutare il percorso che ancora ci attende per capire se la direzione intrapresa sia ancora quella giusta.
A metà dell’anno corrente, l’associazione Lamasena ha lavorato su tanti temi che provo a riassumere:

 1) Finalmente, dopo una fruttuosa ricerca,  i soci hanno una casa in cui incontrarsi e sviluppare progetti.  Questa casa si trova nel contesto migliore possibile per gli amanti dell’ambiente. Infatti,  essa è immersa nel verde dell’area pedemontana dei Monti Ernici in località Scifelli di Veroli. Il luogo è stato oggetto di interventi di risanamento da parte dei soci che si sono adoperati per rendere la loro casa il più accogliente possibile.

2) Il circolo ha aderito al progetto del MIUR:  Alternanza Scuola Lavoro. Il progetto  vedrà protagonisti i volontari nel delicato compito di fare formazione ambientale a studenti liceali che, contestualmente, potranno  fare attività all’aria aperta cimentandosi con la realizzazione di orti sinergici,   campionare le specie botaniche dell’area pedemontana dei Monti Ernici,  curare le aree verdi affidate al circolo o sviluppare la manualità – ormai rara- nell’uso di utensili per attività artigianali.

3)  Attuazione del bando del MIUR: Ecological Tech ( vinto in collaborazione con l’ Istituto Comprensivo Giovanni Paolo II di Arce – in qualità di soggetto proponente)  che vedrà i soci Lamasena impegnati  –  assieme agli alunni dell’istituto ed a partire da settembre prossimo –  sul tema della tutela e valorizzazione del territorio.

4) Manutenzione del giardino Aromari con la creazione di un primo orto di erbe officinali e aromatiche.

5) Realizzazione della manifestazione : Eventi Al Castello Ducale che ha visto le rappresentazioni – per una settimana – dei protagonisti locali che maggiormente si spendono per la difesa e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale , artistico, faunistico, agricolo e botanico del contesto geografico dei Monti Ernici e dell’areale del torrente Amaseno.

6) Realizzazione del concorso RAEE@Lamasena che ha avuto una eco che , di molto, ha oltrepassato i confini della provincia ciociara, dopo il notevole successo riscosso con la prima edizione presso la scuola primaria di Strangolagalli.

7) Realizzazione del progetto degli orti nelle scuole che ha visto la partecipazione di tanti plessi ed istituti:  l’Angelicum di MSGC,  il plesso scolastico di San Lucio di Boville Ernica, la scuola primaria di S.Francesca di Veroli,  la scuola  primaria di Passeggiata San Giuseppe di Veroli,  le scuole dell’infanzia di Ceprano ( in quest’ultimo istituto comprensivo , il progetto è diventato permanente con il suo inserimento nel piano TPOF)

8) Organizzazione dell’importante convegno sull’evento storico La Battaglia di Bauco che ha visto la testimonianza di studiosi delle vicende belliche del delicato periodo storico dell’Unità d’Italia

9) Giornata ecologica:  SERR 2017,  nei pressi di  Monte Castellone, a cavallo dei comuni di Veroli – Sora e Monte San G. C.  Nell’occasione i volontari del circolo hanno fatto sinergia con altre associazioni territoriali per pulire e restituire la giusta visibilità a un luogo  pieno di cultura, storia ed archeologia

Il prossimo futuro riserva progetti che riguardano  la possibile realizzazione di un ecomuseo , la manutenzione del Parco Cavallaro a S.Francesca, in fase di realizzazione, e  il progetto del riassetto dell’epigrafe di Pozzo Faito.

Mi sento di affermare che tutto il lavoro di volontariato ambientale , svolto dagli attivisti del circolo Lamasena, sia necessario  – se non essenziale –  per la nostra terra e per l’intera comunità.  Tuttavia,  la vita stessa dell’associazione dipende  dall’humus sociale che le gira intorno e, quindi, dal positivo o meno contesto culturale che ne è il principale ispiratore.

