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Puliamo il Mondo 2017

Con gli amministratori di Veroli

L’appuntamento annuale con Puliamo Il Mondo,  si è  tenuto sabato e domenica 23 e 24 Settembre. Della manifestazione ricorre , quest’anno , la venticinquesima edizione.  Il circolo Lamasena , in rappresentanza di Legambiente , ha dedicato la prima giornata  al recupero dell’ antica fontana Sparavigna, utilizzata in passato dalla comunità di Scifelli in Veroli.    La giornata ha visto la partecipazione , in primis , dell’assessore all’ambiente del comune di Veroli Alessandro Viglianti. Inoltre, ha partecipato il vicesindaco Cristina Verro e l’assessore Patrizia Viglianti. I volontari del circolo Lamasena hanno riportato alla luce l’antica fontana che era in uno stato di notevole  abbandono nonché invasa da rifiuti che sono stati rimossi  e conferiti in uno scarrabile fornito dalla ditta  Sangalli.  L’amministrazione comunale di Veroli, che ha patrocinato l’evento, ha ulteriormente sostenuto la manifestazione attraverso un’auto tassazione dei propri assessori e consiglieri il cui ricavato è stato donato all’associazione per finanziare l’iniziativa.  La giornata di domenica è stata dedicata alla pulizia dell’imponente fontanile Malanome del comune di Strangolagalli. Anche in questo caso,  è stata proficua e determinante la sinergia con l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Giovanni Vincenzi e dai consiglieri Patrizio Perciballi e Michele Tomassi. Nel proseguo della mattinata i volontari si sono spostati nel comune di Boville Ernica per dedicarsi alla pulizia  dell’antica fontana Peticchia. Qui, i volontari sono stati accolti dalla delegazione comunale guidata dal sindaco  Piero Fabrizi e da diversi consiglieri che,  insieme ai legambientini locali,  si sono dedicati al risanamento di tutta la banchina stradale che dalla chiesetta della Madonna del Latte conduce fino al fontanile.

Monte Castello , presso Santa Francesca Romana

Nel novembre 2010, una campagna di ricognizioni di superficie condotta dal dott. Achille Lamesi sul sito di Monte Castello, pochi chilometri a nord di S. Francesca frazione del Comune di Veroli (FR), portò al rinvenimento di un’ascia e una punta di freccia in bronzo attribuibili all’età del Bronzo medio (Fig. 01).

Fig. 01 – L’ascia e la punta di freccia in bronzo da Monte Castello, Veroli (FR)

Le ricognizioni, effettuate nell’ambito delle ricerche sul territorio intraprese dal Lamesi e confluite in una monografia a sua firma pubblicata nel 2011 (A. Lamesi, Veroli in agro. Pozzi, sorgenti, ricoveri agro-pastorali, boscaioli, carbonai, neviere e transumanza, Introduzione di E. M. Beranger, Veroli 2011), portarono altresì all’individuazione sul sito di Monte Castello di un probabile abitato d’altura fortificato databile orientativamente tra il Bronzo antico e medio.

L’ascia e la punta di freccia, consegnate nelle mani del sindaco di Veroli prof. Giuseppe D’Onorio e del segretario comunale dott. Lucio Pasqualitto e tuttora esposte nel Museo Archeologico Comunale di Veroli, sono state oggetto di uno studio preliminare da parte di Eugenio Maria Beranger e di Achille Lamesi pubblicato in un opuscolo di carattere locale nel 2012 (E. M. Beranger – A. Lamesi, Un’ascia di bronzo rinvenuta a Monte Castello in Veroli), che ha permesso di inquadrare i due manufatti in un orizzonte cronologico riferibile ad una fase non troppo avanzata del Bronzo medio, fornendo soprattutto per l’ascia convincenti confronti con simili rinvenimenti laziali. In particolare, l’ascia troverebbe puntuali confronti con il tipo a margini fortemente rialzati e tallone dritto caratterizzato da incavo appena annunciato con piccolo occhiello, identificato per un gruppo di sette elementi da una grotta di Canterano (Roma), poi trasferite al Museo Preistorico Luigi Pigorini di Roma, e per un secondo gruppo dall’area albana (dieci asce dal Villaggio delle Macine del Lago di Albano e due da Nemi).

Oltre che per la rarità intrinseca costituita dalla tipologia dei reperti descritti, sono le circostanze del rinvenimento che ne costituiscono il precipuo carattere di eccezionalità: a differenza della assoluta maggioranza delle altre asce provenienti da centri laziali, di cui si ignora il contesto preciso del ritrovamento, i materiali in oggetto provengono da depositi che possono costituirsi intatti o comunque a basso grado di interferenza da parte di attività antropiche recenti (Fig. 02).

Fig. 02 – Il sito di Monte Castello, foto aerea

Il sito di Monte Castello infatti, un falsopiano di forma troncoconica che raggiunge un’altezza massima m 1018 s.l.m., non lontano dai siti dell’età del Bronzo di Veroli – Monte San Leonardo, Sora – Monte San Casto e Monte San Giovanni Campano – Monte Castellone/Monte Cornito,risulta completamente disabitato e privo di costruzioni moderne nella parte sommitale; qui il rilievo vede al proprio interno un’area rialzata in posizione centrale caratterizzata da porzioni emergenti del sostrato geologico in calcare litoide e massi non squadrati disposti in forme circolari o ovali. Queste forme, che vanno da un diametro minimo di m 2 ad un massimo di 5, sembrano corrispondere alle basi di sei costruzioni, identificabili presumibilmente in capanne lignee (Fig. 03).

