Archivi categoria: Biodiversità

Fontane e luoghi suggestivi

Il bacino idrografico che si snoda lungo tutto il torrente Amaseno è ricco di  fontane e contesti paesaggistici che meritano essere riscoperti e vissuti. Per tale ragione,  il circolo Lamasena ha tentato un lavoro di censimento,  seppur largamente incompleto e parziale,  per localizzare tali testimonianze all’interno di una mappa interattiva che è esplorabile qui.

Oltre le fontane, sono stati censiti alcuni percorsi che raccordano gli antichi sentieri della civiltà contadina,  con i loro tipici muri a secco (macere) che ne delimitavano il tratto.  Tali percorsi diventano un racconto che aiutano a conoscere i contesti paesaggistici, naturalistici e storici  che si trovano nei nei cinque comuni attraversati dal torrente.  Al riguardo, un esempio è il sentiero che raccorda il borgo di Boville Ernica, l’antico lavatoio, le mura pelasgiche di età pre – romana di monte di Fico,   il mulino della Miniera,  La vecchia Fontana, la Chiesetta del Latte e – di nuovo – il borgo di Boville Ernica.

Tale censimento, nonostante  i 50 siti e percorsi già individuati, si arricchirà nel futuro di nuove testimonianze  che sono presenti nel territorio.  Pertanto, chi volesse collaborare al campionamento, potrebbe farlo fornendo una foto del luogo con le sue coordinate GPS  da inviare all’indirizzo email dell’associazione: legambiente.lamasena@gmail.com

Con irruenza o indugio

DSC_0111Il 4 luglio scorso, nella cornice della sala teatro Cimello di Monte S. G. C., è stato presentato il libro di poesie di Franca Battista. Libro ispirato dai luoghi e dalle specie botaniche presenti lungo tutto l’alveo del torrente Amaseno.

Il convegno è stato un momento di confronto in cui è stata raccontata la genesi del libro che scaturisce dalla impellente necessità di dare una testimonianza di un luogo che, pur potendo esprimere tante bellezze naturalistiche e storiche, è caduto nell’oblio per molti decenni della nostra vita recente.

Il libro, Torna il Torrente – con irruenza o indugio, è quindi un tentativo di celebrare la bellezza attraverso la poesia che si ritrova nel vorticoso impeto delle acque torrentizie, nelle “scansioni ritmiche” delle folate d’acqua , nel “muschio”, nelle foglie del “farfaraccio” , nei “ canti e in-canti” e melodie della fauna locale.

All’interno del lavoro,  di Franca Battista,  si può trovare il forte desiderio dell’associazione Lamasena di riportare una centralità del torrente nella vita sociale della nostra comunità come lo è stato per la vita dei nostri avi.

Se in passato il torrente era una via di scambio commerciale e di relazione tra le persone di Collepardo, Veroli,  Boville Ernica,  Monte San G. C. e Strangolagalli,  oggi il torrente può ancora aspirare a diventare un luogo simbolo, un’idea di rete virtuale e reale insieme,  che potrebbe mettere in relazione le persone dei cinque  comuni e concretizzare una nuova rete di prossimità per aspirare a costruire nuovi progetti comuni.

Il libro non è, per l’associazione Lamasena, un epilogo auto-celebrativo,  esso vuole essere – essenzialmente – un riferimento di appartenenza intorno al quale potrà coagularsi una forma di aggregazione culturale per ispirare i soci e gli amici, che amano questa terra, nelle future azioni a favore del territorio e dell’ambiente.

È doveroso ricordare con riconoscenza chi ha reso possibile la realizzazione dell’evento di presentazione. Quindi, la nostra gratitudine va ad Amedeo Di Sora per le sue letture, al maestro Maurizio Lucchetti per le originali interpretazioni musicali, a Rosella Bucossi per il coordinamento, a Nadia Sorge per la fotografia, a Carolina Alfieri di F.I.D.A.P.A.

Grazie al sindaco di Strangolagalli, al delegato alla cultura del comune di Arpino Teresa Branca  e all’assessore alla cultura di Monte S. G. C per la sentita partecipazione.

