Digressione

Gruppo-LiteIl 07 giugno 2014 si è svolta la giornata ecologica sul sito carsico Pozzillo, ubicato in località Colli di Monte San Giovanni C.

La giornata di pulizia e bonifica ha visto il contributo di tanti,  per cui il tentativo di nominarli tutti farebbe correre il rischio di dimenticarne qualcuno.  Tuttavia,  accettiamo il rischio e ci scusiamo anticipatamente per qualche inevitabile dimenticanza.  Si prova, quindi, a fare una lista di quanti meritano d’essere ringraziati per essersi prodigati per il buon esito dell’evento.

L’attività di bonifica è stata possibile attraverso il contributo professionale dell’azienda Coop Verde Viglianti che ha disboscato gran parte degli arbusti infestanti che avevano invaso tutta l’area del mulino  ad acqua.  La giornata hRifiuti-su-stradaa avuto, quindi, il contributo della protezione Civile Civilmonte  che ha regolato l’accesso all’area.  Il trasporto dei rifiuti è stato effettuato, invece,  con l’utilizzo dei mezzi offerti dell’azienda agricola Santaroni che ha provveduto ad ammassarli sull’area di raccolta in cui l’azienda di pulizia comunale Sangalli ha potuto prelevarli. Il coordinamento con la Sangalli stessa è avvenuto attraverso l’efficacissimo interessamento del responsabile  dell’ufficio manutentivo.

Un grazie va alla GiFra, alla Compagnia dei Viandanti, all’associazione WOD, agli storici e scrittori Marcello Ottaviani e Valentino Visca, ai proprietari delle aree prospicienti il sito carsico che hanno favorito l’accesso alle persone e ai mezzi,  alla Consulta dell’Impegno Civile,  agli amici Angelo e Martina che hanno offerto ciambelle e frutta per il piccolo ristoro, all’amministrazione comunale che  ha presenziato all’evento,  a Fabio Crecco che ha rappresentato l’insieme degli 80 proprietari del mulino che – nelle intenzioni di molti di loro – sarebbero disponibili a cederne la proprietà al demanio comunale  per portarlo al godimento di tutta la collettività.  Un grazie specialissimo va, infine, ai volontari del circolo Lamasena che si sono prodigati  nell’attività organizzativa e di  bonifica.

Vincenzo-liteNutriamo la speranza che, con la giornata ecologica,  sia cresciuta la consapevolezza – da parte di tutti – che sia utile e necessario  curare la bellezza secondo lo spirito di quanto auspicava Peppino Impastato,  “..Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità: si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

Comunicato Stampa dell’associazione: Circolo Legambiente Lamasena

Presentazione della Consulta dell’Impegno Civile

10339533_10202087161646761_4138709855116706456_oM.S.G.C. – Il prossimo 26 Giugno 2014 alle ore 18.00, a M.S.G.C. (FR), presso Sala Teatro “Cimello”,  11 associazioni presentano la prima Consulta dell’Impegno Civile, una realtà che sta scuotendo positivamente la città di Monte San Giovanni Campano, un laboratorio di civiltà e di riscossa civica con l’obiettivo di costruire una comunità a dimensione di tutti, nessuno escluso.  “Tutto nasce da un’intuizione di alcuni amici – spiega il presidente della Consulta, Sergio Bianchi – di rendere concreti e attuabili i doveri di cittadinanza, prima ancora dei diritti di cittadinanza, per non piegarsi a questa crisi e costruire insieme una città a dimensione di famiglia, valorizzando la logica (oggi desueta) del NOI, mettendo all’angolo quella (predominante) dell’IO”. La logica del noi, del dialogo, della partecipazione, sono convinti i vertici delle associazioni che aderiscono alla Consulta, contribuisce al superamento di questo degrado diffuso, di questo abbandono e questo buio imperante sul territorio.

Tutto comincia a Settembre 2013 con una Festa (dell’Impegno Civile) in cui 13 associazioni portarono in piazza, a La Lucca, le eccellenze del paese, per condividerle, esaltarle e promuoverle. Un’iniziativa che valorizzò tutto quello che era del territorio, percorsi ambientali, libri di autori locali, concerti, rassegne, stand gastronomici, solidarietà, e tanto altro. Fu un successo, dell’iniziativa parlarono anche siti web internazionali tradotti in 7 lingue.

Da quella manifestazione coraggiosa, in tempi di vuoto, crisi e paura, emerse la determinazione di uomini (per lo più volontari) che hanno ammesso pubblicamente di dover dare un contributo per cambiare in modo positivo la città, riscoprendo orizzonti di bellezza e dignità prima trascurati.