Remo Cinelli

Storia e Cultura al Castello Ducale

All’interno dell’incantevole cornice del castello Ducale di Monte San Giovanni Campano,  il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato una settimana di incontri, dibattiti e mostre che si terranno dal 18 al 23 aprile 2017.
Il Calendario eventi è il seguente:

1 – Convegno su Fauna e Flora dei Monti Ernici. –  18 aprile,   ore 18.00

  • Marco Sarandrea (erborista) dell’omonima liquoreria  di Collepardo presenta: Gli Ernici, i monti delle erbe: storia, tradizione e prospettive future;
  • Fausto Quattrociocchi (biologo): Il turismo ecologico, o ecoturismo, può rappresentare oggi una nuova opportunità lavorativa;
  • Bruno Petriglia (botanico): Paesaggi, vegetazione e flora dei monti Ernici attraverso immagini originali

2 – Brainstorming: intervalli artistici di Bruni Marika , Pantano Gian Maria, Rossi Enrico, Sattin Tania, Scarpetta Sara. Relatori  : Cascone Giulia e Iannuccelli Riccardo. –   21 aprile, ore: 14.00 – 17.00

3 – Dibattiti su Ambiente, Storia e Territorio:  –  21 aprile:

  • Massimiliano Mancini (editore e scrittore)  presenta i libri: “I Volsci e il loro territorio” e “L’altra faccia della Luna“.  Modera Alessio Silo –  ore: 17.00 – 17.45
  • Laura Quattrociocchi (permacultrice): Agricoltura del non fare: dalle origini agli orti sinergici per coltivazioni naturali e sostenibili  –  ore: 18.00 – 18.30
  • Arduino Fratarcangeli (sociologo): L’Economia cos’è? E perché sempre di più il sociale entra nell’economia? ;  –  ore: 18.30 – 19.00
  • Sara Leo (biologa): La dipendenza dai pesticidi  –  ore: 19.00 – 19.30

4  – Sessione formativa,  dedicata agli alunni della scuola primaria,  dal titolo “Il Tempo dei Ciociari“.  Orologio naturale: Presentazione della Gnomonica ed esposizione di progetti per la costruzione di  meridiane, curato dal dott. Nicola Severino. –  22 aprile,  dalle ore 9.30

5 – Mostra permanente dell’artista Marco Perna:  “Le Mie Radici Le Mie Ali“,  con la collaborazione straordinaria degli artisti: Rita Turriziani Colonna (scultura), Claudia Cammarata (pittura). All’apertura della mostra si terrà una commemorazione del maestro monticiano Manlio Sarra  nei racconti  dei partecipanti alla “Libera Accademia di Pittura”   e  la testimonianza di Francesco Sarra,  figlio dell’artista  scomparso.  L’esposizione delle opere si terrà dal 18 al 23 aprile.  – Vernissage: martedì  18 aprile alle ore 16.30 .

 

La battaglia di Bauco

Articolo di stampa –  pubblicato sul quotidiano  “L’Inchiesta” –   sul convegno tenutosi il 28 gennaio 2017 a Boville Ernica che ha rievocato “LA BATTAGLIA DI BAUCO“.20170128-battaglia-di-bauco

RITORNO ALLA TERRA – ORTI DIDATTICI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA – I BIMBI HANNO MESSO A DIMORA LE PIANTINE

Nei giorni scorsi i bambini delle scuole dell’infanzia di Ceprano frequentanti i plessi “Fornaci”, “Fraschetti” e “Colletassetano”, con la sapiente direzione delle insegnanti, hanno messo a dimora i primi ortaggi, quelli invernali, nei loro orti preparati nel mese di novembre dai volontari di Legambiente Lamasena.

Con i fondamentali “p’zzuch”, realizzati a mano, i bimbi hanno posizionato nei solchi degli orti circa 40 piantine di aglio, cipolla, lattuga invernale e cicoria ed hanno provveduto alla iniziale operazione di irrigazione.

Nei prossimi giorni i volontari Legambiente effettueranno dei sopralluoghi nei plessi per verificare che tutto proceda bene.

E’ partita così la fase fondamentale di questo progetto educativo in cui i bambini, in così tenera età, impareranno facendo, sperimentando e divertendosi vedendo crescere, sotto le loro amorevoli cure, gli ortaggi.

Riccardo Viselli

Uno degli orti con le piantine

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Orti nelle scuole dell’infanzia a Ceprano: terminata la fase 1

Si è conclusa la prima fase del progetto “Orti nelle scuole dell’infanzia” nei tre plessi dell’Istituto Comprensivo di Ceprano.

