Antichi Saperi: l’olio di semi di faggio

Leggendo un vecchio libro ho trovato un riferimento all’olio di semi di faggio che ha suscitato il mio interesse. Non avendone mai sentito parlare ho iniziato ad approfondire l’argomento, immaginando da subito che si trattasse di un’antica pratica oramai in disuso. Così mi sono imbattuto in una interessante descrizione delle caratteristiche organolettiche e del metodo di produzione che vorrei condividere con voi, nell’ottica della riscoperta degli “antichi saperi”.
Riporto qualche paragrafo (notare il caratteristico linguaggio scientifico ottocentesco) tratto dall’Enciclopedia di Chimica Scientifica ed Industriale – Volume Sesto edita nel 1873 e disponibile gratuitamente online per la consultazione all’indirizzo: http://goo.gl/6RcBvc.

“I semi di faggio contengono un olio fluido di sapore dolce il quale può essere spremuto e utilizzato nell’economia domestica come commestibile e come combustibile. Nella fine del secolo scorso (1700) in Francia fecero esperienze accurate sulla quantità e la qualità dell’olio di faggio e da un calcolo dell’agronomo Baudin, fu desunto che raccogliendo i semi dal bosco di Compiègne (quale era in allora) si avrebbe potuto ottenere tanto olio da bastare molti anni agli abitanti del luogo.” […]

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“I semi del faggio forniscono il 17 per 100 di olio il quale quando fu ben preparato ha colore abraceo senza odore e di sapore molto dolce, se dalle mandorle fu separata la corteccia e la pellicola. Non è troppo fluido. Raffreddandolo si solidifica a -17° ed ha la densità di 0,922 a 15°. Può supplire all’olio di olive e possiede la preziosa proprietà di conservarsi non rancido più a lungo che gli altri olii, anzi si afferma che migliori nell’ invecchiare e che dopo cinque anni sia di gusto più delicato e che si mantenga non guasto per dieci e fino per venti anni. ” […]

“Berthollet, l’Héritier e Tissot furono incaricati dal Governo (Francese) di quel tempo di compilare due istruzioni relative alla raccolta dei semi di faggio ed all’estrazione dell’olio donde si possono ritrarre buoni insegnamenti anche al presente. L’Italia non è scarsa ne suoi alti monti di faggi di alto fusto e però potrebbe volgere la propria attenzione sopra un industria che tornerebbe vantaggiosa per più titoli ed in ispecie al presente in cui gli olii commestibili e per saponi raggiunsero un prezzo elevato quantunque non s’adoprino più di frequente nelle lampade e lucerne, avendovi surrogato il petrolio. Noi daremo un riassunto di quanto fu indicato come conveniente su tale argomento. Verso la fine di settembre si farà la raccolta dei semi i quali poi dovranno essere stesi in istrato sottile in luogo secco ben aerato e guardato dal sole. Per agevolare la disseccazione fu trovato opportuno indirizzare una corrente d’aria calda nel detto luogo, credendosi anzi che ciò facendo la quantità di olio risulti maggiore. I semi già secchi devono essere vagliati per separarne i vuoti ed i tarlati; si può anche farne la cernita a mano, ma vi occorre troppo tempo; si può gittarli nell’aria come si fa pel frumento.” […]

I semi del faggio hanno il loro mandorlo chiuso in un guscio cui succede immediatamente una pellicella che dà cattivo sapore all’olio. Nel modo più rozzo di operare si spremono i semi senza toglierne il guscio e con ciò si perde 1/7 dell’olio che si ricaverebbe dalle mandorle sbucciate, come fu verificato per mezzo dell’esperienza. Per isbucciarli si fanno passare fra due macine somiglianti a quelle dei molini comuni ma talmente discostate che non facciano altro che frangere i gusci. Rimane la pellicola che si può togliere scuotendo le mandorle scortecciate entro un sacco e poi vagliandole.  Quando si abbiano i semi preparati nel modo disegnato si dovranno ridurre in pasta con uno dei mezzi seguenti:

  1. Si portano al molino a pila e si pilano a colpi moderati avendo cura di aggiungervi dell’acqua di tempo in tempo, per trasfondere coesione alla pasta, che poi si sottopone al torchio come si fa per gli altri semi oleiferi. Basta 1 parte d’acqua per 15 parti di semi da pestare e il pestamento dura un quarto d’ora incirca. Si conosce che è a termine allorchè spremendo un po di pasta tra le dita l’olio ne schizza fuori
  2. Si possono anche sottomettere allo schiacciamento delle macine verticali di pietra dura come si usano per altri casi.
  3. Ma il metodo migliore è quello della macinatura. Scortecciati i semi, dapprima si riducono in farina grossolana che indi si sminuzza di più in un molino da cereali. Usando qualche cautela cioè che la macina non giri troppo veloce e l’aria possa rinfrescarla non si ha da temere l’inconveniente che s’ingrassi.
  4. Ridotti in farina sottile se ne fa pasta con acqua che si spreme sotto il torchio come per gli altri semi oleiferi valendosi dei torchi o pressoi usati per l’olio d’olivo e pei semi oleiferi. Allorché non ne geme più olio si riporigono le focacce sotto macine verticali si inaffiano con acqua tiepida che agevola l’uscita dell’olio gonfiando le mucilagine si rimette al pressoio la seconda pasta e se ne ricava un olio di seconda qualità. Talvolta si prendono le seconde focaccie si rimettono sotto le mole verticali si bagnano con acqua bollente e si riesce ad una terza proporzione di olio che riesce di qualità inferiore.
Giovanni Gasparri
Monte San Giovanni Campano, 26Agosto 2014
 

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  26 Agosto 2014
Ultima Revisione: 26 Agosto 2014

Prima di stampare questa pagina considera l’impatto che avrà sull’ambiente

Da soli non si può

Volontario in azione presso Casamari

Volontario in azione presso Casamari

Le problematiche ambientali che sono presenti sui nostri territori ci sono note.
La pretesa di qualcuno di chiedere che l’associazione Lamasena possa affrontare l’intero scenario delle emergenze è inopportuna per molte ragioni.
Con tale pretesa si chiede, in sostanza, al circolo di occuparsi dei problemi sperando – così – di aver esaurito il proprio compito di cittadino e, quindi, auto assolversi dalla responsabilità morale verso la collettività e l’ambiente. A questi ricordo che ognuno può entrare a far parte dell’associazione assumendo un ruolo da cui potrebbe dare un contributo fattivo.

I temi in gioco sono tanti e richiedono impegni cospicui per costruire proposte e azioni concrete. Alcuni esempi:

  • Censimento delle discariche disseminate sul territorio per sviluppare azioni di bonifica a cura del volontariato o delle istituzioni
  • Inquinamento elettromagnetico e luminoso
  • Raccolta differenziata, RAEE, Isola ecologica ….
  • Progetti di valorizzazione delle aree verdi concesse in adozione
  • Educazione ambientale. Ciò richiede la preparazione di temi da sottoporre, soprattutto, ai giovani.
  • Valorizzazione delle bellezze naturali e storiche per migliorare l’attrattività turistica dei nostri comuni
  • Consumo dissennato del suolo e studio delle possibili azioni di contrasto
  • Creare/rafforzare percorsi di collaborazione con altre associazioni locali per essere più determinanti nelle nostre proposte
  • Lavorare all’interno dei comitati istituzionali regionali in cui si scrivono le leggi di salvaguardia dell’ambiente, come – ad esempio – le nuove proposte legislative sullo smaltimento dell’amianto e sull’istituzione dei nuovi parchi.

Tale elenco non esaurisce affatto l’insieme delle attività su cui il circolo potrà misurarsi. Tuttavia, sappiamo con certezza che da soli non potremmo affrontare il tutto!

Colle Cipullo, sono terminati i lavori estivi di giardinaggio

IMG-20140809-WA0014 09/08/14 – Con gli interventi di oggi, sono stati conclusi i lavori per il ripristino della piena fruibilità dell’area verde attrezzata di Colle Cipullo, in adozione a Lamasena

Nella giornata corrente,  i volontari del circolo Lamasnea hanno eseguito lavori di giardinaggio e di pulizia dell’area, il cui dettaglio è riassunto nel riepilogo:

  1. Eliminazione  dei rovi lungo tutto lo steccato perimetrale dell’area
  2. Pulizia dalle cartacce
  3. Alcune potature dei rami secchi
  4. Pulizia dall’erba infestanti nelle pertinenze delle panchine ed intorno gli alberi
  5. Eliminazione erbacce  lungo i varchi d’ingresso all’area verde

L’azione odierna completa le attività di pulizia che sono state eseguite sia dai volontari del circolo Lamasena,  domenica 3/08/14, sia dall’amministrazione comunale attraverso lo sfalcio meccanico sulla parte di terreno residuale,  non ancora pulita   dopo l’intervento del 3 agosto scorso.

