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Fontane e luoghi suggestivi

Il bacino idrografico che si snoda lungo tutto il torrente Amaseno è ricco di  fontane e contesti paesaggistici che meritano essere riscoperti e vissuti. Per tale ragione,  il circolo Lamasena ha tentato un lavoro di censimento,  seppur largamente incompleto e parziale,  per localizzare tali testimonianze all’interno di una mappa interattiva che è esplorabile qui.

Oltre le fontane, sono stati censiti alcuni percorsi che raccordano gli antichi sentieri della civiltà contadina,  con i loro tipici muri a secco (macere) che ne delimitavano il tratto.  Tali percorsi diventano un racconto che aiutano a conoscere i contesti paesaggistici, naturalistici e storici  che si trovano nei nei cinque comuni attraversati dal torrente.  Al riguardo, un esempio è il sentiero che raccorda il borgo di Boville Ernica, l’antico lavatoio, le mura pelasgiche di età pre – romana di monte di Fico,   il mulino della Miniera,  La vecchia Fontana, la Chiesetta del Latte e – di nuovo – il borgo di Boville Ernica.

Tale censimento, nonostante  i 50 siti e percorsi già individuati, si arricchirà nel futuro di nuove testimonianze  che sono presenti nel territorio.  Pertanto, chi volesse collaborare al campionamento, potrebbe farlo fornendo una foto del luogo con le sue coordinate GPS  da inviare all’indirizzo email dell’associazione: legambiente.lamasena@gmail.com

Con irruenza o indugio

DSC_0111Il 4 luglio scorso, nella cornice della sala teatro Cimello di Monte S. G. C., è stato presentato il libro di poesie di Franca Battista. Libro ispirato dai luoghi e dalle specie botaniche presenti lungo tutto l’alveo del torrente Amaseno.

Il convegno è stato un momento di confronto in cui è stata raccontata la genesi del libro che scaturisce dalla impellente necessità di dare una testimonianza di un luogo che, pur potendo esprimere tante bellezze naturalistiche e storiche, è caduto nell’oblio per molti decenni della nostra vita recente.

Il libro, Torna il Torrente – con irruenza o indugio, è quindi un tentativo di celebrare la bellezza attraverso la poesia che si ritrova nel vorticoso impeto delle acque torrentizie, nelle “scansioni ritmiche” delle folate d’acqua , nel “muschio”, nelle foglie del “farfaraccio” , nei “ canti e in-canti” e melodie della fauna locale.

All’interno del lavoro,  di Franca Battista,  si può trovare il forte desiderio dell’associazione Lamasena di riportare una centralità del torrente nella vita sociale della nostra comunità come lo è stato per la vita dei nostri avi.

Se in passato il torrente era una via di scambio commerciale e di relazione tra le persone di Collepardo, Veroli,  Boville Ernica,  Monte San G. C. e Strangolagalli,  oggi il torrente può ancora aspirare a diventare un luogo simbolo, un’idea di rete virtuale e reale insieme,  che potrebbe mettere in relazione le persone dei cinque  comuni e concretizzare una nuova rete di prossimità per aspirare a costruire nuovi progetti comuni.

Il libro non è, per l’associazione Lamasena, un epilogo auto-celebrativo,  esso vuole essere – essenzialmente – un riferimento di appartenenza intorno al quale potrà coagularsi una forma di aggregazione culturale per ispirare i soci e gli amici, che amano questa terra, nelle future azioni a favore del territorio e dell’ambiente.

È doveroso ricordare con riconoscenza chi ha reso possibile la realizzazione dell’evento di presentazione. Quindi, la nostra gratitudine va ad Amedeo Di Sora per le sue letture, al maestro Maurizio Lucchetti per le originali interpretazioni musicali, a Rosella Bucossi per il coordinamento, a Nadia Sorge per la fotografia, a Carolina Alfieri di F.I.D.A.P.A.

Grazie al sindaco di Strangolagalli, al delegato alla cultura del comune di Arpino Teresa Branca  e all’assessore alla cultura di Monte S. G. C per la sentita partecipazione.

La videoregistrazione dell’evento è visibile sul sito web:  ciociariawebtv.it

Remo Cinelli

Strategia Rifiuti Zero

DSC_000519/06/15 – Veroli. Nel convegno dal titolo Rifiuti: Un problema o un’opportunità? Il circolo Lamasena ha presentato alcuni buoni esempi che potrebbero essere adottati per intraprendere la via dei Rifiuti Zero.

L’intervento ha descritto, principalmente, le buone azioni che sono alla base delle strategie dei rifiuti zero. Ossia, fornire alcuni esempi che passano attraverso le 4 R: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare , Recuperare.

Il comune italiano che ha fatto da modello per tale strategia è la città di Capannori in provincia di Lucca. Tutto nasce dalla determinazione del maestro Rossano Ercolini che , quando venne a conoscenza dei piani per la costruzione di un inceneritore a pochi chilometri dalla sua scuola, per il bene del territorio e la salute dei suoi giovani alunni decise di intervenire. Fondò così l’associazione «Ambiente e Futuro», con l’obiettivo di informare la comunità dei rischi ambientali dell’incenerimento e di proporre strategie alternative per la gestione dei rifiuti. La battaglia di Ercolini fu vinta nel 2007 quando il suo comune decise di aderire alle buone pratiche dei rifiuti zero.