Sono stati realizzati i recinti in paletti di castagno abbelliti con cordoncini di colore diverso a seconda della specie vegetale alla quale è stato dedicato ciascun orto e sono state apposte le tabelle informative.

Le operazioni di vangatura, riportando simbolicamente in vigore una antica tradizione che vedeva gli abitanti dei comuni vicini venire a Ceprano per aiutare gli agricoltori locali in questa dura attività preliminare, sono state svolte con il fondamentale aiuto degli esperti Silvano Veronesi (di Monte San Giovanni Campano, vice presidente del Circolo), Vincenzo Silo (di Monte San Giovanni Campano) e Pietro Sordilli (di Boville Ernica) che hanno operato nei plessi “Fornaci” e “Fraschetti” nella giornata di sabato 5 novembre e Daniele Di Folco (di Ceprano) e Giovanni Manna (di Pico) che hanno predisposto l’orto nel plesso “Colletassetano” nella giornata di sabato 12 novembre.

Ora verrà dato avvio alla fase 2 in cui i bambini diventeranno, sotto la guida delle insegnanti, i protagonisti del progetto. Verranno fornite ad ogni plesso 28 piantine invernali che non temono il gelo (7 per ognuno dei solchi realizzati in ogni orto): aglio, cipolla, lattuga invernale e cicoria. Verranno inoltre forniti i fondamentali p’zzuch’ ed alcuni innaffiatoi che potranno essere agevolmente utilizzati dai bambini per curare il loro orto.

I bambini provvederanno a mettere a dimora le piante e ad effettuare le prime operazioni di innaffiatura e successivamente di reinterro.

Un grazie quindi all’Istituto comprensivo di Ceprano che ha creduto ancora una volta in questo fondamentale progetto educativo, alle insegnanti, ai vangatori e soprattutto ai bambini che, siamo certi, impareranno facendo, sperimentando e divertendosi.

Riccardo Viselli

Orto rosso pomodoro “Fornaci”, giallo peperone “Fraschetti”, verde zucchino “Colletassetano”

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Vincenzo Silo, Pietro Sordilli, Silvano Veronesi, Daniele Di Folco, Nunzio Colella

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I solchi e l’uso degl’ p’zzuch’

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Il messaggio lasciato ai bambini

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ORTI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA

Legambiente Lamasena lancia, in collaborazione con alcuni Istituti Comprensivi del territorio, un progetto ambizioso e dall’indubbio valore educativo: “Ritorno alla terra – Orti didattici nelle scuole dell’infanzia”.

Verranno infatti realizzati piccoli orti nelle scuole dell’infanzia di Ceprano, Boville Ernica e Stangolagalli.

L’obiettivo che il circolo e le istituzioni scolastiche si pongono è di far apprezzare, da parte dei bambini, l’attività della coltivazione, uno dei gesti più antichi della civiltà umana che introdurrà i piccoli scolari alla conoscenza del loro territorio, al funzionamento delle attività che consentono di avere a tavola cibi sani, ai meccanismi della natura.

I bambini, sotto la guida delle insegnanti e dei volontari Legambiente, “impareranno facendo”, svilupperanno la manualità e prenderanno coscienza degli elementi naturali ed ambientali: saranno loro a prendersi cura dell’orto seminando le piantine, rimuovendo le erbacce, irrigando quando necessario.

Inoltre, i bambini impareranno a conoscere ciò che mangiano quotidianamente producendo da soli alcune tipologie di verdure nel rispetto delle risorse del loro giardino.

Le attività inizieranno domani, sabato 5 novembre, in tre dei quattro plessi della Scuola dell’infanzia di Ceprano (Fornaci, Fraschetti, Colletassetano) con le operazioni di vangatura a mano e realizzazione di un piccolo recinto in paletti di castagno, realizzati faticosamente e sapientemente da Nunzio Colella, che servirà a delimitare l’area e a conferirle la giusta importanza all’interno dell’area scolastica.

Gli orti saranno caratterizzati da un colore dominante, richiamato nelle tabelle illustrative e nelle strutture utilizzate per realizzare il recinto: orto rosso pomodoro alle Fornaci, giallo peperone alla Fraschetti e verde zucchino a Colletassetano.