“Dopo la Festa dell’Impegno Civile, abbiamo deciso di andare avanti, di partecipare ad una rivoluzione di cambiamento. Decidiamo così di affrontare un argomento scottante per la nostra comunità – prosegue Sergio Bianchi, uno degli artefici di questo ambizioso progetto –  il tema della prevenzione e della sicurezza. A Febbraio portiamo in piazza un convegno su “PIANO di PROTEZIONE CIVILE, METTIAMOCI AL SICURO” (Febbraio 2014), costringendo l’amministrazione a perfezionare quanto prescritto dal ns. ordinamento. Intervenne in quell’occasione tutto l’ordine dei Geologi Italiani, il giornalista Rai Umberto Braccili (che ha seguito inchieste terremoto dell’Aquila) e altre personalità del mondo accademico”.

Quei cittadini, quelli della Festa, del Convegno e di tanto altro, decidono, un mese fa, di ALLEARSI e di costituirsi in CONSULTA dell’Impegno CIVILE. Ad aderire sono state 11 Associazioni, tra queste la Misericordia, Gioventu’ Francescana, Associazione vittime universitarie sisma l’Aquila, Andea onlus, Civilmonte, Associazione Parrocchia Madonna del Pianto, Ass.ne Nazionale Carabinieri (anc), Legambiente circolo Lamasena, Fare insieme onlus, Ass.ne il Girasole, Associazione di promozione Sociale Tiziano Zoffranieri).

“Il prossimo 26 Giugno 2014 ci presentiamo insieme alla città – conclude Sergio Bianchi – per lanciare la sfida dell’unità, della resistenza al degrado morale, alla crisi, per recuperare il valore del dovere civico (di amare la propria città, di sostenerla, valorizzarla, proteggerla, unirla). Con noi una personalità illustre della RAI (Tg3), Gianni Bianco, che della logica del noi ne ha fatto un’opera, un capolavoro. Pagine che raccontano gesta eroiche di cittadini comuni che insieme hanno resistito al raket, alle mafie, al malaffare, storie di riscatto ed emancipazione, di lotta alla violenza, alla sopraffazione, all’omertà.”

Nell’occasione, attendiamo la partecipazione di tutte le associazioni locali che abbiano interesse a presentare domanda di adesione alla Consulta .

Valorizzare Pozzillo

4 Locandina EventoIl riscatto della nostra terra deve partire da progetti specifici che mettano nell’agenda amministrativa il rilancio di siti di interesse storico e culturale. In base a questo principio, l’associazione Legambiente Lamasena e l’Associazione di protezione civile Civilmonte propongono alla politica e agli amministratori di progettare un percorso condiviso per rilanciare il sito carsico Pozzillo,  su cui insiste un pregevole esempio di archeologia industriale relativo ad  un vecchio mulino ad acqua. Il luogo è situato lungo il torrente Amaseno in territorio di Monte San G. C.,  tra le frazioni di La Lucca e Colli,  a circa 500 metri a monte del ponte Cascamerlo di via Santa Lucia.

Il contesto si inserisce perfettamente nell’idea di un parco fluviale in grado di poter offrire un percorso naturalistico, la visita al mulino ottocentesco  e la possibilità di ammirare pareti verticali, alte 40 metri circa, che si snodano per circa un chilometro lungo il corso d’acqua. Per raggiungere tale obiettivo occorre un primo passo essenziale che consiste nell’accorpare  al demanio comunale l’intera struttura del mulino la cui proprietà è dispersa, attualmente, in più di ottanta soggetti.

L’amministrazione dovrebbe, quindi, far leva su norme che le permetterebbero di annettere il bene per realizzare la riconversione dell’area del Pozzillo  e renderlo, quindi,  fruibile all’intera collettività. Ricorre  in questo caso un interesse pubblico prevalente da far valere nell’azione amministrativa per l’annessione del sito. Così come recita il D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327,  si potrà utilizzare, eventualmente, lo strumento di esproprio con la variazione al PRG o, in alternativa,  l’amministrazione potrebbe indagare la più agevole via della cessione volontaria delle quote di proprietà in capo a ciascun degli 80 soggetti.

Lo stato attuale del vecchio mulino ad acqua di Pozzillo versa in completo abbandono. Esso è divenuto – negli ultimi decenni – un ricettacolo di rifiuti ingombranti costituiti da vecchi elettrodomestici dismessi, armadi e carcasse  metalliche. Tuttavia restano intatte alcune strutture quali il torchio,  le macine e alcuni meccanismi di trasmissione della forza idraulica. La stessa  struttura muraria, su due livelli, è in buono stato di conservazione.  Risulta, invece, compromesso il tetto che è cadente in più parti.

Il resto del sito carsico trasmette il triste scenario che si ripete su tutti i corsi d’acqua. Ci sono buste di plastica sulle sponde, residui di inerti edili, copertoni e tutto il brutto dell’inciviltà di fronte al quale, anche le persone per bene, si sentono impotenti.  Suscita tristezza,  inoltre,  notare che un vortice del torrente – in corrispondenza della breve cascata –  imprigiona un consistente numero di bottiglie di plastica.

