ORTI NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA

Legambiente Lamasena lancia, in collaborazione con alcuni Istituti Comprensivi del territorio, un progetto ambizioso e dall’indubbio valore educativo: “Ritorno alla terra – Orti didattici nelle scuole dell’infanzia”.

Verranno infatti realizzati piccoli orti nelle scuole dell’infanzia di Ceprano, Boville Ernica e Stangolagalli.

L’obiettivo che il circolo e le istituzioni scolastiche si pongono è di far apprezzare, da parte dei bambini, l’attività della coltivazione, uno dei gesti più antichi della civiltà umana che introdurrà i piccoli scolari alla conoscenza del loro territorio, al funzionamento delle attività che consentono di avere a tavola cibi sani, ai meccanismi della natura.

I bambini, sotto la guida delle insegnanti e dei volontari Legambiente, “impareranno facendo”, svilupperanno la manualità e prenderanno coscienza degli elementi naturali ed ambientali: saranno loro a prendersi cura dell’orto seminando le piantine, rimuovendo le erbacce, irrigando quando necessario.

Inoltre, i bambini impareranno a conoscere ciò che mangiano quotidianamente producendo da soli alcune tipologie di verdure nel rispetto delle risorse del loro giardino.

Le attività inizieranno domani, sabato 5 novembre, in tre dei quattro plessi della Scuola dell’infanzia di Ceprano (Fornaci, Fraschetti, Colletassetano) con le operazioni di vangatura a mano e realizzazione di un piccolo recinto in paletti di castagno, realizzati faticosamente e sapientemente da Nunzio Colella, che servirà a delimitare l’area e a conferirle la giusta importanza all’interno dell’area scolastica.

Gli orti saranno caratterizzati da un colore dominante, richiamato nelle tabelle illustrative e nelle strutture utilizzate per realizzare il recinto: orto rosso pomodoro alle Fornaci, giallo peperone alla Fraschetti e verde zucchino a Colletassetano.

L’operazione di vangatura verrà condotta rigorosamente a mano, riportando in auge uno strumento, la vanga, che nei tempi antichi era l’unico ausilio per i coltivatori della terra di Ciociaria: a tal proposito verrà rievocata anche una antichissima usanza che vedeva abitanti dei comuni delle colline ciociare (Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Veroli) scendere nella vallata per dare una mano nel durissimo lavoro agli amici di Ceprano.

Una importante delegazione di “vangatori”, infatti, guidata dall’instancabile vice presidente del circolo Silvano Veronesi, renderà possibile la dura ma bellissima operazione della prima preparazione dei terreni che saranno adibiti ad orti.

Nei prossimi mesi pubblicheremo ulteriori articoli con descrizione delle attività che verranno portate avanti anche negli altri comuni del territorio

Riccardo Viselli

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GUIDA AL RILEVAMENTO DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO

Dopo il convegno organizzato lo scorso mese di gennaio a Boville Ernica in collaborazione con l’Osservatorio astronomico di Campocatino, continua l’impegno del Circolo Legambiente Lamasena sul fronte del contrasto all’inquinamento luminoso.

Come noto, questa forma di inquinamento, sensibilmente diffuso anche nei nostri centri urbani, ha effetti rilevanti su diverse matrici ambientali:

  • impedisce la fruizione della bellezza offerta dal firmamento;
  • ostacola la ricerca astronomica;
  • comporta danni per fauna e flora;
  • ha rilevanti impatti sulla salute umana.

Recentemente è stato condotto un censimento delle sorgenti luminose inquinanti nel comune di Ceprano che sarà il documento di discussione, con le Autorità locali, per pianificare eventuali interventi di risanamento.

Il censimento è una operazione sicuramente lunga, ma di agevole conduzione che ognuno potrebbe realizzare nel proprio comune. Ed è a tale proposito che pubblichiamo questa breve guida al rilevamento delle sorgenti inquinanti: chiunque fosse interessato ad operare in tale senso può mettersi in contatto con il circolo, agli indirizzi riportati su questo sito, al fine di concordare le modalità operative.

Le fonti luminose inquinanti possono essere schematicamente raggruppate in 5 categorie.

 1 – LANTERNE DECORATIVE

Queste lanterne (foto 1) sono solitamente installate nei centri storici: sono caratterizzate dal fatto di avere la fonte luminosa posta in basso con fascio luminoso pertanto diretto verso l’alto e spesso non presentano alcuna schermatura. Una valida alternativa, con stessa valenza estetica, potrebbe essere offerta dalle lanterne con schermo posizionato nella parte superiore in cui è installata la lampadina che quindi dirige il fascio luminoso verso il piano stradale con notevoli incrementi dell’efficienza, risparmi energetici ed annullamenti dell’inquinamento (foto 2).

Foto 1 – Lanterna inquinante

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Foto 2 – Lanterna non inquinante

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2 – SFERE

Sono tra le sorgenti maggiormente inquinanti e possono essere divise in 3 sotto categorie:

  • sfere trasparenti non usurate
  • sfere trasparenti usurate (foto 3)
  • sfere bianche (foto 4)

In questi casi l’inquinamento può essere contrastato dotando le sfere di schermatura nella parte superiore: questo intervento è pero praticabile solo per le sfere trasparenti non usurate. Negli altri due casi, infatti, l’usura della sfera o il suo colore bianco comportano l’insorgere di fenomeni di rifrazione con deviazione della luce verso l’alto anche a seguito della installazione della schermatura. Pertanto l’unica soluzione consiste nella sostituzione dell’apparato.

Foto 3 – Sfere trasparenti usurate

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Foto 4 – Sfere bianche

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3 – LAMPADE A VETRO PIANO MA CON ECCESSIVA INCLINAZIONE RISPETTO AL PIANO STRADALE

La presenza del vetro piano è una garanzia in termini di riduzione dell’inquinamento luminoso a patto però che la sorgente luminosa non sia troppo inclinata rispetto al piano stradale (le sorgenti luminose dovrebbero essere parallele alla strada): in questo caso, infatti, una parte del fascio luminoso sarà inevitabilmente diretto verso l’alto con annullamento degli effetti positivi dovuti alla presenza del vetro piano. Questa tipologia di sorgente può essere suddivisa in 2 sotto – categorie:

  • apparato che necessita di sostituzione (foto 5)
  • apparato erroneamente montato (foto 6)

Nel primo caso, non essendo possibile intervenire sulla inclinazione, il blocco lampada va sostituito mentre nel secondo caso è sufficiente intervenire sull’inclinazione

Foto 5 – Vetro piano, ma gruppo lampada eccessivamente inclinata e da sostituire

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Foto 6 – Vetro piano, ma gruppo lampada eccessivamente inclinata per errato montaggio

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4 – LAMPADE A VETRO CURVO

Il vetro curvo è fonte di inquinamento luminoso in quanto produce fenomeni di rifrazione con invio del fascio luminoso anche verso l’alto. Possono essere suddivise in 2 sotto – categorie:

  • Lampade a vetro curvo ma orizzontali al piano stradale (foto 7)
  • Lampade a vetro curvo ed inclinate rispetto al piano stradale (foto 8)

Nel primo caso la sostituzione del vetro curvo con un vetro piano annulla l’inquinamento luminoso mentre nel secondo caso è necessario sostituire tutto il blocco lampada analogamente al caso riportato in foto 5.

Foto 7 – Vetro curvo, ma gruppo lampada orizzontale (basta sostituire il vetro)

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Foto 8 – Vetro curvo e gruppo lampada eccessivamente inclinata e da sostituire

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5 – FARI

Solitamente queste sorgenti vengono utilizzate per illuminare chiese e monumenti e spesso sono erroneamente installate in quanto, oltre all’oggetto che dovrebbe essere illuminato, una porzione del fascio, piuttosto potente, è diretto verso l’alto. L’inquinamento potrebbe essere agevolmente annullato correggendo l’inclinazione del faro ed altresì riducendone la potenza o addirittura programmandone lo spegnimento negli orari in cui l’illuminazione del monumento è sostanzialmente inutile (foto 9).