L’operazione di vangatura verrà condotta rigorosamente a mano, riportando in auge uno strumento, la vanga, che nei tempi antichi era l’unico ausilio per i coltivatori della terra di Ciociaria: a tal proposito verrà rievocata anche una antichissima usanza che vedeva abitanti dei comuni delle colline ciociare (Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Veroli) scendere nella vallata per dare una mano nel durissimo lavoro agli amici di Ceprano.

Una importante delegazione di “vangatori”, infatti, guidata dall’instancabile vice presidente del circolo Silvano Veronesi, renderà possibile la dura ma bellissima operazione della prima preparazione dei terreni che saranno adibiti ad orti.

Nei prossimi mesi pubblicheremo ulteriori articoli con descrizione delle attività che verranno portate avanti anche negli altri comuni del territorio

Riccardo Viselli

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Puliamo del vie dei Cammini 2016

20160924-brochure-2016All’interno della manifestazione nazionale Puliamo il Mondo 2016, il circolo Lamasena ha organizzato, per sabato 24 settembre,  la pulizia dei cammini della religiosità e dei pellegrinaggi.

L’evento ha l’obiettivo di valorizzare alcuni sentieri che costituiscono i tratti della via Benedicti, della via Francigena del Sud e del Cammino di San Bendetto che insistono nei territori che si snodano attraverso  le città di Collepardo,  Veroli, Monte San G. C., Boville Ernica e Strangolagalli.

La manifestazione Puliamo Le Vie Dei Cammini, alla sua seconda edizione, è la declinazione locale di Puliamo il Mondo in cui Legambiente riveste il ruolo di comitato organizzatore per l’Italia. L’evento coinvolge tutte le amministrazioni comunali che sono interessate al progetto del circolo.  I rifiuti che saranno raccolti potranno essere conferiti all’interno di una cassa scarrabile che verrà  collocata presso il campo sportivo di Casamari. La presente cassa è messa a disposizione dall’amministrazione comunale di Veroli.

Un gruppo di volontari sarà presente presso gli archi dell’antico acquedotto dell’Abbazia di Casamari per l’accoglienza dei viandanti che, dopo aver percorso i vari cammini, convergeranno tutti all’interno del suo giardino Aromari (AROmi a casaMARI).

All’interno dell’area verde, a tutti i partecipanti  saranno offerti assaggi della enogastronomia ciociara e le crespelle preparate dall’associazione degli Amici della Sagra della Crespella di S. Francesca.

Le associazioni partecipanti all’evento sono molte e tutte motivate dal comune obiettivo di sensibilizzare i cittadini ed enti al rispetto del territorio per  rigenerarlo in ottica ecologista.

La sicurezza stradale dei viandanti sarà assicurata dai Nuclei di Protezione Civile di Strangolagalli, Boville Ernica e Veroli a cui si affiancheranno quelle di Monte San G. C.: Cilvilmonte ed EC Volontari d’Italia.  Nel tratto verolano, l’associazione La Compagnia dei Viandanti effettuerà il servizio di guida. Infine, La Misericordia di Monte S. G. C stanzierà presso Casamari con una sua ambulanza per garantire il servizio sanitario.

L’evento prevede il coinvolgimento di diversi istituti d’istruzione, dal Liceo Giovanni Sulpicio di Veroli , all’istituto Viselli di Strangolagalli, all’istituto Armellini di Boville Ernica e all’Istituto Angelicum di Monte S. G. C. In ciascuna scuola si organizzeranno incontri diretti tra rappresentanti legambientini ed istituzionali  con le delegazioni degli studenti per  sensibilizzare quest’ultimi ai grandi temi ambientali ed avvicinarli, quindi, alla conoscenza della manifestazione Puliamo il Mondo nella sua espressione locale.