Più a valle del Pozzillo, in adiacenza ad una parete verticale,   è presente un ammasso di rifiuti indefinito che è stato alimentato da una notevole mole di sversamenti plurimi effettuati, plausibilmente, con ribaltabili meccanici. Per far fronte all’impellente necessità di una bonifica del sito Pozzillo, l’associazione Lamasena, con il supporto dei volontari dell’Associazione di Protezione Civile CIVILMONTE che nell’occasione festeggiano i 10 anni di attività, ha programmato una giornata ecologica di pulizia per riportare  un minimo di dignità in questo  luogo dimenticato e di grande bellezza.

L’appuntamento è, quindi, fissato alle ore 9.30 del 7 giugno prossimo presso via Santa Lucia,  Colli – Monte S. G. C.

Remo Cinelli

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Giornata culturale tra i musei di Veroli e l’abbazia di Casamari

DSC_0237Domenica, 18/05/2014 si è svolta la visita a Veroli e Casamari per conoscere le importanti testimonianze culturali e storiche che ci sono pervenute fino ad oggi.

Sono stati 60 i partecipanti a questa iniziativa organizzata dal circolo Lamasena di Legambiente che aveva lo scopo di avvicinare amici e famiglie alla conoscenza più profonda di musei, chiese e abbazie che insistono sul territorio Verolano.  All’evento hanno partecipato anche gli amici della GiFra e una folta comitiva di amici romani che hanno apprezzato le tante bellezze ammirate durante la splendida giornata.

Il programma si è sviluppato con l’iniziale raduno dei partecipanti presso la piazza del municipio di Veroli.

La prima tappa è stata la visita al duomo di Santa Andrea e al suo tesoro. A seguire, c’è stata la visita alla chiesa di Santa Salome con la sua Scala Santa. Quindi, si sono ammirate le vestigia storiche del palazzo comunale, recentemente arricchito con una nuova sala espositiva di paramenti nobiliari e dei paesaggi pittorici della Roma antica.

La visita al museo civico è stato suggestivo ed ha emozionato i più piccoli quando DSC_0246si è scesi sotto il tunnel,  di età romana,  che si snoda sotto la piazza centrale del municipio.

La mattinata si è conclusa con la visita al museo della civiltà rurale in cui sono raccolti centinaia di arnesi della civiltà contadina prima dell’avvento della meccanizzazione.

 

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Nel pomeriggio, attraverso la guida esperta di don Luca,  è avvenuta la visita dell’abbazia cistercense di Casamari al cui interno è stato possibile apprezzare il suo chiostro quadrato, la sala del capitolo, il grande refettorio e il suo museo archeologico. 1

Merita una menzione il racconto di don Luca in cui egli ha ricordato che l’idioma popolare dell’aver voce in capitolo tragga la propria genesi proprio dalla tradizione  monastica che prevedeva dibattiti periodici  tra i monaci all’interno  della sala del capitolo. Infatti, i monaci rappresentavano le proprie problematiche in questa sala deputata alla discussione e al confronto.

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Quali sono le vere necessità?

20140512-quanto-abbastanzaQuanto è abbastanza? Molto spesso si disperde il vero valore dei beni che ci assicurano una vita dignitosa e soddisfacente perché si confondono i bisogni con le necessità fino alle estreme conseguenze,  per cui diventa vitale il possesso di oggetti o si sente che sia  fondamentale la frequentazione di certi ambienti e persone.

Le  necessità sono i requisiti oggettivi  per una vita soddisfacente, in  questa categoria  entrano i beni primari quali il cibo, il riscaldamento, la salute. Questi beni sono una quantità finita (non si può mangiare all’infinito o scaldarsi oltre una certa soglia di temperatura).

bisogni, invece, essendo di natura puramente psicologica, possono espandersi  all’infinito. Ad esempio, nessun livello di ricchezza materiale potrà soddisfare pienamente, ci sarà sempre qualcun altro che possiede di più e ciò produce un persistente motivo d’inferiorità.

La continua insoddisfazione nei confronti dei bisogni psicologici, induce  anche i meno abbienti ad effettuare acquisti non vitali per poter ambire a uno proprio status  sociale di riferimento.  Non è, infatti,  difficile osservare scarpe griffate  calzate da persone disagiate o le stesse persone che viaggiano su berline pretenziose.  Non è, poi,  raro sentire di amici che raccontano di viaggi esotici finanziati con prestiti che dovranno, inevitabilmente,  estinguere nel resto dell’anno.