Ercolini è oggi il simbolo di un ambientalismo capace di incidere in maniera efficace nello sviluppo di un territorio, andando oltre le ideologie e gli schieramenti. E’ significativo ricordare una sua frase per dare la piena misura sul senso delle sue azioni: “Perché è solo con l’impegno di tutti a prendere parte al cambiamento che la democrazia respira e, con essa, prende vita la speranza di un futuro migliore

Sul piano della normativa, sono state ricordate le due leve che dovrebbero agire sinergicamente nell’ambito della riduzione dei rifiuti indifferenziati:

  • Il Decreto Matteoli ha fissato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 31.12.2012
  • Il PAN GPPPiano di Azione Nazionale italiano del Green Public Procurement. Tale atto regola l’acquisto sostenibile/verde nella pubblica amministrazione (criteri ambientali minimi). Nel 2003 l’unione europea ha invitato tutti i paesi membri ad elaborare, entro il 2006, piani d’azione per “l’integrazione delle esigenze ambientali negli appalti pubblici”. Il piano italiano della suddetta direttiva è stato approvato solo nell’aprile del 2008, ma mancano ancora i decreti attuativi che definiranno i requisiti per definire “verde” un bene o servizio oggetto del bando. Nell’estate 2009 una comunicazione della commissione europea ha posto ai paesi membri l’obiettivo di inserire i criteri del Gpp nel 50% delle gare d’appalto della pubblica amministrazione entro il 2010.

Tra i fattori abilitanti verso la strategia dei rifiuti zero ci sono la riduzione del packaging delle merci (che, tra l’altro, incide mediamente per il 5,5 % sul costo del prodotto finale) e l’adozione del compostaggio domestico. Tenuto conto che il 30%dei rifiuti solidi urbani è formato dalla frazione umida, si comprende quale peso potrebbe avere se le famiglie, che vivono in contesti agricoli, adottassero il compostaggio. L’azione delle amministrazioni dovrebbe, quindi, indirizzarsi verso un sistema incentivante basato sull’applicazione della tariffazione puntuale. Ossia, la tassazione sui rifiuti dovrebbe essere commisurata all’effettiva produzione di rifiuti attraverso l’incentivazione di comportamenti sempre più responsabili da parte dei cittadini.

In Italia c’è già un bacino di 4.500.000 di abitanti circa che segue le buone pratiche della strategia di rifiuti zero con più di 65 comuni coinvolti tra nord e sud. Tale metodologia permetterebbe la risoluzione del problema rifiuti con vantaggi economici per la collettività e per l’ambiente. Infatti tali tecniche lasciano in discarica indifferenziata meno del 20% dei rifiuti e permettono di ricavare risorse economiche attraverso la vendita dei materiali differenziati come: carta, alluminio, vetro, plastica .

A chiusura dell’intervento, il circolo Lamasena ha lanciato due proposte nei confronti dell’amministrazione:

  • Prevedere nel regolamento delle feste e sagre dei comuni l’istituzione della figura del responsabile dei rifiuti con i compiti di gestire le fasi per il recupero e riciclo dei rifiuti prodotti durante le manifestazioni
  • Definire un’area e un calendario per un mercatino dello scambio e riuso in cui i cittadini possono vendere, scambiare e barattare i loro oggetti con quelli degli altri

Remo Cinelli

Replica all’articolo del quotidiano “La Provincia”

20150609 La Provincia 003Il circolo Lamasena si sente in dovere di replicare alla nota, riportata nell’articolo apparso sul quotidiano La Provincia, il 9 giugno 2015, dal titolo: ”Se a gestire il patrimonio storico devono pensarci i cittadini”.

Nell’articolo sono riportate osservazioni vagamente polemiche e imprecisioni da cui il circolo Lamasena prende le distanze.

Il principio ispiratore delle azioni del circolo si basa, esclusivamente, sulla sussidiarietà tra cittadini e istituzioni allo scopo di cooperare a favore dei beni comuni.

Per meglio chiarire il concetto, il principio di sussidiarietà è regolato dall’articolo 118 della Costituzione italiana il quale prevede che Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà.

Quindi, tale principio – riconosciuto a livello costituzionale – prevede anche il dovere da parte delle amministrazioni pubbliche di favorire la partecipazione dei cittadini al fine di migliorare l’interesse generale.

Invero, l’amministrazione del sindaco Cretaro applica proprio tale principio allo scopo di rendere partecipi i cittadini nella valorizzazione dei beni collettivi. Pertanto, riteniamo che l’amministrazione del sindaco Simone Cretaro abbia fatto benissimo a deliberare il regolamento comunale per l’adozione di spazi pubblici da parte di cittadini ed associazioni. In ciò, essa ha mostrato una sensibilità e una aderenza al mandato costituzionale che merita tutto il nostro plauso.

Si precisa, inoltre, che il circolo Lamasena è di natura intercomunale a cui partecipano le città di Collepardo,Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni C. e Strangolagalli. Inoltre, l’associazione Lamasena fa parte della consulta delle associazioni verolane in osservanza del regolamento del comune di Veroli che ne codifica i criteri di adesione. E’ errato, quindi, affermare – come fatto nel succitato articolo – che il circolo è di Monte San Giovanni C.

Ci prendiamo cura di un’area verde nei pressi dell’abbazia di Casamari.

DSC_000208/06/2015 – A Casamari, ci stiamo prendendo cura di un giardino,  adiacente  all’abbazia cistercense,  che  costituisce l’area di ristoro per i pellegrini e turisti che visitano la stupenda abbazia.

Casamari é un luogo centrale e suggestivo per tutta la Ciociaria e ne rappresenta l’espressione più significativa. Per capire il valore di questo luogo, bisogna innamorarsi degli archi dell’acquedotto medievale che attraversa tutto il  giardino.  Sostare sotto gli archi e catturarne la bellezza. Riconoscere nei blocchi ammonticchiati,  nella parte frontale del giardino,  ciò che resta dell’antico ponte romano sul torrente Amaseno, risalente al I secolo a. C.  Restare meravigliati dell’hortus botanicus del 1760 visibile nella farmacia dell’abbazia. Soffermarsi all’interno della Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Casamari con i suoi ottantamila volumi. Scoprire il passato della terra ciociara nel museo archeologico con reperti dell’epoca romana provenienti – principalmente – dall’antica Casa Marii, casa di Caio Mario che qui ha avuto i natali.

