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La fine della Terza Guerra Mondiale è vicina

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Parlare oggi di terza guerra mondiale può sembrare un argomento anacronistico. Sapendo cosa sia successo nelle prime due grandi guerre, non riusciamo ad immaginare la società attuale di nuovo in guerra, magari imbracciando fucili e scavando trincee.

Ce lo vedreste oggi uno come Hitler che prepara eserciti di uomini per invadere altri paesi? Ma qual’è il motivo per cui si fanno le guerre? Per rubare risorse ad altri, che possono essere economiche, energetiche, naturali, etc.

Verrebbe quasi da ridere a pensare ad una guerra adesso, ma ragioniamo per assurdo. E se nel XX secolo invece Hitler avesse avuto a disposizione tanta di quella tecnologia che gli avrebbe permesso di spogliare completamente una nazione dalle sue ricchezze, senza sacrificare i propri uomini o i propri mezzi, comodamente dal divano di casa sua, secondo voi non lo avrebbe fatto?

Ecco, questo è quello che sta succedendo oggi. Anche la guerra si è evoluta. Nasce in maniera silenziosa ed agisce in maniera subdola, lasciandoci increduli davanti agli effetti della devastazione, quando tutto è già terminato, ed attoniti per non essere stati capaci nè di accorgercene nè di reagire.

Siamo in guerra senza che nessuno lo abbia dichiarato, senza aerei che volano o bombe che cadono. Siamo nel bel mezzo di una guerra finaziaria che ci sta uccidendo.

Non si sa bene chi ci stia attaccando, ma qualcuno ci sta sottraendo tutte le ricchezze sotto i nostri occhi. Questa è una guerra delle informazioni basata sullo spionaggio informatico e sulle speculazioni dei mercati finanziari.

E’ una guerra che ci devasterà ancora più delle prime due, perchè ce ne stiamo ancora lì inerti e non riusciamo a percepire da dove ci stanno attaccando e non siamo pronti per difenderci.

Ho iniziato a maturare questa idea da un paio di anni  ed in una recente ricerca in rete ho scoperto che in molti si sono accorti di che cosa stia davvero succedendo. Tra questi Christina Romer, che è stata per alcuni anni consulente economica personale di Barack Obama ed è titolare della cattedra di Economia presso la prestigiosa Università di Berkley in California.

Le sue competenze in materia le hanno consentito di individuare con una certa precisione il nemico misterioso. Le sue parole sono precise e taglienti:

“Siamo in guerra. E’ una guerra aperta, dichiarata, frontale. E’ la guerra dei neo-liberisti selvaggi planetari, sostenuti dalla destra più retriva in rappresentanza del capitale bancario privato che sta affondando i loro micidiali colpi nel tentativo di espoliare definitivamente la classe media, vera spina dorsale dell’economia statunitense, e baluardo storico nella produzione di ricchezza collettiva, per costruire un medioevo dittatoriale che ci fa dire con tranquillità che il comunismo sovietico di Breznev era, in paragone, un simpatico esperimento sociale divertente. Lo scenario della battaglia in corso era, per lo più, l’Europa: adesso si è esteso anche qui da noi. O la gente lo capisce e si rimbocca le maniche, o non lo capisce. Se non lo capisce vuol dire che è in malafede oppure è masochista. Oppure nessuno li informa. E’ il vantaggio –magari ancora per poco- di una grande democrazia liberale come quella che abbiamo fondato e difeso e salvaguardato in Usa nei secoli: c’è ancora spazio per dire, spiegare, informare. E’ ciò che noi economisti stiamo tentando di fare, disperatamente, prima che la guerra si concluda con una sconfitta planetaria delle persone per bene che lavorano”

L’economista va oltre, indicando quelle che sarebbero le strategie migliori per contrastare la subdola guerra finanziaria ai nostri danni. Potrei dilungarmi ad elencare tutti i punti del suo programma economico, ma mi risulterebbe più facile affermare che le strategie che lei sostiene sono esattemente quelle opposte seguite dall’Europa.
È una semplificazione eccessiva della realtà questa, ma che non si discosta poi più di tanto dal vero. Per approfondimenti invito a leggere le fonti consigliate in calce.
 
Concordo pienamente con la sua tesi economica. Non condivido affatto invece il quadro politico che è nella sua mente perchè lo ritengo retrogrado, obsoleto ed ottuso.
 
Il problema non è la destra. Magari anzi esistessero ancora gli ideali della destra e della sinistra.
Il vero nemico nascosto sono le aziende multinazionali, i colossi delle telecomunicazioni, i ricchi, le banche e la casta, che fa il loro gioco.
 
Non dimentichiamo che le aziende multinazionali, al giorno d’oggi, dispongono spesso di più liquidità e potere di interi stati. Ma questo è un altro argomento che approfondiremo presto. Nel frattempo…
 

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  9 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 9 Febbraio 2014

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Una lettera inattesa

 Se Seneca potesse scrivere oggi, 2000 anni dopo, una lettera a Lucilio, di che cosa parlerebbe?

