Il circolo Lamasena sostiene la Petizione Popolare contro il declassamento del bacino della valle del Sacco dalla qualifica di SIN (Sito d’Interesse Nazionale) a SIR (Sito d’Interesse Regionale).
Non si può tacere contro il provvedimento del ministro Clini che, con il decreto di declassamento del 11 gennaio 2013, impedisce – di fatto – l’accesso a risorse nazionali per bonificare le aree del bacino e le 122 discariche dismesse, presenti in 89 comuni della provincia di Frosinone.
La situazione del degrado ambientale, lungo il fiume Sacco, non lascia margini di ottimismo. Già nel marzo 2005, è stato accertato lo stato di emergenza per la valle del fiume per la presenza alti livelli fuori norma del beta-esaclorocicloesano nel latte e, quindi, trasferiti anche nell’uomo. Ci sono stati casi di morie di bestiame per il solo fatto di essersi abbeverati o aver respirato esalazioni venefiche provenienti dal fiume (il caso delle mucche di Annina che morirono per sversamento occasionale di cianuro). A tutt’oggi la situazione non va nella direzione di un progressivo miglioramento. Nella sola città di Colleferro, risultano ancora attivi 108 punti di sversamenti inquinanti provenienti da cementifici , aziende chimiche, inceneritori e poli industriali della difesa.
Questi inquinanti sono entrati nella catena alimentare e, quindi, il fenomeno riguarda tutti e non solo chi abita in prossimità del fiume.
Per tale ragione c’è bisogno di un attivismo che possa portare verso una consapevolezza diffusa sui guasti ambientali in essere e sui possibili rimedi. Quindi, il circolo Lamasena, in questo scenario, raccoglie la sfida dei promotori per una petizione popolare a favore dei ricorsi, contro il decreto Clini, presentati dall’ente Regione Lazio, da Legambiente, da Retuvasa ed altre associazioni per la re-istituzione del SIN al “Bacino del Fiume Sacco”.
Ad ogni grande scoperta dell’uomo, ha fatto sempre seguito una rapida ondata di produzione industriale e di ottimismo commerciale.
Questa corsa contro il tempo, volta a conquistare il mercato con prodotti sempre nuovi, ha spesso creato conseguenze disastrose.
Gli scienziati non hanno neanche il tempo di validare gli effetti a lungo termine delle scoperte sulla salute o sull’ambiente, che nel frattempo le aziende iniziano già a lucrare con la distribuzione al pubblico.
Quando Marie Curie scoprì la radioattività, ad esempio, l’industria entrò subito in fermento, portando nelle case della gente degli oggetti pericolosissimi.
Non si conoscevano ancora i rischi della radioattività sull’uomo, ma il mercato sembrava comunque entusiasta: c’erano nuove idee da vendere a tutti i costi.
La fabbrica Auergesellschaft di Berlino iniziò a commercializzare, ad esempio, nel 1920 un dentifricio radiattivo al Torio, chiamato Doramad, e pubblicizzato come miracoloso per l’incredibile effetto antibatterico e sbiancante sui denti.
Il dottore farmacista Alexis Moussalli, Parigino ma di origini Egiziane, brevettò tra il 1927 ed il 1934 ben 101 preparati a base di Radio, Torio ed altre sostanze radioattive. La creazione che ebbe più successo a livello commerciale fu THO-RADIA, disponibile come
crema o polvere, venduta come prodotto di bellezza e curativo a donne di tutte le età – metodo scientifico.
L’inventore William J. A. Bailey, con una falsa laurea ad Harvard, dichiarò nel 1918 che secondo dei suoi studi l’acqua potabile arricchita con il radio potesse stimolare il sistema endocrino e curare patologie come il diabete, l’impotenza, l’anemia, l’asma e diverse altre patologie ancora. Si arricchì mettendo in commercio la bevanda Radithor, fabbricata nel New Jersey. Aveva investito nell’idea il ricco industriale americano Eben Byers che, per ironia della sorte, morì nel 1932 proprio a causa dell’ingestione prolungata di Radithor.
Il fondo probabilmente lo toccò la Home Products Company di Denver, in Colorado, che nel 1930 pubblicizzò un surrogato dell’attuale Viagra. La supposta radioattiva che avrebbe garantito prestazioni sessuali “scintillanti”.
Ci si accorse troppo tardi delle conseguenze della radiattività sull’uomo. Pian piano tutti gli scienziati che avevano attivamente lavorato in quell’ambito di ricerca iniziarono a morire precocemente. Prima Charles Madison Dally, nel 1904, poi Elizabeth Ascheim l’anno seguente, Marie Curie nel 1934, Louis Slotin nel 1946 e tanti altri ancora.
Il loro sacrificio non è servito a molto per cambiare le intenzioni dell’industria.
Tra agli anni ’70 e gli anni ’80, infatti, l’azienda 3M, tuttora leader mondiale nel suo settore, produsse un dispenser di nastro adesivo radiattivo. Era il modello C-15 Decor Scotch e conteneva Torio. La sostanza radioattiva era stipata nella pesante base che rendeva il dispenser stabile sulle scrivanie.
Con modalità analoghe a queste appena elencate, la radioatività era entrata ormai dentro la maggior parte degli oggetti e si era diffusa in maniera incontrollabile:
Uranio – nella ceramica utilizzata per dentiere, pentole, gioielli, mattonelle da bagno e nel vetro e marmo;
Uranio impoverito – nei dadi da gioco per bambini e proiettili;
Torio – in lanterne incandescenti, utensili ed oggetti di ferramenta in lega magnesio-torio, bacchette per le saldatrici, obiettivi fotografici, sale alimentare povero di sodio, noci brasiliane, gomme da masticare, cioccolate;
altri isotopi radioattivi – nelle penne per scrivere, candele per motori delle macchine, farmaci antidiarroici, rilevatori di fumo, valvole elettriche, gioielli, palline da golf, fertilizzanti per terreni, sale e carta lucida delle riviste a colori.
