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Tonno, olio, sale e cesio radiattivo. Cosa c’è di vero

Japan of the apocalypse Credit: Thierry Ehrmann from Flickr

Japan of the apocalypse
Credit: Thierry Ehrmann from Flickr

Quando si parla della questione nucleare di Fukushima, tendiamo a pensare che sia una realtà così lontana che difficilmente possa interessarci nella vita di tutti i giorni. Purtroppo non è vero e per effetto della globalizzazione, nonostante i 9.700 kilometri di distanza, Fukushima ce l’abbiamo dentro casa e probabilmente anche sulla nostra tavola.

Questo perchè noi Italiani preferiamo mangiare tonno in scatola, che nella quasi totalità dei casi viene pescato e lavorato nel pacifico.

Cosa abbia di speciale questo tonno del pacifico (a parte il prezzo) non si sa, ma di sicuro sembrerebbe che non ne possiamo fare a meno.

Per fortuna comunque la normativa Italiana ed Europea impone l’obbligo per i rivenditori di prodotti ittici di rintracciabilità del prodotto. In particolare questi sono obbligati a dichiararne anche la zona di cattura.

Sarà capitato a tutti di constatare che in alcuni mercati i rivenditori fieri di ciò che vendono mettono bene in evidenza la provenienza se questa è Italiana, Spagnola, Canadese, etc…

In altri casi invece il rivenditore preferisce indicare la zona di cattura con un codice numerico, più criptico, detto Zona FAO, che li fa rientrare negli obblighi di legge pur tuttavia rendendo poco visibile al consumatore la reale provenienza dei prodotti.

C’è da aggiungere però che i prodotti inscatolati non soggetti a trasformazione non sarebbero obbligati a riportare la zona di pesca e quindi molti produttori non la indicano nemmeno.
Quei pochi invece che lo fanno, avendo adottato magari una politica di trasparenza con i consumatori, sono paradossalmente quelli maggiormente colpiti dagli allarmismi che circolano in rete relativi al tonno radioattivo.

Cerchiamo di  fare un po’ di luce sull’argomento.

La mappa che segue mostra in che modo il globo terrestre è suddiviso in zone FAO ed è chiaramente visibile che la zona più interessata dagli sversamenti in mare delle acque contaminate da isotopi radioattivi è la zona FAO 61.

Ci sono studi di scenziati autorevoli che affermano tutto ed il contrario di tutto circa gli effetti degli sversamenti in mare delle acque contaminate utilizzate per il raffreddamento del reattore nucleare di Fukushima.

Gli isotopi radioattivi coinvolti nell’incidente nucleare e rilasciati sia in mare che in atmosfera sarebbero:

  • Iodio 131;
  • Tellurio 129m;
  • Cesio 137;
  • Stronzio 90;
  • Plutonio.

Sino ad adesso comunque il tonno in scatola della grande distribuzione, qualunque sia la sua provenienza, non risulterebbe soggetto a contaminazioni radioattive accertate. Non sarebbe pertanto il caso di allarmarsi, anche se personalmente eviterei di mangiarlo per le motivazioni riportate alla chiusura dell’articolo.

Le catene di distribuzione ed i produttori di tonno in scatola (soprattutto pinne gialle) sostengono che i prodotti da loro commercializzati provengono dalla zona FAO 71, e non dalla 61, e che in alcuni casi questa zona può distare da Fukushima anche migliaia di kilometri.

Oltre al ruolo importante delle correnti oceaniche, c’è da aggiungere però che il tonno, come molte altre specie di pesci, è per sua natura un grande nuotatore e quindi non mi sorprenderebbe immaginarlo sguazzare nelle acque contaminate o magari nei pressi dell’isola di plastica nel pacifico (vedi approfondimento).

Ci sarebbe da fare una distinzione tra le varie specie di tonno, ma ad esempio il tonno rosso è capace di spostarsi in media ogni giorno di 100 miglia marine (circa 160Km) e può raggiungere di picco una velocità massima di 80 km/h. Basti pensare che ogni anno il tonno roso effettua incredibili migrazioni dal Nord Atlantico per venire a riprodursi nel Mediterraneo attraversando lo stretto di Gibilterra.