Di seguito, sono riportati i cammini programmati:

Cammino di San Benedetto, da Civita di Collepardo , Santa Francesca, Casamari   totale percorrenza di KM 14  in 4:30 ore circa  Raduno a  Civita “San Nicola ”  alle ore 7.45 à  S.P. Trisulti-S.M. Amaseno “Lo Stallone” –  Località Tesoro – Case Baghella à  Fosso Taravato à  Case Taravato, Case Vernieri, S.M. Amaseno – Case Cristini à  San Cesareo –  Scattaruggine – Santa Francesca (arrivo previsto alle ore 9.30) – Colle Spagnolo à Ponte Morone Sordillo – Fosso Scalamorone à Ponte Case Cerelli – Case Ciame’ – Case Fisco – Case Le Gaude – Ara delle Monache – Ponte Malanome – Casamari.

Cammino: Piazza Mazzoli di Veroli  – Casamari di Veroli  – totale percorrenza di KM 9.6  in 3:30 ore circa
Raduno in Piazza Mazzoli ore 9.00 à si scende per Liceo G.Sulpicio –  si scende per via Bagno in direzione La Mosca – si prosegue per il bivio per Santa Francesca  per proseguire per la contrada Valle d’Ambra – si sale per Chiarano in direzione Colleberardi con passaggio nel suo centro storico – Si prosegue fino ad incrociare la SP 263 Casamari Scifelli – si prosegue in direzione Casamari fino a raggiungere Casamari.

 Cammino : Piazza Guglielmo Marconi di MSGC – Casamari di Verolitotale percorrenza KM 6,00 in 3 ore circa
Raduno in piazza Guglielmo Marconi ore 9.00,   prendere via Roma e per via colle fiorito arrivare sopra l’orologio,  e salire per piazzale Corte –  si scende per Pozzo San Paolo (in corrispondenza della sede della banca Unicredit) e si sale per Colle San Marco –  Sosta alla Scuola media Angelicum”         – si continua per la cima di San Marco e si segue la strada sterrata che porta fino all’abitato di Colle Pupazzo. –  Si scende fino ad incrociare la provinciale di via Colle Bianco proseguendo in direzione Reggimento. – In prossimità del civico 49, si prende il tratturo a sinistra, verso l’Abbazia di Casamari.

Cammino: Piazza Sant’Angelo – Cologne –  Ripiano – Casamari Veroli- totale percorrenza KM 8,00 in 3 ore circa
Raduno in piazza Sant’Angelo alle ore 9.00 e, con gli studenti della locale scuola Armellini si percorrono  le vie perimetrale del centro storico – si prosegue in direzione Rotabile – si sale verso Cologne e, mantenendo sempre la desta, a metà costa, si va verso via Foreste – Si scende verso il versante che guarda MSGC, si attraversa la via Antica, si passa un ponticello e si va verso Ripiano  – si attraversa il fosso Bauco, e si risale fino ad incrociare la SP – si gira a sinistra e dopo mt 50 mt dall’abitato  si svolta a dx su un tratturo che ti porta su un ponticello che attraversa il Torrente Amaseno – si prosegue a dx, verso l’Abbazia di Casamari.

Cammino piazza Elena a Strangolagalli – Casamari – totale percorrenza KM 12,00 in 4 ore circa
Raduno in piazza Elena a Strangolagalli, ore 08.45 – Si scende peri ponte S.P. Strangolagalli – Arce (ore 09.15) – via Francigena Sud (Castelnuovo – confluenza Rio Argento/Amaseno – punto 113 ore 10.30) Reggimento – Enrica Market (11.15) – abbazia Casamari (11.50).

Il Grano Antico Frassineto

12140863_905833819496152_4635047953312903574_oA fine Ottobre 2015  il circolo Lamasena ha iniziato un esperimento di coltivazione di un di grano antico della qualità Frassineto presso lazienda agricola La Valle di Monte San G. C. Il Frassineto è un frumento tenero,  diffuso fino all’inizio del novecento in molte regioni del centro e del nord Italia che è stato soppiantato da semi ibridi recenti che rispondono più a esigenze mercantili che di qualità.
L’associazione Lamasena ha reperito 50 Kg del seme  presso l’azienda agricola Zanellato di Cuneo che ne ha fatto dono al circolo per permettere d’iniziare, con l’aiuto dell’agriturismo La Valle, una nuova sperimentazione d’agricoltura etica, orientata alla qualità e sostenibilità dei prodotti alimentari.
Nell’occasione fu rievocato il rito contadino – ormai dimenticato – della semina del grano che troppo frettolosamente è stato soppianto dalle liturgie della quotidianità, in perenne rincorsa dei miti dell’apparire ma che ha rinunciato, in primis, alla qualità degli alimenti che arri13615102_10204773733621770_3930774262641323166_nvano sulla tavola.