E’ scientificamente provato che la radioattività crea danni al nucleo delle cellule ed al DNA, anche irreversibili.
In caso di danni irreversibili al DNA, la cellula darebbe vita a una progenie di cellule geneticamente modificate che potranno dar luogo a tumori o leucemie.
Tutti questi oggetti, che in maniera subdola hanno minato per decenni il nostro DNA e la nostra salute, adesso sono finiti nelle discariche di tutto il mondo e resteranno li ad inquinare ancora per molto.
Il Radio dimezza la propria intensità di irradiazione (emivita) in un periodo di 1602 anni, il Torio invece è quasi perenne. La sua emivita, infatti, è tre volte l’età attuale della terra.
Con la radioattività, l’entusiasmo e la logica del guadagno aveva prevalso.
Facciamo in modo che la ricerca scientifica non si fermi, ma che l’industria non ci lucri sopra prima che gli scienziati abbiano avuto il tempo di verificare gli effetti delle scoperte.
Sta succedendo di nuovo con gli OGM. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.
Giovanni Gasparri
Toronto, 19 Marzo 2014
PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!
Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook) Data di Pubblicazione 19 Marzo 2014 Ultima Revisione: 19 Marzo 2014
PER APPROFONDIRE
Suffering For Science: Reason and Sacrifice in Modern America – Di Rebecca Herzig;
Tu hai il diritto di leggere, copiare, stampare, salvare, modificare, migliorare, distribuire, vendere, fotocopiare o correggere il presente lavoro. Le uniche restrizioni sono che se lo distribuisci, devi citare l’autore ed il titolo del documento, e se prendi spunto da questo lavoro per creare un’opera derivata devi allo stesso modo citarli. Con questa licenza ti diamo praticamente ogni libertà di utilizzare le informazioni, ad eccezione di togliere quella libertà ad altri.
Prima di stampare questa pagina considera l’impatto che avrà sull’ambiente
Sabato e Domenica 22 e 23 Marzo 2014 avremo la possibilità di ammirare 750 tesori d’Italia che generalmente non sono accessibili al pubblico. Si tratta della ventiduesima edizione delle Giornate FAI di primavera, organizzate dal Fondo Ambiente Italiano per diffondere la culura del Patrimonio Italiano e la sensibilità a conservarlo.
Per questo motivo gli ingressi sono gratuiti anche se sono graditi liberi contributi per l’accesso a queste risorse.
La provincia di Frosinone offre tre tappe molto interessanti ad ARPINO, SANT’ELIA FIUME RAPIDO e CASSINO.
Tutte e tre le tappe della Ciociaria sono inserite nell’itinerario nazionale dei luoghiAugustei, ovvero dei luoghi correlati alla vita e alle opere dell’imperatore Augusto. Scopriamo perchè…
ARPINO
Arpino, oltre ad essere la patria di Cicerone, ha dato i natali anche a Marco Vipsanio Agrippa, influente personalità della Roma antica e genero dell’Imperatore Ottaviano.
L’imperatore Augusto nacque sotto il consolato dell’arpinate Marco Tullio Cicerone e Caio Antonio.
In quasi 40 anni di regno, Augusto portò grandi modifiche che lasciarono segni nei secoli e si servì di Marco Vipsanio Agrippa come bravissimo architetto per abbellire Roma di edifici e monumenti (come ad esempio il Pantheon).
Le visite guidate saranno disponibili dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 di entrambi i giorni e l’organizzazione sarà a cura degli Apprendisti Ciceroni. Le visite prevedono anche una tappa alla Civitavecchia di Arpino, con le sue Mura Ciclopiche ed il celeberrimo Arco a Sesto Acuto.
SANT’ELIA FIUME RAPIDO
Nel territorio di S. Elia sorgeva l’acquedotto romano di Casinum e seguiva l’alveo del fiume Rapido. Lo splendido Ponte dell’acquedotto, denominato LAGNARO, è caratterizzato da campata ampia 12 metri.
Le visite guidate saranno disponibili dalle 10:00 alle 18:00 di entrambi i giorni e l’organizzazione sarà a cura degli Apprendisti Ciceroni.
CASSINO
A Cassino sarà aperta l’area archeologica e sarà possibile ammirare il Teatro dell’Età Augustea, l’anfiteatro ed il sagello sepolcrale di Ummidia Quadratilla, i resti della Via Latina, Ninfeo Ponari ed il museo archeologico della città.
Le visite guidate saranno disponibili dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 di entrambi i giorni e l’organizzazione sarà a cura degli Apprendisti Ciceroni.
PENSIAMO GLOBALMENTE, AGIAMO LOCALMENTE!
Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook) Data di Pubblicazione 15 Marzo 2014 Ultima Revisione: 15 Marzo 2014
Su gentile concessione dell’autoreRoberto Vaccaabbiamo il piacere di pubblicare integralmente l’articolo dal titolo “City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio?”del 06/12/2013.
Ing. Roberto Vacca, famoso scrittore, divulgatore scientifico, saggista e matematico
Allego mia analisi del grosso imbroglio perpetrato a Londra da banchieri inglesi (soprattutto Barclays) per lucrare guadagni su derivati relativi a tassi interesse. Pare abbiano fatto fuori 70 miliardi di dollari, i ns ladri regionali hanno fregato molto meno: di loro parliamo molto. Invece degli imbroglioni londinesi da luglio non se ne parla quasi più, ma a settembre il Commons Treasury Committee britannico dichiara che già dal 2010 loro avevano avvisato che non era bene nominare R Diamond amministratore delegato di Barclays perché già allora (con altri) manipolava i tassi. L’ammontare dei derivati IRD manipolato dai banchieri UK era di 300.000 miliardi di $, cifra ardua da immaginare. Il totale circolante dei derivati IRD a fine settembre era di 518.000 miliardi di $, ancora più ardui da immaginare.