Fig. 03 – Area centrale, impronte circolari e ovali

La stessa area sommitale, ben difesa sui lati nord e sud da pareti a strapiombo, risulta circoscritta sui versanti est e ovest da due linee di massi in gran parte crollati, forse corrispondenti originariamente a mura in opera poligonale; presso l’angolo nordovest, invece, una depressione carsica di forma circolare (diametro circa m 14, profondità massima m 3,50) le cui pareti sembrano a tratti rinforzate da massi sovrapposti, è stata interpretata come probabile neviera (Fig. 04);

Fig. 04 – La probabile neviera

presso l’angolo nordest, infine, un rialzo del banco calcareo sembra essere stato

oggetto di operazioni di spianamento e lavorazioni che lo hanno reso atto a costituire un punto di controllo, capace di completa visibilità verso le valli del torrente Amaseno e di Capodacqua. Si segnalano altresì, rispettivamente

Fig. 05 – Il masso rialzato

presso l’angolo nordovest e la porzione centrale del falsopiano, la presenza di un masso di notevoli dimensioni e di forma parallelepipeda (peso stimato circa 12 quintali) che risulta staccato dal livello attuale del terreno di circa 20 centimetri attraverso quattro piccoli massi disposti presso gli angoli della faccia inferiore del masso stesso (Fig. 05) e una pietra calcarea di medie dimensioni (lungh. cm 45, largh. cm 25, h cm 20) con segni di lavorazione che farebbero pensare ad un utilizzo quale rudimentale macina (Fig. 06).

Fig. 06 – La pietra utensile (probabile macina a mano)

 

Le ricognizioni sul falsopiano e alla base degli strapiombi sui lati nord e sud dello stesso hanno portato al rinvenimento di un buon numero di frammenti vascolari in impasto riferibili a contenitori di uso domestico e un frammento di ossidiana di forma lanceolata con un margine tagliente, forse utilizzata come strumento di taglio (Fig. 07).

Fig. 07 – Frammenti ceramici da Monte Castello

Monte Castello dunque, alla luce dei materiali rinvenuti e delle emergenze riscontrabili al suo interno (già ben intuibili pur in assenza di attività di scavo), ed in ragione della relativa assenza di antropizzazione recente, sembra configurarsi come sito di eccezionale e rara potenzialità per la ricerca archeologica sulle dinamiche antropiche dell’età del Bronzo nel territorio laziale.

Per la relativa vicinanza alla compagine urbana di Veroli e ad aree servite da viabilità in buono stato manutentivo, la potenzialità archeologica del sito si accompagna ad una spiccata propensione alla fruibilità, incentivabile in primo luogo attraverso la costituzione di percorsi attrezzati di valore archeologico-naturalistico; l’attività di fruizione e di frequentazione guidata potrebbe infine immaginarsi sviluppata in pieno parallelismo con le attività di indagine archeologica, coniugando così in modo efficace e virtuoso ricerca scientifica, coinvolgimento attivo della popolazione e promozione turistica del territorio.

In particolare, in via del tutto preliminare, si potrebbe immaginare un piano programmato che coniughi attività di indagine topografico-archeologica e fruizione turistica:

  • Progetto di ricognizioni archeologiche e indagini archeologiche stratigrafiche sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale (di seguito SALEM), condotte attraverso apposita convenzione da stipulare tra Comune di Veroli, SALEM e Università (da definire, contatti con Sapienza Università di Roma e Università degli Studi di Cassino) e seguite da professionista archeologo o team di professionisti (archeologi stratigrafi, topografi, esperti ceramologi, specialisti per l’età del Bronzo).

  • Progetto per percorso turistico attrezzato di carattere naturalistico-archeologico, mirato alla fruizione del sito in generale ma anche alla visita (guidata) al cantiere archeologico durante le campagne di scavo. Il percorso dovrà prevedere aree sosta attrezzate e fornite di pannelli esplicativi di carattere naturalistico (geologia dei luoghi, flora e fauna locale), topografico e archeologico.

  • Progetto didattico rivolto alle scuole del territorio: visite guidate e laboratori di archeologia sperimentale (scavo stratigrafico, topografia e strumenti cartografici, ceramologia, restauro, numismatica, simulazioni pratiche su usi e vita quotidiana nell’antichità) condotti da guide turistiche e archeologi professionisti.

  • Creazione di un polo attrattivo turistico che coinvolga esercizi commerciali locali per la promozione dei prodotti locali (stand temporanei e, in prospettiva, fissi), punti di informazione turistica, punto ristoro, locali per la didattica e laboratori per archeologia sperimentale (cfr. punto precedente).

Dott. Sergio Del Ferro
Archeologo

Ascia di bronzo rinvenuta a Monte Castello

Siamo particolarmente felici di rendere noto un significativo ritrovamento archeologico, avvenuto a novembre del 2010 durante una ricerca di superficie condotta da Achille Lamesi sul Monte Castello (oggi più noto come La Croce), località della frazione di Santa Francesca di Veroli (FR). Si tratta di un’ascia di bronzo con margini fortemente rialzati, tallone diritto non distinto dal resto caratterizzato da un incavo appena annunciato con piccolo occhiello. Essa è alta cm 11,8, larga nel tallone cm 5, e all’occhiello cm 2, pesa gr 198 e la sua lama si caratterizza per i margini alquanto concavi. Essa è stata opportunamente consegnata, assieme ad una punta di freccia in bronzo proveniente dallo stesso sito, nelle mani del sindaco di Veroli prof. Giuseppe D’Onorio e del segretario comunale dr. Lucio Pasqualitto: I due reperti sono ora esposti nel Museo Archeologico Counale. Una citazione del ritrovamento è stata inserita nel capitolo dedicato ai ricoveri agro-pastorali del volume di Achille Lamesi, Veroli in Agro stampato nel giugno del 2011 dal Comune di Veroli, in quanto avvenuta durante lo studio del territorio per la realizzazione del volume.