Il 9 luglio 2016,  si è proceduto con mietitura del grano dopo che se ne è constatato il giusto grado di maturazione.   Nella coltivazione non sono stati utilizzati diserbanti o  concimi, si è lasciato che il grano stesso vincesse la sua sfida contro le erbi infestanti attraverso le sue caratteristiche genetiche che sono la rapida crescita e la sua altezza, quasi doppia rispetto alle qualità di grano più comuni.  Per queste sue caratteristiche  è particolarmente idoneo nelle colture totalmente biologiche.  A fronte di tali aspetti positivi, il frassineto ha altre due peculiarità che ne hanno decretato il suo abbandono commerciale. Esse sono la resa minore ( nel caso sperimentato, 50 kg di grano ne ha prodotto circa 250 Kg)  rispetto ad altre qualità e una tendenza all’allettamento in caso di prolungati periodi di maltempo.  Tuttavia, il Frassineto ha ottime caratteristiche nutrizionali per il suo bassissimo  contenuto di glutine che si traduce in una maggiore lentezza della lievitazione nella panificazione che, a sua volta, implica una maggiore digeribilità  e tollerabilità, soprattutto per chi ha problemi nell’assunzione di glutine.

Remo Cinelli

Relazione sul convegno: A come Amianto … A come Asbestosi

2-amiantoLo scorso 1 luglio, presso la Sala Conferenze dell’Abbazia di Casamari, con nutrita partecipazione ed importante presenza dei vertici provinciali delle forze dell’Ordine, si è svolto il convegno organizzato dal circolo Legambiente Lamasena dal titolo “A come amianto…A come asbestosi”.

Con questo evento ci si è posti l’obiettivo di tracciare lo stato dell’arte sul problema amianto per quanto riguarda la prevenzione sanitaria, la tutela della salute, lo stato delle bonifiche e dello smaltimento, l’informazione, il monitoraggio ed il controllo.

Il Presidente del circolo, Ing. Remo Cinelli, ha introdotto i lavori ricordando l’incredibile numero di morti a causa dell’esposizione a questo minerale e le enormi quantità ancora presenti sul nostro territorio. Ha quindi presentato i relatori spiegando che sarebbe stata illustrata l’attività della regione sul fronte normativo, del servizio sanitario e dell’Asl sul piano della prevenzione e dell’assistenza ai malati, dell’Arma dei Carabinieri in materia di prevenzione dei reati connessi alla gestione dei rifiuti e delle associazioni Legambiente e LILT in materia di comunicazione ai cittadini.

L’onorevole Cristiana Avenali, promotrice della legge 93 del 2013 sul tema, ha innanzitutto evidenziato come sia urgente e necessario approvare una legge regionale sull’amianto, che manca da 24 anni e cioè da quando la legge nazionale stabilì che le regioni sarebbero dovute intervenire e legiferare. La proposta di legge in discussione affronta il tema in modo sinergico e completo: prevede infatti completamento della mappatura e della bonifica, sorveglianza e prevenzione sanitaria per esposti, ex esposti e potenzialmente esposti, norme per lo smaltimento di piccole quantità sotto l’egida comunale ed un piano regionale per le opere complesse, formazione ed informazione per Asl, operatori ed imprese e sportelli amianto per i cittadini.

