L’inquinamento atmosferico: cosa è e come si misura

In questi ultimi tempi lo stato della “nostra” aria è balzato al centro delle cronache: la persistenza dell’alta pressione nel mese di dicembre, con assenza di venti ed aria sempre più pesante che si accumula al suolo, ha contribuito a far aumentare la concentrazione delle sostanze inquinanti nelle città e nei borghi causando preoccupazioni, innescando l’attivazione di contromisure da parte delle amministrazioni e anche l’istituzione di un’apposita “task force” governativa per cercare di arginare e risolvere il problema. Nella nostra provincia, che vanta il triste primato negativo in termini di presenza di particelle sottili (le celebri PM10) il monitoraggio viene svolto ufficialmente dall’Arpa Lazio – Sezione di Frosinone che dispone di diverse centraline di rilevamento fisse e svolge altresì campagne straordinarie nei centri nevralgici della Ciociaria.

Le centraline fisse e le campagne di monitoraggio

Le centraline fisse, i cui dati sono consultabili giornalmente sul sito www.arpalazio.it, sono ubicate nei seguenti centri:

  • Frosinone (in località Scalo ed in via Mazzini)
  • Alatri
  • Anagni
  • Cassino
  • Ferentino
  • Fontechiari

Nel 2015, inoltre, l’Arpa ha condotto delle campagne straordinarie nei seguenti paesi:

  • Ceprano (2 campagne, una dal 20 febbraio al 17 marzo ed una dall’8 al 27 agosto)
  • Guarcino (dal 3 al 28 luglio)
  • Sora (2 campagne, una dal 13 dicembre 2014 al 13 gennaio 2015 ed una dal 19 marzo all’8 aprile)

Quali sostanze vengono rilevate

Le centraline, sia fisse che mobili, provvedono a rilevare le sostanze che, in base alla normativa vigente, devono essere controllate onde verificare il rispetto dei limiti imposti dalle leggi. Inoltre, vengono misurati ulteriori parametri utili per definire le cause di eventuali accumuli di inquinanti nei siti controllati (piovosità, umidità relativa, presenza e velocità del vento). I parametri che vengono misurati e che potrebbero cagionare danni alla salute umana e ad altre specie animali e vegetali sono:

  • Gli ossidi di azoto
  • Le particelle sottili (cosiddette PM10 e PM2.5)
  • L’ozono
  • L’ossido di carbonio
  • Il benzene
  • Gli ossidi di zolfo

Cosa prevede la normativa

La normativa di riferimento è costituita dal decreto legislativo 155 del 2010 (scaricabile a questo link: www.normattiva.it) e la cui rubrica recita “Per un’aria più pulita in Europa”.

Oltre ad essere individuate le sostanze che per la loro tossicità sono considerate inquinanti, vengono definiti anche i limiti massimi di concentrazione per ciascuna di esse. Le sostanze sono:

  • il biossido di zolfo
  • il biossido di azoto e gli ossidi di azoto
  • il monossido di carbonio
  • l’ozono
  • il benzene
  • il particolato (PM10 e PM2.5)
  • il piombo
  • arsenico
  • cadmio
  • mercurio
  • nichel
  • gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA)

I limiti, definiti in base alle attuali conoscenze scientifiche, sono quei valori al di sotto dei quali è possibile evitare o quanto meno ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e per l’ambiente e vengono definiti in maniera diversa in funzione della sostanza ed in funzione dell’obiettivo (protezione della salute umana e protezione degli ecosistemi). Questi valori sono riportati nella tabella 1: si tenga presente che il microgrammo è una quantità molto piccola (è pari a un milionesimo di grammo, in altre parole per fare un grammo necessita un milione di microgrammi) e che il milligrammo è 1.000 volte più grande del microgrammo e 1.000 volte più piccolo del grammo (servono mille microgrammi per fare un milligrammo e mille milligrammi per fare un grammo).

Per avere una idea, anche se approssimativa, dei rapporti tra questi pesi si immagini che un elefante pesi un grammo: il milligrammo sarebbe allora rappresentato da un bambino di circa 2 anni ed il microgrammo da una mosca!

Figura 1 – Comparazione tra grammo, milligrammo e microgrammo

tabella pesi

Tabella 1 – Limiti massimi degli inquinanti atmosferici

limiti

Inoltre, per il biossido di zolfo e di azoto sono state previste anche le cosiddette soglie di allarme, livelli oltre i quali vi è un elevato rischio per la salute umana anche per esposizioni di breve durata: una volta raggiunti tali limiti è necessario intervenire immediatamente. Tali valori sono riportati nella tabella 2

 Tabella 2 – Soglie di allarme per i biossidi di zolfo e azoto

soglie di allarme

Discorso a parte merita inoltre l’ozono, sostanza così importante per la vita sulla Terra (ma solo se confinato alla cosiddetta ozonosfera, tra 15 e 35 km di altezza) ma che, se presente nei bassi strati, può causare notevoli problemi. Per esso vengono previsti 4 limiti che sono:

  • valore obiettivo: fissato per evitare o comunque ridurre gli effetti nocivi sulla salute umana
  • valore obiettivo a lungo termine: valore da raggiungere nel lungo periodo al fine di assicurare una efficace protezione della salute umana
  • soglia di informazione: valore oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizioni per brevi durate in persone particolarmente sensibili
  • soglia di allarme: livello oltre il quale vi è rischio per la salute umana anche per esposizioni di breve durata per l’intera popolazione e raggiunto il quale è necessario intervenire

Questi valori limite sono riportati nella tabella 3

Tabella 3 – Valori limite per l’ozono

ozono

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