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Il Lupo di Cartellino

Il Lupo Di CartellinoIl libro: Il Lupo di Cartellino di Riccardo Viselli è un racconto suggestivo che richiama i luoghi e le consuetudini di una gran parte della Ciociaria.  Infatti, Cartellino è un paese immaginario ma sovrapponibile ai tanti borghi presenti nella valle del Sacco o che punteggiano il paesaggio dei Monti Ernici.

Nel romanzo di Viselli sono evocate le piccole paure e le superstizioni dei protagonisti.  Fobie che lasciano, forse, emergere  lo spirito di sudditanza che si è formato in  centinaia d’anni di  prostrazione delle genti ciociare al potente di turno.  Una di queste paure ataviche é il sospetto verso il prossimo che si racchiude nel passo del romanzo in cui si commenta: “ .. Al saluto gioviale, rispondono [i ciociari. Ndr] con uno sguardo interrogativo che lasciava trasparire pensieri del tipo : come mai mi saluti? Ti serve forse qualcosa? Guarda che io non faccio nulla gratuitamente

Tuttavia, il libro parla anche del riscatto della Ragione sulla Superstizione e, ancor di più, sul pregiudizio che relega la Ciociaria in una “dimensione di mezzo“, utile solo per transitare tra i due poli di Roma e Napoli.

Queste generalizzazioni hanno portato spesso i Ciociari a rinnegare la propria identità e le proprie origini contadine. Per questo, è prassi comune dare connotazioni negative all’attività più caratteristica quale quella agricola.  Nel romanzo emerge,  qua e là,  tale ritrosia delle persone ciociare che tendono a nascondere o rinnegare la propria cultura rurale.  In un passo si racconta: ” che si dice qui al bar? … Che vuoi che si dica… Finalmente il tenente ha mandato quel lavativo di Del Banchetto a zappare la terra …“. Mandare a zappare qualcuno è, infatti, l’intercalare comune dei tanti paesani che frequentano le piazze ed è usato per apostrofare il soggetto preso di mira  d’inettitudine ed ignoranza.

Insomma, la cifra della vera rivoluzione culturale si avrà proprio quando lo “zappare” diventerà – nel sentimento popolare – un verbo nobile in quanto la sua azione sarà riconosciuta ed apprezzata poiché produttiva dei buoni frutti della terra.

Il romanzo sorprende anche per l’originalità delle ambientazioni sul clima e sui luoghi. Tuttavia, il racconto stupisce ancor di più per aver sancito la genesi di un nuovo protagonista del romanzo giallo: il comandante Del Banchetto,  che non è certo figura meno geniale rispetto ai più blasonati Montalbano o Poirot.  Un Del Banchetto che, come i grandi portagonisti dei gialli più famosi, si fa autore  di sorprese e di fantastiche intuizioni come l’irruzione,  nel racconto,  della “successione di Fibonacci” per interpretare il filo conduttore del disegno criminale degli autori che tormentano il paese di Cartellino nelle notti di luna piena.

Remo Cinelli

Giardinaggio ad Aromari

20151114-1 00114/11/2015.  Con l’intervento di oggi,    sono nove le giornate dedicate alla manutenzione e valorizzazione del giardino Aromari,  luogo che si sviluppa tutt’intorno l’antico acquedotto di  Casamari.

Grazie alla costanza e disponibilità dei tanti soci Lamasena che tale progetto si è potuto concretizzare e sviluppare.   Infatti,  è grazie al lavoro volontario di Maria Grazia, Sara, MarcoGiuliano, StefanoSilvano, FabioDonato che l’associazione ha potuto rinnovare il patto di curare  un luogo  che è centrale per tutta la Ciociaria per il suo valore  storico e turistico.

L’obiettivo che il circolo  Lamasena si propone,  con l’adozione di  Aromari,   è  20151114-1 004utilizzare i terrazzamenti  di terreno, qui presenti,  per coltivarvi  specie arboree officinali ed aromatiche.   Infatti, durante l’intervento di oggi  sono state piantumate le prime erbe aromatiche più diffuse e di più facile reperibilità quali il Rosmarino e la Salvia .  Tali piantine hanno trovato dimora  nella prima terrazza   che degrada verso il torrente Amaseno

Sono passati sei mesi dal momento in cui l’associazione Legambiente  Lamasena ha avuto in affido il giardino e ne cura la manutenzione che consiste, principalmente,  nel taglio periodico dell’erba e la sua pulizia dai  rifiuti  che vengono  abbandonati anche in questo luogo di magica bellezza.

