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Puliamo il mondo 2019

Il il 28/09/19 il circolo Legambiente Lamasena  ha organizzato  la giornata ecologica “Puliamo Aromari” presso le mura dell’acquedotto medioevale di Casamari. L’evento ha avuto il patrocinio dell’assessorato all’ambiente del comune di Veroli e si è avvalso della  collaborazione di Civilmonte.
La manifestazione è la declinazione locale di “Clean Up The World  2019”  in cui Legambiente riveste il ruolo di comitato organizzatore per l’Italia da oltre 25 anni.
I volontari hanno curato la pulizia dell’alveo del torrente Amaseno e le aree vicinali al campo sportivo Cereate. Altri gruppi di volontari dei comuni limitrofi si sono inseriti nell’iniziativa ed  hanno organizzato proprie attività di pulizia di pianori e strade. Particolarmente meritevole è stata l’adesione del gruppo Puliamo La Bagnara e il gruppo di volontari di Strangolagalli.  Quest’ultimi hanno provveduto a bonificare tutta l’area di Rio Argento e si sono avvalsi dell’aiuto della locale Protezione Civile e della Pro Loco. Anche a Strangolagalli, l’amministrazione comunale ha fornito il proprio patrocinio all’evento.

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Il territorio di Santa Francesca di Veroli

Il territorio del Comune di Veroli, oltre al capoluogo comprende otto frazioni nate come antiche parrocchie e sono: Casamari, Castelmassimo, Colleberardi, Giglio di Veroli, San Giuseppe le Prata, Sant’Angelo in Villa, Santa Francesca e Scifelli. Si estende per circa 120 km² confinando a nord con l’Abruzzo (Balsorano, San Vincenzo Valle Roveto e Morino ), a nord-ovest con Alatri, e Collepardo, ad ovest con Alatri, a sud-ovest con Frosinone, Torrice, a sud con Ripi e Boville Ernica, a sud-est ed a est con Monte San Giovanni Campano, ed a nord-est con Sora. Esso presenta una forma oblunga di cui la parte che si incunea a nord-est verso la Valle di Roveto (Abruzzo), rappresenta il territorio della Frazione di Santa Francesca. Occupando circa un terzo del territorio di Veroli. Con un areale rappresentato da un tratto dei Monti Ernici, le cui vette principali sono Monte Passeggio (2064 m), Pizzo Deta anche detto Peschiomacello (2041 m), Monte Fragara (2014 m), Serra Comune (1861 m), Cima d’Erba (1851 m), Monte delle Scalelle (1843 m), monte Pedicinetto (1776 m), Monte Pontecorvo (1596 m) e Monte dell’Arco. Dal punto di vista idrologico, numerosi sono i corsi d’acqua sotto forma di fossi e torrenti, il più importante per portata è il torrente Amaseno Ernico, che assieme al fosso di San Cesareo in passato, prima dell’avvento dell’energia elettrica, ospitavano mulini in pietra azionati ad acqua.

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L’incontro a Scifelli con il Sentiero Agrobiodiversità Ciociara

Di dr. Agr. Marco Cinelli
Sabato, 19.01.19 a Scifelli di Veroli, il territorio ciociaro ha vinto!!! L’incontro, organizzato da Lamasena Circolo Legambiente, che ha riunito i protagonisti di tante produzioni d’eccellenza della provincia di Frosinone, nel campo agricolo, zootecnico e della trasformazione agroalimentare, associazioni ed enti istituzionali, ha evidenziata la Ciociaria possiede capacità di cooperazione.

Tavolo delle varietà di Mais con il piccolo mulino domestico

Il seminario divulgativo, che rientra nella seconda attività del Progetto “Sentiero Agrobiodiversità Ciociara” finanziato dall’ ARSIAL grazie alla Legge n. 194 del 2015 “Tutela e Valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo ed alimentare” e promosso dall’ Istituto Agrario Frosinone – azienda agraria tramite il Responsabile del Progetto, il Prof. Giuseppe Sanna, ha avuto l’obiettivo di far conoscere e discutere di agrobiodiversità Ciociara, ma non solo, con le molte varietà vegetali e razze animali iscritte nel Registro Volontario Regionale.

