Madre Natura

 

Lei giaceva lì, sul suo letto foderato da cuscini che ammorbidivano la sua pelle, vestita da un abito bianco e contornata da rose appassite tra i suoi capelli. Lei giaceva annoiata e sofferente, tenendo il palmo della sua mano destra le ferite inferte sul suo viso, sulle sue gote, sulla sua vita. Lei giaceva; lei era Madre Natura.

Una divinità ferita dal tempo che non si riconobbe, che non si
appartenne; eppure, era tanto bella. Beveva sempre gioiosa dal suo calice di cristallo magiche sfere di fuoco, per riscaldare il cuore degli umani che la dimorarono. Strappava senza sosta germogli di nuvole per far nascere venti migliori per il respiro degli umani che la dimorarono. Piangeva di gioia continuamente lacrime di diamanti per rendere preziosa la vita degli umani che la dimorarono, sul suo letto, foderato da sogni. Lei era Madre Natura, e nella sua solitudine ormai imminente, non le restava altro che assaporare il ricordo della sua esistenza divina, divenuta ormai mortale, attraverso un libro che leggeva, piano e silenziosa, quando la terra degli uomini glielo permetteva. Una natura resa schiava dai propri figli che la
pretendevano sempre di più, di più, di più, fino a che le loro richieste assaporarono il silenzio morente della propria madre. Il cuore degli uomini si fa sempre più prigioniero di se stesso, arrampicandosi come primati alla ricerca delle proprie radici. Foglie croccanti, alberi spogli, terre inseminate; non è il passare delle stagioni, ma una natura che non sa più chiamarsi per nome, consumandosi nel tempo, da coloro che l’avevano venerata e resa divina. E il cuor degli uomini, se ancora può definirsi tale dinanzi agli occhi della propria madre, si fa sempre più spento; poiché dando troppo ai propri figli, si rischia di non ricevere nulla.

E resta una musa col capo chino, sorridente tra le catene della sua esistenza, nel suonare la sua arpa, per la propria madre, figlia devota: soave musica. Essa la puoi ascoltare in tutte le lingue del mondo, e sempre ti dirà chi sei. Esiste un qualcosa di eternamente giusto e sincero, nel suonarla. Essa ti accoglie in una primaverile sinfonia da ricercare tra i contorni delle proprie origini. Il richiamo della natura, che invita gli uomini a vivere come sono stati chiamati a fare, tra lo spazio e il tempo della sua melodia. Sarà forse questa musica che potrà sciogliere il legame distruttivo che le menti umane hanno preferito a scapito della bellezza del mondo? Sarà veramente, cosa saggia, ascoltarla per potersi salvare da un mondo moderno che, inconsciamente e ingenuamente, ha smarrito la via di casa?Facilitatore_Son_55fa15469fa1d Tra le montagne e le lacrime di un fiume che scorre solitario, il verde amore della natura si perde nel cemento. E proprio lì, in quel preciso istante, quando ci si accorge che lo scorrere delle cose naturali va a tramontare, una musa rigetta le sue lacrime di pietà per aver donato una bellezza oscurata. E le emozioni degli uomini, rispolverate da un velo argenteo, sapranno farsi sentire salvando la natura e la propria figlia da un’imminente scomparsa, risollevando una pietà tesa a dimorare nel caos. Non vi è cuore umano incapace di sciogliersi dinanzi al dolore della musica, figlia della natura, essendo fiorita da germogli di amori seminati tra i colori di una bellezza ritrovata.

Ora puoi sorridere sincero, assassino dal cuore d’oro, che la tua vita saprà ritrovarsi quando abbraccerai la natura chiamandola per nome: tra la fine di un’era inquinata e l’inizio di un tempo amato. Lei è rimasta lì, sul suo letto, foderato da cuscini, e senza dire nulla, si riveste dei sogni degli uomini. E a un tratto, tutto si ridusse a silenzio: il silenzio prima della vita; il silenzio dopo la morte.

Nel mezzo, v’è una collina. Fu l’essere umano, e non un Dio, a denominarla tale. Senza di essa non ci sarebbero discese e salite; solo una linea retta sulla quale consumare il proprio tempo senza mai arrivare e partire. Senza di essa non ci sarebbero sfide da affrontare, ostacoli da superare, terre da toccare. Senza quella collina non si potrebbe respirare aria nuova e credere che qualcosa di irraggiungibile possa donare speranza. Quella collina, è il dogma della bellezza. L’odore della sua terra sa di grano; il sapore del suo cielo incanta le menti degli uomini. E poi lì, a due passi tra il giorno e la notte, vi scorre un fiume, che trascina con sé i dolori delle persone che hanno il coraggio di affacciarsi a esso. Quel fiume scorre a delta senza sapere dove andrà a finire. Nessuno lo sa. Nessuno, lo sa. E ogni cosa, si ridurrà a silenzio.

Alessio Silo

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