La videoregistrazione dell’evento è visibile sul sito web:  ciociariawebtv.it

Remo Cinelli

Biodiversità

ConvegnoIl 1 maggio abbiamo partecipato, con il nostro gazebo di Lamasena, al primo career day svolto a Monte San Giovani Campano.
In questo contesto, abbiamo parlato di biodiversità, focalizzando l’attenzione sul lento cammino scientifico che ha portato alla comprensione dell’evoluzione delle specie. Ancora agli inizi del 1800 era opinione diffusa che le specie nascessero spontaneamente per abiogenesi.
Ancora oggi si ha una mappatura parziale delle specie animali e vegetali esistenti. Gli studiosi ipotizzano che le specie presenti sulla Terra possano essere tra 1,5 e 1,8 milioni.
Purtroppo, ovunque nel mondo le specie vegetali e animali sono a forte rischio estinzione.
Si calcola che sono a rischio il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. In Europa abbiamo il poco invidiabile primato che sono a rischio il 42% dei mammiferi autoctoni.
L’Italia è il paese europeo che, in assoluto,  ospita il più alto numero di specie presenti nel vecchio continente, e tale eredità ci investe della forte responsabilità di difendere la ricchezza dei territori qui presenti.  In particolare, in Italia vi risiede circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa

Abbiano, inoltre,  fatto cenno al ruolo fondamentale svolto dalle api sia a vantaggio della conservazione della biodiversità che a favore dell’alimentazione umana.  Esse, attraverso l’impollinazione, sono responsabili della sopravvivenza di oltre 130.000 piante e contribuiscono al 30% dell’alimentazione umana attraverso la loro azione impollinatrice.
La moria delle api che si registra in tutto il mondo – per gli effetti dell’uso degli antiparassitari, erbicidi e delle onde elettromagnetiche –  pone un ulteriore motivo di preoccupazione per la conservazione della biodiversità.

Purtroppo, l’azione dell’uomo è quanto mai deleteria per la conservazione  degli habitat naturali, comprensivi delle zone umide della terra. Quest’ultime, i veri incubatori della biodiversità.  Le azioni antropiche più invasive si chiamano   CONSUMO DEL SUOLO e DEFORESTAZIONE.
Negli ultimi decenni si è consumato lo 0,7% del suolo terrestre ogni anno e sono state abbattute 13.000.000 kmq di foreste all’anno. In Italia, negli ultimi 3 anni sono stati ricoperti di cemento 720 kmq. E’ stato stimato che, fino al 2030, potranno andare persi altri 170.000.000 kmq di ettari di foreste nel globo, una superficie pari a quella di Germania, Francia, Spagna e Portogallo messi insieme.
In questo scenario, che ha già dell’apocalittico, abbiamo richiamato l’attenzioneGazebo sul riscaldamento globale che implica un incremento di 4/5 gradi di aumento medio della temperatura terrestre nell’arco di un secolo. Gli scienziati hanno già da tempo individuato la causa di tale riscaldamento che è dovuto all’incremento di CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera. Oggi ci sono circa 390 ppm (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera contro un valore – di equilibrio climatico – che è stimato essere di 350 ppm.
Quali RIMEDI possiamo mettere in campo nel microcosmo territoriale in cui viviamo per fare la nostra parte a favore della madre terra?
Al riguardo, abbiamo tracciato, insieme all’amico Roberto Dalia, un piccolo vademecum:
1) Conservare i nostri boschi attraverso la nostra azione persuasiva nei confronti delle amministrazioni che tendono a fare cassa vendendo boschi demaniali di pregio.
2) Evitare altro consumo del suolo cercando, invece, di recuperare e valorizzare quanto è stato già edificato
3) Evitare l’acquisto di oggetti in avorio
4) Evitare l’acquisto di diamanti che sono la causa di violenze e devastazioni ambientali nei paesi del terzo mondo
5) Effettuare il compostaggio domestico dei rifiuti organici facendoci aiutare, possibilmente, da formidabili bio-trituratori naturali quali papere o galline che hanno anche il pregio di esserci riconoscenti fornendoci uova di giornata.

Il più accorato ringraziamento va agli agli amici di FARE Insieme che hanno organizzato l’evento.