Alcuni sociologi, di cui si racconta nel libro di copertina,  hanno tentato di proporre delle categorie in cui posizionare i beni che soddisfano i bisogni psicologici d’acquisto. Ebbene, sono state teorizzate le seguenti categorie:

  • i beni alla moda“. Essi rispondono al bisogno di essere al passo degli altri o per essere accettati meglio nella propria comunità di riferimento.
  • i beni snob“. Essi rispondono all’aspettativa di  essere diversi, esclusivi e distintivi dalla nassa. Questi beni si trasformano, spesso, in oggetti di moda e vengono, di conseguenza, abbandonati dai veri snob.
  • beni Veblen“. In omaggio a Thorstei Veblen che ne ha proposto l’esistenza. In quest’ultima categoria appartengono i beni voluttuari che permettono la distinzione del ruolo all’interno della società o dell’azienda. Esempi tipici sono l’auto blu per il politico o viaggiare in prima classe per il funzionario/dirigente di una azienda. Questi beni, sostanzialmente, soddisfano il bisogno di ostentare potere e superiorità.

Esiste una tendenza all’insaziabilità connaturata alla natura umana che il sistema capitalistico ha, semplicemente, amplificato attraverso lo strumento della pubblicità che, senza farsi troppi scrupoli, ci suggerisce che le nostre vite sarebbero squallide e mediocri se non consumiamo di più. E’ in tale contesto che si da fondamento  a quanti pensano che la pubblicità sia uno strumento di “produzione organizzata d’insoddisfazione“.

Remo Cinelli

Raggiunte 3097 firme nella petizione per il ripristino del SIN

Sono state presentate le 3097 firme della petizione popolare  contro il decreto dell’ex ministro Clini che ha declassato la Valle del Sacco da SIN a SIR.

In Italia ci sono 57 siti di interesse nazionale (SIN), definiti in base alla pericolosità degli inquinanti che vi sono contenuti. In questi siti vivono 6 milioni di persone costrette a vivere di fianco ad impianti petrolchimici, industrie chimiche o luoghi in cui sono stati sversati rifiuti industriali o scorie nucleari. Questo è lato oscuro dell’eredità del presunto miracolo economico italiano.  Essa è anche la realtà che vivono migliaia di persone che sono costretti a vivere di fianco all’inceneritore di Colleferro o lungo il fiume Sacco. Per tutto ciò si deve tenere alto l’attenzione affinché sia riconosciuto lo status di SIN a  tutta la valle.

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Un cammino attraverso la memoria

Madonna del Latte

Madonna del Latte

Il 26/aprile scorso si è svolta la passeggiata Ambientiamoci … ecologiando lungo il  percorso della memoria organizzata attraverso la sinergia di “Lamasena“, del “Circolo Fotografico A.Cippitelli”  e dall’Ass. culturale “Libertà è Partecipazione“.

L’evento ha avuto lo scopo di prendere conoscenza e divulgare l’esistenza di un percorso che connette luoghi suggestivi riportati all’antica bellezza da parte dell’amministrazione comunale di Boville Ernica.  La speranza è, infatti, avere contribuito a far crescere una nuova consapevolezza sulle bellezze paesaggistiche, storiche ed ambientali di cui – in gran parte –  si è disciolto il senso del rispetto e del suo  valore.

10245550_10202404974103510_1149779329250875881_nLa piena fruibilità del percorso richiede ancora un ultimo impegno da parte degli amministratori. Occorre procedere alla bonifica del costone di Boville  invaso da rifiuti, come mostrato nelle immagini che sono proposte.   Inoltre si dovrà provvedere al collaudo del nuovo ponte in   legno che permette l’accesso alla grande grotta naturale sottostante l’abitato della rocca di Boville.  Tuttavia, il più è stato fatto  e ciò rappresenta un grande motivo di orgoglio per un’intera comunità.

Un grazie speciale va ad Alberto ed ai professori della scuola media “Armellini”  per aver proposto il gradito evento.

Incontro con la scuola

Un successo tra i ragazzi la manifestazione : “Incontro con la Scuola” avvenuta il 10/04/2014 presso la  scuola media “G. Armellini” di Boville Ernica.  Durante l’evento sono stati esposti  i problemi ambientali della Ciociaria ma anche la sua “Grande Bellezza”.  La novità didattica si proponeva di suscitare una nuova consapevolezza verso i temi ambientali e sulle bellezze storiche che sono in dote alla Ciociaria.

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L’esposizione è avvenuta attraverso materiale mediatico  costituito da filmati e diapositive che rappresentano quanto di bello esiste in Ciociaria sugli ambiti delle tradizioni popolari, dell’arte e della cultura.

L’iniziativa è il frutto di una proficua sinergia tra le associazioni  Legambiente Lamasena,   Circolo Fotografico “A. Cippitelli”  e l’associazione “Libertà è partecipazione”.

Sul contesto delle criticità  ambientali, Remo Cinelli, presidente  del circolo Lamasena,  ha sottolineato la vicinanza alle grandi criticità ambientali che insistono nel fiume Sacco, con i suoi sversamenti inquinanti,  o ai problemi innescati  dagli interramenti di rifiuti tossici presso la vicinissima terra dei fuochi.