Varietà di Mais

L’incontro ha fornito sorprendenti testimonianze che hanno fotografato un mondo attento e rispettoso del territorio, come ha ricordato padre Antonio Caboni che ha richiamato a riflettere sul fatto che il nostro prossimo, prima di ogni altro, è la Madre Terra.
Il tema cardine della giornata è stato il Mais e la tipica polentata di S. Antonio.
Si è partiti iniziando a parlare della varietà di Mais Agostinella, così chiamata perché  matura proprio in agosto, tipica del territorio di Vallepietra e già iscritta nel Registro Volontario Regionale, coltivata da RES Ciociaria che semina, inoltre, altre varietà a rischio di estinzione come il Fagiolone di Vallepietra.
Proseguendo con il Mais “Marano“, coltivato tipicamente in Via Marano a Ceccano, che Istituto Agrario Frosinone – azienda agraria coltiva. Varietà probabilmente pervenuta da territori nordici, così come il Mais “Quarantina“, il cui nome, ha spiegato il Dr. Agr. Igino Magliocchetti della Fattoria Didattica Marilù, deriva dalla formazione della spiga dopo circa 40 giorni dalla semina. Proseguendo con il “Mais a 8 file” di Luca Pupparo che insieme all’ Associazione “Amici Sagra Della Crespella” hanno recuperato in concomitanza con la riscoperta degli antichi mestieri.
Approfittando della presenza del Dr. Agr. Roberto Rea, referente ARSIAL per il territorio della provincia di Frosinone, le persone coinvolte hanno avuto modo di segnalare numerose varietà di mais e altre specie vegetali coltivate nel territorio verolano e ciociaro.
Una platea attenta ha ascoltato gli interessanti stakeholder che hanno parlato della loro esperienza d’impresa che ha come filo conduttore la coltivazione o l’allevamento, di varietà o di razze tutelate poiché a rischio d’estinzione, ma anche della commercializzazione dei prodotti da loro derivanti. Marco Marrocco della Azienda Agricola Biodinamica Palazzo Tronconi – Cantina&Osteria ha parlato della coltivazione di varietà viticole autoctone della Ciociaria e delle tecniche di coltivazione e vinificazione biodinamiche e dei vini prodotti che riesce, già oggi, ad esportare in tutto il mondo; Daniel Chiarlitti della La Ciera dei Colli Soc.Coop.  ha illustrato la produzione di olio ottenuto dalla molitura della Cultivar “Ciera dei Colli” ; Leonardo Tatangelo, dell’omonima azienda agricola che produce Aglio rosso e broccoletto di Castelliri, l’esperienza decennale di Paolo Scala dell’ @associazione produttori Aglio Rosso di Castelliri; e ancora, Irene Vano dell’azienda agricola SoloNero Casertano che alleva il Pelatello nero Casertano e produce prelibate carni; Goffredo Todini , della originalissima Oleoteca in Veroli Olea Salus ha testimoniato la necessità di approcciare la commercializzazione dei prodotti tipici con una visione che ne valorizzi l’univocità e la qualità.
Dopo aver riempito la mente i partecipanti hanno avuto modo di riempire anche la pancia degustando la tradizionale polenta di S. Antonio realizzata con farina di mais bramata, macinata al momento, della varietà Agostinella, condita o con sugo di salsicce, spuntature e pancetta del maiale nero casertano arricchito di olio di Itrana del Frantoio di Luigi Cocco o nella versione in bianco con i broccoletti di Castelliri, spolverata di Pecorino stagionato di Picinisco, gentilmente offerto dal La cantina dei sapori e arricchita con olio di Ciera dei Colli.
A sottolineare il valore nutrizionale della polenta è stata la Dott.sa Lorena Abballe Biologa Nutrizionista che ha illustrato l’importanza della polenta nella dieta mediterranea, alimento ricco di vitamine e sali minerali, con un basso indice glicemico sottolineando anche i rischi dovuti ad un eccesso nel consumo di questo alimento come succedeva un tempo.
Il seminario ha registrato la presenza di diverse amministrazioni comunali, pertanto, si ringrazia – per la loro fattiva presenza – il sindaco del Comune di Veroli, Simone Cretaro, che ha aperto il seminario con il suo saluto introduttivo, gli amministratori di Strangolagalli: Patrizio Perciballi e Dino Belli e gli amministratori di Castro Dei Volsci con i saluti di Massimo Lombardi e la presenza dell’assessore all’ambiente Normalenti Pier Luigi che tra l’altro stanno lavorando, anch’essi con l’ARSIAL, per il recupero di un’antica varietà di vite chiamata “Cimiciara“.
Si ringrazia inoltre Giovanni Rondinara del GAL Ernici-Simbruini, la Pro Loco Veroli, la Pro Loco Monte San Giovanni Campano, la Pro loco Castro dei Volsci, @l’associazione la scarana e la Proloco Strangolagalli
L’evento ha rappresentato un momento di confronto per annodare collaborazioni e fare sinergia per poter progettare una migliore organizzazione per la fruibilità di tutto il territorio,  anche in chiave turistica, come ha ricordato la guida Nicoletta Trento.

Valorizzazione delle colture locali

L’incontro a Scifelli, del 19.01.19,  ha rappresentato un facile pretesto per riunire i protagonisti di tante eccellenze (come si direbbe oggi, gli stakeholder delle produzioni locali) nel campo delle produzioni agricole, zootecniche e di trasformazione della Ciociaria.

Il seminario ha avuto l’obiettivo di discutere di biodiversità delle specie di mais autoctone attraverso la competenza dell’ARSIAL che ha messo a disposizione uno specifico bando  in cui il circolo Lamasena ha partecipato come partner. Al riguardo, sono stati significativi gli interventi del tecnico dell’ARSIAL, Dr. Agr. Roberto Rea, e del rappresentante della scuola capofila del “Progetto Agrobiodiversità Ciociara” dell’istituto Agrario Angeloni di Frosinone, prof. Giuseppe Sanna. Entrambi hanno ribadito lo sforzo dei due enti a difesa della biodiversità che fa uso dello strumento del “registro volontario regionale” delle risorse genetiche autoctone, a rischio di erosione, per il settore vegetale e quello animale.

Scambio delle sementi di Mais

L’incontro ha fornito testimonianze sorprendenti che hanno fotografato un mondo attento e rispettoso del territorio, come ha ricordato padre Antonio Caboni che ha richiamato a riflettere sul fatto che il tuo prossimo, prima di ogni altro, è la Madre Terra.

Nelle nuove esperienze d’impresa dei relatori si è denotato un filo conduttore che si riallaccia direttamente ai nonni. Quest’ultimi si sono mostrati i veri portatori di saperi di grande utilità sul nuovo percorso imprenditoriale che si sta delineando, come ha sapientemente ricordato Igino Maglioccetti della fattoria didattica Marilù.

Il senso di questa nuova stagione di imprese artigiane ed agricole risiede proprio nel fatto che esse stanno recuperando le eccellenze delle produzioni tipiche che erano state dimenticate durante gli anni dell’euforia del boom economico che si è affacciato in Ciociaria dagli anni 70 e che, rovinosamente, è declinato a partire dal 2000. Anni in cui i padri hanno abbandonato la terra a favore della facile occupazione in fabbrica che ha presentato un conto salato,  non solo in termini economici ma anche di perdita d’identità e di una  grave eredità costituito da un   inquinamento che funesta la valle del Sacco.

Varietà Mais presentate durante il seminario

Il seminario ha dato voce a tanti giovani imprenditori che hanno raccontato il ritorno alla terra dei loro nonni dopo aver girato il mondo, aver preso titoli di studi ed aver, quindi, maturato una nuova consapevolezza della bellezza dei territori ciociari che va, nuovamente, riscoperta in chiave di rispetto territoriale e di opportunità occupazionale.

