Immagine esterna del palazzo comunale con i mezzi di Protezione Civile
M.S.G.C. Sabato 22 febbraio, si è svolto – presso la sala consiliare – il convegno Piano di Protezione Civile – riflessioni ed analisi.
Il parterre dei relatori è stato di assoluto rilievo per la presenza del docente universitario Francesco Sidoti, del giornalista RAI Umberto Braccili, della rappresentanza dell’amministrazione comunale, del sindaco e delle più alte cariche dell’ordine dei geologici italiani, a partire dal suo presidente Gian Vito Graziani.
L’incontro è stato un alto momento di formazione sui problemi connessi ai rischi sismici e idrogeologici da cui dovrebbe scaturire una maggiore consapevolezza sulla necessità di dotarsi di piani di salvaguardia che possano fornire le giuste linee guida alla popolazione, in caso di calamità.
Basti pensare ai danni idrogeologici, che si ripetono ciclicamente nei nostri comuni come a tutte le latitudini Italiane. Essi sono dovuti, in gran parte, al portato di una serie di violenze perpetrate contro il territorio quali una urbanizzazione irrispettosa degli alvei naturali dei fiumi, il disboscamento e la rinuncia ad investire su opere idrauliche di regimazione delle acque piovane.
Il messaggio che si è voluto ribadire, in questa sessione di formazione, è il forte valore della prevenzione che può, tra l’altro, diventare un grande motore di sviluppo dell’economia come ha, giustamente, rimarcato il presidente Gian Vito Graziani.
Il circolo Legambiente Lamasena ha partecipato attivamente nell’organizzazione e promozione dell’evento, riconoscendo nei contenuti la grande affinità ai temi trattati che appartengono, da sempre, al mondo dell’ambientalismo e alle idealità che il circolo rinnova nel suo ambito locale. Tra l’altro, come è stato fatto rilevare nel dispositivo di legge, è compito delle associazioni di volontariato farsi carico della buona comunicazione verso cittadini facendo conoscere i presidi che già esistono a livello istituzionale come i COC (Centro Operativo Comunale) e i COM (Centro Operativo Misto) che rappresentano i primi organi di coordinamento dei soccorsi in ambito comunale e provinciale.
Nel convegno si è evidenziato, nel contesto ristretto alla città di M.S.G.C., che esiste una mappatura di dieci aree di ammassamento, sebbene , per una loro efficace fruibilità, dovrebbero essere dotate di servizi primari. Inoltre, esiste già un’ottima microzonazione sismica del territorio monticiano che si aggiunge al mosaico degli adempimenti propedeutici per un piano organico di Protezione Civile.
Dunque, il convegno ha avuto il merito di aver lanciato una nuova sfida al circolo Lamasena, e a tutte le associazioni territoriali, che dovranno assumersi la responsabilità di pungolare l’amministrazione affinché porti a compimento l’iter d’approvazione di un piano di Protezione Civile. Più specificatamente, tutte le associazioni dovranno anche acquisire l’impegno civico di comunicare tutte quelle informazioni primarie che hanno valenza per la sicurezza dei cittadini.
Attraverso il convegno si è rinsaldato quello spirito collaborativo tra 13 associazioni che sono state coinvolte nell’organizzazione dell’evento. Tale percorso di vicinanza ed amicizia, che si è espresso – per la prima volta – lo scorso settembre nella partecipazione alla prima edizione della Festa dell’Impegno Civile, può essere considerato già un importante risultato di cittadinanza attiva di cui essere orgogliosi.
Immagine esterna del palazzo comunale con i mezzi di Protezione Civile
Da anni ormai, nella nostra amata Italia, e allo stesso tempo, nel nostro piccolo territorio, conviviamo con un numero sempre più elevato di frane e alluvioni, per non parlare di altre gravi catastrofi naturali. Siamo passati da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 fino ad arrivare a 351 del 2013 e a più di 100 nei primi giorni di Gennaio 2014. Dati allarmanti! A rischiare infatti non è solo l’ambiente, ma la nostra stessa vita. Dal 2002 ad oggi hanno perso la vita circa 330 persone, 24 solo l’anno scorso, e si sono verificati quasi 2mila episodi di dissesto. Sono alcuni dei dati raccolti in #dissestoitalia, la prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico presentata a Roma da Ance, architetti, geologi e Legambiente e realizzata da un gruppo di giornalisti indipendenti di Next New Media. In circa 100 anni ci sono stati 12.600 tra morti, dispersi o feriti e più di 700mila sfollati a causa delle catastrofi.
L’82% dei comuni, è esposto a rischio idrogeologico e sono oltre 5 milioni e 700 mila i cittadini esposti a gravi pericoli ambientali. Uno degli aspetti che deve allarmarci di più, è l’alto grado di rischio nei luoghi dove dovremmo sentirci al sicuro: scuole e ospedali. Una scuola su dieci è in potenziale pericolo: 6.400 edifici scolastici, sui 64.800 totali presenti in Italia si trova in un’area a rischio frana o alluvione. Lo stesso discorso vale per gli ospedali: 550 strutture sorgono in zone a rischio. Ma non siamo protetti neanche nei luoghi di lavoro: 46.000 le industrie che si trovano in territori a rischio idrogeologico e se contiamo anche gli uffici, i negozi e le altre attività siamo intorno a 460.000.