Ricordiamoci quindi che il tonno è libero di muoversi in tutte le zone e che questi numeri, 61 o 71 che siano,  sono solo delle linee tracciate dall’uomo su una cartina geografica che i pesci non sanno leggere.

Con questa questione del tonno radioattivo abbiamo però capito che anche i problemi di un luogo che si trova all’altra parte del mondo possono diventare facilmente i nostri problemi. Inoltre si apre un ulteriore interrogativo.

Ma il tonno del mediterraneo, il nostro tonno, che fine fa se noi mangiamo solo scatolette che vengono dal pacifico?

A quanto pare l’80% del tonno pescato nel mediterrraneo viene esportato e mangiato dai Giapponesi, perchè ritenuto di qualità eccezionalmente superiore ed ottimo per essere mangiato crudo in sushi e sashimi.

Non mi sembra normale che i giapponesi mangiano il nostro pesce e noi mangiamo il loro. Ma se ognuno mangiasse le proprie cose non sarebbe meglio per tutti, in particolare per noi? Adesso non staremmo certo a discutere se una scatoletta di tonno possa ucciderci oppure no.

E quindi invece di capire se quella spazzatura che ci fanno mangiare sia cancerogena o meno, cominciamo a chiedere ai nostri rivenditori il tonno italiano, il migliore. Ce l’abbiamo in casa. Godiamocelo.

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  16 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 16 Febbraio 2014

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Un dramma senza fine…Mettiamoci al sicuro!

Mettiamoci al sicuro! BNDa anni ormai, nella nostra amata Italia, e allo stesso tempo, nel nostro piccolo territorio, conviviamo con un numero sempre più elevato di frane e alluvioni, per non parlare di altre gravi catastrofi naturali. Siamo passati da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 fino ad arrivare a 351 del 2013 e a più di 100 nei primi giorni di Gennaio 2014. Dati allarmanti! A rischiare infatti non è solo l’ambiente, ma la nostra stessa vita. Dal 2002 ad oggi hanno perso la vita circa 330 persone, 24 solo l’anno scorso, e si sono verificati quasi 2mila episodi di dissesto. Sono alcuni dei dati raccolti in #dissestoitalia, la prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico presentata a Roma da Ance, architetti, geologi e Legambiente e realizzata da un gruppo di giornalisti indipendenti di Next New Media. In circa 100 anni ci sono stati 12.600 tra morti, dispersi o feriti e più di 700mila sfollati a causa delle catastrofi.
L’82% dei comuni, è esposto a rischio idrogeologico e sono oltre 5 milioni e 700 mila i cittadini esposti a gravi pericoli ambientali. Uno degli aspetti che deve allarmarci di più, è l’alto grado di rischio nei luoghi dove dovremmo sentirci al sicuro: scuole e ospedali. Una scuola su dieci è in potenziale pericolo: 6.400 edifici scolastici, sui 64.800 totali presenti in Italia si trova in un’area a rischio frana o alluvione. Lo stesso discorso vale per gli ospedali: 550 strutture sorgono in zone a rischio. Ma non siamo protetti neanche nei luoghi di lavoro: 46.000 le industrie che si trovano in territori a rischio idrogeologico e se contiamo anche gli uffici, i negozi e le altre attività siamo intorno a 460.000.
Il costo totale dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni da 20 anni a questa parte è di circa 242,5 miliardi di euro, più o meno 3,5 miliardi l’anno. È vero, non possiamo prevedere una catastrofe naturale, ma possiamo prevenire il disastro totale, mettendoci in sicurezza prima del tempo. In questa prospettiva, assume sempre più importanza l’essere in regola con le normative vigenti nel campo della protezione civile. Un piano di protezione civile è l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio; ed è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio. Ha l’obiettivo di garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita” civile” messo in crisi da una situazione che comporta gravi disagi fisici e psicologici. Per tutte le altre informazioni possiamo consultare il sito: www.protezionecivile.gov.it.

La protezione civile è un tema così delicato che non possiamo assolutamente ignorare. È giunta l’ora di scendere in campo facendo il nostro dovere per difendere i nostri diritti. Coraggio!

Gi.Fra e Lamasena insieme per Custodire il Creato

20140210 GIFRA Campeggio 2013I giovani  del movimento Gi.Fra   (Gioventù Francescana) diventano soci del circolo Legambiente Lamasena,  il 07/02/2014 è avvenuto l’incontro con il direttivo del circolo  per ritirare la loro tessera collettiva Legambiente.

