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Puliamo il Mondo

Gruppo a CasamariSabato,  26/09/2015, in occasione della giornata internazionale Puliamo il Mondo, si è avuta una straordinaria mobilitazione di persone che hanno dato vita a un’azione tangibile a favore dell’ambiente effettuando la pulizia di molti tratti della via Benedicti e della via Francigena del Sud. Antiche vie che si snodano nei comuni di Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni C. e Strangolagalli.

La manifestazione, di cui Legambiente è il promotore in Italia da oltre 30 anni, è stata denominata “Puliamo le vie dei Cammini” per la connotazione che ha assunto ed è stata inserita nell’ambito del Clean Up The World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale al mondo. Evento che coinvolge, solo in Italia, più di 1000 gruppi di volontariato per l’ambiente.

Il circolo Lamasena ha profuso, in tale occasione, un notevole sforzo organizzativo per permettere a quattro gruppi di sviluppare la giornata ecologica che era indirizzata sia alla pulizia che alla conoscenza dei suddetti cammini della religiosità.

Il programma ha previsto che ciascun gruppo – in partenza rispettivamente dalle piazze dei comuni di Veroli, Boville, Monte San G.C. e Strangolagalli – confluisse a Casamari percorrendo i tratti della via Benedicti e della via Francigenza del Sud.

In ogni comune si sono, inoltre, organizzati momenti di confronto e relazione con gli studenti dei rispettivi Istituti scolatici.

A Veroli, i docenti del Liceo G. Sulpicio, insieme agli  studenti hanno incontrato, nell’aula magna, i volontari legambientini. Il responsabile dell’associazione Lamasena e il sindaco Simone Cretaro hanno spiegato ai ragazzi il senso della giornata ecologica e l’impellente necessità di essere tutti più responsabili e consapevoli nel sentirsi custodi nei confronti dei beni comuni. Nell’occasione, il sindaco ha lanciato agli studenti l’idea di adottare una loro area verde da custodire e valorizzare.

A Boville Ernica, gli studenti dell’istituto G. Armellini, indossando le magliette riportanti i colori e loghi della manifestazione, hanno partecipato fattivamente alla giornata ecologica contribuendo alla pulizia delle vie intorno alle mura della città.

Presso il primo Istituto comprensivo di Monte San Giovanni C., i volontari Lamasena hanno rappresentato le tappe dell’iniziativa e hanno descritto il percorso della via Benedicti che passa davanti lo stesso istituto Angelicum, si inerpica fino a Colle San Marco per discendere verso Casamari. Nell’occasione, gli studenti dell’Angelicum hanno esposto i loro lavori sul tema ambientale che, nelle settimane precedenti, avevano preparato insieme ai docenti per riflettere sull’importanza di avere un mondo più pulito e salutare.

Le amministrazioni comunali di Boville Ernica, Veroli e Strangolagalli hanno aderito all’iniziativa attraverso un coinvolgimento diretto dei sindaci Piero Fabrizi e Simone Cretaro.  Inoltre, gli stessi amministratori hanno partecipato direttamente alla raccolta dei rifiuti contribuendo a fornire i supporti per la logistica della manifestazione.

Al termine dell’evento, ambientalisti, escursionisti e  cittadini si sono ritrovati presso l’abbazia di Casamari per un confronto sulle potenzialità offerte dalle vie della religiosità ai fini della promozione territoriale e turistica. Al confronto ha partecipato anche il consigliere Daniela Bianchi che in Regione Lazio è promotrice della L.R. del Sistema dei Cammini del Lazio, progetto che punta alla costituzione della Rete Escursionistica del Lazio.

La manifestazione ha visto l’adesione e il supporto dei CAI di Alatri e Sora, degli escursionisti della Compagnia dei Viandanti,  delle Pro Loco di Veroli, Boville Ernica e Monte San G. C., delle Protezioni Civili: Civilmonte, ANC di Veroli e Strangolagalli, EC Volontari d’Italia e della Misericordia di Monte S. G. C. A tutti questi enti e volontari che hanno contribuito al successo della manifestazione va la più profonda gratitudine da parte di tutto il circolo Lamasena.

Puliamo le vie dei Cammini

veroli_casamari_1_pim2015All’interno della manifestazione  Clean Up The World 2015, il circolo Lamasena ha organizzato, per sabato 26 settembre, la pulizia di tre Cammini facenti parte delle vie della religiosità e dei pellegrinaggi.

L’evento ha l’obiettivo di far conoscere alcuni antichi sentieri che costituiscono tratti della via Benedicti e della via Francigena del Sud che insistono nei territori che si snodano attraverso le città di Veroli, Monte San G. C., Boville Ernica e Strangolagalli. Inoltre, nello spirito della manifestazione  Clean Up The World 2015, si vuole cogliere l’opportunità di pulire tali Cammini per restituire loro il giusto decoro e, contestualmente, cercare di valorizzarne le suggestioni e l’importanza.  L’evento intende anche costruire una opportunità di vicinanza tra cittadini, ambientalisti ed escursionisti che condividono la comune speranza di salvaguardare e valorizzare il territorio in cui  vivono.

Il programma della giornata prevede la formazione di tre gruppi che provvederanno ad affrontare altrettanti cammini. Ogni gruppo partirà alle ore 8.00 presso uno dei tre possibili raduni che sono localizzati in piazza Mazzoli di Veroli , piazza Sant’Angelo di Boville Ernica e piazza Corte di Monte S. G. C.. Ogni gruppo convergerà, quindi, presso l’Abbazia di Casamari.

Un quarto gruppo di volontari stanzierà presso Casamari per la pulizia del piazzale e delle aree di golena che degradano verso il torrente Amaseno.