Credo che la crisi non finirà presto. teniamoci forte
City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio? di Roberto Vacca
Nel delizioso film The Ladykillers (1955) (mal tradotto come “La Signora Omicidi”), Alec Guinness e Peter Sellers organizzano una rapina in banca. Sono pensionanti a casa di una vecchietta e si fanno passare per musicisti. Incontrano inciampi di ogni tipo e non si possono godere il grosso malloppo in banconote. Lo danno alla vecchietta che si stupisce. La tranquillizzano: “Sa che in banca girano milioni di pagamenti. Spesso su ciascuno avanzano alcuni penny che non servono a nessuno. Si sommano e costituiscono una bella somma di cui non si sa che cosa fare. La diamo a lei: sono solo tanti centesimini messi insieme.”
Devono aver meditato questa storia parecchi banchieri inglesi che, a forza di penny, hanno fatto fuori molti miliardi. Se ne è parlato poco, specie in Italia, ove sentiamo frequenti, orride notizie di concussioni e appropriazioni indebite (da parte di pubblici ufficiali) e aggiotaggi commessi da finanzieri, [L’aggiotaggio è il reato di chi specula su variazioni del prezzo di titoli o merci, valendosi di informazioni riservate o divulgando notizie false.]
Faccendieri o cassieri di partiti si sarebbero appropriati di decine o centinaia di milioni di euro. Non ho trovato una stima dell’ammontare totale di queste ruberie. Azzardo a valutarle in alcuni miliardi di Euro. La Corte dei Conti ha valutato che, se non ci fosse stata evasione fiscale, il debito pubblico sarebbe ora il 76% del PIL invece del 120%. Ammonterebbe a 1200 miliardi di euro (G€) invece che a 1880 G€. Questi 680 miliardi e quelli rubati gridano vendetta. Però reati gravi sono stati commessi dai grossi banchieri inglesi cui accennavo sopra. Avevo previsto “manovre pilotate da speculatori” nel mio libro su come salvare il prossimo decennio nel Gennaio 2011: riporto in calce il mio articolo del Maggio scorso in cui ne cito passi rilevanti e racconto cosa siano gli IRD, Interest Rate Derivatives. Ecco la storia.
Il LIBOR (London InterBank Offered Rate) viene fissato dalla BBA (British Bankers Association) in base a dati forniti da 18 banche inglesi. Si escludono i 4 valori più alti e i 4 valori più bassi e si calcola il tasso medio sui 10 restanti. Il valore di questo tasso medio determina fra i vari derivati (IRD) che hanno per sottostante tassi di interesse quali salgono di valore e quali scendono. Il circolante di questi IRD a fine Settembre 2012 era salito a 518.000 miliardi di dollari (T$). Di questi pare che 300.000 miliardi di dollari siano influenzati proprio dalle decisioni della BBA sul LIBOR. Se i banchieri che fissano il LIBOR intanto speculano su quel tasso, sanno in anticipo quello che fisseranno in avvenire. Quindi scommettono sul sicuro e incassano profitti indebiti percentualmente piccoli, ma proporzionali alle gigantesche somme totali citate.
Nel Luglio 2012 il Financial Times scriveva che i banchieri avevano manipolato il LIBOR e la Federal Reserve Bank USA li accusava di collusione e menzogna. La banca accusata di essere responsabile delle più forti manipolazioni era la Barclay’s. Ai primi di Luglio 2012, Marcus Agius, il presidente della banca, dava le dimissioni. Doveva tornare al suo posto due giorni dopo per occuparsi di trovare un successore all’amministratore delegato Bob Diamond, dimissionario in seguito alle accuse di essere il maggiore responsabile delle manipolazioni, sebbene fosse molto stimato per aver innalzato turnover e profitti della banca. Anche J. del Missier, direttore generale di Barclay’s, dava le dimissioni in conseguenza dello scandalo. Diamond dichiarava di rinunciare al suo bonus annuale, ma si veniva a sapere che dal 2007 al 2011 aveva incassato 186 milioni di dollari fra stipendi e premi. Dopo le dimissioni, Diamond si ritirava dal comitato organizzatore di una cena per finanziare (25.000 dollari a piatto) la campagna di Mitt Romney
Barclay’s veniva multata dalla Financial Service Authority britannica e dal Department of Justice americano per 453 milioni di dollari per le manipolazioni effettuate. Non è chiaro l’ammontare del ricavato dalle manipolazioni perpetrate da Barclays ed altri. Se ne trovano in rete valutazioni molto diverse fra loro Jamie Doward (The Observer del 30/6/2012) riporta la cifra di 45 miliardi di sterline equivalenti a 70 miliardi di dollari. In questo caso la multa citata ne rappresenterebbe solo i 2/3 dell’uno per cento. La punizione e le dimissioni del top management di Barclays sembrano nettamente inadeguate.
Curiosamente da oltre due mesi dello scandalo non si parla e non si scrive più. Il 19 settembre il Commons Treasury Committee britannico sottolineava che già il 15 settembre 2010 aveva espresso ufficialmente la propria opinione che Bob Diamond fosse inaccettabile alla guida della Barclays proprio perché implicato nelle manipolazioni sul LIBOR.
