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Giornata culturale tra i musei di Veroli e l’abbazia di Casamari

DSC_0237Domenica, 18/05/2014 si è svolta la visita a Veroli e Casamari per conoscere le importanti testimonianze culturali e storiche che ci sono pervenute fino ad oggi.

Sono stati 60 i partecipanti a questa iniziativa organizzata dal circolo Lamasena di Legambiente che aveva lo scopo di avvicinare amici e famiglie alla conoscenza più profonda di musei, chiese e abbazie che insistono sul territorio Verolano.  All’evento hanno partecipato anche gli amici della GiFra e una folta comitiva di amici romani che hanno apprezzato le tante bellezze ammirate durante la splendida giornata.

Il programma si è sviluppato con l’iniziale raduno dei partecipanti presso la piazza del municipio di Veroli.

La prima tappa è stata la visita al duomo di Santa Andrea e al suo tesoro. A seguire, c’è stata la visita alla chiesa di Santa Salome con la sua Scala Santa. Quindi, si sono ammirate le vestigia storiche del palazzo comunale, recentemente arricchito con una nuova sala espositiva di paramenti nobiliari e dei paesaggi pittorici della Roma antica.

La visita al museo civico è stato suggestivo ed ha emozionato i più piccoli quando DSC_0246si è scesi sotto il tunnel,  di età romana,  che si snoda sotto la piazza centrale del municipio.

La mattinata si è conclusa con la visita al museo della civiltà rurale in cui sono raccolti centinaia di arnesi della civiltà contadina prima dell’avvento della meccanizzazione.

 

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Nel pomeriggio, attraverso la guida esperta di don Luca,  è avvenuta la visita dell’abbazia cistercense di Casamari al cui interno è stato possibile apprezzare il suo chiostro quadrato, la sala del capitolo, il grande refettorio e il suo museo archeologico. 1

Merita una menzione il racconto di don Luca in cui egli ha ricordato che l’idioma popolare dell’aver voce in capitolo tragga la propria genesi proprio dalla tradizione  monastica che prevedeva dibattiti periodici  tra i monaci all’interno  della sala del capitolo. Infatti, i monaci rappresentavano le proprie problematiche in questa sala deputata alla discussione e al confronto.

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Quali sono le vere necessità?

20140512-quanto-abbastanzaQuanto è abbastanza? Molto spesso si disperde il vero valore dei beni che ci assicurano una vita dignitosa e soddisfacente perché si confondono i bisogni con le necessità fino alle estreme conseguenze,  per cui diventa vitale il possesso di oggetti o si sente che sia  fondamentale la frequentazione di certi ambienti e persone.

Le  necessità sono i requisiti oggettivi  per una vita soddisfacente, in  questa categoria  entrano i beni primari quali il cibo, il riscaldamento, la salute. Questi beni sono una quantità finita (non si può mangiare all’infinito o scaldarsi oltre una certa soglia di temperatura).

bisogni, invece, essendo di natura puramente psicologica, possono espandersi  all’infinito. Ad esempio, nessun livello di ricchezza materiale potrà soddisfare pienamente, ci sarà sempre qualcun altro che possiede di più e ciò produce un persistente motivo d’inferiorità.

La continua insoddisfazione nei confronti dei bisogni psicologici, induce  anche i meno abbienti ad effettuare acquisti non vitali per poter ambire a uno proprio status  sociale di riferimento.  Non è, infatti,  difficile osservare scarpe griffate  calzate da persone disagiate o le stesse persone che viaggiano su berline pretenziose.  Non è, poi,  raro sentire di amici che raccontano di viaggi esotici finanziati con prestiti che dovranno, inevitabilmente,  estinguere nel resto dell’anno.

Alcuni sociologi, di cui si racconta nel libro di copertina,  hanno tentato di proporre delle categorie in cui posizionare i beni che soddisfano i bisogni psicologici d’acquisto. Ebbene, sono state teorizzate le seguenti categorie:

  • i beni alla moda“. Essi rispondono al bisogno di essere al passo degli altri o per essere accettati meglio nella propria comunità di riferimento.
  • i beni snob“. Essi rispondono all’aspettativa di  essere diversi, esclusivi e distintivi dalla nassa. Questi beni si trasformano, spesso, in oggetti di moda e vengono, di conseguenza, abbandonati dai veri snob.
  • beni Veblen“. In omaggio a Thorstei Veblen che ne ha proposto l’esistenza. In quest’ultima categoria appartengono i beni voluttuari che permettono la distinzione del ruolo all’interno della società o dell’azienda. Esempi tipici sono l’auto blu per il politico o viaggiare in prima classe per il funzionario/dirigente di una azienda. Questi beni, sostanzialmente, soddisfano il bisogno di ostentare potere e superiorità.

Esiste una tendenza all’insaziabilità connaturata alla natura umana che il sistema capitalistico ha, semplicemente, amplificato attraverso lo strumento della pubblicità che, senza farsi troppi scrupoli, ci suggerisce che le nostre vite sarebbero squallide e mediocri se non consumiamo di più. E’ in tale contesto che si da fondamento  a quanti pensano che la pubblicità sia uno strumento di “produzione organizzata d’insoddisfazione“.

Remo Cinelli

Raggiunte 3097 firme nella petizione per il ripristino del SIN

Sono state presentate le 3097 firme della petizione popolare  contro il decreto dell’ex ministro Clini che ha declassato la Valle del Sacco da SIN a SIR.

In Italia ci sono 57 siti di interesse nazionale (SIN), definiti in base alla pericolosità degli inquinanti che vi sono contenuti. In questi siti vivono 6 milioni di persone costrette a vivere di fianco ad impianti petrolchimici, industrie chimiche o luoghi in cui sono stati sversati rifiuti industriali o scorie nucleari. Questo è lato oscuro dell’eredità del presunto miracolo economico italiano.  Essa è anche la realtà che vivono migliaia di persone che sono costretti a vivere di fianco all’inceneritore di Colleferro o lungo il fiume Sacco. Per tutto ciò si deve tenere alto l’attenzione affinché sia riconosciuto lo status di SIN a  tutta la valle.