 
Lettera
 
 
Caro Lucilio,
ho ritrovato in un vecchio baule tutte le lettere che eri solito mandarmi e ciò mi ha reso molto felice. Oramai non ricevo più tue notizie da un paio di millenni, e prego che un giorno riceverai questa mia ultima lettera. Ho tanto da raccontarti. In questi ultimi venti secoli ho assistito ad un’incredibile evoluzione dell’umanità. Se vedessi adesso quanti comfort ci sono, tecnologie sbalorditive e mezzi di comunicazione o locomozione, ti verrebbe magari da pensare che finalmente tutti sono felici.
Beh, non è proprio così, purtroppo….
Ai nostri tempi non avevamo nulla ed eravamo ricchissimi. 
In questi secoli, invece, la ricchezza economica ha preso il posto della ricchezza interiore, e non si aspira più a diventare saggi, ma ricchi.
Rileggendo i tuoi manoscritti mi ha colpito la straordinaria attualità dei tuoi pensieri e dei discorsi che facevamo sulla ricchezza: povero non è chi ha poco, ma chi desidera molto.
Sebbene oggi la ricchezza economica sia molto diffusa, allo stesso tempo tutti sono molto poveri perchè si affannano a desiderare sempre di più.
Ho visto con i miei occhi l’umanità costruire aeroplani, telegrafi senza fili e macchine incredibili, eppure, allo stesso tempo, ho visto l’uomo nascosto dietro abiti  sempre diversi che in tutto questo tempo non è invece mai cambiato. Quello del ventunesimo secolo,  è lo stesso uomo dei nostri bei vecchi tempi, con gli stessi misteri ed ideali, con le stesse identiche paure, contraddizioni, virtù e ambizioni.
E come allora crede sempre di dominare il mondo quando invece non è altro che un piccolo natante senza meta in balia dei venti.
Come i gatti domestici non hanno più interesse ad inseguire i topi se hanno comunque un pasto assicurato, così siamo diventati noi oggi, meno combattivi e più remissivi.
Tutti questi comfort ci hanno resi ciechi , invidiosi e soli. Tremendamente soli ed incapaci di guardare con sincerità negli occhi del prossimo.
Tutti sono già poveri e non lo sanno. Tutti sono già poveri e temono già di diventare ancor più poveri.
Ma è prendendo coscienza dei propri desideri che si diventa ricchi e tu lo sai, perchè da sempre è così. Non temere, quindi, che prima o poi anche l’uomo del ventunesimo secolo lo riscoprirà.
Avresti dovuto conoscere lo scorso secolo un filosofo venuto dal nuovo mondo a morire vicino la Via Sacra, che io e te eravamo soliti percorrere ai tempi della gloriosa Roma. Egli diceva:
 
Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo
Se l’uomo è sempre lo stesso, quindi, l’umanità invece tornerà presto come era prima, non mancherà molto.
 
Stammi Bene
Tuo Seneca 
 
Lucio Anneo Seneca
 – – – 

Se Seneca vivesse oggi, sono pronto a mettere la mano sul fuoco che avrebbe davvero affrontato questo tema.

Quello che ognuno di noi può fare è poco, ma ciò nonostante necessario.

Smorziamo i nostri desideri compulsivi di oggetti inutili ed inseguiamo ciò che ci rende felici. Amiamo ed innalziamo le nostre aspirazioni. E quando ci riusciamo insegniamo agli altri a farlo. Così anche se saremo presto tutti più poveri economicamente per via della crisi che per vent’anni almeno cambierà le nostre abitudini, la vita non finirà.

Liberiamoci dalla dannazione del denaro ed iniziamo a vivere felici.

La felicità è l’unica cosa che i soldi non possono comprare.
Non dimentichiamolo.

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  8 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 8 Febbraio 2014

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Quando i paesi avanzati giocano a fare i trogloditi

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Da tempo immemore si sa che in Canada ogni anno ha luogo la strage delle foche (275.000 foche uccise ogni anno), un massacro barbarico che avviene nei territori dell’artico. Le foche vengono bastonate e in gran parte scuoiate vive, per trarne profitto economico. Infatti di questa pratica vivono da sempre le popolazioni indigene del  Nunavut, regione dell’estremo nord del Canada, chiamate Inuik.

Fortunatamente i social media hanno acceso i riflettori su questa pratica brutale e gli animalisti e gli ambientalisti di tutto il mondo sono inorriditi a tal punto da spingere la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (ed anche gli USA) a vietare il commercio di prodotti derivati dalle foche, tra cui olio, grasso, carne e pellame.

Questa decisione ha scatenato le furie dei canadesi, primi fra tutti Leona Aglukkaq, deputato al parlamento canadese nelle schiere del Partito Conservatore, ministro regionale per il Canada Settentionale, di etnia inuk, che nel 2008 era ministro della Salute e (ancor più grave)  dal 2013 è ministro dell’Ambiente.

Il ministro ha condannato senza mezzi termini la decisione del tribunale europeo sostenendo che il divieto posto sui prodotti derivati dalle foche, adottato nell’Unione Europea è una decisione politica priva di fondamento reale o scientifico sostenibile.

In un’interrogazione internazionale supportata da molte autorità del governo canadese, le popolazioni inuit sostengono che la loro continua mattanza sia necessaria per guadagnarsi da vivere.

Se il Canada non tollera che altre nazioni si permettano di giudicare il discutibile operato delle proprie tribù in merito alla mattanza delle foche, per quale motivo noi dovremmo tollerare addirittura che proprio loro vengano a decidere in casa nostra cosa dobbiamo importare e cosa no?

Nessuno mette in dubbio il fatto che questa attività sia importante per le popolazioni dell’artico canadese, perchè è un’antichissima tradizione e perche non hanno altra forma di reddito proprio di questi tempi in cui la vita diventa sempre cara.