Il costo totale dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni da 20 anni a questa parte è di circa 242,5 miliardi di euro, più o meno 3,5 miliardi l’anno. È vero, non possiamo prevedere una catastrofe naturale, ma possiamo prevenire il disastro totale, mettendoci in sicurezza prima del tempo. In questa prospettiva, assume sempre più importanza l’essere in regola con le normative vigenti nel campo della protezione civile. Un piano di protezione civile è l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio; ed è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio. Ha l’obiettivo di garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita” civile” messo in crisi da una situazione che comporta gravi disagi fisici e psicologici. Per tutte le altre informazioni possiamo consultare il sito: www.protezionecivile.gov.it.
La protezione civile è un tema così delicato che non possiamo assolutamente ignorare. È giunta l’ora di scendere in campo facendo il nostro dovere per difendere i nostri diritti. Coraggio!
I giovani del movimento Gi.Fra (Gioventù Francescana) diventano soci del circolo Legambiente Lamasena, il 07/02/2014 è avvenuto l’incontro con il direttivo del circolo per ritirare la loro tessera collettiva Legambiente.
Attraverso il tesseramento il Gi.Fra potrà ricevere, direttamente nella loro suggestiva sede del convento dei Cappuccini, il periodico mensile “La Nuova Ecologia” che rappresenta una voce autorevole sui temi della green economy, sulle campagne di denuncia dei crimini ambientali e sulle storie dei tanti uomini coraggiosi che combattono il degrado della natura e della morale.
Inoltre, con tale atto i giovani del Gi.Fra hanno voluto dare una testimonianza concreta di vicinanza ai temi che sono cari a Legambiente e che rappresentano i valori universali dell’intera umanità, quali il rispetto della natura e tutto ciò che in essa è contenuto.
L’attivismo del Gi.Fra potrà essere una risorsa importante per riuscire nell’opera di monitoraggio dei nostri luoghi ma anche per creare quella mappatura del territorio, con le sue specie botaniche e faunistiche, al fine di una riscoperta delle bellezze paesaggistiche e storiche che sono intorno a noi. Infatti, come insegnava San Francesco conoscere la bellezza del creato è il primo passo per poter amare e rispettare piante e animali che abitano il mondo nel quale, noi uomini, ne siamo i fortunati ospiti.
San Francesco, con il suo amore per la natura, potrebbe essere la più splendente icona di ogni ambientalista. In tal senso è emblematico riproporre un passo della vita del santo, scritta da Fra Tommaso da Celano in cui si narra: “….Ai frati incaricati di tagliar la legna proibisce di abbattere l’albero intero, affinché abbia la possibilità di dar nuovi polloni.
All’ortolano comanda di lasciare intorno all’orto una striscia di terra incolta, affinché a tempo opportuno le erbe verdeggianti e i bei fiori possano lodare il bellissimo Padre di tutte le cose; e nell’orto vuole sia un giardinetto riservato alle erbe odorifere e ai fiori, che rammentino la fragranza eterna a chi li riguarda. Raccoglie da terra i vermicciuoli per non farli schiacciare; e per le api, affinché non muoiano d’inedia nel gelo dell’inverno, fa disporre miele e ottimo vino.”
Con tale evento si è celebrato, quindi, una comunione che permetterà di dar forza alle azioni condivise per la custodia del creato.
Il circolo Lamasena ha partecipato, domenica scorsa 26 gennaio 2014, al I Winter Trail Runnning Verolano che ha avuto, come sfondo, i bellissimi monti ciociari. L’evento è stato organizzato da ASD Ernica Running in collaborazione con l’associazione Compagnia dei Viandanti.
Monte Passeggio, Monte Monna e Monte Pedicino hanno fatto da cornice ai corridori che si sono cimentati nella corsa e a tutti coloro che hanno percorso gli stessi sentieri con viste paesaggistiche mozzafiato.
La raccolta delle foto che seguono raccontano, meglio di tante parole, lo spettacolo naturalistico e storico di cui hanno goduto i partecipanti all’iniziativa.
Alcuni partecipanti al primo trail running verolano
Chiesa di San Giacomo e a Sinistra Monte Monna, a destra Monte Passeggio
Con le tre rivoluzioni industriali che si sono verificate negli ultimi 250 anni, l’Umanità si è trasformata enormemente. Queste nuove conquiste hanno creato il nuovo fenomeno del Consumismo che ha, a sua volta, creato quello dell’Inquinamento. Novità assolute da quando la vita si è impiantata sulla Terra.
Possiamo dire che con la rivoluzione industriale si sia verificato un avvicendamento di tappe evolutive importante. Si è passati infatti dall’Homo Sapiens all’Homo Inquinans, anche se gli scenziati dell’evoluzione non ne prendono atto facilmente.
Si è passati progressivamente da una civiltà di fatto naturale, basata sull’artigianato e sullo scambio etico ad una civiltà impropriamente definita avanzatao tecnologica, che utilizza pesticidi, processi chimici, OGM, e che necessita di macchinari, imballaggi, pubblicità e spedizioni.
Anche l’approccio è cambiato. Dietro il consumismo si nasconde il Capitalismo e quindi tutti i processi produttivi hanno finalità di lucro e questo alimenta il consumo indiscriminato ed ingiustificato di prodotti inutili, progettati per rompersi e non essere piu aggiustati ma riacquistati. Insomma verrebbe da chiedersi se veramente questo si possa chiamare progresso.