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Incontro con la scuola

Un successo tra i ragazzi la manifestazione : “Incontro con la Scuola” avvenuta il 10/04/2014 presso la  scuola media “G. Armellini” di Boville Ernica.  Durante l’evento sono stati esposti  i problemi ambientali della Ciociaria ma anche la sua “Grande Bellezza”.  La novità didattica si proponeva di suscitare una nuova consapevolezza verso i temi ambientali e sulle bellezze storiche che sono in dote alla Ciociaria.

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L’esposizione è avvenuta attraverso materiale mediatico  costituito da filmati e diapositive che rappresentano quanto di bello esiste in Ciociaria sugli ambiti delle tradizioni popolari, dell’arte e della cultura.

L’iniziativa è il frutto di una proficua sinergia tra le associazioni  Legambiente Lamasena,   Circolo Fotografico “A. Cippitelli”  e l’associazione “Libertà è partecipazione”.

Sul contesto delle criticità  ambientali, Remo Cinelli, presidente  del circolo Lamasena,  ha sottolineato la vicinanza alle grandi criticità ambientali che insistono nel fiume Sacco, con i suoi sversamenti inquinanti,  o ai problemi innescati  dagli interramenti di rifiuti tossici presso la vicinissima terra dei fuochi.

Molta enfasi si è posta sul livello di PM10 presente a Frosinone che le conferisce  il triste primato di città più inquinata d’Italia. Infine, i ragazzi sono stati chiamati a riflettere sull’impatto che ha il gettare i rifiuti in ogni dove e sui tempi di decomposizione degli stessi da parte della natura. Tali atteggiamenti diventano, tra l’altro,  la causa prima della presenza di micro discariche diffuse.

Il tutto è stato presentato attraverso il prologo sui  concetti dell’ ”Impronta Ecologica” e il   “Consumo del Suolo”.

Accanto ai  tanti problemi ambientali di cui si è parlato, sono stati lanciati anche segnali ed esempi per una possibile  riscossa che dovrà  fondarsi su una nuova coscienza civica e sulla  nascita di un nuovo orgoglio per la propria terra.

Riallacciandosi ad una frase di Peppino Impastato: “Bisognerebbe ricordare alla gente cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla”, l’architetto Alberto Paglia – del circolo Fotografico “Cippitelli” – ha illustrato le tante bellezze storiche e naturalistiche  presenti nelle nostre città.20140410-2

Al riguardo l’architetto Paglia  si è avvalso di una documentazione video e fotografica, in parte inedita,  che ha permesso di far conoscere le tantissime perle della Ciociaria.

Si è colta l’occasione per presentare  anche la prossima iniziativa, del 26 aprile prossimo, della passeggiata esplorativa ed ecologica  sul “sentiero della memoria “, inaugurato qualche mese fa, che raccorda tutto il centro storico di Boville.

Nel prossimo evento,  gli associati di “Lamasena”, del “Circolo Fotografico”  e di “Partecipazione e Libertà”  si uniranno agli studenti di Boville Ernica per percorrere insieme il sentiero e provvedere, contestualmente, alla raccolta degli eventuali  rifiuti  presenti.

L’appuntamento è, quindi, fissato alle ore 9.00 del 26 Aprile, presso l’area ex mattatoio, sottostante il  nuovo parcheggio di Boville Ernica. Chiunque desiderasse unirsi per effettuare insieme la piacevole passeggiata sarebbe il benvenuto

Visita al Convento dei Frati Minori Cappuccini di M. S. G. C.

“Sulle orme di S. Felice da Cantalice”, iniziativa promossa dal Comitato Festa dell’IMPEGNO CIVILE. “Per non far morire la nostra storia, il nostro paese, abbiamo tutti il dovere di partecipare”, dice Nico Veronesi.

M. S. G. C. – Un incontro per scoprire e valorizzare le prerogative e le specificità di Monte San Giovanni Campano. Sabato 5 Aprile alle ore 10.00, padre Egidio Loi, profondo studioso della figura di San Felice da Cantalice, condurrà cittadini monticiani alla riscoperta della vita del Santo presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini di M. S. G. C., luogo che ha suggellato profondamente il percorso spirituale del frate.

L’iniziativa è promossa dal Comitato dell’IMPEGNO CIVILE, già ben noto al paese per le numerose iniziative organizzate finora, con l’intento di riscrivere una pagina importante della nostra terra, fare emergere con parole nuove un modello di società che rimetta al centro la cultura, la bellezza, l’arte, e salvaguardare con passione e ardore gli elementi caratterizzanti la roccaforte monticiana.

L’evento avrà inizio alle ore 10.00 con una breve videoproiezione sulla vita del Santo, una scorsa sulla città in cui nacque e sulla sua professione di fede e di obbedienza avvenuta proprio nel convento monticiano, per poi terminare con la visita nel convento e ai luoghi in cui Fra Felice è vissuto e in cui avvennero fenomeni angelici, come quelli manifestatisi nella Porziuncola di Santa Maria Degli Angeli, in Assisi, a San Francesco, fondatore dell’ordine dei Frati Cappuccini.

“Conoscere e vivere realmente le bellezze del nostro Paese è sinonimo di passione e amore per la propria terra, – spiega Nico Veronesi, collaboratore di Padre Egidio e dell’ Opera degli Amici di San Felice -; vogliamo con questo evento tramandare e testimoniare lo scenario in cui si consumò un evento straordinario per la vita di San Felice, e ciò non solo a livello religioso e spirituale, ma anche a livello culturale”.

Del resto la roccaforte monticiana è caratterizzata da una lunga tradizione religiosa e monastica che l’ha interessata, luogo di profondo attaccamento ai valori cristiani, testimoniato non solo da chiese molto antiche, ma anche da attestazioni di conversione e santità che hanno lasciato un segno nella storia della Chiesa.