Foto 9 – Fari monumentali

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Riccardo Viselli

 

I funghi : buone pratiche di raccolta, esempi di avvelenamento e aspetti nutrizionali

fungostipatoA chi non è mai capitato di passeggiare almeno una volta nel bosco in autunno e di incontrare un fungo. Se siete visitatori occasionali converrebbe lasciare l’esemplare trovato li nel suo ambiente, in quanto di difficile identificazione, mentre gli appassionati raccoglitori potrebbero, a seconda della loro esperienza, scegliere di raccogliere il fungo (se conosciuto) o meno. Anche tra i raccoglitori esperti, all’incontro con particolari esemplari che sembrano leggermente diversi dai funghi solitamente oggetto di raccolta, potrebbe sorgere qualche dubbio in relazione alla loro commestibilità. Alla presentazione di ogni incertezza o indecisione, per evitare di trasformare la piacevole passeggiata nel bosco in un ricovero ospedaliero, si possono raccogliere gli esemplari incerti e ci si può rivolgere prima del loro consumo, al più vicino servizio di prevenzione delle intossicazioni messo a disposizione dei raccoglitori, in modo del tutto gratuito, dall’Ispettorato Micologico delle ASL. Quattro le strutture a disposizione nel nostro territorio che hanno attivato questo servizio, nelle sedi di Alatri, Frosinone, Sora e Cassino:

presidisanitariGli Ispettorati Micologici istituiti dalla Legge presso ogni ASL, hanno infatti il compito di:

  • Effettuare consulenza micologica gratuita alla cittadinanza per il controllo e la cernita dei funghi raccolti, ai fini della commestibilità;
  • Rilasciare certificazioni di avvenuto controllo per i funghi freschi spontanei destinati alla vendita al dettaglio o ad altre attività commerciali;
  • Rilasciare attestazioni di idoneità alla identificazione delle specie fungine per i venditori, previa frequenza di un corso ed il superamento di un esame;
  • Collaborare con le strutture sanitarie di Pronto Soccorso per la consulenza micologica in caso di intossicazioni da funghi.

La raccolta dei funghi è regolamentata a livello nazionale e regionale a partire dal 1890 con il Regio-Decreto del 3 Agosto 1890 (R.D. 7045/1890) che regola la speciale vigilanza igienica degli alimenti, la Legge 352/1993 “Norme quadro in materia di raccolta e commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati”, il D.P.R. 376/1995 “Regolamento concernente  la disciplina della raccolta e della commercializzazione di funghi epigei freschi e conservati”, il D.M. 686/1996 “Regolamento concernente criteri e modalità per il rilascio dell’attestato di micologo”, la L.R. 32/1998 “Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei spontanei e di altri prodotti di sottobosco”. Importante l’Ordinanza Ministeriale del  20 Agosto 2002 che ordina il “Divieto di raccolta, commercializzazione e conservazione del fungo epigeo denominato Tricholoma equestre su tutto il territorio nazionale. Il Tricholoma equestre infatti prima del 2002 era considerato un fungo molto apprezzato in cucina viste la sua capacità ad evocare sapori pregevoli. Da più di un decennio tuttavia, sono stati segnalati in letteratura scientifica 12 casi di avvelenamento in Francia, seguiti da 3 decessi per rabdomiolisi, ossia per rottura delle cellule muscolari scheletriche a cui consegue danno muscolare evidente, caratterizzato da dolore e rigidità, affaticamento generale, che comporta il riversamento del contenuto cellulare tra cui enzimi miocitari e mioglobina nel sangue, in relazione al danno tanto da rendere l’urina ipercromica. Ai fini della tutela della salute pubblica di conseguenza, sono state adottate misure sanitarie cautelative idonee.

Le Leggi Regionali (L.R.) emanate sono molte, ciascuna valida nel proprio ambito territoriale. Ogni L.R. stabilisce il quantitativo massimo di raccolta giornaliera per ciascuna persona, entro i 3 Kg indicati nella Legge quadro 352/1993, con l’eccezione di un solo esemplare o un cespo concresciuto, casi speciali in cui tale quantitativo può essere superato.

I funghi vanno raccolti nel rispetto dell’ambiente in cui vivono e in modo da conservare tutte le caratteristiche necessarie a consentirne la sicura determinazione delle specie; inoltre è bene pulirli sommariamente sul posto e conservarli durante il trasporto in contenitori rigidi e areati.

Tra i divieti si annoverano:

  • Il divieto di utilizzo di contenitori plastici durante la raccolta, preferire a questi, contenitori forati, rigidi, come i canestri in vimini o di altre fibre naturali vegetali, che permettono sia una buona areazione per evitare fenomeni putrefattivi, sia la diffusione delle spore, strutture riproduttive che servono alla propagazione delle specie fungine;
  • Il divieto di raccolta nelle ore notturne;
  • Il divieto di raccolta nelle riserve naturali e parchi regionali e nazionali, nelle aree tabellate, nei rimboschimenti, nelle zone di ripopolamento della selvaggina;
  • Il divieto di raccolta nei giardini, nelle pertinenze degli immobili ad uso abitativo per almeno 100 m di raggio, lungo le strade per una distanza dal margine di almeno 10 metri, nelle zone interessate o limitrofe a discariche e impianti industriali, nelle aree ex discariche;
  • Il divieto di raccolta e l’asportazione dello strato superficiale del terreno, con qualsiasi mezzo rastrellato/uncinato, dotato ad ogni modo di caratteristiche che possono danneggiare lo strato umifero del terreno, del micelio riproduttivo e dell’apparato radicale della vegetazione;
  • Il divieto di distruggere volontariamente funghi di qualunque specie anche velenose, norma opportuna vista la pratica barbaramente esercitata soprattutto nei confronti di specie non commestibili. Ogni specie nell’ambiente in cui vive di fatto svolge le sue funzioni biologiche ed ecologiche a vantaggio dell’ecosistema naturale, motivazione per cui anche le specie velenose vanno lasciate integre;
  • Il divieto di raccolta e commercializzazione dell’Amanita caesarea (ovolo buono) allo stadio di ovolo chiuso. Gli ovoli possono essere raccolti solo quando presentano una lacerazione naturale e spontanea del velo, che consente di vedere il colore del cappello e riconoscerla così dalle altre amanite velenose, che allo stadio giovanile si presentano tutte con la stessa forma.

amanita-caesareaFigura 1: Stadi di sviluppo dell’Amanita caesarea (da alimentipedia.it)

Nella Figura 1 si osservano tre stadi di sviluppo dell’Amanita caesarea. Nello stadio 1 si osservano due ovoli chiusi. Il divieto di raccolta per questa specie allo stadio immaturo (stadio 1), perviene in quanto tutte le amanite a questo stadio appaiono esternamente, morfologicamente identiche per cui è facile errare e raccogliere malauguratamente una delle tante specie di Amanita sp. non commestibili o peggio tossiche e/o letali come Amanita pantherina, Amanita muscaria, Amanita verna e Amanita phalloides. Nello stadio 2 abbiamo la manifestazione della rottura del velo, una struttura membranosa sottile che copre e protegge l’imenoforo di alcuni funghi nei primi stadi di sviluppo e che lascia come testimonianza della sua formazione, un anello supero sul gambo del fungo più o meno visibile a seconda delle specie, oppure altra traccia fugace del velo è rappresentata da residui di quest’ultimo che lacerandosi restano sul margine del cappello, o distribuiti su di esso a formare delle verruche. A questo stadio è pertanto possibile effettuare la raccolta dell’Amanita caesarea. Nello stadio 3 si osserva una volva ampia e membranosa alla base da cui si diparte un gambo o stipite in via di sviluppo che termina con un cappello convesso (piano negli stadi terminali) a margine striato e cuticola rosso-arancio, al di sotto del cappello si osservano tante lamelle di colore giallo, libere, fitte e rade lamellule, nella figura non visibili, in quanto coperte dalla sottile membrana gialla del velo che si staccherà con il progredire della maturazione e rimarrà sottoforma di un anello apicale, ampio e persistente.