Remo Cinelli

Capo Fiume

gola-capo-fiumeC’è un qualcosa di abissale quando il sorgere delle sue acque si riversa nel tramonto di chi le guarda.

La sua primordiale natura, il suo antico rifocillarsi fra antichi sassi, le sue vesti che cercano di afferrare il silenzio di quel momento nel quale ci fa ritrovare sotto lo stesso cielo, quando ci sveglia da un sonno mai esistito e da un sogno mai terminato.

E’ magia, che intercorre tra interminabili sentieri masticati dai passanti e da morbide vallate cavalcate dai loro abitanti, che restituisce al verde naturale il suo antico splendore quando un bacio terreno amalgama il coraggio di esistere alle intemperie del tempo, che li condivide.

Sono sensazioni che colorano questo mondo ormai avvizzito dalla brutalità industriale e da una comodità dilagante. Sono sensazioni, quelle di Capo Fiume, traghettate in un caos emotivo di chi ci è passato, per restituire all’animo presente la sua essenza originale.

Respirare i suoi infantili affanni, la sua beata solitudine, il suo profumo di purezza, rimembra a chi lo vive un ineguagliabile e immenso desiderio di libertà.

Passo dopo passo, tracciamo anime secolari che vivranno nell’invisibilità dello spazio e del tempo, affascinando, giorno dopo giorno, gli occhi che vedranno e vivranno Capo Fiume, in eterno.

Alessio Silo

Alla Riscoperta del Cibo

Ugo Iannazzi e Sara LeoDomenica, 25 ottobre, all’interno della prima festa della consulta delle associazioni di Veroli, il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato il convegno “Alla riscoperta del cibo” .  Attraverso il convegno l’associazione ha voluto affrontare i molti temi che sono alla base dei paradossi che girano intorno all’alimentazione umana cercando di far emergere anche le energie positive di uomini e istituzioni che tentano di lavorare per salvaguardare le specie vegetali autoctone ciociare.

La Biologa Sara Leo ha parlato dei rischi legati alla perdita di biodiversità riportando dati e contesti che descrivono il profondo pericolo che l’umanità sta correndo per la perdita di migliaia di specie vegetali ed animali. Alcuni di questi dati sono dirompenti come quelli che raccontano che il 75% del fabbisogno alimentare umano è assicurato da sole 7 specie vegetali, notizia che si unisce all’evidenza che la metà di tutte le specie esistenti potrebbe estinguersi durante questo secolo. L’intervento della dott.ssa Leo è stato orientato anche a fornire  le nozioni scientifiche che sono alla base della domesticazione delle specie vegetali che hanno portato al paradosso che molti semi utilizzati in agricoltura sono ormai ibridi (sterili o F1) e sintetizzati nei laboratori di potenti industrie chimiche sementiere che hanno totalmente mercificato il cibo facendolo diventare un mero titolo finanziario.

La nutrizionista Ilaria Parravano ha aperto il suo intervento con la citazione di Ludwig Feuerbach “Siamo ciò che mangiamo” per introdurre gli aspetti quantitativi e qualitativi sulla dieta mediterranea che, tuttavia, ha perso molto delle sue suggestioni per i cambiamenti introdotti dalla globalizzazione. In primis, gli alimenti che mangiamo non provengono più dal territorio di appartenenza. Per caratterizzare tale aspetto, oggi si dice che gli alimenti incorporano migliaia di chilometri prima che essi giungano sulla nostra tavola. A ciò si aggiunge il fatto che le nuove specie di frumento hanno abbassato la qualità di vitamine, fibre ed antiossidanti rispetto alle specie coltivate in passato. Pertanto, il consiglio della dott.ssa Parravano è stato quello che i consumatori devono assumere maggiore consapevolezza per effettuare scelte alimentari in grado di rispettare pienamente il principio suggerito dalla piramide alimentare dei cibi assunti, fornendo riferimenti puntuali per orientarli verso una alimentazione più sana.