“Monte San Giovanni Campano – prosegue Nico Veronesi – è stato luogo di fede, di incontro, di riflessione teologica, non solo per il Santo di Cantalice, ma anche per San Tommaso d’Aquino; corriamo il rischio – conclude – che le peculiarità della nostra città vengano dimenticate e scarsamente valorizzate, così come succede per San Tommaso D’Aquino, nostro Patrono, e per il Castello Ducale a lui intitolato, di proprietà privata, aperto, purtroppo, in rarissime occasioni annuali, senza la giusta valorizzazione!”

Per non far morire la nostra storia, il nostro paese, abbiamo tutti il dovere di partecipare.

NdR: Nico Veronesi è tesserato del Circolo Legambiente Lamasena.

Ingegneria genetica e OGM. Rischi e Opportunità

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Il testo si basa prevalentemente sulla sintesi del controverso documentario dal titolo the Seeds of Death prodotto da Gary Null e va inteso unicamente come una raccolta di spunti di riflessione da cui si possono iniziare approfondimenti personali per valutarne la veridicità o meno, da effettuarsi per mezzo di fonti attendibili. Le eventuali informazioni a carattere sanitario e scientifico o inerenti la salute sono fornite a puro titolo informativo, e non vanno considerate in nessun caso sostitutive del parere o dell’opinione del medico e delle figure professionali del settore. L’articolo non rappresenta necessariamente l’opinione degli autori, di Legambiente, del sito ed i collaboratori che non potranno essere considerati responsabili per danni di qualsiasi natura a terzi o per qualsiasi azione od omissione posta in essere a seguito dell’uso delle informazioni contenute nell’articolo.
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L’ingegneria genetica è quella nuova scienza che si occupa di estrapolare in maniera selettiva geni dal DNA di microrganismi, piante e animali e di iniettarlo forzatamente all’interno del DNA di specie diverse.
Lo scopo degli scienziati è quello di comprendere il funzionamento della vita stessa, per poter individuare nuovi strumenti capaci di curare malattie o aumentare il benessere dell’Uomo. Tutti propositi indubbiamente lodevoli.
Con queste techiche gli scienziati riescono a manipolare le caratteristiche fisiologiche di esseri viventi e piante, facendo un copia e incolla di pezzi di DNA da varie specie, così da creare nuove forme di vita con delle caratteristiche inesistenti in natura, interamente progettate ed ingegnerizzate in laboratorio.
Si lavora ad esempio per rendere i maiali transgenici adatti per fare da donatori di organi all’uomo in caso di bisogno, senza dover ricorrere all’espianto da cadaveri e risolvendo le enormi difficoltà tecniche legate alla compatibilità, alle tempistiche ed alle liste di attesa.
L’ingegneria genetica è dunque una scienza si controversa ma indubbiamente affascinante e capace di aprire al mondo nuove prospettive. Per questo il suo studio andrebbe assolutamente incoraggiato e non ostacolato.Con queste tecniche l’Uomo interviene attivamente nella creazione di nuove forme di vita, prendendo impropriamente il posto di Dio nei processi di creazione ed evoluzione delle specie.Tuttavia, come già successo storicamente con la scoperta della radioattività (leggi l’articolo di approfondimento “Fidarsi della scienza, non fidarsi dell’industria”), alla fase scientifica ha fatto immediatamente seguito la fase industriale che vive di guadagni proprio grazie all’entusiasmo del mercato suscitato dalle nuove tecnologie.
Così anche per gli OGM le aziende hanno fiutato subito le opportunità di guadagno e si sono immediatamente lanciate nella distribuzione al pubblico di prodotti transgenici (es. pesci fluorescenti, semi per l’agricoltura, mangimi per animali) e prodotti derivati da OGM (es. latte).
Le più importanti aziende che a livello mondiale generano profitti dalla commercializzazione di prodotti transgenici o dallo sfruttamento dei brevetti sulle manipolazioni genetiche (altra materia controversa) sarebbero prevalentemente: Bayer, Monsanto, Basf e Dupont.
Bayer produce ad esempio il Riso OGM LL62, modificato per resistere al glufosinato, un erbicida altamente tossico prodotto dalla stessa Bayer e molto venduto in tutto il mondo con un giro di affari stimato in 241 milioni di Euro solo nel 2007.
Lo scopo di questo riso è quello di consentire ai coltivatori di aumentare l’utilizzo degli erbicidi così da distruggere praticamente tutto eccetto il riso.
Monsanto produce ad esempio il Mais MON 810, geneticamente modificato in modo da generare una proteina (Delta-Endotossina) che danneggia gli insetti (lepidotteri) che cercano di nutrirsene. L’uso sarebbe stato approvato dall’Unione Europea dal 1998. Il 90% del volume totale europeo sarebbe coltivato in Spagna. In Italia l’utilizzo di questo Mais sarebbe stato dichiarato illegale solamente pochi mesi fa, ovvero il 12 Luglio 2013, ma il decreto è stato impugnato dall’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che ne ha dichiarato l’infondatezza. In Italia pertanto vige uno stato di incertezza che, secondo quanto riportato da Greenpeace Italia sul proprio sito, sarebbe causa di possibili contaminazioni in Friuli Venezia Giulia.
Non si sa ancora quale sarà l’esito della contestazione dell’EFSA, ma sappiamo che alcuni paesi, come la Grecia, sono stati sanzionati dall’Unione Europea (delibera 2006/10/CE del 10 gennaio 2006) poichè “[…] la Grecia non è autorizzata a vietare la commercializzazione delle sementi di mais ibridi derivati all’organismo geneticamente modificato MON 810 […]“.
Basf produrrebbe la patata AMFLORA, modificata geneticamente per renderla adatta per produrre carta e per altri scopi tecnici ed industrali.