Temo che le cifre che ho citato siano incerte: non sono il risultato di una inchiesta, ma soltanto stime. Sembrano nettamente più grosse di quelle dei scandali italiani. Quei banchieri britannici (li immaginiamo con bombetta e ombrello?) non avevano pensato male di prelevare centesimini: 70 miliardi su 300.000 fanno solo un terzo dell’uno per mille. Gli è andata anche bene per qualche anno. Poi, almeno alcuni, sono stati smascherati – e trattati con indulgenza eccessiva. Quis custodiet custodes?
* * *
Derivati di Damocle – 13 Maggio 2012
I giornali di oggi titolano tragicamente “Boom dei derivati valgono 14 volte le Borse”. È vero: il problema esiste, ma il rischio era ben noto. Lo avevo spiegato oltre un anno fa nel mio libri SALVARE IL PROSSIMO DECENNIO (Garzanti, 2011). Ne riporto qui una pagina in cui scrivevo che alla fine del 2010 il livello degli IRD era 450 trilioni di $ = 32 volte il PIL degli USA. Non ci dovrebbe stupire che dopo un anno e ½ sia cresciuto a 504 T$ (36 volte il PIL degli USA. Dovremmo stupirci che le regole severe sul funzionamento delle banche non siano state ancora imposte.
Estratto dal Capitolo 8 di “Salvare il Prossimo Decennio”, di R. Vacca
“Sorge il dubbio se gli esperti esistano davvero in economia. Tranne rare voci (come quella di N. Roubini), nessuno previde la crisi economica del 2008 e nemmeno suggerì come evitarla. A posteriori, le cause sono state: rilassamento di regole e controlli USA su banche e istituti finanziari. Sono stati emessi titoli estremamente speculativi supportati da garanzie immaginarie e bilanci falsi per giustificare bonus ridicolamente alti dei vertici manageriali. La struttura dei derivati spesso è instabile, o perversa. Nel mio “Patatrac – la crisi: Perché? Fino a quando?” (Garzanti 2009) definisco i derivati e ne spiego i meccanismi. Nello stesso testo indico il livello altissimo del circolante dei Credit Default Swaps: (55 T$ = quattro volte il PIL USA) che, insieme a perdite, frodi, crediti irrecuperabili etc., mostrava che la crisi sarà lunga. Ricordavo quanto sia implausibile che l’andamento di titoli basati su mutui contratti da squattrinati, produca lauti utili incassati da ricconi. Ora il livello dei CDS è diminuito.
Cresce smisuratamente il volume dei derivati basati sui tassi di interesse (Interest Rates Derivatives – IRD) – vedi tabella seguente.
Anno
IRD in T$
CDS in T$
2001
69,2
0,9
2002
101,3
2,2
2003
142,3
3,8
2004
183,6
8,4
2005
213,2
17,1
2006
285,7
34,4
2007
382,3
62,2
2008
403,1
38,6
2009
427
30,4
2010
449
30
1 T$ = 1 Teradollaro (detto anche trilione di dollari) = 1012 $
Fonte: ISDA, International Swaps and Derivatives Association, Inc.
Il sottostante di un derivato basato su tassi di interesse è il diritto a pagare o a ricevere una certa somma di denaro a un dato tasso di interesse. Pare che la maggioranza (80%) tra le 500 maggiori aziende del mondo si serva di questi derivati per controllare il proprio flusso di cassa. Il volume totale degli IRD alla fine del 2009 era di 449 T$ – circa 32 volte il prodotto interno lordo USA!
In effetti questo impiego é un’assicurazione contro tassi di interesse eccessivi e consegue – talora – una riduzione dei tassi pagati. Questi strumenti vengono talora presentati come scevri da ogni rischio – ma non è così. Esistono IRD più sofisticati il cui valore è funzione non soltanto del livello corrente di un indice (come, ad esempio, il LIBOR – London InterBank Offered Rate), ma anche dei valori passati dell’indice e dei valori e andamenti passati propri, cioè dello stesso IRD. In quest’ultimo caso il titolo, o strumento, si chiama Snowball (= palla di neve) e tenderà a ripetere amplificate o attenuate le proprie vicissitudini precedenti. Esistono molte altre varianti degli IRD. Ad esempio, le clausole dette “bermudiane”, a certe date fisse, permettono all’istituto emittente o all’acquirente di interrompere il rapporto a certe condizioni prestabilite. Le strategie più convenienti per gestire un IRD possono solo essere arguite in base all’impiego di modelli matematici probabilistici: ne sono disponibili parecchi aventi caratteristiche diverse. Per orientarsi su questo terreno, occorre aver raggiunto un alto livello di professionalità. È raro che un investitore o l’amministratore di un’azienda riesca a innalzare adeguatamente le proprie competenze e a prevedere i rischi che sta correndo. I livelli dei tassi di interesse sono stabiliti da leggi nazionali e da accordi internazionali. Oltre a questi è pensabile che si possano sviluppare manovre pilotate da speculatori, data la citata enorme mole delle risorse coinvolte.”
Su gentile concessione dell’autoreRoberto Vaccaabbiamo il piacere di pubblicare integralmente l’articolo dal titolo “Frecce Spezzate”del 06/12/2013.
