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Rifiuti urbani: in Ciociaria non servono nuovi impianti

Lo scorso 20 dicembre ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del Ministero dell’Ambiente, ha presentato il nuovo rapporto sui rifiuti urbani in Italia, con dati aggiornati all’anno 2015.

In questo articolo analizzeremo la situazione della nostra provincia e faremo alcune valutazioni e confronti con le medie regionali e nazionali.

Innanzitutto, evidenziamo che dal 2011 la produzione di rifiuti urbani nella regione è diminuita dell’8%, un valore decisamente alto e che rispetto al 2014 la diminuzione è stata pari quasi al 2%: emerge quindi il fatto che i rifiuti sono in diminuzione!

Un altro dato di rilievo è, al contrario, quello dei quantitativi raccolti in modo differenziato: dal 2011 l’aumento è stato notevole e pari a circa il 70%. Rispetto al 2014, l’aumento è stato pari a circa il 12%. Emerge chiaramente, quindi, come sia in aumento la quota dei rifiuti differenziati!

Un primo dato di interesse è quindi che i rifiuti nel complesso diminuiscono ed aumentano quelli differenziati: una prima conclusione, peraltro verosimile, è che c’è sempre meno bisogno e ce ne sarà sempre meno di impianti di smaltimento quali le discariche, inutili e dannose. E questo ci rincuora!

Il quantitativo procapite di rifiuti della provincia di Frosinone è nettamente il più basso di tutta la regione (357 kg/abitante*anno) mentre il record spetta alla provincia di Roma con 544,3 kg/abitante*anno. La media regionale di 513,4 kg/abitante*anno.

Da questo secondo dato emerge che la provincia di Roma, potenzialmente, è quella che può innescare i maggiori problemi rispetto soprattutto alla nostra provincia anche in considerazione della sotto dotazione impiantistica della prima provincia rispetto a quella di Frosinone che, come vedremo, può agevolmente chiudere il ciclo senza esportare i rifiuti in altre zone d’Italia o d’Europa!

Le percentuali di raccolta differenziata delle 5 province del Lazio sono tutto sommato confrontabili: il massimo è stato registrato a Viterbo (44%) ed il minimo di Rieti (26%). Frosinone si attesta sul 34% con un valore confrontabile con la media regionale (37%).

Da questo dato quindi emerge come tutte le province del Lazio siano piuttosto in ritardo rispetto agli obiettivi normativi (65% che doveva essere conseguito nel 2012) ma con livelli tra di loro confrontabili.

Più nel dettaglio, emerge che nella nostra provincia i rifiuti raccolti in modo differenziato siano aumentati del 143%, mentre nella provincia di Roma l’aumento seppur consistente è stato inferiore (circa 67%). Da questo dato emerge quindi un maggior sforzo della nostra provincia rispetto a quello messo in campo nella provincia di Roma.

Da questi primi dati quindi possiamo trarre delle conclusioni:

  • I rifiuti diminuiscono e le raccolte differenziate aumentano pertanto saranno sempre meno necessari gli inutili impianti di smaltimento quali le discariche
  • La provincia di Frosinone è quella che produce meno rifiuti a livello procapite
  • Lo sforzo per aumentare la raccolta differenziata della nostra provincia in questi anni è stato notevole e superiore a quello della provincia di Roma

E passiamo ora alla dotazione impiantistica.

Dai dati del rapporto rifiuti emerge che nella provincia di Frosinone abbiamo i seguenti impianti:

  • Una linea per il trattamento dei rifiuti organici a Colfelice con una quantità autorizzata pari a 35.000 t, che obiettivamente appare troppo modesta. Ipotizzando un grande sviluppo delle raccolte differenziate fino ai livelli previsti dalla normativa e considerando altresì la grande presenza di rifiuti organici necessiterebbe un impianto in grado di trattare circa 60.000 tonnellate di organico l’anno. Quindi emerge che effettivamente la nostra provincia avrebbe bisogno di raddoppiare la capacità di trattamento della frazione organica, nell’ottica della tanto citata economia circolare
  • Un impianto di TMB, trattamento meccanico biologico, sempre a Colfelice con una quantità autorizzata pari a circa 330.000 t. Questo impianto, che nel 2015 ha ricevuto circa 220.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati, in futuro sarà sempre meno utilizzato, stante lo sviluppo delle raccolte differenziate e quindi emerge che la nostra provincia non necessita di altri impianti di questo tipo
  • Un impianto di incenerimento con recupero di energia a San Vittore del Lazio che nel 2015 ha trattato circa 240.000 tonnellate di rifiuti provenienti dal trattamento di rifiuti urbani. Anche per questa tipologia di impianti, per quanto detto sopra, la nostra provincia è, come suol dirsi, a posto
  • Una discarica a Roccasecca che nel 2015 ha ricevuto circa 200.000 tonnellate di rifiuti provenienti dal trattamento di rifiuti urbani. Alla fine del 2015 la capacità residua di questa discarica era pari a circa 460.000 metri cubi: vista la diminuzione dei rifiuti, visto l’aumento delle raccolte differenziate, vista la presenza di un impianto TMB a Colfelice e vista la presenza di un inceneritore a San Vittore è plausibile ritenere che, una volta esaurita, non sia assolutamente necessario né utile realizzare altre discariche nel nostro territorio.

Da questa seconda parte dell’articolo emerge quindi che:

  • La nostra provincia avrebbe bisogno di aumentare solo la capacità impiantistica per l’organico, producendo o compost o ancora meglio biometano
  • La nostra provincia non ha bisogno di altri impianti di TMB
  • La nostra provincia non ha bisogno di altri impianti di incenerimento
  • La nostra provincia non ha assolutamente bisogno di un’altra discarica.

Ed ora, cortesemente, tutti a fare, e bene, la raccolta differenziata!

Riccardo Viselli

 

 

GUIDA AL RILEVAMENTO DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO

Dopo il convegno organizzato lo scorso mese di gennaio a Boville Ernica in collaborazione con l’Osservatorio astronomico di Campocatino, continua l’impegno del Circolo Legambiente Lamasena sul fronte del contrasto all’inquinamento luminoso.