L’associazione Lamasena nel prendersi cura dell’area verde vuole contribuire concretamente a difendere ed esaltare la bellezza di questo luogo per rilanciarne il racconto e le suggestioni. Ciò diventa un progetto ambientalista e culturale insieme. Esso ha, infatti, tutti gli elementi che concorrono a legare le diverse finalità dell’associazione che si incentrano, principalmente, sul recupero e la cura delle aree in prossimità del torrente Amaseno e, inoltre,  creare eventi intorno alle bellezze archeologiche e naturalistiche che vivono intorno alle aeree di golena del corso d’acqua.

La galleria fotografica sottostante, documenta le attività di giardinaggio, svolte dai volontari dell’associazione,  nell’area verde il giorno 5 giugno scorso.

Dibattito sull’inquinamento ambientale presso il liceo di Veroli

GSulpicioIl 22 maggio 2015, l’associazione Lamasena è stata invitata,  dai docenti del Liceo G. Sulpicio di Veroli,  per illustrare le principali tematiche sull’inquinamento nella provincia di Frosinone.

L’opportunità ha permesso di raccogliere le esperienze e conoscenze acquisite in questi anni e, quindi, condividerle con gli studenti del Liceo che presentavano, nell’occasione, i risultati del loro progetto sull’inquinamento della Terra.

Il dibattito è partito dall’illustrazione del quadro generale sulle criticità ambientali  con riferimento a quanto sta avvenendo sul cogente tema dell’immigrazione.  Gli ingressi di migliaia di profughi che premono alle nostre frontiere nasce dal disperato bisogno di allontanarsi dalle loro terre colpite da guerre e desertificazione. Al di là degli luoghi comuni e delle strumentalizzazioni, il fenomeno ha le sembianze di una vera migrazione biblica. Tali migranti possono essere definiti, senza troppi margini d’errore, profughi ambientali che fuggono da terre divenute inospitali in cui, proprio per tale ragione, sono oggetto di contese territoriali per l’accaparramento dell’acqua e delle poche aree ancora fertili.

Ciò che sta accadendo oggi sull’ecosistema della terra fu predetto dagli scienziati del club di Roma nel 1972. Quegli studiosi misero insieme le loro simulazioni sul clima ed ipotizzarono cosa sarebbe successo alla nostra biosfera se avessimo continuato ad immettere CO2 nell’ambiente o incrementato la nostra impronta ecologica. In quegli anni ci fu la prima grande crisi petrolifera e si cominciò a riflettere seriamente sui limiti dello sviluppo, ossia, essi osservarono che il modello economico basato sulla crescita infinita era intrinsecamente sbagliato ed asserirono una ovvietà che gli uomini non comprendono appieno, ossia non si può crescere in modo infinito in un mondo finito.

L’allora presidente Jimmy Carter prese molto in considerazione il lavoro svolto dal club di Roma e cominciò ad adottare misure legislative per salvaguardare l’ambiente. Fu lui che installo le prime celle fotovoltaiche sul tetto del Casa Bianca.

Quelle raccomandazioni, purtroppo, sono state riposte nel cassetto per 40 anni dai successivi presidenti ed oggi ci troviamo ad un passo dal punto di non ritorno. I livelli di CO2 nell’atmosfera stanno innescando fenomeni  irreversibili  legati al riscaldamento globale.

Gli scienziati stimano che l’equilibrio climatico è di 350 ppm  (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera. Dall’ultima rilevazione di marzo 2015, il livello di CO2 è arrivato a 400 ppm e, nonostante ciò, non ci sono segnali da parte degli stati per invertire la rotta di collisione in cui stiamo conducendo il nostro pianeta.

Sull’inquinamento in Ciociaria si hanno due criticità importanti. La prima riguarda il primato negativo sul livello di PM10 presente a Frosinone. Nel 2014 la nostra città capoluogo si è rivelata la città più inquinata d’Italia con 57 giorni di superamento del limite di 50 µg di PM10 per metro cubo.

L’altra criticità ambientale è l’inquinamento della Valle del Sacco. Tale problema è dovuto a una stratificazione di inquinanti che indusse le autorità sanitarie a classificare, nel 2005, la valle come   SIN (Sito d’Interesse Nazionale). Tale classificazione avrebbe garantito adeguati finanziamenti per la bonifica se non fosse intervenuto, nel 2013, l’ex ministro Corrado Clini che, per ragioni legate a tagli sulla finanza pubblica, ha declassato la valle nonostante essa resti un’area ad alta criticità privandola – quindi – di quelle risorse finanziare necessarie per la sua bonifica.

Il principale inquinante della valle è la molecola denominata betaesaclorocicloesano o BETA-HCH. La molecola è un residuo tossico nella preparazione dei diserbanti prodotti per anni dalle industrie chimiche del distretto industriale di Colleferro.

L’effetto della molecola Beta-Hch sul corpo umano è molteplice. Sicuramente interferisce nelle funzioni di neurotrasmissione ed attacca il sistema nervoso, il fegato e i reni. Purtroppo, circa il 50% della popolazione che abita in adiacenza al fiume è stata contaminata dalla molecola.

Il problema dell’inquinamento della valle esplose, nella sua deflagrazione mediatica, il 19 luglio 2005, data in cui le cronache riportano la notizie di 25 mucche morte dopo essersi abbeverate nel rio Mola Santa Maria, un affluente del fiume Sacco. Da quella fatidica data, iniziarono febbrili campionamenti delle acque e dei terreni che portarono alla scoperta della contaminazione di tutta la catena alimentare da parte del Beta-HCH.

A scopo precauzionale, furono abbattuti circa 7000 capi di bestiame. Tale decisione, al di là della sua dubbia validità in termini di profilassi sanitaria, si è rivelata un boomerang economico per tutte le aziende agricole dell’intera valle del Sacco.