Si tratta di un reperto non frequente nella Provincia di Frosinone come dimostrano i ritrovamenti, quasi tutti occasionali, finora noti. Due asce, rispettivamente del tipo ad alette e del tipo a cannone, tornarono alla luce, in un luogo imprecisato, dell’agro di Atina nel secolo XIX. Recenti studi hanno inquadrato i due esemplari al secondo-terzo quarto dell’VIII a.C. Un’ascia sempre in bronzo ma riferibile alle prime fasi del Bronzo Medio è stata restituita dalla contrada Campolarino (Monte San Giovanni Campano) ma se ne ignora il contesto di ritrovamento. Da un contesto tombale esplorato all’inizio del secolo scorso si deve il recupero dell’esemplare di Sgurgola.

Sempre da ritrovamenti casuali provengono i due esemplari di Pontecorvo: un’ascia ad occhio e una ad alette entrambe facenti parte di un piccolo deposito recuperato in località Santa Lucia all’interno di un “grande dolio contenente quindici frammenti di pani di bronzo, un lingottino di piombo”. Tale ritrovamento è riconducibile ad un ripostiglio risalente ad una fase avanzata del Bronzo finale.

Al Bronzo medio risalgono l’esemplare rinvenuto a Castro dei Volsci (località Monte Campo Lupino) ed a Pastena (Grotta del Pertuso) con datazione al Bronzo medio.

L’esemplare in questa sede presentato trova attendibili confronti con un gruppo di sette asce da Canterano (Roma), poi trasferite al Museo Preistorico Luigi Pigorini, rinvenuto in grotta e con un secondo gruppo di dieci asce proveniente dal Lago di Albano e con due asce rinvenute a Nemi ed inquadrabili in un momento non molto avanzato del Bronzo medio.

La produzione delle asce, come è noto, rappresenta un momento significativo della metallurgia protostorica, dal momento che il suo inizio segna la nascita della stessa metallurgia.

In via del tutto ipotetica si può ritenere che l’ascia in questione, dato il suo buono stato di conservazione, non sia appartenuta ad un ripostiglio di un fonditore (di solito esso è costituito da frammenti bronzei di vario tipo, generalmente alquanto usurati) ma abbia fatto parte di un accumulo di metallo predisposto dal proprietario per motivi economici. In via del tutto ipotetica non va esclusa neppure una sua formazione per motivazioni di carattere religioso. L’accantonamento del prezioso metallo ha la sua naturale spiegazione nel fatto che sui Monti Ernici non sono attestati, al momento, luoghi di approvvigionamento di rame e stagno indispensabili per ottenere il bronzo.

Mi sembra abbastanza significativo osservare come Monte Castello posto ad un’altezza di m. 1018 s.l.m., non sia molto lontano da Monte Castellone (denominazione da correggere in Monte Cornito secondo le ricerche del Lamesi) dove sono noti ritrovamenti ceramici dell’età del Bronzo medio 1-3 e dove la presenza di un ugello e di un crogiuolo sembra comprovare l’esistenza di attività artigianali legate alla lavorazione dei metalli oltre che ad attività connesse con l’agricoltura, la pastorizia e la filatura.

A Veroli è attestato un altro insediamento dell’Età del Bronzo (Monte San Leonardo) mentre frammenti vascolari riconducibili allo stesso periodo sono noti a Sora da Monte San Casto.

Prima di concludere mi sembra doveroso accennare come l’insediamento di Monte Castello fosse protetto da una difesa in opera poligonale in gran parte crollata posta nei lati ad Est ed Ovest del falsopiano e protetto a Nord e Sud da alte rocce a strapiombo. Il falsopiano ha forma troncoconica, il lato ad Est misura circa m 105, quello di Ovest circa m 55 e da est a ovest circa m 130. Al centro è presente un rialzo che corre per quasi tutta la lunghezza; su di esso un’attenta ricognizione dei massi allineati disposti circolarmente, identifica sei strutture. Una di forma circolare con un diametro interno di m 4, cinque di forma ovale di cui tre con diametro maggiore di m 5 e minore m 3, una quarta di m 4 per m 3, e la quinta di m 3 per m 2. Alcune di esse sfruttano rocce naturali che risultano incluse nel muro di base insieme a massi non squadrati. Probabilmente rappresentano le basi di antiche costruzioni, su cui si alzava la copertura lignea costituita da pali e chiusa con materiale vegetale.

In prossimità degli strapiombi della parete Nord è presente un avvallamento che nell’angolo di Nord-Ovest culmina in una grossa depressione circolare di probabile natura carsica, avente forma troncoconica, profonda m 3,50 e con diametro misurato nel piano interno di m 14. Da un’attenta osservazione si nota che le pareti, in alcuni tratti sfruttano rocce naturali e in parte sono costituite da grossi massi sovrapposti. Da ricognizioni svolte anche dopo le nevicate, si rinviene al suo interno abbondante strato di neve che persiste per lungo tempo grazie alla sua esposizione, pertanto si ipotizza che fosse usata come neviera, per far fronte alla disponibilità di acqua indispensabile per i pastori che frequentavano l’area.

Nell’angolo di Nord-Est è presente un rialzo roccioso che rappresenta il punto più in alto del falsopiano, presenta una superficie piana, di circa m 7 di diametro, in cui si apprezza un bordo di forma semicircolare, appartenente allo stesso banco di roccia, di circa cm 40 di altezza, e dalla larghezza di circa cm 40, lungo circa m 3, con la faccia superiore spianata. Il sito offre una completa visuale sulle valli di Capodacqua e del Rio Amaseno ernico, su una parte delle mura difensive del lato nord-est e sul falsopiano.