Come noto, questa forma di inquinamento, sensibilmente diffuso anche nei nostri centri urbani, ha effetti rilevanti su diverse matrici ambientali:

  • impedisce la fruizione della bellezza offerta dal firmamento;
  • ostacola la ricerca astronomica;
  • comporta danni per fauna e flora;
  • ha rilevanti impatti sulla salute umana.

Recentemente è stato condotto un censimento delle sorgenti luminose inquinanti nel comune di Ceprano che sarà il documento di discussione, con le Autorità locali, per pianificare eventuali interventi di risanamento.

Il censimento è una operazione sicuramente lunga, ma di agevole conduzione che ognuno potrebbe realizzare nel proprio comune. Ed è a tale proposito che pubblichiamo questa breve guida al rilevamento delle sorgenti inquinanti: chiunque fosse interessato ad operare in tale senso può mettersi in contatto con il circolo, agli indirizzi riportati su questo sito, al fine di concordare le modalità operative.

Le fonti luminose inquinanti possono essere schematicamente raggruppate in 5 categorie.

 1 – LANTERNE DECORATIVE

Queste lanterne (foto 1) sono solitamente installate nei centri storici: sono caratterizzate dal fatto di avere la fonte luminosa posta in basso con fascio luminoso pertanto diretto verso l’alto e spesso non presentano alcuna schermatura. Una valida alternativa, con stessa valenza estetica, potrebbe essere offerta dalle lanterne con schermo posizionato nella parte superiore in cui è installata la lampadina che quindi dirige il fascio luminoso verso il piano stradale con notevoli incrementi dell’efficienza, risparmi energetici ed annullamenti dell’inquinamento (foto 2).

Foto 1 – Lanterna inquinante

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Foto 2 – Lanterna non inquinante

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2 – SFERE

Sono tra le sorgenti maggiormente inquinanti e possono essere divise in 3 sotto categorie:

  • sfere trasparenti non usurate
  • sfere trasparenti usurate (foto 3)
  • sfere bianche (foto 4)

In questi casi l’inquinamento può essere contrastato dotando le sfere di schermatura nella parte superiore: questo intervento è pero praticabile solo per le sfere trasparenti non usurate. Negli altri due casi, infatti, l’usura della sfera o il suo colore bianco comportano l’insorgere di fenomeni di rifrazione con deviazione della luce verso l’alto anche a seguito della installazione della schermatura. Pertanto l’unica soluzione consiste nella sostituzione dell’apparato.

Foto 3 – Sfere trasparenti usurate

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Foto 4 – Sfere bianche

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3 – LAMPADE A VETRO PIANO MA CON ECCESSIVA INCLINAZIONE RISPETTO AL PIANO STRADALE

La presenza del vetro piano è una garanzia in termini di riduzione dell’inquinamento luminoso a patto però che la sorgente luminosa non sia troppo inclinata rispetto al piano stradale (le sorgenti luminose dovrebbero essere parallele alla strada): in questo caso, infatti, una parte del fascio luminoso sarà inevitabilmente diretto verso l’alto con annullamento degli effetti positivi dovuti alla presenza del vetro piano. Questa tipologia di sorgente può essere suddivisa in 2 sotto – categorie:

  • apparato che necessita di sostituzione (foto 5)
  • apparato erroneamente montato (foto 6)

Nel primo caso, non essendo possibile intervenire sulla inclinazione, il blocco lampada va sostituito mentre nel secondo caso è sufficiente intervenire sull’inclinazione

Foto 5 – Vetro piano, ma gruppo lampada eccessivamente inclinata e da sostituire

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Foto 6 – Vetro piano, ma gruppo lampada eccessivamente inclinata per errato montaggio

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4 – LAMPADE A VETRO CURVO

Il vetro curvo è fonte di inquinamento luminoso in quanto produce fenomeni di rifrazione con invio del fascio luminoso anche verso l’alto. Possono essere suddivise in 2 sotto – categorie:

  • Lampade a vetro curvo ma orizzontali al piano stradale (foto 7)
  • Lampade a vetro curvo ed inclinate rispetto al piano stradale (foto 8)

Nel primo caso la sostituzione del vetro curvo con un vetro piano annulla l’inquinamento luminoso mentre nel secondo caso è necessario sostituire tutto il blocco lampada analogamente al caso riportato in foto 5.

Foto 7 – Vetro curvo, ma gruppo lampada orizzontale (basta sostituire il vetro)

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Foto 8 – Vetro curvo e gruppo lampada eccessivamente inclinata e da sostituire

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5 – FARI

Solitamente queste sorgenti vengono utilizzate per illuminare chiese e monumenti e spesso sono erroneamente installate in quanto, oltre all’oggetto che dovrebbe essere illuminato, una porzione del fascio, piuttosto potente, è diretto verso l’alto. L’inquinamento potrebbe essere agevolmente annullato correggendo l’inclinazione del faro ed altresì riducendone la potenza o addirittura programmandone lo spegnimento negli orari in cui l’illuminazione del monumento è sostanzialmente inutile (foto 9).

Foto 9 – Fari monumentali

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Riccardo Viselli

 

Puliamo le vie dei cammini – il racconto della seconda edizione.

pim2016-4524/09/2016 –  La manifestazione Puliamo Le Vie Dei Cammini –  nella sua seconda edizione, si è mostrata una testimonianza di alto  rilievo tra gli eventi che sono stati organizzati  all’interno di Puliamo il Mondo 2016 in cui Legambiente riveste il ruolo di comitato organizzatore per l’Italia.

La giornata ecologia, organizzata dal circolo Lamasena, si è palesata come uno straordinario evento di partecipazione collettiva di centinaia di adulti e bambini che, insieme all’azione di bonifica delle vie , hanno potuto condividere un momento di festa e scambio culturale.