Una platea attenta ha ascoltato gli interessanti stakeholder che hanno parlato  della loro esperienza d’impresa.  Mario Marrocco, della casa vinicola Palazzo Tronconi,  ha parlato della sua azienda  che ha adottato tecniche  di coltivazione e vinificazione biodinamiche e che riesce, già oggi, ad esportare in tutto il mondo; Daniel Chiarlitti ha illustrato la produzione di olio attraverso la cooperativa “Ciera dei Colli” che ha selezionato il cultivar ciera che è uno scrigno di qualità e di resilienza, fitoresistente alla mosca olearia; molto significative e coinvolgenti sono state le testimonianza di Luca Pupparo e Stefano Quattrociocchi che hanno raccontato la genesi dell’associazione “Sagra della Crespella”, la quale nasce dalla necessità di giovani di S. Fracesca di Veroli  di voler ricominciare a coltivare gli antichi terrazzamenti dell’area pedemontana per produrre grano ed ortaggi biologici per uso domestico; Goffredo Todini, della originalissima bottega “Oleoteca”, ha testimoniato la necessità di approcciare la commercializzazione dei prodotti tipici con una visione che ne valorizzi l’univocità e la qualità, e – di conseguenza – ha rimarcato la stringente necessità di approcciare il mercato con il marketing e un pakaging coerente al valore dei prodotti; è stata significativa la voce di Claudia Fantini che ha ricordato le coltivazioni “eroiche” di Res Ciociaria e il suo principio etico – sottostante a questa impresa – in cui il motivo ispiratore del suo ideatore,  Arduino Fratarcangeli, è : il bene comune è il profitto migliore per tutti.

La giornata ha avuto un piacevole epilogo conviviale attraverso la degustazione della polenta di S. Antonio, realizzata con alcuni ingredienti  dell’eccellenza enogastronomica ciociara.

La sapiente preparazione della Polenta

Il seminario ha registrato la presenza di diverse amministrazioni comunali che stanno dimostrando, con atti specifici, un’altissima sensibilità ambientale che si sta traducendo in progetti per la realizzazione di isole ecologiche e nuovi parchi pubblici. Pertanto, si ringrazia – per la loro fattiva presenza – il sindaco di Veroli, Simone Cretaro, che ha aperto il seminario con il suo saluto introduttivo, gli amministratori di Strangolagalli: Patrizio Perciballi e Dino Belli e gli amministratori di Castro Dei Volsci con il suo sindaco Massimo Lombardi e l’assessore all’ambiente Pierluigi Normalenti.

L’evento ha rappresentato un momento di confronto per annodare collaborazioni e fare sinergia per poter progettare una migliore organizzazione per la fruibilità per tutto il territorio,  anche in chiave turistica, come ha ricordato la guida Nicoletta Trento.

2018 – Un anno di Eventi e Progetti

A fine anno si riassume, come nelle più celebrate tradizioni, l’insieme delle azioni che l’hanno caratterizzato  con i suoi momenti più significativi.

Il 2018 è stato un anno in cui il circolo ha stabilito molte collaborazioni, cercando di dare il proprio  supporto alle iniziative dei singoli soci o di altri enti ed associazioni. Quindi, l’associazione ha caratterizzato il proprio fine verso ambiti che hanno favorito la compartecipazione  per aumentare quella sinergia tra i  tanti soggetti che si spendono a favore del territorio e della valorizzazione delle  sue bellezze storiche,  paesaggistiche e culturali.

Matteo Mancini durante una esercitazione pratica

L’inizio del 2018 si è aperto con il corso teorico pratico dal titolo “La rigenerazione del suolo e la nutrizione della pianta per ottenere produzioni di qualità”. Il corso,  organizzato da Laura Quattrociocchi,  è stato tenuto dal  prof. Matteo Mancini e  si è svolto  a Scifelli a fine gennaio (https://lamasena.net/2018/02/04/ii-appuntamento-con-agricoltura-organica/).

Nell’ambito delle collaborazioni e delle sinergie tra enti , il circolo ha realizzato due momenti di accoglienza con i Cavalieri dei Monti Ernici che si sono svolti a Scifelli. Ad Agosto scorso si è, invece, tenuta la giornata di festa con le associazioni monticiane che ha visto Lamasena organizzare una passeggiata ecologia tra gli uliveti e i sentieri che costeggiano le antiche mura pelasgiche di Vaglie San Nicola, in territorio di Monte San Giovanni Campano (https://lamasena.net/2018/08/21/escursione-allinsegna-delletnologia-dellarcheologia-e-della-biodiversita/)

volontari in azione presso il Parco Cavallaro

Durante l’anno, i volontari del circolo  sono stati particolarmente impegnati nella manutenzione dei parchi pubblici, effettuando numerose giornate di giardinaggio presso il Parco Cavallaro di Francesca di Veroli e presso il giardino Aromari a Casamari. Ciò ha richiesto l’impegno di diversi soci per la manutenzione e la pulizia dei due parchi che sono affidati formalmente all’associazione nell’ambito del progetto comunale sulla cura dei beni comuni.

L’agronomo Marco Cinelli, ideatore del progetto del sentiero dell’agriobiodiversità ciociara

Esemplari della razza rara della pecora quadricorna

Gli ideali dell’associazione sui temi della conservazione della biodiversità si sono concretizzati attraverso la sponsorizzazioni e partnerariati su progetti specifici. Ad aprile scorso, il circolo è stato partner nel realizzare con Res Ciociaria l’evento enogastronomico dei prodotti agricoli a km 0 che l’ideatore, Arduino Fratarcangeli, ha denominato “La Fattoria delle Intelligenze”. Particolarmente significativo è, nello stesso solco, il progetto riguardante il “Sentiero Agrobiodiversità Ciociara”. Quest’ultimo progetto, ancora in itinere, è stato propiziato da Marco Cinelli che ha visto l’aggiudicazione di un bando dell’ARSIAL. Esso ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza di coltivazioni di nicchia e degli allevamenti di razze rare (https://lamasena.net/2018/12/04/sentiero-agrobiodiversita-ciociara/). È stata  anche significativa la partecipazione dell’associazione alla festa della tradizionale mietitura a Strangolagalli con cui gli organizzatori cercano di mantenere viva una tradizione contadina che è portatrice di valori universali quali il rispetto per la terra e per i suoi frutti.