Ing. Roberto Vacca, famoso scrittore, divulgatore scientifico, saggista e matematico
Al bando la bomba (nucleare)
Che probabilità ci sono che si verifichi una guerra casuale, provocata da guasti o errori umani? Nel silenzio generale, lancio un appello, di Roberto Vacca, SETTE Green, Corriere della Sera, 6/12/2013
Condanniamo chi uccide o maltratta un solo essere umano. Peggio se le vittime sono milioni, come accadde nell’ultimo secolo. Invece nessuno menziona le colpe di omissione di chi mette a rischio la vita di miliardi di umani. Noi tutti potremo essere distrutti senza preavviso da una guerra nucleare non premeditata, scatenata per caso, senza odio. Già nel 1959, nel suo libro La questione della difesa nazionale, Oskar Morgenstern, economista matematico, inventore con John von Neumann della teoria matematica dei giochi competitivi, scriveva: «Un giorno un’arma nucleare esploderà in modo puramente accidentale, senza alcuna connessione con piani militari. La mente umana non può costruire qualcosa che sia infallibile». Il rischio, secondo lo studioso, non era tanto quello di una guerra nucleare scatenata da guerrafondai perversi o folli, ma da malfunzionamenti tecnici casuali o da errori umani. Possibilità reale o eccessivo allarmismo? Certo è che nel 1971 Usa e Urss avevano ben presente il problema e firmarono un accordo per “ridurre il rischio dello scoppio di una guerra nucleare” che conteneva questa considerazione: «La stessa esistenza di armi nucleari, anche gestite con le più sofisticate procedure di comando e controllo, è ovviamente fonte di continua preoccupazione. Malgrado le precauzioni più elaborate, è concepibile che un guasto tecnico o un errore umano o un incidente frainteso o un’azione non autorizzata possa scatenare un disastro o una guerra nucleare». Così, nel 1978, la Marina statunitense coniò il termine “freccia spezzata” (broken arrow) proprio per definire lo scoppio di un’arma nucleare che non implichi il pericolo di scatenare una guerra oppure un incendio o la perdita o il furto di un’arma nucleare e definì “lampo nucleare” (nucflash) l’incidente che causi un’esplosione termonucleare “tale da creare il rischio di una guerra fra Stati Uniti e Unione Sovietica”. Da allora è certo che il rischio è aumentato: oggi gli arsenali nucleari contengono migliaia di radar, computer e armi (con potenze distruttive equivalenti a milioni di tonnellate di alto esplosivo) che rendono complicato gestire i sistemi tecnologici di monitoraggio, di controllo e di comando.
Numeri e Stime. Ma che probabilità ci sono che una guerra nucleare “casuale” si verifichi davvero? Calcolarlo è arduo anche se, da mezzo secolo, i governi di molti Paesi ci provano. Fatti e dati, però, rimangono segreti. Le stime dell’Ufficio dell’Esercito americano per lo sviluppo di armi speciali non sono credibili. Nel 1971 indicavano una probabilità annuale di 1 su 100.000 per lo scoppio accidentale di una bomba H e di 1 su 125 per l’esplosione di una bomba A. Anche le stime delle possibilità di fusione del nucleo e di disastri conseguenti fatte nel 1975 da Rasmussen, erano troppo ottimistiche. Il direttore del Dipartimento energia nucleare dell’Mit sosteneva che un incidente tale da causare 100 morti si sarebbe verificato ogni 10.000 anni e uno tale da causare più di 1000 morti ogni milione di anni: ma 11 anni dopo ci fu Chernobyl: 64 morti per lo scoppio e oltre 4000 per le radiazioni. Eppure, anche se nessuna arma nucleare americana, russa o di altri Paesi è mai esplosa, i militari statunitensi hanno riferito molti casi di bombe H danneggiate, bruciate o sganciate in mare o sul terreno (in North Carolina (1961), in Texas (1966), per esempio). Tre bombe H Mark 28 caddero a Palomares in Spagna dopo la collisione del B-52 che le portava a bordo con l’aereo cisterna che lo stava rifornendo di carburante. Gli americani dovettero disinquinare un’area di oltre due chilometri quadrati dove si era sparso plutonio. La quarta bomba cadde in mare e fu ripescata tre mesi dopo a 800 metri di profondità da una flotta con sottomarini e palombari. L’operazione costò 600 mila dollari.
La caduta della chiave inglese. Il 18 settembre 1980 a Damascus, Arkansas, un tecnico lasciò cadere una grossa chiave inglese dall’altezza di 20 metri mentre faceva manutenzione nel silo del missile Titan II, con testata nucleare da 9 megaton. L’urto contro il missile provocò una fuga di carburante. Poche ore dopo l’ossigeno liquido e il carburante del missile esplosero provocando un incendio enorme. La porta di cemento e acciaio del silo, che pesava 740 tonnellate, si sfondò. La testata nucleare del missile fu proiettata a 200 metri di distanza e poi ritrovata intatta. Fra il personale, un morto e 21 feriti. Il libro di Eric Schlosser, Command and Control (Penguin, 2013), descrive in dettaglio questo incidente, in sé non tanto significativo ma elencato come l’ultima “freccia spezzata” in una lista di 32 pubblicata nel 1981 dal Dipartimento della Difesa americana (vedi The Defense Monitor 1981, pubblicato dal Center for Defense Information, gestito da ex alti ufficiali americani). È sconcertante che la US Air Force avesse in precedenza pubblicato una lista più lunga: 94 incidenti ad armi nucleari accaduti dal 1950 al 1957. Ma le cifre, forse, sono superiori. Da mie ricerche in rete ho trovato 121 “frecce spezzate” dal 1950 al 2003. Da allora non sono menzionati altri incidenti. Due all’anno in media per 53 anni e poi nessuno per 10 anni! È plausibile che la censura blocchi le informazioni perché, se fossero rese note, proverebbero che il rischio è maggiore di quanto finora stimato. Oltre ai difetti dei sistemi d’arma, anche i sistemi radar di difesa hanno fallito varie volte in modo clamoroso. Il 9 Novembre 1979 il sistema radar americano Bmews (Ballistic Missile Early Warning System), mirato a individuare prontamente missili balistici sovietici, diede l’allarme di un attacco missilistico contro gli Stati Uniti. Iniziarono i preparativi di rappresaglia con missili intercontinentali e bombardieri. I satelliti, però, non confermarono l’allarme e poco dopo si capì che per errore era stato inserito nel sistema un nastro di prova con segnali che simulavano un attacco, normalmente usato per addestramento del personale. Il 26 settembre 1983 un radar sovietico segnalò in arrivo cinque missili nucleari americani. Il colonnello Stanislav Petrov, che comandava la stazione radar vicino a Mosca, avrebbe dovuto dare l’allarme e scatenare la risposta nucleare russa. Pensò che un attacco americano con soli cinque missili non fosse credibile. Se avessero voluto attaccare, ne avrebbero sparati centinaia. Segnalò che si trattava di un falso allarme. Fu processato da una corte marziale per non aver seguito le regole e fu assolto. Aveva salvato il mondo.