Le attività eseguite hanno restituito l’area alla piena fruibilità del parco da parte dei cittadini che potranno godere di uno spazio ludico e di ristoro.

Nella galleria fotografica seguente , alcuni momenti della giornata e i luoghi dell’intervento.

Si fa festa con la Consulta dell’Impegno Civile

Il 19, 20 e 21 settembre prossimi, si svolgerà la seconda edizione della Festa dell’Impegno Civile. Festa itinerante tra le frazioni del comune di Monte San Giovanni Campano.
Quest’anno è stata scelta la piazza Aldo Moro nella  frazione di Colli.
Il circolo LAMASENA è uno dei principali partner dell’organizzazione della manifestazione che rappresenta la vetrina dell’associazionismo locale e che  raccoglie  già l’adesione di 15  enti di volontariato.
Quest’anno, la  festa si finanzierà attraverso una lotteria a premi che offre molte opportunità di vincere: Buoni Acquisto, Tablet,  confezione di olio biologico, cene per degustare i piatti della ricca tradizione culinaria ciociara, e tanto altro ancora….

Siamo alla seconda edizione della manifestazione che ambisce a creare la rete di persone e d’idee che sono il pre-requisito di ogni emancipazione territoriale.  Come dicemmo l’anno scorso, dal palco della prima edizione,   noi crediamo che la condivisione delle idee e l’aiuto reciproco permettono  un arricchimento di tutti.  Non mancò, in quella occasione,  di enunciare la bella citazione di George Bernard Shaw: ” se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce la scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce la scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”.  

Alcune problematiche emerse nella manutenzione di Colle Cipullo

20140804 IMG-20140803-WA0002Il 3 agosto scorso, alcuni volontari del circolo Lamasena hanno effettuato un intervento manutentivo nell’area verde di Colle Cipullo.

L’obiettivo previsto era di sfalciare l’erba infestante sui circa 10.000 mq dell’area.

Alla prova dei riscontri sulla specifica attività,  il parco verde presenta un terreno accidentato, irto di speroni di roccia. Tale conformazione implica che l’attività di sfalcio richiederebbe risorse,  perizie e mezzi ben al di sopra delle disponibilità di cui dispongono  i volontari.   Per la suddetta ragione il circolo ha evidenziato alle istituzioni preposte che l’attività di sfalcio dell’erba deve, più giustamente,  poter essere classificata di tipo straordinaria e, quindi, di competenza dell’ente comunale che, con le sue maggiori risorse, ha la facoltà di disporre di mezzi meccanici professionali più idonei.  Ai volontari potrebbero  essere, invece, riservate le attività di completamento.

Naturalmente, i volontari non intendono sottrarsi allo spirito di sussidiarietà che ha ispirato  il loro agire. Anzi, essi chiedono alle istituzioni un rinnovato patto di reciproco aiuto per la corretta manutenzione dell’area al fine della libera fruibilità da parte di tutti i cittadini.

Infatti, è solo attraverso l’unione delle risorse del volontariato e delle istituzioni si potrà curare tutta l’area in maniera più efficiente.

Per i prossimi giorni è programmata un’altra giornata di sflacio dell’erba mediante i decespugliatori dei volontari del circolo Lamasena.  Con tale seconda giornata di lavoro si ha la speranza di completare l’opera

Alla scoperta dell’orto

foto (7)Il 15 luglio scorso si è svolta la giornata dal tema “a contatto con l’orto” a favore dei bambini  del college estivo parrocchiale. L’evento è nato dalla collaborazione del circolo Legambiente Lamasena con la Caritas comunale e la Parrocchia di Monte S.G.C.
L’iniziativa ha avuto lo scopo di far vivere ai bambini una giornata a contatto con le colture stagionali e la natura. Nella giornata è stata inserita una sessione di formazione teorica elementare sulle colture agricole, inoltre,  i bambini hanno potuto sperimentare la loro manualità nella cura dell’orto.
Dopo il raduno presso l’azienda agricola Santaroni,  i bambini  sono stati guidati per interrare le pianticelle di verdure,  messe a disposizione dall’azienda agricola,  su un terreno precedentemente preparato. Ha stupito che nessuno di loro abbia protestato per il fango che si era inzaccherato sotto le loro scarpe per l’incedere sui campi ancora umidi dall’acquazzone del giorno precedente.  Anzi, la  pulizia delle calzature, sia personali che dei loro amici,  ha rappresentato un ulteriore motivo di gioco e di mutualità.