In Italia non si pottrebbero coltivare piantagioni OGM, ma i prodotti di consumo conteneti OGM possono essere liberamente venduti  (con l’obbligo di informare i consumatori). In qualche modo i consumatori sarebbeto tutelati, insomma, anche se non sembrerebbe facile tracciare ed informare i consumatori sui prodotti che derivano da animali che si alimentano con mangimi OGM, come ad esempio la carne o il latte.
Per dare un’idea della dimensione del fenomeno dell’agricolura transgenica, nel 2006 (8 anni fa) la superficie totale di campi coltivati con piante transgeniche era di 102 milioni di ettari (ovvero l’equivalente di 239 milioni di campi di calcio) con un incremento del 135% rispetto all’anno precedente.
Nel 2010 è stato stimato che il 10% dell’intera superficie coltivata del mondo sarebbe  stata seminata con prodotti geneticamente modificati. I paesi più interessati sono Stati Uniti, Canada, India, Sud America, Cina.
Le considerazioni da fare, specie sull’agricoltura OGM, sono molte e tutte controverse.
Non sono ancora stati pubblicati studi approfonditi sull’impatto a lungo termine degli OGM sull’uomo,  sull’ambiente e sugli animali. Probabilmente occorreranno anni per farlo. Nel frattempo le aziende brevettano e speculano sulla mancanza di dati scientifici.
Il problema è che per l’agricoltura transgenica il processo sembrerebbe oramai irreversibile ed incontrollabile. Infatti il vento, il polline, gli insetti ed altri fattori farebbero si che questi prodotti geneticamente manipolati vadano a contaminare coltivazioni autoctone e biologiche,  che riproducendosi minano la biodiversità in maniera irreversibile.
Inoltre c’è da considerare che, secondo alcuni studiosi (tra cui Michael Antoniou, PhD genetista presso il King College London School of Medicine) uccidendo gli insetti e non consentendo loro di nutrirsi, si scatena una reazione a catena negativa sull’intero ecosistema naturale che colpisce in maniera particolare i predatori che si cibano di insetti e gli altri predatori della catena alientare.
Sempre secondo Antoniou queste multinazionali promuoverebbero commercialmente i loro prodotti come sicuri da mangiare ed in grado di apportare benefici all’ambiente, aumentare la produzione del raccolto, ridurre l’uso di pesticidi e capaci di risolvere il problema della fame nel mondo.
Secondo altri l’industria genetica produce GMO per la distribuzione su scala mondiale accelerando semplicemente quel processo di selezione naturale Darwiniana che avviene da sempre in natura. Queste aziende avrebbero semplicemente migliorato ed accelerato quegli incroci di specie che gli agricoltori e gli allevatori da millenni effettuano proprio per esaltare alcune caratteristiche genetiche delle specie (colore, forma, resistenza, sapore, etc), scambiandosi semi e facendo accoppiare in maniera selettiva gli animali.
Non avendo a disposizione sufficienti elementi per valutare queste affermazioni, soffermiamoci a capire chi sono queste aziende, quali sono i loro interessi e la loro storia.
Innanzitutto mettiamo in evidenza che le aziende che lavorano sugli OGM (ovvero le aziende biotecnologiche) sono tutte aziente chimiche e farmaceutiche e si sa che l’industria farmaceutica genera profitti quando la popolazione è malata. Quando affermano pertanto che i prodotti da loro commercializzati sono sicuri, ovvero non provocano danni alla salute umana, bisognerebbe sempre considerare il loro evidente conflitto di interessi e pertanto le loro dichiarazioni andrebbero prese con estrema cautela e diffidenza.
Guardando alla storia, secondo quanto riportato da Wikipedia, Bayer Basf sarebbero le stesse aziende che durante il periodo Nazista (dal 1941 al 1944) guadagnavano soldi producendo, come membri del consorzio I.G. FARBEN, il gas killer denominato ZYKLON B che Hitler utilizzò per sterminare più di cinque milioni di Ebrei nei campi di concentramento come Auschwitz.
Sempre stando a quanto riportato da Wikipedia, Monsanto sarebbe la stessa azienda che produceva il DDT nel 1940, sostanza definita come inquinante organico persistente ed altamente resistente nonchè etichettata come possibile cancerogeno. Il suo utilizzo è stato vietato a partire dal 1972 (negli Stati Uniti) e dal 1978 (in Italia).
La stessa Monsanto avrebbe prodotto tra il 1961 e il 1971, un altro ritrovato miracoloso che avrebbe risolto i problemi Americani nel Vietnam, il famigerato Agente Arancio. Si trattava di un defoliante utilizzato nel Vietnam dagli Americani che veniva irrorato dagli aerei per far cadere le foglie degli alberi così da far uscire allo scoperto i Viet Cong. La sostanza chimica avrebbe  provocato e provocherebbe tuttora gravi malformazioni e tumori alle popolazioni locali.
Monsanto sarebbe ancora al centro dell’attenzione anche per altri prodotti controversi come l’ormone per la crescita bovina ed i PCB (policlorobifenili). Per questi ultimi, in commercio dal 1929, solo dopo quasi 84 anni di utilizzo massiccio, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) avrebbe accertato nel 2013 una correlazione tra esposizione ai PCB e cancro.
Secondo quanto riportato da Rima Laibow – Medical Director della Natural Solutions Foundation,  Monsanto e Dupont starebbero lavorando in maniera congiunta per commercializzare il gene Epicyte, che immesso all’intero del cibo OGM indurrebbe l’organismo umano a creare autoanticorpi contro lo sperma, con la conseguenza di rendere irreversibilmente sterili uomini e donne.
Secondo alcuni, se questa tecnologia dovesse andare nelle mani di malintenzionati, potrebbe magari un giorno essere somministrata all’interno di cibo OGM e distribuita in grande scala per scopi terroristici, bellici o per effettuare pulizie etniche.
Considerato che, dal punto di vista imprenditorale, non avrebbe alcun senso per le aziende investire soldi nella ricerca di questa categoria di OGM senza possibilità alcuna di un futuro ritorno economico, è probabileche ci sia già un mercato per il gene Epicyte, ovvero dei potenziali acquirenti.
Con gli OGM stiamo assistendo ad un fenomeno davvero inquietante:
 