Attraverso il tesseramento  il Gi.Fra potrà ricevere, direttamente nella loro  suggestiva sede del convento dei Cappuccini,  il periodico mensile “La Nuova Ecologia” che rappresenta una voce autorevole sui temi della green economy, sulle campagne di denuncia dei  crimini ambientali  e sulle storie dei tanti uomini coraggiosi che combattono il  degrado della natura e della morale.

Inoltre, con tale atto i giovani del Gi.Fra hanno voluto dare una testimonianza concreta di vicinanza ai temi che sono cari a Legambiente e che rappresentano i valori universali dell’intera umanità,  quali il rispetto della natura   e tutto ciò che in essa è contenuto.

L’attivismo del Gi.Fra potrà essere una risorsa importante per riuscire nell’opera di monitoraggio dei nostri luoghi  ma anche per creare quella mappatura del territorio,  con le sue specie botaniche e faunistiche,  al fine di una riscoperta delle bellezze paesaggistiche e  storiche che sono intorno a noi.  Infatti, come insegnava San Francesco  conoscere la bellezza del creato è il primo passo per poter amare e rispettare piante e animali che abitano il mondo nel quale, noi uomini, ne siamo i fortunati ospiti.

San Francesco,  con il suo amore per la natura,  potrebbe essere la  più splendente  icona di ogni ambientalista.  In tal senso è emblematico riproporre un passo della vita del santo,  scritta da Fra Tommaso da Celano in cui si narra: “….Ai frati incaricati di tagliar la legna proibisce di abbattere l’albero intero, affinché abbia la possibilità di dar nuovi polloni.

All’ortolano comanda di lasciare intorno all’orto una striscia di terra incolta, affinché a tempo opportuno le erbe verdeggianti e i bei fiori possano lodare il bellissimo Padre di tutte le cose; e nell’orto vuole sia un giardinetto riservato alle erbe odorifere e ai fiori, che rammentino la fragranza eterna a chi li riguarda. Raccoglie da terra i vermicciuoli per non farli schiacciare; e per le api, affinché non muoiano d’inedia nel gelo dell’inverno, fa disporre miele e ottimo vino.”

Con tale evento si è celebrato, quindi, una comunione   che permetterà di dar forza alle azioni condivise per la custodia del creato.

Remo Cinelli

La fine della Terza Guerra Mondiale è vicina

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Parlare oggi di terza guerra mondiale può sembrare un argomento anacronistico. Sapendo cosa sia successo nelle prime due grandi guerre, non riusciamo ad immaginare la società attuale di nuovo in guerra, magari imbracciando fucili e scavando trincee.

Ce lo vedreste oggi uno come Hitler che prepara eserciti di uomini per invadere altri paesi? Ma qual’è il motivo per cui si fanno le guerre? Per rubare risorse ad altri, che possono essere economiche, energetiche, naturali, etc.

Verrebbe quasi da ridere a pensare ad una guerra adesso, ma ragioniamo per assurdo. E se nel XX secolo invece Hitler avesse avuto a disposizione tanta di quella tecnologia che gli avrebbe permesso di spogliare completamente una nazione dalle sue ricchezze, senza sacrificare i propri uomini o i propri mezzi, comodamente dal divano di casa sua, secondo voi non lo avrebbe fatto?

Ecco, questo è quello che sta succedendo oggi. Anche la guerra si è evoluta. Nasce in maniera silenziosa ed agisce in maniera subdola, lasciandoci increduli davanti agli effetti della devastazione, quando tutto è già terminato, ed attoniti per non essere stati capaci nè di accorgercene nè di reagire.

Siamo in guerra senza che nessuno lo abbia dichiarato, senza aerei che volano o bombe che cadono. Siamo nel bel mezzo di una guerra finaziaria che ci sta uccidendo.

Non si sa bene chi ci stia attaccando, ma qualcuno ci sta sottraendo tutte le ricchezze sotto i nostri occhi. Questa è una guerra delle informazioni basata sullo spionaggio informatico e sulle speculazioni dei mercati finanziari.