Sugli strapiombi prossimi alla grande depressione, è collocato un grande blocco calcare; nonostante abbia qualche parte mancante nella faccia superiore dovuto alla azione di corrosione degli agenti atmosferici, si presenta con forma assimilabile a un parallelepipedo rettangolare. Il blocco dal peso stimato di circa 12 quintali, risulta staccato da terra di circa cm 20, essendo poggiato su quattro piccoli massi disposti agli angoli della faccia inferiore.

In prossimità delle prime capanne vicine alla Croce, è stata trovata una pietra calcarea del peso di 33 kg, lunga cm 45, larga cm 25 e alta cm 20, che nella faccia superiore presenta un incavo profondo cm 3 di forma circolare avente un diametro di cm 23, che occupa tutto il lato. L’incavo non è naturale e i segni al suo interno, denotano l’intervento dell’uomo; si ipotizza che l’erosione artificiale sia conseguenza dell’azione di sfregamento.

Un attenta esplorazione condotta sia sul falsopiano che alla base del dirupo meridionale e su quello del lato Nord, ha portato al ritrovamento di numerosi frammenti vascolari riferibili a contenitori per uso domestico. Nella loro superficie si evidenziano numerose fessurazioni motivo per cui si frantumano con grande facilità; nell’impasto si nota la presenza ghiaino e di piccoli frammenti lapidei.

Un interessante ritrovamento è rappresentato da un frammento di ossidiana a forma lanceolata, avente un bordo tagliente che presuppone l’uso di utensile. Era nei pressi del rialzo centrale del falsopiano nel lato prossimo alla depressione.

Per completezza di informazione, si precisa che la punta di freccia è stata rinvenuta sul blocco calcare nella metà degli strapiombi della parete a Sud, mentre l’ascia è stata ritrovata su un lastrone calcareo della parete Nord, presente tra la grande fossa e la croce.

Eugenio Maria Beranger – Achille Lamesi

Escursione alla ricerca dell’Epigrafe di Macchia Faito

Il 2 giugno scorso alcuni membri del CAI, sez. di Sora, guidati dal presidente emerito Antonio Farinelli, e dell’associazione Lamasena, condotti dal vicepresidente Silvano Veronesi, si sono recati a Macchia Faito, a m 1236  s. l. m. in territorio di Monte San Giovanni Campano,  per ricognire la zona e, soprattutto, effettuare il calco dell’iscrizione CIL X 5779 scolpita in un banco calcareo affiorante nei pressi della radura, a pochi passi dai cippi confinari n°179 e n°180 eretti nel 1847 per segnare il confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie.

L’iscrizione, risalente al 4 a. C. per la data consolare ivi incisa, commemora la costruzione di un sacello in onore di Giove Atratus e degli dei Indigetes per spesa e impegno di due sacerdoti locali. La ricognizione e il calco sono stati effettuati in vista della sistemazione dell’area che comprenderà il restauro conservativo dell’epigrafe, una tettoia a protezione della pietra e un pannello didattico, su autorizzazione della Soprintendenza archeologica del Lazio.  L’associazione Lamasena  intende vigilare per il raggiungimento dell’obiettivo che darebbe la giusta dignità a una testimonianza storica di altissimo valore.

La visita a Macchia Faito è anche meta di appassionati escursionisti per la bellezza del luogo  e per il percorso che si dipana tra i faggeti dei Monti Ernici(ndr  per una descrizione più completa del sentiero si rimanda all’articolo: http://www.montiernici.it/Faito/Pozzo_Faito.htm ).

Uno studio metodologico  su Pozzo Faito è stato condotto dalla dott.ssa Alessandra Tanzilli che è scaricabile dal link seguente epigrafe di pozzo faito

I protagonisti della ricognizione sono stati, oltre i citati   Veronesi e Farinelli, l’archeologa Alessandra Tanzilli, Caterina Grimaldi e Emanuele Mancini .

SERR 2017

Mentre in Italia si diffondono nuove forme di valorizzazione territoriale che mettono in risalto la cultura, i beni naturalistici , la storia e l’archeologia dei luoghi c’è da sottolineare la controtendenza di Monte San Giovanni Campano che con fare di imperdonabile superficialità perde l’ennesimo appuntamento con lo svilluppo sostenibile del territorio.

Il territorio Comunale montano pur essendo caratterizzato da luoghi di bellezza naturalistica, da testimonianze archeologiche , da una biodiversità impareggiabile si trova in una situazione di abbandono e di degrado che sono inenarrabili che inficiano qualsiasi lodevole  iniziativa di valorizzazione.

Le Associazioni di Protezione Ambientale Fare Verde, Lamasena Circolo di Legambiente, l’ANC Nucleo di Monte San Giovanni Campano e Civilmonte Associazione di Protezione Civile hanno capito lo stato in cui versa il territorio e il giorno 6 Maggio 2017 nell’ambito della SERR 2017 Let’s Clean Up Europe – Dove passano i nuovi barbari – hanno deciso di iniziare a ripulire dai rifiuti quella terra di nessuno per sensibilizzare la popolazione ad una maggiore considerazione dei beni paesaggistici, storici, archeologici e naturalistici presenti da ottenere anche  mediante un virtuoso ciclo dei rifiuti

Purtroppo e senza alcun dubbio le Associazioni Monticiane si sono trovate al cospetto di una situazione di bruttura che al momento supera la bellezza del Confine Storico tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie; il degrado ambientale vince il paragone con l’attrazione del percorso immerso nella Natura che conduce nel sito Archeologico di Pozzo Faito dove è presente la famosa epigrafe scolpita sulla roccia e perfino le sorgenti che caratterizzano quei luoghi e che hanno dato nome alle località antropizzate vengono eclissate da tutti quei rifiuti presenti   che l’uomo scientemente è riuscito ad abbandonare.