Alla giornata Puliamo il Mondo parteciperanno anche i volontari di Strangolagalli, coordinati da Enzo Cinelli – custode del punto accoglienza 113 della via Francigena del Sud. Essi si dedicheranno alla pulizia della confluenza del Rio Argento nel torrente Amaseno in località Castelnuovo.

Presso il giardino dell’acquedotto dell’abbazia di Casamari sarà allestito il gazebo IMG-4di accoglienza e ristoro per tutti i viandanti ai quali sarà donato il libro “Torna il Torrente”, edito dall’associazione Lamasena, recante un timbro ricordo del percorso effettuato (il libro è una raccolta di poesie dell’autrice Franca Battista ispirate dai contesti naturalistici dell’alveo del torrente Amaseno che attraversa i paesi che ricadono nel progetto associativo del circolo Lamasena).

La manifestazione coinvolgerà diversi enti ed associazioni quali le Pro Loco di Veroli, MSGC  e Boville Ernica, i CAI di Alatri-Frosinone-Sora, il GAL, le Protezioni Civili: Civilmonte, ANC di MSGC e Veroli, EC Volontari d’Italia, la Misericordia di MSGC e le amministrazioni dei comuni di Veroli, Boville, Strangolagalli e Monte San G. C. che si sono rese disponibili a patrocinare l’evento e a fornire il necessario supporto logistico.

Il grano antico: quando la tradizione si sposa con la salute

20150806 Alimentazione-Il-GranoNel corso degli ultimi 70 anni, la dieta dell’uomo occidentale ha subito profondi cambiamenti. Si è passati da un alimentazione che preferiva cibi freschi e priva di additivi e conservanti, al consumo preferenziale di prodotti alimentari sempre più trasformati.

Tutto ciò sta cambiando i sistemi biologici degli esseri umani conducendo sempre più a stati patologici tra i quali sindrome metabolica, allergie e intolleranze ecc… A tal riguardo si stima che oggi il 40% degli Italiani soffre di patologie dovute ad un regime alimentare sbagliato.

Il grano rientra in uno di questi prodotti alimentari in quanto ha subito delle profonde modificazioni geniche che sembrano essere implicate nella sensibilizzazione dell’organismo verso questo alimento.

Questo cereale ha rappresentato da sempre un elemento cardine della nostra dieta per la produzione di farine dalle quali elaborare alimenti come pane, pasta, dolci ecc. e, in secondo luogo per la produzione di bevande alcoliche, biocarburanti, cibo per il bestiame ecc…

Tutto ciò ha portato ad una richiesta sempre maggiore di questo cereale costringendo allo sviluppo di nuove varietà di grano con delle caratteristiche totalmente diverse dal grano antico.

Una delle prime modifiche sul grano venne fatta da Strampelli negli anni ‘20 che abbandonò la pratica di selezione massale fatta dall’agricoltore per dedicarsi agli incroci tra varietà e specie diverse. Nella selezione massale l’agricoltore sceglieva le piante con i requisiti migliori in termini agronomici e produttivi, mentre gli incroci venivano condotti fin quando si ottenevano nuove varietà capaci di avere una maggiore resa produttiva in risposta alle concimazioni con nitrati.

In seguito alle modifiche apportate da Strampelli è arrivata l’epoca della mutagenesi in cui il grano venne trattato con diversi agenti, prima quelli chimici e poi con le radiazioni nucleari. In questo modo negli anni ‘70 alcuni genetisti italiani arrivarono a produrre una varietà di grano duro oggi conosciuta sotto il nome di Creso.

Il Creso è stato ottenuto irradiando piante di frumento duro della varietà Cappelli con raggi gamma. Lo scopo dell’irradiamento era quello di indurre mutazioni nel genoma delle piante per produrre nuove varietà. Queste piante incrociate con una varietà di frumento tenero di origine messicana, hanno dato luogo al Creso. Incrociando poi il Creso con altre varietà si sono originate nuove varietà di frumento duro che ancora oggi si coltivano (Sineto,Colosseo, Adamello, ecc…)

Il grano Creso si è diffuso molto rapidamente, tanto che negli anni ‘80 e ’90 rappresentava in Italia oltre il 50% della produzione di frumento duro fino a raggiungere il 90% dei giorni d’oggi.

Ma come mai il grano, che è stato da sempre il cereale di elezione della dieta mediterranea sta diventando così nocivo?

I grani moderni sono stati ingegnerizzati affinché le loro caratteristiche rispondessero al meglio alle richieste del mercato che ricercavano un prodotto con maggiori rese e con delle caratteristiche chimiche che lo rendessero facilmente lavorabile. In particolare, quest’ultima proprietà viene data dalla quantità di glutine, una proteina presente nel grano. L’aumento delle quantità di glutine, infatti, fa si che si formi una forte struttura capace di conferire viscosità ed elasticità all’impasto e permette alla farina di essere trasformata in una vasta gamma di prodotti. Per questo motivo le farine senza glutine presentano delle difficoltà nella loro lavorazione.

Dunque stiamo trasformando il grano in una pianta che deve produrre più di quanto sono le sue capacità fisiologiche e soprattutto che presenti un maggior contenuto di proteine. Quindi da un prodotto contenente prevalentemente amido (quindi carboidrati) il grano si sta evolvendo verso un prodotto con delle caratteristiche nutrizionali più vicine ai legumi piuttosto che ai cereali.

Il grano antico differisce da quello moderno perché ha il fusto più alto pertanto si piega facilmente sotto l’azione del vento e della pioggia. Le radici vanno più in profondità per cui assorbono dei nutrienti non presenti in superficie senza la necessità di aggiungere i concimi. Il grano moderno invece, essendo più basso, necessita di enormi quantità di concimi e di pesticidi. Inoltre le spighe del grano antico sono più grandi ma con un numero inferiore di semi e un contenuto inferiore di glutine. La quantità di vitamine, fibre e antiossidanti è però maggiore nel grano antico rispetto a quello moderno.

