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Relazione sul convegno: A come Amianto … A come Asbestosi

2-amiantoLo scorso 1 luglio, presso la Sala Conferenze dell’Abbazia di Casamari, con nutrita partecipazione ed importante presenza dei vertici provinciali delle forze dell’Ordine, si è svolto il convegno organizzato dal circolo Legambiente Lamasena dal titolo “A come amianto…A come asbestosi”.

Con questo evento ci si è posti l’obiettivo di tracciare lo stato dell’arte sul problema amianto per quanto riguarda la prevenzione sanitaria, la tutela della salute, lo stato delle bonifiche e dello smaltimento, l’informazione, il monitoraggio ed il controllo.

Il Presidente del circolo, Ing. Remo Cinelli, ha introdotto i lavori ricordando l’incredibile numero di morti a causa dell’esposizione a questo minerale e le enormi quantità ancora presenti sul nostro territorio. Ha quindi presentato i relatori spiegando che sarebbe stata illustrata l’attività della regione sul fronte normativo, del servizio sanitario e dell’Asl sul piano della prevenzione e dell’assistenza ai malati, dell’Arma dei Carabinieri in materia di prevenzione dei reati connessi alla gestione dei rifiuti e delle associazioni Legambiente e LILT in materia di comunicazione ai cittadini.

L’onorevole Cristiana Avenali, promotrice della legge 93 del 2013 sul tema, ha innanzitutto evidenziato come sia urgente e necessario approvare una legge regionale sull’amianto, che manca da 24 anni e cioè da quando la legge nazionale stabilì che le regioni sarebbero dovute intervenire e legiferare. La proposta di legge in discussione affronta il tema in modo sinergico e completo: prevede infatti completamento della mappatura e della bonifica, sorveglianza e prevenzione sanitaria per esposti, ex esposti e potenzialmente esposti, norme per lo smaltimento di piccole quantità sotto l’egida comunale ed un piano regionale per le opere complesse, formazione ed informazione per Asl, operatori ed imprese e sportelli amianto per i cittadini.

Il Dott. Fulvio Cavariani, Direttore del Centro Riferimento Amianto della Regione Lazio, ha discusso ed analizzato i primi dati sul censimento della presenza di amianto nella regione, condotto in una prima fase mediante l’invio di un questionario relativo agli edifici pubblici o aperti al pubblico ed in una seconda fase con l’utilizzo delle tecniche di rilevamento aerofotografico o satellitare, in considerazione del fatto che circa l’80-90% dell’amianto è contenuto nelle coperture in cosiddetto cemento/amianto. Nella sola provincia di Frosinone sono stati quindi individuati 76 edifici con presenza di amianto per un totale di oltre 150 tonnellate di materiale compatto e di circa una tonnellata di materiale friabile. Relativamente agli edifici scolastici, nella nostra provincia ne sono stati individuati 3 con presenza di amianto, fortunatamente in aree generalmente non accessibili agli studenti. Con la seconda fase del censimento si è arrivati finora a coprire, essenzialmente per mancanza di fondi, solo il 12% del territorio regionale: nella provincia di Frosinone sono stati analizzati 175 chilometri quadri, con individuazione di 540 coperture in cemento/amianto per un totale di circa 400.000 metri quadrati. Nell’intera regione sono stati individuate circa 80.000 tonnellate di coperture: se si estende questo valore, relativo al solo 12% del territorio, all’intera regione si ottiene un valore di circa 700.000 tonnellate. Considerando poi che la presenza di amianto nelle coperture rappresenta circa l’80-90% del totale si può stimare una presenza di amianto nella nostra regione pari a 1 milione di tonnellate. Nel periodo 2004-2015, per quanto riguarda le attività di bonifica, sono state rimosse mediamente 12.500 tonnellate di amianto/anno nell’intera regione: se questo valore non verrà considerevolmente aumentato, per la completa bonifica occorreranno circa 80 anni.

La dott.ssa Elisa Romeo, del Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma 1, ha reso noti i dati del Centro Operativo Regionale del Lazio sui tumori professionali con particolare riferimento ai mesoteliomi maligni: dal 2001 al 2015 nella nostra regione sono stati segnalati ben 1.122 casi di cui la maggior parte in uomini di età superiore ai 65 anni. Di questi, 63 (pari al 5,6%) sono stati registrati in pazienti residenti nella ASL Frosinone. Più nel dettaglio, è stato illustrato che i comuni di residenza maggiormente interessati sono stati Frosinone con 8 casi, Cassino con 7, Ferentino con 5, Castrocielo, Ceccano e Piedimonte San Germano con 3. Particolare riguardo è riservato ai lavoratori della ditta Cemamit, che operò a Ferentino dal 1965 al 1984 nella produzione di manufatti in cemento/amianto: in una coorte di 141 lavoratori sono stati posti sotto osservazione 29 soggetti ed individuati 21 casi di tumori maligni ricollegabili all’esposizione all’amianto. Il dato sconfortante è che, considerato il tempo di latenza di circa 40 anni, il picco delle manifestazioni non è ancora stato raggiunto.