Inoltre,  i giovani ospiti hanno visitato la serra agricola e hanno potuto verificare l’effetto che favorisce la rapida geminazione delle coltivazioni.  La lezione sulle tecniche agrarie ha toccato, invece,  i temi della  rotazione dei terreni e della necessità di diversificare le coltivazioni per evitare l’impoverimento dei terreni stessi.

A fine mattinata, i bambini   sono stati invitati a raccogliere  direttamente dall’orto  le verdure che sono state utilizzate per preparare l’insalata  che ha accompagnato il loro pranzo.

La giornata ha previsto anche momenti ludici in cui i ragazzi hanno guadato il torrente con l’aiuto dei volontari del circolo e dei validissimi accompagnatori del college.  Inoltre,  essi hanno effettuato  passeggiate lungo tutta la tenuta agricola servendosi delle carrarecce che costeggiano il tratto del torrente Amaseno.

Osservando l’impegno profuso dai bambini e la loro palpabile felicità nel vivere l’insolita atmosfera agreste, veniva spontaneo  rievocare il monito che dovrebbe guidare il mondo degli adulti:  “la terra non è eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”.

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Il ruolo dei Geologi e sinergie con il circolo Legambiente Lamasena

20140711 Geologia-SismologiaPer attivare su scala regionale quanto stabilito sull’impiego dei geologi in emergenza sismica e idrogeologica, l’Ordine Geologi Lazio ha istituito al suo interno una Commissione di Protezione Civile formata da Geologi professionisti appositamente formati.

L’iniziativa rientra nel piano di prevenzione nazionale, promosso dal Consiglio Nazionale dei Geologi in accordo con il Dipartimento di  Protezione Civile. I geologi così formati potranno adesso esser chiamati a supporto nelle emergenze sismiche e idrogeologiche, nelle strutture di protezione civile, nella redazione dei piani di emergenza e nella messa in atto di adeguate misure: per un’efficace azione nel campo della previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi geologici. Si tratta di un rilevante appuntamento, che vuole far sì che anche i geologi professionisti possano portare la loro esperienza nel complesso sistema di protezione civile, sia in prevenzione che in emergenza. L’auspicio è che si possa giungere all’istituzione di Presidi territoriali idrogeologici, intesi quale supporto tecnico alle autorità di protezione civile, in relazione all’assunzione delle decisioni dirette ad assicurare la tutela della popolazione esposta al rischio”. Un maggior coinvolgimento dei geologi, infatti, consentirebbe una più attenta ed efficace pianificazione territoriale e, quindi, una possibile riduzione degli effetti degli episodi calamitosi che affliggono il nostro Paese.

Alcune delle principali iniziative:

  • valorizzare la funzione del geologo nell’ambito delle attività di protezione civile;
  • promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione su temi afferenti la previsione e prevenzione dei rischi geologici e ambientali presenti nel territorio;
  • contribuire alla formazione, addestramento e aggiornamento dei volontari della protezione civile fornendo le conoscenze tecnico- scientifiche proprie dei geologi;
  • programmare ricerche, studi e analisi orientative per individuare le criticità geologico-ambientali in ambito locale;
  • mettere a disposizione delle Autorità locali le proprie competenze per la prevenzione dei rischi e protezione civile nell’intero territorio regionale;
  • offrire disponibilità operativa sul territorio in caso di eventi calamitosi fornendo le necessarie competenze tecniche e scientifiche.

All’interno di tale ambito, il circolo Lamasena intende giocare un ruolo nell’informazione e nella diffusione della cultura sulla sicurezza e sulla protezione civile. Per tale ragione,  il circolo sosterrà le iniziative dei geologi in materia di formazione e aggiornamento.