La giornata di dibattito ha fatto prendere coscienza del dramma dell’inquinamento che viviamo. Alcuni dati, riportati nel convegno, ne certificano la cifra: l’acciaieria ILVA di Taranto, dal 2005 al 2010, ha causato la morte di circa 90 persone l’anno; a Brescia è in atto un aumento del 20% dei tumori infantili (da 0 a 14 anni) rispetto agli anni cinquanta per la presenza di diossina e PCB nel sangue; a Casal Monferrato si muore per Mesotelioma Pleurico con l’inalazione di fibre di amianto. Complessivamente, tale tumore provoca 4000 morti l’anno in tutta Italia.

Solo in lontananza, si intravede qualche flebile segnale di speranza rispetto allo scenario descritto. Tra questi si annovera l’approvazione della nuova legge degli ecoreati, votata in senato il 19 maggio scorso. Una legge attesa da 21 anni e sollecitata da associazioni e cittadini. Una vittoria storica che permetterà di far condannare chi attenta alla vita delle persone con l’abbandono di rifiuti tossici nelle acque e nei terreni. E’ questo un lieto  evento che ricade nei giorni del 35° compleanno di Legambiente che, in tutti questi anni, è stata sempre in prima linea nel chiedere norme a difesa dell’ambiente

Remo Cinelli

20150522-VEROLI

Dibattito su cibo e natura con gli alunni di Santa Francesca di Veroli

DSC_0947Sabato, 16 maggio, in occasione della presentazione del progetto scolastico riguardante la frutta, sviluppato dai docenti ed alunni del plesso scolastico di Santa Francesca di Veroli,  il circolo Lamasena ha presentato tre temi riguardanti:  la sana alimentazione, le tradizioni agro-pastorali e le erbe aromatiche selvatiche che si sviluppano sul versante verolano dei Monti Ernici.

La biologa nutrizionista Ilaria Parravano ha focalizzato l’interesse degli alunni, DSC_0931portando esempi e aneddoti legati al cibo, suscitando le domande dei ragazzi che sono stati indotti a ragionare sul contenuto dei grassi presenti nei panini dei fast food o nei cibi veloci somministrati dall’industria alimentare.

Durante la mattinata, il cibo e le conseguenze di una cattiva alimentazione sono stati l’oggetto di una centralità che ha colto l’interesse anche dei tanti genitori presenti all’evento.

Il dott. Achille Lamesi, ha sviluppato il tema delle tradizioni agro-pastorali della civiltà contadina verolana di fine 800–inizio 900.   Lamesi ha esposto una sintesi sulle tecniche agrarie che venivano adottate dagli avi per sviluppare la difficile agricoltura di montagna. Egli ha spiegato come venivano realizzati i terrazzamenti (le “cese”) e i pozzi d’acqua , chiamati “purgatori”. Queste tecniche erano fondamentali per quel tipo di coltivazione povera ma, tuttavia, fondamentale e che ha garantito per secoli una autonomia alimentare che ora non esiste più. Il dott. Lamesi è, di fatto, il più autorevole testimone di quelle tradizioni e tecniche contadine che, qualche anno fa, ha raccolto nel bellissimo libro “Veroli in Agro” in cui sono riportati notevoli esempi di quella civiltà rurale.

Il botanico Aurelio Renzi ha mostrato le erbe aromatiche e officinali selvatiche, raccolte nella parte pedemontana di Veroli. Di ogni erba ne ha rappresentato un rametto per meglio fornire indicazioni utili sia al loro riconoscimento che all’uso che se ne può fare nella preparazione di piatti culinari o nelle terapie sanitarie nella medicina popolare.
DSC_0956Ad ogni alunno, l’associazione Lamasena ha donato un cappellino di Legambiente, a ricordo e testimonianza della giornata. Un piccolo segno per stimolare i genitori e alunni a rivolgere il loro interesse verso il proprio territorio per l’impellente necessità di conservarlo e valorizzarlo.

Il merito dell’iniziativa va ai docenti del plesso di Santa Francesca che hanno creduto nell’iniziativa e hanno offerto tutta la disponibilità possibile. Un grazie va, inoltre, ai genitori degli alunni che sono intervenuti in tanti ed hanno dato dimostrazione tangibile di sensibilità verso i principi della sana alimentazione  preparando piatti e dolci a base di frutta che sono stati offerti a fine manifestazione.

Remo Cinelli

Biodiversità

ConvegnoIl 1 maggio abbiamo partecipato, con il nostro gazebo di Lamasena, al primo career day svolto a Monte San Giovani Campano.
In questo contesto, abbiamo parlato di biodiversità, focalizzando l’attenzione sul lento cammino scientifico che ha portato alla comprensione dell’evoluzione delle specie. Ancora agli inizi del 1800 era opinione diffusa che le specie nascessero spontaneamente per abiogenesi.
Ancora oggi si ha una mappatura parziale delle specie animali e vegetali esistenti. Gli studiosi ipotizzano che le specie presenti sulla Terra possano essere tra 1,5 e 1,8 milioni.
Purtroppo, ovunque nel mondo le specie vegetali e animali sono a forte rischio estinzione.
Si calcola che sono a rischio il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. In Europa abbiamo il poco invidiabile primato che sono a rischio il 42% dei mammiferi autoctoni.
L’Italia è il paese europeo che, in assoluto,  ospita il più alto numero di specie presenti nel vecchio continente, e tale eredità ci investe della forte responsabilità di difendere la ricchezza dei territori qui presenti.  In particolare, in Italia vi risiede circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa

Abbiano, inoltre,  fatto cenno al ruolo fondamentale svolto dalle api sia a vantaggio della conservazione della biodiversità che a favore dell’alimentazione umana.  Esse, attraverso l’impollinazione, sono responsabili della sopravvivenza di oltre 130.000 piante e contribuiscono al 30% dell’alimentazione umana attraverso la loro azione impollinatrice.
La moria delle api che si registra in tutto il mondo – per gli effetti dell’uso degli antiparassitari, erbicidi e delle onde elettromagnetiche –  pone un ulteriore motivo di preoccupazione per la conservazione della biodiversità.