fungostipatoFigura 2: Caratteristiche generali di un fungo stipitato (da Introduzione allo studio dei funghi – Circolo Carini Brescia – Vol.1)

Nella Regione Lazio, sono state stabilite le dimensioni minime del diametro del cappello per alcune specie; dunque potrebbe rivelarsi utile munirsi di calibro o di un semplice righello, e nei casi dubbi, effettuare misurazioni del diametro del cappello delle specie oggetto, prima della raccolta. Esiste infatti nella Regione Lazio il divieto di raccolta di esemplari immaturi, spesso poco riconoscibili, con diametro del cappello inferiore a:

  • 5 cm per Macrolepiota procera e Macrolepiota sp. ;
  • 4 cm per Agaricus campestris, Amanita caesarea, Boletus edulis e il suo gruppo, Infundibulicybe geotropa, Russula virescens;
  • 3 cm per tutte le altre specie.

Nei casi di violazione, accertata dai competenti organi di vigilanza, è prevista una sanzione amministrativa e in alcuni casi, la confisca totale o parziale dei funghi raccolti. La vigilanza è delegata a: Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri (NAS), Guardie venatorie Provinciali, Polizia locale urbana e rurale, Tecnici della Prevenzione delle ASL, Guardie Giurate campestri e volontarie, Micologi degli Ispettorati Micologici delle ASL.

Le amanite dapprima menzionate Amanita pantherina e Amanita muscaria, sono responsabili a seguito della loro ingestione di avvelenamenti con sindrome panterinica di tipo psicomotorio/psicotropo (detta anche sindrome mico-atropinica). Questo tipo di avvelenamento a breve incubazione , ovvero a rapida insorgenza, si manifesta rapidamente , nell’immediatezza dall’ingestione fino al massimo di qualche ora dopo. Ciononostante le intossicazioni più gravi sono quelle a lunga incubazione, in cui i veleni hanno maggior tempo per compiere la loro azione distruttiva nel nostro organismo. Queste specie non possiedono come sostanza psicoattiva l’atropina, nonostante la sindrome viene definita anche mico-atropinica, ad essere responsabili dell’intossicazione infatti, sono alcuni derivati isossazolici, tra cui l’acido ibotenico, il quale subisce una conversione nel nostro organismo a muscimolo, muscazone e a volte acido tricolomico. Queste sostanze scarsamente solubili in acqua, presenti soprattutto nella cuticola delle A. pantherina e A. muscaria, resistono alla bollitura durante il processo di cottura del fungo e resistono all’essiccamento. A seguito dell’ingestione si possono avere dolori gastrointestinali, accompagnati da vomito e/o diarrea anche 30 minuti dopo. Si hanno inoltre disturbi nervosi, psichici, accompagnati da vertigini, euforia, stati confusionali, difficoltà nel compiere movimenti volontari, difetti visivi a causa dell’alternarsi di dilatazione e restringimento della pupilla, bradicardia, stato di sopore, segni caratteristici della sindrome panterinica. Se la quantità di funghi ingerita non è eccesiva nel giro di alcune ore, gli effetti scompaiono, viceversa l’intossicazione tenderà ad aggravarsi e il sopore potrebbe trasformarsi in coma, o peggio avere esiti fatali.

È interessante notare come alcune sostanze come l’atropina contenuta nella pianta Atropa belladonna tossica e allucinogena ed estratta da questa, venga utilizzata come antidoto negli avvelenamenti con sindrome muscarinica, in quanto possiede effetti opposti a quelli del muscimolo e del muscazone, in particolare ha azione anticolinergica, contrastando il sistema nervoso parasimpatico (stimolato dall’acetilcolina e analogamente dal muscimolo) e portando ad un innalzamento della pressione arteriosa, raggirando così il rischio di arresto cardiaco dovuto all’eccessivo stato di sopore indotto nel caso di avvelenamento da funghi muscarinici. L’atropina dati i suoi effetti infatti viene utilizzata anche negli esami oculistici per indurre la dilatazione della pupilla (effetto midriatrico).amanita-muscaria Figura 3: Formula chimica di alcaloidi bioattivi in Amanita muscaria (modificato da www.funghidaspromonte.it). In basso a destra Amanita pantherina (da National Audubon Society Field Guide to N. American Mushrooms).

 Amanita phalloides e Amanita verna anch’esse precedentemente menzionate, sono invece responsabili di avvelenamenti a lunga incubazione, in particolare con sindrome falloidea di tipo citotossico. Sono sufficienti piccolissime quantità, 40-60 grammi di fungo fresco, per provocare un avvelenamento grave anche con conseguenze mortali, in funzione del peso del consumatore. Questo significa che a parità di grammi di funghi velenosi assunti, una persona con un peso di 60 Kg avrà un avvelenamento con conseguenze molto più gravi, forse anche mortale, rispetto ad una persona che ingerisce la stessa quantità di funghi, ma con un peso di 80 Kg. Questi avvelenamenti si manifestano in questo caso anche 6-8 ore successive all’ingestione, mediamente dopo 8-20 ore, ma possono manifestarsi anche fino a 48 ore dopo. Si hanno allo stesso modo disturbi gastrointestinali, con nausea e vomito, dapprima alimentare successivamente si inizia ad espellere bile, per cui il vomito diventa biliare. Seguono diarrea, dolori addominali, crampi muscolari e sete intensa, in quanto si innesca una rapida disidratazione dell’organismo, per cui si ha uno sbilancio idro-elettrolitico, quindi ipotensione che può portare ad un collasso cardiocircolatorio, con esiti anche mortali nelle prime 48 ore. Se si sopravvive alla prima fase, si può andare incontro ad una seconda fase della sindrome falloidea in cui si manifesta insufficienza epatica acuta dopo qualche giorno di stasi dei fenomeni gastroenterici. La prontezza di recarsi presso un centro antiveleni, permette l’applicazione di una appropriata terapia e diminuire così la possibilità di decesso. A volte nonostante la terapia, dopo 6-10 giorni dall’ingestione, si può andare in contro a coma epatico, coma uremico che culminano con la morte,  per via dell’attivazione di un processo a volte irreversibile di necrotizzazione dei tessuti epatici.

fig4Figura 4: A sinistra diversi stadi di maturazione di Amanita phalloides (www.eminar2013.myko.cz), a destra Amanita verna (www.micoponte.it)

È bene dunque prestare attenzione e cautela alla raccolta dei funghi, prima del loro consumo, per i meno esperti è opportuno recarsi in centri specializzati di Micologia (Ispettorati Micologici), in modo da ricevere consulenza da professionisti riguardo al riconoscimento delle caratteristiche delle diverse specie e della loro relativa commestibilità.