Olocausto nucleare. Fatti e dati, anche se contraddittori, dovrebbero stimolare una seria riflessione sull’eventualità di una guerra nucleare “casuale”. Eppure regna il silenzio, anche se oggi gli arsenali nucleari contengono 12.000 testate che hanno un potere distruttivo equivalente a 700 chilogrammi di alto esplosivo per ogni essere umano. Se esplodessero, distruggerebbero la maggior parte del mondo. Per evitare il rischio dell’olocausto nucleare scatenato per caso dovrebbero essere eliminate tutte le armi nucleari. Ma la diplomazia internazionale è troppo lenta, i capi spirituali di religioni e di movimenti distratti. Invito quindi a divulgare un nuovo manifesto “Ban the bomb” (No alla bomba) per coinvolgere (senza frontiere) università, aziende, operatori web, sponsor pubblici e privati, movimenti spirituali e culturali, agenzie e mezzi di comunicazione di massa. È urgente. È morale.
Il settore dell’edilizia è in crisi profonda da alcuni anni in Italia. Una delle zone più colpite è la Ciociaria che da sempre mette al servizio della Capitale le migliori e più qualificate risorse umane per la realizzazione di importanti progetti architettonici pubblici, artistici, industriali e residenziali di Roma.
La depressione del settore edile è un effetto della stagnazione del mercato immobiliare, dovuta prevalentemente alla mancanza di liquidità generalizzata, ma anche alle ridotte opportunità di trasferirsi per lavoro e soprattutto, diciamolo, alla radicata tendenza che gli Italiani hanno a restare in casa.
Il modo in cui siamo legati alla nostra casa, comparato alle altre culture occidentali, è quasi maniacale.
Specie nei paesini, le case vengono tramandate di generazione in generazione come dei testimoni che rappresentano la continuità con la storia genealogica di ciascuno di noi.
Non è raro trovare nuclei familiari che vivono in case secolari che sono appartenute da sempre alla famiglia.
Nella cultura dei Ciociari, poi, i genitori iniziano a preparare la casa per i figli già quando questi sono piccoli, senza considerare che magari un giorno andranno via lontano per soddisfare le proprie ambizioni o inseguire i propri sogni. E se non è possibile rendere più accogliente la casa natìa, magari espandendola, allora ne costruiscono o ne comprano una nelle immediate vicinanze.
L’esempio più eclatante del morboso attaccamento che abbiamo al focolare è rappresentato dal desiderio estremo di tutti gli anziani di tornare a morire nella propria casa, nel proprio letto. Questo rapporto che abbiamo con la casa è ciò che ci distingue maggiormente dalle altre culture ed il nostro modo di considerarla ci offre la possibilità di vivere in maniera più intima il nostro rapporto con la famiglia.
Guardando le case degli Italiani all’estero è da subito evidente che sono le più belle, le più grandi e le più curate. Per noi la casa è sacra e qualsiasi cosa possa succedere lì fuori ci interessa solo fino a quando chiudiamo il portone di casa. Da quel momento in poi si può scatenare anche l’inferno mentre ci godiamo la bellezza del focolare.
In Nord America al contrario c’è la tendenza a considerare la casa come un luogo temporaneo dove si vive e non come parte integrante della vita stessa.
Per questo si comprano e si vendono case molto velocemente ed il mercato immobiliare è più in fermento (nonostante i postumi della crisi dei subprime).
Un aspetto interessante da mettere in evidenza è che consideriamo nostra la casa perchè ci appartiene, ma non consideriamo invece nostro l’ambiente che ci circonda perchè non lo possediamo, non è di nostra proprietà.
Le altre culture invece considerano l’ambiente come un’estensione naturale della propria casa e per questo si prodigano per mantenerlo pulito. Questo non succede da noi, purtroppo, ed i fatti della Terra dei Fuochi o del fiume Sacco ne sono solo piccoli esempi che lo dimostrano tragicamente.
Si dovrà lavorare molto per creare una cultura dell’ambiente inteso come casa. Non dimentichiamo che è da qui che nasce l’ecologia, che in Greco significa proprioamore per la casa.
Impariamo a conoscere l’ambiente, le sue problematiche e come vivere in maniera sostenibile con esso, godendocelo senza consumarlo. Impariamo a considerare il mondo come casa nostra. Non deturpiamolo.
PENSIAMO GLOBALMENTE, AGIAMO LOCALMENTE!
Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook) Data di Pubblicazione 6 Marzo 2014 Ultima Revisione: 6 Marzo 2014
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Prima di stampare questa pagina considera l’impatto che avrà sull’ambiente
Si terrà Domenica 9 marzo 2014 la cinquantesima edizione della sagra della crespella di Santa Francesca (Veroli). Un’occasione da non perdere perchè grazie alla passione degli organizzatori la sagra della crespella è rimasta una delle tradizioni più tipiche, veraci e vive della Ciociaria.