In Italia esistono vari specie di grani antichi e tra questi ritroviamo: Cappelli (prodotto in Toscana), Verna (coltivato nella Maremma), Saragolla (coltivato in Abruzzo e in Emilia Romagna) Timilia (coltivato in Sicilia) Etrusco (coltivato in Toscana), ecc… Tuttavia questi produttori non sono molti e per questo rischiano l’estinzione.

Il lavoro esasperato delle industrie oltre ad allontanarci dai gusti più semplici e genuini ci sta facendo dimenticare lo scopo fondamentale dell’alimentazione: nutrire la nostra salute giornalmente!!! Inoltre gli odori ed i sapori che vengono sprigionati dalla cottura dei cibi fatti con la farina dei grani antichi sono del tutto incomparabili a quelli emanati dalla farina di un grano moderno. È anche importante non sottovalutare il loro valore storico e culturale. Le popolazioni antiche si sostentavano prevalentemente con questi cereali che variavano da zona a zona a seconda delle condizioni ambientali. Insomma un bel patrimonio da tutelare per non dimenticare mai l’origine delle nostre tradizioni.

Pertanto per migliorare la qualità della vita è necessario tornare alle pratiche agricole che per 10mila anni hanno costituito le basi della tradizione rurale di tutto il mondo. Il rilancio da parte di alcuni agricoltori dei grani antichi permette il recupero dei materiali genetici delle varietà cerealicole locali sviluppando e ricostituendo la biodiversità.

Acquistare questi prodotti significa aiutare la filiera corta evitando di prendere prodotti che arrivano da chissà dove rivalutando invece quelli tipici del nostro territorio.

Dott.ssa Ilaria Parravano
BIOLOGA NUTRIZIONISTA

Il giardino Aromari

PONTE-ROMANO

Acquedotto medioevale con i resti del ponte romano

Aromari è un giardino degli aromi che il circolo Lamasena cura a Casamari1 di Veroli2. Esso si trova nel suggestivo spazio verde attraversato dall’acquedotto medioevale e in prossimità dei resti dell’antico ponte romano3.

Lo spazio verde è un luogo che l’associazione Lamasena ha in affido per costruirvi una dimensione naturalistica e culturale su cui cerca di far convergere l’antica sapienza sulle erbe tramandata dai monaci cistercensi dell’abbazia4 i quali hanno, tuttora, una vivida tradizione erboristica. Sarà bene ricordare che all’interno della farmacia dell’abbazia c’è un erbarium botanicum o hortus botanicus risalente al 1760.

Il giardino Aromari5 (Aro-mi a Casa-mari), evoca nel suo nome il presagio di cui esso si farà portatore. Gli aromi stimolano l’attività psichica e soprattutto risvegliano i ricordi, alleviano lo stress e producono benessere. Perciò è bene creare a Casamari, ri-pensando all’orto dei semplici, un luogo “magico” ove si organizzano percorsi di erbe aromatiche recuperando, innanzitutto, le aromatiche presenti nel territorio: elicriso, ruta, serpillo, timo, nepetella, menta, santolina ecc. Inoltre, qui trovano dimora le piante autoctone come: il ginepro ossicedro, il maggiociondolo comune, la ginestra dei carbonai, la rosa selvatica comune, il sorbo degli uccellatori, il biancospino comune, il pruno selvatico, il corbezzolo, ecc..

QRCODEPer ogni specie botanica, che sarà piantumata nel giardino, c’è una pagina web sulle sue proprietà. Su ogni etichetta, recante il nome della pianta e posizionata al suo fianco, apporremo il QR Code (Quick Response Code) della sua pagina web in modo che il generico visitatore, collegandosi alla pagina, possa leggerne le sue caratteristiche.

Con tale progetto si da la possibilità ai giovani di individuare il benefico effetto delle erbe, di conoscerle ed utilizzarle in modo adeguato. Successivamente, all’interno dell’Aromari ed in relazione ai percorsi aromatici, potranno essere organizzate visite guidate ed esposizioni.

Riferimenti
[1] Casamari deriva da – Casa Marii casa di Caio Mario. Casamari trae il suo nome dall’antico “Cereatae“. Plutarco, nelle Vite, riporta che “[Caio Mario] trascorreva il tempo nel villaggio di Cereate, nel territorio di Arpino…”; Strabone, geografo greco, nomina il villaggio di Cereate nella descrizione del territorio adiacente al fiume Liri; infine Frontino, storico latino del I secolo d.C., riferisce che “…la famiglia di Caio Mario risiedeva nel municipio di Cereate…”. Ulteriori informazioni sono reperibili su: http://www.abbaziadicasamari.it/
[2] Veroli è una città piena di storia e tradizioni. Tra le tante bellezze ivi esistenti è particolarmente significativo ricordare che a Veroli c’è la prima biblioteca ad uso pubblico in tutto il Lazio meridionale dedicata a Vittorio Giovardi (nato a Veroli nel 1699), il quale donò la sua personale raccolta di libri alla sua città natale.
[3] Il ponte romano risale al I sec. a.C. fu distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1944. Del ponte, restano le due spalle laterali
[4] L’edificazione dell’abbazia di Casamari si attesta tra il 1005 e il 1036.
[5] Nello sviluppo dell’idea del giardino Aromari hanno collaborato la poetessa Franca Battista e il botanico Bruno Pedriglia

Fontane e luoghi suggestivi

Il bacino idrografico che si snoda lungo tutto il torrente Amaseno è ricco di  fontane e contesti paesaggistici che meritano essere riscoperti e vissuti. Per tale ragione,  il circolo Lamasena ha tentato un lavoro di censimento,  seppur largamente incompleto e parziale,  per localizzare tali testimonianze all’interno di una mappa interattiva che è esplorabile qui.