Purtroppo, l’azione dell’uomo è quanto mai deleteria per la conservazione  degli habitat naturali, comprensivi delle zone umide della terra. Quest’ultime, i veri incubatori della biodiversità.  Le azioni antropiche più invasive si chiamano   CONSUMO DEL SUOLO e DEFORESTAZIONE.
Negli ultimi decenni si è consumato lo 0,7% del suolo terrestre ogni anno e sono state abbattute 13.000.000 kmq di foreste all’anno. In Italia, negli ultimi 3 anni sono stati ricoperti di cemento 720 kmq. E’ stato stimato che, fino al 2030, potranno andare persi altri 170.000.000 kmq di ettari di foreste nel globo, una superficie pari a quella di Germania, Francia, Spagna e Portogallo messi insieme.
In questo scenario, che ha già dell’apocalittico, abbiamo richiamato l’attenzioneGazebo sul riscaldamento globale che implica un incremento di 4/5 gradi di aumento medio della temperatura terrestre nell’arco di un secolo. Gli scienziati hanno già da tempo individuato la causa di tale riscaldamento che è dovuto all’incremento di CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera. Oggi ci sono circa 390 ppm (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera contro un valore – di equilibrio climatico – che è stimato essere di 350 ppm.
Quali RIMEDI possiamo mettere in campo nel microcosmo territoriale in cui viviamo per fare la nostra parte a favore della madre terra?
Al riguardo, abbiamo tracciato, insieme all’amico Roberto Dalia, un piccolo vademecum:
1) Conservare i nostri boschi attraverso la nostra azione persuasiva nei confronti delle amministrazioni che tendono a fare cassa vendendo boschi demaniali di pregio.
2) Evitare altro consumo del suolo cercando, invece, di recuperare e valorizzare quanto è stato già edificato
3) Evitare l’acquisto di oggetti in avorio
4) Evitare l’acquisto di diamanti che sono la causa di violenze e devastazioni ambientali nei paesi del terzo mondo
5) Effettuare il compostaggio domestico dei rifiuti organici facendoci aiutare, possibilmente, da formidabili bio-trituratori naturali quali papere o galline che hanno anche il pregio di esserci riconoscenti fornendoci uova di giornata.

Il più accorato ringraziamento va agli agli amici di FARE Insieme che hanno organizzato l’evento.

Remo Cinelli

Veroli pulita

2Il 26 aprile, siamo stati partecipi alla giornata ecologica promossa dall’amministrazione comunale di Veroli. Il circolo Lamasena ha portato il proprio contributo attraverso la partecipazione di numerosi volontari che si sono riuniti in località Paradiso di Prato di Campoli, luogo simbolo del territorio ciociaro per la sua bellezza naturalistica.

L’immagine che rappresenta meglio l’evento è stata la cordata di persone che, insieme, tentavano di far risalire grossi pneumatici gettati in una scarpata. Tale immagine, nella sua valenza simbolica,  rileva che il sindaco e i comuni cittadini stanno insieme in cordata per risolvere un problema che altri hanno causato. Tutti insieme, in una sana alleanza, per difendere e risanare un territorio che – per troppo tempo – è stato vissuto come un accessorio da usare e, alle volte, da violentare per accrescere l’effimera ricchezza d’inquinatori senza scrupoli.

cordata con il sindaco

cordata con il sindaco

Vorrei che questa diventasse un’immagine carismatica in cui potersi riconoscere e che, meglio di tante parole, suggellasse il patto di sussidiarietà tra istituzioni e cittadini per la difesa dei beni comuni.

Accanto alle giornate ecologiche, che hanno sicuramente una valenza educativa verso il problema dei rifiuti, deve farsi largo una più incisiva azione sanzionatoria che sia in grado di essere dissuasiva nei confronti di coloro che continuano a depredare il territorio. Pertanto, il suggerimento da portare all’attenzione delle istituzioni è quello di mettere in campo le forze e le tecniche per controllare il territorio per poterlo meglio difendere e preservare l’ambiente nell’interesse di tutti. In questi anni è, purtroppo, prevalso il convincimento collettivo che tutto fosse permesso in ragione di una assenza – quasi totale – di sanzioni nei riguardi di chi sversava illecitamente rifiuti.

Basterebbe, quindi, cominciare ad elevare qualche multa per far capire che la collettività non è più tollerante verso chi sporca ed inquina e che, oggi, si è affermato un più pervasivo senso civico. Analogamente, i cittadini devono diventare anch’essi attenti custodi del territorio facendo la loro parte nel segnalare alle istituzioni i luoghi degradati e i fenomeni di sversamenti illeciti di cui sono testimoni.

Ringraziamenti speciali vanno ad Alessandro Viglianti e Alessandra Trulli, assessore e delegato all’ambiente per il comune di Veroli, che si sono adoperati nell’organizzare la giornata ecologica, riuscendo a far partecipi dell’iniziativa sia l’associazione Lamasena che la consulta delle associazioni verolane.

Remo Cinelli

 

Alla memoria di Eugenio Maria Beranger

ALL’AMICO EUGENIO MARIA BERANGER
di Achille Lamesi

Eugenio ringrazia per le cioce con i bollettoni e per la cittadinanza onoraria.

Eugenio ringrazia per le cioce con i bollettoni e per la cittadinanza onoraria.