Farina, acqua, sale ed olio d’oliva sono i semplici ingredienti di questo miracolo, che da secoli rappresenta la felicità nei giorni di festa e che conserva intatto il nostro legame con il passato.
In un’atmosfera fiabesca, immersi nella natura pedemontana dei Monti Ernici sarà possibile assistere ad una sfilata di carri allegorici, condotti prevalentemente da personaggi Ciociari in costume d’epoca, che rappresentano degli spaccati di vita della nostra storia. Un modo eccezionale per conservare vivi nella memoria gli usi ed i costumi dei nostri avi e per tramandarli alle nuove generazioni. Le nostre tradizioni e la nostra storia si mescolano in un modo divertente ed esplosivo in una festa di musica, cibo, cultura e divertimento.
A far da cornice alla manifestazione saranno le sfumature dei numerosi organetti che si alterneranno in virtuosismi sulle ballate folkloristiche delle nostre antiche tradizioni (ballarelle). Melodie e ritmi dai connotati unici della Ciociaria centrale che sono in via di estinzione. Importante e prezioso è il lavoro di ricerca musicale che gli organizzatori da anni stanno facendo per passare il testimone di questo genere musicale autoctono intatto ai nostri figli e nipoti.
Oltre al mercatino in cui sarà possibile acquistare ormai introvabili esemplari di Cioce ed altre suppellettili tipiche della nostra cultura popolare, per la prima volta ci sarà anche lo stand del circolo Legambiente LAMASENA.
La contrada di Santa Francesca, estremo lembo e baluardo dello Stato Pontificio, in una zona di confine battuta dai brignti del passato, è ricca di interesse religioso per via della radicata devozione a Santa Francesca Romana, naturalistico per via del torrente l’Amasena e dei Monti Ernici e pastorale per via delle antiche rotte della transumanza verso il litorale Pontino. Leggi l’articolo dal titolo “Inseguendo fantasmi di briganti” per approfondire.
Il circolo LAMASENA si sta prodigando, oltre che per la tutela dell’ambiente, per la riscoperta e la salvaguardia degli antichi saperi della nostra terra. Presso lo stand sarà possibile vedere un esemplare di nassa, utilizzata dai nostri avi come trappola per pescare nel torrente l’Amasena, ed una miniatura di mulino.
Non mancare, questa è un’occasione irrinunciabile per godersi un pò di felicità e per stare insieme.
Inoltre la tua presenza farà sì che le nostre tradizioni non scompaiano ma si rafforzino.
PENSIAMO GLOBALMENTE, AGIAMO LOCALMENTE!
Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook) Data di Pubblicazione 5 Marzo 2014 Ultima Revisione: 5 Marzo 2014
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L’Italia è in crisi, gli italiani sono in crisi. Quante volte ormai sentiamo queste frasi? Viviamo in un periodo storico di recessione, dove però, l’unico settore a non sentire particolarmente gli effetti del disastro politico ed economico, è il mercato del turismo. Questo perché gli stranieri preferiscono ancora oggi, trascorrere le proprie vacanze in Italia. Secondo i dati ENIT infatti, il turismo in Italia cresce grazie ai mercanti extra-UE. Vengono qui per ammirare le opere storiche e naturali, perché in quanto a storia e bellezza, l’Italia continua ad essere un’eccellenza. La nostra amata patria è sinonimo di cultura, gastronomia, prodotti di qualità; da sempre il Paese dell’amore, con città romantiche come Venezia e Firenze. Le coste della Sicilia e della Sardegna sono le mete più ambite dagli amanti del mare.
Personaggi illustri del cinema come George Clooney o Brad Pitt, hanno scelto e scelgono il Lago di Como per le loro vacanze.
Numerosi turisti, soprattutto russi e cinesi, giungono in ogni periodo dell’anno, a Roma, Milano, Firenze.
Bello è dunque l’aggettivo più indicato per descrivere il nostro Paese: bello per la storia, bello per i paesaggi, bello per le tradizioni popolari, bello per la gastronomia, bello! All’estero ci invidiamo per tutto questo, e non vedono l’ora di ridicolizzarci, approfittando di tutti gli aspetti negativi. Già, perché saremo anche il Bel Paese, ma abbiamo purtroppo tanti disastri da migliorare. E non ci vuole molto, solo tanta determinazione, tanta buona volontà. Invece di continuare a distruggere il nostro territorio, la nostra storia, la nostra tradizione, dobbiamo semplicemente correggere tutti quegli aspetti negativi che ci rendono per gli stranieri, sinonimo di mafia e ignoranza. Se siamo stufi di essere barzellette, dobbiamo dimostrare che discendiamo da Galileo, Mazzini, Leonardo, Dante e tanti altri. Dobbiamo dimostrare che nonostante tutto restiamo sempre noi, gli Italiani!
Valorizziamo le risorse che abbiamo, le bellezze che ci circondano; rispettiamo l’ambiente in cui viviamo. In questa prospettiva, ci sarebbe ben poco da fare per gli altri,
MSGC- A grande richiesta, si torna in scena! Dopo lo straordinario successo del 3 Gennaio scorso, la compagnia Teatro dei Mercanti è pronta a replicare con la commedia “Miseria e Nobiltà”.
“Una commedia che ha avuto un ciclo di oltre un secolo ed ha avuto sempre grande successo. Il testo è ancora vitale. Questa commedia fu scritta da Eduardo Scarpetta per il suo secondo figlio, Vincenzo, in quell’epoca aveva sette anni. Infatti il personaggio si chiama Peppiniello ed ha sette anni. Eduardo De Filippo fece Peppiniello.”
La rappresentazione dei giovani attori amatoriali della roccaforte ciociara, è tratta dall’omonimo film del 1954 diretto da Mario Mattoli con Totò e Sophia Loren, che portò l’opera a raggiungere l’apice della sua fama.