La dott.ssa Rosa Ferri, responsabile del progetto amianto della Asl di Frosinone, ha illustrato l’impegno dell’Azienda sanitaria per la tutela dei lavoratori e dei cittadini. Sempre con riferimento alla coorte dei 141 lavoratori della Cemamit, la Asl di Frosinone ha attualmente in cura 6 casi di mesoteliomi mentre altri 60 ex dipendenti della ditta sono deceduti. L’attività si concentra essenzialmente su quattro direttrici: ascolto e counseling del cittadino per una corretta comunicazione e gestione del rischio, informazioni al cittadino per le corrette modalità di bonifica, informazione alle aziende e produzione di materiale informativo per cittadini ed aziende. La Asl, inoltre, offre supporto agli Enti in materia di attività di microraccolta, di valutazione dello stato di conservazione dei manufatti in cemento/amianto e per le attività di analisi chimiche, rese gratuitamente se richieste da amministrazioni comunali. Interessante è stata l’illustrazione del caso di studio di Ferentino sulle attività di microbonifica.

Il Dott. Norberto Venturi, Presidente della Lega Italiana Lotta ai Tumori di Frosinone, si è soffermato sulle conseguenze per la salute nei soggetti esposti ad amianto: asbestosi, mesotelioma pleurico – peritoneale, cancro ai polmoni, neoplasie gastrointestinali e della laringe. L’asbestosi consiste in un processo degenerativo polmonare con formazione di cicatrici fibrose che provocano insufficienza respiratoria con scarse possibilità di terapia ed è diffusa tra lavoratori con esposizione medio – alta alla sostanza (tra i 10 ed i 15 anni); il mesotelioma pleurico-peritoneale è causato da esposizioni anche relativamente limitate con scarse possibilità di cura e con tempi di manifestazione piuttosto lunghi che vanno da  25 a 40 anni; il cancro ai polmoni, invece, è dovuto ad una serie di concause che si sommano all’esposizione all’amianto come il fumo di sigaretta e l’inalazione di particelle sottili (PM10 e PM2.5). Ha poi reso noto che il Ministero della Salute ha valutato in circa 1.000 i morti ogni anno per causa connesse all’esposizione all’amianto. Il dato importante è che non è stata ancora definita una soglia minima di esposizione al di sotto della quale può essere considerato basso il rischio di contrarre malattie e che l’attività di ricerca medica è concentrata sullo studio di nuovi biomarcatori in grado di segnalare in tempi molto precoci l’attivazione dei meccanismi in assenza di sintomatologie o segni clinici.

Il Capitano Marco Cavallo, comandante del Nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri di Roma, ha descritto l’attività della sezione specialistica da lui diretta con particolare riferimento ai reati commessi nella gestione dei rifiuti. Ha evidenziato che detenere manufatti in cemento/amianto non costituisce reato e che i problemi insorgono allorquando si decida di disfarsi degli stessi: in quel momento il prodotto diviene infatti un rifiuto e la sua rimozione e gestione va affidata a ditte specializzate iscritte in apposite sezioni dell’Albo nazionale dei gestori ambientali i cui riferimenti è possibile reperire sul sito www.albogestori.it

Infine il Dott. Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, si è soffermato sulla necessità di procedere speditamente all’approvazione della legge regionale illustrata dalla consigliera Avenali e nel contempo redigere un dettagliato e praticabile piano di realizzazione di impianti di smaltimento o di inertizzazione dei rifiuti prodotti nelle operazioni di bonifica: senza queste infrastrutture, infatti, le attività di bonifica non potranno avere quello slancio necessario per procedere alla rimozione delle enormi quantità presenti nella nostra regione e nella provincia di Frosinone. Fino ad oggi i materiali rimossi sono spesso stati spesso inviati all’estero, segnatamente in Germania ed Austria, ma la capacità di ricezione degli impianti di questi due Stati sono al limite e non sarà possibile per loro accogliere nel prossimo futuro ulteriori quantità. Ha illustrato poi le campagne di comunicazione annuale che l’associazione svolge sul tema, con la produzione di materiali informativi scaricabili dal sito www.legambiente.it

Ringraziamenti

I  soci dell’associazione Lamasena di Legambiente  ringraziano la congregazione cistercense dell’abbazia di Casamari che ha gentilmente offerto la sala conferenze per lo svolgimento dell’evento.

A fine convegno è stato offerto ai presenti un buffet aperitivo molto singolare, pensato per proporre agli ospiti e ai relatori i sapori semplici della tradizione ciociara basati sul buon vino, sul pane appena sfornato e sull’olio extra vergine.

Per realizzare tale proposta,  il circolo si è avvalso della disponibilità di aziende che hanno voluto rappresentare il loro amore per i  prodotti di altissima qualità enogastronomica. Qualità che  si manifesta con la loro costante ricerca dell’eccellenza nella produzione come nella trasformazione dei prodotti culinari.

Il ristorante “La Pineta” ha offerto pane e tartine di uova di quaglia9-PINETA provenienti dall’azienda agricola Gallolarino. Panetti di grano antico, macinato a Pietra, della qualità Senatore Cappelli e panetti di mais dai sapori unici  declinati dalla sapiente  re-interpretazione della più raffinata tradizione ciociara.