Remo Cinelli

Programma II edizione Festa dell’Impegno Civile

Il programma della Festa dell’Impegno Civile – 19/20/21 Settembre in Piazza Aldo Moro a Colli – Monte San Giovanni C.  Tre giorni di eventi per rappresentare il mondo del volontariato nelle sue tante declinazioni,  nell’ambientalismo, nell’assistenza ai più deboli, nella protezione civile e nel primo soccorso.   Si terranno convegni sull’acqua quale motore di sviluppo delle attività umane nel bacino idrografico della Valle del Liri e nell’alveo del torrente Amaseno. Inoltre, si dibatterà, con l’aiuto di professionisti,  di ecologia, consumo del suolo, isola ecologica e energie rinnovabili.

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Alla scoperta dell’orto

foto (7)Il 15 luglio scorso si è svolta la giornata dal tema “a contatto con l’orto” a favore dei bambini  del college estivo parrocchiale. L’evento è nato dalla collaborazione del circolo Legambiente Lamasena con la Caritas comunale e la Parrocchia di Monte S.G.C.
L’iniziativa ha avuto lo scopo di far vivere ai bambini una giornata a contatto con le colture stagionali e la natura. Nella giornata è stata inserita una sessione di formazione teorica elementare sulle colture agricole, inoltre,  i bambini hanno potuto sperimentare la loro manualità nella cura dell’orto.
Dopo il raduno presso l’azienda agricola Santaroni,  i bambini  sono stati guidati per interrare le pianticelle di verdure,  messe a disposizione dall’azienda agricola,  su un terreno precedentemente preparato. Ha stupito che nessuno di loro abbia protestato per il fango che si era inzaccherato sotto le loro scarpe per l’incedere sui campi ancora umidi dall’acquazzone del giorno precedente.  Anzi, la  pulizia delle calzature, sia personali che dei loro amici,  ha rappresentato un ulteriore motivo di gioco e di mutualità.

Inoltre,  i giovani ospiti hanno visitato la serra agricola e hanno potuto verificare l’effetto che favorisce la rapida geminazione delle coltivazioni.  La lezione sulle tecniche agrarie ha toccato, invece,  i temi della  rotazione dei terreni e della necessità di diversificare le coltivazioni per evitare l’impoverimento dei terreni stessi.

A fine mattinata, i bambini   sono stati invitati a raccogliere  direttamente dall’orto  le verdure che sono state utilizzate per preparare l’insalata  che ha accompagnato il loro pranzo.

La giornata ha previsto anche momenti ludici in cui i ragazzi hanno guadato il torrente con l’aiuto dei volontari del circolo e dei validissimi accompagnatori del college.  Inoltre,  essi hanno effettuato  passeggiate lungo tutta la tenuta agricola servendosi delle carrarecce che costeggiano il tratto del torrente Amaseno.

Osservando l’impegno profuso dai bambini e la loro palpabile felicità nel vivere l’insolita atmosfera agreste, veniva spontaneo  rievocare il monito che dovrebbe guidare il mondo degli adulti:  “la terra non è eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”.

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Quando i paesi avanzati giocano a fare i trogloditi

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Da tempo immemore si sa che in Canada ogni anno ha luogo la strage delle foche (275.000 foche uccise ogni anno), un massacro barbarico che avviene nei territori dell’artico. Le foche vengono bastonate e in gran parte scuoiate vive, per trarne profitto economico. Infatti di questa pratica vivono da sempre le popolazioni indigene del  Nunavut, regione dell’estremo nord del Canada, chiamate Inuik.

Fortunatamente i social media hanno acceso i riflettori su questa pratica brutale e gli animalisti e gli ambientalisti di tutto il mondo sono inorriditi a tal punto da spingere la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (ed anche gli USA) a vietare il commercio di prodotti derivati dalle foche, tra cui olio, grasso, carne e pellame.

Questa decisione ha scatenato le furie dei canadesi, primi fra tutti Leona Aglukkaq, deputato al parlamento canadese nelle schiere del Partito Conservatore, ministro regionale per il Canada Settentionale, di etnia inuk, che nel 2008 era ministro della Salute e (ancor più grave)  dal 2013 è ministro dell’Ambiente.

Il ministro ha condannato senza mezzi termini la decisione del tribunale europeo sostenendo che il divieto posto sui prodotti derivati dalle foche, adottato nell’Unione Europea è una decisione politica priva di fondamento reale o scientifico sostenibile.