Nell’edizione attuale, le  amministrazioni comunali di Strangolagalli,   Veroli, Collepardo e Boville si sono mostrate estremamente recettive nel promuovere iniziative che hanno animato e coinvolto decine di studenti e cittadini.  Il sindaco Simone Cretaro ha accompagnato la delegazione legambientina all’interno del Liceo Sulpicio di Veroli dove ha esortato gli studenti ad essere artefici nelle azioni di rispetto dell’ambiente e dei beni comuni. Inoltre, gli amministratori Alessandro Viglianti, Cristina Verro e Alessandra Trulli si sono dedicati all’accoglienza dei gruppi di volontari – provenienti dai 5 cammini  –  presso il giardino Armari di Casamari.   A Strangolagalli, il sindaco Giovanni Vincenzi e gli assessori Dino Belli e Patrizio Perciballi hanno guidato diversi studenti,  della locale scuola Viselli,  sui sentieri che si dipanano dal paese.  A Collepardo,  una delegazione di amministratori ha salutato la partenza dei volontari  da  Civita.

Un doveroso ringraziamento va alle associazioni ed agli enti che hanno condiviso con il circolo Lamasena  il compito di rendere sicuro e accogliente la giornata ecologica.  La sicurezza stradale dei viandanti è stata assicurata dai Nuclei di Protezione Civile di Strangolagalli, Boville Ernica e Veroli a cui si sono affiancate le protezioni civile di Monte San G. C.: Cilvilmonte ed EC Volontari d’Italia.  L’assistenza ai viandanti durante i cammini è stata garantita da Enzo Cinelli e Stefano Gaetani.  La Misericordia di Monte S. G. C ha messo a disposizione il proprio servizio ambulanze. La Proloco di Veroli, guidata dal presidente provinciale dell’UNPLI Luciano Trulli, ha allestito uno  spazio espositivo in segno di piena condivisione all’iniziativa.

Tutti i gruppi, provenienti dai rispettivi comuni, si sono ritrovati all’interno dell’area verde Aromari  dove hanno potuto gustare assaggi della enogastronomia ciociara con i prodotti offerti dal liquorificio Sarandrea di Collepardo, dal salumificio Cironi di Veroli e dall’associazione degli Amici della Sagra della Crespella di S. Francesca.

L’evento ha visto il pieno coinvolgimento di diversi istituti d’istruzione, dal Liceo Giovanni Sulpicio di Veroli , all’istituto Viselli di Strangolagalli, all’istituto Armellini di Boville Ernica e all’Istituto Angelicum di Monte S. G. C. In quest’ultimo,  gli studenti sono stati indirizzati dai docenti Loredana Campea e Franca Batista a sviluppare temi e disegni in preparazione della giornata ecologica. Tali elaborati sono stati mostrati alla delegazione legambientina che ha fatto visita alla scuola.

Strangolagalli: ambiente, salute, bellezza dei borghi ciociari

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L’amministrazione del Comune di Strangolagalli continua a distinguersi per iniziative in grado di assicurare una migliore vivibilità dei borghi ciociari congiuntamente all’impegno della protezione ambientale e della salute umana. È di questi giorni una importante decisione mirata a contrastare il danno del fumo di sigaretta: nel dare attuazione ad una legge nazionale, infatti, è stato reso noto che verrà sanzionato fermamente l’abbandono delle cicche sul suolo pubblico. Questi residui, oltre a deturpare le strade, sono fonte altresì di notevoli problemi ambientali visti i lunghissimi tempi di degradazione accumulandosi su marciapiedi ed asfalto. Evidenziamo poi che la stessa norma cui il comune ha dato piena attuazione prevede anche pesanti sanzioni per l’abbandono di altri piccoli rifiuti come i fazzoletti di carta e gli scontrini che troppo spesso incontriamo nelle nostre passeggiate per borghi, campagne e boschi.

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Nello stesso comune poi, rileviamo con favore, è presente una diffusa area pedonale che interessa il bel centro storico: i paesini liberati dalle auto, spesso condotte e parcheggiate in modo selvaggio, recuperano in questo modo la loro naturale bellezza e tranquillità essendo state restituite ai loro legittimi proprietari, i pedoni. Tutte le aree pregiate del nostro Paese sono state inibite al traffico veicolare dalle Amministrazioni più lungimiranti senza tra l’altro arrecare alcun danno alle attività economiche che anzi hanno trovato giovamento da questa ritrovata bellezza.

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Il circolo Lamasena pertanto plaude a queste recenti iniziative di uno dei cinque comuni del suo ambito di azione auspicando che presto sia imitato dagli altri.

 

 

Riccardo Viselli

 

Relazione sul convegno: A come Amianto … A come Asbestosi

2-amiantoLo scorso 1 luglio, presso la Sala Conferenze dell’Abbazia di Casamari, con nutrita partecipazione ed importante presenza dei vertici provinciali delle forze dell’Ordine, si è svolto il convegno organizzato dal circolo Legambiente Lamasena dal titolo “A come amianto…A come asbestosi”.

Con questo evento ci si è posti l’obiettivo di tracciare lo stato dell’arte sul problema amianto per quanto riguarda la prevenzione sanitaria, la tutela della salute, lo stato delle bonifiche e dello smaltimento, l’informazione, il monitoraggio ed il controllo.

Il Presidente del circolo, Ing. Remo Cinelli, ha introdotto i lavori ricordando l’incredibile numero di morti a causa dell’esposizione a questo minerale e le enormi quantità ancora presenti sul nostro territorio. Ha quindi presentato i relatori spiegando che sarebbe stata illustrata l’attività della regione sul fronte normativo, del servizio sanitario e dell’Asl sul piano della prevenzione e dell’assistenza ai malati, dell’Arma dei Carabinieri in materia di prevenzione dei reati connessi alla gestione dei rifiuti e delle associazioni Legambiente e LILT in materia di comunicazione ai cittadini.

L’onorevole Cristiana Avenali, promotrice della legge 93 del 2013 sul tema, ha innanzitutto evidenziato come sia urgente e necessario approvare una legge regionale sull’amianto, che manca da 24 anni e cioè da quando la legge nazionale stabilì che le regioni sarebbero dovute intervenire e legiferare. La proposta di legge in discussione affronta il tema in modo sinergico e completo: prevede infatti completamento della mappatura e della bonifica, sorveglianza e prevenzione sanitaria per esposti, ex esposti e potenzialmente esposti, norme per lo smaltimento di piccole quantità sotto l’egida comunale ed un piano regionale per le opere complesse, formazione ed informazione per Asl, operatori ed imprese e sportelli amianto per i cittadini.