Oltre le fontane, sono stati censiti alcuni percorsi che raccordano gli antichi sentieri della civiltà contadina,  con i loro tipici muri a secco (macere) che ne delimitavano il tratto.  Tali percorsi diventano un racconto che aiutano a conoscere i contesti paesaggistici, naturalistici e storici  che si trovano nei nei cinque comuni attraversati dal torrente.  Al riguardo, un esempio è il sentiero che raccorda il borgo di Boville Ernica, l’antico lavatoio, le mura pelasgiche di età pre – romana di monte di Fico,   il mulino della Miniera,  La vecchia Fontana, la Chiesetta del Latte e – di nuovo – il borgo di Boville Ernica.

Tale censimento, nonostante  i 50 siti e percorsi già individuati, si arricchirà nel futuro di nuove testimonianze  che sono presenti nel territorio.  Pertanto, chi volesse collaborare al campionamento, potrebbe farlo fornendo una foto del luogo con le sue coordinate GPS  da inviare all’indirizzo email dell’associazione: legambiente.lamasena@gmail.com

Con irruenza o indugio

DSC_0111Il 4 luglio scorso, nella cornice della sala teatro Cimello di Monte S. G. C., è stato presentato il libro di poesie di Franca Battista. Libro ispirato dai luoghi e dalle specie botaniche presenti lungo tutto l’alveo del torrente Amaseno.

Il convegno è stato un momento di confronto in cui è stata raccontata la genesi del libro che scaturisce dalla impellente necessità di dare una testimonianza di un luogo che, pur potendo esprimere tante bellezze naturalistiche e storiche, è caduto nell’oblio per molti decenni della nostra vita recente.

Il libro, Torna il Torrente – con irruenza o indugio, è quindi un tentativo di celebrare la bellezza attraverso la poesia che si ritrova nel vorticoso impeto delle acque torrentizie, nelle “scansioni ritmiche” delle folate d’acqua , nel “muschio”, nelle foglie del “farfaraccio” , nei “ canti e in-canti” e melodie della fauna locale.

All’interno del lavoro,  di Franca Battista,  si può trovare il forte desiderio dell’associazione Lamasena di riportare una centralità del torrente nella vita sociale della nostra comunità come lo è stato per la vita dei nostri avi.

Se in passato il torrente era una via di scambio commerciale e di relazione tra le persone di Collepardo, Veroli,  Boville Ernica,  Monte San G. C. e Strangolagalli,  oggi il torrente può ancora aspirare a diventare un luogo simbolo, un’idea di rete virtuale e reale insieme,  che potrebbe mettere in relazione le persone dei cinque  comuni e concretizzare una nuova rete di prossimità per aspirare a costruire nuovi progetti comuni.

Il libro non è, per l’associazione Lamasena, un epilogo auto-celebrativo,  esso vuole essere – essenzialmente – un riferimento di appartenenza intorno al quale potrà coagularsi una forma di aggregazione culturale per ispirare i soci e gli amici, che amano questa terra, nelle future azioni a favore del territorio e dell’ambiente.

È doveroso ricordare con riconoscenza chi ha reso possibile la realizzazione dell’evento di presentazione. Quindi, la nostra gratitudine va ad Amedeo Di Sora per le sue letture, al maestro Maurizio Lucchetti per le originali interpretazioni musicali, a Rosella Bucossi per il coordinamento, a Nadia Sorge per la fotografia, a Carolina Alfieri di F.I.D.A.P.A.

Grazie al sindaco di Strangolagalli, al delegato alla cultura del comune di Arpino Teresa Branca  e all’assessore alla cultura di Monte S. G. C per la sentita partecipazione.

La videoregistrazione dell’evento è visibile sul sito web:  ciociariawebtv.it

Remo Cinelli

Replica all’articolo del quotidiano “La Provincia”

20150609 La Provincia 003Il circolo Lamasena si sente in dovere di replicare alla nota, riportata nell’articolo apparso sul quotidiano La Provincia, il 9 giugno 2015, dal titolo: ”Se a gestire il patrimonio storico devono pensarci i cittadini”.

Nell’articolo sono riportate osservazioni vagamente polemiche e imprecisioni da cui il circolo Lamasena prende le distanze.

Il principio ispiratore delle azioni del circolo si basa, esclusivamente, sulla sussidiarietà tra cittadini e istituzioni allo scopo di cooperare a favore dei beni comuni.

Per meglio chiarire il concetto, il principio di sussidiarietà è regolato dall’articolo 118 della Costituzione italiana il quale prevede che Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà.

Quindi, tale principio – riconosciuto a livello costituzionale – prevede anche il dovere da parte delle amministrazioni pubbliche di favorire la partecipazione dei cittadini al fine di migliorare l’interesse generale.

Invero, l’amministrazione del sindaco Cretaro applica proprio tale principio allo scopo di rendere partecipi i cittadini nella valorizzazione dei beni collettivi. Pertanto, riteniamo che l’amministrazione del sindaco Simone Cretaro abbia fatto benissimo a deliberare il regolamento comunale per l’adozione di spazi pubblici da parte di cittadini ed associazioni. In ciò, essa ha mostrato una sensibilità e una aderenza al mandato costituzionale che merita tutto il nostro plauso.

Si precisa, inoltre, che il circolo Lamasena è di natura intercomunale a cui partecipano le città di Collepardo,Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni C. e Strangolagalli. Inoltre, l’associazione Lamasena fa parte della consulta delle associazioni verolane in osservanza del regolamento del comune di Veroli che ne codifica i criteri di adesione. E’ errato, quindi, affermare – come fatto nel succitato articolo – che il circolo è di Monte San Giovanni C.