Alle Associazioni di Protezione Ambientale non resta altro che denunciare la grave situazione presente lungo la SP 221 all’altezza del Km 8.500 in quanto  non può essere ignorata una discarica imponente ove sono presenti rifiuti speciali pericolosi, ingombranti, pneumatici, materiale di risulta edile, RAEE e tutto quello che lo scibile umano riesce ad immaginare. La Provincia di Frosinone non può far finta di nulla visto che ci sono leggi ben precise che impongono la bonifica dei luoghi come del resto non è neppure possibile lasciare una marea di rifiuti in quell’area sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico.

Durante la giornata ecologica del 6 Maggio 2017 i volontari delle Associazioni Monticiane hanno avuto la collaborazione dell’Ufficio Tecnico Manutentivo del Comune di Monte San Giovanni Campano e della Società Sangalli che cura l’igiene urbana ma purtroppo l’impegno dei tanti volontari accorsi è riuscito a pulire in icto oculi circa il 5% di quanto è presente.

Sono stati raccolti quaranta bustoni di rifiuti indifferenziati strappati letteralmente dalla vegetazione. Recuperati dal dirupo pneumatici di camion,di auto, di biciclette ed è stata isolata una grande quantità di eternit. Sono stateaccantonate le guaine usate in edilizia, sono stati raccolti diversi televisori, frigoriferi, congelatori recuperati dal dirupo con le corde d’acciaio e constatata la presenza di tanti topi.

In buona sostanza quella che doveva essere una giornata ecologica come le tante altre fatte sul territorio si è trasformato in un intervento pericoloso per tutti ii volontari che hanno partecipato.

In quell’angolo remoto del Comune di Monte San Giovanni Campano la Natura ha perso contro il degrado: non si percepiscono più gli odori delle erbe aromatiche e delle ginestre che sono sovrastati dal puzzo orribile dei rifiuti.

Per tutti questi motivi le Associazioni Monticiane , nell’interesse collettivo, con un’azione congiunta chiederanno alla Provincia di Frosinone, alla Regione Lazio e al Comune di Monte San Giovanni Campano la caratterizzazione e la bonifica di questa nuova discarica anche perché per ironia della sorte a meno di 500 metri è presente la discarica di rifiuti interrati di Montecastellone nell’apoteosi della profanazione del nostro patrimonio paesaggistico, idrogeologico, storico e archeologico che rappresentano un valore inestimabile per l’identità dell’intera popolazione

I temi dibattuti al castello ducale di Monte San G. C.

Dal 18 al 23 aprile 2017 , il castello ducale di Monte San Giovanni Campano ha dato cittadinanza a temi che attengono alla storia, alla cultura, alle tradizioni, all’economia, all’ambiente e alla bellezza  dei territori ciociari.
Si sono alternati relatori e artisti, ognuno dei quali ha rappresentato le proprie passioni e studi riguardanti i temi della manifestazione.
Di seguito sono riportati gli argomenti dibattuti:


Laura Quattrociocchi ha illustrato la genesi e degli orti sinergici:  Chi ha voglia di appermaculturarsi un po’?


Ciao siamo Luca e Laura e siamo di Veroli, marito e moglie, imprenditore e casalinga.. con 3 figli e qualche laurea nel cassetto ma che nella vita hanno maturato la consapevolezza di non far decidere agli altri il presente e futuro della propria famiglia. Lo stile di vita che tutti consideriamo come unico e percorribile nella realtà dei fatti è uno stile di vita insostenibile.. quindi abbiamo cercato strade alternative e ci siamo imbattuti nella permacultura! Per spiegare in grandi linee cos’è la permacultura, abbiamo estratto alcune definizioni ben riassuntive su Wikipedia: Il metodo della permacoltura è stato sviluppato a partire dagli anni settantada Bill Mollison e David Holmgrenattingendo da varie aree quali architetturabiologiaselvicolturaagricolturae ttps://it.wikipedia.org/wiki/Zootecnia”>zootecnia .

La permacultura è un metodo per progettare e gestire paesaggi umani, in modo che siano in grado di soddisfare bisogni della popolazione quali cibo , fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza , ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali.

Etica della permacultura:

  • Cura della terra , ovvero riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità. Gli interventi umani saranno quindi volti a non danneggiare o ripristinare gli equilibri ambientali. Secondo Holmgren il miglior modo per prendersi cura della terra è ridurre i propri consumi.
  • Cura degli esseri umani , anche se rappresentano una minima parte nella totalità dei sistemi viventi. Viene valutato di fondamentale importanza soddisfare bisogni fondamentali quali cibo, abitazione, istruzione, lavoro soddisfacente e rapporti sociali senza ricorso a pratiche distruttive su larga scala.
  • Limitando il consumo ai bisogni fondamentali è possibile condividere le risorse in eccesso in modo equo con tutti.