In un’interrogazione internazionale supportata da molte autorità del governo canadese, le popolazioni inuit sostengono che la loro continua mattanza sia necessaria per guadagnarsi da vivere.

Se il Canada non tollera che altre nazioni si permettano di giudicare il discutibile operato delle proprie tribù in merito alla mattanza delle foche, per quale motivo noi dovremmo tollerare addirittura che proprio loro vengano a decidere in casa nostra cosa dobbiamo importare e cosa no?

Nessuno mette in dubbio il fatto che questa attività sia importante per le popolazioni dell’artico canadese, perchè è un’antichissima tradizione e perche non hanno altra forma di reddito proprio di questi tempi in cui la vita diventa sempre cara.

Passi quindi anche il messaggio sbagliato che il reddito umano sia più importante della vita di centinaia di migliaia di animali, ma non capisco perchè l’Unione Europea debba provvedere al sostentamento di queste popolazioni.

Ci pensi magari il Canada a farlo, creando nuovi posti di lavoro o, se non è in grado di trovare un mercato per queste industrie, magari acquistando le pelli delle foche che vengono trucidate.

Noi non le vogliamo. Non ci stiamo!

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

PER APPROFONDIRE

LICENZA

© Questo articolo, denominato “Quando i paesi avanzati giocano a fare i trogloditi” di Giovanni Gasparri  è fornito integralmente sotto licenza internazionale Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0.

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Data di Pubblicazione  3 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 3 Febbraio 2014
Autori: Giovanni Gasparri

Prima di stampare questa pagina considera l’impatto che avrà sull’ambiente

Inseguendo fantasmi di briganti

Sentiero Chiavone

SENTIERO CHIAVONE

(SENTIERO CS1 VARIANTE ASCENSORE)

“Sembra di percepirli dietro il fruscio degli arbusti. Nascondersi dietro vecchi tronchi rugosi, smussati dalla nebbia. Talvolta il sibilo del vento sembra assumere i connotati di un segnale di agguato. È sotto le foglie scricchiolanti che si nascondono i sentieri battuti dal brigante Chiavone.”

BREVE STORIA DEL BRIGANTE CHIAVONE

Era la metà dell’800, nel periodo del Risorgimento, subito dopo l’Unità d’Italia, quando Luigi Alonzi, detto Chiavone, assieme ad un folta schiera di briganti si fece portavoce di un movimento di banditismo armato. Si opponevano alla politica del nuovo governo Italiano e miravano a ripristinare con la forza il governo borbonico. Questi movimenti nacquero spontaneamente in quasi tutta la penisola italica, tuttavia su queste montagne assunsero una cruciale importanza. Infatti questi boschi, situati a ridosso del confine con lo Stato Pontificio, ben si prestavano alle scorribande anche perché i briganti godevano della protezione del clero. A poche centinaia di metri dal punto di partenza del sentiero è situato un piccolo agglomerato di case, conosciuto con il nome di contrada i Cocchi. La toponomastica del luogo deriva dal cognome prevalente degli abitanti. In una modesta abitazione, all’epoca, viveva Olimpia, vedova Cocco, amante di Chiavone. Il brigante era talmente innamorato di questa donna che tornava ogni sera per starle vicino. E fu proprio a colpa di questo eccessivo attaccamento che un giorno fu intercettato su questi sentieri ed arrestato. La sua condanna a morte non tardò ad arrivare e fu trucidato in un bosco nei pressi dell’Abbazia di Trisulti nel 1862.

Il Brigante Chiavone

SULLE ROTTE DELLA TRANSUMANZA

Il sentiero si trova in un posto strategico per la transumanza che avveniva già in epoca precristiana. A testimoniare l’importanza del luogo, caratterizzato dalla presenza di diverse sorgenti di acqua, c’è una capanna in pietra, simile ad un trullo, costruita come rifugio per i pastori.