Il Dott. Fulvio Cavariani, Direttore del Centro Riferimento Amianto della Regione Lazio, ha discusso ed analizzato i primi dati sul censimento della presenza di amianto nella regione, condotto in una prima fase mediante l’invio di un questionario relativo agli edifici pubblici o aperti al pubblico ed in una seconda fase con l’utilizzo delle tecniche di rilevamento aerofotografico o satellitare, in considerazione del fatto che circa l’80-90% dell’amianto è contenuto nelle coperture in cosiddetto cemento/amianto. Nella sola provincia di Frosinone sono stati quindi individuati 76 edifici con presenza di amianto per un totale di oltre 150 tonnellate di materiale compatto e di circa una tonnellata di materiale friabile. Relativamente agli edifici scolastici, nella nostra provincia ne sono stati individuati 3 con presenza di amianto, fortunatamente in aree generalmente non accessibili agli studenti. Con la seconda fase del censimento si è arrivati finora a coprire, essenzialmente per mancanza di fondi, solo il 12% del territorio regionale: nella provincia di Frosinone sono stati analizzati 175 chilometri quadri, con individuazione di 540 coperture in cemento/amianto per un totale di circa 400.000 metri quadrati. Nell’intera regione sono stati individuate circa 80.000 tonnellate di coperture: se si estende questo valore, relativo al solo 12% del territorio, all’intera regione si ottiene un valore di circa 700.000 tonnellate. Considerando poi che la presenza di amianto nelle coperture rappresenta circa l’80-90% del totale si può stimare una presenza di amianto nella nostra regione pari a 1 milione di tonnellate. Nel periodo 2004-2015, per quanto riguarda le attività di bonifica, sono state rimosse mediamente 12.500 tonnellate di amianto/anno nell’intera regione: se questo valore non verrà considerevolmente aumentato, per la completa bonifica occorreranno circa 80 anni.

La dott.ssa Elisa Romeo, del Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma 1, ha reso noti i dati del Centro Operativo Regionale del Lazio sui tumori professionali con particolare riferimento ai mesoteliomi maligni: dal 2001 al 2015 nella nostra regione sono stati segnalati ben 1.122 casi di cui la maggior parte in uomini di età superiore ai 65 anni. Di questi, 63 (pari al 5,6%) sono stati registrati in pazienti residenti nella ASL Frosinone. Più nel dettaglio, è stato illustrato che i comuni di residenza maggiormente interessati sono stati Frosinone con 8 casi, Cassino con 7, Ferentino con 5, Castrocielo, Ceccano e Piedimonte San Germano con 3. Particolare riguardo è riservato ai lavoratori della ditta Cemamit, che operò a Ferentino dal 1965 al 1984 nella produzione di manufatti in cemento/amianto: in una coorte di 141 lavoratori sono stati posti sotto osservazione 29 soggetti ed individuati 21 casi di tumori maligni ricollegabili all’esposizione all’amianto. Il dato sconfortante è che, considerato il tempo di latenza di circa 40 anni, il picco delle manifestazioni non è ancora stato raggiunto.

La dott.ssa Rosa Ferri, responsabile del progetto amianto della Asl di Frosinone, ha illustrato l’impegno dell’Azienda sanitaria per la tutela dei lavoratori e dei cittadini. Sempre con riferimento alla coorte dei 141 lavoratori della Cemamit, la Asl di Frosinone ha attualmente in cura 6 casi di mesoteliomi mentre altri 60 ex dipendenti della ditta sono deceduti. L’attività si concentra essenzialmente su quattro direttrici: ascolto e counseling del cittadino per una corretta comunicazione e gestione del rischio, informazioni al cittadino per le corrette modalità di bonifica, informazione alle aziende e produzione di materiale informativo per cittadini ed aziende. La Asl, inoltre, offre supporto agli Enti in materia di attività di microraccolta, di valutazione dello stato di conservazione dei manufatti in cemento/amianto e per le attività di analisi chimiche, rese gratuitamente se richieste da amministrazioni comunali. Interessante è stata l’illustrazione del caso di studio di Ferentino sulle attività di microbonifica.

Il Dott. Norberto Venturi, Presidente della Lega Italiana Lotta ai Tumori di Frosinone, si è soffermato sulle conseguenze per la salute nei soggetti esposti ad amianto: asbestosi, mesotelioma pleurico – peritoneale, cancro ai polmoni, neoplasie gastrointestinali e della laringe. L’asbestosi consiste in un processo degenerativo polmonare con formazione di cicatrici fibrose che provocano insufficienza respiratoria con scarse possibilità di terapia ed è diffusa tra lavoratori con esposizione medio – alta alla sostanza (tra i 10 ed i 15 anni); il mesotelioma pleurico-peritoneale è causato da esposizioni anche relativamente limitate con scarse possibilità di cura e con tempi di manifestazione piuttosto lunghi che vanno da  25 a 40 anni; il cancro ai polmoni, invece, è dovuto ad una serie di concause che si sommano all’esposizione all’amianto come il fumo di sigaretta e l’inalazione di particelle sottili (PM10 e PM2.5). Ha poi reso noto che il Ministero della Salute ha valutato in circa 1.000 i morti ogni anno per causa connesse all’esposizione all’amianto. Il dato importante è che non è stata ancora definita una soglia minima di esposizione al di sotto della quale può essere considerato basso il rischio di contrarre malattie e che l’attività di ricerca medica è concentrata sullo studio di nuovi biomarcatori in grado di segnalare in tempi molto precoci l’attivazione dei meccanismi in assenza di sintomatologie o segni clinici.