Studenti e docente presso l’Azienda Sarandrea

Nelle interazioni con le istituzioni scolastiche, l’anno è stato caratterizzato da un eccellente progetto di Alternanza Scuola Lavoro che ha visto Sara Leo nel ruolo di docente e tutor nell’ambito della Sicurezza Alimentare e di Maria Grazia Bottoni nel ruolo di tutor sugli allestimenti museali. Il periodo di alternanza si è svolto nell’arco temporale da febbraio a maggio ed è stato indirizzato a quattro studenti del liceo scientifico Sulpicio di Veroli. Ciò ha fornito il pretesto agli studenti di frequentare realtà significative dell’agro alimentare locale come la norcineria Cironi, la cooperativa Melissa o la centenaria azienda Liquoristica Sarandrea (https://lamasena.net/2018/05/12/conclusione-del-progetto-alternanza-scuola-lavoro-promosso-dal-liceo-g-sulpicio-di-veroli-in-convenzione-con-il-circolo-legambiente-lamasena/)
Altri eventi in ambito dell’educazione e della promozione dell’ambiente nell’ecosistema scolastico, sono stati la giornata di piantumazione di alberelli per la Festa di Primavera presso il plesso di S. Francesca di Veroli e la partecipazione al bando del MIUR in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale di Ceprano dal titolo “L’orto a scuola” . Inoltre, è stato rinnovato il progetto di “Orto sinergico” a Santa Francesca di Veroli in collaborazione con il primo circolo comprensivo.

Nel 2018 si è sviluppata una proficua collaborazione con Simone Rinaldi, guida escursionistica Aigae , attraverso la quale i soci del circolo hanno avuto modo di sperimentare molte escursioni come quella a Prato di Campoli -Pizzo Teta di giugno; l’escursione a Campocatino – La Monna – Collepardo del 9 giugno; escursione a Pozzo Faito del nove settembre e tanto altro ancora.

L’associazione ha sviluppato la giornata nazionale “Puliamo il Mondo” che, quest’anno,  ha avuto notevoli adesioni e coinvolgimenti come il comune di Veroli con il suo assessorato all’ambiente,  magnificamente rappresentato da Alessandro Viglianti e da tutta la giunta comunale. All’evento hanno partecipato gli amici del Cammino di San Benedetto che ha in Casamari un punto nodale di transito (https://lamasena.net/2018/09/29/puliamo-il-mondo-2018/).

Sentiero Agrobiodiversità Ciociara

Sabato 01/12/2918  si è svolta con successo, presso l’Azienda Agricola dell’Istituto Agrario di Frosinone (I.I.S “Luigi Angeloni), la prima giornata del Progetto “Sentiero Agrobiodiversità Ciociara“.
Progetto promosso dall’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) in attuazione della Legge 194/2015 che sostiene progetti di conoscenza, tutela e valorizzazione della biodiversità, sia animale che vegetale, di interesse agricolo ed alimentare a rischio di estinzione e di erosione genetica.
Tra le finalità dell’iniziativa è stata anche messa in luce la relazione tra l’agrobiodiversità e i prodotti agroalimentari tradizionali (i cosiddetti PAT), con la multifunzionalità delle aziende agricole, la cultura rurale, la storia e l’economia del territorio, i sistemi di agricoltura sostenibile, la filiera corta, la trasmissione dei saperi e del saper fare tradizionali e l’educazione ambientale.
L’attività, per ora, rivolta principalmente agli studenti dell’Istituto Agrario di Frosinone Frosinone Istituto Tecnico Agrario e dell’Alberghiero ed Agrario “S. Benedetto di Cassino” Istituto San Benedetto Cassino ha visto la collaborazione di alcuni partner tra cui l’associazione Lamasena Circolo Legambiente e svariate aziende agricole del territorio ciociaro “custodi delle risorse genetiche” tra cui L’Az. Agr. Il Gallo Larino di Roberto Dalia, allevatore e custode della Pecora Quadricorna, dell’Asino dei Monti Lepini ed del Pollo Ancona, L’ Azienda Agricola Biodinamica Palazzo Tronconi – Osteria&Cantina con i suoi vitigni autoctoni, Pamapanaro, Lecinaro, Maturano bianco e nero, Capolongo bianco e l’Olivella nera… L’Az. Agr. Az Di Palma Basilio con il Fagiolo Cannellino di Atina. L’Az. Agr. di Leonardo Tatangelo che coltiva l’Aglio Rosso di Castelliri e non solo… L’Az. Agr. Daniel Chiarlitti che coltiva la varietà di olivo “Ciera dei Colli” L’Az. Agr. La contrada del Nero  SoloNero di Irene Vano che alleva il Suino Casertano. L’Az. Agr. dell’ Istituto Agrario Luigi Angeloni che custodisce piante e semi di molte varietà, tra cui: l’Azzeruolo Rosso, il Melo Limoncella, il Melo Calvilla, il Pero Spinacarpi, il Pero Coccia d’Asino, il Peperone Cornetto di Pontecorvo, la Pomodorella Pofana etc…
L’agronomo dr. Luigi Tacchi, esperto in zootecnia,  dichiara che la giornata di oggi é stata un evento storico per l’istituto agrario di Frosinone per i temi affrontati e per la ricchezza di risorse genetiche autoctone coinvolte
Il Progetto, che costituisce un primo passo nella direzione della cooperazione tra le imprese del settore primario della Ciociaria, nell’augurio di creare una rete tra di esse per perseguire obiettivi comuni, ha come sua ultima finalità, oltre all’incoraggiamento della persistenza di sistemi produttivi tipici non intensivi, la costituzione di un itinerario provinciale di imprese agricole coinvolte nella salvaguardia delle risorse genetiche territoriali per incrementare il turismo rurale ciociaro legato alle produzioni tipiche locali.
Ci auguriamo che altre Imprese Agricole ed altri operatori/attori locali, in coerenza con i principi preposti, entrino a far parte del nostro ambizioso progetto
Dott. Marco Cinelli

Puliamo il Mondo 2018

Nell’edizione 2018  di Puliamo Il Mondo, il Circolo Lamasena ha scelto l’areale dell’Abbazia di Casamari, uno dei luoghi più suggestivi della Ciociaria, per organizzarvi l’evento che ha permesso a molti di essere parte della più importante iniziativa di Volontariato Ambientale al mondo.

Con l’impegno di tanti è stato raccontato un piccolo pezzo dell’Italia che si spende e partecipa per fare comunità cercando di costruire un mondo migliore.