E’ una guerra che ci devasterà ancora più delle prime due, perchè ce ne stiamo ancora lì inerti e non riusciamo a percepire da dove ci stanno attaccando e non siamo pronti per difenderci.

Ho iniziato a maturare questa idea da un paio di anni  ed in una recente ricerca in rete ho scoperto che in molti si sono accorti di che cosa stia davvero succedendo. Tra questi Christina Romer, che è stata per alcuni anni consulente economica personale di Barack Obama ed è titolare della cattedra di Economia presso la prestigiosa Università di Berkley in California.

Le sue competenze in materia le hanno consentito di individuare con una certa precisione il nemico misterioso. Le sue parole sono precise e taglienti:

“Siamo in guerra. E’ una guerra aperta, dichiarata, frontale. E’ la guerra dei neo-liberisti selvaggi planetari, sostenuti dalla destra più retriva in rappresentanza del capitale bancario privato che sta affondando i loro micidiali colpi nel tentativo di espoliare definitivamente la classe media, vera spina dorsale dell’economia statunitense, e baluardo storico nella produzione di ricchezza collettiva, per costruire un medioevo dittatoriale che ci fa dire con tranquillità che il comunismo sovietico di Breznev era, in paragone, un simpatico esperimento sociale divertente. Lo scenario della battaglia in corso era, per lo più, l’Europa: adesso si è esteso anche qui da noi. O la gente lo capisce e si rimbocca le maniche, o non lo capisce. Se non lo capisce vuol dire che è in malafede oppure è masochista. Oppure nessuno li informa. E’ il vantaggio –magari ancora per poco- di una grande democrazia liberale come quella che abbiamo fondato e difeso e salvaguardato in Usa nei secoli: c’è ancora spazio per dire, spiegare, informare. E’ ciò che noi economisti stiamo tentando di fare, disperatamente, prima che la guerra si concluda con una sconfitta planetaria delle persone per bene che lavorano”

L’economista va oltre, indicando quelle che sarebbero le strategie migliori per contrastare la subdola guerra finanziaria ai nostri danni. Potrei dilungarmi ad elencare tutti i punti del suo programma economico, ma mi risulterebbe più facile affermare che le strategie che lei sostiene sono esattemente quelle opposte seguite dall’Europa.
È una semplificazione eccessiva della realtà questa, ma che non si discosta poi più di tanto dal vero. Per approfondimenti invito a leggere le fonti consigliate in calce.
 
Concordo pienamente con la sua tesi economica. Non condivido affatto invece il quadro politico che è nella sua mente perchè lo ritengo retrogrado, obsoleto ed ottuso.
 
Il problema non è la destra. Magari anzi esistessero ancora gli ideali della destra e della sinistra.
Il vero nemico nascosto sono le aziende multinazionali, i colossi delle telecomunicazioni, i ricchi, le banche e la casta, che fa il loro gioco.
 
Non dimentichiamo che le aziende multinazionali, al giorno d’oggi, dispongono spesso di più liquidità e potere di interi stati. Ma questo è un altro argomento che approfondiremo presto. Nel frattempo…
 

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  9 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 9 Febbraio 2014

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Una lettera inattesa

 Se Seneca potesse scrivere oggi, 2000 anni dopo, una lettera a Lucilio, di che cosa parlerebbe?