Molta enfasi si è posta sul livello di PM10 presente a Frosinone che le conferisce  il triste primato di città più inquinata d’Italia. Infine, i ragazzi sono stati chiamati a riflettere sull’impatto che ha il gettare i rifiuti in ogni dove e sui tempi di decomposizione degli stessi da parte della natura. Tali atteggiamenti diventano, tra l’altro,  la causa prima della presenza di micro discariche diffuse.

Il tutto è stato presentato attraverso il prologo sui  concetti dell’ ”Impronta Ecologica” e il   “Consumo del Suolo”.

Accanto ai  tanti problemi ambientali di cui si è parlato, sono stati lanciati anche segnali ed esempi per una possibile  riscossa che dovrà  fondarsi su una nuova coscienza civica e sulla  nascita di un nuovo orgoglio per la propria terra.

Riallacciandosi ad una frase di Peppino Impastato: “Bisognerebbe ricordare alla gente cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla”, l’architetto Alberto Paglia – del circolo Fotografico “Cippitelli” – ha illustrato le tante bellezze storiche e naturalistiche  presenti nelle nostre città.20140410-2

Al riguardo l’architetto Paglia  si è avvalso di una documentazione video e fotografica, in parte inedita,  che ha permesso di far conoscere le tantissime perle della Ciociaria.

Si è colta l’occasione per presentare  anche la prossima iniziativa, del 26 aprile prossimo, della passeggiata esplorativa ed ecologica  sul “sentiero della memoria “, inaugurato qualche mese fa, che raccorda tutto il centro storico di Boville.

Nel prossimo evento,  gli associati di “Lamasena”, del “Circolo Fotografico”  e di “Partecipazione e Libertà”  si uniranno agli studenti di Boville Ernica per percorrere insieme il sentiero e provvedere, contestualmente, alla raccolta degli eventuali  rifiuti  presenti.

L’appuntamento è, quindi, fissato alle ore 9.00 del 26 Aprile, presso l’area ex mattatoio, sottostante il  nuovo parcheggio di Boville Ernica. Chiunque desiderasse unirsi per effettuare insieme la piacevole passeggiata sarebbe il benvenuto

Visita al Convento dei Frati Minori Cappuccini di M. S. G. C.

“Sulle orme di S. Felice da Cantalice”, iniziativa promossa dal Comitato Festa dell’IMPEGNO CIVILE. “Per non far morire la nostra storia, il nostro paese, abbiamo tutti il dovere di partecipare”, dice Nico Veronesi.

M. S. G. C. – Un incontro per scoprire e valorizzare le prerogative e le specificità di Monte San Giovanni Campano. Sabato 5 Aprile alle ore 10.00, padre Egidio Loi, profondo studioso della figura di San Felice da Cantalice, condurrà cittadini monticiani alla riscoperta della vita del Santo presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini di M. S. G. C., luogo che ha suggellato profondamente il percorso spirituale del frate.

L’iniziativa è promossa dal Comitato dell’IMPEGNO CIVILE, già ben noto al paese per le numerose iniziative organizzate finora, con l’intento di riscrivere una pagina importante della nostra terra, fare emergere con parole nuove un modello di società che rimetta al centro la cultura, la bellezza, l’arte, e salvaguardare con passione e ardore gli elementi caratterizzanti la roccaforte monticiana.

L’evento avrà inizio alle ore 10.00 con una breve videoproiezione sulla vita del Santo, una scorsa sulla città in cui nacque e sulla sua professione di fede e di obbedienza avvenuta proprio nel convento monticiano, per poi terminare con la visita nel convento e ai luoghi in cui Fra Felice è vissuto e in cui avvennero fenomeni angelici, come quelli manifestatisi nella Porziuncola di Santa Maria Degli Angeli, in Assisi, a San Francesco, fondatore dell’ordine dei Frati Cappuccini.

“Conoscere e vivere realmente le bellezze del nostro Paese è sinonimo di passione e amore per la propria terra, – spiega Nico Veronesi, collaboratore di Padre Egidio e dell’ Opera degli Amici di San Felice -; vogliamo con questo evento tramandare e testimoniare lo scenario in cui si consumò un evento straordinario per la vita di San Felice, e ciò non solo a livello religioso e spirituale, ma anche a livello culturale”.

Del resto la roccaforte monticiana è caratterizzata da una lunga tradizione religiosa e monastica che l’ha interessata, luogo di profondo attaccamento ai valori cristiani, testimoniato non solo da chiese molto antiche, ma anche da attestazioni di conversione e santità che hanno lasciato un segno nella storia della Chiesa.