Passi quindi anche il messaggio sbagliato che il reddito umano sia più importante della vita di centinaia di migliaia di animali, ma non capisco perchè l’Unione Europea debba provvedere al sostentamento di queste popolazioni.

Ci pensi magari il Canada a farlo, creando nuovi posti di lavoro o, se non è in grado di trovare un mercato per queste industrie, magari acquistando le pelli delle foche che vengono trucidate.

Noi non le vogliamo. Non ci stiamo!

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

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Data di Pubblicazione  3 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 3 Febbraio 2014
Autori: Giovanni Gasparri

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L’Italia sotto la lente dei Canadesi

È di qualche giorno fa la notizia che il Ministero degli Esteri Canadese avrebbe pubblicato sul proprio sito web governativo un avviso raccapricciante rivolto ai cittadini canadesi intenzionati a visitare l’Italia.

Secondo il governo di Ottawa i canadesi in vacanza nel bel paese rischierebbero truffe, borseggi ed addirittura la vita a causa di possibili bombe.

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Probabilmente qualche funzionario si sarà imbattuto in una fotografia delle nostre strade ed avrà pensato che quei crateri potessero essere gli effetti devastanti di un qualche bombardamento aereo o di mine anticarro.

Tutto normale invece!

Si tratta chiaramente di un grande scivolone diplomatico che denota però con quanto pregiudizio, superficialità e superbia gli enti governativi lavorino in Canada. La notizia si è diffusa rapidamente ed è bastata per scatenare l’ira e lo sdegno dell’intera comunità italiana in Canada.

Primi fra tutti l’Ambasciatore d’Italia, Gian Lorenzo Cornado, che avrebbe inviato una missiva di protesta al Governo Harper ed il Corriere Canadese, quotidiano in lingua italiana, che ha dedicato la prima pagina dell’edizione del 30 Gennaio 2014 all’accaduto.

Insomma, magari non è proprio sicuro girare in alcune città italiane con un vistoso orologio d’oro al polso, ma posso senza dubbio affermare che è molto più pericoloso vivere in alcune zone del Canada. Io ad esempio vivo da quasi un anno a Jane and Finch, famigerato quartiere di Toronto, e in questo breve lasso di tempo sono capitato per strada sulla scena di diverse sparatorie ed omicidi, cose a cui in Italia non ho mai avuto modo di assistere fortunatamente.

Le scuse formali da parte del governo canadese sembrerebbero tardare ad arrivare, e secondo alcuni non sono dovute perchè la faccenda è stata gonfiata dai media per trarne profitto economico. Di sicuro le ripercussioni sull’economia e sul turismo potrebbero non essere positive. Gli operatori di commercio elettronico italiani infatti si trovano già in difficoltà per acquisire credibilità sui mercati esteri, dove gli acquirenti pensano ancora allo stereotipo dell’Italia = mafia + truffe.

Per fortuna che per contrastare questo terrorismo della disinformazione ci sono tante associazioni in Italia che stanno portando avanti progetti per promuovere la Cultura Italiana all’estero.

Una di queste è proprio il Circolo Legambiente “LAMASENA” che si è fatto portavoce per istituire a Toronto una biblioteca permanente sulla cultura, le tradizioni e la natura della Ciociaria (nello specifico relativamente alle zone bagnate dal torrente l’Amasena).

La Toronto Public Library ha rifiutato la donazione da parte dell’associazione di una selezione di rari e preziosi libri in Italiano sul tema, sostenendo che l’argomento non rientra tra quelli di interesse degli utilizzatori locali, più attratti probabilmente da libri di fantascienza e best seller.

Tuttavia lo scambio culturale ci sarà ugualmente, grazie alla massiccia presenza sul territorio dell’Ontario di associazioni culturali ciociare, che sicuramente saranno ben felici di sposare il progetto e rafforzare i legami con la propria terra d’origine.

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Data di Pubblicazione  2 Febbraio 2014

Ultima Revisione: 3 Febbraio 2014

Autori: Giovanni Gasparri

Fotografia: Silvio Furesi

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La tecnologia ci rende sempre più stupidi

Me and Me - Day 89
Ogni giorno un esercito di scienziati lavora per migliorare le tecnologie esistenti, ovvero per rendere indispensabili tutti quei servizi informatici di cui adesso non possiamo più fare a meno.

Tecnologie sempre più sofisticate che si presentano all’utente in forme sempre più semplici e funzionali. Sono talmente semplici che puntano a far sviluppare la pigrizia intellettuale ed una sempre più marcata superficialità.

Sebbene la mente umana sia in grado di pensare grandi cose, oramai per via di questa pigrizia non è più in grado nemmeno di memorizzare un numero di telefono, perchè tanto c’è una rubrica elettronica che lo fa per noi.

La superficialità invece si esprime sia a livello conoscitivo che emotivo. Infatti più è accurato il lavoro di stratificazione e meno sono visibili gli strati su cui la tecnologia è basata. Inoltre adesso che è possibile mandare tanti messaggi a tutti ed in tempo reale, paradossalmente, viene meno il senso stesso della comunicazione e non siamo più in grado di aspettare, maturare, desiderare, sperare e sognare.

Tutte virtù queste che stimolerebbero le persone ad essere migliori ed a focalizzare gli obiettivi della propria vita.