I modi per adempiere a questa etica, secondo i fondatori della permacultura, sono 12:

  1. Osserva e interagisci (la bellezza è negli occhi di chi guarda) Osservare il paesaggio e i processi naturali che lo trasformano è fondamentale per ottimizzare l’efficienza di un intervento umano e minimizzare l’uso di risorse non rinnovabili e tecnologia. L’osservazione deve essere accompagnata dall’interazione personale.
  2. Raccogli e conserva l’energia (prepara il fieno finché c’è il sole ) Raccogliere e conservare l’energia è alla base di tutte le culture umane e non. Per energia si intende tutto ciò che può essere immagazzinato e/o mantenuto in buono stato e che è fondamentale per la sopravvivenza di una comunità/cultura. Esempi: cibo, alberi, semi.
  3. Assicurati un raccolto (non si può lavorare a stomaco vuoto) Assicurarsi che ogni elemento del progetto porti una ricompensa utile.
  4. Applica l’autoregolazione e accetta il feedback (i peccati dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione) Applicare l’autoregolazione per evitare che controllori di livello superiore siano costretti ad intervenire per riequilibrare una crescita incontrollata. Impara a riconoscere e accettare il feedback fornito dalla comunità o, più in generale, dalla natura.
  5. Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili (lascia che la natura faccia il suo corso) Gestire le risorse che si rinnovano e rigenerano in modo continuo senza un apporto esterno in modo che assicurino una continua resa. Allo stesso modo valorizzare i cosiddetti servizi rinnovabili, ovvero i servizi apportati da piante, animali, suolo e acqua senza che questi siano consumati nel processo.
  6. Non produrre rifiuti (Il risparmio è il miglior guadagno) (Un punto in tempo ne salva cento) Assicurarsi che i sistemi presenti nel progetto non producano niente che non sia utilizzabile e utile ad un altro sistema.
  7. Progetta dal modello al dettaglio (gli alberi non sono la foresta) Bisogna imparare a dare uno sguardo d’insieme prima d’immergersi nel dettaglio. Utilizzare soluzioni progettuali derivate da modelli osservati in natura.
  8. Integra invece di separare (molte mani rendono il lavoro più leggero) Integrare ogni elemento progettuale all’interno del sistema in modo che si sostenga a vicenda con gli altri elementi.
  9. Piccolo e lento è bello (più sono grandi e più fanno rumore cadendo) Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere di quelli grossi e veloci, fanno un miglior uso delle risorse e producono in maniera più sostenibile.
  10. Usa e valorizza la diversità (non mettere tutte le uova in una sola cesta) Valorizzare la diversità animale e vegetale. La diversità riduce i rischi derivanti dalla gran parte delle minacce: l’ammalarsi di una specie di pianta non è la fine del raccolto. Inoltre la diversità aiuta a beneficiare dell’unicità di ogni territorio.
  11. Usa e valorizza il margine (non pensare di essere sulla giusta traccia solo perché è un sentiero molto battuto) Progettare le forme delle zone di confine in modo da sfruttarne il più possibile le caratteristiche: il limite tra due sistemi diversi è il posto dove accadono le cose più interessanti. Queste zone sono spesso le più produttive in quanto possono utilizzare le caratteristiche di sistemi diversi
  12. Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo (bisogna vedere le cose non solo per come sono ma anche per come saranno) Sfruttare i cambiamenti a proprio favore; questo presuppone l’osservare attentamente i segni che li precedono e intervenire in tempo.

Sara Leo ha illustrato la pervasività dei pesticidi


I pesticidi sono composti chimici utilizzati per il controllo di infestanti come insetti, funghi, parassiti, roditori, piante o qualunque altro organismo vivente in grado di provocare forme di danno o disagi a colture agricole, ambienti domestici e civili, ambienti acquatici. Da lungo tempo i suoli stanno subendo infiltrazioni e fumigazioni da fitofarmaci, inizialmente di origine naturale, in seguito, data la rapidità di sintesi e la maggior efficacia, sempre più di sintesi chimica. Ad oggi sono state sviluppate circa 7 classi di molecole diverse. Tra i composti “storici” si ricorda il tabacco, lo zolfo, i composti arsenicali, i composti del tallio, i piretroidi, gli oli minerali, seguono gli idrocarburi alogenati tra cui il DDT, gli esteri fosforici, i carbammati, gli organoclorurati, le triazine, il glifosato, sono solo alcuni di nuova generazione. I fitofarmaci hanno permesso all’uomo di eradicare su scala mondiale molte epidemie tra le quali la malaria, la febbre gialla, la peste bubbonica, il tifo, la malattia del sonno; d’altra parte l’utilizzo indiscriminato di tali composti per decenni ha comportato l’alterazione dell’equilibrio naturale di molte specie animali e vegetali, nonché una contaminazione ambientale di ampia entità, provocando tossicità anche per la salute umana, per via della loro persistenza nella catena alimentare. Esistono oggi valide alternative biologiche all’uso di tali sostanze, pur se ancora di difficile sostituzione ai composti di sintesi chimica a causa del ristretto campo di applicazione


Arduino Fratarcangeli ha illustrato il tema dell’economia sociale: L’Economia cos’è?  E perché sempre di più il sociale entra nell’economia?


L’economia solidale in Italia è stata denominata e caratterizzata in vari modi, per esempio come “economia delle relazioni”, “economia dei distretti”, “economia di rete”. Economia delle Relazioni significa che le buone relazioni sono la priorità da assumere nei rapporti economici. Economia dei DES Distretti di Economia Solidale, significa che l’ambito territoriale locale prende una particolare importanza e priorità ed è visto come il basamento su cui si costruiscono anche gli altri livelli territoriali di economia, da quello provinciale fino a quello internazionale.  Economia di Rete significa che le imprese e gli altri soggetti economici, compresi i fruitori, si relazionano in un collegamento orizzontale di rete e interagiscono fra loro, considerandosi non più solo come nodi singoli e slegati, ma come nodi strettamente collegati fra di loro da una relazione reticolare, che potenzia e mantiene all’interno gli scambi, in un’ottica di finalità comune.