L’architetto Ugo Iannazzi, in veste di attento antropologo delle tradizioni culturali ciociare, ha riportato aneddoti e racconti della civiltà contadina che ruotava intorno alla semina e raccolta del grano. Tutte le attività connesse alla cura del grano erano, in quelle civiltà, uno straordinario aggregante culturale in cui le generazioni più anziane trasmettevano, naturalmente, conoscenze e saperi a quelle più giovani. Inoltre attraverso il rito della falciatura si rinsaldavano i rapporti sociali di vicinanza e di reciproco aiuto.

Accanto alla storia e alla cultura  legata al cibo, ci sono stati gli autorevoli interventi del prof. agronomo Lorenzo Rea, del sociologo Arduino Fratarcangeli e dell’agronomo Roberto Rea che hanno riportato esempi concreti su cosa stanno facendo piccole comunità ed enti regionali  per riportare il cibo all’interno di una dimensione etica, di sostenibilità ambientale e della conservazione di specie arboree, erbacee ed animali.

Il prof. Rea ha riportato l’esempio che si sta sviluppando all’interno dell’azienda agricola dell’Istituto Agrario di Frosinone in cui si sperimenta la coltivazione di antiche specie autoctone di uve e mele. Tale sperimentazione è, essenzialmente un impegno etico, che il prof. Rea ha reso con le sue suggestive parole: “Salvare il patrimonio genetico naturale e agrario quale impegno morale verso le future generazioni”.

Il dott. Arduino Fratarcangeli, in rappresentanza della cooperativa Res Ciociaria, ha permesso di far conoscere al pubblico presente un esempio di Agricoltura Eroica che ha riportato a produzione campi abbandonati e che ha rimesso in azione mezzi agricoli impolverati e dimenticati all’interno di vecchi capanni agricoli. Tutto ciò è stato ottenuto attraverso una straordinaria riappropriazione di fiducia tra i piccoli proprietari terrieri che hanno collettivizzato macchine e campi. Attraverso quest’esperimento di agricoltura eroica, oggi si producono e si commercializzano paste create con antichi grani che vengono macinati nell’antico mulino del 700 di Maria Donata Caldaroni, in territorio di Monte San G. C.

In conclusione, l’intervento del dott. Roberto Rea dell’ente regionale ARSIAL ha dato riferimenti sull’importante azione dell’ente per la catalogazione delle specie botaniche all’interno del Registro Volontario Regionale, ossia il repertorio in cui vengono iscritte gratuitamente le risorse genetiche sottoposte a tutela.

I dovuti ringraziamenti vanno alla cooperativa L’Airone che ha realizzato il video trasmesso durante l’intera giornata di domenica che ha raccontato, attraverso le parole di Francesca Zeppieri e le scene di Antonio Grella, la gastronomia contadina e le tradizioni ciociare. Si ringraziano: l’associazione La Vetta per l’allestimento – della galleria La Catena – con utensili e foto, Marcello Ceci che ha messo a disposizione le sue macchine in miniatura (trebbia e sgranatrice), Ercole Coccia di Civita per l’esposizione di sementi e l’amministrazione comunale di Veroli per il costante supporto e disponibilità che ha fornito per la realizzazione e l’ambientazione dell’evento. Un plauso va agli studenti del Liceo Sulpicio di Veroli che hanno raccolto l’invito a partecipare alla sessione formativa offerta dai relatori.

Remo Cinelli

 

Convegno “Alla Riscoperta del Cibo”

Art-4Il prossimo 25/10/15 alle ore 16.00 presso la Galleria La Catena di Veroli si terrà il convegno “Alla riscoperta del Cibo

Lo scopo del convegno è quello di portare un contributo alla più ampia riflessione sul tema del cibo che ha avuto il suo apice nell’esposizione internazionale Expo 2015. Infatti,  nel tema dell’expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” si richiama “”.. a confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso)…

Il convegno è l’occasione per ribadire che il cibo non può essere ridotto a pura merce di scambio come lo è diventato nella nostra civiltà industriale e, quindi, mercificato attraverso titoli speculativi di borsa.