5-CIERAL’azienda cooperativa La Ciera dei Colli ha offerto l’olio extra vergine della omonima qualità olivicola con cui  è stato condito il pane che un tempo rappresentava l’usuale spuntino dei  contadini i quali arricchivano il tutto con una spolverata di zucchero per realizzare la gustosa merenda: pane zucchero ed olio.

L’azienda Res Ciociaria ha offerto i vini rossi e bianchi prodotti da 13-sponsorvitigni  autoctoni delle campagne Ripane, sapientemente ottenuti da  mescolanze di uve che conferiscono ai vini fragranze  eccellenti tutte da gustare.   A tali aziende va la più sentita gratitudine da parte di tutta l’associazione Lamasena.

Riccardo Viselli

52^ Sagra Della Crespella

copertina-Crespella-2016Veroli, 01/05/2016.  Si è svolta, nella giornata della festa del lavoro,   la 52^  Sagra Della Crespella a Santa Francesca di Veroli.

Il circolo ritrova nella Sagra della Crespella le suggestioni e gli ideali che animano la sua esperienza associativa,  ed è   per tale motivo che il gazebo del circolo è stato sempre presente all’interno della manifestazione fin dal primo anno della costituzione del circolo stesso.

Il circolo Lamasena, partecipando all’evento, ha voluto enfatizzare i temi che le ciociari-Crespella-2016sono propri quali la conservazione della memoria delle tradizioni popolari con la  cultura e la civiltà contadina, il richiamo alle produzioni biologiche ed ecosostenibili, il messaggio etico per un maggior rispetto del suolo e dei cicli naturali, lo sviluppo di  stili di vita all’insegna dell’armonia con la natura.

I  motivi di vicinanza e simbiosi tra la Sagra della Crespella e il Circolo Lamasena sono da rievocare nel comune riconoscimento del ruolo del torrente Amaseno all’interno della civiltà contadina e nell’implicito  richiamo alla difesa  della biodiversità.

bottai-Crespella-2016Infatti, il  circolo Lamasena, all’interno dei temi etici e ambientali di cui si fa portavoce,  si pone l’obiettivo di valorizzare e proteggere l’alveo del torrente Amaseno che da Collepardo scende verso Veroli , lambisce Boville Ernica, attraversa per un lungo tratto Monte San Giovanni C. per immettersi  – nei pressi di Strangolagalli –  nel fiume Liri. L’alveo del torrente è stato per secoli il luogo d’incontro, il luogo dei mulini,  il luogo degli  scambi commerciali tra le genti dei comuni che si affacciano sul corso d’acqua. Il circolo Lamasena, consapevole di tale importanza,  promuove l’idea che lo stesso torrente possa  ancora essere l’interprete del ruolo simbolico di vicinanza e relazione tra le persone che  vivono nei cinque comuni del torrente.

All’internberanger-Crespella-2016o dell’evento il circolo ha trattato il  tema della biodiversità. E’ innegabile  che le tradizioni e le buone pratiche della civiltà contadina hanno avuto un ruolo fondamentale per la conservazione della varianza delle specie botaniche e, in particolare,  dei frumenti (quali il Frassineto, il Senatore Cappelli il Monococco)  che oggi stanno riappropriandosi del  meritato ruolo all’interno della dieta mediterranea per le qualità di elevata tollerabilità alimentare . Per meglio valorizzare tale aspetto, il  circolo ha aperto una fattiva collaborazione con l’esperienza di RES CIOCIARIA, la quale promuove un modello di agricoltura eroica per la promozione di un economia solidale e inclusiva nella quale la mediazione di Mercato, tra domanda e offerta, di beni e di servizi, si apre al valore della partecipazione, della responsabilità e dell’equo profitto per le parti

Remo Cinelli

palco-Crespella-2016

Parliamo di bilanci..e proposte

20160319-3-Bilancio-abstractIl giorno 19/03/2016,  all’interno della sala parrocchiale della frazione La Lucca di Monte San G. C,  si è discusso del rendiconto finanziario 2015 del circolo Legambiente Lamasena.   In questo contesto, sono state illustrate le principali voci di bilancio che si è chiuso con un attivo di 1.266,47 €,  nonostante che nel  2015 l’associazione abbia  sostenuto l’importante progetto editoriale  di  pubblicazione del libro di poesie  “Torna Il Torrente” che ha assorbito gran parte delle risorse disponibili.  Le entrate del circolo sono state, come negli anni precedenti , derivate principalmente dal  tesseramento soci   copertina-light-tornaIlTorrente .

L’incontro è stato anche l’occasione per  confrontarsi sui temi della sostenibilità ambientale ed economica per progetti  di produzione di cibo biologico a chilometro zero.  Arduino Fratarcancangeli,  di RES CIOCIARIA nell’ambito della sinergia che si è instaurata con il circolo Lamasena, ha condiviso con l’assemblea  le proprie riflessioni connesse alle produzioni agricole di qualità, nel rispetto della biodiversità.  Fratarcangeli, all’interno del piano d’Azione di RES,  ha illustrato i  tratti del progetto  che ha come obiettivo strategico “la promozione di un economia solidale e inclusiva nella quale la mediazione di Mercato, tra Domanda e Offerta, di beni e di servizi, si apre al valore della partecipazione, della responsabilità e dell’equo profitto per le Parti“.