 
Lettera
 
 
Caro Lucilio,
ho ritrovato in un vecchio baule tutte le lettere che eri solito mandarmi e ciò mi ha reso molto felice. Oramai non ricevo più tue notizie da un paio di millenni, e prego che un giorno riceverai questa mia ultima lettera. Ho tanto da raccontarti. In questi ultimi venti secoli ho assistito ad un’incredibile evoluzione dell’umanità. Se vedessi adesso quanti comfort ci sono, tecnologie sbalorditive e mezzi di comunicazione o locomozione, ti verrebbe magari da pensare che finalmente tutti sono felici.
Beh, non è proprio così, purtroppo….
Ai nostri tempi non avevamo nulla ed eravamo ricchissimi. 
In questi secoli, invece, la ricchezza economica ha preso il posto della ricchezza interiore, e non si aspira più a diventare saggi, ma ricchi.
Rileggendo i tuoi manoscritti mi ha colpito la straordinaria attualità dei tuoi pensieri e dei discorsi che facevamo sulla ricchezza: povero non è chi ha poco, ma chi desidera molto.
Sebbene oggi la ricchezza economica sia molto diffusa, allo stesso tempo tutti sono molto poveri perchè si affannano a desiderare sempre di più.
Ho visto con i miei occhi l’umanità costruire aeroplani, telegrafi senza fili e macchine incredibili, eppure, allo stesso tempo, ho visto l’uomo nascosto dietro abiti  sempre diversi che in tutto questo tempo non è invece mai cambiato. Quello del ventunesimo secolo,  è lo stesso uomo dei nostri bei vecchi tempi, con gli stessi misteri ed ideali, con le stesse identiche paure, contraddizioni, virtù e ambizioni.
E come allora crede sempre di dominare il mondo quando invece non è altro che un piccolo natante senza meta in balia dei venti.
Come i gatti domestici non hanno più interesse ad inseguire i topi se hanno comunque un pasto assicurato, così siamo diventati noi oggi, meno combattivi e più remissivi.
Tutti questi comfort ci hanno resi ciechi , invidiosi e soli. Tremendamente soli ed incapaci di guardare con sincerità negli occhi del prossimo.
Tutti sono già poveri e non lo sanno. Tutti sono già poveri e temono già di diventare ancor più poveri.
Ma è prendendo coscienza dei propri desideri che si diventa ricchi e tu lo sai, perchè da sempre è così. Non temere, quindi, che prima o poi anche l’uomo del ventunesimo secolo lo riscoprirà.
Avresti dovuto conoscere lo scorso secolo un filosofo venuto dal nuovo mondo a morire vicino la Via Sacra, che io e te eravamo soliti percorrere ai tempi della gloriosa Roma. Egli diceva:
 
Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo
Se l’uomo è sempre lo stesso, quindi, l’umanità invece tornerà presto come era prima, non mancherà molto.
 
Stammi Bene
Tuo Seneca 
 
Lucio Anneo Seneca
 – – – 

Se Seneca vivesse oggi, sono pronto a mettere la mano sul fuoco che avrebbe davvero affrontato questo tema.

Quello che ognuno di noi può fare è poco, ma ciò nonostante necessario.

Smorziamo i nostri desideri compulsivi di oggetti inutili ed inseguiamo ciò che ci rende felici. Amiamo ed innalziamo le nostre aspirazioni. E quando ci riusciamo insegniamo agli altri a farlo. Così anche se saremo presto tutti più poveri economicamente per via della crisi che per vent’anni almeno cambierà le nostre abitudini, la vita non finirà.

Liberiamoci dalla dannazione del denaro ed iniziamo a vivere felici.

La felicità è l’unica cosa che i soldi non possono comprare.
Non dimentichiamolo.

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  8 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 8 Febbraio 2014

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Quando i paesi avanzati giocano a fare i trogloditi

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Da tempo immemore si sa che in Canada ogni anno ha luogo la strage delle foche (275.000 foche uccise ogni anno), un massacro barbarico che avviene nei territori dell’artico. Le foche vengono bastonate e in gran parte scuoiate vive, per trarne profitto economico. Infatti di questa pratica vivono da sempre le popolazioni indigene del  Nunavut, regione dell’estremo nord del Canada, chiamate Inuik.

Fortunatamente i social media hanno acceso i riflettori su questa pratica brutale e gli animalisti e gli ambientalisti di tutto il mondo sono inorriditi a tal punto da spingere la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (ed anche gli USA) a vietare il commercio di prodotti derivati dalle foche, tra cui olio, grasso, carne e pellame.

Questa decisione ha scatenato le furie dei canadesi, primi fra tutti Leona Aglukkaq, deputato al parlamento canadese nelle schiere del Partito Conservatore, ministro regionale per il Canada Settentionale, di etnia inuk, che nel 2008 era ministro della Salute e (ancor più grave)  dal 2013 è ministro dell’Ambiente.

Il ministro ha condannato senza mezzi termini la decisione del tribunale europeo sostenendo che il divieto posto sui prodotti derivati dalle foche, adottato nell’Unione Europea è una decisione politica priva di fondamento reale o scientifico sostenibile.

In un’interrogazione internazionale supportata da molte autorità del governo canadese, le popolazioni inuit sostengono che la loro continua mattanza sia necessaria per guadagnarsi da vivere.