Ci prendiamo cura di un’area verde nei pressi dell’abbazia di Casamari.

DSC_000208/06/2015 – A Casamari, ci stiamo prendendo cura di un giardino,  adiacente  all’abbazia cistercense,  che  costituisce l’area di ristoro per i pellegrini e turisti che visitano la stupenda abbazia.

Casamari é un luogo centrale e suggestivo per tutta la Ciociaria e ne rappresenta l’espressione più significativa. Per capire il valore di questo luogo, bisogna innamorarsi degli archi dell’acquedotto medievale che attraversa tutto il  giardino.  Sostare sotto gli archi e catturarne la bellezza. Riconoscere nei blocchi ammonticchiati,  nella parte frontale del giardino,  ciò che resta dell’antico ponte romano sul torrente Amaseno, risalente al I secolo a. C.  Restare meravigliati dell’hortus botanicus del 1760 visibile nella farmacia dell’abbazia. Soffermarsi all’interno della Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Casamari con i suoi ottantamila volumi. Scoprire il passato della terra ciociara nel museo archeologico con reperti dell’epoca romana provenienti – principalmente – dall’antica Casa Marii, casa di Caio Mario che qui ha avuto i natali.

L’associazione Lamasena nel prendersi cura dell’area verde vuole contribuire concretamente a difendere ed esaltare la bellezza di questo luogo per rilanciarne il racconto e le suggestioni. Ciò diventa un progetto ambientalista e culturale insieme. Esso ha, infatti, tutti gli elementi che concorrono a legare le diverse finalità dell’associazione che si incentrano, principalmente, sul recupero e la cura delle aree in prossimità del torrente Amaseno e, inoltre,  creare eventi intorno alle bellezze archeologiche e naturalistiche che vivono intorno alle aeree di golena del corso d’acqua.

La galleria fotografica sottostante, documenta le attività di giardinaggio, svolte dai volontari dell’associazione,  nell’area verde il giorno 5 giugno scorso.

Dibattito su cibo e natura con gli alunni di Santa Francesca di Veroli

DSC_0947Sabato, 16 maggio, in occasione della presentazione del progetto scolastico riguardante la frutta, sviluppato dai docenti ed alunni del plesso scolastico di Santa Francesca di Veroli,  il circolo Lamasena ha presentato tre temi riguardanti:  la sana alimentazione, le tradizioni agro-pastorali e le erbe aromatiche selvatiche che si sviluppano sul versante verolano dei Monti Ernici.

La biologa nutrizionista Ilaria Parravano ha focalizzato l’interesse degli alunni, DSC_0931portando esempi e aneddoti legati al cibo, suscitando le domande dei ragazzi che sono stati indotti a ragionare sul contenuto dei grassi presenti nei panini dei fast food o nei cibi veloci somministrati dall’industria alimentare.

Durante la mattinata, il cibo e le conseguenze di una cattiva alimentazione sono stati l’oggetto di una centralità che ha colto l’interesse anche dei tanti genitori presenti all’evento.

Il dott. Achille Lamesi, ha sviluppato il tema delle tradizioni agro-pastorali della civiltà contadina verolana di fine 800–inizio 900.   Lamesi ha esposto una sintesi sulle tecniche agrarie che venivano adottate dagli avi per sviluppare la difficile agricoltura di montagna. Egli ha spiegato come venivano realizzati i terrazzamenti (le “cese”) e i pozzi d’acqua , chiamati “purgatori”. Queste tecniche erano fondamentali per quel tipo di coltivazione povera ma, tuttavia, fondamentale e che ha garantito per secoli una autonomia alimentare che ora non esiste più. Il dott. Lamesi è, di fatto, il più autorevole testimone di quelle tradizioni e tecniche contadine che, qualche anno fa, ha raccolto nel bellissimo libro “Veroli in Agro” in cui sono riportati notevoli esempi di quella civiltà rurale.

Il botanico Aurelio Renzi ha mostrato le erbe aromatiche e officinali selvatiche, raccolte nella parte pedemontana di Veroli. Di ogni erba ne ha rappresentato un rametto per meglio fornire indicazioni utili sia al loro riconoscimento che all’uso che se ne può fare nella preparazione di piatti culinari o nelle terapie sanitarie nella medicina popolare.
DSC_0956Ad ogni alunno, l’associazione Lamasena ha donato un cappellino di Legambiente, a ricordo e testimonianza della giornata. Un piccolo segno per stimolare i genitori e alunni a rivolgere il loro interesse verso il proprio territorio per l’impellente necessità di conservarlo e valorizzarlo.

Il merito dell’iniziativa va ai docenti del plesso di Santa Francesca che hanno creduto nell’iniziativa e hanno offerto tutta la disponibilità possibile. Un grazie va, inoltre, ai genitori degli alunni che sono intervenuti in tanti ed hanno dato dimostrazione tangibile di sensibilità verso i principi della sana alimentazione  preparando piatti e dolci a base di frutta che sono stati offerti a fine manifestazione.

Remo Cinelli

Alla memoria di Eugenio Maria Beranger

ALL’AMICO EUGENIO MARIA BERANGER
di Achille Lamesi

Eugenio ringrazia per le cioce con i bollettoni e per la cittadinanza onoraria.

Eugenio ringrazia per le cioce con i bollettoni e per la cittadinanza onoraria.