La giornata ecologica è stata organizzata con il patrocinio del Comune di Veroli e con il sostegno del suo Assessorato all’ambiente che non ha mai fatto mancare una vicinanza e una sensibilità diretta alle iniziative dell’associazione Lamasena.

Durante la giornata sono state verniciate le ringhiere del Giardino Aromari ed è  stata raccolta una notevole quantità di rifiuti ingombranti lungo il vicino alveo del torrente Amaseno. Inoltre, sono state ripristinate le caditoie per evitare il ricorrente problema di allagamenti dell’area.

Contestualmente, gli appassionati dei Cammini Bendettini hanno organizzato, insieme al circolo Lamasena, la pulizia di due percorsi:  da S. Francesca di Veroli a Casamari e da Castelliri a Casamari. Tali iniziative hanno permesso di riaccendere l’attenzione dell’importanza del turismo dei pellegrini e degli escursionisti che scelgono, sempre più frequentemente, il turismo lento dei Cammini con cui riannodare un rapporto  più intenso con le comunità e con gli habitat naturalistici.

 

 

Escursione all’insegna dell’Etnologia, dell’Archeologia e della Biodiversità

Il 19 agosto , su  invito dell’associazione culturale SS Antonio e Nicola di Vaglie San Nicola, il circolo Lamasena ha partecipato alla festa delle associazioni monticiane.
In occasione dell’evento il circolo  ha organizza una passeggiata che ha avuto lo scopo di avvicinare molti soci e curiosi ad una conoscenza più diretta della collinetta di Civitella  con i suoi reperti archeologici e le sue più recenti  radici rurali di fine ottocento ed inizio novecento.
Presso l’aia “Mengotte”  è stato interpretato  un racconto di Ugo Iannazzi (curatore tra l’altro, del museo  delle Genti di Ciociaria di Arce) che ha fatto rivivere gli usi e le abitudini della civiltà rurale in cui l’aia ne era il fulcro sociale e lavorativo. Sono state rievocate le modalità con cui si trebbiava  il grano e si mondava dalla pula (“cama“); si è riportato alla memoria il rito della scartocciatura del granturco che declinava in serate di festa popolare con i tipici canti ciociari; si è parlato dell’aia come centro in cui si svolgevano le piccole attività commerciali con le lunghe  discussioni tra i coloni e il proprietario terriero che imponeva le inique ripartizioni dei raccolti.
Il gruppo di escursionisti, proseguendo tra gli antichi  sentieri di Civitella,  ha potuto ammirare le mura poligonali/ megalitiche, che si estendono per circa 200 mt sulla sommità della collinetta e di cui ne restano importanti testimonianze,  nonostante l’incuria e la mancata salvaguardia.  Tali mura sono di II maniera e,  si reputa,   possano essere datate all’età del bronzo. Esse necessiterebbero di uno studio più accurato per definirne meglio sia la collocazione storica e sia l’identificazione più certa delle  antiche  popolazioni che hanno abitato tale luogo che, si suppone, siano state gli Ernici ( e , forse, i Volsci) che hanno condiviso  le sorti delle vicine città  di Arpino, Atina, Veroli, Anagni e Ferentino nella contrapposizione all’egemone potenza di Roma a cui hanno tenuto testa per circa 150 anni.
Nell’occasione,  il ruolo di mascotte della  passeggiata lo ha assunto un asinello  dell’azienda Gallolarino che promuove, attraverso la passione del suo titolare Roberto Dalia, l’allevamento di razze rare autoctone come la gallina Ancona, la Pecora Quadricorna, i Pony di Esperia e  la razza reliquia degli Asini dei Monti Lepini a cui appartiene, appunto,  la mascotte della passeggiata.

Alla ricerca della biodiversità e delle tracce storiche a Civitella

L’associazione Legambiente Lamasena si è posta, sin dai propri esordi, la volontà di rilanciare e promuovere l’utilizzo e la conoscenza del patrimonio storico, paesaggistico e ambientale. Per tale ragione, i soci hanno accolto con grande favore l’invito dell’ass. Culturale SS Antonio e Nicola di partecipare alla festa delle associazioni Monticiane (fissata per domenica 19 agosto 2018).

Nell’occasione, il circolo Lamasena organizza una passeggiata ecologica tra storia, natura e tradizioni popolari.  Durante la breve  escursione si cercheranno i resti delle mura poligonali presenti sulla parte più alta della collinetta di Civitella (in fraz. di  Vaglie S. Nicola di Monte San G. C. – FR.)   in cui –  si ipotizza – si insediarono nuclei abitativi delle antiche popolazioni pelasgiche.   Passando nei pressi  dell’aia “mengotte” si rievocheranno le usanze e le tradizioni della civiltà contadina di inizio secolo scorso in cui lo spiazzo circolare era il centro vitale di tutta Civitella. Nell’aia “mengotte” la comunità locale si dava appuntamento per lavorare o per socializzare. Nell’aia si battevano i covoni di grano e si mondava dalla pula (in dialetto “cama”), o si spogliava il mais , accompagnandosi con stornelli della tradizione contadina, o ci si riuniva nelle serate d’estate per raccontare storie e aneddoti.

La passeggiata sarà anche un pretesto per raccontare di biodiversità e di cibo a Km zero attraverso la voce di protagonisti che, silenziosamente ma con determinazione, portano avanti progetti di salvaguardia di razze rare e di recupero di terreni abbandonati per realizzare orti e coltivazioni biologiche.

L’appuntamento è fissato per domenica 19 agosto alle ore 8.30 a Vaglie san Nicola (MSGC). La passeggiata sarà allietata dalla compagnia
di asinelli dei Monti Lepini.