anziché cambiare l’industria per adattarla alle esigenze della natura, l’Uomo sta cambiando la natura per adattarla alle esigenze dell’industria.
La cosa interessante da notare e che quasi tutte le applicazioni degli OGM nell’agricoltura vanno a vantaggio economico dei produttori e mai del consumatore finale (no prezzi più bassi o migliori sapori ad esempio).
“I rischi a cui si espone l’agricoltura oggi mi sono troppo elevati e non vale la pena rischiare, bisogna seguire il principio di precauzione” (Michael Antoniou, PhD)
Quello che possiamo fare è sostenere la battaglia contro la contaminazione da OGM che produce inquinamento genetico incontrollato.
Per farlo bisogna spingere i comuni Italiani a far applicare la “clausola di salvaguardia” prevista dalla normativa Europea e già adottata da molti altri paesi.
Si tratta di dichiarare il comune “antitransgenico”, ovvero:
  • impedire, sulla base del principio di precauzione e sulle valutazioni degli aspetti socio-economici del territorio, che vengano coltivati, allevati, sperimentati in campo aperto, trasportati e commercializzati organismi geneticamente manipolati;
  • controllare la qualità degli alimenti agricoli e di allevamento prodotti sul territorio;
  • invitare le aziende fornitrici di pasti e derrate nelle mense pubbliche e scolastiche a dichiarare formalmente il non utilizzo di alimenti contenenti OGM;
  • pubblicizzare la delibera tramite l’apposizione della denominazione “COMUNE ANTITRANSGENICO” nei cartelli di ingresso e di saluto del Comune e sul sito internet ufficiale.

 

Nella provincia di Frosinone sono stati già dichiarati COMUNI ANTITRANSGENICI i comuni di:

  • AQUINO;
  • SAN DONATO VAL DI COMINO;
  • SAN GIOVANNI INCARICO.
Dobbiamo spingere le amministrazioni locali del bacino dell’Amasena a prendere provvedimenti quanto prima e poi estendere questa forma di tutela ai territori limitrofi fino a comprire l’intero territorio nazionale.
Inoltre la Legge Regionale del Lazio del 01 Marzo 2000 numero 15, prevede la Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario. Bisogna individuare le nostre risorse, proteggerle e svilupparle, anche commercialmente.
Non dimentichiamo che noi siamo ciò che mangiamo.
Per approfodire è consigliata la visione del filmato seguente, da cui sono state tratte la maggiorparte delle informazioni tradotte e sintetizzate in  questo articolo.
Giovanni Gasparri
Toronto, 30 Marzo 2014

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  30 Marzo 2014
Ultima Revisione: 30 Marzo 2014

Prima di stampare questa pagina considera l’impatto che avrà sull’ambiente

Sosteniamo la petizione popolare a favore della bonifica della valle del fiume Sacco

20140324-CattiveAcque-CarloRuggieroIl circolo Lamasena  sostiene la Petizione Popolare contro il declassamento del bacino della valle del Sacco dalla qualifica di  SIN (Sito d’Interesse Nazionale) a SIR (Sito d’Interesse Regionale).

Non si può tacere contro il provvedimento del ministro Clini che, con il decreto di declassamento del 11 gennaio 2013, impedisce – di fatto – l’accesso a risorse nazionali per bonificare le aree del bacino e le 122 discariche dismesse, presenti in 89 comuni della provincia di Frosinone.

La situazione del degrado ambientale, lungo il fiume Sacco, non lascia margini di ottimismo. Già nel marzo 2005,  è stato accertato lo stato di emergenza per la valle del fiume per la presenza alti  livelli fuori norma del  beta-esaclorocicloesano  nel latte e, quindi, trasferiti anche nell’uomo. Ci sono stati casi di morie di bestiame per il solo fatto di essersi abbeverati o aver respirato esalazioni  venefiche  provenienti dal fiume (il caso delle mucche di Annina che morirono per sversamento occasionale di cianuro).   20140324-CattiveAcque-CarloRuggiero-2A tutt’oggi la situazione  non va nella direzione di un progressivo miglioramento. Nella sola città di Colleferro,  risultano ancora attivi 108 punti di sversamenti inquinanti  provenienti da cementifici , aziende chimiche,  inceneritori  e  poli industriali della difesa.

Questi inquinanti sono entrati nella catena alimentare e, quindi, il fenomeno riguarda tutti e non solo chi abita in prossimità del fiume.

Per tale ragione c’è bisogno di un attivismo che possa portare verso una consapevolezza diffusa sui guasti ambientali in essere e sui possibili rimedi.  Quindi, il  circolo Lamasena, in questo scenario,  raccoglie la sfida dei promotori per una petizione popolare  a favore dei ricorsi,  contro il decreto Clini, presentati  dall’ente Regione Lazio, da Legambiente, da Retuvasa  ed altre associazioni per  la re-istituzione del SIN al “Bacino del Fiume Sacco”.

Fonti

 

Fidarsi della scienza, non fidarsi dell’industria

Ad ogni grande scoperta dell’uomo, ha fatto sempre seguito una rapida ondata di produzione industriale e di ottimismo commerciale.
Questa corsa contro il tempo, volta a conquistare il mercato con prodotti sempre nuovi, ha spesso creato conseguenze disastrose.
Gli scienziati non hanno neanche il tempo di validare gli effetti a lungo termine delle scoperte sulla salute o sull’ambiente, che nel frattempo le aziende iniziano già a lucrare con la distribuzione al pubblico.
Quando Marie Curie scoprì la radioattività, ad esempio, l’industria entrò subito in fermento, portando nelle case della gente degli oggetti pericolosissimi.
Non si conoscevano ancora i rischi della radioattività sull’uomo, ma il mercato sembrava comunque entusiasta: c’erano nuove idee da vendere a tutti i costi.
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La fabbrica Auergesellschaft di Berlino iniziò a commercializzare, ad esempio, nel 1920 un dentifricio radiattivo al Torio, chiamato Doramad, e pubblicizzato come miracoloso per l’incredibile effetto antibatterico e sbiancante sui denti.
Il dottore farmacista Alexis Moussalli, Parigino ma di origini Egiziane, brevettò tra il 1927 ed il 1934 ben 101 preparati a base di Radio, Torio ed altre sostanze radioattive. La creazione che ebbe più successo a livello commerciale fu THO-RADIA, disponibile come

tho-radiacrema o polvere,  venduta come prodotto di bellezza e curativo a donne di tutte le età – metodo scientifico.