Il Capitano Marco Cavallo, comandante del Nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri di Roma, ha descritto l’attività della sezione specialistica da lui diretta con particolare riferimento ai reati commessi nella gestione dei rifiuti. Ha evidenziato che detenere manufatti in cemento/amianto non costituisce reato e che i problemi insorgono allorquando si decida di disfarsi degli stessi: in quel momento il prodotto diviene infatti un rifiuto e la sua rimozione e gestione va affidata a ditte specializzate iscritte in apposite sezioni dell’Albo nazionale dei gestori ambientali i cui riferimenti è possibile reperire sul sito www.albogestori.it

Infine il Dott. Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, si è soffermato sulla necessità di procedere speditamente all’approvazione della legge regionale illustrata dalla consigliera Avenali e nel contempo redigere un dettagliato e praticabile piano di realizzazione di impianti di smaltimento o di inertizzazione dei rifiuti prodotti nelle operazioni di bonifica: senza queste infrastrutture, infatti, le attività di bonifica non potranno avere quello slancio necessario per procedere alla rimozione delle enormi quantità presenti nella nostra regione e nella provincia di Frosinone. Fino ad oggi i materiali rimossi sono spesso stati spesso inviati all’estero, segnatamente in Germania ed Austria, ma la capacità di ricezione degli impianti di questi due Stati sono al limite e non sarà possibile per loro accogliere nel prossimo futuro ulteriori quantità. Ha illustrato poi le campagne di comunicazione annuale che l’associazione svolge sul tema, con la produzione di materiali informativi scaricabili dal sito www.legambiente.it

Ringraziamenti

I  soci dell’associazione Lamasena di Legambiente  ringraziano la congregazione cistercense dell’abbazia di Casamari che ha gentilmente offerto la sala conferenze per lo svolgimento dell’evento.

A fine convegno è stato offerto ai presenti un buffet aperitivo molto singolare, pensato per proporre agli ospiti e ai relatori i sapori semplici della tradizione ciociara basati sul buon vino, sul pane appena sfornato e sull’olio extra vergine.

Per realizzare tale proposta,  il circolo si è avvalso della disponibilità di aziende che hanno voluto rappresentare il loro amore per i  prodotti di altissima qualità enogastronomica. Qualità che  si manifesta con la loro costante ricerca dell’eccellenza nella produzione come nella trasformazione dei prodotti culinari.

Il ristorante “La Pineta” ha offerto pane e tartine di uova di quaglia9-PINETA provenienti dall’azienda agricola Gallolarino. Panetti di grano antico, macinato a Pietra, della qualità Senatore Cappelli e panetti di mais dai sapori unici  declinati dalla sapiente  re-interpretazione della più raffinata tradizione ciociara.

5-CIERAL’azienda cooperativa La Ciera dei Colli ha offerto l’olio extra vergine della omonima qualità olivicola con cui  è stato condito il pane che un tempo rappresentava l’usuale spuntino dei  contadini i quali arricchivano il tutto con una spolverata di zucchero per realizzare la gustosa merenda: pane zucchero ed olio.

L’azienda Res Ciociaria ha offerto i vini rossi e bianchi prodotti da 13-sponsorvitigni  autoctoni delle campagne Ripane, sapientemente ottenuti da  mescolanze di uve che conferiscono ai vini fragranze  eccellenti tutte da gustare.   A tali aziende va la più sentita gratitudine da parte di tutta l’associazione Lamasena.

Riccardo Viselli

A come Amianto … A come Asbestosi

Locandina definitiva revisedIl 1° luglio, dalle ore 17.00,  presso la sala conferenze dell’Abbazia di Casamari  di Veroli (FR) si svolgerà un convegno dal titolo “A Come Amianto … A come Asbestosi”.

L’inquinamento da Amianto provoca più di 5.000 decessi l’anno  in Italia e più di 100.000 nel mondo, esso   è anche considerato uno dei maggiori responsabili delle morti sul lavoro e, tuttavia, non è percepita la sua pericolosità per fattori che riguardano – con molta probabilità –  il periodo di latenza delle malattie asbesto correlate che può arrivare ad oltre 40 anni dalla prima esposizione alle sue fibre aerodisperse.

Di fronte a tale grave problema non si può rimanere indifferenti. Quindi, la prima azione necessaria è quella di  focalizzare la giusta attenzione  sui vari aspetti del problema che riguardano:  i rischi sanitari connessi all’esposizione alle fibre di amianto, la prevenzione medica, le cure possibili, lo smaltimento e bonifica dei siti inquinati, gli strumenti legislativi, i reati connessi allo smaltimento illecito,  il problema del giusto riconoscimento dei risarcimenti per le malattie asbesto correlate,  ecc.

Per dare le risposte alle  tante  domande che i cittadini si pongono sul tema, il circolo LAMASENA di Legambiente ha organizzato un convegno pubblico  invitando interlocutori qualificati  che possono ben rappresentare i problemi che riguardano il più insidioso inquinante dei nostri tempi.

Alla conferenza parteciperanno tra i relatori, l’on. Mauro  Buschini  – assessore all’ambiente della regione Lazio, l’on. Cristiana Avenali – promotrice della legge regionale sulla prevenzione e il risanamento dell’ambiente dall’amianto, il Cap. Marco Cavallo – comandante del CC NOE di Roma, il dott. Francesco Forastiere – direttore dell’unità operativa complessa del dipartimento epidemiologia del Serv . Sanitario del Lazio,  il dott. Fulvio Cavariani – direttore UOC regionale amianto,  la dott.ssa Rosa Ferri – coordinatrice del “Progetto Amianto”  della  ASL  di Frosinone,  il dott. Giorgio Zampetti – responsabile scientifico nazionale di Legambiente, il dott. Norberto Venturi – presidente LILT di Frosinone.

Il convegno sarà l’occasione per  fare il punto sulla situazione epidemiologica  delle malattie asbesto correlate nel basso Lazio  che, seppur non interessato da insediamenti industriali fortemente inquinanti ben più noti come quelli della Fibronit di Broni o la Isochimica di Avellino,  presenta un’incidenza elevata delle malattie a carico dell’apparato respiratorio (in primis asbestosi  e mesotelioma della pleura).