È vero che non tutte le specie commestibili, ovvero esenti da sostanze tossiche, sono gradevoli al palato. D’altra parte ciò che stimola il cercatore di funghi a raccoglierli, se non per scopi commerciali, è il sapore coinvolgente e l’aroma caratteristico dei funghi, che rende piacevole l’assaggio e arricchisce i piatti di prelibatezza. Dal punto di vista nutrizionale infatti, i funghi sono molto poveri, oltre il 90% del fungo è costituito da acqua, del restante 10% circa, il 2-5% è costituito da proteine, l’1-2% da zuccheri  e lo 0,5-1% da grassi. Se ingeriamo 100 g di fungo fresco, apportiamo circa 20 Kcal al nostro organismo. Nonostante le piccole quantità, i funghi  sono fonte di vitamine D e B. La vitamina D permette la mineralizzazione delle nostre ossa regolando l’omeostasi del calcio, è poco distribuita negli alimenti, si trova soprattutto negli alimenti animali, nel regno vegetale è assente, mentre la si riscontra nei funghi! Se non ne introduciamo a sufficienza il nostro organismo è in grado di produrla sotto la pelle a partire da un precursore, ma solo attraverso l’esposizione ai raggi solari; infatti la via endogena di produzione sotto la pelle è la principale fonte di vitamina D, la via esogena attraverso l’intake alimentare è purtroppo insufficiente al nostro fabbisogno giornaliero. Anche i funghi proprio come noi, possiedono un precursore della vitamina D (ergosterolo) che diventa vitamina D attiva a seguito all’esposizione solare (componente UV). La maggior parte dei funghi coltivati, però, cresce al buio e quindi, contiene poca vitamina D. Meglio scegliere funghi selvatici, come i galletti (Cantharellus gallus), che ne sono più ricchi.

Sorprendentemente il fungo è abbondante di fibre, sostanze per natura poco digeribili agli esseri umani in particolare beta-glucani, i quali rallentano lo svuotamento gastrico facendoci sentire “più sazi” e nell’intestino migliorano efficacemente la peristalsi intestinale ma non solo, la presenza cospicua di fibre all’interno dell’intestino contrasta l’eccessivo assorbimento di zuccheri, si è visto anche di colesterolo e di tossine, per cui esercitano benefici anche nel controllo del peso corporeo,  della glicemia e della colesterolemia.

Per quanto riguarda le  vitamine del gruppo B, contengono la vitamina B2 o riboflavina, importante per poter convertire le calorie in energia ma essenziale anche per il metabolismo delle altre vitamine e dunque la sua carenza comporta deficit anche di altre vitamine ad essa correlate. Le vitamine del gruppo B sono idrosolubili, vengono facilmente escrete, non c’è la possibilità di immagazzinarle, per cui andrebbero assunte giornalmente. I funghi contengono questo composto ma contengono anche le vitamine B3 o niacina e B5 o acido pantotenico. La niacina è importante allo stesso modo della B2 per il metabolismo energetico, ma anche per mantenere in buono stato gli epiteli come la pelle, e il nostro sistema nervoso. La vitamina B5 è essenziale per l’accrescimento e per il metabolismo dei grassi. Introdurre i funghi nella nostra dieta occasionalmente, potrebbe rivelarsi un ulteriore vantaggio, anche se assumiamo abbondanti quantità di funghi, ci arricchiamo di fibre, proteine, piccole quantità di vitamine, non influenziamo la glicemia e la colesterolemia e  manteniamo basso l’apporto calorico, oltre a deliziare il nostro palato

A cura di
Dott.ssa Sara Leo
Biologa

La Pace sulle vie della Pace

5-marcia-per-la-paceIn occasione della marcia per la pace Perugia-Assisi, del 9 ottobre,  il circolo Lamasena ha  rievocato  nell’ambito locale,  i princìpi di pace  di cui si fa portatore la marcia.  I  viandanti  hanno percorso un sentiero Benedettino, segnato dal CAI,  che parte da piazza G. Marconi di Monte San Giovanni C., si inerpica per i viottoli del centro storico,  attraversa  gli uliveti di colle San Marco e  giunge nei pressi  dell’oasi di San Felice da Cantalice.
Alla passeggiata hanno partecipato i responsabili Legambiente tra cui il presidente regionale Lazio: Roberto Scacchi e il responsabile nazionale per i piccoli comuni Alessandra Bonfanti.
Inoltre, la passeggiata ha visto  la partecipazione di rappresentanti dei comuni limitrofi che hanno voluto  testimoniare con la loro presenza  i valori della fratellanza tra i popoli di cui si è fatto interprete il cammino di Monte San Giovanni Campano, gemellato con la marcia per la pace Perugia-Assisi.
Durante il cammino i legambientini del circolo Lamasena hanno avuto modo di illustrare ai rappresentanti nazionali le peculiarità  e le bellezze dei cinque comuni del progetto.
Il circolo ha chiamato l’evento “La pace sulle vie della pace” per evocare la speranza di vivere un momento di festa all’insegna della consapevolezza e della valorizzazione della Ciociaria

QUALITA’ DELL’ARIA IN PROVINCIA DI FROSINONE NEL PERIODO GENNAIO-SETTEMBRE 2016

Anche il mese appena trascorso ha fatto registrare miglioramenti della qualità dell’aria, ma con alcuni parametri che presentano ancora valori preoccupanti. Si segnala in particolare che, relativamente alle PM10, nella stazione di Ceccano già in marzo era stato superato il valore limite giornaliero e nella stazione di Frosinone Scalo questo limite è stato raggiunto. Nessun ulteriore superamento è stato registrato nel mese di settembre in alcuna stazione, confermando l’ottima performance del mese di agosto: questo parametro appare quindi al momento sotto controllo. Stesso discorso per quanto riguarda le particelle sottilissime (PM2.5) ed il biossido di azoto, mentre continuano ad essere registrati superamenti dei valori di ozono nelle stazioni di Fontechiari e Frosinone, anche se in numero minore rispetto ai mesi precedenti.

Inquinanti che, dall’inizio dell’anno, passano da uno stato di “moderata preoccupazione” ad uno stato di “forte preoccupazione”

Ozono

Il dato per l’ozono è noto per due stazioni, Fontechiari e Frosinone via Mazzini: nella prima sono stati registrati 47 superamenti per quanto riguarda il cosiddetto “valore obiettivo a lungo termine” calcolato come media su 8 ore ed il cui superamento non è permesso in una pianificazione a lungo termine per una efficace protezione della salute umana, di cui 3 nel mese di settembre (in luglio erano stati registrati 26 superamenti ed in agosto 5) e nella seconda 20 superamenti, di cui 3 nel mese di settembre (nel mese di agosto ne erano stati registrati 4). Nella stazione di Fontechiari nel mese appena trascorso non è stato registrato alcun ulteriore superamento (dopo quello di agosto) della “soglia di informazione” calcolata come media in un’ora ed il cui superamento introduce un rischio per la salute umana anche in caso di esposizioni per brevi periodi in persone particolarmente sensibili (i superamenti annuali finora pertanto sono in numero di 2).

Inquinanti che, dall’inizio dell’anno, passano da uno stato di “forte preoccupazione” ad uno stato di “moderata preoccupazione”

Le particelle sottili – PM10

Nel mese appena trascorso le centraline di rilevamento gestite da Arpa Lazio non hanno registrato ulteriori superamenti. Si conferma quindi il segnale di miglioramento registrato in agosto: come per i precedenti articoli, nel grafico 1 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite dei superamenti annui ammessi (35) ed in blu quelli registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme. Ebbene, si noterà che Ceccano (che ha già superato nel primo trimestre il limite annuale) mantiene ancora la prima posizione; situazione critica anche a Frosinone Scalo (che ha raggiunto il limite massimo annuale). Situazione da tenere sotto controllo ad Alatri, Cassino e Frosinone via Mazzini. In queste stazioni, è bene evidenziare, non sono più stati registrati superamenti dal mese di aprile.

Situazione invece che appare accettabile a Ferentino, Anagni e Fontechiari.