Un’altra significativa suggestione,  emersa nell’incontro,  è stata avanzata dallo scrittore emergente Alessio Silo con l’ipotesi di sviluppare il progetto di creazione di un luogo di  “Radunanza” intorno all’Albero delle Arti e delle Scienze in cui poter fare cultura all’aria aperta,  recitando  poesie o leggendo trattati di scienza.

Come dai punti all’ordine del giorno, l’assemblea ha analizzato gli impegni programmati riguardanti le attività di educazione ambientali presso la scuola primaria di Strangolagalli e presso il Liceo G. Sulpicio di Veroli.  Infine, si è posta particolare enfasi sulla partecipazione del circolo Lamasena alla 52^ Sagra della Crespella che si terrà a Santa Francesca di Veroli il prossimo 24 aprile.

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Remo Cinelli

Territori, Scuola e Attori Sociali

GIULIANO20/02/2016.  Aprire strade di conoscenza sul senso dell’alimentazione, del benessere fisico e del rapporto sociale ed economico con le proprie comunità di vita. Su temi così attuali il Liceo Statale “Giovanni Sulpicio” di Veroli e LAMASENA CIRCOLO LEGAMBENTE  hanno avviato un ciclo di incontri interattivi con gli studenti, nell’intento comune di promuovere abilità innovative tra le generazioni del futuro.

Sabato 20 febbraio l’associazione Lamasena ha animato un incontro con gli studenti sul tema: SANA ALIMENTAZIONE ED ESERCIZIO FISICO, BINOMIO PERFETTO. Ci sono stati i contributi della nutrizionista Ilaria Parravano; del sociologo Arduino Fratarcangeli che ha fornito una testimonianza reale di AGRICOLTURA EROICA; ha concluso gli interventi Giuliano Patrizi con una dimostrazione sulle tecniche di camminata posturalmente corretta, quale quella denominata North Walking. I temi catalizzatori esposti sono stati: agricoltura e le opportunità professionali che essa può consentire, non soltanto dal punto di vista produttivo, ma con tutte le diverse espressioni che coniugano, marketing, reti di imprese, turismo rurale, agricoltura sociale etc. Il cibo e la sana alimentazione, la complementarietà degli alimenti ed il recupero delle tradizioni culinarie con i prodotti tipici della Ciociaria. Lo sport come pratica riabilitativa fisica ed il conseguente benessere psichico con le tecniche coordinate di movimento proposte dalla North Walking.

Il Circolo LAMASENA LEGAMBIENTE nell’areale intercomunale che si allunga intorno al torrente Amaseno, da Collepardo a Strangolagalli, si dimostra un valido ed attento “sobillatore” di coscienze assopite verso i temi dell’ecologia, dell’ambiente,dell’uso intelligente del suolo, delle coltivazioni tradizionali e dei saperi antichi. Importante anche l’apertura del Liceo Scientifico “Giovanni Sulpicio”verso temi che rappresentano i veri “beni comuni” da presidiare e valorizzare per una vita buona e attiva. Seguiranno altre iniziative tra cui la prossima sessione sarà incentrata su riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata.

Arduino Fratarcangeli

 

Il Lupo di Cartellino

Il Lupo Di CartellinoIl libro: Il Lupo di Cartellino di Riccardo Viselli è un racconto suggestivo che richiama i luoghi e le consuetudini di una gran parte della Ciociaria.  Infatti, Cartellino è un paese immaginario ma sovrapponibile ai tanti borghi presenti nella valle del Sacco o che punteggiano il paesaggio dei Monti Ernici.

Nel romanzo di Viselli sono evocate le piccole paure e le superstizioni dei protagonisti.  Fobie che lasciano, forse, emergere  lo spirito di sudditanza che si è formato in  centinaia d’anni di  prostrazione delle genti ciociare al potente di turno.  Una di queste paure ataviche é il sospetto verso il prossimo che si racchiude nel passo del romanzo in cui si commenta: “ .. Al saluto gioviale, rispondono [i ciociari. Ndr] con uno sguardo interrogativo che lasciava trasparire pensieri del tipo : come mai mi saluti? Ti serve forse qualcosa? Guarda che io non faccio nulla gratuitamente

Tuttavia, il libro parla anche del riscatto della Ragione sulla Superstizione e, ancor di più, sul pregiudizio che relega la Ciociaria in una “dimensione di mezzo“, utile solo per transitare tra i due poli di Roma e Napoli.

Queste generalizzazioni hanno portato spesso i Ciociari a rinnegare la propria identità e le proprie origini contadine. Per questo, è prassi comune dare connotazioni negative all’attività più caratteristica quale quella agricola.  Nel romanzo emerge,  qua e là,  tale ritrosia delle persone ciociare che tendono a nascondere o rinnegare la propria cultura rurale.  In un passo si racconta: ” che si dice qui al bar? … Che vuoi che si dica… Finalmente il tenente ha mandato quel lavativo di Del Banchetto a zappare la terra …“. Mandare a zappare qualcuno è, infatti, l’intercalare comune dei tanti paesani che frequentano le piazze ed è usato per apostrofare il soggetto preso di mira  d’inettitudine ed ignoranza.