Alle forme tradizionali di inquinamento che tutti conoscono, come ad esempio la discarica a cielo aperto sulla superstrada Sora-Frosinone, si affiancano quelle nuove come l’inquinamento elettromagnetico.
È interessante prendere atto che quando si parla di elettrosmog, generalmente la gente si fa prendere dal panico e quando qualcuno disgraziatamente muore di tumore tutti collegano senza cognizione di causa la disgrazia alle “radiazioni eletromagnetiche“.
Questo nome “esotico”, che sembra così distante dalla realtà, fa immediatamente pensare alle radiazioni ionizzanti, quelle di Chernobyl, che però sono un fenomeno molto diverso e decisamente pericoloso.
Inoltre il fatto che le onde elettromagnetiche siano invisibili e impalpabili le rende misteriose ai non addetti ai lavori. E si sà, l’uomo ha più paura dei grandi misteri che delle stupide lattine che inavvertitamente butta via dal finestrino della propria auto. Ne è un esempio il fatto che è spaventato dall’improbabile e rara eruzione di vulcani ma non percepisce il rischio che corre ogni giorno nelle attività di routine.
Guardando un prato pieno di buste di plastica e rifiuti siamo abituati ormai a considerarlo uno scenario normalee pensiamo tra noi “è soltanto un po’ di sporcizia“. Invece non riuscendo a percepire le onde elettromagnetiche e non vedendole tendiamo a pensare che siano loro la causa di tutti i nostri mali e questo, erroneamente, giustifica i comportamenti sbagliati di tutti i giorni.
Tutti si indignano e denunciano i grandi sprechi ed i grandi inquinamenti ambientali, ma nessuno si rende conto che siamo tutti inquinatori quotidiani, anche quando accendiamo il cellulare o usiamo la lavastoviglie o magari la tv.
C’è da dire però che l’inquinamento elettromagnetico è fortunatamente estremamente volatile. Infatti basterebbe spegnere l’interruttore della fonte di irradiazioni elettromagnetiche per ripristinare immediatamente la normalità. La stessa cosa, però, non si può fare con i rifiuti abbandonati per strada, che verranno pian piano trascinati via dalle pioggie e portati nei fiumi e poi nei mari.
E sapete dove andrà a finire la spazzatura che abbandoniamo per strada?
Nel futuro dei nostri figli, su incredibili isole artificiali negli oceani, realizzate però non da sceicchi o megacostruttori, ma dalla nostra incoscienza.
Così ci preoccupiamo per Fukushima (per cui non possiamo ormai fare nulla), ma non diamo il nostro contributo magari facendo seriamente la raccolta differenziata o insegnando agli altri l’amore per l’ambiente.
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“Sembra di percepirli dietro il fruscio degli arbusti. Nascondersi dietro vecchi tronchi rugosi, smussati dalla nebbia. Talvolta il sibilo del vento sembra assumere i connotati di un segnale di agguato. È sotto le foglie scricchiolanti che si nascondono i sentieri battuti dal brigante Chiavone.”
BREVE STORIA DEL BRIGANTE CHIAVONE
Era la metà dell’800, nel periodo del Risorgimento, subito dopo l’Unità d’Italia, quando Luigi Alonzi, detto Chiavone, assieme ad un folta schiera di briganti si fece portavoce di un movimento di banditismo armato. Si opponevano alla politica del nuovo governo Italiano e miravano a ripristinare con la forza il governo borbonico. Questi movimenti nacquero spontaneamente in quasi tutta la penisola italica, tuttavia su queste montagne assunsero una cruciale importanza. Infatti questi boschi, situati a ridosso del confine con lo Stato Pontificio, ben si prestavano alle scorribande anche perché i briganti godevano della protezione del clero. A poche centinaia di metri dal punto di partenza del sentiero è situato un piccolo agglomerato di case, conosciuto con il nome di contrada i Cocchi. La toponomastica del luogo deriva dal cognome prevalente degli abitanti. In una modesta abitazione, all’epoca, viveva Olimpia, vedova Cocco, amante di Chiavone. Il brigante era talmente innamorato di questa donna che tornava ogni sera per starle vicino. E fu proprio a colpa di questo eccessivo attaccamento che un giorno fu intercettato su questi sentieri ed arrestato. La sua condanna a morte non tardò ad arrivare e fu trucidato in un bosco nei pressi dell’Abbazia di Trisulti nel 1862.
Il Brigante Chiavone
SULLE ROTTE DELLA TRANSUMANZA
Il sentiero si trova in un posto strategico per la transumanza che avveniva già in epoca precristiana. A testimoniare l’importanza del luogo, caratterizzato dalla presenza di diverse sorgenti di acqua, c’è una capanna in pietra, simile ad un trullo, costruita come rifugio per i pastori.