Ognuno dei tre approcci presuppone una comunità attiva, che non delega, ma progetta direttamente il futuro. Centrale per la vita delle persone, diventa la dimensione economica, poter partecipare a indirizzarne lo sviluppo. Spesso le azioni degli innovatori si concentrano su azioni promozionali, informative, educative, rimandando ad altri tempi o soggetti la partecipazione ai processi economici di produzione e reddito. La Cittadinanza del futuro richiede di prendere parte alla produzione del reddito, avviando a livello locale e poi oltre, un sistema di interventi capaci di gestire le risorse disponibili, definire piani di sviluppo imprenditoriali avendo come valore di riferimento il bene comune. Si è cittadini se si ha un peso economico, se si pensa invece di essere pensati, se si coopera invece che procedere in solitudine.

Chi può fare economia? Cosa possiamo fare nel nostro ambiente? Su quali beni possiamo articolare una proposta imprenditoriale? E soprattutto chi ci deve autorizzare a farlo? Ecco l’economia solidale apre uno scenario interessante per il futuro ed appartiene alle persone che decidono di non tirarsi indietro quando le azioni, dopo il momento culturale, devono diventare di tipo economico capaci di produrre reddito e lavoro. Intorno a noi ci sono beni straordinari da valorizzare ed in pochi ne stanno cogliendo le opportunità. Dobbiamo farlo, in modo particolare per l’agricoltura, prima che i campi diventino pannelli fotovoltaici o degrado. Ridare un volto economico alle proprietà e a forme intelligenti di azionariato popolare, coniugando innovazione e tradizione, è il tentativo promosso da RES CIOCIARIA con il granaio sociale, e vanta una interessante contaminazione in più comuni che daranno nell’anno in corso circa 250 ql di grani antichi. Diventa così chiaro il nostro principio numero uno “il bene comune è il profitto migliore di tutti


Nicola Severino ha illustrato concetti di  gnomonica – scienza alla base della costruzione delle meridiane: Il tempo dei Ciociari: un patrimonio culturale da salvare


C’è stato un tempo in cui non esistevano gli orologi che siamo abituati a vedere sui nostri polsi, sulle torri delle chiese e sui palazzi comunali; meno che mai gli orologi digitali.
Le meridiane sparse sul territorio ciociaro, di cui ho avuto il piacere ed il privilegio di essere il primo ed unico autore finora ad averne curato un censimento dettagliato negli anni 1988-1990, sono figlie della cultura scientifica dell’800.   Padre Angelo Secchi  nel 1875 realizzò nella bella piazza di Alatri una delle più importanti meridiane murali verticali d’Europa.  Lo stesso accadeva, in proporzioni ridotte, nella piazza di San Donato val di Comino qualche decennio più tardi, quando nel 1891, fu realizzata la meridiana in marmo con colata di piombo fuso per le linee orarie, ora visibile nella piazza Coletti.
Ma non tutte le meridiane della Ciociaria sono così belle ed importanti come le precedenti. Il tempo scorre per tutti: per i ricchi, per gli uomini importanti e per la gente semplice, nelle città come nelle campagne.
Le meridiane della provincia di Frosinone, costituiscono, alla pari dei reperti archeologici conservati nei musei, un patrimonio artistico e culturale da preservare. La testimonianza unica e diretta dello sforzo compiuto dai nostri avi nel comune desiderio e necessità di condividere singolarmente e in forma comunitaria la misurazione del lento scorrere del tempo. Un desiderio espresso nella variopinta forma dei colori delle meridiane, nelle bizzarre soluzioni fino alle semplicistiche ed approssimative pietre suddivise osservando direttamente l’ombra del sole proiettata da un pezzo di ferro sopra la sua superficie. Strade, incroci, vie importanti, piazze, chiostri, angoli di giardino: il tempo scorre ovunque. Il tempo ci permette di ricordare, il tempo ci permette di dimenticare. Non dimentichiamo le meridiane della Ciociaria.

 

Inciviltà di pochi

Una bellissima giornata di primavera, è tempo di asparagi e per camminare un pochino sono andato in un bellissimo posto situato lungo la strada statale che da Colli porta a Monte san Giovanni Campano, all’altezza del  Pozzillo (Gl’pzgli), giù per la scarpata.  Un sole splendente, una campagna rigogliosa, il bosco, l’acqua e tanta verde erbetta.

Ad un tratto qualcosa comincia a stonare, i resti di un elettrodomestico tutto arrugginito, buste di nylon colorate sparse sul terreno, rifiuti generici sparsi, ombrelli rotti, pneumatici per bici, il posto diventa visibilmente brutto, sono accidentalmente entrato in una mini discarica abusiva. Mi domando, può l’uomo (essere intelligente, dotato di un cervello per pensare, arrivare a commettere tale bruttura?) Ebbene si può succedere.

I rifiuti da soli non si spostano, quindi qualcuno molto diligente dopo averli caricati in macchina, arrivato sul posto si è accostato al ciglio stradale e via con il disfarsi dei rifiuti.

Ha ben pensato di disfarsene in tale brutale modo, senza minimamente pensare che già paga un dazio annuale per il ritiro dell’immondizia e che tale servizio viene regolarmente svolto, ha pulito la sua casa ma ha sporcato ciò che la circonda.

Posso pensare che colui che ha compiuto tale gesto, piaccia vivere in un’ambiente ordinato e pulito ma ha una visione molto limitata, domani potrebbe andare insieme ai suoi figli a fare una passeggiata ma troverà quel bel paesaggio che lui ha creato e cosa dirà loro.