Tale ruolo si rappresenterà attraverso l’organizzazione di future sessioni di formazione interdisciplinare in cui geologi, ingegneri e sismologici potranno affrontare temi di carattere rilevante per la conoscenza e la prevenzione degli eventi legati al disseto idrogeologico o agli effetti tellurici sulle costruzioni.

Classificazione sismica

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Per ridurre gli effetti del terremoto, l’azione dello Stato si è concentrata sulla classificazione del territorio, in base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato, e sull’applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche. La legislazione antisismica italiana, allineata alle più moderne normative a livello internazionale prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane. Sino al 2003 il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità. I Decreti Ministeriali emanati dal Ministero dei Lavori Pubblici tra il 1981 ed il 1984 avevano classificato complessivamente 2.965 comuni italiani su di un totale di 8.102, che corrispondono al 45% della superficie del territorio nazionale, nel quale risiede il 40% della popolazione. Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo. A tal fine è stata pubblicata l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003. Il provvedimento detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 – “Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale.

Zona 1 – E’ la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti
Zona 2 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti
Zona 3 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari
Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari

Di fatto, sparisce il territorio “non classificato”, che diviene zona 4, nel quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia (zona 1=0.35 g, zona 2=0.25 g. zona 3=0.15 g, zona 4=0.05 g).   L’attuazione dell’ordinanza n.3274 del 2003 ha permesso di ridurre notevolmente la distanza fra la conoscenza scientifica consolidata e la sua traduzione in strumenti normativi e ha portato a progettare e realizzare costruzioni nuove, più sicure ed aperte all’uso di tecnologie innovative.

Le novità introdotte con l’ordinanza sono state pienamente recepite e ulteriormente affinate, grazie anche agli studi svolti dai centri di competenza (Ingv, Reluis, Eucentre). Un aggiornamento dello studio di pericolosità di riferimento nazionale (Gruppo di Lavoro, 2004), previsto dall’opcm 3274/03, è stato adottato con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3519 del 28 aprile 2006. Il nuovo studio di pericolosità, allegato all’Opcm n. 3519, ha fornito alle Regioni uno strumento aggiornato per la classificazione del proprio territorio, introducendo degli intervalli di accelerazione (ag), con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni, da attribuire alle 4 zone sismiche. Suddivisione delle zone sismiche in relazione all’accelerazione di picco su terreno rigido (OPCM 3519/06)

Zona sismica Accelerazione con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni (ag)
1 ag >0.25
2 0.15 <ag≤ 0.25
3 0.05 <ag≤ 0.15
4 ag ≤ 0.05

Nel rispetto degli indirizzi e criteri stabiliti a livello nazionale, alcune Regioni hanno classificato il territorio nelle quattro zone proposte, altre Regioni hanno classificato diversamente il proprio territorio, ad esempio adottando solo tre zone (zona 1, 2 e 3) e introducendo, in alcuni casi, delle sottozone per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità. Per il dettaglio e significato delle zonazioni di ciascuna Regione, si rimanda alle disposizioni normative regionali (24 Kb). Qualunque sia stata la scelta regionale, a ciascuna zona o sottozone è attribuito un valore di pericolosità di base, espressa in termini di accelerazione massima su suolo rigido (ag). Tale valore di pericolosità di base non ha però influenza sulla progettazione. Le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008), infatti, hanno modificato il ruolo che la classificazione sismica aveva ai fini progettuali: per ciascuna zona – e quindi territorio comunale – precedentemente veniva fornito un valore di accelerazione di picco e quindi di spettro di risposta elastico da utilizzare per il calcolo delle azioni sismiche. Dal 1 luglio 2009 con l’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, per ogni costruzione ci si deve riferire ad una accelerazione di riferimento “propria” individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, su una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali. La classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti preposti (Regione, Genio civile, ecc.).

