Biodiversità

ConvegnoIl 1 maggio abbiamo partecipato, con il nostro gazebo di Lamasena, al primo career day svolto a Monte San Giovani Campano.
In questo contesto, abbiamo parlato di biodiversità, focalizzando l’attenzione sul lento cammino scientifico che ha portato alla comprensione dell’evoluzione delle specie. Ancora agli inizi del 1800 era opinione diffusa che le specie nascessero spontaneamente per abiogenesi.
Ancora oggi si ha una mappatura parziale delle specie animali e vegetali esistenti. Gli studiosi ipotizzano che le specie presenti sulla Terra possano essere tra 1,5 e 1,8 milioni.
Purtroppo, ovunque nel mondo le specie vegetali e animali sono a forte rischio estinzione.
Si calcola che sono a rischio il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. In Europa abbiamo il poco invidiabile primato che sono a rischio il 42% dei mammiferi autoctoni.
L’Italia è il paese europeo che, in assoluto,  ospita il più alto numero di specie presenti nel vecchio continente, e tale eredità ci investe della forte responsabilità di difendere la ricchezza dei territori qui presenti.  In particolare, in Italia vi risiede circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa

Abbiano, inoltre,  fatto cenno al ruolo fondamentale svolto dalle api sia a vantaggio della conservazione della biodiversità che a favore dell’alimentazione umana.  Esse, attraverso l’impollinazione, sono responsabili della sopravvivenza di oltre 130.000 piante e contribuiscono al 30% dell’alimentazione umana attraverso la loro azione impollinatrice.
La moria delle api che si registra in tutto il mondo – per gli effetti dell’uso degli antiparassitari, erbicidi e delle onde elettromagnetiche –  pone un ulteriore motivo di preoccupazione per la conservazione della biodiversità.

Purtroppo, l’azione dell’uomo è quanto mai deleteria per la conservazione  degli habitat naturali, comprensivi delle zone umide della terra. Quest’ultime, i veri incubatori della biodiversità.  Le azioni antropiche più invasive si chiamano   CONSUMO DEL SUOLO e DEFORESTAZIONE.
Negli ultimi decenni si è consumato lo 0,7% del suolo terrestre ogni anno e sono state abbattute 13.000.000 kmq di foreste all’anno. In Italia, negli ultimi 3 anni sono stati ricoperti di cemento 720 kmq. E’ stato stimato che, fino al 2030, potranno andare persi altri 170.000.000 kmq di ettari di foreste nel globo, una superficie pari a quella di Germania, Francia, Spagna e Portogallo messi insieme.
In questo scenario, che ha già dell’apocalittico, abbiamo richiamato l’attenzioneGazebo sul riscaldamento globale che implica un incremento di 4/5 gradi di aumento medio della temperatura terrestre nell’arco di un secolo. Gli scienziati hanno già da tempo individuato la causa di tale riscaldamento che è dovuto all’incremento di CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera. Oggi ci sono circa 390 ppm (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera contro un valore – di equilibrio climatico – che è stimato essere di 350 ppm.
Quali RIMEDI possiamo mettere in campo nel microcosmo territoriale in cui viviamo per fare la nostra parte a favore della madre terra?
Al riguardo, abbiamo tracciato, insieme all’amico Roberto Dalia, un piccolo vademecum:
1) Conservare i nostri boschi attraverso la nostra azione persuasiva nei confronti delle amministrazioni che tendono a fare cassa vendendo boschi demaniali di pregio.
2) Evitare altro consumo del suolo cercando, invece, di recuperare e valorizzare quanto è stato già edificato
3) Evitare l’acquisto di oggetti in avorio
4) Evitare l’acquisto di diamanti che sono la causa di violenze e devastazioni ambientali nei paesi del terzo mondo
5) Effettuare il compostaggio domestico dei rifiuti organici facendoci aiutare, possibilmente, da formidabili bio-trituratori naturali quali papere o galline che hanno anche il pregio di esserci riconoscenti fornendoci uova di giornata.

Il più accorato ringraziamento va agli agli amici di FARE Insieme che hanno organizzato l’evento.

Remo Cinelli

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