VEGETAZIONE
Il percorso si sviluppa lungo antiche faggete e conifere di recente impianto. In abbondanza si trovano lungo il sentiero rovi di rosa canina, le cui bacche sono commestibili e ricche di vitamina C. In passato venivano utilizzate per realizzare deliziose confetture. Dal frutto del faggio, detto faggiola, si ricavava mediante spremitura un olio eccellente, dolce e commestibile che veniva usato sia come surrogato dell’olio di oliva che come combustibile per le lampade ad olio. L’olio è ricco di fosfati, può essere conservato a lungo ed invecchiando migliora notevolmente di qualità. Per approfondire leggi l’articolo “Antichi Saperi: l’olio di semi di faggio” oppure puoi consultare l’Enciclopedia di Chimica Scientifica ed Industriale – Volume Sesto edito nel 1873 e disponibile gratuitamente online per la consultazione all’indirizzo: http://goo.gl/6RcBvc
FAUNA
Non è raro, specie durante i periodi invernali, trovare in mezzo alla neve chiare orme di orso. I boschi dei Monti Ernici sono infatti popolati dall’Orso Marsicano. Ne sono rimasti pochissimi esemplari e sono a rischio di estinzione per via della crescente e sempre più incosciente attività antropica. Per una trattazione più approfondita sull’estinzione dell’Orso Marsicano si consiglia la lettura del piacevole ed interessante romanzo di Ciro Castellucci dal titolo “Il richiamo dell’orso”(vedi Recensione), in vendita online su www.libreriauniversitaria.it.
VISITE ACCOMPAGNATE
Gli amici del locale circolo Legambientedenominato Lamasena, sono a disposizione per accompagnarti sulle tracce dei briganti assieme ad esperti di storia, archeologia, agronomia e appassionati di montagna per far diventare la tua visita un’esperienza incredibile, per farti scoprire le bellezze nascoste del nostro territorio ed insegnarti ad apprezzarle e proteggerle.
IL SENTIERO
MAPPA INTERATTIVA
SCHEDA TECNICA
Il sentiero non è segnato nelle carte dell’Istituto Geografico Militare (IGM) nè sulla carta dei sentieri dei Monti Ernici perchè l’ultimo tratto è stato riportato alla luce di recente grazie al lavoro del CAI di Sora (www.caisora.it).
Il percorso è lungo circa 12 km e richiede circa 3H 15m per la salita ed 1H 30m per la discesa.
Il sentiero, in gran parte carrozzabile, oltre ad essere adatto agli amanti del trekking è idoneo, fino al bivio di Valle Scura (a 1344m slm), per escursioni a cavallo ed in mountain bike. Si parte da località Fontana Grande (vedi coordinate INIZIO) nel comune di Monte San Giovanni Campano, lungo la strada pedemontana Sora/Veroli, poco distante del segnale di confine tra Sora e Veroli, a quota 660m slm e si giunge ad una quota massima di 1739m slm con un dislivello di 1079m.
Dopo circa 1,3Km di cammino, a circa 980m in linea d’aria a 341 gradi azimut, si trova il primo punto di interesse, ovvero la sorgente di Fontana Fusa (vedi coordinate FONTANA FUSA), che si trova a quota 828m slm adagiata alle pendici di Monte Tartaro. A 5 minuti di cammino dalla sorgente, in prossimità di uno steccato, si raggiunge il cippo di confine numero 177 tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Una breve deviazione dal percorso assolutamente consigliata.
Riprendendo il cammino da Fontana Fusa, muovendosi di 246m in linea d’aria in direzione 308 gradi azimut, si arriva ad una capanna pastorale realizzata in pietra con volta autoportante (vedi coordinate TRULLO), situata a quota 880m slm, poco più a Nord della zona denominata La Vicenna. Ad attestazione dell’importanza strategica del luogo la presenza di un cippo di confine, il diciannovesimo, che segna ancora il confine tra i comuni di Monte San Giovanni Campano e Veroli. Datato 1779 è distante soltanto qualche decina di metri più avanti. Purtroppo la stele non è molto visibile perché parzialmente interrata. Sulla sua sommità comunque sono riportate in maniera leggibile le lettere M(onte S. G. Campano) e V(eroli), il numero progressivo in cifre romane (XIX) e l’anno 1779.
Al secondo kilometro di cammino, ovvero a 200m di distanza in linea d’aria in direzione 333 gradi azimut, si giunge nella Valle Innamorata, a quota 961m slm dove si apre un fantastico panorama sulla vallata sottostante (vedi coordinate PANORAMA). Al kilometro 2,75 di cammino si giunge a quota 1115m slm dove c’è un’area di sosta attrezzata con un tavolo e delle panche (vedi coordinate RISTORO). Al kilometro 3,4 di cammino si giunge al Colle dei Lupi, a quota 1195m slm dove si trova una biforcazione (vedi coordinate BIVIO FAITO). Procedendo in direzione Macchia Faito sarà possibile raggiungere il Rifugio Faito e l’incantevole Pozzo Faito, che però non sono inseriti nel Sentiero Chiavone, e pertanto bisogna procedere sulla carrozzabile principale in direzione Nord/Ovest (333 gradi azimut).
Al Kilometro 4,8 di cammino si giunge ad un bivio a quota 1344m slm (vedi coordinate VALLE SCURA) e bisogna lasciare la strada carrozzabile per procedere in direzione 340 gradi per la faggeta seguendo il sentiero che si estende lungo la Valle Scura, sul confine, segnato con filo spinato, tra il comune di Sora e quello di Monte San Giovanni Campano e che un tempo segnava il confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Da questo punto in poi il tragitto non è più consigliato per le escursioni a cavallo o in mountain bike.