Classificazione sismica e climatica provincia di FR

Comune Rischio Sismico Zona Climatica Gradi Giorno
Acquafondata 1 E 2.839
Acuto 2B E 2.519
Alatri 2B E 2.102
Alvito 1 D 1.938
Amaseno 3A C 1.330
Anagni 2B D 1.911
Aquino 2A C 1.286
Arce 2A D 1.602
Arnara 2B D 1.860
Arpino 1 E 2.123
Atina 1 E 2.127
Ausonia 2B D 1.469
Belmonte Castello 1 D 1.804
Boville Ernica 2B D 1.942
Broccostella 1 E 2.138
Campoli Appennino 1 E 2.374
Casalattico 1 D 1.851
Casalvieri 1 D 1.757
Cassino 2A C 1.164
Castelliri 2A D 2.080
Castelnuovo Parano 2B D 1.698
Castro dei Volsci 2B D 1.831
Castrocielo 2A D 1.585
Ceccano 2B D 1.775
Ceprano 2B C 1.324
Cervaro 1 D 1.527
Colfelice 2A/2B D 1.425
Colle San Magno 1 E 2.103
Collepardo 2B E 2.266
Coreno Ausonio 2B D 1.717
Esperia 2B D 1.811
Falvaterra 2B D 1.904
Ferentino 2B D 1.913
Filettino 2B F 3.088
Fiuggi 2B E 2.496
Fontana Liri 2A D 1.523
Fontechiari 1 D 1.759
FROSINONE 2B E 2.196
Fumone 2B E 2.533
Gallinaro 1 E 2.131
Giuliano di Roma 2B D 1.822
Guarcino 2B E 2.272
Isola del Liri 1 D 1.614
Monte San Giovanni C. 2A D 2.028
Morolo 2B D 2.044
Paliano 2B D 1.984
Comune Rischio Sismico Zona Climatica Gradi Giorno
Pastena 2B D 1.878
Patrica 2B E 2.133
Pescosolido 1 E 2.346
Picinisco 1 E 2.407
Pico 2B D 1.478
Piedimonte San Germano 2A C 1.284
Piglio 2B E 2.330
Pignataro Interamna 2A C 1.211
Pofi 2B E 2.158
Pontecorvo 2B C 1.200
Posta Fibreno 1 D 1.859
Ripi 2B E 2.150
Rocca d’Arce 1 E 2.107
Roccasecca 2A D 1.589
San Biagio Saracinisco 1 E 2.658
San Donato Val di C. 1 E 2.333
San Giorgio a Liri 2B C 1.099
San Giovanni Incarico 2B D 1.499
San Vittore del Lazio 1 D 1.507
Sant’Ambrogio sul G. 2B C 1.347
Sant’Andrea del G. 2B D 1.636
Sant’Apollinare 2B C 1.184
Sant’Elia Fiumerapido 1 C 1.311
Santopadre 1 E 2.414
Serrone 2B E 2.566
Settefrati 1 E 2.477
Sgurgola 2B D 1.962
Sora 1 E 2.150
Strangolagalli 2B D 1.830
Supino 2B D 1.906
Terelle 1 E 2.715
Torre Cajetani 2B E 2.595
Torrice 2B D 1.981
Trevi nel Lazio 2B E 2.604
Trivigliano 2B E 2.527
Vallecorsa 3A D 1.786
Vallemaio 2B D 1.713
Vallerotonda 1 E 2.272
Veroli 2B D 2.014
Vicalvi 1 E 2.148
Vico nel Lazio 2B E 2.418
Villa Latina 1 E 2.107
Villa Santa Lucia 2A D 1.726
Villa Santo Stefano 2B D 1.517
Viticuso 1 E 2.661

Sismicità storica della Provincia di Frosinone

20140623-1Il Lazio meridionale è caratterizzato da una notevole attività sismica lungo la catena appenninica e da una modesta sismicità – o assenza di sismicità – lungo la fascia litorale tirrenica. L’area del frusinate, in particolare, è stata interessata nel passato da uno dei più grandi eventi sismici appenninici conosciuti – il terremoto del 9 settembre 1349, con epicentro a nordest di Cassino. Inoltre, quest’area ha risentito degli effetti di forti terremoti con epicentro nelle Regioni limitrofe, come l’evento del 5 dicembre 1456 (Molise, M=7.2) e il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 (M=7.0), che produsse gli effetti più gravi soprattutto lungo la Valle del Liri e nel sorano. Il massimo sismico locale per il sorano (IX-X grado Mercalli) è stato prodotto dal terremoto del 14 luglio 1654. La parte nord-orientale della provincia di Frosinone (Ciociaria e Cassinate) presenta una sismicità frequente, con numerosi eventi di magnitudo superiore a 5.0, riportati nel catalogo dei terremoti storici.