In quel posto nessuno andrà a fare pulizia e quei rifiuti resteranno li per l’eternità, certo non bello da vedersi e da fare, vivere nell’immondizia non è piacevole.

Complimenti, l’ignoranza di pochi rovina il bello di tutti (ignoranza da ignorare, non conoscere), allora è necessario far un lavoro di conoscenza e di sensibilizzazione

Augusto Ferretti

La battaglia di Bauco

Articolo di stampa –  pubblicato sul quotidiano  “L’Inchiesta” –   sul convegno tenutosi il 28 gennaio 2017 a Boville Ernica che ha rievocato “LA BATTAGLIA DI BAUCO“.20170128-battaglia-di-bauco

La Pace sulle vie della Pace

5-marcia-per-la-paceIn occasione della marcia per la pace Perugia-Assisi, del 9 ottobre,  il circolo Lamasena ha  rievocato  nell’ambito locale,  i princìpi di pace  di cui si fa portatore la marcia.  I  viandanti  hanno percorso un sentiero Benedettino, segnato dal CAI,  che parte da piazza G. Marconi di Monte San Giovanni C., si inerpica per i viottoli del centro storico,  attraversa  gli uliveti di colle San Marco e  giunge nei pressi  dell’oasi di San Felice da Cantalice.
Alla passeggiata hanno partecipato i responsabili Legambiente tra cui il presidente regionale Lazio: Roberto Scacchi e il responsabile nazionale per i piccoli comuni Alessandra Bonfanti.
Inoltre, la passeggiata ha visto  la partecipazione di rappresentanti dei comuni limitrofi che hanno voluto  testimoniare con la loro presenza  i valori della fratellanza tra i popoli di cui si è fatto interprete il cammino di Monte San Giovanni Campano, gemellato con la marcia per la pace Perugia-Assisi.
Durante il cammino i legambientini del circolo Lamasena hanno avuto modo di illustrare ai rappresentanti nazionali le peculiarità  e le bellezze dei cinque comuni del progetto.
Il circolo ha chiamato l’evento “La pace sulle vie della pace” per evocare la speranza di vivere un momento di festa all’insegna della consapevolezza e della valorizzazione della Ciociaria

Puliamo le vie dei cammini – il racconto della seconda edizione.

pim2016-4524/09/2016 –  La manifestazione Puliamo Le Vie Dei Cammini –  nella sua seconda edizione, si è mostrata una testimonianza di alto  rilievo tra gli eventi che sono stati organizzati  all’interno di Puliamo il Mondo 2016 in cui Legambiente riveste il ruolo di comitato organizzatore per l’Italia.

La giornata ecologia, organizzata dal circolo Lamasena, si è palesata come uno straordinario evento di partecipazione collettiva di centinaia di adulti e bambini che, insieme all’azione di bonifica delle vie , hanno potuto condividere un momento di festa e scambio culturale.

Nell’edizione attuale, le  amministrazioni comunali di Strangolagalli,   Veroli, Collepardo e Boville si sono mostrate estremamente recettive nel promuovere iniziative che hanno animato e coinvolto decine di studenti e cittadini.  Il sindaco Simone Cretaro ha accompagnato la delegazione legambientina all’interno del Liceo Sulpicio di Veroli dove ha esortato gli studenti ad essere artefici nelle azioni di rispetto dell’ambiente e dei beni comuni. Inoltre, gli amministratori Alessandro Viglianti, Cristina Verro e Alessandra Trulli si sono dedicati all’accoglienza dei gruppi di volontari – provenienti dai 5 cammini  –  presso il giardino Armari di Casamari.   A Strangolagalli, il sindaco Giovanni Vincenzi e gli assessori Dino Belli e Patrizio Perciballi hanno guidato diversi studenti,  della locale scuola Viselli,  sui sentieri che si dipanano dal paese.  A Collepardo,  una delegazione di amministratori ha salutato la partenza dei volontari  da  Civita.

Un doveroso ringraziamento va alle associazioni ed agli enti che hanno condiviso con il circolo Lamasena  il compito di rendere sicuro e accogliente la giornata ecologica.  La sicurezza stradale dei viandanti è stata assicurata dai Nuclei di Protezione Civile di Strangolagalli, Boville Ernica e Veroli a cui si sono affiancate le protezioni civile di Monte San G. C.: Cilvilmonte ed EC Volontari d’Italia.  L’assistenza ai viandanti durante i cammini è stata garantita da Enzo Cinelli e Stefano Gaetani.  La Misericordia di Monte S. G. C ha messo a disposizione il proprio servizio ambulanze. La Proloco di Veroli, guidata dal presidente provinciale dell’UNPLI Luciano Trulli, ha allestito uno  spazio espositivo in segno di piena condivisione all’iniziativa.

Tutti i gruppi, provenienti dai rispettivi comuni, si sono ritrovati all’interno dell’area verde Aromari  dove hanno potuto gustare assaggi della enogastronomia ciociara con i prodotti offerti dal liquorificio Sarandrea di Collepardo, dal salumificio Cironi di Veroli e dall’associazione degli Amici della Sagra della Crespella di S. Francesca.

L’evento ha visto il pieno coinvolgimento di diversi istituti d’istruzione, dal Liceo Giovanni Sulpicio di Veroli , all’istituto Viselli di Strangolagalli, all’istituto Armellini di Boville Ernica e all’Istituto Angelicum di Monte S. G. C. In quest’ultimo,  gli studenti sono stati indirizzati dai docenti Loredana Campea e Franca Batista a sviluppare temi e disegni in preparazione della giornata ecologica. Tali elaborati sono stati mostrati alla delegazione legambientina che ha fatto visita alla scuola.