I nodi da sciogliere sul problema amianto sono ancora tanti e di difficile definizione. La soluzione potrà arrivare  attraverso il concorso e le energie migliori provenienti dalle istituzioni, dalle associazioni e dai cittadini solo se sapranno mettere insieme le competenze e le risorse per il risanamento del nostro ambiente

Inquinamento luminoso e tutela del cielo notturno

giuntaSabato 16 gennaio, presso la bellissima e gremita Sala Consiliare del comune di Boville Ernica, si è svolto un incontro, organizzato dal Circolo Legambiente Lamasena, con il patrocinio del comune di Boville Ernica e della Pro Loco ed in collaborazione con l’Osservatorio astronomico di Campo Catino, per ragionare sui temi e le criticità dell’inquinamento luminoso. In una cornice di pregio assoluto, si è distinta la partecipazione della giunta comunale del comune ernico che ha riportato la positiva esperienza svolta sul tema della riduzione dell’inquinamento luminoso e sulla conseguente riduzione dei costi di erogazione del servizio.
Il convegno, attraverso le circostanziate ed interessanti relazioni dei tecnici intervenuti – l’avv. Mario Di Sora Direttore dell’Osservatorio astronomico di Campo Catino e l’ing. Giovanni Di Meo della “Sezione agenti fisici” dell’Arpa Lazio Frosinone, ha guidato l’interessatissimo ed numerosissimo pubblico nell’analisi delle cause del problema, nei problemi che reca alla salute umana, all’ambiente ed alla ricerca scientifica e nella indicazione delle possibili soluzioni.Di Sora
E’ stato infatti evidenziato che l’inquinamento luminoso non è solo un problema per la scienza astronomica: in numerose specie animali e vegetali, ed anche nell’uomo, è stato infatti riscontrata una alterazione del ritmo veglia/sonno ed addirittura un aumento sensibile di casi di tumori della mammella in lavoratrici dei turni di notte. Inoltre, studi condotti negli U.S.A., hanno dimostrato che l’eccesso di illuminazione dei grattacieli causa ogni anno la morte di oltre 100 milioni di uccelli tanto che nella municipalità di New York, nei periodi migratori, è stato imposto lo spegnimento delle luci nei piani più alti degli stessi.
Le relazioni si sono poi soffermate sulle cause dell’inquinamento luminoso: uso di corpi illuminanti disperdenti, con luce cioè indirizzata inutilmente verso il cielo, uso di corpi illuminanti in numero superiore al necessario, utilizzo di potenze decisamente superiori a quelle effettivamente necessarie, mancanza di dispositivi atti a ridurre la luce durante le ore centrali della notte, progettazione spesso assente. Come spesso accade su altri temi, è stato poi illustrato come l’Italia abbia consumi decisamente superiori alle medie europee: ogni anno il nostro Paese spende oltre 1,3 miliardi di euro nel solo comparto pubblico impiegando 104 kWh per ogni abitante, contro una media europea di 51 ed un valore della Germania pari a 42. E’ stato mostrato, ad esempio, il paradossale caso del parcheggio delle Fiere di Roma, completamente deserto nelle ore notturne, in cui l’illuminazione è 3 volte superiore a quella del centro di Berlino!
presidente relatoriNella regione Lazio il tema è stato affrontato nel 2000 con l’emanazione della legge n. 23, una buona normativa alla quale ha dato un importante contributo l’Osservatorio astronomico di Campo Catino. In questo settore la nostra regione, almeno a livello normativo, si distingue positivamente: confrontando infatti in suoi effetti con quelli della norma piemontese emerge come sia decisamente più efficace nella riduzione dell’inquinamento luminoso e nel contenimento dei costi per i comuni.
Sicuramente interessante è stata poi la trattazione e la confutazione di alcuni “luoghi comuni” sulla minore diffusione della criminalità e sulla maggiore sicurezza stradale in presenza di massiccia illuminazione: a titolo di esempio, uno studio americano del 2000 ha dimostrato una correlazione tra potenziamento dell’illuminazione ed aumento dei crimini del 21% nel noto West Garfield Park di Chicago ed in Francia, lo spegnimento per un serio guasto della illuminazione in un lungo tratto autostradale provocò una diminuzione degli incidenti del 15% (si riscontrò che l’assenza della illuminazione causò una sensibile riduzione della velocità media).Pubblico
I relatori si sono anche soffermati su alcuni aspetti che rendono questo tipo di inquinamento decisamente singolare: è infatti una forma di inquinamento reversibile e la cui riduzione comporta vantaggi indiscutibili per tutte le parti interessate. Ridurre l’inquinamento luminoso, infatti, consentirebbe di recuperare la bellezza del firmamento – tema centrale per le attività di una associazione ambientalista come Legambiente che si propone di “costruire bellezza” – comporterebbe un miglioramento in termini di salute umana e di tutela di molte specie vegetali ed animali, consentirebbe una più efficace ricerca astronomica – che nella nostra provincia è svolta egregiamente dall’Osservatorio di Campo Catino – e, non da ultimo, consentirebbe agli enti locali di risparmiare considerevolmente sulle bollette elettriche. Illuminazioni più efficienti ed installate effettivamente solo dove necessario sarebbero più economiche e consentirebbero di contribuire all’abbattimento della emissione di gas climalteranti, stante la ancora massiccia dipendenza energetica dell’Italia dalle fonti fossili.
AlbimontiToccante è stato, infine, l’intervento della professoressa Maria Adelaide Albimonti, docente di lettere, che ha ricordato la figura del grande astronomo Giuseppe Armellini, scienziato che visse per diverso tempo a Boville Ernica e nel cui cimitero è sepolto che diresse per lunghi anni l’osservatorio astronomico di Roma Monte Mario.

Riccardo Viselli

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Mario Di Sora

SCARICA LA RELAZIONE DELL’ING. GIOVANNI DI MEO

Giovanni Di Meo

SCARICA LA PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO DI RICCARDO VISELLI
Riccardo Viselli

SCARICA LA PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO DI MARIA ADELAIDE ALBIMONTI
Maria Adelaide Albimonti

Inquinamento luminoso e tutela del cielo notturno

Inquinamento Luminoso e Tutela del Cielo Notturno.jpgIl 16 gennaio, con inizio alle 16.15, presso la Sala Consiliare del comune di Boville Ernica si terrà un incontro organizzato dal Circolo Legambiente Lamasena, con il patrocinio del comune di Boville Ernica e della Pro Loco ed in collaborazione con l’Osservatorio astronomico di Campo Catino.

L’evento è promosso con l’intento di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento luminoso e, in linea con lo spirito dell’ambientalismo scientifico che anima fin dalla sua fondazione Legambiente, di indicare alcune possibili soluzioni.