L’inventore William J. A. Bailey, con una falsa laurea ad Harvard, dichiarò nel 1918 che secondo dei suoi studi l’acqua potabile arricchita con il radio potesse stimolare il sistema endocrino e curare patologie come il diabete, l’impotenza, l’anemia, l’asma e diverse altre patologie ancora. Si arricchì mettendo in commercio la bevanda Radithor, fabbricata nel New Jersey. Aveva investito nell’idea il ricco industriale americano Eben Byers che, per ironia della sorte, morì nel 1932 proprio a causa dell’ingestione prolungata di Radithor.
Il fondo probabilmente lo toccò la Home Products Company di Denver, in Colorado,  che nel 1930 pubblicizzò un surrogato dell’attuale Viagra. La supposta radioattiva che avrebbe garantito prestazioni sessuali “scintillanti”.
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Ci si accorse troppo tardi delle conseguenze della radiattività sull’uomo. Pian piano tutti gli scienziati che avevano attivamente lavorato in quell’ambito di ricerca iniziarono a morire precocemente. Prima Charles Madison Dally, nel 1904, poi Elizabeth Ascheim l’anno seguente,  Marie Curie nel 1934, Louis Slotin nel 1946 e tanti altri ancora.
Il loro sacrificio non è servito a molto per cambiare le intenzioni dell’industria.
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Tra agli anni ’70 e gli anni ’80, infatti, l’azienda 3M, tuttora leader mondiale nel suo settore, produsse un dispenser di nastro adesivo radiattivo. Era il modello C-15 Decor Scotch e conteneva Torio. La sostanza radioattiva era stipata nella pesante base che rendeva il dispenser stabile sulle scrivanie.
Con modalità analoghe a queste  appena elencate,  la radioatività era entrata ormai dentro la maggior parte degli oggetti e si era diffusa in maniera incontrollabile:
  • Uranio – nella ceramica utilizzata per dentiere, pentole, gioielli, mattonelle da bagno e nel vetro e marmo;
  • Uranio impoverito –  nei dadi da gioco per bambini e proiettili;
  • Torio – in lanterne incandescenti, utensili ed oggetti di ferramenta in lega magnesio-torio,  bacchette per le saldatrici, obiettivi fotografici, sale alimentare povero di sodio, noci brasiliane, gomme da masticare, cioccolate;
  • altri isotopi radioattivi – nelle penne per scrivere, candele per motori delle macchine, farmaci antidiarroici, rilevatori di fumo, valvole elettriche, gioielli, palline da golf, fertilizzanti per terreni, sale e carta lucida delle riviste a colori.
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E’ scientificamente provato che la radioattività crea danni al nucleo delle cellule ed al DNA, anche irreversibili.
In caso di danni irreversibili al DNA, la cellula darebbe vita a una progenie di cellule geneticamente modificate che potranno dar luogo a tumori o leucemie.
Tutti questi oggetti, che in maniera subdola hanno minato per decenni il nostro DNA e la nostra salute, adesso sono finiti nelle discariche di tutto il mondo e resteranno li ad inquinare ancora per molto.
Il Radio dimezza la propria intensità di irradiazione (emivita) in un periodo di 1602 anni, il Torio invece è quasi perenne. La sua emivita, infatti, è tre volte l’età attuale della terra.
Con la radioattività, l’entusiasmo e la logica del guadagno aveva prevalso.
Facciamo in modo che la ricerca scientifica non si fermi, ma che l’industria non ci lucri sopra prima che gli scienziati abbiano avuto il tempo di verificare gli effetti delle scoperte.
Sta succedendo di nuovo con gli OGM. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.
Giovanni Gasparri
Toronto, 19 Marzo 2014

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  19 Marzo 2014
Ultima Revisione: 19 Marzo 2014

PER APPROFONDIRE

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Giornate FAI 2014 in Ciociaria

Sabato e Domenica 22 e 23 Marzo 2014 avremo la possibilità di ammirare 750 tesori d’Italia che generalmente non sono accessibili al pubblico. Si tratta della ventiduesima edizione delle Giornate FAI di primavera, organizzate dal Fondo Ambiente Italiano per diffondere la culura del Patrimonio Italiano e la sensibilità a conservarlo.

Per questo motivo gli ingressi sono gratuiti anche se sono graditi liberi contributi per l’accesso a queste risorse.

La provincia di Frosinone offre tre tappe molto interessanti ad ARPINO, SANT’ELIA FIUME RAPIDO e CASSINO.

Tutte e tre le tappe della Ciociaria sono inserite nell’itinerario nazionale dei luoghi Augustei, ovvero dei luoghi correlati alla vita e alle opere dell’imperatore Augusto. Scopriamo perchè…

ARPINO

Arpino, oltre ad essere la patria di Cicerone, ha dato i natali anche a Marco Vipsanio Agrippa, influente personalità della Roma antica e genero dell’Imperatore Ottaviano.

L’imperatore Augusto nacque sotto il consolato dell’arpinate Marco Tullio Cicerone e Caio Antonio.
In quasi 40 anni di regno, Augusto portò grandi modifiche che lasciarono segni nei secoli e si servì di Marco Vipsanio Agrippa come bravissimo architetto per abbellire Roma di edifici e monumenti (come ad esempio il Pantheon).

Le visite guidate saranno disponibili dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 di entrambi i giorni e l’organizzazione sarà a cura degli Apprendisti Ciceroni. Le visite prevedono anche una tappa alla Civitavecchia di Arpino, con le sue Mura Ciclopiche ed il celeberrimo Arco a Sesto Acuto.

SANT’ELIA FIUME RAPIDO

Nel territorio di S. Elia sorgeva l’acquedotto romano di Casinum e seguiva l’alveo del fiume Rapido. Lo splendido Ponte dell’acquedotto, denominato LAGNARO, è caratterizzato da campata ampia 12 metri.