I protagonisti positivi che parleranno al convegno tenteranno di trasmettere, con esempi e i progetti concreti in cui si sono cimentati, una nuova consapevolezza che passa attraverso la riscoperta del cibo nella sua accezione di bene primario per la vita, per la stessa salute umana e per riconnettere la città alla campagna riavvicinando agricoltori e consumatori per un consumo più etico e più sostenibile per l’intero pianeta.

Ogni relatore  affronterà un tema specifico che attiene al ciclo di produzione e consumo del cibo. Quindi, si affronteranno i problemi della biodiversità, della buona nutrizione, della produzione/trasformazione dei prodotti agricoli e della buona gastronomia.  Il messaggio che si desidera lasciare a quanti parteciperanno sarà quello che non possiamo più permetterci di produrre cibo sacrificando i cicli naturali delle stagioni, di prevaricare il benessere degli animali da allevamento o, come estremo paradosso, modificare geneticamente i semi per renderli più resistenti a nuovi parassiti senza curarsi degli effetti negativi sulla salute dell’uomo.

All’interno della galleria la Catena si esporranno per l’intera giornata del 25 le sementi e gli utensili di una civiltà contadina remota ma che ha, tuttavia, elementi di profonda attualità ad iniziare dalla proposizione degli alimenti della dieta mediterranea che tanta eco ha ovunque nel mondo.

Passeggiata ecologica alla Sagra dell’Uva

20150920 01404/10/2015.  Nella giornata in cui si festeggia San Francesco, patrono  degli ecologisti, il circolo Lamasena ha aderito alla giornata ecologica organizzata dal comitato dei festeggiamenti della 34’ Sagra dell’Uva che si è svolta a Panicelli , contrada a cavallo tra Boville Ernica e Monte san G. C.

L’evento ha visto la partecipazione di tanti bambini  e ragazzi  che hanno aderito con entusiasmo alla inusuale giornata di pulizia e passeggiate  attraverso le vie della loro contrada.

I  volontari si sono occupati della pulizia delle banchine di due principali strade che fiancheggiano siti storici di millenaria importanza.  Un gruppo di volontari si si è diretto verso Boville Ernica, tra Vettuno e Panicelli, camminando sulla via a mezza costa del Monte di Fico alla cui sommità ci sono i resti delle mura pelasgiche dell’età pre – romana.   Più in basso, invece, gli stessi volontari hanno attraversato la località Sasso in cui , nel 1947, fu ritrovato l’antico sarcofago paleocristiano – databile alla metà del sec. IV d.C.,  oggi conservato nella chiesa di San Pietro Ispano di Boville E.

Un altro gruppo di volontari si è, invece, diretto verso Monte S. G. C. per occuparsi della pulizia della strada che conduce verso La Lucca, passando di fianco alle suggestive Grotte Lorenzo, antri usati come rifugio dai briganti che vi dimoravano durante i primi anni dell’occupazione piemontese  post unità.  Anche oggi, come spesso succede in Italia, si percorrono strade  che raccontano storie  che si perdono nei secoli   e che, tuttavia,   continuano a fornire testimonianze  di pietra che possiamo ancora osservare.

Alle inciviltà che si sono manifestate ai volontari, attraverso le micro discariche  incontrate lungo il percorso, i ragazzi hanno contrapposto un forte segno di responsabilità assumendosi l’onere di raccogliere i rifiuti e, quindi,  restituire il giusto decoro al loro paese.

Sicuramente, la giornata rimarrà indelebile nella memoria di quei ragazzi che attraverso un approccio giocoso hanno, tuttavia,  assunto la consapevolezza della bellezza delle colline di ulivi che sono intorno a loro che, forse,  il veloce  passaggio in macchina non ha mai permesso di apprezzare pienamente.

Un plauso sincero va alla sensibilità degli organizzatori della festa che hanno voluto dare una connotazione ecologica alla giornata con la speranza che tale evento entri stabilmente, negli anni futuri,  nel programma della festa.

Remo Cinelli

Puliamo il Mondo

Gruppo a CasamariSabato,  26/09/2015, in occasione della giornata internazionale Puliamo il Mondo, si è avuta una straordinaria mobilitazione di persone che hanno dato vita a un’azione tangibile a favore dell’ambiente effettuando la pulizia di molti tratti della via Benedicti e della via Francigena del Sud. Antiche vie che si snodano nei comuni di Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni C. e Strangolagalli.