Con l’approssimarsi della 51^ edizione della Sagra della Crespella, che si svolge il 19 aprile 2015 nella frazione di Santa Francesca del comune di Veroli, gli amici del Comitato Organizzatore e dell’Associazione “Amici Sagra Della Crespella” hanno ritenuto di dedicare l’evento in ricordo di Eugenio Maria Beranger scomparso lo scorso 9 gennaio 2015. Come ogni anno si realizza l’opuscolo della sagra e gli amici di Santa Francesca mi hanno invitato a scrivere un articolo su Eugenio, dicendo: perché gli eri più vicino e lo conoscevi meglio di tutti noi. Ho accettato volentieri, ma quando mi sono seduto per iniziare a scrivere ho avuto un attimo di esitazione. La mente era pervasa da tanti ricordi ed emozioni ripensando a più di sedici anni di convivenza e poi mai avevo pensato di trovarmi in questa situazione. Inoltre, proprio perché lo conoscevo bene non è stato facile trovare tutte le parole per descrivere Eugenio, in quanto persona dalla profonda umanità e di grande intelletto. Sul profondo e duraturo rapporto con la comunità di Santa Francesca si potrebbe scrivere un libro, ma per ragioni di spazio, devo limitarmi a passaggi, descrivere aneddoti e fatti in maniera coincisa, oltre tutto lasciando fuori decine di testimonianze.
Ebbi modo di conoscerlo, alla fine del cessato secolo, grazie alla cortesia di due amici in comune: Raffaele Peticca, titolare della tipografia La Monastica di Casamari che frequentavo per la stampa dell’opuscolo della sagra e Antonio Alonzi, valente studioso della Selva di Sora, che aveva realizzato con Eugenio il volume sulla Madonna della Figura, in occasione di un incontro sul brigantaggio lealista e sulla opportunità di realizzare una serie di itinerari turistico-culturali legati alla frontiera tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie. Andai alla riunione che si tenne a Sora, per incontrare Eugenio Maria Beranger e chiedergli il supporto di archeologo e di storico delle tradizioni, per sviluppare progetti turistici per Santa Francesca. Dopo avergli illustrato le motivazioni che mi avevano portato ad incontrarlo, mi disse che dovevamo rivederci con calma perché il materiale era tanto. Allora gli chiesi come si doveva fare per un compenso alle prestazioni. In risposta le sue parole furono: “a me basta essere ospitato, un piatto e un posto dove dormire”. Con un sorriso stampato sulla faccia lo ringraziai per la disponibilità, ci stringemmo la mano, ci scambiammo i recapiti e fu così che iniziò a frequentare Santa Francesca e poi Veroli.
In quegli anni a Santa Francesca si era formato un Gruppo di Ricerca Storica, costituito da amici con esperienze nell’associazionismo, che condividevano la passione per lo studio del territorio sotto il profilo storico-paesaggistico. Ogni volta che Eugenio ci veniva a trovare, ci riunivamo a casa mia, ognuno aveva qualcosa da chiedere, la sete di sapere era tanta che le domande erano interminabili e toccavano argomenti di ogni genere. Non lesinava risposte per soddisfate tutti, ci dava riferimenti bibliografici e dove reperirli, ci invitava a partecipare a presentazioni di nuovi volumi e convegni che si tenevano in Ciociaria, ci accompagnava in biblioteche e archivi dove si muoveva con disinvoltura e così anche per i musei. Stare a stretto contatto con Eugenio, per noi che ci siamo, per diletto, cimentati in questa avventura provenendo da esperienze che nulla hanno a che fare con l’archeologia, la storia, le scienze demo-antropologiche, toponomastici e architettonici, ha rappresentato un’opportunità che nel tempo ha arricchito il nostro bagaglio culturale. Il Gruppo di Ricerca Storica, nel 2003 divenne Associazione La Vetta, di cui Eugenio ne fu l’ideatore e socio fondatore. Il riconoscimento giuridico permise di operare e dialogare con enti ed istituzioni. Nei rapporti, con i Comitati Organizzatori della sagra che si sono succeduti negli anni, nulla era cambiato perché i membri della Vetta continuavano a prestare il loro impegno nei diversi ruoli che ricoprivano nella kermesse.
Concretamente Eugenio prese parte agli incontri per la realizzazione della Sagra della Crespella dando suggerimenti per la kermesse, invitando i gruppi dei carri folcloristici a riproporre attrezzi, costumi il più possibile fedeli a quelli dei tempi passati, proporre i quadretti di vita vissuta arricchiti con dettagli provenienti da ricerche e invitava i partecipanti a curare l’espressione dialettale. Ufficialmente entrò a far parte della Commissione Valutatrice dei carri con la 39^ edizione, con il ruolo di coordinatore della giuria e l’incarico di decretare il carro vincitore esprimendo la motivazione. Con la presenza di Eugenio in giuria, non ci furono più contestazioni e le scaramucce degli anni precedenti tra i gruppi dei carri lasciarono il posto alla sana competizione. Coinvolse diversi amici intellettuali, storici e studiosi della Valle del Liri, della Valle di Roveto e della Val Comino, luoghi che ci uniscono geograficamente, per le connivenze e i rapporti culturali.
In occasione della sagra il comitato realizza un opuscolo come strumento di pubblicità per gli sponsor. Inizialmente era formato da poche pagine, poi con i suggerimenti di Eugenio è passato a 40 pagine, suddiviso in spazi dove oltre agli articoli di riflessione storico-religiosa e del folclore, si trovano articoli sulle tradizioni, della storia del territorio e anche quelli di attualità. Eugenio ci teneva tanto a questo opuscolo in quanto memoria storica delle sagre e delle tradizioni, tanto da prendersi l’impegno di conservarli presso la Biblioteca Statale annessa al Monumento Nazionale di Casamari, la Biblioteca del Centro Studi Sorani “Vincenzo Patriarca” e Presso la Biblioteca Diocesana “Cesare Baronio di Sora”. Quello che lui pensava e quale sviluppo vedeva per il futuro della sagra lo ha espresso in due articoli, uno dal titolo “Considerazioni sulla Sagra” presente a pagina 11 dell’opuscolo realizzato per la 40^ edizione e a pagina 21 dal titolo “Aspettando la 50^ Sagra della Crespella” in quello della 47^ edizione. Diversi articoli che parlano del territorio portano la sua firma.