VEGETAZIONE

Il percorso si sviluppa lungo antiche faggete e conifere di recente impianto. In abbondanza si trovano lungo il sentiero rovi di rosa canina, le cui bacche sono commestibili e ricche di vitamina C. In passato venivano utilizzate per realizzare deliziose confetture. Dal frutto del faggio, detto faggiola, si ricavava mediante spremitura un olio eccellente, dolce e commestibile che veniva usato sia come surrogato dell’olio di oliva che come combustibile per le lampade ad olio. L’olio è ricco di fosfati, può essere conservato a lungo ed invecchiando migliora notevolmente di qualità. Per approfondire leggi l’articolo “Antichi Saperi: l’olio di semi di faggio” oppure puoi consultare l’Enciclopedia di Chimica Scientifica ed Industriale – Volume Sesto edito nel 1873 e disponibile gratuitamente online per la consultazione all’indirizzo: http://goo.gl/6RcBvc

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FAUNA

Non è raro, specie durante i periodi invernali, trovare in mezzo alla neve chiare orme di orso. I boschi dei Monti Ernici sono infatti popolati dall’Orso Marsicano. Ne sono rimasti pochissimi esemplari e sono a rischio di estinzione per via della crescente e sempre più incosciente attività antropica. Per una trattazione più approfondita sull’estinzione dell’Orso Marsicano si consiglia la lettura del piacevole ed interessante romanzo di Ciro Castellucci dal titolo “Il richiamo dell’orso” (vedi Recensione),  in vendita online su www.libreriauniversitaria.it. 532022_4733423267869_1093517609_n

VISITE ACCOMPAGNATE

Gli amici del locale circolo Legambiente denominato Lamasena, sono a disposizione per accompagnarti sulle tracce dei briganti assieme ad esperti di storia, archeologia, agronomia e appassionati di montagna per far diventare la tua visita un’esperienza incredibile, per farti scoprire le bellezze nascoste del nostro territorio ed insegnarti ad apprezzarle e proteggerle.

IL SENTIERO

MAPPA INTERATTIVA

SCHEDA TECNICA

Il sentiero non è segnato nelle carte dell’Istituto Geografico Militare (IGM) nè sulla carta dei sentieri dei Monti Ernici perchè l’ultimo tratto è stato riportato alla luce di recente grazie al lavoro del CAI di Sora (www.caisora.it).

Il percorso è lungo circa 12 km e richiede circa 3H 15m per la salita ed 1H 30m per la discesa.

Il sentiero, in gran parte carrozzabile, oltre ad essere adatto agli amanti del trekking è idoneo, fino al bivio di Valle Scura (a 1344m slm), per escursioni a cavallo ed in mountain bike. Si parte da località Fontana Grande (vedi coordinate INIZIO) nel comune di Monte San Giovanni Campano, lungo la strada pedemontana Sora/Veroli, poco distante del segnale di confine tra Sora e Veroli,  a quota 660m slm e si giunge ad una quota massima di 1739m slm con un dislivello di 1079m.

Dopo circa 1,3Km di cammino, a circa 980m in linea d’aria a 341 gradi azimut, si trova il primo punto di interesse, ovvero la sorgente di Fontana Fusa (vedi coordinate FONTANA FUSA), che si trova a quota 828m slm adagiata alle pendici di Monte Tartaro. A 5 minuti di cammino dalla sorgente, in prossimità di uno steccato,  si raggiunge il cippo di confine numero 177 tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Una breve deviazione dal percorso assolutamente consigliata.

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Riprendendo il cammino da Fontana Fusa, muovendosi di 246m in linea d’aria in direzione 308 gradi azimut, si arriva ad una capanna pastorale realizzata in pietra con volta autoportante (vedi coordinate TRULLO), situata a quota 880m slm, poco più a Nord della zona denominata La Vicenna. Ad  attestazione  dell’importanza strategica  del  luogo  la presenza di un cippo di confine, il diciannovesimo, che segna ancora il confine  tra i comuni di Monte San Giovanni Campano e Veroli.  Datato 1779 è distante soltanto qualche decina di metri più avanti. Purtroppo la stele non è molto visibile perché parzialmente interrata. Sulla sua sommità comunque sono riportate in maniera leggibile le lettere M(onte S. G. Campano) e V(eroli), il numero progressivo in cifre romane (XIX) e l’anno 1779.