La manifestazione, di cui Legambiente è il promotore in Italia da oltre 30 anni, è stata denominata “Puliamo le vie dei Cammini” per la connotazione che ha assunto ed è stata inserita nell’ambito del Clean Up The World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale al mondo. Evento che coinvolge, solo in Italia, più di 1000 gruppi di volontariato per l’ambiente.

Il circolo Lamasena ha profuso, in tale occasione, un notevole sforzo organizzativo per permettere a quattro gruppi di sviluppare la giornata ecologica che era indirizzata sia alla pulizia che alla conoscenza dei suddetti cammini della religiosità.

Il programma ha previsto che ciascun gruppo – in partenza rispettivamente dalle piazze dei comuni di Veroli, Boville, Monte San G.C. e Strangolagalli – confluisse a Casamari percorrendo i tratti della via Benedicti e della via Francigenza del Sud.

In ogni comune si sono, inoltre, organizzati momenti di confronto e relazione con gli studenti dei rispettivi Istituti scolatici.

A Veroli, i docenti del Liceo G. Sulpicio, insieme agli  studenti hanno incontrato, nell’aula magna, i volontari legambientini. Il responsabile dell’associazione Lamasena e il sindaco Simone Cretaro hanno spiegato ai ragazzi il senso della giornata ecologica e l’impellente necessità di essere tutti più responsabili e consapevoli nel sentirsi custodi nei confronti dei beni comuni. Nell’occasione, il sindaco ha lanciato agli studenti l’idea di adottare una loro area verde da custodire e valorizzare.

A Boville Ernica, gli studenti dell’istituto G. Armellini, indossando le magliette riportanti i colori e loghi della manifestazione, hanno partecipato fattivamente alla giornata ecologica contribuendo alla pulizia delle vie intorno alle mura della città.

Presso il primo Istituto comprensivo di Monte San Giovanni C., i volontari Lamasena hanno rappresentato le tappe dell’iniziativa e hanno descritto il percorso della via Benedicti che passa davanti lo stesso istituto Angelicum, si inerpica fino a Colle San Marco per discendere verso Casamari. Nell’occasione, gli studenti dell’Angelicum hanno esposto i loro lavori sul tema ambientale che, nelle settimane precedenti, avevano preparato insieme ai docenti per riflettere sull’importanza di avere un mondo più pulito e salutare.

Le amministrazioni comunali di Boville Ernica, Veroli e Strangolagalli hanno aderito all’iniziativa attraverso un coinvolgimento diretto dei sindaci Piero Fabrizi e Simone Cretaro.  Inoltre, gli stessi amministratori hanno partecipato direttamente alla raccolta dei rifiuti contribuendo a fornire i supporti per la logistica della manifestazione.

Al termine dell’evento, ambientalisti, escursionisti e  cittadini si sono ritrovati presso l’abbazia di Casamari per un confronto sulle potenzialità offerte dalle vie della religiosità ai fini della promozione territoriale e turistica. Al confronto ha partecipato anche il consigliere Daniela Bianchi che in Regione Lazio è promotrice della L.R. del Sistema dei Cammini del Lazio, progetto che punta alla costituzione della Rete Escursionistica del Lazio.

La manifestazione ha visto l’adesione e il supporto dei CAI di Alatri e Sora, degli escursionisti della Compagnia dei Viandanti,  delle Pro Loco di Veroli, Boville Ernica e Monte San G. C., delle Protezioni Civili: Civilmonte, ANC di Veroli e Strangolagalli, EC Volontari d’Italia e della Misericordia di Monte S. G. C. A tutti questi enti e volontari che hanno contribuito al successo della manifestazione va la più profonda gratitudine da parte di tutto il circolo Lamasena.

Puliamo le vie dei Cammini

veroli_casamari_1_pim2015All’interno della manifestazione  Clean Up The World 2015, il circolo Lamasena ha organizzato, per sabato 26 settembre, la pulizia di tre Cammini facenti parte delle vie della religiosità e dei pellegrinaggi.