Mi piace ricordarne uno per la straordinaria importanza archeologica, che testimonia la presenza umana nei monti Ernici di Santa Francesca, già nell’età del Bronzo Medio, per il ritrovamento, avvenuto nel novembre del 2010 durante una ricerca di superficie sul Monte Castello (oggi più noto come La Croce), di un’ascia di bronzo con margini fortemente rialzati, una punta di freccia sempre in bronzo, un frammento in ossidiana e numerosi frammenti vascolari. I due reperti in bronzo sono esposti nel Museo Archeologico Comunale. Per questa scoperta, si era attivato nel segnalare il sito a docenti universitari con l’intento di promuovere una ricerca, per aggiungere approfondimenti su chi fossero gli Ernici e sulla loro datazione. Voglio segnalare che Eugenio da giovane archeologo aveva frequentato i monti che circondano Santa Francesca, con i colleghi Marcello Rizzello, Mauro Ferracuti, Patrizia Fortini e Mauro Tomaselli in occasione di ricognizioni di insediamenti dell’età del bronzo. Così pure, era stato molte volte nell’area sacra italico-romana di Pozzo Faito, con l’amico Cocco Quirino e con l’ausilio di un asino raggiungevano a piedi la località, partendo da Case Cocchi. Di questi studi, nel volume I° dal titolo “Tutta Veroli” a pagina 53, il Prof. Giuseppe Trulli cita Eugenio Maria Beranger, per aver interpretato l’iscrizione latina scolpita sulla rupe prospiciente al pozzo votivo.
Eugenio esportò la sagra fuori dal suo territorio d’origine, coinvolgendo amici intellettuali e docenti universitari. In diverse manifestazioni si presentò in compagnia dello studioso Ugo Iannazzi, che rimase affascinato dalla manifestazione e successivamente si adoperò per far conoscere la sagra nell’ambiente universitario. Mi è grato sottolineare che la collaborazione tra Eugenio ed Ugo produsse la realizzazione del Museo Gente di Ciociaria ad Arce e il volume di 500 pagine dal titolo omonimo “Gente di Ciociaria”, in cui non mancano riferimenti alle tradizioni di Veroli. Colgo l’occasione per ricordare e ringraziare Ugo che fu promotore di un convegno di due giorni sulla Sagra della Crespella di Santa Francesca, tenutosi a Veroli nei giorni 12-13 maggio del 2009, con la partecipazione di relatori illustri quali Prof. Pietro Clemente, antropologo, docente di Antropologia culturale all’Università di Firenze, presidente di SIMBDEA (Società Italiana per la Museologia e i Beni Demo-Etno-Antropologici), il Prof. Paolo Vigo, allora Rettore dell’Università degli Studi di Cassino, con la partecipazione del già Sindaco di Veroli, Prof. Giuseppe D’Onorio e degli assessori alla cultura e turismo, infine il Prof Armando Frusone, Preside del Liceo Sulpicio, e naturalmente Eugenio Beranger. Altresì ad Ugo, sono grato per aver partecipato ad una manifestazione storico-paesaggistica sul brigantaggio svoltasi nella cornice di Prato di Campoli.
In diverse manifestazioni, sagra inclusa, furono allestite mostre fotografiche ed oggettistiche sul tema dell’antico confine, il brigantaggio, sulle tradizioni, gli antichi mestieri e sulle prime edizioni della sagra. Si preoccupò di mantenere vivo l’unico sito di cui si disponeva al momento www.sagradellacrespella.it, che ha svolto un ruolo mediatico importante ai fini culturali e dello sviluppo del turismo integrato nel territorio della frazione. A testimonianza, fra i tanti episodi legati al sito, si sottolinea un evento che fu riportato su un articolo, pubblicato da Ciociaria Oggi del 19 febbraio 2008 dal titolo “Una delegazione di Spinea per il culto di S. Francesca”, composta dall’assessore alla Cultura Delia Strano, la dottoressa Barbara Da Piave, responsabile Uos Servizi Informativi e di Supporto, e Alessandro Cuk, presidente dell’Associazione “Amici dei Presepi Spinea” dove in un passaggio del pezzo si dice: “Galeotto fu internet, in quanto proprio le pagine dedicate alla Santa, presenti nel sito www.sagradellacrespella.it, hanno risvegliato l’interesse degli amministratori e il desiderio di conoscere la nostra città”.
Riprendendo con Eugenio, ci fu l’impegno a favore del turismo integrato, partecipando alle iniziative storico-paesaggistiche dal titolo “Sulle Orme dei Briganti” tenutesi nei luoghi interessati dagli avvenimenti del brigantaggio lealista, dove con una breve lezione, esponeva le condizioni sociali, economiche e politiche del tempo che portarono al fenomeno del brigantaggio e al tema a lui caro l’emigrazione, con riferimenti alla questione del mezzogiorno. Grazie alla lodevole disponibilità dell’Amministrazione Comunale di Veroli, con l’Associazione “La Vetta”, fu realizzato il Museo della Civiltà Rurale, dove Eugenio curò l’allestimento, e ne fu Il Direttore Scientifico con delibera della Giunta. L’inaugurazione del Museo si tenne nella sala consiliare il 29 gennaio del 2008 alle ore 17, ed Eugenio deliziò gli intervenuti con un appassionante e coinvolgente intervento.