Con l’approssimarsi della 51^ edizione della Sagra della Crespella, che si svolge il 19 aprile 2015 nella frazione di Santa Francesca del comune di Veroli, gli amici del Comitato Organizzatore e dell’Associazione “Amici Sagra Della Crespella” hanno ritenuto di dedicare l’evento in ricordo di Eugenio Maria Beranger scomparso lo scorso 9 gennaio 2015. Come ogni anno si realizza l’opuscolo della sagra e gli amici di Santa Francesca mi hanno invitato a scrivere un articolo su Eugenio, dicendo: perché gli eri più vicino e lo conoscevi meglio di tutti noi. Ho accettato volentieri, ma quando mi sono seduto per iniziare a scrivere ho avuto un attimo di esitazione. La mente era pervasa da tanti ricordi ed emozioni ripensando a più di sedici anni di convivenza e poi mai avevo pensato di trovarmi in questa situazione. Inoltre, proprio perché lo conoscevo bene non è stato facile trovare tutte le parole per descrivere Eugenio, in quanto persona dalla profonda umanità e di grande intelletto. Sul profondo e duraturo rapporto con la comunità di Santa Francesca si potrebbe scrivere un libro, ma per ragioni di spazio, devo limitarmi a passaggi, descrivere aneddoti e fatti in maniera coincisa, oltre tutto lasciando fuori decine di testimonianze.
Ebbi modo di conoscerlo, alla fine del cessato secolo, grazie alla cortesia di due amici in comune: Raffaele Peticca, titolare della tipografia La Monastica di Casamari che frequentavo per la stampa dell’opuscolo della sagra e Antonio Alonzi, valente studioso della Selva di Sora, che aveva realizzato con Eugenio il volume sulla Madonna della Figura, in occasione di un incontro sul brigantaggio lealista e sulla opportunità di realizzare una serie di itinerari turistico-culturali legati alla frontiera tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie. Andai alla riunione che si tenne a Sora, per incontrare Eugenio Maria Beranger e chiedergli il supporto di archeologo e di storico delle tradizioni, per sviluppare progetti turistici per Santa Francesca. Dopo avergli illustrato le motivazioni che mi avevano portato ad incontrarlo, mi disse che dovevamo rivederci con calma perché il materiale era tanto. Allora gli chiesi come si doveva fare per un compenso alle prestazioni. In risposta le sue parole furono: “a me basta essere ospitato, un piatto e un posto dove dormire”. Con un sorriso stampato sulla faccia lo ringraziai per la disponibilità, ci stringemmo la mano, ci scambiammo i recapiti e fu così che iniziò a frequentare Santa Francesca e poi Veroli.
In quegli anni a Santa Francesca si era formato un Gruppo di Ricerca Storica, costituito da amici con esperienze nell’associazionismo, che condividevano la passione per lo studio del territorio sotto il profilo storico-paesaggistico. Ogni volta che Eugenio ci veniva a trovare, ci riunivamo a casa mia, ognuno aveva qualcosa da chiedere, la sete di sapere era tanta che le domande erano interminabili e toccavano argomenti di ogni genere. Non lesinava risposte per soddisfate tutti, ci dava riferimenti bibliografici e dove reperirli, ci invitava a partecipare a presentazioni di nuovi volumi e convegni che si tenevano in Ciociaria, ci accompagnava in biblioteche e archivi dove si muoveva con disinvoltura e così anche per i musei. Stare a stretto contatto con Eugenio, per noi che ci siamo, per diletto, cimentati in questa avventura provenendo da esperienze che nulla hanno a che fare con l’archeologia, la storia, le scienze demo-antropologiche, toponomastici e architettonici, ha rappresentato un’opportunità che nel tempo ha arricchito il nostro bagaglio culturale. Il Gruppo di Ricerca Storica, nel 2003 divenne Associazione La Vetta, di cui Eugenio ne fu l’ideatore e socio fondatore. Il riconoscimento giuridico permise di operare e dialogare con enti ed istituzioni. Nei rapporti, con i Comitati Organizzatori della sagra che si sono succeduti negli anni, nulla era cambiato perché i membri della Vetta continuavano a prestare il loro impegno nei diversi ruoli che ricoprivano nella kermesse.
Concretamente Eugenio prese parte agli incontri per la realizzazione della Sagra della Crespella dando suggerimenti per la kermesse, invitando i gruppi dei carri folcloristici a riproporre attrezzi, costumi il più possibile fedeli a quelli dei tempi passati, proporre i quadretti di vita vissuta arricchiti con dettagli provenienti da ricerche e invitava i partecipanti a curare l’espressione dialettale. Ufficialmente entrò a far parte della Commissione Valutatrice dei carri con la 39^ edizione, con il ruolo di coordinatore della giuria e l’incarico di decretare il carro vincitore esprimendo la motivazione. Con la presenza di Eugenio in giuria, non ci furono più contestazioni e le scaramucce degli anni precedenti tra i gruppi dei carri lasciarono il posto alla sana competizione. Coinvolse diversi amici intellettuali, storici e studiosi della Valle del Liri, della Valle di Roveto e della Val Comino, luoghi che ci uniscono geograficamente, per le connivenze e i rapporti culturali.
In occasione della sagra il comitato realizza un opuscolo come strumento di pubblicità per gli sponsor. Inizialmente era formato da poche pagine, poi con i suggerimenti di Eugenio è passato a 40 pagine, suddiviso in spazi dove oltre agli articoli di riflessione storico-religiosa e del folclore, si trovano articoli sulle tradizioni, della storia del territorio e anche quelli di attualità. Eugenio ci teneva tanto a questo opuscolo in quanto memoria storica delle sagre e delle tradizioni, tanto da prendersi l’impegno di conservarli presso la Biblioteca Statale annessa al Monumento Nazionale di Casamari, la Biblioteca del Centro Studi Sorani “Vincenzo Patriarca” e Presso la Biblioteca Diocesana “Cesare Baronio di Sora”. Quello che lui pensava e quale sviluppo vedeva per il futuro della sagra lo ha espresso in due articoli, uno dal titolo “Considerazioni sulla Sagra” presente a pagina 11 dell’opuscolo realizzato per la 40^ edizione e a pagina 21 dal titolo “Aspettando la 50^ Sagra della Crespella” in quello della 47^ edizione. Diversi articoli che parlano del territorio portano la sua firma.