La sella che connette Monte Pedicino a Monte Pedicinetto (vedi coordinate SELLA) è a quota 1731m slm. Per raggiungerla bisognerà colmare un dislivello di 387m in circa 1,3km di cammino con una pendenza media superiore al 30%. Al quinto km di cammino, in pieno sottobosco è nascosta una croce (vedi coordinate CROCE) . 250m più su si incontrerà il bivio (vedi coordinate SI621) per il Sentiero Italia numero 621, che procede verso Fossa dell’Ortica e che conduce poi a Prato di Campoli, in località Pozzi di Campoli. Al kilometro 6,5 di cammino si giunge alla croce di vetta (vedi coordinate VETTA), che è collocata nel territorio di Monte San Giovanni Campano, sul versante Sud, lì dove la vegetazione improvvisamente si dirada, ad una quota di 1737m slm, ovvero di poco più in basso rispetto alla sommità.
Il Sentiero Chiavone prevede che il ritorno venga effettuato ripercorrendo la stessa traccia. Tuttavia esiste una variante del percorso, segnata, che è denominata l’ascensore proprio per l’importante pendenza media del 46,5%. Infatti in 750m lineari si scende di ben 348m di quota. La pendenza è particolarmente pericolosa e sdrucciolevole negli ultimi 10m (pendenza 70% circa) che precedono l’innesto del sentiero sulla strada carrozzabile (vedi coordinate PERICOLO). La discesa per l’ascensore è fortemente sconsigliata a chi abbia difficoltà di equilibrio e agilità o che non disponga di attrezzatura tecnica. L’utilizzo di corde può rendere più sicura la discesa. Porre la massima attenzione anche al non essere colpiti dai massi che i compagni a monte potrebbero involontariamente smuovere con il proprio peso facendoli rotolare a valle. Rientrati sulla carrozzabile, dopo 500m metri di cammino si giunge di nuovo al bivio di Valle Scura. Seguendo da li i propri passi sul sentiero già percorso nel senso inverso, dopo 4,8km di cammino si giungerà al punto di partenza in località Fontana Grande.
COORDINATE E TRACCE GPS
INIZIO: Lat/Lon/Alt: 41,718050 N / 13,504417 E / 660m slm FONTANA FUSA: Lat/Lon/Alt: 41,726267 N / 13,500700 E / 828m slm TRULLO: Lat/Lon/Alt: 41,727659 N / 13,498338 E / 879m slm PANORAMA: Lat/Lon/Alt: 41,729285 N / 13,497276 E / 961m slm RISTORO: Lat/Lon/Alt: 41,734617 N / 13,496200 E / 1115m slm BIVIO FAITO: Lat/Lon/Alt: 41,737483 N / 13,496567 E / 1195m slm VALLE SCURA: Lat/Lon/Alt: 41,742395 N / 13,498955 E / 1344m slm CROCE: Lat/Lon/Alt: 41,743600 N / 13,498338 E / 1353m slm SI621: Lat/Lon/Alt: 41,745850 N / 13,498450 E / 1426m slm SELLA: Lat/Lon/Alt: 41,751600 N / 13,492033 E / 1731m slm VETTA: Lat/Lon/Alt: 41,748050 E / 13,491333 N / 1737m slm PERICOLO: Lat/Lon: 41,742165 N / 13,495795 E / 1389m slm
La traccia gps, in formato KML per Google Maps o Google Earth è scaricabile gratuitamente dall’indirizzo http://goo.gl/U6h7aU.
CARTOGRAFIA E GPS
La carta dei sentieri del Gruppo dei Monti Ernici, a cura di Edizioni Lupo Srl, è acquistabile online (http://www.edizioniillupo.it/ernici), o presso la libreria Ubic in Via Aldo Moro a Frosinone, presso la cartolibreria Magnante Catia nel centro storico di Veroli oppure presso le sezioni locali del Club Alpino Italiano di Sora (http://www.caisora.it), Frosinone (http://www.caifrosinone.it) o Alatri (http://www.caialatri.it/).
Le mappe militari di riferimento della zona sono:
IGM Serie 25 Foglio 390 IV (Alatri), Anno 2000, Edizione 1, Ripresa Aerofotogrammetrica 1994, Data Ricognizione 1998;
IGM Serie 25V (Tavolette) Foglio 152 III-NO (Balsorano), Anno 1957;
IGM Serie 50 Foglio 390 (Frosinone), Anno 2000, Edizione 1;
Si tenga presente che le indicazioni riportate in questa pagina fanno riferimento al datum WGS84 ed alle coordinate geografiche espresse in formato gradi decimali (DD) mentre le carte dell‘Istituto Geografico Militare, su cui si basa anche la carta tecnica dei sentieri, generalmente utilizzano il datum Europa 1950 con reticolato UTM. Il Nord utilizzato come riferimento azimutale è il Nord Geografico. Considerare che la declinazione magnetica nel 2014 per questo sentiero è stimata in 2,72 gradi Est e cambia di 0,09 gradi ogni anno.
I corsi di orientamento, cartografia e navigazione terrestre di superficie sono erogati dal 99^ Nucleo di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Monte San Giovanni Campano, che è reperibile al numero 348.5109120 (https://www.facebook.com/NucleoAncMSGC).