Se il Canada non tollera che altre nazioni si permettano di giudicare il discutibile operato delle proprie tribù in merito alla mattanza delle foche, per quale motivo noi dovremmo tollerare addirittura che proprio loro vengano a decidere in casa nostra cosa dobbiamo importare e cosa no?

Nessuno mette in dubbio il fatto che questa attività sia importante per le popolazioni dell’artico canadese, perchè è un’antichissima tradizione e perche non hanno altra forma di reddito proprio di questi tempi in cui la vita diventa sempre cara.

Passi quindi anche il messaggio sbagliato che il reddito umano sia più importante della vita di centinaia di migliaia di animali, ma non capisco perchè l’Unione Europea debba provvedere al sostentamento di queste popolazioni.

Ci pensi magari il Canada a farlo, creando nuovi posti di lavoro o, se non è in grado di trovare un mercato per queste industrie, magari acquistando le pelli delle foche che vengono trucidate.

Noi non le vogliamo. Non ci stiamo!

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Data di Pubblicazione  3 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 3 Febbraio 2014
Autori: Giovanni Gasparri

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L’Italia sotto la lente dei Canadesi

È di qualche giorno fa la notizia che il Ministero degli Esteri Canadese avrebbe pubblicato sul proprio sito web governativo un avviso raccapricciante rivolto ai cittadini canadesi intenzionati a visitare l’Italia.

Secondo il governo di Ottawa i canadesi in vacanza nel bel paese rischierebbero truffe, borseggi ed addirittura la vita a causa di possibili bombe.

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Probabilmente qualche funzionario si sarà imbattuto in una fotografia delle nostre strade ed avrà pensato che quei crateri potessero essere gli effetti devastanti di un qualche bombardamento aereo o di mine anticarro.

Tutto normale invece!

Si tratta chiaramente di un grande scivolone diplomatico che denota però con quanto pregiudizio, superficialità e superbia gli enti governativi lavorino in Canada. La notizia si è diffusa rapidamente ed è bastata per scatenare l’ira e lo sdegno dell’intera comunità italiana in Canada.

Primi fra tutti l’Ambasciatore d’Italia, Gian Lorenzo Cornado, che avrebbe inviato una missiva di protesta al Governo Harper ed il Corriere Canadese, quotidiano in lingua italiana, che ha dedicato la prima pagina dell’edizione del 30 Gennaio 2014 all’accaduto.

Insomma, magari non è proprio sicuro girare in alcune città italiane con un vistoso orologio d’oro al polso, ma posso senza dubbio affermare che è molto più pericoloso vivere in alcune zone del Canada. Io ad esempio vivo da quasi un anno a Jane and Finch, famigerato quartiere di Toronto, e in questo breve lasso di tempo sono capitato per strada sulla scena di diverse sparatorie ed omicidi, cose a cui in Italia non ho mai avuto modo di assistere fortunatamente.

Le scuse formali da parte del governo canadese sembrerebbero tardare ad arrivare, e secondo alcuni non sono dovute perchè la faccenda è stata gonfiata dai media per trarne profitto economico. Di sicuro le ripercussioni sull’economia e sul turismo potrebbero non essere positive. Gli operatori di commercio elettronico italiani infatti si trovano già in difficoltà per acquisire credibilità sui mercati esteri, dove gli acquirenti pensano ancora allo stereotipo dell’Italia = mafia + truffe.

Per fortuna che per contrastare questo terrorismo della disinformazione ci sono tante associazioni in Italia che stanno portando avanti progetti per promuovere la Cultura Italiana all’estero.

Una di queste è proprio il Circolo Legambiente “LAMASENA” che si è fatto portavoce per istituire a Toronto una biblioteca permanente sulla cultura, le tradizioni e la natura della Ciociaria (nello specifico relativamente alle zone bagnate dal torrente l’Amasena).

La Toronto Public Library ha rifiutato la donazione da parte dell’associazione di una selezione di rari e preziosi libri in Italiano sul tema, sostenendo che l’argomento non rientra tra quelli di interesse degli utilizzatori locali, più attratti probabilmente da libri di fantascienza e best seller.

Tuttavia lo scambio culturale ci sarà ugualmente, grazie alla massiccia presenza sul territorio dell’Ontario di associazioni culturali ciociare, che sicuramente saranno ben felici di sposare il progetto e rafforzare i legami con la propria terra d’origine.