La frontiera nel territorio di Veroli all’epoca del brigantaggio lealista

Da Casamari salendo sul Monte Pedicino sino a giungere a Peschio Macello, dal 1400 circa al 1870, fu la zona di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno Borbonico nel territorio del Comune di Veroli. L’ampio territorio comprendente le località di Scifelli, Fontana Fratta, Fontana Fusa, Case Cocchi, Tor dei Conti, Case Volpi, Case Verrelli, Colle Grosso, Santa Maria Amaseno, Prato di Campoli, Le Pratelle, Mugliera, Trasoto sino a Trisulti, che circonda la frazione di Santa Francesca, rappresenta un’area di notevole interesse storico a partire dalle testimonianze del basso medioevo per la presenza di una dozzina di eremi, alle strutture militari collegate alla gestione del confine e all’epidemia di colera, sino alle testimonianze connesse con il brigantaggio comune e quello della reazione contro l’espansionismo dei Savoia.

presentazione ufficiale del sentiero Chiavone

Presentazione ufficiale del sentiero Chiavone

La presenza di valichi, alcuni ancora oggi testimoniati dalla toponomastica: Vado della Rocca, Vado Veroli, Vado di Peschiomacello e Vado Rendinara, mettevano in relazione con l’Abruzzo, favorendo lo spostamento di persone, animali e cose dall’una all’altra parte del confine per realizzare scambi commerciali e attività di contrabbando. La linea di confine divideva i due Stati preunitari, ma non le popolazioni che vi abitavano. Esistendo un’integrazione profonda tra le famiglie dell’una e dell’altra parte del confine, gli scambi commerciali erano una prassi consolidata, che, principalmente, avvenivano sotto forma di baratto. Pertanto lana, carne, olio passavano nel Sorano, Isola Liri e Castelluccio odierna Castelliri; di contro, ortaggi, granturco, vino e tessuti entravano nel Verolano. La condizione socio-economica del 1800, tanto nel Regno Borbonico quanto nello Stato Pontificio, vedeva la società rappresentata da un numerosissimo ceto basso e da pochi benestanti che detenevano il potere e la proprietà delle fonti di ricchezza. Le persone del ceto basso, che rappresentavano la forza lavoro, erano impegnate come boscaioli, carbonai, pastori e contadini. Esse erano le principali attività del tempo, e pertanto, costituivano la più consistente entrata finanziaria per le casse degli Stati preunitari.
Le abitazioni dove vivevano, il più delle volte condivise con degli animali da cortile, erano anguste, buie, maleodoranti e con le pareti annerite dal fumo. Le numerose costruzioni rurali che ancora rimangono disseminate sul territorio ci testimoniano come le persone del passato vivessero e come utilizzassero gli spazi interni.
Il più delle volte gli stessi ricoveri agro-pastorali, testimoniati con foto a colori e descritti  nel capitolo dei ricoveri del volume “Veroli in Agro”, realizzati con mura a secco e copertura lignea, rappresentavano l’unica forma di casa (A. Lamesi, Veroli in Agro. Pozzi, sorgenti, ricoveri agro-pastorali, boscaioli, carbonai, neviere e transumanza, Veroli 2011). Nella casa del ceto basso ogni spazio aveva una funzione e non era raro che la stanza da letto fosse adoperata da tutta la famiglia sia per dormire, usando giacigli di fortuna, sia come magazzino.
La cucina aveva l’essenziale, una madia per il pane, un tavolo con qualche panca e sedia impagliata, degli scaffali o ripiani usati per posare i generi alimentari. Nel soffitto si applicavano delle pertiche dove posare carne da stagionare e formaggi da maturare.
L’acqua in casa era conservata in contenitori di rame detti conconi o in recipienti di terracotta, riposti su un ripiano in muratura. Nelle rare abitazioni più evolute, potevano essere presenti i fornelli per cucinare, ricavati in un piano in muratura alto circa 1,30 m costruito a ridosso di una parete, che venivano alimentati dalla brace della legna che ardeva nel camino, dove non mancavano la callarella (contenitore in rame per cuocere alimenti) e i tegami in terracotta (pignate e tiane).
Il bagno non esisteva, e per i bisogni fisiologici ci si rivolgeva all’ambiente circostante. E’ facile immaginare quali fossero le condizioni igieniche in cui i nostri antenati vivevano e, di conseguenza, contraevano malattie, oggi considerate completamente debellate. Non esistendo assistenza medica si curavano con quello che la natura metteva loro a disposizione e molto spesso il contagio di infezioni mortali che colpivano maggiormente i bambini, faceva ridurre il livello della vita media.
Il ceto basso non possedeva, né terre, né case, né masserizie, era gravato di tante tasse e veniva fatto vivere nell’ignoranza. Le famiglie erano normalmente composte da numerosi figli perché servivano braccia per lavorare, i più fortunati erano quelli che riuscivano ad entrare in convento.
La miseria cronica in cui versava il ceto basso per i continui soprusi che ricevevano dai proprietari terrieri, generava malcontento e spesso spingeva le persone alla macchia, luogo fecondo per gruppi di sbandati, specializzati in ruberie per sopravvivere. A Veroli, di questi fatti, i documenti storici ne danno notizia già dal 1300, come riportato da Marcello Stirpe nel (M. Stirpe, Verulana Civitas. Ricerche storiche (Biblioteca di Latium, 15), Anagni 1997, p. 201). Una notevole crescita del fenomeno del brigantaggio si ebbe nel 1810, con il rifiuto al servizio militare obbligatorio imposto dalle truppe napoleoniche. Numerosi sono i documenti archivistici che parlano delle azioni di questi uomini, considerati fuorilegge e numerose furono le azioni intraprese dai papi per reprimere il fenomeno. Nel volume Prospetto Istorico di Veroli a p. 232, Francesco Melloni descrive le azioni malavitose dell’ottobre del 1812 intraprese dl famigerato Pietro il Calabrese, rifugiato nel territorio montano di Santa Francesca. (F. Mellonj, Prospetto istorico della città di Veroli, a cura di G. Franchi, Veroli 1995, p. 232).
Oltre alla presenza di un confine facilmente valicabile che consentiva di passare dall’una all’altra parte secondo le necessità, ciò che fece di questa zona l’area preferita come rifugio per i briganti, fu anche la vastità e la durezza del territorio montano degli Ernici e la vicinanza dei monasteri.
Al brigantaggio originato dalla miseria cronica, in cui versava il ceto basso, nonché quello per il rifiuto al sevizio militare obbligatorio imposto dalle truppe napoleoniche nel 1810, si aggiunse il brigantaggio sviluppatosi tra il 1860 e 1862. Quest’ultimo fu definito sia “antinazionalista” perché estremo tentativo per impedire l’unificazione d’Italia da parte dei Savoia e “legittimista” in quanto favorito dagli esuli borbonici rifugiatesi a Roma e dallo stesso Stato Pontificio.
A guidare la reazione antinazionalista filoborbonica fu chiamato Luigi Alonzi, un guardiaboschi della Selva di Sora, nato nel 1825. Chiamato “Memmo” dagli intimi amici e “Chiavone” per la gente della contrada per le sue notevoli doti amatorie. A Scifelli, sino a tre anni fa era visibile un rudere detto “Stiro Chiavone”, di cui rimane documentazione fotografica, in cui soggiornò durante la campagna reazionaria e come narra la memoria popolare (Fiorini Maria nata a Scifelli, Veroli, il 25 aprile 1912 nubile e coabitante con la sorella Cristina coniugata con Ascenzi Giacomo ) con i suoi fedelissimi, allietasse le giornate in compagnia di donne del posto, che le tenne forzatamente.
Chiavone era un uomo scaltro e in tempi duri, prima di indossare la divisa da guardaboschi e quella da generale, fu un audace contrabbandiere della Selva e delle località tra Fontana Fratta, Scifelli e Santa Francesca. Con la lotta personale contro la Guardia Nazionale di stanza a Sora, conquistò la fiducia del Governo Borbonico.