Figura 1 – Superamenti limite PM10

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Relativamente alla media sull’intero periodo il quadro appare meno critico e, come accennato sopra, si registra un ulteriore miglioramento rispetto a quanto già di positivo rilevato in agosto. Nel grafico 2 viene rappresentato con lo stesso criterio il limite annuale (rettangolo rosso) e la concentrazione media per i cinque mesi registrata nelle varie stazioni (rettangolo blu). Il limite attualmente non appare al di sopra del consentito in nessuna stazione (confermando quanto registrato in agosto). Si evidenzia che in 7 delle 8 stazioni sono state registrate diminuzioni delle medie rispetto al periodo gennaio/agosto, con cali più sensibili a Ceccano (figura 3).

Figura 2 – Concentrazione nove mesi PM10

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Figura 3 – Variazione concentrazione PM10

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Le particelle sottilissime – PM2.5

Anche questo inquinante ha fatto registrare nel mese appena trascorso miglioramenti rispetto al periodo gennaio/agosto ed in tutte le stazioni viene confermato il valore sotto soglia massima (figura 4). La media è inoltre diminuita in due delle tre le stazioni (figura 5).

Figura 4 – Concentrazione PM2.5

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Figura 5 – Variazione concentrazione PM2.5

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Inquinanti che, dall’inizio dell’anno, passano da uno stato di “moderata preoccupazione” ad uno stato di “bassa preoccupazione”

Biossido di azoto

Il risultato si conferma ottimo sia relativamente al numero dei superamenti (3 superamenti solo nella stazione di Anagni, come nei precedenti otto mesi, abbondantemente ancora al di sotto del limite, figura 7), sia per quanto concerne la concentrazione media dei nove mesi che si conferma inferiore al massimo consentito in tutte le stazioni (figura 6).

Come per il particolato, anche per questo inquinante sono state registrate diminuzioni delle medie per l’intero periodo in 2 delle 8 stazioni (figura 8) e stabilità nelle altre sei.

Figura 6 – Concentrazioni biossido di azoto

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Figura 7 – Superamenti biossido di azoto

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Figura 8 – Variazioni concentrazioni biossido di azoto

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Inquinanti che al momento continuano a non destare preoccupazione

Benzene

Il dato è noto per la sola stazione di Frosinone Scalo ed al momento la concentrazione è abbondantemente entro i limiti di legge (figura 9) e con diminuzione rispetto al valore registrato nei sette mesi gennaio/agosto (figura 10)

Figura 9 – Concentrazione benzene

benzene-concentrazione

Figura 10 – Variazione concentrazione benzene

benzene-variazione-concentrazione

 

Ossido di carbonio, biossido di zolfo

Il dato sull’ossido di carbonio è noto per 4 stazioni (Alatri, Ferentino, Frosinone scalo e via Mazzini) e quello per il biossido di zolfo per due stazioni (Cassino e Frosinone via Mazzini): in nessun caso sono stati registrati superamenti dei limiti normativi confermando quanto registrato in agosto.

Conclusioni

Sono stati registrati ulteriori superamenti dell’ozono nelle stazioni di Fontechiari e di Frosinone via Mazzini.

Le medie di periodo degli altri inquinanti sono diminuite in gran parte delle stazioni e per tutti gli inquinanti.

Per quanto riguarda il parametro PM10 (particolato sottile) il valore limite annuale dei superamenti giornalieri è stato già raggiunto a Ceccano e Frosinone Scalo (ma nessun superamento viene più registrato dal mese di aprile), ma in nessuna stazione la media nei nove mesi risulta superiore al valore massimo raggiungibile (confermando quanto rilevato nel precedente periodo).

Anche la concentrazione negli otto mesi del parametro PM2.5 (particolato sottilissimo) non risulta superiore al consentito in alcuna stazione (come nel precedente periodo).

Per quanto riguarda il biossido di azoto la media di periodo non è superiore al valore massimo in nessuna stazione confermando quanto rilevato nel precedente periodo.

Riccardo Viselli

 

 

Puliamo le vie dei cammini – il racconto della seconda edizione.

pim2016-4524/09/2016 –  La manifestazione Puliamo Le Vie Dei Cammini –  nella sua seconda edizione, si è mostrata una testimonianza di alto  rilievo tra gli eventi che sono stati organizzati  all’interno di Puliamo il Mondo 2016 in cui Legambiente riveste il ruolo di comitato organizzatore per l’Italia.

La giornata ecologia, organizzata dal circolo Lamasena, si è palesata come uno straordinario evento di partecipazione collettiva di centinaia di adulti e bambini che, insieme all’azione di bonifica delle vie , hanno potuto condividere un momento di festa e scambio culturale.

Nell’edizione attuale, le  amministrazioni comunali di Strangolagalli,   Veroli, Collepardo e Boville si sono mostrate estremamente recettive nel promuovere iniziative che hanno animato e coinvolto decine di studenti e cittadini.  Il sindaco Simone Cretaro ha accompagnato la delegazione legambientina all’interno del Liceo Sulpicio di Veroli dove ha esortato gli studenti ad essere artefici nelle azioni di rispetto dell’ambiente e dei beni comuni. Inoltre, gli amministratori Alessandro Viglianti, Cristina Verro e Alessandra Trulli si sono dedicati all’accoglienza dei gruppi di volontari – provenienti dai 5 cammini  –  presso il giardino Armari di Casamari.   A Strangolagalli, il sindaco Giovanni Vincenzi e gli assessori Dino Belli e Patrizio Perciballi hanno guidato diversi studenti,  della locale scuola Viselli,  sui sentieri che si dipanano dal paese.  A Collepardo,  una delegazione di amministratori ha salutato la partenza dei volontari  da  Civita.

Un doveroso ringraziamento va alle associazioni ed agli enti che hanno condiviso con il circolo Lamasena  il compito di rendere sicuro e accogliente la giornata ecologica.  La sicurezza stradale dei viandanti è stata assicurata dai Nuclei di Protezione Civile di Strangolagalli, Boville Ernica e Veroli a cui si sono affiancate le protezioni civile di Monte San G. C.: Cilvilmonte ed EC Volontari d’Italia.  L’assistenza ai viandanti durante i cammini è stata garantita da Enzo Cinelli e Stefano Gaetani.  La Misericordia di Monte S. G. C ha messo a disposizione il proprio servizio ambulanze. La Proloco di Veroli, guidata dal presidente provinciale dell’UNPLI Luciano Trulli, ha allestito uno  spazio espositivo in segno di piena condivisione all’iniziativa.

Tutti i gruppi, provenienti dai rispettivi comuni, si sono ritrovati all’interno dell’area verde Aromari  dove hanno potuto gustare assaggi della enogastronomia ciociara con i prodotti offerti dal liquorificio Sarandrea di Collepardo, dal salumificio Cironi di Veroli e dall’associazione degli Amici della Sagra della Crespella di S. Francesca.

L’evento ha visto il pieno coinvolgimento di diversi istituti d’istruzione, dal Liceo Giovanni Sulpicio di Veroli , all’istituto Viselli di Strangolagalli, all’istituto Armellini di Boville Ernica e all’Istituto Angelicum di Monte S. G. C. In quest’ultimo,  gli studenti sono stati indirizzati dai docenti Loredana Campea e Franca Batista a sviluppare temi e disegni in preparazione della giornata ecologica. Tali elaborati sono stati mostrati alla delegazione legambientina che ha fatto visita alla scuola.

Terremoti: scienza e tecnologia per la difesa dei centri storici

Lo scorso 17 settembre, nella Sala Consiliare del Comune di Boville Ernica, si è svolto un incontro organizzato dal Circolo Legambiente Lamasena, nell’ambito della giornata “Boville per Amatrice”, coordinata dalla Proloco, dal titolo “Terremoti: scienza e tecnologia per la difesa dei centri storici”.