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Al secondo kilometro di cammino, ovvero a 200m di distanza in linea d’aria in direzione 333 gradi azimut, si giunge nella Valle Innamorata, a quota 961m slm dove si apre un fantastico panorama sulla vallata sottostante (vedi coordinate PANORAMA). Al kilometro 2,75 di cammino si giunge a quota 1115m slm dove c’è un’area di sosta attrezzata con un tavolo e delle panche (vedi coordinate RISTORO). Al kilometro 3,4 di cammino si giunge al Colle dei Lupi, a quota 1195m slm dove si trova una biforcazione (vedi coordinate BIVIO FAITO). Procedendo in direzione Macchia Faito sarà possibile raggiungere il Rifugio Faito e l’incantevole Pozzo Faito, che però non sono inseriti nel Sentiero Chiavone, e pertanto bisogna procedere sulla carrozzabile principale in direzione Nord/Ovest (333 gradi azimut).

Al Kilometro 4,8 di cammino si giunge ad un bivio a quota 1344m slm (vedi coordinate VALLE SCURA) e bisogna lasciare la strada carrozzabile per procedere in direzione 340 gradi per la faggeta seguendo il sentiero che si estende lungo la Valle Scura, sul confine, segnato con filo spinato, tra il comune di Sora e quello di Monte San Giovanni Campano e che un tempo segnava il confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Da questo punto in poi il tragitto non è più consigliato per le escursioni a cavallo o in mountain bike.

1492355_488956394550582_661608908_o La sella che connette Monte Pedicino a Monte Pedicinetto (vedi coordinate SELLA) è a quota 1731m slm. Per raggiungerla bisognerà colmare un dislivello di 387m in circa 1,3km di cammino con una pendenza media superiore al 30%. Al quinto km di cammino, in pieno sottobosco è nascosta una croce (vedi coordinate CROCE) . 250m più su si incontrerà il bivio (vedi coordinate SI621) per il Sentiero Italia numero 621, che procede verso Fossa dell’Ortica e che conduce poi a Prato di Campoli, in località Pozzi di Campoli. Al kilometro 6,5 di cammino si giunge alla croce di vetta (vedi coordinate VETTA), che è collocata nel territorio di Monte San Giovanni Campano, sul versante Sud, lì dove la vegetazione improvvisamente si dirada,  ad una quota di 1737m slm, ovvero di poco più in basso rispetto alla sommità.

1536531_10202211565444927_352870139_n Il Sentiero Chiavone prevede che il ritorno venga effettuato ripercorrendo la stessa traccia. Tuttavia esiste una variante del percorso, segnata, che è denominata l’ascensore proprio per l’importante pendenza media del 46,5%. Infatti in 750m lineari si scende di ben 348m di quota. La pendenza è particolarmente pericolosa e sdrucciolevole negli ultimi 10m (pendenza 70% circa) che precedono l’innesto del sentiero sulla strada carrozzabile (vedi coordinate PERICOLO). La discesa per l’ascensore è fortemente sconsigliata a chi abbia difficoltà di equilibrio e agilità o che non disponga di attrezzatura tecnica. L’utilizzo di corde può rendere più sicura la discesa. Porre la massima attenzione anche al non essere colpiti dai massi che i compagni a monte potrebbero involontariamente smuovere con il proprio peso facendoli rotolare a valle. Rientrati sulla carrozzabile, dopo 500m metri di cammino si giunge di nuovo al bivio di Valle Scura. Seguendo da li i propri passi sul sentiero già percorso nel senso inverso, dopo 4,8km di cammino si giungerà al punto di partenza in località Fontana Grande.

COORDINATE E TRACCE GPS

INIZIO: Lat/Lon/Alt: 41,718050 N / 13,504417 E / 660m slm FONTANA FUSA: Lat/Lon/Alt: 41,726267 N / 13,500700 E / 828m slm TRULLO: Lat/Lon/Alt: 41,727659 N  / 13,498338 E / 879m slm PANORAMA: Lat/Lon/Alt: 41,729285 N / 13,497276 E / 961m slm RISTORO: Lat/Lon/Alt: 41,734617 N / 13,496200 E / 1115m slm BIVIO FAITO: Lat/Lon/Alt: 41,737483 N / 13,496567 E / 1195m slm VALLE SCURA: Lat/Lon/Alt: 41,742395 N / 13,498955 E / 1344m slm CROCE: Lat/Lon/Alt: 41,743600 N / 13,498338 E / 1353m slm SI621: Lat/Lon/Alt: 41,745850 N / 13,498450 E / 1426m slm SELLA: Lat/Lon/Alt: 41,751600 N / 13,492033 E / 1731m slm VETTA: Lat/Lon/Alt: 41,748050 E / 13,491333 N  / 1737m slm PERICOLO: Lat/Lon: 41,742165 N / 13,495795 E / 1389m slm