Se prima nessuno aveva il cellulare e tutti vivevano felici, adesso è sufficiente non essere raggiungibili per qualche minuto per generare l’ansia di parenti ed amici.

Le lettere che gli innamorati si scambiavano mensilmente decenni orsono, adesso hanno lasciato il posto ad sms, email e whatsapp, e se è vero che hanno reso più accessibili e veloci le comunicazioni, hanno anche definitivamente minato la capacità della gente di sognare e di provare emozioni, la capacità di immaginare e riflettere.

L’illusione di un mondo virtuale che sia migliore del nostro (quello vero) sta portando la società in un vicolo cieco, e la tecnologia ci sta rendendo tutti sempre più stupidi.

Quello che tutti chiamano progresso non è altro che un’illusione di avanzamento. Già perchè se si avanza da una parte e nel contempo si retrocede da un’altra allora non si può parlare miglioramenti reali. Rispetto a prima, anzi, abbiamo alterato seriamente tutti quegli equilibri naturali radicati in millenni di storia dell’umanità.

Guardati intorno! in famiglia ormai si comunica con gli smartphone anche se sono tutti seduti intorno ad un tavolo. E’ ora di chiudere gli occhi e pensare a quante emozioni vere ci stiamo perdendo. Sono nascoste li fuori, in mezzo alla natura, e non dentro uno stupido dispositivo.

Per approfondire

  • Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi di Spitzer Manfred;
  • Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web di Aduino Giovanni e Lipperini Loredana.

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© Questo articolo, denominato “La tecnologia ci rende sempre più stupidi” di Giovanni Gasparri  è fornito integralmente sotto licenza internazionale Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0.

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Data di Pubblicazione 29 Gennaio 2014

Ultima Revisione: 29 Gennaio 2014

Autori: Giovanni Gasparri

Fotografia: Me and Me – Day 89 di Vox Efx. Licenza CC BY 2.0 (Creative Commons Attribution 2.0 Generic)

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Un’isola tra le onde

Con le tre rivoluzioni industriali che si sono verificate negli ultimi 250 anni, l’Umanità si è trasformata enormemente. Queste nuove conquiste hanno creato il nuovo fenomeno del Consumismo che ha, a sua volta, creato quello dell’Inquinamento. Novità assolute da quando la vita si è impiantata sulla Terra.

Possiamo dire che con la rivoluzione industriale si sia verificato un avvicendamento di tappe evolutive importante. Si è passati infatti dall’Homo Sapiens all’Homo Inquinans, anche se gli scenziati dell’evoluzione non ne prendono atto facilmente.

Si è passati progressivamente da una civiltà di fatto naturale, basata sull’artigianato e sullo scambio etico ad una civiltà impropriamente definita avanzata o tecnologica, che utilizza pesticidi, processi chimici, OGM, e che necessita di macchinari, imballaggi, pubblicità e spedizioni.

Anche l’approccio è cambiato. Dietro il consumismo si nasconde il Capitalismo e quindi tutti i processi produttivi hanno finalità di lucro e questo alimenta il consumo indiscriminato ed ingiustificato di prodotti inutili, progettati per rompersi e non essere piu aggiustati ma riacquistati. Insomma verrebbe da chiedersi se veramente questo si possa chiamare progresso.

Alle forme tradizionali di inquinamento che tutti conoscono, come ad esempio la discarica a cielo aperto sulla superstrada Sora-Frosinone, si affiancano quelle nuove come l’inquinamento elettromagnetico.

È interessante prendere atto che quando si parla di elettrosmog, generalmente la gente si fa prendere dal panico e quando qualcuno disgraziatamente muore di tumore tutti collegano senza cognizione di causa la disgrazia alle radiazioni eletromagnetiche.

Questo nome “esotico”, che sembra così distante dalla realtà, fa immediatamente pensare alle radiazioni ionizzanti, quelle di Chernobyl, che però sono un fenomeno molto diverso e decisamente pericoloso.
Inoltre il fatto che le onde elettromagnetiche siano invisibili e impalpabili le rende misteriose ai non addetti ai lavori. E si sà, l’uomo ha più paura dei grandi misteri che delle stupide lattine che inavvertitamente butta via dal finestrino della propria auto. Ne è un esempio il fatto che è spaventato dall’improbabile e rara eruzione di vulcani ma non percepisce il rischio che corre ogni giorno nelle attività di routine.

Guardando un prato pieno di buste di plastica e rifiuti siamo abituati ormai a considerarlo uno scenario normale e pensiamo tra noi è soltanto un po’ di sporcizia. Invece non riuscendo a percepire le onde elettromagnetiche e non vedendole tendiamo a pensare che siano loro la causa di tutti i nostri mali e questo, erroneamente, giustifica i comportamenti sbagliati di tutti i giorni.

Tutti si indignano e denunciano i grandi sprechi ed i grandi inquinamenti ambientali, ma nessuno si rende conto che siamo tutti inquinatori quotidiani, anche quando accendiamo il cellulare o usiamo la lavastoviglie o magari la tv.

C’è da dire però che l’inquinamento elettromagnetico è fortunatamente estremamente volatile. Infatti basterebbe spegnere l’interruttore della fonte di irradiazioni elettromagnetiche per ripristinare immediatamente la normalità. La stessa cosa, però, non si può fare con i rifiuti abbandonati per strada, che verranno pian piano trascinati via dalle pioggie e portati nei fiumi e poi nei mari.