Mi piace ricordarne uno per la straordinaria importanza archeologica, che testimonia la presenza umana nei monti Ernici di Santa Francesca, già nell’età del Bronzo Medio, per il ritrovamento, avvenuto nel novembre del 2010 durante una ricerca di superficie sul Monte Castello (oggi più noto come La Croce), di un’ascia di bronzo con margini fortemente rialzati, una punta di freccia sempre in bronzo, un frammento in ossidiana e numerosi frammenti vascolari. I due reperti in bronzo sono esposti nel Museo Archeologico Comunale. Per questa scoperta, si era attivato nel segnalare il sito a docenti universitari con l’intento di promuovere una ricerca, per aggiungere approfondimenti su chi fossero gli Ernici e sulla loro datazione. Voglio segnalare che Eugenio da giovane archeologo aveva frequentato i monti che circondano Santa Francesca, con i colleghi Marcello Rizzello, Mauro Ferracuti, Patrizia Fortini e Mauro Tomaselli in occasione di ricognizioni di insediamenti dell’età del bronzo. Così pure, era stato molte volte nell’area sacra italico-romana di Pozzo Faito, con l’amico Cocco Quirino e con l’ausilio di un asino raggiungevano a piedi la località, partendo da Case Cocchi. Di questi studi, nel volume I° dal titolo “Tutta Veroli” a pagina 53, il Prof. Giuseppe Trulli cita Eugenio Maria Beranger, per aver interpretato l’iscrizione latina scolpita sulla rupe prospiciente al pozzo votivo.
Eugenio esportò la sagra fuori dal suo territorio d’origine, coinvolgendo amici intellettuali e docenti universitari. In diverse manifestazioni si presentò in compagnia dello studioso Ugo Iannazzi, che rimase affascinato dalla manifestazione e successivamente si adoperò per far conoscere la sagra nell’ambiente universitario. Mi è grato sottolineare che la collaborazione tra Eugenio ed Ugo produsse la realizzazione del Museo Gente di Ciociaria ad Arce e il volume di 500 pagine dal titolo omonimo “Gente di Ciociaria”, in cui non mancano riferimenti alle tradizioni di Veroli. Colgo l’occasione per ricordare e ringraziare Ugo che fu promotore di un convegno di due giorni sulla Sagra della Crespella di Santa Francesca, tenutosi a Veroli nei giorni 12-13 maggio del 2009, con la partecipazione di relatori illustri quali Prof. Pietro Clemente, antropologo, docente di Antropologia culturale all’Università di Firenze, presidente di SIMBDEA (Società Italiana per la Museologia e i Beni Demo-Etno-Antropologici), il Prof. Paolo Vigo, allora Rettore dell’Università degli Studi di Cassino, con la partecipazione del già Sindaco di Veroli, Prof. Giuseppe D’Onorio e degli assessori alla cultura e turismo, infine il Prof Armando Frusone, Preside del Liceo Sulpicio, e naturalmente Eugenio Beranger. Altresì ad Ugo, sono grato per aver partecipato ad una manifestazione storico-paesaggistica sul brigantaggio svoltasi nella cornice di Prato di Campoli.
In diverse manifestazioni, sagra inclusa, furono allestite mostre fotografiche ed oggettistiche sul tema dell’antico confine, il brigantaggio, sulle tradizioni, gli antichi mestieri e sulle prime edizioni della sagra. Si preoccupò di mantenere vivo l’unico sito di cui si disponeva al momento www.sagradellacrespella.it, che ha svolto un ruolo mediatico importante ai fini culturali e dello sviluppo del turismo integrato nel territorio della frazione. A testimonianza, fra i tanti episodi legati al sito, si sottolinea un evento che fu riportato su un articolo, pubblicato da Ciociaria Oggi del 19 febbraio 2008 dal titolo “Una delegazione di Spinea per il culto di S. Francesca”, composta dall’assessore alla Cultura Delia Strano, la dottoressa Barbara Da Piave, responsabile Uos Servizi Informativi e di Supporto, e Alessandro Cuk, presidente dell’Associazione “Amici dei Presepi Spinea” dove in un passaggio del pezzo si dice: “Galeotto fu internet, in quanto proprio le pagine dedicate alla Santa, presenti nel sito www.sagradellacrespella.it, hanno risvegliato l’interesse degli amministratori e il desiderio di conoscere la nostra città”.
Riprendendo con Eugenio, ci fu l’impegno a favore del turismo integrato, partecipando alle iniziative storico-paesaggistiche dal titolo “Sulle Orme dei Briganti” tenutesi nei luoghi interessati dagli avvenimenti del brigantaggio lealista, dove con una breve lezione, esponeva le condizioni sociali, economiche e politiche del tempo che portarono al fenomeno del brigantaggio e al tema a lui caro l’emigrazione, con riferimenti alla questione del mezzogiorno. Grazie alla lodevole disponibilità dell’Amministrazione Comunale di Veroli, con l’Associazione “La Vetta”, fu realizzato il Museo della Civiltà Rurale, dove Eugenio curò l’allestimento, e ne fu Il Direttore Scientifico con delibera della Giunta. L’inaugurazione del Museo si tenne nella sala consiliare il 29 gennaio del 2008 alle ore 17, ed Eugenio deliziò gli intervenuti con un appassionante e coinvolgente intervento.