La traccia gps, in formato GPX che include i POI/waypoints su elencati, è stata resa pubblica su OpenStreetmap ed è scaricabile gratuitamente dall’indirizzo http://www.openstreetmap.org/user/gasparrisoft/traces/1636877

La traccia gps, in formato KML per Google Maps o Google Earth è scaricabile gratuitamente dall’indirizzo http://goo.gl/U6h7aU.

CARTOGRAFIA E GPS

La carta dei sentieri del Gruppo dei Monti Ernici, a cura di Edizioni Lupo Srl, è acquistabile online (http://www.edizioniillupo.it/ernici), o presso la libreria Ubic in Via Aldo Moro a Frosinone, presso la cartolibreria Magnante Catia nel centro storico di Veroli oppure presso le sezioni locali del Club Alpino Italiano di Sora (http://www.caisora.it), Frosinone (http://www.caifrosinone.it) o Alatri (http://www.caialatri.it/).

Le mappe militari di riferimento della zona sono:

  1. IGM Serie 25 Foglio 390 IV (Alatri), Anno 2000, Edizione 1, Ripresa Aerofotogrammetrica 1994, Data Ricognizione 1998;
  2. IGM Serie 25V (Tavolette) Foglio 152 III-NO (Balsorano), Anno 1957;
  3.  IGM Serie 50 Foglio 390 (Frosinone), Anno 2000, Edizione 1;

Si tenga presente che le indicazioni riportate in questa pagina fanno riferimento al datum WGS84 ed alle coordinate geografiche espresse in formato gradi decimali (DD) mentre le carte dell‘Istituto Geografico Militare, su cui si basa anche la carta tecnica dei sentieri, generalmente utilizzano il datum Europa 1950 con reticolato UTM. Il Nord utilizzato come riferimento azimutale è il Nord Geografico. Considerare che la declinazione magnetica nel 2014 per questo sentiero è stimata in 2,72 gradi Est e cambia di 0,09 gradi ogni anno.

I corsi di orientamento, cartografia e navigazione terrestre di superficie sono erogati dal 99^ Nucleo di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Monte San Giovanni Campano, che è reperibile al numero 348.5109120 (https://www.facebook.com/NucleoAncMSGC).

PRIMA DI PARTIRE

Entra in contatto con gli accompagnatori locali, facendo riferimento al circolo Legambiente LAMASENA” (https://lamasena.net/), chiedendo la disponibilità di accompagnatori. Se disponi di radioline PMR446/LPD commerciali, per aumentare la tua sicurezza in montagna informati sul progetto Rete Radio Montana (http://www.radioinmontagna.it/) e compila la modulistica operativa consigliata. Assicurati che le condizioni meteo siano buone e stabili, considerando che il tempo in montagna cambia molto velocemente. Predisponi con cura tutta l’attrezzatura necessaria, considerando anche almeno 1,5 Lt di acqua per persona. In inverno potrebbero essere necessarie le ghette ed è consigliabile vestirsi a strati. Porta con te una busta.

DURANTE IL PERCORSO

Raccogli eventuali resti della presenza umana (ovvero i rifiuti che potresti incontrare lungo il cammino) all’interno della tua busta. Portando la spazzatura a valle avrai contribuito a rendere il mondo migliore

IN CASO DI NECESSITÀ Il versante sud del sentiero, ovvero quello che si estende da Fontana Grande sino alla Sella e dalla vetta sino a tornare giu a valle, ha una buona copertura con diversi operatori di telefonia mobile. La maggior parte del sentiero è sotto buona copertura del ripetitore radioamatoriale R7 Santopadre, alla frequenza 145,775 Mhz con shift -600 Khz. Non sono necessari toni subaudio per transitare sul ripetitore, che copre la zona centro sud della Ciociaria e quella nord della Campania.