E sapete dove andrà a finire la spazzatura che abbandoniamo per strada?

Nel futuro dei nostri figli, su incredibili isole artificiali negli oceani, realizzate però non da sceicchi o megacostruttori, ma dalla nostra incoscienza.
Così ci preoccupiamo per Fukushima (per cui non possiamo ormai fare nulla), ma non diamo il nostro contributo magari  facendo seriamente la raccolta differenziata o insegnando agli altri l’amore per l’ambiente.

FONTI

LICENZA

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Data di Pubblicazione 26 Gennaio 2014

Ultima Revisione: 29 Gennaio 2014

Autori: Giovanni Gasparri

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Inseguendo fantasmi di briganti

Sentiero Chiavone

SENTIERO CHIAVONE

(SENTIERO CS1 VARIANTE ASCENSORE)

“Sembra di percepirli dietro il fruscio degli arbusti. Nascondersi dietro vecchi tronchi rugosi, smussati dalla nebbia. Talvolta il sibilo del vento sembra assumere i connotati di un segnale di agguato. È sotto le foglie scricchiolanti che si nascondono i sentieri battuti dal brigante Chiavone.”

BREVE STORIA DEL BRIGANTE CHIAVONE

Era la metà dell’800, nel periodo del Risorgimento, subito dopo l’Unità d’Italia, quando Luigi Alonzi, detto Chiavone, assieme ad un folta schiera di briganti si fece portavoce di un movimento di banditismo armato. Si opponevano alla politica del nuovo governo Italiano e miravano a ripristinare con la forza il governo borbonico. Questi movimenti nacquero spontaneamente in quasi tutta la penisola italica, tuttavia su queste montagne assunsero una cruciale importanza. Infatti questi boschi, situati a ridosso del confine con lo Stato Pontificio, ben si prestavano alle scorribande anche perché i briganti godevano della protezione del clero. A poche centinaia di metri dal punto di partenza del sentiero è situato un piccolo agglomerato di case, conosciuto con il nome di contrada i Cocchi. La toponomastica del luogo deriva dal cognome prevalente degli abitanti. In una modesta abitazione, all’epoca, viveva Olimpia, vedova Cocco, amante di Chiavone. Il brigante era talmente innamorato di questa donna che tornava ogni sera per starle vicino. E fu proprio a colpa di questo eccessivo attaccamento che un giorno fu intercettato su questi sentieri ed arrestato. La sua condanna a morte non tardò ad arrivare e fu trucidato in un bosco nei pressi dell’Abbazia di Trisulti nel 1862.

Il Brigante Chiavone

SULLE ROTTE DELLA TRANSUMANZA

Il sentiero si trova in un posto strategico per la transumanza che avveniva già in epoca precristiana. A testimoniare l’importanza del luogo, caratterizzato dalla presenza di diverse sorgenti di acqua, c’è una capanna in pietra, simile ad un trullo, costruita come rifugio per i pastori.

VEGETAZIONE

Il percorso si sviluppa lungo antiche faggete e conifere di recente impianto. In abbondanza si trovano lungo il sentiero rovi di rosa canina, le cui bacche sono commestibili e ricche di vitamina C. In passato venivano utilizzate per realizzare deliziose confetture. Dal frutto del faggio, detto faggiola, si ricavava mediante spremitura un olio eccellente, dolce e commestibile che veniva usato sia come surrogato dell’olio di oliva che come combustibile per le lampade ad olio. L’olio è ricco di fosfati, può essere conservato a lungo ed invecchiando migliora notevolmente di qualità. Per approfondire leggi l’articolo “Antichi Saperi: l’olio di semi di faggio” oppure puoi consultare l’Enciclopedia di Chimica Scientifica ed Industriale – Volume Sesto edito nel 1873 e disponibile gratuitamente online per la consultazione all’indirizzo: http://goo.gl/6RcBvc

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FAUNA

Non è raro, specie durante i periodi invernali, trovare in mezzo alla neve chiare orme di orso. I boschi dei Monti Ernici sono infatti popolati dall’Orso Marsicano. Ne sono rimasti pochissimi esemplari e sono a rischio di estinzione per via della crescente e sempre più incosciente attività antropica. Per una trattazione più approfondita sull’estinzione dell’Orso Marsicano si consiglia la lettura del piacevole ed interessante romanzo di Ciro Castellucci dal titolo “Il richiamo dell’orso” (vedi Recensione),  in vendita online su www.libreriauniversitaria.it. 532022_4733423267869_1093517609_n

VISITE ACCOMPAGNATE

Gli amici del locale circolo Legambiente denominato Lamasena, sono a disposizione per accompagnarti sulle tracce dei briganti assieme ad esperti di storia, archeologia, agronomia e appassionati di montagna per far diventare la tua visita un’esperienza incredibile, per farti scoprire le bellezze nascoste del nostro territorio ed insegnarti ad apprezzarle e proteggerle.

IL SENTIERO

MAPPA INTERATTIVA

SCHEDA TECNICA

Il sentiero non è segnato nelle carte dell’Istituto Geografico Militare (IGM) nè sulla carta dei sentieri dei Monti Ernici perchè l’ultimo tratto è stato riportato alla luce di recente grazie al lavoro del CAI di Sora (www.caisora.it).

Il percorso è lungo circa 12 km e richiede circa 3H 15m per la salita ed 1H 30m per la discesa.