Collaborò con la Pro Loco di Veroli dando il supporto per la realizzazione di materiali turistici, e tenne delle lezioni sulla museologia, storia, archeologia e sulla civiltà rurale ai ragazzi del servizio civile e le guide turistiche di Veroli. Prese parte alla realizzazione del periodico di informazione della Parrocchia “S. Maria Assunta” Sale e Luce”. Sempre con la stessa Parrocchia, a seguito della lodevole iniziativa intrapresa, dell’allora parroco Don Giacinto Mancini, curò la realizzazione del testo “La Visione di Santa Francesca Romana” in occasione del recupero dell’affresco collocato alla sinistra dell’altare all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta. In occasione della realizzazione del libro “Veroli in Agro” da me prodotto e stampato dal Comune di Veroli nel 2011, Eugenio si adoperò nella rilettura del testo in fase dattiloscritta, ne curò l’introduzione e la presentazione.
Mi fece partecipe della redazione del mensile “Paese Mio” a tiratura provinciale, edito dall’Associazione La Selva di Sora, dove ricopriva il ruolo di Coordinatore. Inserendomi come corrispondente di Veroli, furono pubblicati articoli che toccavano diversi argomenti, alcuni editi per la prima volta, provenienti da studi e ricerche storico-paesaggistiche, antropologiche e delle tradizioni popolari del territorio pedemontano del comune di Veroli. Come gli articoli dedicati alle origini della Sagra della Crespella pubblicati nel giornale N°2 uscito nel mese di febbraio 2011. Diede il suo supporto al libro “Le Ballarelle di Santa Francesca” con allegato CD, realizzato dall’Associazione Culturale Bifolk, che da anni recupera e promuove canti, balli e musiche della tradizione popolare. Il volume fu presentato il 3 marzo 2013 nel plesso scolastico di Santa Francesca, ed Eugenio fu invitato come relatore insieme allo studioso Bruno Ceroli di Sora. Numerosi convegni lo videro partecipe come relatore, fra gli ultimi quelli sul tema dell’acqua, tenutosi sia a Veroli, organizzato dal Comitato Veroli Alta per il Premio Letterario 2014, e a M.S.G. Campano, organizzato dal Circolo Intercomunale “Lamasena” di Legambiente.
Per quanto riguarda il curriculum professionale di Eugenio, mi avvalgo di segnalare quanto ha scritto lo studioso Ugo Iannazzi, nell’opuscolo edito per il trigesimo, dal titolo Elementi biografici, Dal “reconsòlo” al Convivio, distribuito l’11 febbraio 2015 a Casamari. Quello che posso dire è che in occasione della nomina di Direttore Scientifico del Museo della Civiltà Rurale, dal Comune di Veroli gli fu chiesto il curriculum, me lo inviò per e-mail ed io lo stampai per consegnarlo, erano più di 80 fogli formato A4, mi disse che non era tutto, ed eravamo nel 2008.
Aveva rapporti con tantissime persone di ogni estrazione sociale e con innumerevoli Associazioni, alle quali offriva tutta la sua disponibilità di storico dell’Alta Terra di Lavoro, ma soprattutto si adoperava per metterle in contatto tra loro, promuovendo scambi di esperienze e realizzando sinergie. Aveva un profondo rispetto per gli anziani, che riteneva parte attiva della società, ed era attaccato ai giovani, che sapeva raccogliere attorno a sé, ai quali offriva una grande e profonda disponibilità e si raccomandava a tutti noi di sostenerli.
In tutti gli anni che abbiamo passato insieme, c’è stato anche il tempo per riflettere sui temi dell’esistenza, abbiamo parlato dei momenti difficili della vita strettamente personale e anche di quelli professionali, riferiti alla carriera. Nonostante ci fossero motivi per avere dei risentimenti con qualcuno, non ho mai sentito uscire dalla sua bocca una parola fuori posto che potesse offendere. Non portava rancore, anzi era sempre pronto ad aiutare, solo capendo che qualcuno fosse in difficoltà, ed aveva sempre una parola di sostegno. Con chi stava attraversando momenti difficili si dimostrava solidale, gli telefonava per incoraggiarlo ad andare avanti, diceva: “non abbandonare la mente a se stessa, altrimenti ti porta in un vicolo cieco, tienila occupata, con gli interessi, le passioni, le ricerche e gli impegni, vedrai che il tempo è galantuomo e una soluzione si trova”. Era paziente, sempre disposto all’ascolto dell’altro, ti faceva sentire a proprio agio ed importante. Nelle case dove era invitato sapeva apprezzare l’ospitalità, dimostrandosi gentile, cordiale e di buona compagnia. A Santa Francesca, queste sue qualità umane non sono passate inosservate, ed è per questo che tutta la comunità gli era affezionata.
Ultimamente, con l’Associazione “Amici Sagra Della Crespella”, stava lavorando alla realizzazione del libro della Sagra della Crespella, era stato a casa dei partecipanti delle prime edizioni per raccogliere notizie utili per capire a chi venne l’idea, come nacque, chi propose la sfilata dei carri, come e dove si friggevano e distribuivano le crespelle, e come si è evoluta negli anni. Nonostante l’impegno preso, per la presentazione del volume, non si è potuto rispettare il termine della cinquantesima edizione a causa dell’enorme materiale fotografico e documentale da recuperare, e il lavoro di preparazione dei testi scritti e da assemblare seguendo la sua impostazione, ma anche per la crisi economica che ha condizionato la kermesse della manifestazione, imponendo una priorità nelle decisioni. Ora con la sua prematura scomparsa, che ha toccato profondamente il nostro animo, sentiamo il dovere morale, per l’affetto che nutriva verso la comunità di Santa Francesca, di ricambiarlo portando a termine la realizzazione del volume. Eugenio in tutti questi anni ci ha fatto capire che la cultura unisce, e quando la storia dell’uomo, torna a vivere diventa una risorsa per migliorare la qualità della vita.
Ciao Eugè