Al convegno, che ha visto una nutrita partecipazione, hanno preso parte il geologo Emiliano Cinelli, esperto di microzonazione sismica, l’ingegnere Morgan Reali, esperto di edilizia antisimica ed il geologo Riccardo Viselli, del circolo Lamasena nonché curatore di un sito internet di informazione sul tema dei terremoti e del rischio sismico.

Gli interventi, accurati ed animati dallo spirito di fornire una informazione scientifica, nello stile che contraddistingue l’associazione ambientalista, hanno innanzitutto evidenziato che l’unica difesa possibile dal rischio terremoto è rappresentata dalle attività di prevenzione, essendo al momento rivelatosi infruttuoso ogni tentativo, condotto perlopiù negli Stati Uniti d’America ed in Cina, di prevedere con la necessaria accuratezza, un evento sismico.

Viselli ha evidenziato che, nel cosiddetto triangolo della previsione di un determinato evento, due importanti temi sono comunque stati risolti: grazie a decenni di ricerche, siamo in grado di definire dove avverrà un terremoto (ed infatti il nostro territorio è stato suddiviso in zone sismiche e zone asismiche) e come questo si manifesterà in termini di accelerazioni cui sottoporrà il terreno (grazie alle tecniche di microzonazione sismica e di risposta sismica locale). Rimane, come detto, irrisolto il terzo tema: appare infatti impossibile prevedere il momento esatto di un terremoto (figura 1).

Figura 1 – Il triangolo della previsione

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Viselli ha altresì evidenziato che, d’altronde, le conoscenze legate al dove si verificherà un terremoto e con quali modalità sono più che sufficienti per pianificare le opportune misure di prevenzione.

Si è poi soffermato sulla descrizione degli eventi sismici con i quali il nostro territorio si dovrà confrontare: in un’area piuttosto ristretta intorno alla Ciociaria, infatti, nel passato si sono verificati diversi terremoti caratterizzati da magnitudo importante, dal più antico registrato a Poggio Mirteto (RI) nel 174 A.C. al più recente e notissimo evento de L’Aquila del 2009 (figura 2).

Figura 2 – Elenco dei terremoti più energetici

che hanno interessato storicamente il nostro territorio

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Cinelli ha approfondito il tema della microzonazione sismica: il primo passo da compiere per attuare efficaci strategie di prevenzione è conoscere a fondo il nostro territorio, alla scala adatta per poter essere utili ai fini della pianificazione urbanistica e della ingegneria antisismica.

Ha innanzitutto chiarito alcuni termini utili per inquadrare il problema: il “rischio sismico” consiste nella misura dei danni attesi in un dato intervallo di tempo, in base al tipo di sismicità, espressa tramite la “Pericolosità Sismica”, di resistenza delle costruzioni, espressa tramite la “Vulnerabilità” e di antropizzazione, espressa tramite l’Esposizione. In altre parole, un territorio ad elevata pericolosità sismica (perché in esso sono attesi terremoti importanti), ma con bassa o nulla vulnerabilità (edifici perfettamente costruiti) o esposizione (assenza di edifici) avrà un rischio sismico bassissimo o pari a zero (figura 3)

Figura 3 – In un deserto, anche se sono attesi terremoti importanti, il rischio sismico è pari a zero

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Quindi si è soffermato sull’utilità della microzonazione sismica evidenziando che i danni prodotti da un terremoto potranno essere notevolmente diversi anche a distanza di poche decine di metri, per effetto di situazioni locali (figura 4) che modificano in ampiezza o in frequenza il moto sismico. Ha ben chiarito come la microzonazione sismica sia l’insieme di una serie di attività che studiano questi fenomeni locali con l’obiettivo finale di realizzare la carta della microzonazione sismica in cui un determinato territorio comunale verrà suddiviso in aree omogenee dal punto di vista della risposta sismica: a ciascuna area verrà quindi assegnato un fattore amplificativo del moto (figura 5).

Figura 4 – Effetti locali che possono amplificare il segnale sismico

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Figura 5 – Stralcio della carta della microzonazione sismica del comune di Monte San Giovanni C.

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Generalmente, il territorio verrà suddiviso in tre tipologie di aree:

  1. Zone Stabili nelle quali non si ipotizzano effetti locali di rilievo di alcuna natura ed in cui il moto sismico non è modificato rispetto a quello atteso in condizioni ideali di roccia rigida e pianeggiante;
  2. Zone Stabili suscettibili di amplificazione sismica, in cui il moto sismico è modificato rispetto a quello atteso in condizioni ideali di suolo, a causa delle caratteristiche litostratigrafiche del terreno e/o geomorfologiche del territorio;
  3. Zone suscettibili di Instabilità, in cui i terreni sono suscettibili di attivazione di fenomeni di deformazione permanente del territorio a seguito di un evento sismico (instabilità di versante, cedimenti, liquefazioni, faglie attive e/o capaci).

 

La carta della microzonazione sismica dovrà essere utilizzata per la pianificazione territoriale ed urbanistica, per la progettazione del piano di protezione civile e per la programmazione delle attività di prevenzione

E’ quindi passato alla descrizione del secondo step della conoscenza geologica, ai fini della prevenzione sismica: quello della definizione della Risposta Simica Locale (RSL), applicabile alle progettazioni esecutive.

L’ingenere Morgan Reali ha dettagliatamente chiarito che volendo ridurre il rischio solo nelle zone a pericolosità sismica più elevata (Zone 1 e 2), ci si dovrebbe occupare del 36% dei Comuni (2908 Comuni) e del 41% della popolazione (circa 25 milioni di persone). Volendo ulteriormente contenere l’entità dell’intervento (pur restando nei limiti già precisati) ci si potrebbe limitare ad intervenire alle sole unità abitative effettivamente utilizzate ossia 5.903.342 (5.253.543 destinate ad uso residenziale e 649.799 destinate ad altri usi) 2.940.737 delle quali costruite prima del 1970 (2.856.816 di unità sono in muratura, 1.777.196 sono in c.a., 619.531 sono in altri materiali).

E’ poi passato ad illustrare che il rischio sismico si valuta (prescindendo dall’esposizione) incrociando la pericolosità sismica del sito in cui sorge la costruzione con la vulnerabilità sismica della costruzione stessa. Ha evidenziato che, a meno di delocalizzare gli abitanti, la pericolosità sismica non è suscettibile di interventi da parte nostra; ridurre il rischio sismico, dunque, significa ridurre la vulnerabilità sismica delle costruzioni. Ha fatto poi rilevare come su quale sia la reale entità delle cifre da mobilizzare non esiste chiarezza ma, operando nei limiti sopra prefigurati e per un ventennio, si potrebbe ragionevolmente ipotizzare che si dovranno mobilizzare tra i cinque e i 10 miliardi di euro l’anno.

Si è poi giustamente soffermato sul fatto, però, che non esista una soluzione unica applicabile a tutti gli edifici sopra richiamati: ogni struttura andrebbe accuratamente studiata al fine di diagnosticare la situazione e programmare i necessari ed adeguati interventi in funzione della risposta sismica determinata in base alle attività di conoscenza del territorio descritte dal geologo Cinelli. Pensare di intervenire con una sorta di “lista degli interventi da attuare” potrebbe risultare inutile ed altresì dannoso in termini economici.