Le visite guidate saranno disponibili dalle 10:00 alle 18:00 di entrambi i giorni e l’organizzazione sarà a cura degli Apprendisti Ciceroni. 

CASSINO

A Cassino sarà aperta l’area archeologica e sarà possibile ammirare il Teatro dell’Età Augustea, l’anfiteatro ed il sagello sepolcrale di Ummidia Quadratilla, i resti della Via Latina, Ninfeo Ponari ed il museo archeologico della città.

Le visite guidate saranno disponibili dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 di entrambi i giorni e l’organizzazione sarà a cura degli Apprendisti Ciceroni. 

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  15 Marzo 2014
Ultima Revisione: 15 Marzo 2014

PER APPROFONDIRE

City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio? – di Roberto Vacca

Su gentile concessione dell’autore Roberto Vacca abbiamo il piacere di pubblicare integralmente l’articolo dal titolo “City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio?” del 06/12/2013.

Roberto Vacca

Ing. Roberto Vacca, famoso scrittore, divulgatore scientifico, saggista e matematico

Allego mia analisi del grosso imbroglio perpetrato a Londra da banchieri inglesi (soprattutto Barclays) per lucrare guadagni su derivati relativi a tassi interesse. Pare abbiano fatto fuori 70 miliardi di dollari,  i ns ladri regionali hanno fregato molto meno: di loro parliamo molto.
Invece degli imbroglioni londinesi da luglio non se ne parla quasi più, ma a settembre il Commons Treasury Committee britannico dichiara che già dal 2010 loro avevano avvisato che non era bene nominare R Diamond amministratore delegato di Barclays perché già allora  (con altri) manipolava i tassi.
L’ammontare dei derivati IRD manipolato dai banchieri UK era di 300.000 miliardi di $, cifra ardua da immaginare. Il totale circolante dei derivati IRD a fine settembre era di 518.000  miliardi di $, ancora più ardui da immaginare.

Credo che la crisi non finirà presto.
teniamoci forte

City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio? di Roberto Vacca

Nel delizioso film The Ladykillers (1955) (mal tradotto come “La Signora Omicidi”), Alec Guinness e Peter Sellers organizzano una rapina in banca. Sono pensionanti a casa di una vecchietta e si fanno passare per musicisti. Incontrano inciampi di ogni tipo e non si possono godere il grosso malloppo in banconote. Lo danno alla vecchietta che si stupisce. La tranquillizzano: “Sa che in banca girano milioni di pagamenti. Spesso su ciascuno avanzano alcuni penny che non servono a nessuno. Si sommano e costituiscono una bella somma di cui non si sa che cosa fare. La diamo a lei: sono solo tanti centesimini messi insieme.”

Devono aver meditato questa storia parecchi banchieri inglesi che, a forza di penny, hanno fatto fuori molti miliardi. Se ne è parlato poco, specie in Italia, ove sentiamo frequenti, orride notizie di concussioni e appropriazioni indebite (da parte di pubblici ufficiali) e aggiotaggi commessi da finanzieri, [L’aggiotaggio è il reato di chi specula su variazioni del prezzo di titoli o merci, valendosi di informazioni riservate o divulgando notizie false.]

Faccendieri o cassieri di partiti si sarebbero appropriati di decine o centinaia di milioni di euro. Non ho trovato una stima dell’ammontare totale di queste ruberie. Azzardo a valutarle in alcuni miliardi di Euro. La Corte dei Conti ha valutato che, se non ci fosse stata evasione fiscale, il debito pubblico sarebbe ora il 76% del PIL invece del 120%. Ammonterebbe a 1200 miliardi di euro (G€) invece che a 1880 G€. Questi 680 miliardi e quelli rubati gridano vendetta. Però reati gravi sono stati commessi dai grossi banchieri inglesi cui accennavo sopra. Avevo previsto “manovre pilotate da speculatori” nel mio libro su come salvare il prossimo decennio nel Gennaio 2011: riporto in calce il mio articolo del Maggio scorso in cui ne cito passi rilevanti e racconto cosa siano gli IRD, Interest Rate Derivatives. Ecco la storia.

Il LIBOR (London InterBank Offered Rate) viene fissato dalla BBA (British Bankers Association) in base a dati forniti da 18 banche inglesi. Si escludono i 4 valori più alti e i 4 valori più bassi e si calcola il tasso medio sui 10 restanti. Il valore di questo tasso medio determina fra i vari derivati (IRD) che hanno per sottostante tassi di interesse quali salgono di valore e quali scendono. Il circolante di questi IRD a fine Settembre 2012 era salito a 518.000 miliardi di dollari (T$). Di questi pare che 300.000 miliardi di dollari siano influenzati proprio dalle decisioni della BBA sul LIBOR. Se i banchieri che fissano il LIBOR intanto speculano su quel tasso, sanno in anticipo quello che fisseranno in avvenire. Quindi scommettono sul sicuro e incassano profitti indebiti percentualmente piccoli, ma proporzionali alle gigantesche somme totali citate.

Nel Luglio 2012 il Financial Times scriveva che i banchieri avevano manipolato il LIBOR e la Federal Reserve Bank USA li accusava di collusione e menzogna. La banca accusata di essere responsabile delle più forti manipolazioni era la Barclay’s. Ai primi di Luglio 2012, Marcus Agius, il presidente della banca, dava le dimissioni. Doveva tornare al suo posto due giorni dopo per occuparsi di trovare un successore all’amministratore delegato Bob Diamond, dimissionario in seguito alle accuse di essere il maggiore responsabile delle manipolazioni, sebbene fosse molto stimato per aver innalzato turnover e profitti della banca. Anche J. del Missier, direttore generale di Barclay’s, dava le dimissioni in conseguenza dello scandalo. Diamond dichiarava di rinunciare al suo bonus annuale, ma si veniva a sapere che dal 2007 al 2011 aveva incassato 186 milioni di dollari fra stipendi e premi. Dopo le dimissioni, Diamond si ritirava dal comitato organizzatore di una cena per finanziare (25.000 dollari a piatto) la campagna di Mitt Romney

Barclay’s veniva multata dalla Financial Service Authority britannica e dal Department of Justice americano per 453 milioni di dollari per le manipolazioni effettuate. Non è chiaro l’ammontare del ricavato dalle manipolazioni perpetrate da Barclays ed altri. Se ne trovano in rete valutazioni molto diverse fra loro Jamie Doward (The Observer del 30/6/2012) riporta la cifra di 45 miliardi di sterline equivalenti a 70 miliardi di dollari. In questo caso la multa citata ne rappresenterebbe solo i 2/3 dell’uno per cento. La punizione e le dimissioni del top management di Barclays sembrano nettamente inadeguate.