Tra gli autorevoli relatori, infatti, è prevista la presenza dell’Avv. Mario Di Sora, direttore dell’Osservatorio di Campo Catino, che illustrerà le criticità di questo tipo di impatto ambientale sia relativamente ai danni arrecati alla salute umana che a diverse specie vegetali ed animali sia riguardo alle attività di ricerca svolte in campo astronomico. Il direttore si soffermerà inoltre sulle possibili soluzioni tecnologiche che, oltre ad apportare indubbi benefici in termini di salubrità, comporterebbero non trascurabili effetti positivi anche in termini economici per gli Enti Locali.

Seguirà la relazione dell’Ing. Giovanni di Meo, del Settore Agenti Fisici di Arpalazio Frosinone, che illustrerà la metodologia degli interventi sul territorio adottata dall’Agenzia di protezione ambientale per il controllo di questo fenomeno fisico.

Interessantissimo sarà anche l’intervento della Prof.ssa Maria Adelaide Albimonti, docente di Lettere, che introdurrà i protagonisti che forniranno testimonianze dirette sulla figura del grande astronomo Giuseppe Armellini, seppellito nel cimitero di Boville Ernica, e che tra le altre attività è stato anche Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Roma – Monte Mario.

In caso di cielo sereno, il convegno si concluderà nel Parco dell’Emigrante, al centro di Boville, dove si potranno apprezzare alcune delle bellezze del firmamento grazie ad alcuni telescopi messi a disposizione, a titolo gratuito, dall’Osservatorio Astronomico di Campo Catino e sotto la guida esperta dei ricercatori di questa importante struttura di ricerca scientifica del nostro territorio.

Per informazioni e contatti:
http://www.lamasena.net – email: Legambiente.lmasena@gmail.com   tel. 349/5986873
oppure
science@campocatinobservatory.org – 0775/833737.

Strategia Rifiuti Zero

DSC_000519/06/15 – Veroli. Nel convegno dal titolo Rifiuti: Un problema o un’opportunità? Il circolo Lamasena ha presentato alcuni buoni esempi che potrebbero essere adottati per intraprendere la via dei Rifiuti Zero.

L’intervento ha descritto, principalmente, le buone azioni che sono alla base delle strategie dei rifiuti zero. Ossia, fornire alcuni esempi che passano attraverso le 4 R: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare , Recuperare.

Il comune italiano che ha fatto da modello per tale strategia è la città di Capannori in provincia di Lucca. Tutto nasce dalla determinazione del maestro Rossano Ercolini che , quando venne a conoscenza dei piani per la costruzione di un inceneritore a pochi chilometri dalla sua scuola, per il bene del territorio e la salute dei suoi giovani alunni decise di intervenire. Fondò così l’associazione «Ambiente e Futuro», con l’obiettivo di informare la comunità dei rischi ambientali dell’incenerimento e di proporre strategie alternative per la gestione dei rifiuti. La battaglia di Ercolini fu vinta nel 2007 quando il suo comune decise di aderire alle buone pratiche dei rifiuti zero.

Ercolini è oggi il simbolo di un ambientalismo capace di incidere in maniera efficace nello sviluppo di un territorio, andando oltre le ideologie e gli schieramenti. E’ significativo ricordare una sua frase per dare la piena misura sul senso delle sue azioni: “Perché è solo con l’impegno di tutti a prendere parte al cambiamento che la democrazia respira e, con essa, prende vita la speranza di un futuro migliore

Sul piano della normativa, sono state ricordate le due leve che dovrebbero agire sinergicamente nell’ambito della riduzione dei rifiuti indifferenziati:

  • Il Decreto Matteoli ha fissato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 31.12.2012
  • Il PAN GPPPiano di Azione Nazionale italiano del Green Public Procurement. Tale atto regola l’acquisto sostenibile/verde nella pubblica amministrazione (criteri ambientali minimi). Nel 2003 l’unione europea ha invitato tutti i paesi membri ad elaborare, entro il 2006, piani d’azione per “l’integrazione delle esigenze ambientali negli appalti pubblici”. Il piano italiano della suddetta direttiva è stato approvato solo nell’aprile del 2008, ma mancano ancora i decreti attuativi che definiranno i requisiti per definire “verde” un bene o servizio oggetto del bando. Nell’estate 2009 una comunicazione della commissione europea ha posto ai paesi membri l’obiettivo di inserire i criteri del Gpp nel 50% delle gare d’appalto della pubblica amministrazione entro il 2010.

Tra i fattori abilitanti verso la strategia dei rifiuti zero ci sono la riduzione del packaging delle merci (che, tra l’altro, incide mediamente per il 5,5 % sul costo del prodotto finale) e l’adozione del compostaggio domestico. Tenuto conto che il 30%dei rifiuti solidi urbani è formato dalla frazione umida, si comprende quale peso potrebbe avere se le famiglie, che vivono in contesti agricoli, adottassero il compostaggio. L’azione delle amministrazioni dovrebbe, quindi, indirizzarsi verso un sistema incentivante basato sull’applicazione della tariffazione puntuale. Ossia, la tassazione sui rifiuti dovrebbe essere commisurata all’effettiva produzione di rifiuti attraverso l’incentivazione di comportamenti sempre più responsabili da parte dei cittadini.

In Italia c’è già un bacino di 4.500.000 di abitanti circa che segue le buone pratiche della strategia di rifiuti zero con più di 65 comuni coinvolti tra nord e sud. Tale metodologia permetterebbe la risoluzione del problema rifiuti con vantaggi economici per la collettività e per l’ambiente. Infatti tali tecniche lasciano in discarica indifferenziata meno del 20% dei rifiuti e permettono di ricavare risorse economiche attraverso la vendita dei materiali differenziati come: carta, alluminio, vetro, plastica .

A chiusura dell’intervento, il circolo Lamasena ha lanciato due proposte nei confronti dell’amministrazione:

  • Prevedere nel regolamento delle feste e sagre dei comuni l’istituzione della figura del responsabile dei rifiuti con i compiti di gestire le fasi per il recupero e riciclo dei rifiuti prodotti durante le manifestazioni
  • Definire un’area e un calendario per un mercatino dello scambio e riuso in cui i cittadini possono vendere, scambiare e barattare i loro oggetti con quelli degli altri

Remo Cinelli

Dibattito sull’inquinamento ambientale presso il liceo di Veroli

GSulpicioIl 22 maggio 2015, l’associazione Lamasena è stata invitata,  dai docenti del Liceo G. Sulpicio di Veroli,  per illustrare le principali tematiche sull’inquinamento nella provincia di Frosinone.