Il sentiero, in gran parte carrozzabile, oltre ad essere adatto agli amanti del trekking è idoneo, fino al bivio di Valle Scura (a 1344m slm), per escursioni a cavallo ed in mountain bike. Si parte da località Fontana Grande (vedi coordinate INIZIO) nel comune di Monte San Giovanni Campano, lungo la strada pedemontana Sora/Veroli, poco distante del segnale di confine tra Sora e Veroli,  a quota 660m slm e si giunge ad una quota massima di 1739m slm con un dislivello di 1079m.

Dopo circa 1,3Km di cammino, a circa 980m in linea d’aria a 341 gradi azimut, si trova il primo punto di interesse, ovvero la sorgente di Fontana Fusa (vedi coordinate FONTANA FUSA), che si trova a quota 828m slm adagiata alle pendici di Monte Tartaro. A 5 minuti di cammino dalla sorgente, in prossimità di uno steccato,  si raggiunge il cippo di confine numero 177 tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Una breve deviazione dal percorso assolutamente consigliata.

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Riprendendo il cammino da Fontana Fusa, muovendosi di 246m in linea d’aria in direzione 308 gradi azimut, si arriva ad una capanna pastorale realizzata in pietra con volta autoportante (vedi coordinate TRULLO), situata a quota 880m slm, poco più a Nord della zona denominata La Vicenna. Ad  attestazione  dell’importanza strategica  del  luogo  la presenza di un cippo di confine, il diciannovesimo, che segna ancora il confine  tra i comuni di Monte San Giovanni Campano e Veroli.  Datato 1779 è distante soltanto qualche decina di metri più avanti. Purtroppo la stele non è molto visibile perché parzialmente interrata. Sulla sua sommità comunque sono riportate in maniera leggibile le lettere M(onte S. G. Campano) e V(eroli), il numero progressivo in cifre romane (XIX) e l’anno 1779.

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Al secondo kilometro di cammino, ovvero a 200m di distanza in linea d’aria in direzione 333 gradi azimut, si giunge nella Valle Innamorata, a quota 961m slm dove si apre un fantastico panorama sulla vallata sottostante (vedi coordinate PANORAMA). Al kilometro 2,75 di cammino si giunge a quota 1115m slm dove c’è un’area di sosta attrezzata con un tavolo e delle panche (vedi coordinate RISTORO). Al kilometro 3,4 di cammino si giunge al Colle dei Lupi, a quota 1195m slm dove si trova una biforcazione (vedi coordinate BIVIO FAITO). Procedendo in direzione Macchia Faito sarà possibile raggiungere il Rifugio Faito e l’incantevole Pozzo Faito, che però non sono inseriti nel Sentiero Chiavone, e pertanto bisogna procedere sulla carrozzabile principale in direzione Nord/Ovest (333 gradi azimut).

Al Kilometro 4,8 di cammino si giunge ad un bivio a quota 1344m slm (vedi coordinate VALLE SCURA) e bisogna lasciare la strada carrozzabile per procedere in direzione 340 gradi per la faggeta seguendo il sentiero che si estende lungo la Valle Scura, sul confine, segnato con filo spinato, tra il comune di Sora e quello di Monte San Giovanni Campano e che un tempo segnava il confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Da questo punto in poi il tragitto non è più consigliato per le escursioni a cavallo o in mountain bike.

1492355_488956394550582_661608908_o La sella che connette Monte Pedicino a Monte Pedicinetto (vedi coordinate SELLA) è a quota 1731m slm. Per raggiungerla bisognerà colmare un dislivello di 387m in circa 1,3km di cammino con una pendenza media superiore al 30%. Al quinto km di cammino, in pieno sottobosco è nascosta una croce (vedi coordinate CROCE) . 250m più su si incontrerà il bivio (vedi coordinate SI621) per il Sentiero Italia numero 621, che procede verso Fossa dell’Ortica e che conduce poi a Prato di Campoli, in località Pozzi di Campoli. Al kilometro 6,5 di cammino si giunge alla croce di vetta (vedi coordinate VETTA), che è collocata nel territorio di Monte San Giovanni Campano, sul versante Sud, lì dove la vegetazione improvvisamente si dirada,  ad una quota di 1737m slm, ovvero di poco più in basso rispetto alla sommità.

1536531_10202211565444927_352870139_n Il Sentiero Chiavone prevede che il ritorno venga effettuato ripercorrendo la stessa traccia. Tuttavia esiste una variante del percorso, segnata, che è denominata l’ascensore proprio per l’importante pendenza media del 46,5%. Infatti in 750m lineari si scende di ben 348m di quota. La pendenza è particolarmente pericolosa e sdrucciolevole negli ultimi 10m (pendenza 70% circa) che precedono l’innesto del sentiero sulla strada carrozzabile (vedi coordinate PERICOLO). La discesa per l’ascensore è fortemente sconsigliata a chi abbia difficoltà di equilibrio e agilità o che non disponga di attrezzatura tecnica. L’utilizzo di corde può rendere più sicura la discesa. Porre la massima attenzione anche al non essere colpiti dai massi che i compagni a monte potrebbero involontariamente smuovere con il proprio peso facendoli rotolare a valle. Rientrati sulla carrozzabile, dopo 500m metri di cammino si giunge di nuovo al bivio di Valle Scura. Seguendo da li i propri passi sul sentiero già percorso nel senso inverso, dopo 4,8km di cammino si giungerà al punto di partenza in località Fontana Grande.