PRIMA DI PARTIRE
Entra in contatto con gli accompagnatori locali, facendo riferimento al circolo Legambiente“LAMASENA” (https://lamasena.net/), chiedendo la disponibilità di accompagnatori. Se disponi di radioline PMR446/LPD commerciali, per aumentare la tua sicurezza in montagna informati sul progetto Rete Radio Montana (http://www.radioinmontagna.it/) e compila la modulistica operativa consigliata. Assicurati che le condizioni meteo siano buone e stabili, considerando che il tempo in montagna cambia molto velocemente. Predisponi con cura tutta l’attrezzatura necessaria, considerando anche almeno 1,5 Lt di acqua per persona. In inverno potrebbero essere necessarie le ghette ed è consigliabile vestirsi a strati. Porta con te una busta.
DURANTE IL PERCORSO
Raccogli eventuali resti della presenza umana (ovvero i rifiuti che potresti incontrare lungo il cammino) all’interno della tua busta. Portando la spazzatura a valle avrai contribuito a rendere il mondo migliore
IN CASO DI NECESSITÀ Il versante sud del sentiero, ovvero quello che si estende da Fontana Grande sino alla Sella e dalla vetta sino a tornare giu a valle, ha una buona copertura con diversi operatori di telefonia mobile. La maggior parte del sentiero è sotto buona copertura del ripetitore radioamatoriale R7 Santopadre, alla frequenza 145,775 Mhz con shift -600 Khz. Non sono necessari toni subaudio per transitare sul ripetitore, che copre la zona centro sud della Ciociaria e quella nord della Campania.
Soccorso Alpino e Speleologico: 348.6131300Protezione Civile:348.5109120 (Incursori Quad – AssoCarabinieri)
AL RIENTRO
Informati sull’attività svolta dal Comitato per la protezione dei Monti Ernici (www.comitato-ernici.org) e se lo ritieni opportuno potrai aderire e sostenere la loro attività. Se hai suggerimenti , fotografie o filmati da inviarci saremo lieti di renderli pubblici. Se ti è piaciuto l’itinerario lascia la tua testimonianza e valuta la possibilità di sostenere anche la nostra attività, aiutando il circolo Lamasena a riscoprire e salvaguardare il nostro ambiente ed il nostro patrimonio storico, paesaggistico e naturalistico.
Un vecchio proverbio indiano recita:
“Non abbiano ereditato la terra dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli “
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Il LETTORE è edotto che le attività qui descritte (quali ad esempio l’escursionismo, l’alpinismo, etc) sono da intendersi ad alto rischio, perchè in sfortunate circostanze possono portare anche alla perdita della vita umana e pertanto andrebbero eseguite solamente con attrezzatura idonea, con adeguato addestramento ed equipaggiamento, utilizzando degli accompagnatori locali, prendendo tutte le precauzioni e mai da soli. Il LETTORE è consapevole ed accetta incondizionatamente che tutte le informazioni qui riportate possono essere soggette ad eventuali errori, imprecisioni, omissioni o altri difetti e che le stesse vengono fornite senza alcuna garanzia, espressa o implicita, relativa a titolo esemplificativo ma non limitativo, all’accuratezza, completezza, affidabilità o fattibilità. Benché abbiamo dato il massimo per rappresentare in maniera accurata la realtà, i dispositivi GPS da noi utilizzati nonché quelli utilizzati dalla maggioranza degli escursionisti, non sono accurati e pertanto tutte le informazioni contenute in questa pagina, inclusi i files con le tracce gps ed i waypoints sono indicativi e da utilizzarsi a proprio esclusivo rischio e pericolo.Il LETTORE solleva da ogni responsabilità gli AUTORI, i loro COLLABORATORI ed il SITO, per qualsiasi danno conseguente, incidentale, indiretto o speciale (senza limitazioni), indipendentemente dalle basi del reclamo e anche se gli AUTORI, i COLLABORATORI o il SITO fossero stati avvisati delle possibilità di tali danni. Il LETTORE recepisce tutte le informazioni qui fornite a proprio eclusivo rischio e pericolo.Prima di stampare questa pagina considera l’impatto che avrà sull’ambiente
Il romanzo racconta la storia di Vincent, un giovane naturalista italo-canadese di successo che torna nella sua terra natia, scoprendola molto diversa e più interessante di quanto si aspettasse. Si imbatte in un diario smarrito da uno misterioso personaggio su un treno e che scoprirà poi contenere preziose ed uniche descrizioni dell’Orso Marsicano, delle sue abitudini e dei suoi segreti spazi vitali.
Grazie alla sua brillante formazione si rende immediatamente conto del valore del manoscritto, e, sorpreso, decide di mettersi sulle tracce dell’orso.
Così facendo trascorrerà dei mesi girovagando ed appostandosi sui Monti Ernici, Le Mainarde e le montagne di Sora, ed avrà la possibilità di vedere paesaggi mozzafiato, imbattersi in specie botaniche rarissime ed esemplari di fauna autoctona in via di estinzione. In questa sua ricerca trova anche, inaspettatamente, l’amore.
Il testo, gradevole e scorrevole, è ricco di rimandi e citazioni di personaggi illustri, poeti e pittori che hanno testimoniato nella storia la grandezza e le peculiarità di questa terra. Questi riferimenti sono brevi e graditi perché non appesantiscono il testo e stimolano la curiosità del lettore, offrendo spunti per l’approfondimento.
L’intreccio è molto semplice e lineare e una diversa evoluzione della storia d’amore avrebbe reso il testo più intrigante. Tuttavia l’importanza dell’epilogo giustifica la scelta dell’autore di dare meno importanza alle divagazioni amorose.