In conclusione è emerso come i rischi naturali possono essere mitigati attraverso azioni preventive da parte delle Amministrazioni. Attendere un evento sismico per intervenire in fase di emergenza aumenta esponenzialmente il costo di gestione degli interventi e delle successive ricostruzioni. Al contrario, agire in modo preventivo riduce i costi di gestione in fase di emergenza, poiché molte delle azioni di mitigazione del rischio riducono alla fonte il loro “peso” economico e sociale sull’ambiente e sulla popolazione

 

Puliamo del vie dei Cammini 2016

20160924-brochure-2016All’interno della manifestazione nazionale Puliamo il Mondo 2016, il circolo Lamasena ha organizzato, per sabato 24 settembre,  la pulizia dei cammini della religiosità e dei pellegrinaggi.

L’evento ha l’obiettivo di valorizzare alcuni sentieri che costituiscono i tratti della via Benedicti, della via Francigena del Sud e del Cammino di San Bendetto che insistono nei territori che si snodano attraverso  le città di Collepardo,  Veroli, Monte San G. C., Boville Ernica e Strangolagalli.

La manifestazione Puliamo Le Vie Dei Cammini, alla sua seconda edizione, è la declinazione locale di Puliamo il Mondo in cui Legambiente riveste il ruolo di comitato organizzatore per l’Italia. L’evento coinvolge tutte le amministrazioni comunali che sono interessate al progetto del circolo.  I rifiuti che saranno raccolti potranno essere conferiti all’interno di una cassa scarrabile che verrà  collocata presso il campo sportivo di Casamari. La presente cassa è messa a disposizione dall’amministrazione comunale di Veroli.

Un gruppo di volontari sarà presente presso gli archi dell’antico acquedotto dell’Abbazia di Casamari per l’accoglienza dei viandanti che, dopo aver percorso i vari cammini, convergeranno tutti all’interno del suo giardino Aromari (AROmi a casaMARI).

All’interno dell’area verde, a tutti i partecipanti  saranno offerti assaggi della enogastronomia ciociara e le crespelle preparate dall’associazione degli Amici della Sagra della Crespella di S. Francesca.

Le associazioni partecipanti all’evento sono molte e tutte motivate dal comune obiettivo di sensibilizzare i cittadini ed enti al rispetto del territorio per  rigenerarlo in ottica ecologista.

La sicurezza stradale dei viandanti sarà assicurata dai Nuclei di Protezione Civile di Strangolagalli, Boville Ernica e Veroli a cui si affiancheranno quelle di Monte San G. C.: Cilvilmonte ed EC Volontari d’Italia.  Nel tratto verolano, l’associazione La Compagnia dei Viandanti effettuerà il servizio di guida. Infine, La Misericordia di Monte S. G. C stanzierà presso Casamari con una sua ambulanza per garantire il servizio sanitario.

L’evento prevede il coinvolgimento di diversi istituti d’istruzione, dal Liceo Giovanni Sulpicio di Veroli , all’istituto Viselli di Strangolagalli, all’istituto Armellini di Boville Ernica e all’Istituto Angelicum di Monte S. G. C. In ciascuna scuola si organizzeranno incontri diretti tra rappresentanti legambientini ed istituzionali  con le delegazioni degli studenti per  sensibilizzare quest’ultimi ai grandi temi ambientali ed avvicinarli, quindi, alla conoscenza della manifestazione Puliamo il Mondo nella sua espressione locale.

Di seguito, sono riportati i cammini programmati:

Cammino di San Benedetto, da Civita di Collepardo , Santa Francesca, Casamari   totale percorrenza di KM 14  in 4:30 ore circa  Raduno a  Civita “San Nicola ”  alle ore 7.45 à  S.P. Trisulti-S.M. Amaseno “Lo Stallone” –  Località Tesoro – Case Baghella à  Fosso Taravato à  Case Taravato, Case Vernieri, S.M. Amaseno – Case Cristini à  San Cesareo –  Scattaruggine – Santa Francesca (arrivo previsto alle ore 9.30) – Colle Spagnolo à Ponte Morone Sordillo – Fosso Scalamorone à Ponte Case Cerelli – Case Ciame’ – Case Fisco – Case Le Gaude – Ara delle Monache – Ponte Malanome – Casamari.

Cammino: Piazza Mazzoli di Veroli  – Casamari di Veroli  – totale percorrenza di KM 9.6  in 3:30 ore circa
Raduno in Piazza Mazzoli ore 9.00 à si scende per Liceo G.Sulpicio –  si scende per via Bagno in direzione La Mosca – si prosegue per il bivio per Santa Francesca  per proseguire per la contrada Valle d’Ambra – si sale per Chiarano in direzione Colleberardi con passaggio nel suo centro storico – Si prosegue fino ad incrociare la SP 263 Casamari Scifelli – si prosegue in direzione Casamari fino a raggiungere Casamari.

 Cammino : Piazza Guglielmo Marconi di MSGC – Casamari di Verolitotale percorrenza KM 6,00 in 3 ore circa
Raduno in piazza Guglielmo Marconi ore 9.00,   prendere via Roma e per via colle fiorito arrivare sopra l’orologio,  e salire per piazzale Corte –  si scende per Pozzo San Paolo (in corrispondenza della sede della banca Unicredit) e si sale per Colle San Marco –  Sosta alla Scuola media Angelicum”         – si continua per la cima di San Marco e si segue la strada sterrata che porta fino all’abitato di Colle Pupazzo. –  Si scende fino ad incrociare la provinciale di via Colle Bianco proseguendo in direzione Reggimento. – In prossimità del civico 49, si prende il tratturo a sinistra, verso l’Abbazia di Casamari.

Cammino: Piazza Sant’Angelo – Cologne –  Ripiano – Casamari Veroli- totale percorrenza KM 8,00 in 3 ore circa
Raduno in piazza Sant’Angelo alle ore 9.00 e, con gli studenti della locale scuola Armellini si percorrono  le vie perimetrale del centro storico – si prosegue in direzione Rotabile – si sale verso Cologne e, mantenendo sempre la desta, a metà costa, si va verso via Foreste – Si scende verso il versante che guarda MSGC, si attraversa la via Antica, si passa un ponticello e si va verso Ripiano  – si attraversa il fosso Bauco, e si risale fino ad incrociare la SP – si gira a sinistra e dopo mt 50 mt dall’abitato  si svolta a dx su un tratturo che ti porta su un ponticello che attraversa il Torrente Amaseno – si prosegue a dx, verso l’Abbazia di Casamari.

Cammino piazza Elena a Strangolagalli – Casamari – totale percorrenza KM 12,00 in 4 ore circa
Raduno in piazza Elena a Strangolagalli, ore 08.45 – Si scende peri ponte S.P. Strangolagalli – Arce (ore 09.15) – via Francigena Sud (Castelnuovo – confluenza Rio Argento/Amaseno – punto 113 ore 10.30) Reggimento – Enrica Market (11.15) – abbazia Casamari (11.50).

QUALITA’ DELL’ARIA IN PROVINCIA DI FROSINONE NEL PERIODO GENNAIO-AGOSTO 2016

Anche il mese appena trascorso ha fatto registrare miglioramenti della qualità dell’aria, ma con alcuni parametri che presentano ancora valori preoccupanti. Si segnala in particolare che, relativamente alle PM10, nella stazione di Ceccano già in marzo era stato superato il valore limite giornaliero e nella stazione di Frosinone Scalo questo limite è stato raggiunto. Nessun ulteriore superamento è stato registrato nel mese di agosto in alcuna stazione, confermando l’ottima performance del mese di giugno: questo parametro appare quindi al momento sotto controllo. Stesso discorso per quanto riguarda le particelle sottilissime (PM2.5) ed il biossido di azoto, mentre continuano ad essere registrati superamenti dei valori di ozono nelle stazioni di Fontechiari e Frosinone.