COORDINATE E TRACCE GPS

INIZIO: Lat/Lon/Alt: 41,718050 N / 13,504417 E / 660m slm FONTANA FUSA: Lat/Lon/Alt: 41,726267 N / 13,500700 E / 828m slm TRULLO: Lat/Lon/Alt: 41,727659 N  / 13,498338 E / 879m slm PANORAMA: Lat/Lon/Alt: 41,729285 N / 13,497276 E / 961m slm RISTORO: Lat/Lon/Alt: 41,734617 N / 13,496200 E / 1115m slm BIVIO FAITO: Lat/Lon/Alt: 41,737483 N / 13,496567 E / 1195m slm VALLE SCURA: Lat/Lon/Alt: 41,742395 N / 13,498955 E / 1344m slm CROCE: Lat/Lon/Alt: 41,743600 N / 13,498338 E / 1353m slm SI621: Lat/Lon/Alt: 41,745850 N / 13,498450 E / 1426m slm SELLA: Lat/Lon/Alt: 41,751600 N / 13,492033 E / 1731m slm VETTA: Lat/Lon/Alt: 41,748050 E / 13,491333 N  / 1737m slm PERICOLO: Lat/Lon: 41,742165 N / 13,495795 E / 1389m slm

La traccia gps, in formato GPX che include i POI/waypoints su elencati, è stata resa pubblica su OpenStreetmap ed è scaricabile gratuitamente dall’indirizzo http://www.openstreetmap.org/user/gasparrisoft/traces/1636877

La traccia gps, in formato KML per Google Maps o Google Earth è scaricabile gratuitamente dall’indirizzo http://goo.gl/U6h7aU.

CARTOGRAFIA E GPS

La carta dei sentieri del Gruppo dei Monti Ernici, a cura di Edizioni Lupo Srl, è acquistabile online (http://www.edizioniillupo.it/ernici), o presso la libreria Ubic in Via Aldo Moro a Frosinone, presso la cartolibreria Magnante Catia nel centro storico di Veroli oppure presso le sezioni locali del Club Alpino Italiano di Sora (http://www.caisora.it), Frosinone (http://www.caifrosinone.it) o Alatri (http://www.caialatri.it/).

Le mappe militari di riferimento della zona sono:

  1. IGM Serie 25 Foglio 390 IV (Alatri), Anno 2000, Edizione 1, Ripresa Aerofotogrammetrica 1994, Data Ricognizione 1998;
  2. IGM Serie 25V (Tavolette) Foglio 152 III-NO (Balsorano), Anno 1957;
  3.  IGM Serie 50 Foglio 390 (Frosinone), Anno 2000, Edizione 1;

Si tenga presente che le indicazioni riportate in questa pagina fanno riferimento al datum WGS84 ed alle coordinate geografiche espresse in formato gradi decimali (DD) mentre le carte dell‘Istituto Geografico Militare, su cui si basa anche la carta tecnica dei sentieri, generalmente utilizzano il datum Europa 1950 con reticolato UTM. Il Nord utilizzato come riferimento azimutale è il Nord Geografico. Considerare che la declinazione magnetica nel 2014 per questo sentiero è stimata in 2,72 gradi Est e cambia di 0,09 gradi ogni anno.

I corsi di orientamento, cartografia e navigazione terrestre di superficie sono erogati dal 99^ Nucleo di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Monte San Giovanni Campano, che è reperibile al numero 348.5109120 (https://www.facebook.com/NucleoAncMSGC).

PRIMA DI PARTIRE

Entra in contatto con gli accompagnatori locali, facendo riferimento al circolo Legambiente LAMASENA” (https://lamasena.net/), chiedendo la disponibilità di accompagnatori. Se disponi di radioline PMR446/LPD commerciali, per aumentare la tua sicurezza in montagna informati sul progetto Rete Radio Montana (http://www.radioinmontagna.it/) e compila la modulistica operativa consigliata. Assicurati che le condizioni meteo siano buone e stabili, considerando che il tempo in montagna cambia molto velocemente. Predisponi con cura tutta l’attrezzatura necessaria, considerando anche almeno 1,5 Lt di acqua per persona. In inverno potrebbero essere necessarie le ghette ed è consigliabile vestirsi a strati. Porta con te una busta.

DURANTE IL PERCORSO

Raccogli eventuali resti della presenza umana (ovvero i rifiuti che potresti incontrare lungo il cammino) all’interno della tua busta. Portando la spazzatura a valle avrai contribuito a rendere il mondo migliore

IN CASO DI NECESSITÀ Il versante sud del sentiero, ovvero quello che si estende da Fontana Grande sino alla Sella e dalla vetta sino a tornare giu a valle, ha una buona copertura con diversi operatori di telefonia mobile. La maggior parte del sentiero è sotto buona copertura del ripetitore radioamatoriale R7 Santopadre, alla frequenza 145,775 Mhz con shift -600 Khz. Non sono necessari toni subaudio per transitare sul ripetitore, che copre la zona centro sud della Ciociaria e quella nord della Campania.