Il testo pone l’accento sul fatto che l’Orso Marsicano si sta estinguendo sotto i nostri occhi distratti e di fronte alla nostra insensibilità e mancanza di volontà per porvi rimedio. L’orso è solo un esempio delle tante cose che stiamo deturpando, inquinando, uccidendo.
Il “richiamo dell’orso“, quindi, assume proprio i connotati di un richiamo al lettore, perché diventi parte attiva nella salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.
L’autore utilizza in maniera innovativa il linguaggio onirico di un romanzo con lo scopo ultimo di trasformare i lettori in custodi della biodiversità, facendo loro riscoprire da dove veniamo, quali cose straordinarie abbiamo ereditato e sottolineando l’importanza di dover passare integro il testimone alle generazioni future.
Devo ammettere che fa un certo effetto arrivare all’ultima pagina del libro proprio mentre sto sorvolando in aereo l’oceano atlantico diretto verso il Canada. La storia di Vincent, infatti, è una storia che conosco bene perché è la storia di tutti gli emigranti, che dopo aver trovato il successo non desiderano altro che riscoprire la propria terra, cosa la rende indimenticabile e diversa dal resto del mondo. E sono proprio quelle cose meravigliose, di cui l’Orso Marsicano ne è solo una testimonianza, che né noi, né le istituzioni sono maledettamente in grado di apprezzare e salvaguardare. È attraverso gli occhi di un forestiero che queste cose si riscoprono.
Un libro assolutamente consigliato a tutti, nella speranza che il richiamo funzioni davvero per risvegliare le coscienze.
Il 23/11/13 si è tenuto a Frosinone un incontro tra i sostenitori del Comitato per la Protezione dei Monti Ernici che, da 30 anni, si spende per istituire il Parco dei Monti Ernici.
Il Circolo Lamasena, attraverso la presenza di suoi rappresentanti, ha voluto dare testimonianza della propria adesione al comitato lanciando anche una proposta per il coinvolgimento degli istituti scolastici nel progetto. Infatti, il Parco potrebbe diventare un ambito privilegiato in cui sviluppare attività di educazione ambientale per attivare laboratori tematici per avvicinare i ragazzi alla natura e guidarli alla scoperta del territorio in cui vivono.
Durante l’incontro, sono state rappresentate anche le motivazioni di chi sostiene che l’istituzione di un nuovo Parco possa essere uno spreco di denaro pubblico. Nell’animata discussione, è stato anche espresso il concetto che l’area – su cui dovrebbe insistere il Parco – sia già tutelata dagli istituti del ZPS (Zone di Protezione Speciale) e SIC (Sito di Importanza Comunitaria).
Tuttavia, tali osservazioni sono state confutate con l’ipotesi di poter inglobare i Monti Ernici con l’area del già esistente Parco Regionale dei Monti Simbruini (di cui si allega una cartografia), in tal modo verrebbe meno l’esigenza dell’ulteriore spesa. Per quanto riguarda, invece, le tutele già attive, l’istituzione del Parco è sovrapponibile agli istituti (ZPS e SIC) esistenti e ne rafforzano il valore.
È, comunque, chiaro – come ha espresso il prof Franco Tassi durante il convegno – che il Parco è sempre un’opportunità economica per le popolazioni che lo vivono. Secondo un’indagine Nomisma, nelle aree protette il valore degli immobili si decuplica rispetto alle aree limitrofe. Infatti, un euro investito nei parchi produce un incremento di valore pari a cento. Infine, il prof. Tassi ha lanciato l’invito a realizzare esempi pilota, attraverso fondi comunitari o regionali, per implementare piccoli progetti che possano stimolare le istituzioni e la politica ad affrontare un più ampio ed organico progetto di sviluppo sostenibile.
Infine, nel convegno sono state indicate le risorse web per gli approfondimenti personali e per poter partecipare, da protagonisti, nella partita del riscatto ambientale di tutto il territorio ciociaro:
www.comitato-ernici.org Sito web del Comitato per la Protezione dei Monti Ernici: Attraverso il sito, è possibile aderire al comitato per unirsi alle centinaia di voci che già richiedono l’istituzione del Parco.
Il primo principio fondante della carta dei valori del volontariato recita:” Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni.”
L’Associazione Volontariato di Protezione Civile “Maria SS. Del Pianto” con sede legale in Monte San Giovanni Campano (FR), fraz. Chiaiamari, partecipa alla manifestazione “ Festa dell’Impegno Civile” in programma nel primo fine settimana del mese di settembre con la convinzione che applicare il principio fondante sia l’unico obiettivo dei propri iscritti.
I volontari di cui io sono onorato di essere il presidente hanno una funzione culturale ponendosi come coscienza critica e punto di diffusione dei valori della pace, della non violenza, della libertà, della legalità, della tolleranza e facendosi promotori, innanzitutto con le proprie testimonianze, di stili di vita caratterizzati dal senso della responsabilità, dell’accoglienza, della solidarietà e della giustizia sociale.
Si impegnano perché tali valori diventino patrimonio comune di tutti e delle istituzioni, partecipano attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con l’organizzazione volontaria di appartenenza sollecitano la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rilevano i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propongono idee e progetti, individuano e sperimentano soluzioni e servizi, concorrono a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone.