Domenica 9 Marzo ore 20:45, nella solita sala teatro Cimello, in piazza G.Marconi; quella sala ormai abituata a veder trionfare il gruppo teatrale Monticiano. Data la partecipazione numerosa della scorsa volta, in questa occasione, una volta esauriti i posti a sedere in teatro, sarà possibile recarsi nella sala consiliare, dove verrà video proiettato lo spettacolo in diretta.
I Mercanti invitano tutti a partecipare; ricordano che lo spettacolo sarà gratuito, e ringraziano come sempre tutti coloro che contribuiranno alla buona riuscita dell’evento. Non mancate!
Nell’Ottobre del 2011 ho avuto il privilegio e l’onore di incontrare il Maggiore Paolo Nespoli, famoso astronauta Italiano, proprio qualche mese dopo essere rientrato dalla sua seconda missione sulla Stazione Spaziale Internazionale denominata Expedition 27.
In quell’occasione ho avuto modo di visionare delle bellissime immagini della Terra scattate durante la missione, ed un brivido di emozione mi ha colpito quando, tra le varie proiezioni, ho intravisto la forma del nostro Stivale.
“È bellissima l’Italia da lassù”, ho pensato tra me e me a primo impatto.
Guardando bene la foto mi sono reso conto di come le luci possano svelare delle informazioni importanti sul Paese, come ad esempio le differenze tra le zone più ricche e più povere, le differenze tra Nord e Sud e tra le città più densamente popolate e le zone rurali.
Poi invece, guardando ancora meglio, mi sono reso conto che passato il confine, sia verso Nord che verso Est, non si vedono più luci.
Quella sensazione di patriottismo che pochi secondi prima si era timidamente intravista è sparita di colpo quando mi sono reso conto di quanta energia elettrica sprechiamo in più rispetto ai nostri vicini di casa.
Ma perchè dallo spazio l’Italia è più illuminata delle altre nazioni europee?
Sicuramente una questione di illuminazione sovradimensionata rispetto alle reali esigenze, un po’ frutto della bassa politica locale che installa i lampioni davanti le case della gente come ringraziamento dopo le elezioni.
Non è solo un sovradimensionamento, però, ma anche un problema strutturale di portata ben maggiore. Tutte quelle luci, infatti, sono anche il segnale evidente che i nostri lampioni stanno illuminando il cielo invece che la terra!
E se per alcuni nostalgici queste luci sono pittoresche e romantiche, per gli scienziati invece rappresentano quello che in gergo tecnico si chiama inquinamento luminoso, ovvero il fenomento causato dall’irradiazione incontrollata di luci intense verso la volta celeste.
L’inquinamento luminoso provoca danni sia di natura ambientale che culturale, ma anche economica.
L’eccessiva illuminazione artificiale crea difficoltà di orientamento in molti animali e l’alterazione dell’orologio biologico (ritmo circadiano) nell’uomo, negli animali e nelle piante.
Per effetto di un’illuminazione selvaggia, inoltre, le stelle diventano diventano spesso invisibili nei cieli delle nostre città. E non dimentichiamo che è proprio grazie quelle stelle che l’uomo ha fatto le sue più grandi conquiste. Dalla trigonometria all’orientamento, dalla scoperta dell’America alla rivoluzione copernicana. Il cielo e le stelle da sempre sono stati al centro delle grandi riflessioni esistenziali dell’uomo, religiose, filosofiche, matematiche, fisiche ed astronomiche.
E sembrerebbe paradossale adesso affermarlo, ma una lampadina ci illumina un gradino, ma ci oscura il cammino.
Se riuscissimo a controllare in maniera intelligente la direzionalità dei fasci di luce, evitando che l’energia elettrica convertita in luminosa venga dissipata in direzioni inutili, potremmo risparmiare anche il 50% dell’energia elettrica a parità di risultato.
Il passaggio ai LED è necessario al più presto possibile, sia per risparmiare energia, sia per controllare la direzionalità dei fasci luminosi.
Proprio due settimane fa si è festeggiato il decimo anniversario dell’iniziativa M’ILLUMINO DI MENO, una giornata dell’anno in cui vengono spenti i riflettori sui più importanti monumenti allo scopo di sensibilizzare il pubblico al risparmio energetico.
Ben vengano queste iniziative, ma nel nostro piccolo spegniamo le luci superflue quando possiamo. Ci guadagneremo sia economicamente che in termini di visibilità, perchè il nostro sguardo potrà andare oltre e riscoprire quelle cose meravigliose che hanno ispirato i nostri antenati.
PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!
Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook) Data di Pubblicazione 28 Febbraio 2014 Ultima Revisione: 28 Febbraio 2014
Tu hai il diritto di leggere, copiare, stampare, salvare, modificare, migliorare, distribuire, vendere, fotocopiare o correggere il presente lavoro. Le uniche restrizioni sono che se lo distribuisci, devi citare l’autore ed il titolo del documento, e se prendi spunto da questo lavoro per creare un’opera derivata devi allo stesso modo citarli. Con questa licenza ti diamo praticamente ogni libertà di utilizzare le informazioni, ad eccezione di togliere quella libertà ad altri.
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Associazione Ecologica Romana
L’Associazione ha lo scopo di promuovere iniziative per la diffusione di una coscienza ecologica, per la difesa del verde e del patrimonio vegetale
Sagra della Crespella
Associazione della promozione culturale, artistica, paesaggistica e turistica di Veroli
Associazione Culturale Colli
organizza e sostiene numerose iniziative culturali quali mostre, concorsi, conferenze, forum, gare sportive e ricreative. L’ente dispone di una Biblioteca e di un museo. L’anno di costituzione è il 1982