Principali terremoti storici Nella tabella vengono elencati i terremoti storici con epicentro nel territorio del frusinate che hanno prodotto effetti pari o superiori al VI-VII grado nella scala proposta da Mercalli, Cancani e Sieberg (MCS).

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Per quanto riguarda la classificazione sismica, la quasi totalità dei comuni dell’area è stata classificata fin dal 1915, a causa delle gravi conseguenze causate dal terremoto del Fucino (es. 255 vittime a Sora, 75 a Isola Liri). Altri comuni importanti sono Alvito, Fontechiari, Gallinaro, Posta Fibreno, Arpino, Atina, Pescosolido, Rocca d’Arce, San Donato Val Comino, Terelle, tutti oggi classificati in zona1.

Un cenno meritano infine gli studi di microzonazione, di particolare importanza ai fini della pianificazione urbanistica e di emergenza. A questo proposito si ricorda che i comuni dell’area interessata dal terremoto di magnitudo 4.8 del 16 febbraio 2013 (Alvito, Sora, Posta Fibreno, Isola Liri) sono stati oggetto degli studi di MS realizzati con i fondi dell’art.11, legge n. 77 del 24 giugno 2009, e già validati dalla Commissione tecnica relativa all’Opcm n. 3907.

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TERREMOTO  COSA FARE…

20140623-7I terremoti non si possono evitare. Nella nostra provincia sfortunatamente un forte terremoto distruttivo è molto probabile. E’ comunque bene conoscere alcune misure da adottare nel caso in cui si verifichi una scossa sismica. L’unica arma per la riduzione del rischio sismico è la prevenzione. Questa comprende la classificazione sismica dei Comuni, la costruzione di edifici importanti secondo le normative tecniche antisismiche, la realizzazione di piani di emergenza.

prima del terremoto:

  • Informarsi sulla classificazione sismica del Comune in cui risiedi.
  • Informarsi dove si trovano e su come si chiudono i rubinetti di gas, acqua e gli interruttori elettrici.
  • Fissare al muro gli arredi più pesanti.
  • Tenere in casa una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile, batterie di scorta.

durante il terremoto:

  • Se ci si trova in un luogo chiuso riparasi sotto una porta in un muro portante, sotto un tavolo, in un angolo.
  • Evitare scale ed ascensori.
  • Staccare subito la corrente e chiudere il gas, in modo da prevenire il rischio di incendio.
  • Accendere la radio a pile! Le principali emittenti locali trasmettono informazioni aggiornate sulla situazione.

dopo il terremoto:

  • Uscire con prudenza, indossando le scarpe.
  • Se ci si trova all’aperto allontanarsi da costruzioni e linee elettriche, potrebbero crollare.
  • Raggiungere uno spazio aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti.

Evitare di usare il telefono per non sovraccaricare le linee e l’automobile, per non intralciare i soccorsi. 

Assicurarsi dello stato di salute delle persone attorno a se.

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Walter Vona

Firmata la Convenzione per l’affidamento di due aree verdi al Circolo Legambiente Lamasena

DSC_1602M.S.G.C.  Il 31 maggio scorso  è stata firmata la convenzione attraverso la quale l’amministrazione comunale affida al circolo Lamasena le aree verdi di Antera e Colle Cipullo,  site in località Bagnara.

Tale atto regolamenta  il perimetro all’interno del quale i volontari del circolo potranno offrire la propria azione di volontariato a favore di quelle aree.

La genesi della convenzione  ha avuto inizio a dicembre 2013 con la proposta di adozione avanzata – dal presidente dell’associazione Lamasena – al sindaco di Monte San G. C.

A seguito di un successivo incontro tra le parti,  in cui furono illustrati i propositi di questa nuova forma di sussidiarietà tra cittadini e amministrazione pubblica, la giunta comunale  deliberò – a gennaio scorso –  la concessione richiesta.

Dopo tale atto politico si rese necessario creare un vademecum che potesse garantire sia le  parti direttamente coinvolte sia, soprattutto, il diritto dei cittadini di continuare a fruire liberamente delle aree verdi concesse in adozione.