Inquinanti che passano da uno stato di “moderata preoccupazione” ad uno stato di “forte preoccupazione”

Ozono

Il dato per l’ozono è noto per due stazioni, Fontechiari e Frosinone via Mazzini: nella prima sono stati registrati 44 superamenti per quanto riguarda il cosiddetto “valore obiettivo a lungo termine” calcolato come media su 8 ore ed il cui superamento non è permesso in una pianificazione a lungo termine per una efficace protezione della salute umana, di cui 5 nel mese di agosto (in luglio erano stati registrati 26 superamenti) e nella seconda 17 superamenti, di cui 4 nel mese di agosto. Inoltre, nella stazione di Fontechiari nel mese appena trascorso è stato registrato anche un ulteriore superamento (dopo quello di luglio, portando così il numero di superamenti annuali per questo parametro a 2) della “soglia di informazione” calcolata come media in un’ora ed il cui superamento introduce un rischio per la salute umana anche in caso di esposizioni per brevi periodi in persone particolarmente sensibili.

Inquinanti che passano da uno stato di “forte preoccupazione” ad uno stato di “moderata preoccupazione”

 Le particelle sottili – PM10

Nel mese appena trascorso le centraline di rilevamento gestite da Arpa Lazio non hanno registrato ulteriori superamenti. Si conferma quindi il segnale di miglioramento registrato in luglio: come per i precedenti articoli, nel grafico 1 viene evidenziato con il rettangolo rosso il limite dei superamenti annui ammessi (35) ed in blu quelli registrati nei vari siti. Una volta che il rettangolo rosso sarà colmato, la stazione starà registrando una condizione oltre i limiti imposti dalle norme. Ebbene, si noterà che Ceccano (che ha già superato nel primo trimestre il limite annuale) mantiene ancora la prima posizione; situazione critica anche a Frosinone Scalo (che ha raggiunto il limite massimo annuale). Situazione da tenere sotto controllo ad Alatri, Cassino e Frosinone via Mazzini. Situazione invece che appare accettabile a Ferentino, Anagni e Fontechiari.

Figura 1 – Superamenti limite PM10

pm10 superamenti

Relativamente alla media sull’intero periodo il quadro appare meno critico e, come accennato sopra, si registra un ulteriore miglioramento rispetto a quanto già di positivo rilevato in luglio. Nel grafico 2 viene rappresentato con lo stesso criterio il limite annuale (rettangolo rosso) e la concentrazione media per i cinque mesi registrata nelle varie stazioni (rettangolo blu). Il limite attualmente non appare al di sopra del consentito in nessuna stazione (confermando quanto registrato in luglio). Si evidenzia che in 7 delle 8 stazioni sono state registrate diminuzioni delle medie rispetto al periodo gennaio/giugno, con cali più sensibili a Frosinone Scalo (figura 3).

Figura 2 – Concentrazione otto mesi PM10

pm10 concentrazione

Figura 3 – Variazione concentrazione PM10

pm10 variazione concentrazione

Le particelle sottilissime – PM2.5

Anche questo inquinante ha fatto registrare nel mese appena trascorso miglioramenti rispetto al periodo gennaio/luglio ed in tutte le stazioni viene confermato il valore sotto soglia massima (figura 4). La media è inoltre diminuita in una delle tre le stazioni (figura 5).

Figura 4 – Concentrazione PM2.5

pm2.5 concentrazione

Figura 5 – Variazione concentrazione PM2.5

pm2.5 variazione concentrazione

 

Inquinanti che passano da uno stato di “moderata preoccupazione” ad uno stato di “bassa preoccupazione”

Biossido di azoto

Il risultato si conferma ottimo sia relativamente al numero dei superamenti (3 superamenti solo nella stazione di Anagni, come nei precedenti sette mesi, abbondantemente ancora al di sotto del limite, figura 7), sia per quanto concerne la concentrazione media degli otto mesi che si conferma inferiore al massimo consentito in tutte le stazioni (figura 6).

Come per il particolato, anche per questo inquinante sono state registrate diminuzioni delle medie per l’intero periodo in 5 delle 8 stazioni (figura 8), con variazione maggiormente sensibile ancora a Cassino.

Figura 6 – Concentrazioni biossido di azoto

biossidoazoto concentrazione

Figura 7 – Superamenti biossido di azoto

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Figura 8 – Variazioni concentrazioni biossido di azoto

biossidoazoto variazione concentrazione

 

Inquinanti che al momento continuano a non destare preoccupazione

Benzene

Il dato è noto per la sola stazione di Frosinone Scalo ed al momento la concentrazione è entro i limiti di legge (figura 9) e con diminuzione rispetto al valore registrato nei sette mesi gennaio/luglio (figura 10)

Figura 9 – Concentrazione benzene

benzene concentrazione

Figura 10 – Variazione concentrazione benzene

benzene variazione concentrazione

 

Ossido di carbonio, biossido di zolfo

Il dato sull’ossido di carbonio è noto per 4 stazioni (Alatri, Ferentino, Frosinone scalo e via Mazzini) e quello per il biossido di zolfo per due stazioni (Cassino e Frosinone via Mazzini): in nessun caso sono stati registrati superamenti dei limiti normativi confermando quanto registrato in luglio.

Conclusioni

Sono stati registrati ulteriori superamenti dell’ozono nelle stazioni di Fontechiari e di Frosinone via Mazzini.

Le medie di periodo degli altri inquinanti sono diminuite in gran parte delle stazioni e per tutti gli inquinanti.

Per quanto riguarda il parametro PM10 (particolato sottile) il valore limite annuale dei superamenti giornalieri è stato già raggiunto a Ceccano e Frosinone Scalo, ma in nessuna stazione la media negli otto mesi risulta superiore al valore massimo raggiungibile (confermando quanto rilevato nel precedente periodo).

Anche la concentrazione negli otto mesi del parametro PM2.5 (particolato sottilissimo) non risulta superiore al consentito in alcuna stazione (come nel precedente periodo).

Per quanto riguarda il biossido di azoto la media di periodo non è superiore al valore massimo in nessuna stazione confermando quanto rilevato nel precedente periodo.

Riccardo Viselli

Strangolagalli: ambiente, salute, bellezza dei borghi ciociari

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L’amministrazione del Comune di Strangolagalli continua a distinguersi per iniziative in grado di assicurare una migliore vivibilità dei borghi ciociari congiuntamente all’impegno della protezione ambientale e della salute umana. È di questi giorni una importante decisione mirata a contrastare il danno del fumo di sigaretta: nel dare attuazione ad una legge nazionale, infatti, è stato reso noto che verrà sanzionato fermamente l’abbandono delle cicche sul suolo pubblico. Questi residui, oltre a deturpare le strade, sono fonte altresì di notevoli problemi ambientali visti i lunghissimi tempi di degradazione accumulandosi su marciapiedi ed asfalto. Evidenziamo poi che la stessa norma cui il comune ha dato piena attuazione prevede anche pesanti sanzioni per l’abbandono di altri piccoli rifiuti come i fazzoletti di carta e gli scontrini che troppo spesso incontriamo nelle nostre passeggiate per borghi, campagne e boschi.

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Nello stesso comune poi, rileviamo con favore, è presente una diffusa area pedonale che interessa il bel centro storico: i paesini liberati dalle auto, spesso condotte e parcheggiate in modo selvaggio, recuperano in questo modo la loro naturale bellezza e tranquillità essendo state restituite ai loro legittimi proprietari, i pedoni. Tutte le aree pregiate del nostro Paese sono state inibite al traffico veicolare dalle Amministrazioni più lungimiranti senza tra l’altro arrecare alcun danno alle attività economiche che anzi hanno trovato giovamento da questa ritrovata bellezza.

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Il circolo Lamasena pertanto plaude a queste recenti iniziative di uno dei cinque comuni del suo ambito di azione auspicando che presto sia imitato dagli altri.

 

 

Riccardo Viselli