Insomma, la cifra della vera rivoluzione culturale si avrà proprio quando lo “zappare” diventerà – nel sentimento popolare – un verbo nobile in quanto la sua azione sarà riconosciuta ed apprezzata poiché produttiva dei buoni frutti della terra.

Il romanzo sorprende anche per l’originalità delle ambientazioni sul clima e sui luoghi. Tuttavia, il racconto stupisce ancor di più per aver sancito la genesi di un nuovo protagonista del romanzo giallo: il comandante Del Banchetto,  che non è certo figura meno geniale rispetto ai più blasonati Montalbano o Poirot.  Un Del Banchetto che, come i grandi portagonisti dei gialli più famosi, si fa autore  di sorprese e di fantastiche intuizioni come l’irruzione,  nel racconto,  della “successione di Fibonacci” per interpretare il filo conduttore del disegno criminale degli autori che tormentano il paese di Cartellino nelle notti di luna piena.

Remo Cinelli

Giardinaggio ad Aromari

20151114-1 00114/11/2015.  Con l’intervento di oggi,    sono nove le giornate dedicate alla manutenzione e valorizzazione del giardino Aromari,  luogo che si sviluppa tutt’intorno l’antico acquedotto di  Casamari.

Grazie alla costanza e disponibilità dei tanti soci Lamasena che tale progetto si è potuto concretizzare e sviluppare.   Infatti,  è grazie al lavoro volontario di Maria Grazia, Sara, MarcoGiuliano, StefanoSilvano, FabioDonato che l’associazione ha potuto rinnovare il patto di curare  un luogo  che è centrale per tutta la Ciociaria per il suo valore  storico e turistico.

L’obiettivo che il circolo  Lamasena si propone,  con l’adozione di  Aromari,   è  20151114-1 004utilizzare i terrazzamenti  di terreno, qui presenti,  per coltivarvi  specie arboree officinali ed aromatiche.   Infatti, durante l’intervento di oggi  sono state piantumate le prime erbe aromatiche più diffuse e di più facile reperibilità quali il Rosmarino e la Salvia .  Tali piantine hanno trovato dimora  nella prima terrazza   che degrada verso il torrente Amaseno

Sono passati sei mesi dal momento in cui l’associazione Legambiente  Lamasena ha avuto in affido il giardino e ne cura la manutenzione che consiste, principalmente,  nel taglio periodico dell’erba e la sua pulizia dai  rifiuti  che vengono  abbandonati anche in questo luogo di magica bellezza.

Remo Cinelli

Alla Riscoperta del Cibo

Ugo Iannazzi e Sara LeoDomenica, 25 ottobre, all’interno della prima festa della consulta delle associazioni di Veroli, il circolo Legambiente Lamasena ha organizzato il convegno “Alla riscoperta del cibo” .  Attraverso il convegno l’associazione ha voluto affrontare i molti temi che sono alla base dei paradossi che girano intorno all’alimentazione umana cercando di far emergere anche le energie positive di uomini e istituzioni che tentano di lavorare per salvaguardare le specie vegetali autoctone ciociare.

La Biologa Sara Leo ha parlato dei rischi legati alla perdita di biodiversità riportando dati e contesti che descrivono il profondo pericolo che l’umanità sta correndo per la perdita di migliaia di specie vegetali ed animali. Alcuni di questi dati sono dirompenti come quelli che raccontano che il 75% del fabbisogno alimentare umano è assicurato da sole 7 specie vegetali, notizia che si unisce all’evidenza che la metà di tutte le specie esistenti potrebbe estinguersi durante questo secolo. L’intervento della dott.ssa Leo è stato orientato anche a fornire  le nozioni scientifiche che sono alla base della domesticazione delle specie vegetali che hanno portato al paradosso che molti semi utilizzati in agricoltura sono ormai ibridi (sterili o F1) e sintetizzati nei laboratori di potenti industrie chimiche sementiere che hanno totalmente mercificato il cibo facendolo diventare un mero titolo finanziario.

La nutrizionista Ilaria Parravano ha aperto il suo intervento con la citazione di Ludwig Feuerbach “Siamo ciò che mangiamo” per introdurre gli aspetti quantitativi e qualitativi sulla dieta mediterranea che, tuttavia, ha perso molto delle sue suggestioni per i cambiamenti introdotti dalla globalizzazione. In primis, gli alimenti che mangiamo non provengono più dal territorio di appartenenza. Per caratterizzare tale aspetto, oggi si dice che gli alimenti incorporano migliaia di chilometri prima che essi giungano sulla nostra tavola. A ciò si aggiunge il fatto che le nuove specie di frumento hanno abbassato la qualità di vitamine, fibre ed antiossidanti rispetto alle specie coltivate in passato. Pertanto, il consiglio della dott.ssa Parravano è stato quello che i consumatori devono assumere maggiore consapevolezza per effettuare scelte alimentari in grado di rispettare pienamente il principio suggerito dalla piramide alimentare dei cibi assunti, fornendo riferimenti puntuali per orientarli verso una alimentazione più sana.