“Monte San Giovanni Campano – prosegue Nico Veronesi – è stato luogo di fede, di incontro, di riflessione teologica, non solo per il Santo di Cantalice, ma anche per San Tommaso d’Aquino; corriamo il rischio – conclude – che le peculiarità della nostra città vengano dimenticate e scarsamente valorizzate, così come succede per San Tommaso D’Aquino, nostro Patrono, e per il Castello Ducale a lui intitolato, di proprietà privata, aperto, purtroppo, in rarissime occasioni annuali, senza la giusta valorizzazione!”

Per non far morire la nostra storia, il nostro paese, abbiamo tutti il dovere di partecipare.

NdR: Nico Veronesi è tesserato del Circolo Legambiente Lamasena.

Ingegneria genetica e OGM. Rischi e Opportunità

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Il testo si basa prevalentemente sulla sintesi del controverso documentario dal titolo the Seeds of Death prodotto da Gary Null e va inteso unicamente come una raccolta di spunti di riflessione da cui si possono iniziare approfondimenti personali per valutarne la veridicità o meno, da effettuarsi per mezzo di fonti attendibili. Le eventuali informazioni a carattere sanitario e scientifico o inerenti la salute sono fornite a puro titolo informativo, e non vanno considerate in nessun caso sostitutive del parere o dell’opinione del medico e delle figure professionali del settore. L’articolo non rappresenta necessariamente l’opinione degli autori, di Legambiente, del sito ed i collaboratori che non potranno essere considerati responsabili per danni di qualsiasi natura a terzi o per qualsiasi azione od omissione posta in essere a seguito dell’uso delle informazioni contenute nell’articolo.
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L’ingegneria genetica è quella nuova scienza che si occupa di estrapolare in maniera selettiva geni dal DNA di microrganismi, piante e animali e di iniettarlo forzatamente all’interno del DNA di specie diverse.
Lo scopo degli scienziati è quello di comprendere il funzionamento della vita stessa, per poter individuare nuovi strumenti capaci di curare malattie o aumentare il benessere dell’Uomo. Tutti propositi indubbiamente lodevoli.
Con queste techiche gli scienziati riescono a manipolare le caratteristiche fisiologiche di esseri viventi e piante, facendo un copia e incolla di pezzi di DNA da varie specie, così da creare nuove forme di vita con delle caratteristiche inesistenti in natura, interamente progettate ed ingegnerizzate in laboratorio.
Si lavora ad esempio per rendere i maiali transgenici adatti per fare da donatori di organi all’uomo in caso di bisogno, senza dover ricorrere all’espianto da cadaveri e risolvendo le enormi difficoltà tecniche legate alla compatibilità, alle tempistiche ed alle liste di attesa.
L’ingegneria genetica è dunque una scienza si controversa ma indubbiamente affascinante e capace di aprire al mondo nuove prospettive. Per questo il suo studio andrebbe assolutamente incoraggiato e non ostacolato.Con queste tecniche l’Uomo interviene attivamente nella creazione di nuove forme di vita, prendendo impropriamente il posto di Dio nei processi di creazione ed evoluzione delle specie.Tuttavia, come già successo storicamente con la scoperta della radioattività (leggi l’articolo di approfondimento “Fidarsi della scienza, non fidarsi dell’industria”), alla fase scientifica ha fatto immediatamente seguito la fase industriale che vive di guadagni proprio grazie all’entusiasmo del mercato suscitato dalle nuove tecnologie.
Così anche per gli OGM le aziende hanno fiutato subito le opportunità di guadagno e si sono immediatamente lanciate nella distribuzione al pubblico di prodotti transgenici (es. pesci fluorescenti, semi per l’agricoltura, mangimi per animali) e prodotti derivati da OGM (es. latte).
Le più importanti aziende che a livello mondiale generano profitti dalla commercializzazione di prodotti transgenici o dallo sfruttamento dei brevetti sulle manipolazioni genetiche (altra materia controversa) sarebbero prevalentemente: Bayer, Monsanto, Basf e Dupont.
Bayer produce ad esempio il Riso OGM LL62, modificato per resistere al glufosinato, un erbicida altamente tossico prodotto dalla stessa Bayer e molto venduto in tutto il mondo con un giro di affari stimato in 241 milioni di Euro solo nel 2007.
Lo scopo di questo riso è quello di consentire ai coltivatori di aumentare l’utilizzo degli erbicidi così da distruggere praticamente tutto eccetto il riso.
Monsanto produce ad esempio il Mais MON 810, geneticamente modificato in modo da generare una proteina (Delta-Endotossina) che danneggia gli insetti (lepidotteri) che cercano di nutrirsene. L’uso sarebbe stato approvato dall’Unione Europea dal 1998. Il 90% del volume totale europeo sarebbe coltivato in Spagna. In Italia l’utilizzo di questo Mais sarebbe stato dichiarato illegale solamente pochi mesi fa, ovvero il 12 Luglio 2013, ma il decreto è stato impugnato dall’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che ne ha dichiarato l’infondatezza. In Italia pertanto vige uno stato di incertezza che, secondo quanto riportato da Greenpeace Italia sul proprio sito, sarebbe causa di possibili contaminazioni in Friuli Venezia Giulia.
Non si sa ancora quale sarà l’esito della contestazione dell’EFSA, ma sappiamo che alcuni paesi, come la Grecia, sono stati sanzionati dall’Unione Europea (delibera 2006/10/CE del 10 gennaio 2006) poichè “[…] la Grecia non è autorizzata a vietare la commercializzazione delle sementi di mais ibridi derivati all’organismo geneticamente modificato MON 810 […]“.
Basf produrrebbe la patata AMFLORA, modificata geneticamente per renderla adatta per produrre carta e per altri scopi tecnici ed industrali.