Il Dott. Fulvio Cavariani, Direttore del Centro Riferimento Amianto della Regione Lazio, ha discusso ed analizzato i primi dati sul censimento della presenza di amianto nella regione, condotto in una prima fase mediante l’invio di un questionario relativo agli edifici pubblici o aperti al pubblico ed in una seconda fase con l’utilizzo delle tecniche di rilevamento aerofotografico o satellitare, in considerazione del fatto che circa l’80-90% dell’amianto è contenuto nelle coperture in cosiddetto cemento/amianto. Nella sola provincia di Frosinone sono stati quindi individuati 76 edifici con presenza di amianto per un totale di oltre 150 tonnellate di materiale compatto e di circa una tonnellata di materiale friabile. Relativamente agli edifici scolastici, nella nostra provincia ne sono stati individuati 3 con presenza di amianto, fortunatamente in aree generalmente non accessibili agli studenti. Con la seconda fase del censimento si è arrivati finora a coprire, essenzialmente per mancanza di fondi, solo il 12% del territorio regionale: nella provincia di Frosinone sono stati analizzati 175 chilometri quadri, con individuazione di 540 coperture in cemento/amianto per un totale di circa 400.000 metri quadrati. Nell’intera regione sono stati individuate circa 80.000 tonnellate di coperture: se si estende questo valore, relativo al solo 12% del territorio, all’intera regione si ottiene un valore di circa 700.000 tonnellate. Considerando poi che la presenza di amianto nelle coperture rappresenta circa l’80-90% del totale si può stimare una presenza di amianto nella nostra regione pari a 1 milione di tonnellate. Nel periodo 2004-2015, per quanto riguarda le attività di bonifica, sono state rimosse mediamente 12.500 tonnellate di amianto/anno nell’intera regione: se questo valore non verrà considerevolmente aumentato, per la completa bonifica occorreranno circa 80 anni.

La dott.ssa Elisa Romeo, del Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma 1, ha reso noti i dati del Centro Operativo Regionale del Lazio sui tumori professionali con particolare riferimento ai mesoteliomi maligni: dal 2001 al 2015 nella nostra regione sono stati segnalati ben 1.122 casi di cui la maggior parte in uomini di età superiore ai 65 anni. Di questi, 63 (pari al 5,6%) sono stati registrati in pazienti residenti nella ASL Frosinone. Più nel dettaglio, è stato illustrato che i comuni di residenza maggiormente interessati sono stati Frosinone con 8 casi, Cassino con 7, Ferentino con 5, Castrocielo, Ceccano e Piedimonte San Germano con 3. Particolare riguardo è riservato ai lavoratori della ditta Cemamit, che operò a Ferentino dal 1965 al 1984 nella produzione di manufatti in cemento/amianto: in una coorte di 141 lavoratori sono stati posti sotto osservazione 29 soggetti ed individuati 21 casi di tumori maligni ricollegabili all’esposizione all’amianto. Il dato sconfortante è che, considerato il tempo di latenza di circa 40 anni, il picco delle manifestazioni non è ancora stato raggiunto.

La dott.ssa Rosa Ferri, responsabile del progetto amianto della Asl di Frosinone, ha illustrato l’impegno dell’Azienda sanitaria per la tutela dei lavoratori e dei cittadini. Sempre con riferimento alla coorte dei 141 lavoratori della Cemamit, la Asl di Frosinone ha attualmente in cura 6 casi di mesoteliomi mentre altri 60 ex dipendenti della ditta sono deceduti. L’attività si concentra essenzialmente su quattro direttrici: ascolto e counseling del cittadino per una corretta comunicazione e gestione del rischio, informazioni al cittadino per le corrette modalità di bonifica, informazione alle aziende e produzione di materiale informativo per cittadini ed aziende. La Asl, inoltre, offre supporto agli Enti in materia di attività di microraccolta, di valutazione dello stato di conservazione dei manufatti in cemento/amianto e per le attività di analisi chimiche, rese gratuitamente se richieste da amministrazioni comunali. Interessante è stata l’illustrazione del caso di studio di Ferentino sulle attività di microbonifica.