L’evento ha l’obiettivo di far conoscere alcuni antichi sentieri che costituiscono tratti della via Benedicti e della via Francigena del Sud che insistono nei territori che si snodano attraverso le città di Veroli, Monte San G. C., Boville Ernica e Strangolagalli. Inoltre, nello spirito della manifestazione  Clean Up The World 2015, si vuole cogliere l’opportunità di pulire tali Cammini per restituire loro il giusto decoro e, contestualmente, cercare di valorizzarne le suggestioni e l’importanza.  L’evento intende anche costruire una opportunità di vicinanza tra cittadini, ambientalisti ed escursionisti che condividono la comune speranza di salvaguardare e valorizzare il territorio in cui  vivono.

Il programma della giornata prevede la formazione di tre gruppi che provvederanno ad affrontare altrettanti cammini. Ogni gruppo partirà alle ore 8.00 presso uno dei tre possibili raduni che sono localizzati in piazza Mazzoli di Veroli , piazza Sant’Angelo di Boville Ernica e piazza Corte di Monte S. G. C.. Ogni gruppo convergerà, quindi, presso l’Abbazia di Casamari.

Un quarto gruppo di volontari stanzierà presso Casamari per la pulizia del piazzale e delle aree di golena che degradano verso il torrente Amaseno.

Alla giornata Puliamo il Mondo parteciperanno anche i volontari di Strangolagalli, coordinati da Enzo Cinelli – custode del punto accoglienza 113 della via Francigena del Sud. Essi si dedicheranno alla pulizia della confluenza del Rio Argento nel torrente Amaseno in località Castelnuovo.

Presso il giardino dell’acquedotto dell’abbazia di Casamari sarà allestito il gazebo IMG-4di accoglienza e ristoro per tutti i viandanti ai quali sarà donato il libro “Torna il Torrente”, edito dall’associazione Lamasena, recante un timbro ricordo del percorso effettuato (il libro è una raccolta di poesie dell’autrice Franca Battista ispirate dai contesti naturalistici dell’alveo del torrente Amaseno che attraversa i paesi che ricadono nel progetto associativo del circolo Lamasena).

La manifestazione coinvolgerà diversi enti ed associazioni quali le Pro Loco di Veroli, MSGC  e Boville Ernica, i CAI di Alatri-Frosinone-Sora, il GAL, le Protezioni Civili: Civilmonte, ANC di MSGC e Veroli, EC Volontari d’Italia, la Misericordia di MSGC e le amministrazioni dei comuni di Veroli, Boville, Strangolagalli e Monte San G. C. che si sono rese disponibili a patrocinare l’evento e a fornire il necessario supporto logistico.

Il grano antico: quando la tradizione si sposa con la salute

20150806 Alimentazione-Il-GranoNel corso degli ultimi 70 anni, la dieta dell’uomo occidentale ha subito profondi cambiamenti. Si è passati da un alimentazione che preferiva cibi freschi e priva di additivi e conservanti, al consumo preferenziale di prodotti alimentari sempre più trasformati.

Tutto ciò sta cambiando i sistemi biologici degli esseri umani conducendo sempre più a stati patologici tra i quali sindrome metabolica, allergie e intolleranze ecc… A tal riguardo si stima che oggi il 40% degli Italiani soffre di patologie dovute ad un regime alimentare sbagliato.

Il grano rientra in uno di questi prodotti alimentari in quanto ha subito delle profonde modificazioni geniche che sembrano essere implicate nella sensibilizzazione dell’organismo verso questo alimento.

Questo cereale ha rappresentato da sempre un elemento cardine della nostra dieta per la produzione di farine dalle quali elaborare alimenti come pane, pasta, dolci ecc. e, in secondo luogo per la produzione di bevande alcoliche, biocarburanti, cibo per il bestiame ecc…

Tutto ciò ha portato ad una richiesta sempre maggiore di questo cereale costringendo allo sviluppo di nuove varietà di grano con delle caratteristiche totalmente diverse dal grano antico.

Una delle prime modifiche sul grano venne fatta da Strampelli negli anni ‘20 che abbandonò la pratica di selezione massale fatta dall’agricoltore per dedicarsi agli incroci tra varietà e specie diverse. Nella selezione massale l’agricoltore sceglieva le piante con i requisiti migliori in termini agronomici e produttivi, mentre gli incroci venivano condotti fin quando si ottenevano nuove varietà capaci di avere una maggiore resa produttiva in risposta alle concimazioni con nitrati.