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Data di Pubblicazione  2 Febbraio 2014

Ultima Revisione: 3 Febbraio 2014

Autori: Giovanni Gasparri

Fotografia: Silvio Furesi

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La tecnologia ci rende sempre più stupidi

Me and Me - Day 89
Ogni giorno un esercito di scienziati lavora per migliorare le tecnologie esistenti, ovvero per rendere indispensabili tutti quei servizi informatici di cui adesso non possiamo più fare a meno.

Tecnologie sempre più sofisticate che si presentano all’utente in forme sempre più semplici e funzionali. Sono talmente semplici che puntano a far sviluppare la pigrizia intellettuale ed una sempre più marcata superficialità.

Sebbene la mente umana sia in grado di pensare grandi cose, oramai per via di questa pigrizia non è più in grado nemmeno di memorizzare un numero di telefono, perchè tanto c’è una rubrica elettronica che lo fa per noi.

La superficialità invece si esprime sia a livello conoscitivo che emotivo. Infatti più è accurato il lavoro di stratificazione e meno sono visibili gli strati su cui la tecnologia è basata. Inoltre adesso che è possibile mandare tanti messaggi a tutti ed in tempo reale, paradossalmente, viene meno il senso stesso della comunicazione e non siamo più in grado di aspettare, maturare, desiderare, sperare e sognare.

Tutte virtù queste che stimolerebbero le persone ad essere migliori ed a focalizzare gli obiettivi della propria vita.

Se prima nessuno aveva il cellulare e tutti vivevano felici, adesso è sufficiente non essere raggiungibili per qualche minuto per generare l’ansia di parenti ed amici.

Le lettere che gli innamorati si scambiavano mensilmente decenni orsono, adesso hanno lasciato il posto ad sms, email e whatsapp, e se è vero che hanno reso più accessibili e veloci le comunicazioni, hanno anche definitivamente minato la capacità della gente di sognare e di provare emozioni, la capacità di immaginare e riflettere.

L’illusione di un mondo virtuale che sia migliore del nostro (quello vero) sta portando la società in un vicolo cieco, e la tecnologia ci sta rendendo tutti sempre più stupidi.

Quello che tutti chiamano progresso non è altro che un’illusione di avanzamento. Già perchè se si avanza da una parte e nel contempo si retrocede da un’altra allora non si può parlare miglioramenti reali. Rispetto a prima, anzi, abbiamo alterato seriamente tutti quegli equilibri naturali radicati in millenni di storia dell’umanità.

Guardati intorno! in famiglia ormai si comunica con gli smartphone anche se sono tutti seduti intorno ad un tavolo. E’ ora di chiudere gli occhi e pensare a quante emozioni vere ci stiamo perdendo. Sono nascoste li fuori, in mezzo alla natura, e non dentro uno stupido dispositivo.

Per approfondire

  • Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi di Spitzer Manfred;
  • Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web di Aduino Giovanni e Lipperini Loredana.

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© Questo articolo, denominato “La tecnologia ci rende sempre più stupidi” di Giovanni Gasparri  è fornito integralmente sotto licenza internazionale Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0.

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Data di Pubblicazione 29 Gennaio 2014

Ultima Revisione: 29 Gennaio 2014

Autori: Giovanni Gasparri

Fotografia: Me and Me – Day 89 di Vox Efx. Licenza CC BY 2.0 (Creative Commons Attribution 2.0 Generic)

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Trail Running

Il circolo Lamasena ha partecipato, domenica scorsa 26 gennaio 2014, al I Winter Trail Runnning Verolano che ha avuto, come sfondo, i bellissimi monti ciociari. L’evento è stato organizzato da ASD Ernica Running  in collaborazione con l’associazione Compagnia dei Viandanti.

Monte Passeggio,  Monte Monna e Monte Pedicino hanno fatto da cornice ai corridori che si sono cimentati nella corsa e a tutti coloro che hanno percorso gli stessi sentieri con viste paesaggistiche mozzafiato.

La raccolta delle foto che seguono raccontano, meglio di tante  parole, lo spettacolo naturalistico e storico di cui hanno goduto i partecipanti all’iniziativa.