Il Dott. Norberto Venturi, Presidente della Lega Italiana Lotta ai Tumori di Frosinone, si è soffermato sulle conseguenze per la salute nei soggetti esposti ad amianto: asbestosi, mesotelioma pleurico – peritoneale, cancro ai polmoni, neoplasie gastrointestinali e della laringe. L’asbestosi consiste in un processo degenerativo polmonare con formazione di cicatrici fibrose che provocano insufficienza respiratoria con scarse possibilità di terapia ed è diffusa tra lavoratori con esposizione medio – alta alla sostanza (tra i 10 ed i 15 anni); il mesotelioma pleurico-peritoneale è causato da esposizioni anche relativamente limitate con scarse possibilità di cura e con tempi di manifestazione piuttosto lunghi che vanno da  25 a 40 anni; il cancro ai polmoni, invece, è dovuto ad una serie di concause che si sommano all’esposizione all’amianto come il fumo di sigaretta e l’inalazione di particelle sottili (PM10 e PM2.5). Ha poi reso noto che il Ministero della Salute ha valutato in circa 1.000 i morti ogni anno per causa connesse all’esposizione all’amianto. Il dato importante è che non è stata ancora definita una soglia minima di esposizione al di sotto della quale può essere considerato basso il rischio di contrarre malattie e che l’attività di ricerca medica è concentrata sullo studio di nuovi biomarcatori in grado di segnalare in tempi molto precoci l’attivazione dei meccanismi in assenza di sintomatologie o segni clinici.

Il Capitano Marco Cavallo, comandante del Nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri di Roma, ha descritto l’attività della sezione specialistica da lui diretta con particolare riferimento ai reati commessi nella gestione dei rifiuti. Ha evidenziato che detenere manufatti in cemento/amianto non costituisce reato e che i problemi insorgono allorquando si decida di disfarsi degli stessi: in quel momento il prodotto diviene infatti un rifiuto e la sua rimozione e gestione va affidata a ditte specializzate iscritte in apposite sezioni dell’Albo nazionale dei gestori ambientali i cui riferimenti è possibile reperire sul sito www.albogestori.it

Infine il Dott. Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, si è soffermato sulla necessità di procedere speditamente all’approvazione della legge regionale illustrata dalla consigliera Avenali e nel contempo redigere un dettagliato e praticabile piano di realizzazione di impianti di smaltimento o di inertizzazione dei rifiuti prodotti nelle operazioni di bonifica: senza queste infrastrutture, infatti, le attività di bonifica non potranno avere quello slancio necessario per procedere alla rimozione delle enormi quantità presenti nella nostra regione e nella provincia di Frosinone. Fino ad oggi i materiali rimossi sono spesso stati spesso inviati all’estero, segnatamente in Germania ed Austria, ma la capacità di ricezione degli impianti di questi due Stati sono al limite e non sarà possibile per loro accogliere nel prossimo futuro ulteriori quantità. Ha illustrato poi le campagne di comunicazione annuale che l’associazione svolge sul tema, con la produzione di materiali informativi scaricabili dal sito www.legambiente.it

Ringraziamenti

I  soci dell’associazione Lamasena di Legambiente  ringraziano la congregazione cistercense dell’abbazia di Casamari che ha gentilmente offerto la sala conferenze per lo svolgimento dell’evento.

A fine convegno è stato offerto ai presenti un buffet aperitivo molto singolare, pensato per proporre agli ospiti e ai relatori i sapori semplici della tradizione ciociara basati sul buon vino, sul pane appena sfornato e sull’olio extra vergine.

Per realizzare tale proposta,  il circolo si è avvalso della disponibilità di aziende che hanno voluto rappresentare il loro amore per i  prodotti di altissima qualità enogastronomica. Qualità che  si manifesta con la loro costante ricerca dell’eccellenza nella produzione come nella trasformazione dei prodotti culinari.

Il ristorante “La Pineta” ha offerto pane e tartine di uova di quaglia9-PINETA provenienti dall’azienda agricola Gallolarino. Panetti di grano antico, macinato a Pietra, della qualità Senatore Cappelli e panetti di mais dai sapori unici  declinati dalla sapiente  re-interpretazione della più raffinata tradizione ciociara.

5-CIERAL’azienda cooperativa La Ciera dei Colli ha offerto l’olio extra vergine della omonima qualità olivicola con cui  è stato condito il pane che un tempo rappresentava l’usuale spuntino dei  contadini i quali arricchivano il tutto con una spolverata di zucchero per realizzare la gustosa merenda: pane zucchero ed olio.

L’azienda Res Ciociaria ha offerto i vini rossi e bianchi prodotti da 13-sponsorvitigni  autoctoni delle campagne Ripane, sapientemente ottenuti da  mescolanze di uve che conferiscono ai vini fragranze  eccellenti tutte da gustare.   A tali aziende va la più sentita gratitudine da parte di tutta l’associazione Lamasena.

Riccardo Viselli