In Italia non si pottrebbero coltivare piantagioni OGM, ma i prodotti di consumo conteneti OGM possono essere liberamente venduti  (con l’obbligo di informare i consumatori). In qualche modo i consumatori sarebbeto tutelati, insomma, anche se non sembrerebbe facile tracciare ed informare i consumatori sui prodotti che derivano da animali che si alimentano con mangimi OGM, come ad esempio la carne o il latte.
Per dare un’idea della dimensione del fenomeno dell’agricolura transgenica, nel 2006 (8 anni fa) la superficie totale di campi coltivati con piante transgeniche era di 102 milioni di ettari (ovvero l’equivalente di 239 milioni di campi di calcio) con un incremento del 135% rispetto all’anno precedente.
Nel 2010 è stato stimato che il 10% dell’intera superficie coltivata del mondo sarebbe  stata seminata con prodotti geneticamente modificati. I paesi più interessati sono Stati Uniti, Canada, India, Sud America, Cina.
Le considerazioni da fare, specie sull’agricoltura OGM, sono molte e tutte controverse.
Non sono ancora stati pubblicati studi approfonditi sull’impatto a lungo termine degli OGM sull’uomo,  sull’ambiente e sugli animali. Probabilmente occorreranno anni per farlo. Nel frattempo le aziende brevettano e speculano sulla mancanza di dati scientifici.
Il problema è che per l’agricoltura transgenica il processo sembrerebbe oramai irreversibile ed incontrollabile. Infatti il vento, il polline, gli insetti ed altri fattori farebbero si che questi prodotti geneticamente manipolati vadano a contaminare coltivazioni autoctone e biologiche,  che riproducendosi minano la biodiversità in maniera irreversibile.
Inoltre c’è da considerare che, secondo alcuni studiosi (tra cui Michael Antoniou, PhD genetista presso il King College London School of Medicine) uccidendo gli insetti e non consentendo loro di nutrirsi, si scatena una reazione a catena negativa sull’intero ecosistema naturale che colpisce in maniera particolare i predatori che si cibano di insetti e gli altri predatori della catena alientare.
Sempre secondo Antoniou queste multinazionali promuoverebbero commercialmente i loro prodotti come sicuri da mangiare ed in grado di apportare benefici all’ambiente, aumentare la produzione del raccolto, ridurre l’uso di pesticidi e capaci di risolvere il problema della fame nel mondo.
Secondo altri l’industria genetica produce GMO per la distribuzione su scala mondiale accelerando semplicemente quel processo di selezione naturale Darwiniana che avviene da sempre in natura. Queste aziende avrebbero semplicemente migliorato ed accelerato quegli incroci di specie che gli agricoltori e gli allevatori da millenni effettuano proprio per esaltare alcune caratteristiche genetiche delle specie (colore, forma, resistenza, sapore, etc), scambiandosi semi e facendo accoppiare in maniera selettiva gli animali.
Non avendo a disposizione sufficienti elementi per valutare queste affermazioni, soffermiamoci a capire chi sono queste aziende, quali sono i loro interessi e la loro storia.
Innanzitutto mettiamo in evidenza che le aziende che lavorano sugli OGM (ovvero le aziende biotecnologiche) sono tutte aziente chimiche e farmaceutiche e si sa che l’industria farmaceutica genera profitti quando la popolazione è malata. Quando affermano pertanto che i prodotti da loro commercializzati sono sicuri, ovvero non provocano danni alla salute umana, bisognerebbe sempre considerare il loro evidente conflitto di interessi e pertanto le loro dichiarazioni andrebbero prese con estrema cautela e diffidenza.
Guardando alla storia, secondo quanto riportato da Wikipedia, Bayer Basf sarebbero le stesse aziende che durante il periodo Nazista (dal 1941 al 1944) guadagnavano soldi producendo, come membri del consorzio I.G. FARBEN, il gas killer denominato ZYKLON B che Hitler utilizzò per sterminare più di cinque milioni di Ebrei nei campi di concentramento come Auschwitz.
Sempre stando a quanto riportato da Wikipedia, Monsanto sarebbe la stessa azienda che produceva il DDT nel 1940, sostanza definita come inquinante organico persistente ed altamente resistente nonchè etichettata come possibile cancerogeno. Il suo utilizzo è stato vietato a partire dal 1972 (negli Stati Uniti) e dal 1978 (in Italia).
La stessa Monsanto avrebbe prodotto tra il 1961 e il 1971, un altro ritrovato miracoloso che avrebbe risolto i problemi Americani nel Vietnam, il famigerato Agente Arancio. Si trattava di un defoliante utilizzato nel Vietnam dagli Americani che veniva irrorato dagli aerei per far cadere le foglie degli alberi così da far uscire allo scoperto i Viet Cong. La sostanza chimica avrebbe  provocato e provocherebbe tuttora gravi malformazioni e tumori alle popolazioni locali.
Monsanto sarebbe ancora al centro dell’attenzione anche per altri prodotti controversi come l’ormone per la crescita bovina ed i PCB (policlorobifenili). Per questi ultimi, in commercio dal 1929, solo dopo quasi 84 anni di utilizzo massiccio, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) avrebbe accertato nel 2013 una correlazione tra esposizione ai PCB e cancro.
Secondo quanto riportato da Rima Laibow – Medical Director della Natural Solutions Foundation,  Monsanto e Dupont starebbero lavorando in maniera congiunta per commercializzare il gene Epicyte, che immesso all’intero del cibo OGM indurrebbe l’organismo umano a creare autoanticorpi contro lo sperma, con la conseguenza di rendere irreversibilmente sterili uomini e donne.
Secondo alcuni, se questa tecnologia dovesse andare nelle mani di malintenzionati, potrebbe magari un giorno essere somministrata all’interno di cibo OGM e distribuita in grande scala per scopi terroristici, bellici o per effettuare pulizie etniche.
Considerato che, dal punto di vista imprenditorale, non avrebbe alcun senso per le aziende investire soldi nella ricerca di questa categoria di OGM senza possibilità alcuna di un futuro ritorno economico, è probabileche ci sia già un mercato per il gene Epicyte, ovvero dei potenziali acquirenti.
Con gli OGM stiamo assistendo ad un fenomeno davvero inquietante:
 