Soccorso Alpino e Speleologico348.6131300 Protezione Civile: 348.5109120 (Incursori Quad – AssoCarabinieri)

AL RIENTRO

Informati sull’attività svolta dal Comitato per la protezione dei Monti Ernici (www.comitato-ernici.org) e se lo ritieni opportuno potrai aderire e sostenere la loro attività. Se hai suggerimenti , fotografie o filmati da inviarci saremo lieti di renderli pubblici. Se ti è piaciuto l’itinerario lascia la tua testimonianza e valuta la possibilità di sostenere anche la nostra attività, aiutando il circolo Lamasena a riscoprire e salvaguardare il nostro ambiente ed il nostro patrimonio storico, paesaggistico e naturalistico.

Un vecchio proverbio indiano recita:

“Non abbiano ereditato la terra dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli “

 
 

FONTI

PER ARRICCHIRE LA TUA ESPERIENZA

LICENZA

© Questo lavoro, denominato “Inseguendo fantasmi di briganti” di Giovanni Gasparri  è fornito integralmente sotto licenza internazionale Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0.

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Data di Pubblicazione 22 Gennaio 2014

Ultima Revisione: 27 Agosto 2014

Autori: Giovanni Gasparri

DISCLAIMER (ESONERO DI RESPONSABILITÀ)

Il LETTORE è edotto che le attività qui descritte (quali ad esempio l’escursionismo, l’alpinismo, etc) sono da intendersi ad alto rischio, perchè in sfortunate circostanze possono portare anche alla perdita della vita umana e pertanto andrebbero eseguite solamente con attrezzatura idonea, con adeguato addestramento ed equipaggiamento, utilizzando degli accompagnatori locali, prendendo tutte le precauzioni e mai da soli. Il LETTORE è consapevole ed accetta incondizionatamente che tutte le informazioni qui riportate possono essere soggette ad eventuali errori, imprecisioni, omissioni o altri difetti e che le stesse vengono fornite senza alcuna garanzia, espressa o implicita, relativa a titolo esemplificativo ma non limitativo, all’accuratezza, completezza, affidabilità o fattibilità. 
Benché abbiamo dato il massimo per rappresentare in maniera accurata la realtà, i dispositivi GPS da noi utilizzati nonché quelli utilizzati dalla maggioranza degli escursionisti, non sono accurati e pertanto tutte le informazioni contenute in questa pagina, inclusi i files con le tracce gps ed i waypoints sono indicativi e da utilizzarsi a proprio esclusivo rischio e pericolo.
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Il richiamo dell’orso

20140111 Orso Marsicanodi Ciro Castellucci

Recensione a cura di Giovanni Gasparri
Il romanzo racconta la storia di Vincent, un giovane naturalista italo-canadese di successo che torna nella sua terra natia, scoprendola molto diversa e più interessante di quanto si aspettasse. Si imbatte in un diario smarrito da uno misterioso personaggio su un treno e che scoprirà poi contenere preziose ed uniche descrizioni dell’Orso Marsicano, delle sue abitudini e dei suoi segreti spazi vitali.
Grazie alla sua brillante formazione si rende immediatamente conto del valore del manoscritto, e, sorpreso, decide di mettersi sulle tracce dell’orso.
Così facendo trascorrerà dei mesi girovagando ed appostandosi sui Monti Ernici, Le  Mainarde e le montagne di Sora, ed avrà la possibilità di vedere paesaggi mozzafiato, imbattersi in specie botaniche rarissime ed esemplari di fauna autoctona in via di estinzione. In questa sua ricerca trova anche, inaspettatamente, l’amore.
Il testo, gradevole e scorrevole, è ricco di rimandi e citazioni di personaggi illustri, poeti e pittori che hanno testimoniato nella storia la grandezza e le peculiarità  di questa terra. Questi riferimenti sono brevi e graditi perché non appesantiscono il testo e stimolano la curiosità del lettore, offrendo spunti per l’approfondimento.
L’intreccio è molto semplice e lineare e una diversa evoluzione della storia d’amore avrebbe reso il testo più intrigante. Tuttavia l’importanza dell’epilogo giustifica la scelta dell’autore di dare meno importanza alle divagazioni amorose.
Il testo pone l’accento sul fatto che l’Orso Marsicano si sta estinguendo sotto i nostri occhi distratti e di fronte alla nostra insensibilità e mancanza di volontà per porvi rimedio. L’orso è solo un esempio delle tante cose che stiamo deturpando, inquinando, uccidendo.
Il richiamo dell’orso, quindi, assume proprio i connotati di un richiamo al lettore, perché diventi parte attiva nella salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.
L’autore utilizza in maniera innovativa il linguaggio onirico di un romanzo con lo scopo ultimo di  trasformare i lettori in custodi della biodiversità, facendo loro riscoprire da dove veniamo, quali cose straordinarie abbiamo ereditato e sottolineando l’importanza di dover passare integro il testimone alle generazioni future.
Devo ammettere che fa un certo effetto arrivare all’ultima pagina del libro proprio mentre sto sorvolando in aereo l’oceano atlantico diretto verso il Canada. La storia di Vincent, infatti, è una storia che conosco bene perché è la storia di tutti gli emigranti, che dopo aver trovato il successo non desiderano altro che riscoprire la propria terra, cosa la rende indimenticabile e diversa dal resto del mondo. E sono proprio quelle cose meravigliose, di cui l’Orso Marsicano ne è solo una testimonianza, che né noi, né le istituzioni sono maledettamente in grado di apprezzare e salvaguardare. È attraverso gli occhi di un forestiero che queste cose si riscoprono.
Un libro assolutamente consigliato a tutti, nella speranza che il richiamo funzioni davvero per risvegliare le coscienze.