Chiavone apparteneva al ceto basso e dentro di se albergava un grande desiderio di riscatto, così durante la sua breve vita si era specializzato nell’arte di arrangiarsi in ogni situazione e a carpire ogni possibilità di cambiamento che gli si presentasse.
Pertanto con il coinvolgimento alla reazione filoborbonica cercava gloria e onori per una vita migliore, ma le sue origini non passarono inosservate e fu così che divenne l’agnello sacrificale per sigillare gli accordi sottoscritti tra le diplomazie piemontese, pontificia e borbonica.
Egli non fu solo un brigante, ma passò alla storia come reazionario per essere stato scelto a guidare la reazione antinazionalista contro il re d’Italia.
La sua attività fu sorretta e finanziata sia dal re Francesco II di Borbone che dal papa Pio IX, come ci è dato sapere dal diario dello Zimmerman, luogotenente dell’Alonzi. In questi anni aveva posto quartier generale a Case Cocchi, borgo posto alle falde del Monte Pedicino detto all’epoca Monte Favone, nell’abitazione della sua compagna Olimpia Cocco. Egli arrivò a comandare un esercito regolare di 700 legittimisti, ai quali si aggiunsero volontari provenienti dell’esercito borbonico sconfitto a Gaeta, e nobili da mezza Europa, dislocati tra Fontana Fratta, S. Francesca e Scifelli.
Da quanto risulta dai registri della parrocchia di Santa Francesca, Olimpia nacque nel 1825 da Domenico Lisi e Andreana Sanità; con il matrimonio con Giacinto Cocco assunse il suo cognome. Quando conobbe Chiavone nel febbraio del 1861 era vedova con un figlio di nome Giuseppe, a cui Chiavone voleva bene considerandolo suo.
Olimpia fu per Chiavone sì un’amante, ma soprattutto una vera amica e consigliera. E tale rimase anche quando, costretto a spostare i suoi uomini alla Fossa dell’Ortica, sita a nord-est del Monte Pedicino a quota 1200, scortato da una ventina di fedelissimi scendeva da lei, approfittando del buio e rischiando più volte di essere catturato. Il suo coinvolgimento nella lotta durò fino al 28 giugno 1862, giorno della sua morte per fucilazione ordinata dal generale Tristany, inviato da Francesco II. Il suo corpo fu bruciato nella boscaglia di Valle dell’Inferno vicino Trisulti.(Sulla figura del N. vd. M. Ferri-D. Celestino, Il brigante Chiavone. Storia della guerriglia filoborbonica alla frontiera pontificia (1860-1862), Casalvieri 1984; M. Ferri, Il brigante Chiavone. Avventure, amori  e debolezze di un grande guerrigliero nella Ciociaria di Pio IX e Franceschiello, Sora 2001; M.L. Scaccia, “Sora e la nascita del brigante Luigi Alonzi detto ‘Chiavone’”, in Quando c’erano i Briganti. Rilettura del fenomeno del brigantaggio, con particolare attenzione alla provincia di L’Aquila, al Cicolano e alla Ciociaria, [Pagliara di Borgorose 2002], pp. 257-274 e L.R. Zimmermann, Memorie di un ex Capo-Brigante “libero e fedele”. Traduzione commento di E. Di Biase, Napoli 2007.
Dopo la morte di Chiavone il brigantaggio legittimista cessò e i suoi uomini, abbandonati al loro destino, si dispersero in tante piccole bande che furono braccate dai piemontesi fino al loro totale annientamento.
Ancora oggi a Santa Francesca si ricorda del brigante Cedrone che, a protezione del grosso della banda di Chiavone situata alla Fossa dell’Ortica, si accampò a seconda della situazione ai Pozzi dei Piani, oppure a Pozzo Quagliolo e all’Acquaro del Nibbio, da cui controllava tutto il fianco pedemontano del Monte Pedicino sino alla vallata di Santa Francesca.
Dai contatti intercorsi durante ricerche condotte per il presente lavoro è emerso che suo parente Antonio Cedrone di S. Donato Val di Comino conserva il fucile di Cedrone ad avancarica con innesco a pietra focaia.
Domenico Foco, dopo la morte di Chiavone, prese le sue redini, capeggiando una banda di cento uomini, che fu avvistata dai militi del distaccamento dell’Amaseno il 18 marzo del 1866.
Francesco Francescone, soprannominato il “brigante di Casamari”, era nato a Sora nel 1841 da Antonio, detto “Polentone” e da donna Concetta, donna bella e di facili costumi, la quale lo abbandonò alle cure della balia Teresa Lombardo. In giovinezza, aveva militato dapprima nell’esercito borbonico, quindi, si era arruolato con la banda di Chiavone per divenire, alla morte di questi, squadrigliere papalino. Temperamento originale, battagliero e amante dell’avventura, ma forse anche spinto da necessità di sopravvivenza, partecipò a numerose imprese militari, tra cui la battaglia di Calatafimi e la difesa di Roma nel settembre del 1870, come soldato del papa. Arrestato nel 1873 per aver ferito con un pugnale una guardia nazionale a Sora fu condannato a dieci anni di reclusione nel carcere di Pianosa. Ne uscì nel 1884. Finì i suoi giorni facendo il guardiano dei monaci di Casamari nella loro proprietà dell’Antera. Sposò Oliva Martellacci da cui ebbe cinque figli, tre maschi e due femmine, il primo di nome Pio. (Profilo tratto dalla rivista cistercense anno I – numero 3) di Benedetto Fornari. Scelse per residenza una casa a Scifelli, tutt’oggi esistente, con le iniziali F.F. impresse sull’architrave dell’ingresso e di proprietà della famiglia Ascenzi, nella persona di Giacomo Ascenzi  che l’acquistò da Alberto Martellacci figlio di Giacinto.
Vincenzo Renzi detto “Grassone”, citato in una lettera anonima che lo denuncia per attività di cospirazione contro il Governo italiano, datata 11 agosto 1871. La lettera segnala l’esistenza di un deposito di armi nella casa del Renzi, costituto da doppiette, revolver, stili e coltelli di ogni tipo. Inoltre è sospettato di essere a capo di una congiura contro il Governo italiano. (Tratto da Giustizia e criminalità a Veroli tra Otto e Novecento. Catalogo della mostra documentaria, Veroli Galleria La Catena – centro storico, 22 marzo-5 aprile 2003, a cura di M.E. Gabrielli-M. Grossi, s.i.l. [2003], p. [11]).
Verrelli Angelo Maria domiciliato a Case Verrelli è ricordato quale capo banda specializzata in sequestri di persona. Le fonti storiche fanno riferimento al sequestro di Egidio Vitale imprigionato sul Monte Tranquillo a Sora, a quello di Tambucci a Piperno, a quello perpetrato a carico di persona anonima residente a Roccasecca, sino al più noto commesso nei confronti del mons. Augusto Theodoli a Trisulti, al quale sottrasse l’anello strappandolo dal dito. (Giustizia e criminalità a Veroli tra Otto e Novecento cit., pp. [8 e 11-13]).
Altri documenti riferiti al periodo che va dal 9 febbraio al 13 ottobre 1874, fanno riferimento sia a somme disposte come taglia dalla Sottoprefettura di Frosinone, sia alle attività di Polizia per procedere all’arresto del Verrelli e recuperare gli scudi dei riscatti.
Ancora oggi il nome di molte contrade di Santa Francesca e alcuni soprannomi di persone ci ricordano uomini che furono nominati briganti: i Carinci, i Cerelli, i Baglione, i Cocco, i Frasca, i Renzi, i Trulli, i Marocco, i Pagliaroli, i Paniccia, i Lamesi, gli Aversa, i Baglioni ed i Quattrociocchi.
A titolo di cronaca si segnala che a Case Cocchi il 20 maggio del 2000, su iniziativa del sottoscritto, in rappresentanza dell’Associazione Pedicino di Santa Francesca, e dell’amico Argentino Tommaso D’Arpino, in rappresentanza dell’Associazione A.R.I.S. di Sora, con la partecipazione attiva degli abitanti della contrada e il sostegno del Comune di Veroli nella persona dell’allora sindaco prof. Danilo Campanari, fu scoperta una lapide commemorativa, a ricordo degli avvenimenti legati alla reazione filoborbonica. La lapide reca la scritta:

 

QUESTA CASA FU L’ABITAZIONE – DI OLIMPIA LISI IN COCCO – E TRA IL 1860 ED IL 1862 LA BASE OPERATIVA – DI LUIGI ALONZI DETTO CHIAVONE – COMANDANTE IN CAPO DELLA GUERRIGLIA – ANTINAZIONALISTA – SULLA FRONTIERA PONTIFICIA.

All’evento, in rappresentanza delle istituzioni, presero parte i sindaci di Veroli, di Monte San Giovanni Campano e di Castelliri e gli assessori alla Cultura di Boville e Sora. Alla presenza di un folto pubblico, proveniente da diverse province del Lazio e della Campania, e degli alunni della Scuola Media Statale “G. Mazzini” di Veroli, avvenne il taglio del nastro ad opera di Nicola Cocco discendente di Olimpia.
Nel mondo delle tradizioni popolari si segnala la paziente opera di raccolta di oggetti effettuata dall’Associazione “La Vetta”, confluita, anche grazie alla lodevole disponibilità dell’Amministrazione Comunale di Veroli, nel Museo della Civiltà Rurale, ospitato in via Franco dè Franconj.

Museo della Civiltà Rurale

Questa istituzione raccoglie documentazione di primo ordine sui vari aspetti della vita quotidiana degli abitanti di Veroli fino agli anni del boom economico. Di notevole interesse è l’esposizione dedicata all’Antico Confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie, con riferimento al Brigantaggio, attraverso documenti, foto e reperti di superficie, provenienti dai siti degli accampamenti citati nel diario dello Zimmerman e dai  ruderi degli avamposti e gabbiotti.
Voglio segnalare che tra i siti degli accampamenti studiati, come sulla cresta di Monte Pratelle siano presenti brani di muretti a secco di più 50 capanne, e la ricerca di superficie abbia portato al ritrovamento di numerose monete degli stati preunitari, medagliette votive, fibbie, parti di armi da sparo e palle di avancarica.
Ci piace concludere questo paragrafo con le parole del giornalista Guglielmo Nardocci, inviato di Famiglia Cristiana, che, a proposito del brigantaggio nel nostro territorio, così si è espresso:

La storia di quelli che i libri di storia risorgimentali definirono frettolosamente “briganti” non è solo motivo di attrazione turistica con la cosiddetta via dei Briganti, che va da Sora a Veroli e Trisulti passando per i casali di montagna dei centri di Scifelli, I Cocchi, Fontana Fratta e Santa Francesca. Quelle vecchie vicende, per dire la verità, mordono ancora, perché la memoria di coloro che combatterono per Francesco di Borbone re di Napoli e per il Papa e furono uccisi in molti casi in modo barbaro e crudele vive nei discendenti, divide e fa ancora discutere segno di un’unità d’Italia fatta da poche élite e raccontata male, dalla parte di chi ha vinto. (G. Nardocci, “Terra di briganti e palloncini”, in Famiglia Cristiana, LXXX, 2010, fasc. 28, p. 62).

Dott. Achille Lamesi