anziché cambiare l’industria per adattarla alle esigenze della natura, l’Uomo sta cambiando la natura per adattarla alle esigenze dell’industria.
La cosa interessante da notare e che quasi tutte le applicazioni degli OGM nell’agricoltura vanno a vantaggio economico dei produttori e mai del consumatore finale (no prezzi più bassi o migliori sapori ad esempio).
“I rischi a cui si espone l’agricoltura oggi mi sono troppo elevati e non vale la pena rischiare, bisogna seguire il principio di precauzione” (Michael Antoniou, PhD)
Quello che possiamo fare è sostenere la battaglia contro la contaminazione da OGM che produce inquinamento genetico incontrollato.
Per farlo bisogna spingere i comuni Italiani a far applicare la “clausola di salvaguardia” prevista dalla normativa Europea e già adottata da molti altri paesi.
Si tratta di dichiarare il comune “antitransgenico”, ovvero:
  • impedire, sulla base del principio di precauzione e sulle valutazioni degli aspetti socio-economici del territorio, che vengano coltivati, allevati, sperimentati in campo aperto, trasportati e commercializzati organismi geneticamente manipolati;
  • controllare la qualità degli alimenti agricoli e di allevamento prodotti sul territorio;
  • invitare le aziende fornitrici di pasti e derrate nelle mense pubbliche e scolastiche a dichiarare formalmente il non utilizzo di alimenti contenenti OGM;
  • pubblicizzare la delibera tramite l’apposizione della denominazione “COMUNE ANTITRANSGENICO” nei cartelli di ingresso e di saluto del Comune e sul sito internet ufficiale.

 

Nella provincia di Frosinone sono stati già dichiarati COMUNI ANTITRANSGENICI i comuni di:

  • AQUINO;
  • SAN DONATO VAL DI COMINO;
  • SAN GIOVANNI INCARICO.
Dobbiamo spingere le amministrazioni locali del bacino dell’Amasena a prendere provvedimenti quanto prima e poi estendere questa forma di tutela ai territori limitrofi fino a comprire l’intero territorio nazionale.
Inoltre la Legge Regionale del Lazio del 01 Marzo 2000 numero 15, prevede la Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario. Bisogna individuare le nostre risorse, proteggerle e svilupparle, anche commercialmente.
Non dimentichiamo che noi siamo ciò che mangiamo.
Per approfodire è consigliata la visione del filmato seguente, da cui sono state tratte la maggiorparte delle informazioni tradotte e sintetizzate in  questo articolo.
Giovanni Gasparri
Toronto, 30 Marzo 2014

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  30 Marzo 2014
Ultima Revisione: 30 Marzo 2014

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