Curiosamente da oltre due mesi dello scandalo non si parla e non si scrive più. Il 19 settembre il Commons Treasury Committee britannico sottolineava che già il 15 settembre 2010 aveva espresso ufficialmente la propria opinione che Bob Diamond fosse inaccettabile alla guida della Barclays proprio perché implicato nelle manipolazioni sul LIBOR.

Temo che le cifre che ho citato siano incerte: non sono il risultato di una inchiesta, ma soltanto stime. Sembrano nettamente più grosse di quelle dei scandali italiani. Quei banchieri britannici (li immaginiamo con bombetta e ombrello?) non avevano pensato male di prelevare centesimini: 70 miliardi su 300.000 fanno solo un terzo dell’uno per mille. Gli è andata anche bene per qualche anno. Poi, almeno alcuni, sono stati smascherati – e trattati con indulgenza eccessiva. Quis custodiet custodes?

* * *

Derivati di Damocle – 13 Maggio 2012

I giornali di oggi titolano tragicamente “Boom dei derivati valgono 14 volte le Borse”. È vero: il problema esiste, ma il rischio era ben noto. Lo avevo spiegato oltre un anno fa nel mio libri SALVARE IL PROSSIMO DECENNIO (Garzanti, 2011). Ne riporto qui una pagina in cui scrivevo che alla fine del 2010 il livello degli IRD era 450 trilioni di $ = 32 volte il PIL degli USA. Non ci dovrebbe stupire che dopo un anno e ½ sia cresciuto a 504 T$ (36 volte il PIL degli USA. Dovremmo stupirci che le regole severe sul funzionamento delle banche non siano state ancora imposte.

Estratto dal Capitolo 8 di “Salvare il Prossimo Decennio”, di R. Vacca

“Sorge il dubbio se gli esperti esistano davvero in economia. Tranne rare voci (come quella di N. Roubini), nessuno previde la crisi economica del 2008 e nemmeno suggerì come evitarla. A posteriori, le cause sono state: rilassamento di regole e controlli USA su banche e istituti finanziari. Sono stati emessi titoli estremamente speculativi supportati da garanzie immaginarie e bilanci falsi per giustificare bonus ridicolamente alti dei vertici manageriali. La struttura dei derivati spesso è instabile, o perversa. Nel mio “Patatrac – la crisi: Perché? Fino a quando?” (Garzanti 2009) definisco i derivati e ne spiego i meccanismi. Nello stesso testo indico il livello altissimo del circolante dei Credit Default Swaps: (55 T$ = quattro volte il PIL USA) che, insieme a perdite, frodi, crediti irrecuperabili etc., mostrava che la crisi sarà lunga. Ricordavo quanto sia implausibile che l’andamento di titoli basati su mutui contratti da squattrinati, produca lauti utili incassati da ricconi. Ora il livello dei CDS è diminuito.

Cresce smisuratamente il volume dei derivati basati sui tassi di interesse (Interest Rates Derivatives – IRD) – vedi tabella seguente.

Anno
IRD in T$
CDS in T$
2001
69,2
0,9
2002
101,3
2,2
2003
142,3
3,8
2004
183,6
8,4
2005
213,2
17,1
2006
285,7
34,4
2007
382,3
62,2
2008
403,1
38,6
2009
427
30,4
2010
449
30
1 T$ = 1 Teradollaro (detto anche trilione di dollari) = 1012 $
Fonte: ISDA, International Swaps and Derivatives Association, Inc.

Il sottostante di un derivato basato su tassi di interesse è il diritto a pagare o a ricevere una certa somma di denaro a un dato tasso di interesse. Pare che la maggioranza (80%) tra le 500 maggiori aziende del mondo si serva di questi derivati per controllare il proprio flusso di cassa. Il volume totale degli IRD alla fine del 2009 era di 449 T$ – circa 32 volte il prodotto interno lordo USA!

In effetti questo impiego é un’assicurazione contro tassi di interesse eccessivi e consegue – talora – una riduzione dei tassi pagati. Questi strumenti vengono talora presentati come scevri da ogni rischio – ma non è così. Esistono IRD più sofisticati il cui valore è funzione non soltanto del livello corrente di un indice (come, ad esempio, il LIBOR – London InterBank Offered Rate), ma anche dei valori passati dell’indice e dei valori e andamenti passati propri, cioè dello stesso IRD. In quest’ultimo caso il titolo, o strumento, si chiama Snowball (= palla di neve) e tenderà a ripetere amplificate o attenuate le proprie vicissitudini precedenti. Esistono molte altre varianti degli IRD. Ad esempio, le clausole dette “bermudiane”, a certe date fisse, permettono all’istituto emittente o all’acquirente di interrompere il rapporto a certe condizioni prestabilite. Le strategie più convenienti per gestire un IRD possono solo essere arguite in base all’impiego di modelli matematici probabilistici: ne sono disponibili parecchi aventi caratteristiche diverse. Per orientarsi su questo terreno, occorre aver raggiunto un alto livello di professionalità. È raro che un investitore o l’amministratore di un’azienda riesca a innalzare adeguatamente le proprie competenze e a prevedere i rischi che sta correndo. I livelli dei tassi di interesse sono stabiliti da leggi nazionali e da accordi internazionali. Oltre a questi è pensabile che si possano sviluppare manovre pilotate da speculatori, data la citata enorme mole delle risorse coinvolte.”

© Roberto Vacca, http://www.robertovacca.com, Tutti i diritti riservati.

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