L’architetto Ugo Iannazzi, in veste di attento antropologo delle tradizioni culturali ciociare, ha riportato aneddoti e racconti della civiltà contadina che ruotava intorno alla semina e raccolta del grano. Tutte le attività connesse alla cura del grano erano, in quelle civiltà, uno straordinario aggregante culturale in cui le generazioni più anziane trasmettevano, naturalmente, conoscenze e saperi a quelle più giovani. Inoltre attraverso il rito della falciatura si rinsaldavano i rapporti sociali di vicinanza e di reciproco aiuto.

Accanto alla storia e alla cultura  legata al cibo, ci sono stati gli autorevoli interventi del prof. agronomo Lorenzo Rea, del sociologo Arduino Fratarcangeli e dell’agronomo Roberto Rea che hanno riportato esempi concreti su cosa stanno facendo piccole comunità ed enti regionali  per riportare il cibo all’interno di una dimensione etica, di sostenibilità ambientale e della conservazione di specie arboree, erbacee ed animali.

Il prof. Rea ha riportato l’esempio che si sta sviluppando all’interno dell’azienda agricola dell’Istituto Agrario di Frosinone in cui si sperimenta la coltivazione di antiche specie autoctone di uve e mele. Tale sperimentazione è, essenzialmente un impegno etico, che il prof. Rea ha reso con le sue suggestive parole: “Salvare il patrimonio genetico naturale e agrario quale impegno morale verso le future generazioni”.

Il dott. Arduino Fratarcangeli, in rappresentanza della cooperativa Res Ciociaria, ha permesso di far conoscere al pubblico presente un esempio di Agricoltura Eroica che ha riportato a produzione campi abbandonati e che ha rimesso in azione mezzi agricoli impolverati e dimenticati all’interno di vecchi capanni agricoli. Tutto ciò è stato ottenuto attraverso una straordinaria riappropriazione di fiducia tra i piccoli proprietari terrieri che hanno collettivizzato macchine e campi. Attraverso quest’esperimento di agricoltura eroica, oggi si producono e si commercializzano paste create con antichi grani che vengono macinati nell’antico mulino del 700 di Maria Donata Caldaroni, in territorio di Monte San G. C.

In conclusione, l’intervento del dott. Roberto Rea dell’ente regionale ARSIAL ha dato riferimenti sull’importante azione dell’ente per la catalogazione delle specie botaniche all’interno del Registro Volontario Regionale, ossia il repertorio in cui vengono iscritte gratuitamente le risorse genetiche sottoposte a tutela.

I dovuti ringraziamenti vanno alla cooperativa L’Airone che ha realizzato il video trasmesso durante l’intera giornata di domenica che ha raccontato, attraverso le parole di Francesca Zeppieri e le scene di Antonio Grella, la gastronomia contadina e le tradizioni ciociare. Si ringraziano: l’associazione La Vetta per l’allestimento – della galleria La Catena – con utensili e foto, Marcello Ceci che ha messo a disposizione le sue macchine in miniatura (trebbia e sgranatrice), Ercole Coccia di Civita per l’esposizione di sementi e l’amministrazione comunale di Veroli per il costante supporto e disponibilità che ha fornito per la realizzazione e l’ambientazione dell’evento. Un plauso va agli studenti del Liceo Sulpicio di Veroli che hanno raccolto l’invito a partecipare alla sessione formativa offerta dai relatori.

Remo Cinelli

 

Convegno “Alla Riscoperta del Cibo”

Art-4Il prossimo 25/10/15 alle ore 16.00 presso la Galleria La Catena di Veroli si terrà il convegno “Alla riscoperta del Cibo

Lo scopo del convegno è quello di portare un contributo alla più ampia riflessione sul tema del cibo che ha avuto il suo apice nell’esposizione internazionale Expo 2015. Infatti,  nel tema dell’expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” si richiama “”.. a confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso)…

Il convegno è l’occasione per ribadire che il cibo non può essere ridotto a pura merce di scambio come lo è diventato nella nostra civiltà industriale e, quindi, mercificato attraverso titoli speculativi di borsa.

I protagonisti positivi che parleranno al convegno tenteranno di trasmettere, con esempi e i progetti concreti in cui si sono cimentati, una nuova consapevolezza che passa attraverso la riscoperta del cibo nella sua accezione di bene primario per la vita, per la stessa salute umana e per riconnettere la città alla campagna riavvicinando agricoltori e consumatori per un consumo più etico e più sostenibile per l’intero pianeta.

Ogni relatore  affronterà un tema specifico che attiene al ciclo di produzione e consumo del cibo. Quindi, si affronteranno i problemi della biodiversità, della buona nutrizione, della produzione/trasformazione dei prodotti agricoli e della buona gastronomia.  Il messaggio che si desidera lasciare a quanti parteciperanno sarà quello che non possiamo più permetterci di produrre cibo sacrificando i cicli naturali delle stagioni, di prevaricare il benessere degli animali da allevamento o, come estremo paradosso, modificare geneticamente i semi per renderli più resistenti a nuovi parassiti senza curarsi degli effetti negativi sulla salute dell’uomo.