Soccorso Alpino e Speleologico348.6131300 Protezione Civile: 348.5109120 (Incursori Quad – AssoCarabinieri)

AL RIENTRO

Informati sull’attività svolta dal Comitato per la protezione dei Monti Ernici (www.comitato-ernici.org) e se lo ritieni opportuno potrai aderire e sostenere la loro attività. Se hai suggerimenti , fotografie o filmati da inviarci saremo lieti di renderli pubblici. Se ti è piaciuto l’itinerario lascia la tua testimonianza e valuta la possibilità di sostenere anche la nostra attività, aiutando il circolo Lamasena a riscoprire e salvaguardare il nostro ambiente ed il nostro patrimonio storico, paesaggistico e naturalistico.

Un vecchio proverbio indiano recita:

“Non abbiano ereditato la terra dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli “

 
 

FONTI

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Data di Pubblicazione 22 Gennaio 2014

Ultima Revisione: 27 Agosto 2014

Autori: Giovanni Gasparri

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Il richiamo dell’orso

20140111 Orso Marsicanodi Ciro Castellucci

Recensione a cura di Giovanni Gasparri
Il romanzo racconta la storia di Vincent, un giovane naturalista italo-canadese di successo che torna nella sua terra natia, scoprendola molto diversa e più interessante di quanto si aspettasse. Si imbatte in un diario smarrito da uno misterioso personaggio su un treno e che scoprirà poi contenere preziose ed uniche descrizioni dell’Orso Marsicano, delle sue abitudini e dei suoi segreti spazi vitali.
Grazie alla sua brillante formazione si rende immediatamente conto del valore del manoscritto, e, sorpreso, decide di mettersi sulle tracce dell’orso.
Così facendo trascorrerà dei mesi girovagando ed appostandosi sui Monti Ernici, Le  Mainarde e le montagne di Sora, ed avrà la possibilità di vedere paesaggi mozzafiato, imbattersi in specie botaniche rarissime ed esemplari di fauna autoctona in via di estinzione. In questa sua ricerca trova anche, inaspettatamente, l’amore.
Il testo, gradevole e scorrevole, è ricco di rimandi e citazioni di personaggi illustri, poeti e pittori che hanno testimoniato nella storia la grandezza e le peculiarità  di questa terra. Questi riferimenti sono brevi e graditi perché non appesantiscono il testo e stimolano la curiosità del lettore, offrendo spunti per l’approfondimento.
L’intreccio è molto semplice e lineare e una diversa evoluzione della storia d’amore avrebbe reso il testo più intrigante. Tuttavia l’importanza dell’epilogo giustifica la scelta dell’autore di dare meno importanza alle divagazioni amorose.
Il testo pone l’accento sul fatto che l’Orso Marsicano si sta estinguendo sotto i nostri occhi distratti e di fronte alla nostra insensibilità e mancanza di volontà per porvi rimedio. L’orso è solo un esempio delle tante cose che stiamo deturpando, inquinando, uccidendo.
Il richiamo dell’orso, quindi, assume proprio i connotati di un richiamo al lettore, perché diventi parte attiva nella salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.
L’autore utilizza in maniera innovativa il linguaggio onirico di un romanzo con lo scopo ultimo di  trasformare i lettori in custodi della biodiversità, facendo loro riscoprire da dove veniamo, quali cose straordinarie abbiamo ereditato e sottolineando l’importanza di dover passare integro il testimone alle generazioni future.
Devo ammettere che fa un certo effetto arrivare all’ultima pagina del libro proprio mentre sto sorvolando in aereo l’oceano atlantico diretto verso il Canada. La storia di Vincent, infatti, è una storia che conosco bene perché è la storia di tutti gli emigranti, che dopo aver trovato il successo non desiderano altro che riscoprire la propria terra, cosa la rende indimenticabile e diversa dal resto del mondo. E sono proprio quelle cose meravigliose, di cui l’Orso Marsicano ne è solo una testimonianza, che né noi, né le istituzioni sono maledettamente in grado di apprezzare e salvaguardare. È attraverso gli occhi di un forestiero che queste cose si riscoprono.
Un libro assolutamente consigliato a tutti, nella speranza che il richiamo funzioni davvero per risvegliare le coscienze.