Questo è l’impegno dei volontari dell’ Associazione che presiedo e queste sono le finalità di partecipazione all’evento in programma il 6.7.8. settembre in località La Lucca di Monte San Giovanni Campano(FR) perché il volontariato è esperienza di solidarietà e pratica di sussidiarietà: opera per la crescita della
comunità locale, nazionale e internazionale, per il sostegno dei suoi membri più deboli o in stato di disagio e per il superamento delle situazioni di degrado.
Solidale è ogni azione che consente la fruizione dei diritti, la qualità della vita per tutti, il superamento di comportamenti discriminatori e di svantaggi di tipo economico e sociale, la valorizzazione delle culture, dell’ambiente e del territorio. Tommaso Perna , presidente e rappresentante legale dell’associazione
Venerdì 9/agosto scorso si è svolta, nella suggestiva cornice del convento dei Cappuccini di Monte San Giovanni Campano, la presentazione del progetto: “Ecomuseo del Bacino Idrografico del torrente Amaseno” da parte del circolo “Lamasena”. Come spiegato dai relatori del convegno, il punto di forza dell’ecomuseo è la sua capacità di riconoscere e valorizzare le risorse storico-culturali ed ambientali dei luoghi, le loro tradizioni ed i saperi antichi. Infatti, il progetto dell’ecomuseo offre la possibilità di promuovere le risorse locali del territorio mediante nuove forme organizzative e contribuisce a sviluppare le economie locali. Nel progetto di Ecomuseo si mira, quindi, a valorizzare i tradizionali musei già presenti nel territorio, integrandoli con una nuova museologia, avvalendosi del volontariato culturale ed ambientale necessario per la tutela e la valorizzazione delle risorse del territorio Ciociaro.
In questi primi mesi di vita, il circolo ha organizzato eventi che ben si collocano all’interno dell’idea di ecomuseo. Infatti, le principali attività svolte sono state:
leescursioni a tema come la passeggiata ecologica attraverso i sentieri che collegano il fontanile Ruirate con Fontana Canale, l’escursione sui Monti Ernici lungo il Rio Amaseno alla ricerca della misticità degli «eremi» e la visita di numerosi ruderi di epoca medioevale. Per altre esperienze simili, è già pianificato di completare il tracciamento del sentiero dei vecchi mulini che insistono lungo il torrente a partire dalla località Pozzillo, in territorio monticiano, fino ad arrivare nella località Santa Maria Amaseno, nel comune di Veroli. Tali percorsi diventeranno riconoscibili su mappe virtuali e reali al fine di una loro più facile fruibilità da parte di tutti;
la giornata d’osservazione faunistica sull’ alveo del torrente, con l’aiuto di biologi e ornitologi, alla ricerca della biodiversità presente;
la visita ai musei di Veroli (Museo storico, delle erbe e della civiltà contadina) attraverso la guida esperta degli amici dell’associazione culturale “La Vetta”
la raccolta di testimonianze degli attori locali che conservano la conoscenza sulle tradizioni e costumi della nostra terra.
Negli scopi dell’Ecomseo c’è, quindi, la volontà di far conoscere il paesaggio racchiuso nel bacino idrografico del torrente Amaseno, quale bene collettivo, che rappresenta un patrimonio culturale e naturale comune.
Come spiegato dai relatori, per il successo del progetto sarà fondamentale il coinvolgimento della comunità locale attraverso scambi di idee, convegni e l’organizzazione di momenti ludici o di convivialità. Per tale ragione il circolo ha aderito con convinzione alla Festa dell’Impegno Civile, banco di prova di circa venti associazioni partecipanti, che si terrà il 6, 7 e 8 settembre a La Lucca frazione di Monte San Giovanni Campano.
Nella Festa, il circolo ripone la speranza che si creino le condizioni per lo sviluppo di una consulta tra le associazioni che sia in grado di gestire eventi e progetti specifici e, quindi, evitare quelle dispersioni d’interesse che non giovano al mondo del volontariato. Durante la manifestazione, saranno rappresentate le realtà della protezione civile, dell’ambientalismo, del primo soccorso, della cultura e dell’associazionismo sportivo. Una tre giorni di musica, gastronomia e, soprattutto, di dimostrazioni di primo soccorso o di simulazione d’interventi in caso di calamità naturali.
Il convegno è stato anche l’occasione per definire le cariche sociali del circolo. Nell’associazione Lamasena hanno aderito, nei ruoli di consiglieri, i volontari per Strangolagalli, gli amici di Veroli (con le ass. La Vetta e della Compagnia dei Viandanti) e gli ideatori di Ecologicando di Boville Ernica. La responsabilità del circolo è stata confermata all’ing. Remo Cinelli che guiderà l’associazione nelle fasi iniziali della vita associativa, la carica di vice presidente è stata assegnata a Silvano Veronesi e il ruolo di sindaco revisore sarà ricoperta dal dott. Giorgio Pisani.
Associazione Ecologica Romana
L’Associazione ha lo scopo di promuovere iniziative per la diffusione di una coscienza ecologica, per la difesa del verde e del patrimonio vegetale
Legambiente Lazio
Nata nel 1987, è l’associazione ambientalista più diffusa nel territorio della Regione Lazio
Associazione Culturale Colli
organizza e sostiene numerose iniziative culturali quali mostre, concorsi, conferenze, forum, gare sportive e ricreative. L’ente dispone di una Biblioteca e di un museo. L’anno di costituzione è il 1982