L’opportunità ha permesso di raccogliere le esperienze e conoscenze acquisite in questi anni e, quindi, condividerle con gli studenti del Liceo che presentavano, nell’occasione, i risultati del loro progetto sull’inquinamento della Terra.

Il dibattito è partito dall’illustrazione del quadro generale sulle criticità ambientali  con riferimento a quanto sta avvenendo sul cogente tema dell’immigrazione.  Gli ingressi di migliaia di profughi che premono alle nostre frontiere nasce dal disperato bisogno di allontanarsi dalle loro terre colpite da guerre e desertificazione. Al di là degli luoghi comuni e delle strumentalizzazioni, il fenomeno ha le sembianze di una vera migrazione biblica. Tali migranti possono essere definiti, senza troppi margini d’errore, profughi ambientali che fuggono da terre divenute inospitali in cui, proprio per tale ragione, sono oggetto di contese territoriali per l’accaparramento dell’acqua e delle poche aree ancora fertili.

Ciò che sta accadendo oggi sull’ecosistema della terra fu predetto dagli scienziati del club di Roma nel 1972. Quegli studiosi misero insieme le loro simulazioni sul clima ed ipotizzarono cosa sarebbe successo alla nostra biosfera se avessimo continuato ad immettere CO2 nell’ambiente o incrementato la nostra impronta ecologica. In quegli anni ci fu la prima grande crisi petrolifera e si cominciò a riflettere seriamente sui limiti dello sviluppo, ossia, essi osservarono che il modello economico basato sulla crescita infinita era intrinsecamente sbagliato ed asserirono una ovvietà che gli uomini non comprendono appieno, ossia non si può crescere in modo infinito in un mondo finito.

L’allora presidente Jimmy Carter prese molto in considerazione il lavoro svolto dal club di Roma e cominciò ad adottare misure legislative per salvaguardare l’ambiente. Fu lui che installo le prime celle fotovoltaiche sul tetto del Casa Bianca.

Quelle raccomandazioni, purtroppo, sono state riposte nel cassetto per 40 anni dai successivi presidenti ed oggi ci troviamo ad un passo dal punto di non ritorno. I livelli di CO2 nell’atmosfera stanno innescando fenomeni  irreversibili  legati al riscaldamento globale.

Gli scienziati stimano che l’equilibrio climatico è di 350 ppm  (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera. Dall’ultima rilevazione di marzo 2015, il livello di CO2 è arrivato a 400 ppm e, nonostante ciò, non ci sono segnali da parte degli stati per invertire la rotta di collisione in cui stiamo conducendo il nostro pianeta.

Sull’inquinamento in Ciociaria si hanno due criticità importanti. La prima riguarda il primato negativo sul livello di PM10 presente a Frosinone. Nel 2014 la nostra città capoluogo si è rivelata la città più inquinata d’Italia con 57 giorni di superamento del limite di 50 µg di PM10 per metro cubo.

L’altra criticità ambientale è l’inquinamento della Valle del Sacco. Tale problema è dovuto a una stratificazione di inquinanti che indusse le autorità sanitarie a classificare, nel 2005, la valle come   SIN (Sito d’Interesse Nazionale). Tale classificazione avrebbe garantito adeguati finanziamenti per la bonifica se non fosse intervenuto, nel 2013, l’ex ministro Corrado Clini che, per ragioni legate a tagli sulla finanza pubblica, ha declassato la valle nonostante essa resti un’area ad alta criticità privandola – quindi – di quelle risorse finanziare necessarie per la sua bonifica.

Il principale inquinante della valle è la molecola denominata betaesaclorocicloesano o BETA-HCH. La molecola è un residuo tossico nella preparazione dei diserbanti prodotti per anni dalle industrie chimiche del distretto industriale di Colleferro.

L’effetto della molecola Beta-Hch sul corpo umano è molteplice. Sicuramente interferisce nelle funzioni di neurotrasmissione ed attacca il sistema nervoso, il fegato e i reni. Purtroppo, circa il 50% della popolazione che abita in adiacenza al fiume è stata contaminata dalla molecola.

Il problema dell’inquinamento della valle esplose, nella sua deflagrazione mediatica, il 19 luglio 2005, data in cui le cronache riportano la notizie di 25 mucche morte dopo essersi abbeverate nel rio Mola Santa Maria, un affluente del fiume Sacco. Da quella fatidica data, iniziarono febbrili campionamenti delle acque e dei terreni che portarono alla scoperta della contaminazione di tutta la catena alimentare da parte del Beta-HCH.

A scopo precauzionale, furono abbattuti circa 7000 capi di bestiame. Tale decisione, al di là della sua dubbia validità in termini di profilassi sanitaria, si è rivelata un boomerang economico per tutte le aziende agricole dell’intera valle del Sacco.

La giornata di dibattito ha fatto prendere coscienza del dramma dell’inquinamento che viviamo. Alcuni dati, riportati nel convegno, ne certificano la cifra: l’acciaieria ILVA di Taranto, dal 2005 al 2010, ha causato la morte di circa 90 persone l’anno; a Brescia è in atto un aumento del 20% dei tumori infantili (da 0 a 14 anni) rispetto agli anni cinquanta per la presenza di diossina e PCB nel sangue; a Casal Monferrato si muore per Mesotelioma Pleurico con l’inalazione di fibre di amianto. Complessivamente, tale tumore provoca 4000 morti l’anno in tutta Italia.

Solo in lontananza, si intravede qualche flebile segnale di speranza rispetto allo scenario descritto. Tra questi si annovera l’approvazione della nuova legge degli ecoreati, votata in senato il 19 maggio scorso. Una legge attesa da 21 anni e sollecitata da associazioni e cittadini. Una vittoria storica che permetterà di far condannare chi attenta alla vita delle persone con l’abbandono di rifiuti tossici nelle acque e nei terreni. E’ questo un lieto  evento che ricade nei giorni del 35° compleanno di Legambiente che, in tutti questi anni, è stata sempre in prima linea nel chiedere norme a difesa dell’ambiente

Remo Cinelli

20150522-VEROLI