In seguito alle modifiche apportate da Strampelli è arrivata l’epoca della mutagenesi in cui il grano venne trattato con diversi agenti, prima quelli chimici e poi con le radiazioni nucleari. In questo modo negli anni ‘70 alcuni genetisti italiani arrivarono a produrre una varietà di grano duro oggi conosciuta sotto il nome di Creso.

Il Creso è stato ottenuto irradiando piante di frumento duro della varietà Cappelli con raggi gamma. Lo scopo dell’irradiamento era quello di indurre mutazioni nel genoma delle piante per produrre nuove varietà. Queste piante incrociate con una varietà di frumento tenero di origine messicana, hanno dato luogo al Creso. Incrociando poi il Creso con altre varietà si sono originate nuove varietà di frumento duro che ancora oggi si coltivano (Sineto,Colosseo, Adamello, ecc…)

Il grano Creso si è diffuso molto rapidamente, tanto che negli anni ‘80 e ’90 rappresentava in Italia oltre il 50% della produzione di frumento duro fino a raggiungere il 90% dei giorni d’oggi.

Ma come mai il grano, che è stato da sempre il cereale di elezione della dieta mediterranea sta diventando così nocivo?

I grani moderni sono stati ingegnerizzati affinché le loro caratteristiche rispondessero al meglio alle richieste del mercato che ricercavano un prodotto con maggiori rese e con delle caratteristiche chimiche che lo rendessero facilmente lavorabile. In particolare, quest’ultima proprietà viene data dalla quantità di glutine, una proteina presente nel grano. L’aumento delle quantità di glutine, infatti, fa si che si formi una forte struttura capace di conferire viscosità ed elasticità all’impasto e permette alla farina di essere trasformata in una vasta gamma di prodotti. Per questo motivo le farine senza glutine presentano delle difficoltà nella loro lavorazione.

Dunque stiamo trasformando il grano in una pianta che deve produrre più di quanto sono le sue capacità fisiologiche e soprattutto che presenti un maggior contenuto di proteine. Quindi da un prodotto contenente prevalentemente amido (quindi carboidrati) il grano si sta evolvendo verso un prodotto con delle caratteristiche nutrizionali più vicine ai legumi piuttosto che ai cereali.

Il grano antico differisce da quello moderno perché ha il fusto più alto pertanto si piega facilmente sotto l’azione del vento e della pioggia. Le radici vanno più in profondità per cui assorbono dei nutrienti non presenti in superficie senza la necessità di aggiungere i concimi. Il grano moderno invece, essendo più basso, necessita di enormi quantità di concimi e di pesticidi. Inoltre le spighe del grano antico sono più grandi ma con un numero inferiore di semi e un contenuto inferiore di glutine. La quantità di vitamine, fibre e antiossidanti è però maggiore nel grano antico rispetto a quello moderno.

In Italia esistono vari specie di grani antichi e tra questi ritroviamo: Cappelli (prodotto in Toscana), Verna (coltivato nella Maremma), Saragolla (coltivato in Abruzzo e in Emilia Romagna) Timilia (coltivato in Sicilia) Etrusco (coltivato in Toscana), ecc… Tuttavia questi produttori non sono molti e per questo rischiano l’estinzione.

Il lavoro esasperato delle industrie oltre ad allontanarci dai gusti più semplici e genuini ci sta facendo dimenticare lo scopo fondamentale dell’alimentazione: nutrire la nostra salute giornalmente!!! Inoltre gli odori ed i sapori che vengono sprigionati dalla cottura dei cibi fatti con la farina dei grani antichi sono del tutto incomparabili a quelli emanati dalla farina di un grano moderno. È anche importante non sottovalutare il loro valore storico e culturale. Le popolazioni antiche si sostentavano prevalentemente con questi cereali che variavano da zona a zona a seconda delle condizioni ambientali. Insomma un bel patrimonio da tutelare per non dimenticare mai l’origine delle nostre tradizioni.