Un’isola tra le onde

Con le tre rivoluzioni industriali che si sono verificate negli ultimi 250 anni, l’Umanità si è trasformata enormemente. Queste nuove conquiste hanno creato il nuovo fenomeno del Consumismo che ha, a sua volta, creato quello dell’Inquinamento. Novità assolute da quando la vita si è impiantata sulla Terra.

Possiamo dire che con la rivoluzione industriale si sia verificato un avvicendamento di tappe evolutive importante. Si è passati infatti dall’Homo Sapiens all’Homo Inquinans, anche se gli scenziati dell’evoluzione non ne prendono atto facilmente.

Si è passati progressivamente da una civiltà di fatto naturale, basata sull’artigianato e sullo scambio etico ad una civiltà impropriamente definita avanzata o tecnologica, che utilizza pesticidi, processi chimici, OGM, e che necessita di macchinari, imballaggi, pubblicità e spedizioni.

Anche l’approccio è cambiato. Dietro il consumismo si nasconde il Capitalismo e quindi tutti i processi produttivi hanno finalità di lucro e questo alimenta il consumo indiscriminato ed ingiustificato di prodotti inutili, progettati per rompersi e non essere piu aggiustati ma riacquistati. Insomma verrebbe da chiedersi se veramente questo si possa chiamare progresso.

Alle forme tradizionali di inquinamento che tutti conoscono, come ad esempio la discarica a cielo aperto sulla superstrada Sora-Frosinone, si affiancano quelle nuove come l’inquinamento elettromagnetico.

È interessante prendere atto che quando si parla di elettrosmog, generalmente la gente si fa prendere dal panico e quando qualcuno disgraziatamente muore di tumore tutti collegano senza cognizione di causa la disgrazia alle radiazioni eletromagnetiche.

Questo nome “esotico”, che sembra così distante dalla realtà, fa immediatamente pensare alle radiazioni ionizzanti, quelle di Chernobyl, che però sono un fenomeno molto diverso e decisamente pericoloso.
Inoltre il fatto che le onde elettromagnetiche siano invisibili e impalpabili le rende misteriose ai non addetti ai lavori. E si sà, l’uomo ha più paura dei grandi misteri che delle stupide lattine che inavvertitamente butta via dal finestrino della propria auto. Ne è un esempio il fatto che è spaventato dall’improbabile e rara eruzione di vulcani ma non percepisce il rischio che corre ogni giorno nelle attività di routine.

Guardando un prato pieno di buste di plastica e rifiuti siamo abituati ormai a considerarlo uno scenario normale e pensiamo tra noi è soltanto un po’ di sporcizia. Invece non riuscendo a percepire le onde elettromagnetiche e non vedendole tendiamo a pensare che siano loro la causa di tutti i nostri mali e questo, erroneamente, giustifica i comportamenti sbagliati di tutti i giorni.

Tutti si indignano e denunciano i grandi sprechi ed i grandi inquinamenti ambientali, ma nessuno si rende conto che siamo tutti inquinatori quotidiani, anche quando accendiamo il cellulare o usiamo la lavastoviglie o magari la tv.

C’è da dire però che l’inquinamento elettromagnetico è fortunatamente estremamente volatile. Infatti basterebbe spegnere l’interruttore della fonte di irradiazioni elettromagnetiche per ripristinare immediatamente la normalità. La stessa cosa, però, non si può fare con i rifiuti abbandonati per strada, che verranno pian piano trascinati via dalle pioggie e portati nei fiumi e poi nei mari.

E sapete dove andrà a finire la spazzatura che abbandoniamo per strada?

Nel futuro dei nostri figli, su incredibili isole artificiali negli oceani, realizzate però non da sceicchi o megacostruttori, ma dalla nostra incoscienza.
Così ci preoccupiamo per Fukushima (per cui non possiamo ormai fare nulla), ma non diamo il nostro contributo magari  facendo seriamente la raccolta differenziata o insegnando agli altri l’amore per l’ambiente.

FONTI

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© Questo articolo, denominato “Un’isola tra le onde” di Giovanni Gasparri  è fornito integralmente sotto licenza internazionale Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0.

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Data di Pubblicazione 26 Gennaio 2014

Ultima Revisione: 29 Gennaio 2014

Autori: Giovanni Gasparri

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