All’interno della galleria la Catena si esporranno per l’intera giornata del 25 le sementi e gli utensili di una civiltà contadina remota ma che ha, tuttavia, elementi di profonda attualità ad iniziare dalla proposizione degli alimenti della dieta mediterranea che tanta eco ha ovunque nel mondo.

Il grano antico: quando la tradizione si sposa con la salute

20150806 Alimentazione-Il-GranoNel corso degli ultimi 70 anni, la dieta dell’uomo occidentale ha subito profondi cambiamenti. Si è passati da un alimentazione che preferiva cibi freschi e priva di additivi e conservanti, al consumo preferenziale di prodotti alimentari sempre più trasformati.

Tutto ciò sta cambiando i sistemi biologici degli esseri umani conducendo sempre più a stati patologici tra i quali sindrome metabolica, allergie e intolleranze ecc… A tal riguardo si stima che oggi il 40% degli Italiani soffre di patologie dovute ad un regime alimentare sbagliato.

Il grano rientra in uno di questi prodotti alimentari in quanto ha subito delle profonde modificazioni geniche che sembrano essere implicate nella sensibilizzazione dell’organismo verso questo alimento.

Questo cereale ha rappresentato da sempre un elemento cardine della nostra dieta per la produzione di farine dalle quali elaborare alimenti come pane, pasta, dolci ecc. e, in secondo luogo per la produzione di bevande alcoliche, biocarburanti, cibo per il bestiame ecc…

Tutto ciò ha portato ad una richiesta sempre maggiore di questo cereale costringendo allo sviluppo di nuove varietà di grano con delle caratteristiche totalmente diverse dal grano antico.

Una delle prime modifiche sul grano venne fatta da Strampelli negli anni ‘20 che abbandonò la pratica di selezione massale fatta dall’agricoltore per dedicarsi agli incroci tra varietà e specie diverse. Nella selezione massale l’agricoltore sceglieva le piante con i requisiti migliori in termini agronomici e produttivi, mentre gli incroci venivano condotti fin quando si ottenevano nuove varietà capaci di avere una maggiore resa produttiva in risposta alle concimazioni con nitrati.

In seguito alle modifiche apportate da Strampelli è arrivata l’epoca della mutagenesi in cui il grano venne trattato con diversi agenti, prima quelli chimici e poi con le radiazioni nucleari. In questo modo negli anni ‘70 alcuni genetisti italiani arrivarono a produrre una varietà di grano duro oggi conosciuta sotto il nome di Creso.

Il Creso è stato ottenuto irradiando piante di frumento duro della varietà Cappelli con raggi gamma. Lo scopo dell’irradiamento era quello di indurre mutazioni nel genoma delle piante per produrre nuove varietà. Queste piante incrociate con una varietà di frumento tenero di origine messicana, hanno dato luogo al Creso. Incrociando poi il Creso con altre varietà si sono originate nuove varietà di frumento duro che ancora oggi si coltivano (Sineto,Colosseo, Adamello, ecc…)

Il grano Creso si è diffuso molto rapidamente, tanto che negli anni ‘80 e ’90 rappresentava in Italia oltre il 50% della produzione di frumento duro fino a raggiungere il 90% dei giorni d’oggi.

Ma come mai il grano, che è stato da sempre il cereale di elezione della dieta mediterranea sta diventando così nocivo?

I grani moderni sono stati ingegnerizzati affinché le loro caratteristiche rispondessero al meglio alle richieste del mercato che ricercavano un prodotto con maggiori rese e con delle caratteristiche chimiche che lo rendessero facilmente lavorabile. In particolare, quest’ultima proprietà viene data dalla quantità di glutine, una proteina presente nel grano. L’aumento delle quantità di glutine, infatti, fa si che si formi una forte struttura capace di conferire viscosità ed elasticità all’impasto e permette alla farina di essere trasformata in una vasta gamma di prodotti. Per questo motivo le farine senza glutine presentano delle difficoltà nella loro lavorazione.

Dunque stiamo trasformando il grano in una pianta che deve produrre più di quanto sono le sue capacità fisiologiche e soprattutto che presenti un maggior contenuto di proteine. Quindi da un prodotto contenente prevalentemente amido (quindi carboidrati) il grano si sta evolvendo verso un prodotto con delle caratteristiche nutrizionali più vicine ai legumi piuttosto che ai cereali.

Il grano antico differisce da quello moderno perché ha il fusto più alto pertanto si piega facilmente sotto l’azione del vento e della pioggia. Le radici vanno più in profondità per cui assorbono dei nutrienti non presenti in superficie senza la necessità di aggiungere i concimi. Il grano moderno invece, essendo più basso, necessita di enormi quantità di concimi e di pesticidi. Inoltre le spighe del grano antico sono più grandi ma con un numero inferiore di semi e un contenuto inferiore di glutine. La quantità di vitamine, fibre e antiossidanti è però maggiore nel grano antico rispetto a quello moderno.

In Italia esistono vari specie di grani antichi e tra questi ritroviamo: Cappelli (prodotto in Toscana), Verna (coltivato nella Maremma), Saragolla (coltivato in Abruzzo e in Emilia Romagna) Timilia (coltivato in Sicilia) Etrusco (coltivato in Toscana), ecc… Tuttavia questi produttori non sono molti e per questo rischiano l’estinzione.