Pertanto per migliorare la qualità della vita è necessario tornare alle pratiche agricole che per 10mila anni hanno costituito le basi della tradizione rurale di tutto il mondo. Il rilancio da parte di alcuni agricoltori dei grani antichi permette il recupero dei materiali genetici delle varietà cerealicole locali sviluppando e ricostituendo la biodiversità.

Acquistare questi prodotti significa aiutare la filiera corta evitando di prendere prodotti che arrivano da chissà dove rivalutando invece quelli tipici del nostro territorio.

Dott.ssa Ilaria Parravano
BIOLOGA NUTRIZIONISTA

Il giardino Aromari

PONTE-ROMANO

Acquedotto medioevale con i resti del ponte romano

Aromari è un giardino degli aromi che il circolo Lamasena cura a Casamari1 di Veroli2. Esso si trova nel suggestivo spazio verde attraversato dall’acquedotto medioevale e in prossimità dei resti dell’antico ponte romano3.

Lo spazio verde è un luogo che l’associazione Lamasena ha in affido per costruirvi una dimensione naturalistica e culturale su cui cerca di far convergere l’antica sapienza sulle erbe tramandata dai monaci cistercensi dell’abbazia4 i quali hanno, tuttora, una vivida tradizione erboristica. Sarà bene ricordare che all’interno della farmacia dell’abbazia c’è un erbarium botanicum o hortus botanicus risalente al 1760.

Il giardino Aromari5 (Aro-mi a Casa-mari), evoca nel suo nome il presagio di cui esso si farà portatore. Gli aromi stimolano l’attività psichica e soprattutto risvegliano i ricordi, alleviano lo stress e producono benessere. Perciò è bene creare a Casamari, ri-pensando all’orto dei semplici, un luogo “magico” ove si organizzano percorsi di erbe aromatiche recuperando, innanzitutto, le aromatiche presenti nel territorio: elicriso, ruta, serpillo, timo, nepetella, menta, santolina ecc. Inoltre, qui trovano dimora le piante autoctone come: il ginepro ossicedro, il maggiociondolo comune, la ginestra dei carbonai, la rosa selvatica comune, il sorbo degli uccellatori, il biancospino comune, il pruno selvatico, il corbezzolo, ecc..

QRCODEPer ogni specie botanica, che sarà piantumata nel giardino, c’è una pagina web sulle sue proprietà. Su ogni etichetta, recante il nome della pianta e posizionata al suo fianco, apporremo il QR Code (Quick Response Code) della sua pagina web in modo che il generico visitatore, collegandosi alla pagina, possa leggerne le sue caratteristiche.

Con tale progetto si da la possibilità ai giovani di individuare il benefico effetto delle erbe, di conoscerle ed utilizzarle in modo adeguato. Successivamente, all’interno dell’Aromari ed in relazione ai percorsi aromatici, potranno essere organizzate visite guidate ed esposizioni.

Riferimenti
[1] Casamari deriva da – Casa Marii casa di Caio Mario. Casamari trae il suo nome dall’antico “Cereatae“. Plutarco, nelle Vite, riporta che “[Caio Mario] trascorreva il tempo nel villaggio di Cereate, nel territorio di Arpino…”; Strabone, geografo greco, nomina il villaggio di Cereate nella descrizione del territorio adiacente al fiume Liri; infine Frontino, storico latino del I secolo d.C., riferisce che “…la famiglia di Caio Mario risiedeva nel municipio di Cereate…”. Ulteriori informazioni sono reperibili su: http://www.abbaziadicasamari.it/
[2] Veroli è una città piena di storia e tradizioni. Tra le tante bellezze ivi esistenti è particolarmente significativo ricordare che a Veroli c’è la prima biblioteca ad uso pubblico in tutto il Lazio meridionale dedicata a Vittorio Giovardi (nato a Veroli nel 1699), il quale donò la sua personale raccolta di libri alla sua città natale.
[3] Il ponte romano risale al I sec. a.C. fu distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1944. Del ponte, restano le due spalle laterali
[4] L’edificazione dell’abbazia di Casamari si attesta tra il 1005 e il 1036.
[5] Nello sviluppo dell’idea del giardino Aromari hanno collaborato la poetessa Franca Battista e il botanico Bruno Pedriglia