Collaborò con la Pro Loco di Veroli dando il supporto per la realizzazione di materiali turistici, e tenne delle lezioni sulla museologia, storia, archeologia e sulla civiltà rurale ai ragazzi del servizio civile e le guide turistiche di Veroli. Prese parte alla realizzazione del periodico di informazione della Parrocchia “S. Maria Assunta” Sale e Luce”. Sempre con la stessa Parrocchia, a seguito della lodevole iniziativa intrapresa, dell’allora parroco Don Giacinto Mancini, curò la realizzazione del testo “La Visione di Santa Francesca Romana” in occasione del recupero dell’affresco collocato alla sinistra dell’altare all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta. In occasione della realizzazione del libro “Veroli in Agro” da me prodotto e stampato dal Comune di Veroli nel 2011, Eugenio si adoperò nella rilettura del testo in fase dattiloscritta, ne curò l’introduzione e la presentazione.
Mi fece partecipe della redazione del mensile “Paese Mio” a tiratura provinciale, edito dall’Associazione La Selva di Sora, dove ricopriva il ruolo di Coordinatore. Inserendomi come corrispondente di Veroli, furono pubblicati articoli che toccavano diversi argomenti, alcuni editi per la prima volta, provenienti da studi e ricerche storico-paesaggistiche, antropologiche e delle tradizioni popolari del territorio pedemontano del comune di Veroli. Come gli articoli dedicati alle origini della Sagra della Crespella pubblicati nel giornale N°2 uscito nel mese di febbraio 2011. Diede il suo supporto al libro “Le Ballarelle di Santa Francesca” con allegato CD, realizzato dall’Associazione Culturale Bifolk, che da anni recupera e promuove canti, balli e musiche della tradizione popolare. Il volume fu presentato il 3 marzo 2013 nel plesso scolastico di Santa Francesca, ed Eugenio fu invitato come relatore insieme allo studioso Bruno Ceroli di Sora. Numerosi convegni lo videro partecipe come relatore, fra gli ultimi quelli sul tema dell’acqua, tenutosi sia a Veroli, organizzato dal Comitato Veroli Alta per il Premio Letterario 2014, e a M.S.G. Campano, organizzato dal Circolo Intercomunale “Lamasena” di Legambiente.
Per quanto riguarda il curriculum professionale di Eugenio, mi avvalgo di segnalare quanto ha scritto lo studioso Ugo Iannazzi, nell’opuscolo edito per il trigesimo, dal titolo Elementi biografici, Dal “reconsòlo” al Convivio, distribuito l’11 febbraio 2015 a Casamari. Quello che posso dire è che in occasione della nomina di Direttore Scientifico del Museo della Civiltà Rurale, dal Comune di Veroli gli fu chiesto il curriculum, me lo inviò per e-mail ed io lo stampai per consegnarlo, erano più di 80 fogli formato A4, mi disse che non era tutto, ed eravamo nel 2008.
Aveva rapporti con tantissime persone di ogni estrazione sociale e con innumerevoli Associazioni, alle quali offriva tutta la sua disponibilità di storico dell’Alta Terra di Lavoro, ma soprattutto si adoperava per metterle in contatto tra loro, promuovendo scambi di esperienze e realizzando sinergie. Aveva un profondo rispetto per gli anziani, che riteneva parte attiva della società, ed era attaccato ai giovani, che sapeva raccogliere attorno a sé, ai quali offriva una grande e profonda disponibilità e si raccomandava a tutti noi di sostenerli.
In tutti gli anni che abbiamo passato insieme, c’è stato anche il tempo per riflettere sui temi dell’esistenza, abbiamo parlato dei momenti difficili della vita strettamente personale e anche di quelli professionali, riferiti alla carriera. Nonostante ci fossero motivi per avere dei risentimenti con qualcuno, non ho mai sentito uscire dalla sua bocca una parola fuori posto che potesse offendere. Non portava rancore, anzi era sempre pronto ad aiutare, solo capendo che qualcuno fosse in difficoltà, ed aveva sempre una parola di sostegno. Con chi stava attraversando momenti difficili si dimostrava solidale, gli telefonava per incoraggiarlo ad andare avanti, diceva: “non abbandonare la mente a se stessa, altrimenti ti porta in un vicolo cieco, tienila occupata, con gli interessi, le passioni, le ricerche e gli impegni, vedrai che il tempo è galantuomo e una soluzione si trova”. Era paziente, sempre disposto all’ascolto dell’altro, ti faceva sentire a proprio agio ed importante. Nelle case dove era invitato sapeva apprezzare l’ospitalità, dimostrandosi gentile, cordiale e di buona compagnia. A Santa Francesca, queste sue qualità umane non sono passate inosservate, ed è per questo che tutta la comunità gli era affezionata.
Ultimamente, con l’Associazione “Amici Sagra Della Crespella”, stava lavorando alla realizzazione del libro della Sagra della Crespella, era stato a casa dei partecipanti delle prime edizioni per raccogliere notizie utili per capire a chi venne l’idea, come nacque, chi propose la sfilata dei carri, come e dove si friggevano e distribuivano le crespelle, e come si è evoluta negli anni. Nonostante l’impegno preso, per la presentazione del volume, non si è potuto rispettare il termine della cinquantesima edizione a causa dell’enorme materiale fotografico e documentale da recuperare, e il lavoro di preparazione dei testi scritti e da assemblare seguendo la sua impostazione, ma anche per la crisi economica che ha condizionato la kermesse della manifestazione, imponendo una priorità nelle decisioni. Ora con la sua prematura scomparsa, che ha toccato profondamente il nostro animo, sentiamo il dovere morale, per l’affetto che nutriva verso la comunità di Santa Francesca, di ricambiarlo portando a termine la realizzazione del volume. Eugenio in tutti questi anni ci ha fatto capire che la cultura unisce, e quando la storia dell’uomo, torna a vivere diventa una risorsa per migliorare la qualità della vita.
Ciao Eugè