Il lavoro esasperato delle industrie oltre ad allontanarci dai gusti più semplici e genuini ci sta facendo dimenticare lo scopo fondamentale dell’alimentazione: nutrire la nostra salute giornalmente!!! Inoltre gli odori ed i sapori che vengono sprigionati dalla cottura dei cibi fatti con la farina dei grani antichi sono del tutto incomparabili a quelli emanati dalla farina di un grano moderno. È anche importante non sottovalutare il loro valore storico e culturale. Le popolazioni antiche si sostentavano prevalentemente con questi cereali che variavano da zona a zona a seconda delle condizioni ambientali. Insomma un bel patrimonio da tutelare per non dimenticare mai l’origine delle nostre tradizioni.

Pertanto per migliorare la qualità della vita è necessario tornare alle pratiche agricole che per 10mila anni hanno costituito le basi della tradizione rurale di tutto il mondo. Il rilancio da parte di alcuni agricoltori dei grani antichi permette il recupero dei materiali genetici delle varietà cerealicole locali sviluppando e ricostituendo la biodiversità.

Acquistare questi prodotti significa aiutare la filiera corta evitando di prendere prodotti che arrivano da chissà dove rivalutando invece quelli tipici del nostro territorio.

Dott.ssa Ilaria Parravano
BIOLOGA NUTRIZIONISTA

Il giardino Aromari

PONTE-ROMANO

Acquedotto medioevale con i resti del ponte romano

Aromari è un giardino degli aromi che il circolo Lamasena cura a Casamari1 di Veroli2. Esso si trova nel suggestivo spazio verde attraversato dall’acquedotto medioevale e in prossimità dei resti dell’antico ponte romano3.

Lo spazio verde è un luogo che l’associazione Lamasena ha in affido per costruirvi una dimensione naturalistica e culturale su cui cerca di far convergere l’antica sapienza sulle erbe tramandata dai monaci cistercensi dell’abbazia4 i quali hanno, tuttora, una vivida tradizione erboristica. Sarà bene ricordare che all’interno della farmacia dell’abbazia c’è un erbarium botanicum o hortus botanicus risalente al 1760.

Il giardino Aromari5 (Aro-mi a Casa-mari), evoca nel suo nome il presagio di cui esso si farà portatore. Gli aromi stimolano l’attività psichica e soprattutto risvegliano i ricordi, alleviano lo stress e producono benessere. Perciò è bene creare a Casamari, ri-pensando all’orto dei semplici, un luogo “magico” ove si organizzano percorsi di erbe aromatiche recuperando, innanzitutto, le aromatiche presenti nel territorio: elicriso, ruta, serpillo, timo, nepetella, menta, santolina ecc. Inoltre, qui trovano dimora le piante autoctone come: il ginepro ossicedro, il maggiociondolo comune, la ginestra dei carbonai, la rosa selvatica comune, il sorbo degli uccellatori, il biancospino comune, il pruno selvatico, il corbezzolo, ecc..

QRCODEPer ogni specie botanica, che sarà piantumata nel giardino, c’è una pagina web sulle sue proprietà. Su ogni etichetta, recante il nome della pianta e posizionata al suo fianco, apporremo il QR Code (Quick Response Code) della sua pagina web in modo che il generico visitatore, collegandosi alla pagina, possa leggerne le sue caratteristiche.

Con tale progetto si da la possibilità ai giovani di individuare il benefico effetto delle erbe, di conoscerle ed utilizzarle in modo adeguato. Successivamente, all’interno dell’Aromari ed in relazione ai percorsi aromatici, potranno essere organizzate visite guidate ed esposizioni.

Riferimenti
[1] Casamari deriva da – Casa Marii casa di Caio Mario. Casamari trae il suo nome dall’antico “Cereatae“. Plutarco, nelle Vite, riporta che “[Caio Mario] trascorreva il tempo nel villaggio di Cereate, nel territorio di Arpino…”; Strabone, geografo greco, nomina il villaggio di Cereate nella descrizione del territorio adiacente al fiume Liri; infine Frontino, storico latino del I secolo d.C., riferisce che “…la famiglia di Caio Mario risiedeva nel municipio di Cereate…”. Ulteriori informazioni sono reperibili su: http://www.abbaziadicasamari.it/
[2] Veroli è una città piena di storia e tradizioni. Tra le tante bellezze ivi esistenti è particolarmente significativo ricordare che a Veroli c’è la prima biblioteca ad uso pubblico in tutto il Lazio meridionale dedicata a Vittorio Giovardi (nato a Veroli nel 1699), il quale donò la sua personale raccolta di libri alla sua città natale.
[3] Il ponte romano risale al I sec. a.C. fu distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1944. Del ponte, restano le due spalle laterali
[4] L’edificazione dell’abbazia di Casamari si attesta tra il 1005 e il 1036.
[5] Nello sviluppo dell’idea del giardino Aromari hanno collaborato la poetessa Franca Battista e il botanico Bruno Pedriglia