Le difficoltà incontrate nella stesura della convenzione sono state legate all’assenza di una esperienza pregressa che potesse fare da esempio. Tuttavia, grazie soprattutto all’impegno dell’avv. F. Patrizi, attuale assessore al bilancio, è stato possibile giungere alla stesura definitiva e condivisa del documento di accordo.P1090734

L’obiettivo che ci si aspetta con tale adozione è quello di poter custodire le due aree pubbliche, tenerle pulite  e cercare di apportare, eventuali,  migliorie  laddove l’usura del tempo e i vandalismi hanno causato un decadimento nella fruibilità delle stesse aree.

Un doveroso ringraziamento va al sindaco di Monte San G. C. che ha saputo cogliere le nuove istanze, provenienti dai cittadini,  che sempre più chiedono un loro maggiore coinvolgimento nella gestione dei Beni Comuni.

Tale esperienza di adozione,  sviluppata a Monte San Giovanni C.,  è stata rilanciata e pubblicizzata dall’associazione nazionale LABSUS.  Quest’ultima ha il merito di aver redatto,  in collaborazione con il comune di Bologna, il primo regolamento comunale di amministrazione condivisa dei Beni Comuni.

È bene riportare il motto che campeggia sul sito web di LABSUS che ben rappresenta il sentimento che condividono i volontari del circolo Lamasena: “Il Nostro obiettivo è semplice:  Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita. Il tempo della delega è finito. L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali “.

Per la lettura dell’articolo di LABSUS si riporta il link seguente:  http://www.labsus.org/2014/03/a-monte-san-giovanni-campano-si-adotta-un-parco/ .

Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito

In un paese di corrotti ci sono salottieri che si ingegnano a costruire fantasiose argomentazioni per minare le buone iniziative che nascono sul territorio.

In risposta alle falsità che costoro costruiscono con pervicacia contro il circolo Lamasena,  proviamo a rispondere alle provocazioni affinché non passino i falsi messaggi  che loro accreditano,  pubblicamente,  come verità indiscutibili.

Ebbene, costoro  ci hanno contestato che la pulizia del sito Pozzillo non andava fatta per almeno tre ordini di motivi  che qui enunciamo e di cui si fornisce una conseguente risposta.

1) C’è stato detto che “prima di effettuare le bonifiche a valle di ogni corso d’acqua bisogna pulire a monte per evitare che le piene riportino a valle i rifiuti”.  In risposta, si può dire che i suddetti signori  hanno raccontato una fantastica storia senza mai sporcarsi le mani e senza verificare sul campo cosa si è fatto.  Ebbene, la bonifica ha riguardato – soprattutto – oggetti ingombranti che NON sono stati portati a valle dalle correnti ma sono giunti a Pozzillo per mano diretta dell’uomo. Inoltre, si è effettuato lo sfoltimento dagli arbusti infestanti che avevano reso inaccessibile tutta l’area. Quindi la bonifica andava fatta ed era necessaria.

2)Prima di occuparsi di Pozzillo bisogna denunciare la presenza degli sversamenti che sono a monte del sito”. In risposta, si può dire che le denunce vanno fatte come lo fa Legambiente,  presentando da anni il più completo Rapporto italiano sull’Ecomafia, la quale prospera in un paese in cui la corruzione e il sospetto la fanno da padroni . Anche il circolo Lamasena collaborerà nelle prossime edizioni del Rapporto suddetto operando di concerto con l’organizzazione nazionale per dare peso alle sue denunce. Nel frattempo, tutto il circolo Lamasena si è già speso per l’importante azione collettiva a difesa della valle del Sacco effettuando una grande raccolta firme per chiedere, tra l’altro,  alle istituzioni di bloccare gli sversamenti inquinanti  che avvengono sugli 80 chilometri del fiume Sacco.

3)La pulizia a Pozzillo non andava fatta perché essa è un’area privata”. Qui si risponde che l’alveo dei torrenti e dei fiumi è demaniale come lo sono le aree di golena (Legge n°36/1994 – legge Galli – TAR Lazio, LT, n. 424/2011.). Solo parzialmente, è stato pulito un locale del vecchio mulino su cui il circolo ha lanciato l’idea di annetterlo alla proprietà demaniale per portarlo al godimento dell’intera collettività. A maggior ragione,  il mulino è in completo abbandono  da più di cinquant’anni e la sua proprietà è dissolta in una miriade di persone.

Ai salottieri nostrani non resta che ricordare la massima sugli stolti: Quando il dito indica la luna  lo stolto guarda il dito.

Il Circolo Lamasena